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martedì 5 settembre 2017

Legalizzazione droghe. Al dilagare della criminalita’ organizzata e al bigottismo suicida, la battaglia non puo’ che essere transnazionale

Articolo di Vincenzo Donvito
2 settembre 2017 10:03
 
 Non diciamo nulla di nuovo nel ricordare che il proibizionismo sulle droghe (di tutti i tipi) genera disordine pubblico, profitti per le mafie e la criminalita’ internazionale e locale, instabilita’ politiche ed economiche, massacro sociale. E niente di nuovo anche nel ricordare che coloro che in buona fede perorano tutti i divieti possibili ed immaginabili, sono di fatto complici dei risultati e risvolti del proibizionismo. E sempre per ricordare che l’unica soluzione e’ la legalizzazione, con conseguente informazione e riduzione del danno. E’ quello che da decenni le persone libere del mondo (destra e sinistra politica non discriminano nulla in merito) ripetono in continuazione, scontrandosi con la logica degli Stati e degli equilibri economici ad essi connessi, in un macabro equilibrio tra legalita’ e criminalita’, dove quest’ultima sta sempre avendo la meglio.
I sostenitori della legalizzazione, pionieri di diritto e buon governo, stanno avendo qualche risultato, ma limitatissimo e in estrema ed intensa difficolta’. Sia nei coraggiosi Stati Usa che nei pochi Stati (europei inclusi) che, al di la’ delle alchimie per non farsi castigare dalle normative proibizioniste internazionali saldamente in vigore, cercano di mitigare le conseguenze del proibizionismo.
Uno dei problemi centrali per intraprendere un percorso legalitario e costruttivo e’ quello di incidere sui padroni dei capitali del mondo. Che sono poco interessati ad una legislatura proibizionista o meno, ma molto interessati a conformarsi ed avere contesti normativi che consentano loro di rispettare le ragioni sociali della loro esistenza, cioe’ fare soldi.
Cosa succede? 
Il caso dell’Uruguay e’ sintomatico. Hanno legalizzata la marijuana col controllo dello Stato. Sono passati alla fase esecutiva: distribuzione nelle farmacie. Ma siamo vicini al blocco totale dell’applicazione di una legge di uno Stato sovrano: le banche Usa, che fanno il bello e cattivo tempo in un Paese sudamericano dove il dollaro e’ la moneta per eccellenza, senza mezzi termini hanno detto che chiuderanno i conti bancari di chi opera con le droghe illegali: le leggi federali del loro Paese (in ottemperanza ai trattati internazionali) glielo impongono e, pur se le legislazioni nazionali dei singoli Paesi in cui operano dicono il contrario, non possono per loro avere valore prioritario. Questa e’ la lettura legalitaria del contesto. Mentre la lettura politica e’ una conferma di quanto gli Usa possono decidere tutto nei Paesi in cui le singole economie sono dipendenti dalla loro. Imperialismo o meno che lo si voglia chiamare, di fatto e’ cosi’. Del resto, altrettanto accade negli Stati Usa che hanno legalizzato la marijuana, dove le transazioni bancarie si fanno solo con piccole banche locali o in contanti, mentre le grandi banche federali non muovono un centesimo in quel contesto. Poi, ovviamente, c’e’ caso e caso. In Uruguay e’ facile che Citibank o Bank of America, per esempio, facciano muro brandendo la spada della legalita’. Ma sono molto piu’ quieti in altri contesti in cui il dollaro, per quanto importante, non e’ unico ossigeno (come in alcuni Paesi europei, dove -pero’ e comunque- non c’e’ un esplicito coinvolgimento dello Stato come in Uruguay, ma “solo” politiche di riduzione del danno -vedi Portogallo. Svizzera, etc).
Cosa ci dice questo contesto? 
Due cose. La prima: la modifica delle convenzioni internazionali e’ fondamentale. La seconda: il contesto legislativo federale Usa e’ altrettanto fondamentale, visto che l’economia transnazionale e internazionale di questo Paese pervade quella di tutti gli altri Paesi del mondo (molto meno in Ue da quando abbiamo l’euro).
Facciamone tesoro
Senza un’adeguata ed incisiva politica internazionale e transnazionale, le battaglie legalizzatrici in materia di droghe sono destinate ad arenarsi. Senza sottovalutare le iniziative di riduzione del danno (distribuzione controllata delle sostanze pesanti, depenalizzazione delle droghe leggere), se aspiriamo a risultati incisivi, e’ il contesto transnazionale su cui bisogna lavorare (ONU soprattutto).

lunedì 15 agosto 2016

New York Times: cannabis, non trattiamola più come droga pericolosa

Articolo di Redazione
13 agosto 2016 12:03
 
 I sostenitori di una politica più ragionevole sulla cannabis hanno ottenuto una piccola vittoria questa settimana quando l'Amministrazione Obama ha dichiarato che avrebbe autorizzato un maggior numero di istituti a coltivare marijuana per scopi di ricerca medica. Ma il Governo non ha colto l'opportunità di un cambiamento più significativo.

Giovedi' scorso il Dipartimento antidroga (Drug Enforcement Administration o DEA) ha rigettato due petizioni - una dei Governatori degli Stati del Rhode Island e di Washington, e l'altra di un cittadino del New Mexico - che chiedevano l'eliminazione della cannabis dalla Tabella 1 della legge sugli stupefacenti. Le droghe in quella tabella, che includono eroina e Lsd, sono considerate prive di efficacia terapeutica; la legge federale ne vieta il possesso, e i ricercatori devono fare i salti mortali per ottenere l'autorizzazione a studiarle e ottenerne piccoli campioni. La presenza della cannabis in quell'elenco è profondamente sbagliata, visto che molti scienziati e lo stesso Presidente Obama hanno detto che non è più pericolosa dell'alcol.

