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venerdì 8 settembre 2017

ITALIA - Cannabis, la Cassazione: anche lo spaccio può essere fatto di lieve entità

Notizia 
31 agosto 2017 13:39
 
Anche lo spaccio di hashish "non episodico né occasionale" può essere considerato, in alcuni casi, un fatto di lieve entità. Sulla base di questo principio, già consolidato nella giurisprudenza in materia, la Cassazione ha ordinato al tribunale del riesame di Torino di rivedere la misura cautelare per un marocchino: i giudici, in particolare, dovranno rivalutare l'applicazione di una norma, nota fra gli operatori del diritto come "quinto comma", della legge del 1990 sugli stupefacenti. Il nordafricano, di 45 anni, era stato arrestato in flagranza lo scorso marzo e un gip aveva confermato il carcere. L'uomo aveva con sé due pezzi di sostanza, del peso lordo di 23,9 e 3,8 grammi, un telefono cellulare e 605 euro in contanti: circostanze che hanno indotto investigatori e inquirenti a immaginare che fosse un pusher professionista. Ma la Cassazione, accogliendo il ricorso dell'avvocato Nicola Ciafardo, ha ribadito che "l'ipotesi del fatto di lieve entità non è incompatibile con lo spaccio non occasionale", e che, addirittura, "è possibile configurare come lievi anche gli episodi che costituiscono attuazione del programma criminoso associativo". Secondo gli Ermellini i giudici devono valutare "con visione unitaria e globale" tutti gli elementi "senza automatismi o preclusioni". Quelli di Torino, fra l'altro, in questo caso hanno deciso sulla base di "assiomi", senza per esempio accertamenti sul traffico telefonico. La Corte, comunque, sottolinea che il "quinto comma" e l'ipotesi lieve non impediscono, al momento della sentenza, di condannare il colpevole "a una pena attestata sul massimo", che è di quattro anni. 

martedì 5 settembre 2017

Legalizzazione droghe. Al dilagare della criminalita’ organizzata e al bigottismo suicida, la battaglia non puo’ che essere transnazionale

Articolo di Vincenzo Donvito
2 settembre 2017 10:03
 
 Non diciamo nulla di nuovo nel ricordare che il proibizionismo sulle droghe (di tutti i tipi) genera disordine pubblico, profitti per le mafie e la criminalita’ internazionale e locale, instabilita’ politiche ed economiche, massacro sociale. E niente di nuovo anche nel ricordare che coloro che in buona fede perorano tutti i divieti possibili ed immaginabili, sono di fatto complici dei risultati e risvolti del proibizionismo. E sempre per ricordare che l’unica soluzione e’ la legalizzazione, con conseguente informazione e riduzione del danno. E’ quello che da decenni le persone libere del mondo (destra e sinistra politica non discriminano nulla in merito) ripetono in continuazione, scontrandosi con la logica degli Stati e degli equilibri economici ad essi connessi, in un macabro equilibrio tra legalita’ e criminalita’, dove quest’ultima sta sempre avendo la meglio.
I sostenitori della legalizzazione, pionieri di diritto e buon governo, stanno avendo qualche risultato, ma limitatissimo e in estrema ed intensa difficolta’. Sia nei coraggiosi Stati Usa che nei pochi Stati (europei inclusi) che, al di la’ delle alchimie per non farsi castigare dalle normative proibizioniste internazionali saldamente in vigore, cercano di mitigare le conseguenze del proibizionismo.
Uno dei problemi centrali per intraprendere un percorso legalitario e costruttivo e’ quello di incidere sui padroni dei capitali del mondo. Che sono poco interessati ad una legislatura proibizionista o meno, ma molto interessati a conformarsi ed avere contesti normativi che consentano loro di rispettare le ragioni sociali della loro esistenza, cioe’ fare soldi.
Cosa succede? 
Il caso dell’Uruguay e’ sintomatico. Hanno legalizzata la marijuana col controllo dello Stato. Sono passati alla fase esecutiva: distribuzione nelle farmacie. Ma siamo vicini al blocco totale dell’applicazione di una legge di uno Stato sovrano: le banche Usa, che fanno il bello e cattivo tempo in un Paese sudamericano dove il dollaro e’ la moneta per eccellenza, senza mezzi termini hanno detto che chiuderanno i conti bancari di chi opera con le droghe illegali: le leggi federali del loro Paese (in ottemperanza ai trattati internazionali) glielo impongono e, pur se le legislazioni nazionali dei singoli Paesi in cui operano dicono il contrario, non possono per loro avere valore prioritario. Questa e’ la lettura legalitaria del contesto. Mentre la lettura politica e’ una conferma di quanto gli Usa possono decidere tutto nei Paesi in cui le singole economie sono dipendenti dalla loro. Imperialismo o meno che lo si voglia chiamare, di fatto e’ cosi’. Del resto, altrettanto accade negli Stati Usa che hanno legalizzato la marijuana, dove le transazioni bancarie si fanno solo con piccole banche locali o in contanti, mentre le grandi banche federali non muovono un centesimo in quel contesto. Poi, ovviamente, c’e’ caso e caso. In Uruguay e’ facile che Citibank o Bank of America, per esempio, facciano muro brandendo la spada della legalita’. Ma sono molto piu’ quieti in altri contesti in cui il dollaro, per quanto importante, non e’ unico ossigeno (come in alcuni Paesi europei, dove -pero’ e comunque- non c’e’ un esplicito coinvolgimento dello Stato come in Uruguay, ma “solo” politiche di riduzione del danno -vedi Portogallo. Svizzera, etc).
Cosa ci dice questo contesto? 
Due cose. La prima: la modifica delle convenzioni internazionali e’ fondamentale. La seconda: il contesto legislativo federale Usa e’ altrettanto fondamentale, visto che l’economia transnazionale e internazionale di questo Paese pervade quella di tutti gli altri Paesi del mondo (molto meno in Ue da quando abbiamo l’euro).
Facciamone tesoro
Senza un’adeguata ed incisiva politica internazionale e transnazionale, le battaglie legalizzatrici in materia di droghe sono destinate ad arenarsi. Senza sottovalutare le iniziative di riduzione del danno (distribuzione controllata delle sostanze pesanti, depenalizzazione delle droghe leggere), se aspiriamo a risultati incisivi, e’ il contesto transnazionale su cui bisogna lavorare (ONU soprattutto).

sabato 24 giugno 2017

ITALIA - Legalizzazione cannabis. Direzione Nazionale Antimafia conferma nella sua relazione al Parlamento

"Sembra coerente l'adozione di una rigorosa e chiara politica di legalizzazione della vendita della cannabis, accompagnata da una parallela azione a livello internazionale, e, in particolare europeo, che consenta la creazione, in prospettiva, di una più ampia aerea in cui il fenomeno sia regolato in modo omogeno". E' quanto si legge nella Relazione annuale della Direzione nazionale antimafia, presentata ieri mattina al Senato dal procuratore Nazionale antimafia e antiterrorismo, Franco Roberti. Una prospettiva "favorevole alla legalizzazione prendendo atto sulla base di numeri, fatti, indagini e processi in nostro possesso - si sottolinea nella Relazione - del fallimento delle politiche proibizioniste". "Questo Ufficio, conferma, - prosegue ancora la Dna - anche alla luce delle nuove questioni esaminate e dei nuovi dati pervenuti, la necessità di concentrare le risorse dello Stato finalizzate alla repressione dei reati su fenomeni più gravi ed allarmanti del traffico di droghe leggere". Il mercato degli stupefacenti - continua la relazione - mentre in alcuni settori è sostanzialmente stabile (eroina e cocaina) in altri è in significativa ascesa (droghe sintetiche e cannabis) con la conseguenza che rimangono confermate (se non accresciute) le stime sul complessivo giro di affari del narcotraffico sia a livello globale che a livello nazionale. Che, infatti, a livello globale superano i 560 miliardi di euro e che, in Italia, è di circa 30 miliardi di euro (pari a circa il 2% del PIL nazionale). "Numeri dimostrativi dell'enorme rilievo macro-economico del narcotraffico che - secondo la Dna - confermano che la partita del contrasto al narcotraffico rimane decisiva".