Negli anni, il Congresso e i ministri della Giustizia hanno delegato ogni decisione alla DEA, che fa parte di quel ministero di Giustizia cui spetta il compito di reprimere in base alla normativa federale antidroga. La DEA ha così acquisito un esteso controllo sulle politiche antidroga. Ad esempio, decide chi può e non può coltivare marijuana per scopi scientifici e quali studiosi possono o meno studiarla. Si è opposta vigorosamente ad ogni sforzo da parte di scienziati, rappresentanti degli Stati e legislatori federali di riclassificare la cannabis, rigettando o rifiutandosi di riconoscere le evidenze scientifiche secondo cui la marijuana è meno pericolosa di quanto previsto dalla legge.

L'Università del Mississippi è l'unica istituzione che, dal 1968, è autorizzata a coltivare piante di cannabis a fini di ricerca. Questo ha limitato fortemente la sua reperibilità. Solo ora, la DEA ha dichiarato che autorizzerà un maggior numero di università a coltivare piante di cannabis per metterla a disposizione di quei ricercatori che hanno ottenuto l'autorizzazione a studiarla. Questo dovrebbe facilitare il reperimento di una varietà di cannabis con concentrazioni variabili di componenti diverse. 

Oltre alla scarsità della cannabis destinata alla ricerca, la presenza della sostanza nella Tabella 1 significa che gli scienziati devono ottenere molteplici autorizzazioni da parte di diverse agenzie federali come la DEA e la Food and Drug Administration (agenzia che vigila sulla sicurezza alimentare e dei farmaci). In confronto, il Governo rende molto più facile studiare gli oppiacei ed altre sostanze pericolose che sono invece elencate nelle Tabelle da 2 a 5. 

La DEA e la FDA continuano a sostenere che non ci sono sufficienti prove scientifiche per rimuovere la cannabis dalla Tabella 1. Ma sono in malafede; è lo stesso Governo che ha reso impossibile fare quegli studi e sperimentazioni che potrebbero fornire le prove a sostegno della riclassificazione della sostanza.

Mentre la DEA esita a ripensare le politiche sulla cannabis, gli elettori da ogni parte del Paese stanno espandendo l'accesso a questa sostanza attraverso iniziative legislative e referendarie. L'Alaska, il Colorado, l'Oregon, lo Stato di Washington e il Distretto di Columbia (dove ha sede la capitale Washington) hanno legalizzato l'uso ricreativo, e 25 Stati e il Distretto di Columbia e Puerto Rico hanno legalizzato la cannabis terapeutica. I residenti di almeno cinque Stati - Arizona, California, Maine, Massachusetts e Nevada - saranno chiamati a voltare sulla legalizzazione dell'uso ricreativo della marijuana a novembre. E i residenti dell'Arkansas e della Florida voteranno sull'uso terapeutico della cannabis.

L'Amministrazione Obama ha fatto la cosa giusta nel consentire agli Stati di legiferare in tal senso. Ma il prossimo Presidente potrebbe facilmente revocare questa decisione. Hillary Clinton ha detto di essere a favore della facoltà degli Stati di legalizzare la sostanza e anche a rimuoverla dalla Tabella 1. Donald Trump ha detto che personalmente è contrario alla legalizzazione per uso ricreativo, ma favorevole alla cannabis terapeutica e al diritto degli Stati a scegliersi la loro legislazione.

Sarebbe opportuno rimuovere la cannabis dalla Tabella 1. Ridurre le limitazioni alla ricerca e le pene per chi le usa sarebbe un passo nella giusta direzione.

Editoriale del Editorial Board del New York Times pubblicato il 13 agosto 2016 sull'edizione online del quotidiano

New York Times: cannabis, non trattiamola più come droga pericolosa

lunedì 1 agosto 2016

Legalizzazione cannabis. Istruzioni per l'uso

Comunicato di Vincenzo Donvito
21 luglio 2016 12:03
 
 Impazza il “confronto” sulla legalizzazione della cannabis dopo che il disegno di legge e' partito col suo iter parlamentare. Abbiamo letto di chi, favorevole alla legalizzazione, vorrebbe “dannare i giovani” (1), e nello stesso anche -in modo piu' civile- che la “battaglia contro la legalizzazione della cannabis è una battaglia di civiltà e, soprattutto, una battaglia culturale. Non possiamo vendere fumo ai nostri giovani” (2). Solo per citare i piu' recenti. Ma se qualcuno pensava che avremmo sviluppato un confronto tra i pro e i contro in base ad argomentazioni, riferimenti scientifici, esempi di altre esperienze istituzionali, e' bene che si ricreda. I 1.300 emendamenti presentati da chi non e' d'accordo sulla legalizzazione ci dicono che, per l'ennesima volta, nel nostro Paese ci sara' il muro contro muro basato sugli sgambetti, i sotterfugi, le fregature, i colpi bassi, etc... cioe' tutto quel bagaglio che fa parte della non-cultura umana, economica, sanitaria ed istituzionale che e' il perfetto contrario di quello che ci vorrebbe per far capire -a chi e' favorevole e a chi non lo e'- e farsi un'opinione.
E' l'Italia, bellezza! Quella che, sempre per restare in ambito istituzionale, quando si teme che una legge possa non passare perche' non si e' tanto sicuri della propria maggioranza, ecco che fioccano i voti di fiducia, la mortificazione della funzione del Parlamento. E' evidente, quindi, che per cercare di far approvare o meno una legge, tutti si attrezzino alla bisogna, sia essa attuale maggioranza (voti di fiducia) che attuale opposizione (ostruzionismo). Tutto legittimo, per carita' e, in un certo senso, anche segnale di vivacita'... ma forse per i cittadini c'e' un contraltare di informazione (quella di Stato della Rai, per esempio) che possa dare strumenti perch'e ognuno si faccia un'opinione? Niente di tutto questo.
La legalizzazione della cannabis, e delle droghe oggi illegali piu' in generale, e' un argomento trasversale tipico. Non e' questione di essere di destra o di sinistra o di centro, ma solo di far funzionare il cervello e vedere se due+due fa quattro, cioe' se i vantaggi per Stato e cittadini siano maggiori nel mantenimento dell'attuale regime proibizionista o meno. Non c'e' di mezzo neanche il -frequentemente conclamato- diritto alla vita dello zigote che, per motivi religiosi, contrappone i favorevoli e contrari all'aborto. E neanche il diritto di disporre della propria vita e della propria morte con il diritto all'eutanasia dove, i contrari, sostengono che la vita ce l'ha data il loro dio e nessun'altro ce la puo' togliere. O tante altre questioni che richiamano in gioco la religione (fecondazione eterologa, adozione per genitori omosessuali, staminali embrionali, etc). Tutte questioni di un certo rilievo che, in genere, insieme alla legalizzazione delle droghe, dividono creando due fronti piu' o meno compatti di pro e contro. No, nel caso della legalizzazione della cannabis tutto questo e' piu' attenuato perche', farsi uno spinello e' come bersi un bicchiere di vino a stomaco vuoto (chi dice che non e' cosi' fa parte di quella caciara di cui scrivevamo prima) e, almeno per ora, anche i piu' tenaci contrari alla legalizzazione non sembra abbiano intenzione di metter mano alla legalita' del vino e degli alcolici in generale. Per la cannabis -e anche per tutte le altre droghe- si tratta solo di comportamenti individuali che, se in eccesso come con qualunque altro tipo di prodotto, di base fanno male solo a chi lo ha assunto. In gioco, quindi, c'e' la liberta' individuale, il diritto e il dovere individuale di far parte di una comunita' in cui le proprie liberta' sono tali, anche in modo estremo, solo se non ledono quelle altrui. Ed e' qui il nodo del problema: perche' grossomodo tutti dicono che l'individuo deve essere libero, ma siccome alcuni lo dicono solo per finta (anche verso se stessi), ecco che manifestano la propria contrarieta' con una caciara intrisa di menzogne. Il gioco dello sparigliamento dei punti fermi che in uno Stato dovrebbero essere uguali per tutti, e' tipico di chi e' consapevole della carenza delle proprie argomentazioni, e di voler mantenere lo status quo solo per una questione di potere, sugli individui e sulla comunita'.
Chi come noi -che siamo favorevoli alla legalizzazione- ha assunto questa consapevolezza del gioco sporco che si sta cominciando a manifestare, e' bene che sia rigido sui principi del metodo: mai ingannare e mai partire dal presupposto della malafede del proprio avversario, anche se molto manifesta. E' proprio da questo che nasce la forza per meglio comunicare con tutti.

Qui il nostro canale web di informazione quotidiana sulle politiche in materia di droghe in tutto il mondo

(1) on. Maurizio Lupi
(2) Valentina Castaldini, portavoce nazionale del Nuovo Centrodestra 

giovedì 12 maggio 2016

Droga. E 'mo che famo?

Comunicato di Vincenzo Donvito 4 maggio 2016 14:34

 Il titolo in romanesco che abbiamo voluto dare a questa nota non e' un modo di dire, ma una denuncia. Perche' sembra che il confronto sul mantenimento o meno delle attuali leggi sulla droga che hanno portato ad un peggioramento della situazione ad ogni livello territoriale, sociale ed economico, nel nostro Paese, si stia sviluppando intorno alle elezioni romane.
Che il candidato Pd, Roberto Giachetti sia favorevole alla legalizzazione, non stupisce nessuno, altrimenti che radical-pannelliano sarebbe, come lui stesso ci ha ricordato piu' volte. Che sia favorevole anche la candidata del M5S ne siamo contenti, per lei e per noi. Poi c'e' la reazione della per ora candidata di Fratelli d'Italia e Leganord, Giorgia Meloni che riferendosi alle tesi contrapposte dei suoi presunti contendenti, ha replicato con: ora gli spacciatori sapranno per chi votare (poveraccia, 'sta Meloni, non sa neanche di cosa sta parlando -diamogli il beneficio della buona fede- …. perche' gli spacciatori sono contenti quando la droga e' vietata e non quando potrebbe essere legale, altrimenti di che campano?). E poi c'e' il battibecco Alfio Marchini (candidato in pectore berlusconiano) e Roberto Saviano sul fatto che il figliolo del primo si e' salvato da un coma da incidente stradale -che non c'entra nulla con la droga- per il fatto che non si faceva le canne come la maggior parte dei suoi compagni di scuola.
E m'e' venuto da pensare, ma la droga si legalizza rispetto a chi vince le elezioni a Roma? … e quindi canne sotto l'altare della patria o intorno alla fontana di Trevi che, visto che e' molto vicina a casa di Marco Pannella, si presterebbe meglio alla bisogna. 
E siamo solo agli inizi. Poi c'e' Milano, chissa' se li' le canne contano come a Roma. Ma i media, per il momento, ci danno essenzialmente cronache romane. E quindi, 'mo che famo? 
In Colorado/Usa hanno dovuto fare un referendum, in Uruguay una legge di Stato con tanto di appoggio del presidente della repubblica, che ha fatto diventare il piccolo Paese latinoamericnao il primo al mondo dove la droga e' legale. L'altro giorno all'ONU, la seduta UNGASS ha messo un punto fermo confermando quello che tutti sapevano, cioe' la situazione precedente, pur se in un contesto diverso in prospettiva (1) . In Italia si sono raccolte di firme per progetti di legge e altrettanti progetti depositati in Parlamento firmati da centinaia di deputati…. Ma mediaticamente e' la campagna elettorale per la capitale… importantissima campagna elettorale, per carita', ma che c'entrano le canne?