ITALIA - Legalizzazione cannabis. Direzione Nazionale Antimafia conferma nella sua relazione al Parlamento

venerdì 2 giugno 2017

ITALIA - Legalizzazione cannabis. Lo stato dell'arte della legge: on.Giachetti

"Se si vota a settembre è impensabile approvare una legge del genere prima, abbiamo visto il tempo che c'è voluto per le Unioni civili o il testamento biologico. Detto questo, non posso che condividere il tentativo di Della Vedova anch'io credo sia giusto che su questa proposta, trasversale ma sostenuta da un numero consistente di parlamentari dem, si esprima il Parlamento, in aula o in commissione. Anche perché, come abbiamo già visto altre volte, il Paese è più avanti della sua classe dirigente. Lo dicono i sondaggi, e figure che di solito vengono ascoltate nella lotta alla mafia, vedi il procuratore della Dna Franco Roberti secondo cui è fallimentare la sproporzione tra forze impiegate per perseguire il consumo di cannabis e i risultati ottenuti. Sarebbe utile che la politica si interrogasse su questo. Anche perché questa non è una proposta di governo, né di partito. Quello che auspico è un dibattito che lasci liberi di parlamentari, ci sono tutte le condizioni per fare un passo avanti. Se non sarà così ne prenderemo atto. E comunque la prima volta che una proposta di legge del genere arriva alla discussione in aula, questo ha già un significato politico rilevante". Così, in una intervista all'Unità, Roberto Giachetti, vicepresidente Pd della Camera, primo firmatario della proposta di legge per la legalizzazione della cannabis. E aggiunge: "Un dibattito farebbe comunque maturare la politica, dopo anni in cui è scappata davanti ad alcuni temi, con giochetti e rimpalli tra le due camere. Discutiamo, poi ognuno agirà secondo convinzione, come sempre su temi sensibili e trasversali". Perché legalizzare? "Due le ragioni per me fondamentali. La prima come dicono tutti gli esperti è un modo concreto per sottrarre alla criminalità organizzata una fetta consistente di introiti. Partendo dal presupposto che oggi le droghe leggere sono di fatto libere, si trovano facilmente: il fenomeno è concreto e diffuso, noi vogliamo gestirlo. La seconda ragione è che oggi, a differenza di un tempo, anche le droghe leggere vengono tagliate con sostanze chimiche pericolosissime. Dunque, visto che si continua a comprare e fumare canne, preferisco che lo si faccia con sostanze controllate. Fermo restando che gli studi riconoscono che la cannabis produce meno danni, anche in termini di incidenti, di alcol e tabacco. Poi c'è tutto il tema dell'uso medico della cannabis, non solo per la terapia del dolore. Così vorrei sottrarre il dibattito a una discussione sterilmente ideologica nessuno di noi è 'a favore' delle droghe".

ITALIA - Legalizzazione cannabis. Lo stato dell'arte della legge: on.Giachetti

sabato 20 maggio 2017

Un problema risolto per la politica .....



Il Centro Studi di confindustria, nel documento intitolato "LE SFIDE DELLA POLITICA ECONOMICA" riguardante gli scenari economici europei e raffrontandoli con i dati italiani, evidenzia una situazione drammatica e disastrosa.


Dal documento di confindustria: "A partire dal 2000 la dinamica del PIL in Italia è risultata inferiore a quella degli altri principali paesi dell’Euroarea."... " L’Italia, insieme alla Spagna, ha subito una doppia recessione (nel 2008-2009 e nel 2012-2014). Il PIL italiano è diminuito del 9,0% tra il 2007 e il 2014 e quello spagnolo del 7,6% (fino al 2013). Germania e Francia hanno, invece, continuato il recupero iniziato nel 2010, tant’è che nel 2014 i livelli di PIL delle due economie erano già superiori ai massimi pre-crisi, del 5,6% il tedesco e del 2,6% il francese."


La cosa peggiore è che la crisi ha eroso il potenziale economico italiano e la sua capacità di tornare a crescere riducendo la crescita potenziale italiana.


"Nel corso della crisi, naturalmente, la performance della produttività italiana ha risentito della caduta della domanda e dell’attività economica. Caduta così violenta da comportare perdita di capacità produttiva e abbassamento della crescita potenziale del PIL.
La crescita del PIL potenziale1 italiano era già molto bassa prima della crisi. La doppia recessione l’ha ulteriormente e notevolmente intaccata. La sua dinamica è così passata dall’1,1% nel 2000-2007 (allora era in linea con quella tedesca, ma molto inferiore a quella del
resto dell’Euroarea) al -0,5% tra 2008 e 2015 (Tabella B).
L’erosione della crescita potenziale nel corso della crisi si riflette anche nelle proiezioni sull’andamento del PIL italiano nel lungo periodo fatte dal Fondo monetario internazionale prima e dopo la crisi: nel World economic outlook del 2007 era prevista una variazione dell’1,2%; quest’anno si ferma al +0,7%."


In sintesi, tra il 2000 e il 2017, l'italia ha smesso di crescere e ha ridotto la sua capacità di generare, ricchezza, lavoro, benessere.


Se questi dati si incrociano con quelli dell'ISTAT riguardante i mercati illegali e più precisamente quelli legai al mercato della droga elaborati nel documento "I NUOVI CONTI NAZIONALI IN SEC 2010 Innovazioni e ricostruzione delle serie storiche (1995-2013)" risulta una analisi economica legata alla legalizzazione della cannabis ... allucinante.


Il rapporto evidenzia come, tra le attività illegali, la componente maggiore è rappresentata dal traffico di droga: "La componente più rilevante tra le tre attività illegali ora misurate dai conti nazionali riguarda la commercializzazione di droga, la quale, in termini di valore aggiunto, è valutata nel 2011 in 10,5 miliardi di euro", cioè lo 0,6% del pil 2011.






I dati sul traffico di droga, però, sono basati su stime; le stime in Italia valutano il mercato della cannabis attorno agli 8 miliardi di euro. Cioè circa lo 0,4% del pil annuo sul 2011.


Incrociando questi dati (la stima dello 0.4% del pil prodotto dalla cannabis), con i risultati di confindustria (che vedono una crescita del pil tra il 2000 e il 2017 dello 0,7 % complessivo) e moltiplicando la crescita del pil legato alla cannabis per gli anni dal 2000 al 2017, si avrebbe un risultato positivo del 6,8% (0,4%*17) contro una crescita "ufficiale dello 0,7% nello stesso arco di tempo.



Questa stima matematica, però, non tiene conto di alcuni importanti fattori. Per esempio di una industria legale che avrebbe potuto attrarre turismo, di nuove imprese legate alla cannabis nel settore dell'elettronica, elettrotecnica, delle energie, dell'agricoltura, dell'idraulica, dell'immobiliare, del farmaceutico, e altri settori indotti dalla crescita del mercato della cannabis.


La cosa che salta maggiormente all'occhio, e che nel confronto tra Spagna, Germania, Francia e Italia, proprio la Spagna, che vede nei cannabis social club, una forma di cannabis legale, è il paese con la migliore performance economica. Ovviamente, la performance economica spagnola, non è interamente spiegabile attraverso la presenza di una forma soft di tolleranza nei confronti del mercato della cannabis, ma sicuramente, la tolleranza nei confronti della cannabis, ha contributo positivamente ad una maggiore crescita. Risulta così anche evidente, l'impatto "moltiplicatore" di una tolleranza verso la cannabis, che vede nell'indotto di questo settore un fattore di crescita positivo da aggiungere alle stime ISTAT.




P.S.: La crescita del pil rappresenta la crescita media dei redditi dei lavoratori e dei profitti delle imprese. Con la cannabis illegale si danneggiano prima di tutto i non consumatori, che non vedono la possibilità di una crescita dei loro salari legati ad un miglior sviluppo economico.

martedì 2 maggio 2017

Legalizzare …ma quando? Incontro con i parlamentari dell’Intergruppo a Indica Sativa Trade


Le notizie di questi giorni, relative alla scoperta di una piantagione domotica di solo 6 piante di cannabis che tanto risalto ha avuto sui quotidiani della capitale e le reazioni di alcuni esponenti di Forza Italia, Lega e Milano Popolare nei confronti del Festival della Cannabis di Lambrate, ci fanno capire che nonostante l’impegno degli oltre 300 parlamentari che hanno firmato la pdl presentata dall’Intergruppo, nonostante le oltre 60.000 firme raccolte per iniziativa dei Radicali Italiani e nonostante, si stima, circa 5.000.000 di italiani usano consumare cannabis più o meno regolarmente, la stupida demonizzazione di questa benefica pianta non cessa e anzi sembra trovare sempre nuovo vigore nella falsa informazione.
E’ forse il caso, quindi, di capire meglio dov’è che stiamo sbagliando, se continua ad essere così difficile usare il buon senso per sconfiggere il pregiudizio ideologico, che sostiene da sempre la componente proibizionista e buona parte dell’opinione pubblica.

E’ probabile che abbiamo sbagliato qualcosa nella strategia iniziale, continuando a elencare tutte le relazioni della canapa con varie realtà discutibili, all’interno della richiesta di legalizzarne l’uso personale, senza mai riuscire a dare una panoramica generale dei vantaggi che la legalizzazione comporterebbe e dell’impegno civile che sostiene in varie direzioni.

Nei dibattiti parlamentari e tra l’opinione pubblica ormai è diffusa la convinzione che la legalizzazione sia esclusivamente una battaglia tra una concessione terapeutica per i pazienti affetti da patologie pesanti e una licenza all’autodistruzione di milioni di persone, a cui la legalizzazione porterebbe.

Dovremmo ora alzare il tiro e fare della battaglia per la legalizzazione una bandiera sotto la quale coagulare il consenso sociale, far capire che l’obiettivo è uno, ma gli avversari che vanno sconfitti raggiungendo quell’obiettivo sono tanti: gli interessi della criminalità in primis, ma anche quelli delle case farmaceutiche, delle imprese coinvolte nella deforestazione e di quelle che hanno interessi nel commercio e nella trasformazione del petrolio, impegnarsi quindi nella battaglia antiproibizionista significa quindi non solo difendere la dignità e la libertà di milioni di persone, ma anche assestare un colpo mortale agli interessi della criminalità, liberare chi ne ha bisogno dalla prepotenza e dal monopolio delle case farmaceutiche e difendere il nostro pianeta da uno sfruttamento incontrollato.

Per parlare di tutto questo e dello stato in cui versa la pdl presentata dall’Intergruppo Parlamentare, ASCIA e CIP, in collaborazione con gli organizzatori della Fiera, hanno invitato il Sen. Della Vedova (promotore dell’Intergruppo), Rita Bernardini (Presidente Onorario), il Sen. Airola e gli On. Ferraresi, Farina, Zaccagnini e Brignone per un confronto con le Associazioni, che si terrà sabato 13 maggio alle ore 16 in occasione della 4^ edizione di Indica Sativa Trade <http://www.indicasativatrade.com/>

ASCIA – www.ascia-web.org
CIP – www.canapainfopoint.it

Legalizzare …ma quando? Incontro con i parlamentari dell’Intergruppo a Indica Sativa Trade

lunedì 23 gennaio 2017

Cannabis terapeutica: il cavallo di Troia delle coscienze

Nonostante i molti eroi presenti sul campo, la guerra di Troia fu vinta grazie a un cavallo di legno, a un inganno.
La guerra è guerra si dirà e di fronte allo sfacelo delle politiche proibizioniste fa finalmente tirare un sospiro di sollievo (non solo figurato per le persone affette da patologie alleviabili attraverso l’uso di cannabis) vedere che, dopo decenni, si sta producendo un lento, ma inesorabile cambiamento di coscienza rispetto al consumo di questa benefica pianta.
La regolamentazione dell’uso terapeutico delle infiorescenze non risolve, è vero, le profonde contraddizioni dell’odierna politica repressiva; non aiuta chi è in carcere per “reati” legati alla cannabis, ma è un passo avanti, che non possiamo che salutare favorevolmente, nell’enorme palude giuridico-morale nel quale la comunità internazionale sguazza da tempo rispetto alle politiche antidroga.
Finalmente è riconosciuta la proprietà medicinale della pianta e questa è una vittoria non da poco in un tempo di caccia alle streghe come il nostro; questa semplice verità era conosciuta da millenni, ma è stata ri-conosciuta solo recentemente dalla stragrande maggioranza degli scienziati odierni; questo ritardo mentale-storico fa relativizzare anche la guerra di Troia, scoppiata per una donna, che durò molto tempo secondo i canoni di allora, dieci anni, ma che rimane sempre una bazzecola rispetto all’ottusità e la malafede delle nostre classi politiche e alle sofferenze che, perciò, sono state patite da molti in almeno mezzo secolo di repressione.
Recenti articoli apparsi su Repubblica.it e su siti come Farmagalenica.it, tra gli altri, mi hanno indotto a fare alcune ricerche on-line sulla produzione, la distribuzione, la qualità e il prezzo della cosiddetta “cannabis terapeutica” o, per meglio dire, legale.
Mi sono concentrato sui prodotti dell’azienda Bedrocan BV, sia perché è un‘azienda leader del mercato europeo, sia perché, con viva curiosità ci tocca attendere, per la commercializzazione del prodotto delle prime colture effettuate dal laboratorio farmaceutico-chimico militare di Firenze, la fine di Gennaio 2017.
La Bedrocan produce sei tipi di cannabis medicinale: Bedrocan (thc 22% cbd?), Bedrobinol (thc 13,5% cbd > 1%) , Bediol (thc 6,5%, cbd 8%), Bedica (thc 14%, cbd 1%), Bedrolite (thc 0,4, cbd 9%), Bedropur (thc ? Cbd >1) le quali sono tutte marchi registrati e una serie di estratti in etanolo corrispondenti alle piante patentate.
I fiori essiccati vengono venduti in pacchetti da cinque grammi ciascuno, a un prezzo finale per il consumatore che oscilla tra i 18 e i 22 euro al grammo.
La richiesta di prodotti può essere effettuata solo da farmacie o enti ospedalieri, previa compilazione di un documento specifico e la consegna avviene , secondo disponibilità, nel limite di due mesi dall’ordinazione del quantitativo.
Le analisi garantite sui fiori riguardano il contenuto di terpeni del prodotto finito, l’analisi microbiologica per identificare batteri o muffe e la qualità chimica, per identificare la presenza di pesticidi, metalli pesanti o micotossine.
Non sono un chimico e addentrarmi più a fondo nella materia utilizzando questi dati non rientra nelle mie capacità, solamente una cosa mi balza immediatamente all’occhio.
La liberalizzazione della cannabis cosiddetta “terapeutica” ha creato un nuova classe di esperti tra coloro, scienziati e militari, che durante l’ultimo mezzo secolo hanno avallato, con studi insufficienti o del tutto inventati, e represso l’uso di una pianta che essi stessi oggi riconoscono come medicinale, ma non per questo premono perché sia al più presto varato un provvedimento per la depenalizzazione dell’uso della cannabis in generale.
Oggi abbiamo la fortuna di poter disporre di dati effettivi riguardo i benefici, economici e non, che la legalizzazione della cannabis ha prodotto su molti territori che l’hanno voluta introdurre; il volume di affari sembra promettente ed è naturale che da più parti lo si guardi con occhi avidi.
Almeno per quanto riguarda la cannabis terapeutica sembra conveniente sottrarre clienti al mercato nero (anche se i prezzi sembrano francamente proibitivi per il consumatore medio) questo comporta però, a quanto pare fino ad ora, un’elevata specializzazione della filiera di produzione della cannabis, che può essere appannaggio solo di chi dispone degli strumenti atti per legge a poter garantire le analisi indispensabili alla messa in vendita del prodotto.
A questo punto sembrerebbe che non abbiano legalizzato una “parte” di erba, ma che abbiano inventato un nuovo tipo di proibizionismo, nel quale, ancora una volta, nascondere conoscenza (perchè patentare strain terapeutici? solo perchè si hanno concessioni internazionali monopolistiche?) e fare informazione di parte sia ancora il nucleo di un meccanismo di potere consolidato, che sarà difficile da sconfiggere senza un completo ribaltamento della visione dell’uomo, se non del mondo.
Relegando la ricerca e la coltivazione a determinate istituzioni ancora una volta, con poco, viene tolta voce in capitolo a tutti coloro che inquadrano questa lotta per la legalizzazione della cannabis nell’ottica delle lotte per i diritti umani, dimenticando che inserire la cannabis tra le piante medicinali e non tra le droghe leggere significa non solo spostare un segno da una tabella all’altra, ma influire in maniera determinante nella vita di moltissimi individui.
Timeo Danaos et donas ferentes, non mi fido dei greci, anche se portano doni.
Solo una legalizzazione generale della cannabis potrà portare reali benefici alle moltissime persone che in carcere, in ospedale o per strada soffrono di questa isteria collettiva che si chiama proibizionismo ed è l‘unica alternativa alla creazione di un nuovo monopolio industriale-farmaceutico, basato su di una pianta che, ricordiamolo, fino a poco si voleva eliminare dalla faccia della Terra.
La guerra di Troia, che infiniti lutti addusse agli Achei, venne vinta con l’inganno di un cavallo di legno: facciamo attenzione che questi insufficienti regali non finiscano per convincerci e farci accontentare.
Carlo Hermann