Sapete cosa ho pensato, visto che di questo argomento me ne occupo da sempre e che Aduc edita anche uno specifico quotidiano in merito, denunciando i disastri mondiali delle attuali politiche proibizioniste? Ho pensato che, per l'ennesima volta, s'e' trovato un modo per ridurre questa problematica, in un contesto che legislativamente non puo' portare a nulla, solo alle canne che si fanno i ragazzi, alle preoccupazioni dei loro genitori (che fanno finta di non vedere gli ettolitri di alcool che gli stessi figlioli si bevono), alle stupidaggini di quella poveraccia (in materia) della Meloni, si' da non approfondire e discutere su cosa significano le attuali leggi sulle droghe e su quali possono essere le prospettive, per l'Italia (dove per l'appunto i progetti di legge non mancano) e per il mondo dopo UNGASS.
Domanda, che valga come esempio: quanti Sindaci (per restare in materis di PA) sono disposti a denunciare i disastri politici, economici e sociali della droga proibita sul proprio territorio, piuttosto che cimentarsi se da ragzzi si sono fatti una canna al liceo o all'universita'? Questo si' che srebbe un approccio lungimirante costruttivo per i Sindaci, perche' se ci limitiamo alle dichiarazioni di principio come ha fatto anche il Sindaco di Parma firmando per la legalizzazione ai tavolini dei radicali in questi giorni, … e' carino, ma rinae fine a se stesso e non smuove nulla. Perche' -se qualcuno non lo ha ancora capito- il problema principale e' informare coloro che sanno e fargli prendere consapevolezza che il metodo usato fino ad oggi e' sfascista i ogni livello umano, politico, economico e sociale.

(1) mi scuso di questo linguaggio diplomatico/burocratico, ma in quel contesto del Palazzo di Vetro, si ragiona e si questiona in tal modo…

Droga. E 'mo che famo?

sabato 30 aprile 2016

ITALIA - Lotta alla droga a Perugia. Conferenza di bilancio

Si e' svolta oggi a Perugia, presso la Sala della Partecipazione del Palazzo della Provincia, una conferenza, nel corso della quale i firmatari del Protocollo d'intesa in materia di prevenzione e contrasto dei fenomeni collegati al consumo di sostanze psicoattive, a due anni dalla stipula del documento, hanno fatto il punto sulla situazione e sui risultati conseguiti. L'incontro ha inoltre costituito un'importante occasione per pianificare, tenendo anche conto delle esperienze nel frattempo sviluppate, le attivita' da porre in essere nel prossimo biennio. All'evento erano presenti, tra gli altri, il Prefetto di Perugia, Raffaele Cannizzaro, l'Assessore Regionale alla Sanita', Antonio Bartolini, il Vicepresidente della Provincia di Perugia, Roberto Bertini, il Sindaco di Perugia, Andrea Romizi, il Vescovo Ausiliario di Perugia e Citta' della Pieve, Paolo Giulietti, il Magnifico Rettore della locale Universita' degli Studi, Franco Moriconi, nonche' alcuni protagonisti dei percorsi di formazione integrata in materia di dipendenze che, nell'ambito del protocollo, sono stati realizzati nel corso del 2015: il sociologo Roberto Segatori, l'esperto di progetti di comunita' Francesco Stoppa, il primo dirigente della Polizia di Stato Mirna Caradonna della Direzione Centrale dei Servizi Antidroga, insegnanti, giornalisti, operatori dei servizi socio-sanitari e delle forze di polizia, esponenti del terzo settore e dell'associazionismo locale. Nel suo intervento, il Prefetto di Perugia, Raffaele Cannizzaro, ha presentato il documento programmatico che, sulla base dei contributi offerti da tutti i soggetti aderenti, e' stato condiviso quale base di lavoro per il biennio di prosecuzione del protocollo, e che risponde all'esigenza di un ulteriore rafforzamento della filosofia di rete, di partecipazione e di integrazione che e' alla base dell'intesa; una "rete" gia' molto ampia, che verra' ulteriormente allargata coinvolgendo nuovi partner e alimentando un sempre piu' intenso dialogo e confronto con l'associazionismo e la societa' civile. Il Prefetto ha altresi' preso atto del grande impegno profuso dalle Istituzioni e dai soggetti coinvolti nell'intesa e si e' detto certo dell' ulteriore implementazione nel prossimo biennio delle diverse progettualita'. Nell'occasione, sono stati proiettati alcuni contributi e materiali multimediali realizzati nel corso del biennio e destinati ora ad essere resi disponibili su internet sotto forma di documentario interattivo Web-Doc, denominato "Dritto negli Occhi", mentre da parte dell'Universita' degli Studi di Perugia e' stata presentata la recente proposta di realizzare un centro di documentazione sul fenomeno nell'ambito del Dipartimento di Scienze Politiche. Lo rende noto la Prefettura di Perugia. 