Cannabis terapeutica: il cavallo di Troia delle coscienze

mercoledì 14 settembre 2016

Degrado e droghe per strada. Cosi' in tutte le citta'. Come farsi meno male

Comunicato di Vincenzo Donvito
5 settembre 2016 14:43

 Non passa giorno che sulle cronache locali -e non- di tutti i media, si parli del degrado urbano, quasi sempre associato allo spaccio di droghe illegali. Immagini di persone che bivaccano, meglio se con una qualche bottiglia in mano e una sigaretta che possa essere scambiata per spinello, e seduti nei luoghi piu' significativi della citta', chiese e piazze storiche, giardini frequentati anche di giorno da bambini, etc. Immagini su cui talvolta i media provvedono ad oscurare i volti delle persone, ma non se queste sono manifestamente con la pelle non-bianca: dando cosi' il loro contributo al discutibile legame, tipico di chi ragiona con la pancia invece che con la testa, tra non-bianco e spacciatore di droga, e quindi responsabile del degrado.
Lasciando ad ogni media la propria responsabilita' nell'alimentare disordine pubblico, cio' che ci preme sottolineare e' che il metodo per cercare di farsi meno male e' a portata di mano, ma sembra che il nostro legislatore non sia interessato. Stiamo parlando della legalizzazione delle droghe, cioe' il controllo del mercato da parte dello Stato per un prodotto che oggi -pur se illegale- e' capillarmente diffuso e consumato si' da rendere libero il suo mercato: le forze dell'ordine non ce la fanno a seguire il ritmo dello spaccio per strada e, nonostante gli ingenti sequestri che vengono operati ogni giorno, la presenza e l'offerta di queste sostanze e' sempre maggiore, soprattutto per strada. Le proposte di legge in Parlamento ci sono, ma sono al momento bloccate nonostante si sia manifestato un ampio schieramento trasversale che le sostiene. In prospettiva si vede solo il buio. E lo spinello, che e' consumato da quasi tutti i giovani e non solo, continua ad essere venduto clandestinamente per strada da spacciatori che -in virtu' di un potenziale loro maggiore guadagno- non esitano a proporre anche l'acquisto di sostanze piu' pericolose e che creano facilmente dipendenza, come eroina, cocaina o metamfetamine varie.
Al momento, nonostante le positive esperienze in merito registrate in diversi Stati europei e degli Usa e delle Americhe, la legalizzazione e' una chimera. E il risultato sono queste immagini e queste quotidianita' di cui dicevamo prima. Certamente il problema non sara' risolto, ma sicuramente sara' contenuto ed arginato, con meno spacciatori e meno clienti per le strade.
Ci viene spontanea una domanda che rivolgiamo ai media, soprattutto locali, che sono giustamente preoccupati del degrado delle citta' per le quali si impegnano a svolgere un servizio di informazione: tante volte avete fatto campagne nell'interesse dei cittadini, promosso petizioni, sostenuto progetti di legge... perche' in questo caso vi limitate solo ad indicare coi volti scoperti non-bianchi i presunti colpevoli e non vi fate partigiani di una politica di riduzione del danno, sulle droghe e sulle nostre citta'?
Degrado e droghe per strada. Cosi' in tutte le citta'. Come farsi meno male

lunedì 12 settembre 2016

ITALIA - Cannabis terapeutica. Caso Pellegrini. Civati: ministro Orlando si lava le mani

"Avevamo chiesto al ministro Orlando di intervenire sul caso Pellegrini promuovendo una riforma del Codice penale che consentisse alle persone affette da patologie che necessitano di cure palliative, come quelle che richiedono l'uso della cannabis e dei suoi derivati, di non dover incorrere in denunce e pene detentive. Pellegrini, lo ricordiamo, affetto da fibromialgia, si trova ora agli arresti domiciliari dopo essere stato in carcere per molti giorni, nonostante le sue condizioni di salute". Lo dichiarano in una nota i deputati di Possibile, Pippo Civati e Andrea Maestri, che aggiungono: "La risposta del ministro Orlando alle nostre richieste si e' dimostrata ancora una volta pilatesca: mentre il Governo non esita a invadere il campo riservato al Parlamento con decreti-legge, leggi delega in bianco e voti di fiducia sui temi piu' vari, sull'autoproduzione e la detenzione di cannabis per uso terapeutico, ancora sanzionato penalmente nel nostro paese, il ministro della Giustizia si limita a ricordare la giurisprudenza piu' favorevole (ci pensi la Magistratura) e a rimettersi alle forze politiche che hanno assunto l'iniziativa parlamentare (ci pensi il Parlamento)". "Una questione- concludono Civati e Maestri- che dovrebbe spingere tutti a riflessioni e azioni di buon senso e' lasciata ancora una volta da questo Governo nell'ambiguita', senza coraggio e nell'ignoranza totale delle leggi e delle procedure". 

ITALIA - Cannabis terapeutica. Caso Pellegrini. Civati: ministro Orlando si lava le mani

lunedì 1 agosto 2016

Legalizzazione cannabis. Istruzioni per l'uso

Comunicato di Vincenzo Donvito
21 luglio 2016 12:03
 
 Impazza il “confronto” sulla legalizzazione della cannabis dopo che il disegno di legge e' partito col suo iter parlamentare. Abbiamo letto di chi, favorevole alla legalizzazione, vorrebbe “dannare i giovani” (1), e nello stesso anche -in modo piu' civile- che la “battaglia contro la legalizzazione della cannabis è una battaglia di civiltà e, soprattutto, una battaglia culturale. Non possiamo vendere fumo ai nostri giovani” (2). Solo per citare i piu' recenti. Ma se qualcuno pensava che avremmo sviluppato un confronto tra i pro e i contro in base ad argomentazioni, riferimenti scientifici, esempi di altre esperienze istituzionali, e' bene che si ricreda. I 1.300 emendamenti presentati da chi non e' d'accordo sulla legalizzazione ci dicono che, per l'ennesima volta, nel nostro Paese ci sara' il muro contro muro basato sugli sgambetti, i sotterfugi, le fregature, i colpi bassi, etc... cioe' tutto quel bagaglio che fa parte della non-cultura umana, economica, sanitaria ed istituzionale che e' il perfetto contrario di quello che ci vorrebbe per far capire -a chi e' favorevole e a chi non lo e'- e farsi un'opinione.
E' l'Italia, bellezza! Quella che, sempre per restare in ambito istituzionale, quando si teme che una legge possa non passare perche' non si e' tanto sicuri della propria maggioranza, ecco che fioccano i voti di fiducia, la mortificazione della funzione del Parlamento. E' evidente, quindi, che per cercare di far approvare o meno una legge, tutti si attrezzino alla bisogna, sia essa attuale maggioranza (voti di fiducia) che attuale opposizione (ostruzionismo). Tutto legittimo, per carita' e, in un certo senso, anche segnale di vivacita'... ma forse per i cittadini c'e' un contraltare di informazione (quella di Stato della Rai, per esempio) che possa dare strumenti perch'e ognuno si faccia un'opinione? Niente di tutto questo.
La legalizzazione della cannabis, e delle droghe oggi illegali piu' in generale, e' un argomento trasversale tipico. Non e' questione di essere di destra o di sinistra o di centro, ma solo di far funzionare il cervello e vedere se due+due fa quattro, cioe' se i vantaggi per Stato e cittadini siano maggiori nel mantenimento dell'attuale regime proibizionista o meno. Non c'e' di mezzo neanche il -frequentemente conclamato- diritto alla vita dello zigote che, per motivi religiosi, contrappone i favorevoli e contrari all'aborto. E neanche il diritto di disporre della propria vita e della propria morte con il diritto all'eutanasia dove, i contrari, sostengono che la vita ce l'ha data il loro dio e nessun'altro ce la puo' togliere. O tante altre questioni che richiamano in gioco la religione (fecondazione eterologa, adozione per genitori omosessuali, staminali embrionali, etc). Tutte questioni di un certo rilievo che, in genere, insieme alla legalizzazione delle droghe, dividono creando due fronti piu' o meno compatti di pro e contro. No, nel caso della legalizzazione della cannabis tutto questo e' piu' attenuato perche', farsi uno spinello e' come bersi un bicchiere di vino a stomaco vuoto (chi dice che non e' cosi' fa parte di quella caciara di cui scrivevamo prima) e, almeno per ora, anche i piu' tenaci contrari alla legalizzazione non sembra abbiano intenzione di metter mano alla legalita' del vino e degli alcolici in generale. Per la cannabis -e anche per tutte le altre droghe- si tratta solo di comportamenti individuali che, se in eccesso come con qualunque altro tipo di prodotto, di base fanno male solo a chi lo ha assunto. In gioco, quindi, c'e' la liberta' individuale, il diritto e il dovere individuale di far parte di una comunita' in cui le proprie liberta' sono tali, anche in modo estremo, solo se non ledono quelle altrui. Ed e' qui il nodo del problema: perche' grossomodo tutti dicono che l'individuo deve essere libero, ma siccome alcuni lo dicono solo per finta (anche verso se stessi), ecco che manifestano la propria contrarieta' con una caciara intrisa di menzogne. Il gioco dello sparigliamento dei punti fermi che in uno Stato dovrebbero essere uguali per tutti, e' tipico di chi e' consapevole della carenza delle proprie argomentazioni, e di voler mantenere lo status quo solo per una questione di potere, sugli individui e sulla comunita'.
Chi come noi -che siamo favorevoli alla legalizzazione- ha assunto questa consapevolezza del gioco sporco che si sta cominciando a manifestare, e' bene che sia rigido sui principi del metodo: mai ingannare e mai partire dal presupposto della malafede del proprio avversario, anche se molto manifesta. E' proprio da questo che nasce la forza per meglio comunicare con tutti.

Qui il nostro canale web di informazione quotidiana sulle politiche in materia di droghe in tutto il mondo

(1) on. Maurizio Lupi
(2) Valentina Castaldini, portavoce nazionale del Nuovo Centrodestra 

giovedì 21 luglio 2016

Il 25 luglio ... la ricorrenza del vero giorno del vaffanculo

Cari affezionati lettori, il 25 luglio non solo si discuterà della legalizzazione della cannabis, ma sarà anche una occasione di commemorazione di una delle più inutili operazioni proibizioniste italiane, di cui pochi, sfortunatamente, hanno memoria, ma che tutti dovrebbero ricordare.

Il 25 luglio infatti sarà la ricorrenza dell' Operazione Foglia, l'operazione con cui venne chiuso il portale marijuana.it.

Una operazione che coinvolse 60 perquisizioni in tutta italia, con risultati tragicomici. I risultati delle perquisizioni furono sequestri di pc di persone che tra loro neppure si conoscevano, libri sulla cucina della cannabis e poco altro. Oltre ad avere rovinato la vita di 60 persone e 60 famiglie.


BASTA DISCRIMINARE!

Ecco, il 25 luglio si dovranno ricordare tutte le persone ingiustamente incriminate per una abitudine che ha creato più danni perchè considerata illegale, che per avere relmente leso la vita delle persone.

E' proprio quanto ho portato, assieme all'associazione ASCIA, in parlamento nell'audizione tenutasi prima della bocciatura costituzionale della Fini giovanardi, una legge nata proprio dopo l'operazione foglia e che ha decretato il totale non senso, il totale fallimento di una vera caccia alle streghe, che come nel medioevo, ha portato sulla graticola persone innocenti, solo per il tornaconto di pochi.

Ricordate il 25 luglio, ricordate il giorno del vaffanculo, ricordate che questa guerra ha mietuto vittime tra innocenti e dato modo di perseguitare persone normali. Ricordate che i danni causati da questa legge sono stati di gran lunga più dannosi della cannabis stessa.

Il vero danno del proibizionismo è la capacità di condannare un comportamento sulla base di un pregiudizio. I danni della guerra alla droga devono finire e una nuova legge deve essere approvata. e se questo governo, questi parlamentari, non hanno capito che e' finito il tempo di creare inutili allarmismi sulla cannabis (si vedano i miseri risultati dei candidati sindaci di Roma, che hanno perso proprio per la loro anacronistica caccia al drogato), alle prossime elezioni assisteremo ad una ondata che li travolgerà tutti. 