ITALIA - Lotta alla droga a Perugia. Conferenza di bilancio

mercoledì 6 aprile 2016

GRAN BRETAGNA - Legalizzazione cannabis. Calano gli arresti. Occorre agire presto

Il 46% di arresti in meno per possesso di cannabis in Inghilterra e Galles dopo che il Governo ha dato il via ad “una politica razionale, grazie ad evidenti necessita' all'alternativa della criminalizzazione della cannabis”.


Grazie ad alcuni dati diffusi dalla Bbc gli arresti, tra il 2010 e il 2015, sono passati da 35.467 a 19.115.
Nello stesso periodo di cinque anni le segnalazioni per il possesso sono calate del 48% e il numero di persone coinvolte e' sceso del 33%.
Il numero di arresti per spaccio e' invece rimasto grossomodo lo stesso.
Lee Harris, candidato a Sindaco di Londra per il partito “Cannabis is safer than alcohol” (CISTA) ha detto al quotidiano The Independent: “Il calo del numero di arresti per reati connessi alla cannabis e' parte di una notevole trend che e' tale in tutto il mondo, dove i governi, sia nazionali che regionali, stanno sviluppando politiche razionali, evidentemente basate su alternative alla criminalizzazione dei consumatori di cannabis”. “Non solo questo aiuterà a proteggere i consumatori, ma consentira' entrate fiscali importanti che serviranno come supporto ai servizi pubblici. Qui nel Regno Unito e a Londra la depenalizzazione si sta mettendo in pratica senza evidenze normative. “Questo lascia ancora il mercato nero e la criminalità organizzata come unico fornitore. Una situazione inaccettabile visti i potenziali rischi per la salute e l'impatto sulle comunità. Sicuramente ora dobbiamo farci carico della necessità di regolamentare ed istituire una imposta di consumo sulla cannabis per il pubblico interesse". 

GRAN BRETAGNA - Legalizzazione cannabis. Calano gli arresti. Occorre agire presto

venerdì 4 marzo 2016

ITALIA - Proibizionismo droghe e' fallito. Radicali: lo conferma la Dna

"La Direzione nazionale antimafia conferma che proibizionismo ha fallito, strada e' legalizzazione e depenalizzazione", lo sostengono i Radicali, alla luce della relazione annuale della Dna. "Sta diventando un classico: ogni anno la relazione della Direzione nazionale antimafia in Italia così come, a livello europeo, quella dell`Europol non fanno che passare in rassegna i fallimenti delle politiche proibizioniste e gli altissimi costi sul piano sanitario, economico e della giustizia, evidenziando quindi la necessità di un cambio di passo nelle politiche sulle droghe", ha dichiarato Riccardo Magi, segretario di Radicali Italiani. Quindi "alle luce del quadro tracciato anche oggi dal procuratore Roberti, come Radicali crediamo che siano due gli interventi non più rinviabili, sia a livello nazionale che europeo: la legalizzazione della cannabis, lo stupefacente con la più ampia diffusione e i minori rischi, e la depenalizzazione dell`uso e del possesso per consumo personale di tutte le altre droghe". Due richieste che sono anche oggetto di una petizione rivolta al Parlamento europeo che i Radicali lanceranno a giorni.
"Il mercato delle droghe europeo è già unico e ben organizzato, per questo siamo convinti che sia tempo per l`Europa di affermare politiche comuni sulla prevenzione e il trattamento delle droghe", ha aggiunto il segretario dei Radicali, ricordando che "la decriminalizzare è possibile, non è in contrasto con le convenzioni internazionali in materia e, soprattutto, dà risultati più efficaci e sicuri di quelli della guerra alla droga". E "la petizione europea sarà solo la prima iniziativa della primavera antiproibizionista radicale: a breve infatti partiremo con i tavoli per la raccolta firme su una proposta di iniziativa popolare sulla legalizzazione della cannabis, con delle disobbedienze civili diffuse e con in grande progetto europeo sul confronto di best practices in sei diversi paesi europei: Portogallo, Romania, Repubblica Ceca, Ungheria, Albania e Italia".