Se non sarà questo governo o questo parlamento a legalizzarla, sarà sicuramente il prossimo, dove i sederi che occupano quelle poltrone, saranno democraticamente rimossi alle prossime elezioni.

sabato 30 aprile 2016

ITALIA - Lotta alla droga a Perugia. Conferenza di bilancio

Si e' svolta oggi a Perugia, presso la Sala della Partecipazione del Palazzo della Provincia, una conferenza, nel corso della quale i firmatari del Protocollo d'intesa in materia di prevenzione e contrasto dei fenomeni collegati al consumo di sostanze psicoattive, a due anni dalla stipula del documento, hanno fatto il punto sulla situazione e sui risultati conseguiti. L'incontro ha inoltre costituito un'importante occasione per pianificare, tenendo anche conto delle esperienze nel frattempo sviluppate, le attivita' da porre in essere nel prossimo biennio. All'evento erano presenti, tra gli altri, il Prefetto di Perugia, Raffaele Cannizzaro, l'Assessore Regionale alla Sanita', Antonio Bartolini, il Vicepresidente della Provincia di Perugia, Roberto Bertini, il Sindaco di Perugia, Andrea Romizi, il Vescovo Ausiliario di Perugia e Citta' della Pieve, Paolo Giulietti, il Magnifico Rettore della locale Universita' degli Studi, Franco Moriconi, nonche' alcuni protagonisti dei percorsi di formazione integrata in materia di dipendenze che, nell'ambito del protocollo, sono stati realizzati nel corso del 2015: il sociologo Roberto Segatori, l'esperto di progetti di comunita' Francesco Stoppa, il primo dirigente della Polizia di Stato Mirna Caradonna della Direzione Centrale dei Servizi Antidroga, insegnanti, giornalisti, operatori dei servizi socio-sanitari e delle forze di polizia, esponenti del terzo settore e dell'associazionismo locale. Nel suo intervento, il Prefetto di Perugia, Raffaele Cannizzaro, ha presentato il documento programmatico che, sulla base dei contributi offerti da tutti i soggetti aderenti, e' stato condiviso quale base di lavoro per il biennio di prosecuzione del protocollo, e che risponde all'esigenza di un ulteriore rafforzamento della filosofia di rete, di partecipazione e di integrazione che e' alla base dell'intesa; una "rete" gia' molto ampia, che verra' ulteriormente allargata coinvolgendo nuovi partner e alimentando un sempre piu' intenso dialogo e confronto con l'associazionismo e la societa' civile. Il Prefetto ha altresi' preso atto del grande impegno profuso dalle Istituzioni e dai soggetti coinvolti nell'intesa e si e' detto certo dell' ulteriore implementazione nel prossimo biennio delle diverse progettualita'. Nell'occasione, sono stati proiettati alcuni contributi e materiali multimediali realizzati nel corso del biennio e destinati ora ad essere resi disponibili su internet sotto forma di documentario interattivo Web-Doc, denominato "Dritto negli Occhi", mentre da parte dell'Universita' degli Studi di Perugia e' stata presentata la recente proposta di realizzare un centro di documentazione sul fenomeno nell'ambito del Dipartimento di Scienze Politiche. Lo rende noto la Prefettura di Perugia. 

ITALIA - Lotta alla droga a Perugia. Conferenza di bilancio

sabato 12 marzo 2016

Un parere sul giudizio della Corte

Ammetto di non essere molto ferrato su problemi di costituzionalità, essendo l'economia e le sue implicazioni il mio campo. Ma ricordo quanto espresso nel 2008  dalla Cassazione, che, tra i motivi di un rigetto nei confronti della coltivazione illegale, puntava sul fatto che si puniva le coltivazioni illegali, e si affermava, a mio parere implicitamente, di intraprendere la via legale per provare a "smontare" l'impianto proibizionista.

Perchè coltivare cannabis è illegale in Italia .... se privi di autorizzazione ministeriale! Perciò se volete coltivare ... chiedete l'autorizzazione ... In Messico, questa strada è stata percorsa e ha portato la giustizia ad imporre al governo di concedere l'autorizzazione.

Per questo motivo, pur sostenendo qualsiasi strada per arrivare la coltivazione, ritengo che i precedenti successi di raccolta firme, andrebbero accompagnati da una attività legale di raccolta delle richieste di autorizzazione. Perchè? Perchè la popolazione carceraria Italiana, potrebbe esplodere  ..... in un giorno!

Quante firme possono essere raccolte per la legalizzazione e un progetto di legge popolare? 100.000? 200.000? Sono obbiettivi perseguibili?

Se si, ogni firma andrebbe accompagnata da una semplice richiesta di autorizzazione alla coltivazione. E per portare firme di persone interessate ad intraprendere una via legale a coltivare, non è necessaria la presenza di tutti. Basta un gruppo di delegati.

Quali sarebbero le scelte della legge se dovesse decidere tra condannare o spingere gli organi preposti per il rilascio delle licenze, a norma di legge, per 200.000 persone? 

Se il costo del sistema giudiziario Italiano, a fronte di una popolazione di 60.000 individui, è di circa 2 miliardi e 700 milioni di euro, la risposta è che il costo del sistema carcerario aumenterebbe almeno di 3 volte. Si potrebbe stimare in circa 7,4 miliardi di euro. Una simile protesta legale, muoverebbe lo 0,5% del pil. Da pochi giorni hanno rilasciato i dati del pil italiano per il 2016: 0,6%. Una protesta per il rilascio delle licenze per la coltivazione di cannabis, potrebbe fare la differenza tra una nuova recessione economica e l'attuale navigare a vista, per raggiungere una misera sufficienza economica.

L'Italia può sostenere questa spesa? E' notizia di questi giorni, la richiesta dell'unione europea di rientrare di 3 miliardi. Il solo costo di una simile operazione di richiesta di coltivazione di massa, rischierebbe di fare deragliare il bilancio, già fragile, Italiano. 

Oggi sono i numeri che contano in Europa. Se si vuole spiegare agli Italiani il motivo della necessità di legalizzare e si trovano resistenze in merito alla valutazione economica di una politica per i suoi possibili successi, è arrivato il momento di sbancare il tavolo da gioco. E'  ora di lanciare la raccolta di autorizzazioni da sottoporre alla giustizia, affinchè faccia rispettare la legge, in tempi rapidi, e approvare la nuova legge sulla droga, in tempi ancora più rapidi. La legalizzazione della coltivazione di cannabis è ora diventato un problema di costi da tagliare.

domenica 14 febbraio 2016

9 marzo: una data importante

Nella completa indifferenza mediatica e nel disinteresse generale, si sta avvicinando la data del 9 marzo che eppure potrebbe accelerare tutti i tentativi in corso pr arrivare ad una legge che regolamenti la coltivazione di cannabis ad uso personale.

Pubblichiamo il comunicato degli avvocati Simonetti e Miglio, premettendo che torneremo sull’argomento per organizzare una pressione sociale alla vigilia del pronunciamento, proponendo, in occasione della fiera Canapa Mundi,  un coordinamento antiproibizionista in grado di poter esprimere il reale umore dell’opinione pubblica.

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La Corte Costituzionale il 9 Marzo in camera di consiglio deciderà sulla questione di legittimità costituzionale sollevata dall’Avv. Claudio Miglio e l’Avv. Lorenzo Simonetti.
In assenza di significativi indici di spaccio, l’uso personale della sostanza stupefacente ha permesso di muovere radicali censure alla giurisprudenza costante che finora ha considerato, sempre e comunque, reato la condotta di coltivazione.
Finalmente, dopo sette anni di netta chiusura dei giudici, e nonostante l’inerzia assordante della politica, è possibile ricominciare a discutere della liceità penale della coltivazione di marijuana a scopo ricreativo e terapeutico.
L’ordinanza di rimessione alla Consulta segna una svolta storica in questo senso, se non altro per spingere le Corti a sospendere i giudizi in corso che abbiano ad oggetto una condotta di coltivazione ad uso personale in attesa che il Giudice delle Leggi si pronunci.

http://www.tutelalegalestupefacenti.it

legalizziamolacanapa.org: 9 marzo: una data importante

domenica 7 febbraio 2016

Cannabis legale. Un business di 5,4 miliardi di Usd nel 2015

Questa settimana due studi ci hanno fatto sapere che l'industria della marijuana sta attraversando un buon periodo. Le vendite nel 2015 sono state per un valore di 5,4 miliardi di dollari, rispetto al 4,6 miliardi del 2014. Lo fa sapere l'Arc View Group, un'azienda con base a San Francisco e New Frontier, con base a Washington. Per l'anno in corso, si prevede di raggiungere vendite per una valore di 6,7 miliardi di dollari.
Una situazione che, per potenzialita' e ampiezza della portata, attira molto Wall Street. Siccome sempre piu' Stati stanno legalizzando la vendita di marijuana, gli analisti vi intravedono un importante prospettiva per il mercato. I fondi stanno prendendo in considerazione la possibilita' di investire in marijuana. E' anche in corso una discussione tra genitori se consentire o meno ai propri figi di fare acquisti del genere. E dire addio ai sacchetti anonimi per il trasporto e alle lampade negli armadi per la coltivazione in casa. L'indotto industriale si sta cominciando ad interessare, come le aziende per i climatizzatori (tipo la Bouder in Colorado), e quelle per mitigare il forte odore del prodotto in se' e -la FunkSac- che produce a Denver borse per il trasporto a prova di bambino.
“C'e' ancora una certa diffidenza in merito”, dice Brandy Keen, co-fondatore di Surna, che produce tecnologia per la coltivazione domestica al chiuso. 
“Questo e' un settore che e' emerso dagli scantinati. Nato da armadi e cantine nascoste in edifici di cemento”. 
Il consumo di marijuana non medica, da parte di una popolazione adulta, rappresenta 998.000.000 di dollari del totale delle vendite del 2015, rispetto ai 351 milioni del 2014, secondo il rapporto di ArcView/New Frontier. Le stime sono basate sulle entrate fiscali dello Stato e sui dati di vendita a scopi terapeutici e lucrativi. Il rapporto prevede che per il 2020, il mercato legale si attestera' sui 21,8 miliardi di dollari.
Allo stato, questi dati sono una sintesi del rapporto completo la cui divulgazione e' prevista per fine febbraio, e comunque e' una delle ultime analisi di mercato che si e' interessata del mercato emergente della marijuana. Merrill Lynch, in un rapporto citato da Philly.com nello scorso dicembre, ha previsto che il mercato della cannabis, e le tecnologie varie ad esso connesse, se legalizzato tendera' a crescere.
Greenwave Advisors, nella sua ultima relazione annuale a novembre, ha stimato un fatturato di 4,8 miliardi di dollari per il 2015, rispetto ai circa 3,2 miliardi del 2014. Si attende un'ulteriore crescita nel 2016 e un "surge" nel 2017 e il 2018.
L'ultimo rapporto definisce tre tipi di consumo di marijuana legale. Quello adulto ricreazionale; quello medico; quello di farmaci con l'uso di prodotti i cui componenti sono per la maggior parte estratti dalla cannabis. Il 2016 sarebbe il “punto di non ritorno”, quando la maggioranza degli Stati passera' da un divieto ad una qualche forma di mercato legalizzato.
John Kagia, direttore per le analisi dell'industria New Frontier, nell'ambito di incontri molto affollati sugli investimenti in materia di marijuana, ha spiegato, in virtu' del contesto normativo, come comprendere gli aspetti piu' difficili.
Quattro Stati e il Distretto di Columbia ne consentono il consumo agli adulti, e quest'anno, ci sono sette nuove consultazioni elettorali in merito: California, Nevada, Arizona, Massachusetts, Maine, Rhode Island e Vermont.
Sono inoltre ventitre gli Stati che consentono l'uso medico della cannabis, e altri quattro -Florida, Ohio, Missouri e Pennsylvania- hanno legislazioni molto avanzate in merito.
Alcuni ostacoli normativi federali si stanno allentando, e l'interesse federale nella ricerca sull'uso di marijuana medica è in crescita. Ma, secondo il rapporto, ci sono diverse voci contrarie.
Alcune aziende di cannabis sono sottoposte ad una maggiore pressione fiscale. Ed hanno anche difficolta' a far ricorso alle banche per colpa delle leggi federali, che le portano ad avere problemi di sicurezza ed efficienza, costringendole, proprio per l'efficienza, a fare notevoli investimenti. L'aumento della concorrenza al di la' dei confini dei singoli Stati che potrebbero legalizzare questo commercio, potrebbe porre nuove sfide.
Secondo il rapporto, le scorte di marijuana in un mercato al di sotto delle performance tradizionali del 2015 (Nasdaq e gli indici di Standard&Poor) hanno smorzato gli interessi degli investitori.
La legalizzazione è anche un tema caldo nel dibattito nazionale, rendendola abbastanza vulnerabile in un anno che e' quello elettorale. "Anche se l'opinione pubblica si sta spostando a favore della riforma della cannabis, i candidati alla presidenza sono più reticenti a sostenere la legalizzazione", dice il rapporto.
Il potenziale di business della pianta ha profonde radici. Cosi e' accaduto per il rapper Snoop Dogg, il cantante country Willie Nelson e l'attore Tommy Chong, che hanno dimostrato, sfruttando la propria celebrità, di poter stabilire nuovi marchi nel mercato.

(articolo di Christine Hauser, pubblicato sul The New York Times del 05/02/2016) 

Cannabis legale. Un business di 5,4 miliardi di Usd nel 2015

domenica 24 gennaio 2016

Ringraziamenti

Caro amico, caro lettore, caro passante, oggi questo post è dedicato a te. 

Oggi ti dedico il lavoro di 10 anni, un hobby, come lo ha chiamato qualcuno, un'ossessione, come l'ha chiamato qualcun'altro. Questa dedica segue alla presentazione del libro "legalizzare con successo" di Luca Marola evento molto interessante al quale ho assistito con piacere e attenzione. Una bella occasione per avere fatto cultura sul tema della legalizzazione della cannabis.


Marco Bosi
Perciò ti dedico, caro lettore , il ringraziamento a Marco Bosi, il cui intervento alla presentazione del libro di Luca Marola, ha sottolineato la necessità di un cambio di prospettiva nel trattare il tema stupefacenti. Ringraziamolo perchè la voce di molti, tra cui questo blog, è stata finalmente ascoltata. La cannabis, ovviamente, è un argomento del quale, nel movimento 5 stelle di Parma, si ha sempre fatto fatica a parlare. Parlano le esperienze personali.

Che fine ha fatto la votazione durante l'assemblea di Parma in Movimento, per vendere tramite farmacia, cannabis terapeutica, votata tre anni fa? Ricordiamo che le assemblee del movimento 5 stelle di parma, sono sempre state solo un esercizio di democrazia, più per i membri della giunta che per i cittadini. Per la giunta, per ascoltare fino a dove potersi spingere politicamente. Per questo, a Parma, la democrazia diretta, non può essere applicata all'interno del movimento, ma solo fuori!

Bisogna dargli merito di aver cercato di ascoltare i cittadini, con esasperante lentezza. Come è possibile, che il tema della cannabis, sia stato utilizzato in questi anni, solo come spot elettorale mal orchestrato, piuttosto che un tema sul quale condurre una battaglia di civiltà e sicurezza?
Viene da domandarsi; si continueranno a comportare come i loro predecessori, ignorando le politiche da adottare o hanno intenzione di approvare progetti e ordinanze in favore di una tolleranza sul consumo di cannabis a partire dall'aspetto medico?