ITALIA - Proibizionismo droghe e' fallito. Radicali: lo conferma la Dna

lunedì 4 gennaio 2016

Cannabis legalizzata in Usa. Crisi dei produttori in Messico

Articolo di Redazione
31 dicembre 2015 16:09

La progressiva liberalizzazione dl consumo di marijuana negli Stati Uniti sta complicando il business dei produttori clandestini di questa droga nel nord del Messico, cosi' come lo evidenzia il quotidiano Los Angeles Times.
Grazie ad alcune testimonianze dei contadini di piccole piantagioni di cannabis nello Stato di Sinaloa, pubblicate dal quotidiano, i ricavi che gli stessi hanno avuto per ogni chilogrammo di droga, in quattro anni e' passato da 100 a 30 dollari.
“La gente non vuole abbandonare le proprie piantagioni illegali, ma sempre piu' si sta rendendo conto che non e' un buon business”, ha detto al quotidiano Juan Guerra, ministro dell'Agricoltura dello Stato di Sinaloa.
“Se qualcuno viene qui per comprare marijuana, chiede che sia economica”, ha detto Emilio, un agricoltore che lavora quattro appezzamenti di droga coi propri figli.
“Pero', anche se in realtà non è più considerato un buon affare, non c'è niente altro da fare”.
Secondo i funzionari di entrambi i lati della frontiera consultati dal Los Angeles Times, la caduta dei prezzi ha provocato una riduzione della produzione della marijuana in Messico ed una diminuzione del traffico di droga verso il vicino Paese. Secondo Beau Kilmer, co-direttore del Centro di Indagini sulle Politiche delle droghe del think-thank Rand Corporation, nel 2008 il Messico era il Paese d'origine dei due terzi della marijuana consumata ogni anno in Usa.
Attualmente -dice Alejandro Hope, analista sulla sicurezza e le droghe in Messico, la marijuana messicana rappresenta meno di un terzo del totale che si consuma nel territorio statunitense.
“Cio' che e' cambiato oltre la frontiera sta facendo diventare la marijuana meno redditizia per organizzazioni come il cartello di Sinaloa”, dice Antonio Mazzitelli, rappresentante in Messico per l'Unocd.
In base a dati della Procura Generale della Repubblica, il Governo messicano sta cercando di eradicare 4.484 ettari di piantagioni di cannabis, un numero inferiore ai 17.777 eradicati nel 2010.
Riguardo ai sequestri nel 2014, l'Ufficio delle Dogane e Protezione delle Frontiere ne ha sequestrato 1.085 tonnellate alla frontiera. Quattro anni prima, i sequestri erano sulle 1.500 tonnellate.
Inoltre, il numero di arresti per coltivazione di marijuana all'estero, secondo la DEA, e' passato da 4.519 del 2010 a 2.367 nel 2014.
Nel 1996, la California, maggiore produttore di questo Paese, e' diventata il primo Stato che ha legalizzato la marijuana terapeutica. Altri 22 Stati hanno seguito il suo esempio negli ultimi venti anni.
Secondo le leggi federali statunitensi, pero', la produzione e il possesso di marijuana sono reati, e il Dipartimento i Giustizia Usa ha piu' volte interferito nelle legislazioni locali.


Cannabis legalizzata in Usa. Crisi dei produttori in Messico

martedì 8 dicembre 2015

MESSICO - Autocoltivazione cannabis. Giudice da' tre giorni di tempo al Governo per l'autorizzazione

Un giudice federale ha concesso tre giorni al Governo perche' disponga i primi permessi per autoconsumo ricreativo di marijuana.
Augustin Tello Espindola, giudice del Decimo Primero de Distrito en Materia Administrativa, ha notificato una richiesta alla Comisión Federal para la Protección contra Riesgos Sanitarios (Cofepris) perche' metta in atto quanto stabilito lo scorso novembre dalla Suprema Corte di Giustizia a quattro persone che avevano fatto richiesta di un simile permesso.
L'autorita' obbligata in merito e' il direttore esecutivo della Regulación de Estupefacientes, Psicotrópicos y Sustancias Químicas, Ernesto Nava Sánchez e titolare della Cofepris, Mikel Arriola, che sara' multato se la sentenza non sara' applicata nei termini richiesti, salvo giustificato motivo.
Vista la complessita' del caso, e' probabile che la Cofepris chiedera' al giudice un lasso di tempo in piu' per ottemperare alla disposizione, dal momento che dovrebbe improvvisare l'inquadramento giuridico dell'autorizzazione.
Fonte giudiziali fanno sapere che la Cofepris potrebbe sostenere l'impossibilita' di provvedere, avvalendosi delle obiezioni in materia sollevate dal ministro Jorge Pardo Rebolledo, l'unico ad aver votato contro. Pardo sostiene che chi ha presentato l'istanza/denuncia non ha chiesto la semina della cannabis, passo indispensabile da fare prima di passare alle fasi successive di coltivazione, raccolta, trasporto e autoconsumo. Anche se i semi possono legalmente essere acquistati in alcuni Stati Usa, la Cofepris non ha il potere di autorizzare la loro importazione e la disposizione non fa riferimento ad altre autorita' federali.

mercoledì 10 giugno 2015

Narcoguerra messicana… banche, delinquenza, insicurezza... aspettiamo che si consolidi anche in Italia?

Articolo di Vincenzo Donvito
1 giugno 2015 14:24

La narcoguerra messicana, quella di migliaia di morti, di istituzioni allo sbando, di sicurezza ormai inesistente e del gigantesco sconfinamento nelle economie e nella quotidianita' anche dei nordamericani, potrebbe consolidarsi in Italia?

Una domanda non proprio estremista. E' di oggi la notizia, grazie a indiscrezioni del quotidiano economico The Wall Street Journal, che il colosso bancario Citigroup sta per chiudere la branca americana della sua filiale messicana Banamex. Un istituto finanziario che macina un miliardo di dollari di utili all'anno, fortemente indiziata dalle autorita' Usa che regolano i mercati, di fare affari col riciclaggio del denaro da narcotraffico e di avere anche diversi conti riconducibili ai cartelli messicani del narcotraffico; una banca i cui prestiti, ieri fiorenti, oggi sono rifiutati anche dal Governo messicano (1).

Un segnale di come il narcotraffico e' nella quotidianita'. E -aggiungiamo noi- non e' detto che la pulizia di Citigroup, ammesso che vada in porto, conduca ad un passo positivo nella lotta al narcotraffico basata su repressione e proibizione: tutti i barometri indicano che i risultati fino ad oggi ottenuti grazie a questi metodi sono stati peggiorativi della situazione precedente.