Laura Rossi
Se il capogruppo del gruppo di maggioranza del consiglio comunale di Parma si esprime in senso di tolleranza verso il consumo di cannabis, come si sposava la presenza, alla presentazione del libro, dell'assessore alla sanità Laura Rossi. Soprattutto alla luce del fatto che, in un occasione di ascolto pubblico sia stata sprecato un momento di dialogo diretto tra cittadini e organismo di direzione dell'attività comunale, dichiarando che la giunta non è interessata al problema cannabis. 

Apriti o cielo, cosa farà adesso l'assessore Rossi e la giunta? I presupposti sono 3 anni di nulla. Il futuro ci riserverà qualche cosa di diverso?


Luca Marola e Giuseppe Civati
Care lettore, ti dedico anche il particolare ringraziamento che va a Luca Marola, pioniere, luminare e frontrunner di un movimento sociale antiproibizionista. Una persona coraggiosa, che da anni porta avanti la bandiera antiproibizionista a Parma, come un moderno Picelli della cannabis. L'oltretorrente ha alzato barricate ... "di fumo".
Caro Luca, siamo con te! E' stato un gesto STORICO, il fare presente a due persone di spicco della giunta comunale, e quindi all'amministrazione, pubblicamente, la necessità di un cambiamento nelle politiche sulla cannabis a partire da azioni concrete della giunta, come già avvenuto a Roma e Torino. Grazie Luca!

giovedì 14 gennaio 2016

Legalizzazione cannabis. Le commissioni Giustizia e Affari Sociali avviano ciclo di audizioni

Questa la proposta della relatrice per la XII commissione, Anna Miotto (Pd), approvata ieri dalle commissioni riunite. Miotto: "È necessario disciplinare l'uso della cannabis per finalità terapeutiche, che rappresenta un ambito di intervento reclamato da molte persone che potrebbero trovare giovamento, per alcune patologie, dall'uso a prezzi accessibili di farmaci cannabinoidi". Le proporste di audizioni dovranno essere presentate entro il 22 gennaio.



14 GEN - “Le Commissioni possono condurre un serio approfondimento su un tema delicato che ha varie implicazioni di ordine sociale, sanitario, educativo, oltre ad importanti profili di ordine giuridico, già in sede di discussione generale e, successivamente, attraverso un programma di audizioni che potranno consentire alle Commissioni di affrontare anche alcune questioni di rilevante interesse che trovano parziale risposta nei testi delle proposte che abbiamo alla nostra attenzione”. Così la relatrice per la commissione Affari Sociali, Anna Miotto (Pd), ha ieri auspicato l’avvio di un ciclo di audizioni di esperti della materia in merito all’esame congiunto, insieme alla commissione Giustizia, del progetto di legge recante disposizioni in materia di legalizzazione della coltivazione, della lavorazione e della vendita della cannabis e dei suoi derivati.

“Si fa riferimento, in particolare - ha proseguito Miotto - alla necessità di disciplinare in modo efficace l'uso della cannabis per finalità terapeutiche, che rappresenta un ambito di intervento reclamato da molte persone che potrebbero trovare giovamento, per alcune patologie, dall'uso a prezzi accessibili di farmaci cannabinoidi di dimostrata efficacia. La mancanza di univocità di orientamento a livello scientifico sui livelli di neuro-tossicità derivanti dall'uso o dall'abuso di cannabis deve indurci ad individuare opportune strategie rivolte agli adolescenti, perché da molte indagini risulta che la fascia di età 14-16 anni rappresenta la prevalente età del primo contatto con la cannabis”.

Il relatore per la commissione Giustizia, Daniele Farina (Sel), condividendo l’intervento di Miotto ha concordato sulla “necessità che le Commissioni riunite procedano ad un articolato ciclo di audizioni”.

Il presidente della XII commissione, Mario Marazziti (Des-Cd), ha infine stabilito che le proposte circa i soggetti di audire dovranno pervenire entro le 12 di venerdì 22 gennaio.

Giovanni Rodriquez

Legalizzazione cannabis. Le commissioni Giustizia e Affari Sociali avviano ciclo di audizioni

sabato 26 dicembre 2015

Lettera breve al Presidente del consiglio dei Ministi

Gentilissimo Presidente Matteo,

Lei è l' uomo che smentisce le male lingue. Lei è l'uomo del Fare. Lei è l'uomo "Nuovo". Lei è Colui che "manda in soffitta i professionisti del “tanto non ce la farete mai”, del piagnisteo e della lamentazione", può dimostrare che il Movimento 5 Stelle sbaglia; 


Lei legalizzerà la cannabis! 



Buon Natale!

venerdì 11 dicembre 2015

Consumatori di tutto il mondo, uniamoci!

Si è svolta nell’ultima settimana di settembre l’Assemblea Generale di ENCOD (European Coalition for Just and Effective Drug Policies) che raccoglie l’adesione di molte associazioni antiproibizioniste di vari Stati europei.
Oltre a dibattere e trovare una condivisione per una strategia di azione univoca in vista dell’assemblea dell’ONU 2016 sulla politica verso gli stupefacenti, la nostra associazione, presente all’incontro insieme ai rappresentanti di Canapa Info Point e di Over Grow, ha voluto sensibilizzare i partecipanti sulla necessità di risvegliare le coscienze dei consumatori e coltivatori in proprio, da troppo tempo investite da un torpore generato dalla discriminazione e dalla diffidenza dell’opinione pubblica. Abbiamo quindi presentato un Manifesto dei Consumatori e Coltivatori in Proprio, attraverso il quale, formulando una base politica e filosofica, vorremmo stimolare gli estimatori della canapa a rivendicare il libero arbitrio sul proprio stile di vita e difendere la propria dignità.

Crediamo che in questo momento di cambiamento delle politiche internazionali e degli sviluppi in corso nella nostra nazione, il denigrato popolo di consumatori debba iniziare ad organizzarsi aderendo alle forme associative già operanti nei relativi Paesi.

Invitiamo quindi i lettori di Dolce Vita ad aderire all’associazione Canapa Info Point, costituita proprio allo scopo di aggregare il più alto numero di consumatori responsabili e consapevoli, per ottenere credito verso le Istituzioni e creare i primi “nuclei” organizzati. Per informazioni: info@canapainfopoint.it.

MANIFESTO EUROPEO DEI COLTIVATORI E CONSUMATORI IN PROPRIO

La battaglia che viene condotta in molti Paesi per la legalizzazione della canapa, non è una lotta marginale e andando a toccare ed interferire con forti interessi economici e difendendo il diritto alle libere scelte, va a fondersi con tutte quelle battaglie che vengono combattute in difesa dell’ambiente, del diritto alla salute e delle libertà individuali.

Rivendichiamo quindi:
– Il riconoscimento come cittadini con pari dignità dei non consumatori.
– Il riconoscimento delle motivazioni del suo uso: terapeutico, alimentare, spirituale e ricreazionale.
– Il diritto all’autoproduzione per uso privato.
– Il diritto ad una libera e corretta informazione sugli usi e benefici della canapa.

In molte nazioni europee è ancora inspiegabilmente perseguitato chi coltiva anche un numero esiguo di piante, se non addirittura perseguitato in quanto consumatore, con questo Manifesto lanciamo un appello a tutti i consumatori o coltivatori in proprio ad organizzarsi a livello nazionale e contribuire nelle realtà associative per ottenere, nel più breve tempo possibile, il rispetto che la canapa e i suoi estimatori rivendicano in nome del nostro pianeta, della libertà e della dignità.

Consumatori di tutto il mondo, uniamoci!

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