Quotidianita' che riguarda direttamente anche il nostro Paese. Dove la malavita organizzata (essenzialmente 'ndrangheta), come fa sapere la nostra Direzione Nazionale Antimafia, con la sua rete di rapporti con i Paesi produttori e i cartelli di quei Paesi, e' la principale attrice del narcotraffico mondiale (2). Ovviamente non conosciamo lo stato delle indagini da parte delle nostre autorita', ma ci facciamo una domanda: se in Usa si arriva a paventare la chiusura di una banca come la Banamex, possiamo/dobbiamo aspettarci altrettanto anche da noi per banche, ovviamente, che fanno parte del nostro tessuto territoriale nazionale? Sarebbe strano se non accadesse. Il narcotraffico, per le sue dimensioni internazionali, transnazionali e nazionali, senza complicita' di banche e autorita' istituzionali, non potrebbe operare. Aspettiamo quindi anche da noi la chiusura di qualche banca? E quand'anche cio' accadesse, cosa avremmo risolto rispetto al fenomeno delinquenziale e di costume (consumo diffuso delle droghe oggi illegali).

Crediamo che, se fra qualche secolo, il fenomeno -almeno nei termini in cui e' oggi- sara' debellato, i figli dei nostri figli e gli storici si chiederanno come mai le nostre istituzioni si siano fatte tanto male e abbiano atteso tanto tempo per debellare alla radice un fenomeno devastante come questo. Si chiederanno perche' la materia prima alla base di questa delinquenza non sia stata tolta il piu' presto possibile dal business dei delinquenti di varia tacca. Perche' le pubbliche istituzioni non abbiano dato legalita' ad un fenomeno di consumo di massa regalato ai mercati clandestini.

Qualcosa si sta muovendo (tanto per cambiare…. in Usa e nelle Americhe quel qualcosa di piu' peso: Colorado, Washington, etc, Uruguay, Colombia, etc..), timidamente anche in Europa. Ma siamo ancora in alto mare. Un giretto al porto di Gioia Tauro, per far fede alle informazioni della nostra Antimafia, potrebbe essere istruttivo per chi fa le leggi.


(1) Qui la notizia completa di particolari

(2) Qui un nostro approfondimento in merito e il rapporto dell'Antimafia

Narcoguerra messicana… banche, delinquenza, insicurezza... aspettiamo che si consolidi anche in Italia?

sabato 30 maggio 2015

ITALIA - Droga e reati satellite. Cassazione: sezioni unite stabiliscono il favor rei

L'aumento di pena per i reati-satellite di droghe leggere deve essere ricalcolato dopo la sentenza costituzionale che ha bocciato l'equiparazione con le droghe pesanti della legge Fini-Giovanardi. Lo stabiliscono le Sezioni unite penali della Cassazione con la sentenza 22471/15, pubblicata il 28 maggio: la pena prevista dalle norme deve influire sul computo del trattamento sanzionatorio ex articolo 133 Cp rispetto a ogni singola violazione.
Accolto il ricorso di uno spacciatore di droghe pesanti e leggere. La pena base resta uguale perché legata al più grave traffico della cocaina, ma lo sdoppiamento nel caso di droga «mista» non può essere a danno dell'imputato: l'aumento per la continuazione del reato, quando riguarda solo le droghe leggere, deve tenere conto che sono stati ripristinati i limiti edittali più favorevoli al reo, cioè da due a sei anni di reclusione e da 5.164 a 77.468 euro di multa. Il trattamento previsto dalle norme incide sulla pena applicabile in caso di reato continuato.
L'istituto della continuazione serve a rendere più mite la sanzione perché sono ritenute meno gravi la condotta e «l'elemento volitivo» che la sorregge: chi commette il reato ha superato in un'unica occasione i paletti a tutela dei beni protetti da parte del diritto penale.


ITALIA - Droga e reati satellite. Cassazione: sezioni unite stabiliscono il favor rei

martedì 5 maggio 2015

U.E. - Gruppi criminali. Un business annuo di 110 miliardi

E' di 110 miliardi di euro l'anno il giro d'affari generato dai principali gruppi criminali in Europa. Una cifra pari all'1% del Pil del Vecchio Continente. E l'Italia - con mafia, 'ndrangheta e camorra - è in prima fila a generare proventi illeciti, che vengono poi ampiamente riciclati nell'economia legale. La stima è contenuto nello studio 'Organized crime portfolio', prodotto da Transcrime (curato da Ernesto Savona e Michele Riccardi) per la Commissione Europea. Il rapporto si è focalizzato su sette Paesi (Finlandia, Francia, Irlanda, Italia, Olanda, Spagna e Gran Bretagna), fornendo comunque un quadro dell'Europa in generale. Il mercato criminale più redditizio è quello della droga (produce 28 miliardi di euro all'anno). Tra le attività criminali emergenti la frode appare esser quella maggiormente in crescita (29 miliardi di euro). I numeri più grandi sono quelli della contraffazione (42,7 miliardi di euro). Gli investimenti criminali sono concentrati in aree a forte presenza di crimine organizzato (come il Sud Italia, Lazio e regioni del Nord-Ovest, Lombardia in testa), strategiche per i traffici illeciti (Andalusia), con porti e aeroporti (Amsterdam e Rotterdam). Bar e ristoranti, costruzioni, vendita al dettaglio (specie cibo e abbigliamento), trasporti, hotel e immobili sono i tradizionali settori di infiltrazione. Ma c'è la crescente evidenza di influenze criminali nel settore delle energie rinnovabili, gestione dei rifiuti, money transfer, slot machine, giochi e scommesse. Evidenza degli investimenti delle mafie italiane, indica lo studio, possono essere trovate in un ampio numero di Paesi europei, in particolare nel settore immobiliare, nelle aziende di costruzione, nei ristoranti e nell'ingrosso e dettaglio di prodotti alimentari.

U.E. - Gruppi criminali. Un business annuo di 110 miliardi

venerdì 17 aprile 2015

ITALIA - Droga a scuola. 8 grammi marijuana in istituto superiore Firenze

Dosi di marijuana, per un peso complessivo di circa 8 grammi, sono state trovate ieri mattina dalle unità cinofile della polizia nel giardino dell'istituto alberghiero Buontalenti, in via dei Bruni a Firenze. Le verifiche, effettuate in accordo con la preside della scuola, hanno interessato anche i bagni, i locali comuni, corridoi e alcune aule scelte casualmente. La droga è stata trovata nel cortile all'esterno, nascosta nell'erba e sotto un'auto in sosta.


ITALIA - Droga a scuola. 8 grammi marijuana in istituto superiore Firenze

sabato 2 agosto 2014

COLOMBIA - Narcotraffico. Sequestrata fabbrica di sommergibili

COLOMBIA - Narcotraffico. Sequestrata fabbrica di sommergibili

Notizia  1 agosto 2014 10:19

 La polizia colombiana ha annunciato ieri di aver arrestato i principali membri di una banda di narcotrafficanti che fabbricava dei piccoli sottomarini per portare cocaina in Usa ed Europa.
Per le persone arrestate, tra cui il cervello della banda, Alexandro Giraldo Santa, alias “l'ingegnere”, gli Usa hanno chiesto l'estradizione.
Messo in prigione a Cali (sud-ovest), Giraldo Santa possedeva diversi autolavaggi come copertura, e dal 2011 costruiva sottomarini in fibra di vetro, in grado di trasportare quattro persone e 7 tonnellate di droga, con un'autonomia di 48 ore.
In genere partivano dal golfo di Uraba, nel mar dei Caraibi, alla frontiera tra Panama e Colombia. In due anni, tre di questi sottomarini sono stati intercettati dalle autorita', che hanno sequestrato 22 tonnellate di cocaina.
La Colombia e' considerata uno dei principali produttori di cocaina al mondo, con una produzione annuale di 290 tonnellate nel 2013, cosi' come indicato dall'ultimo rapporto dell'Onu sugli stupefacenti.


lunedì 19 maggio 2014

ITALIA - Cannabis terapeutica. Radicali Torino consegnano petizione in Comune

Questo pomeriggio una delegazione radicale composta da Igor Boni (candidato radicale alle regionali nella lista PD), Giulio Manfredi (segretario Associazione radicale Adelaide Aglietta) e Silvio Viale (Presidente Comitato nazionale Radicali Italiani) ha consegnato all'Ufficio Relazioni Pubbliche del Comune di Torino circa 400 firme raccolte in calce alla petizione comunale che chiede al Comune di Torino di attuare una coltivazione sperimentale di cannabis a fini terapeutici. I primi tre firmatari della petizione sono Boni, Manfredi e Alessandro Frezzato (malato di distrofia muscolare, Consiglio generale Associazione Luca Coscioni).
Igor Boni ha dichiarato:
“Lo scorso gennaio il Consiglio Comunale di Torino ha approvato un ordine del giorno (a prima firma Silvio Viale) a favore della cannabis terapeutica; è ora di passare dai proclami alle realizzazione concrete, dalle parole ai fatti. In meno di venti giorni siamo riusciti a raccogliere ben oltre le 300 firme richieste dallo Statuto Comunale; e hanno firmato cittadini delle più diverse età ed estrazioni sociali, uno schieramento trasversale che ricorda quello da noi riscontrato l'anno scorso quando raccogliemmo le firme per l'eutanasia legale.
Se sarò eletto in Consiglio Regionale, mi batterò per una legge a sostegno della cannabis terapeutica, come hanno già fatto Toscana, Friuli, Marche, Liguria e Puglia. L'obiettivo finale deve, però, essere una legge nazionale, per evitare disparità di trattamento fra i cittadini residenti nelle diverse regioni.”

ITALIA - Cannabis terapeutica. Radicali Torino consegnano petizione in Comune


lunedì 12 maggio 2014

MONDO - Cannabis terapeutica. Gerra (ONU): studiarne potenzialita'

"I principali cannabinoidi contengono 65 diverse componenti, di cui solamente una" da' l'effetto 'spinello'. "Le altre 64 sono tutte promettenti come possibili armi contro varie malattie, dall'autismo alla depressione. Vanno studiate con ricerche serie, altrimenti l'alternativa sara' sempre la cura Di Bella o il metodo Stamina". E' il parere di Gilberto Gerra, responsabile Prevenzione droga e salute, divisione Operazioni dell'Ufficio antidroga e crimine dell'Onu, che ne ha parlato oggi a margine del 'World Medicine Park', incontro multidisciplinare con focus sulla terapia del dolore in corso a Minorca. Secondo Gerra gli studi vanno fatti "attraverso tutti i passaggi previsti dagli enti regolatori, dalla fase preclinica fino alla fase 3", per avere risposte certe e a garanzia dei malati.

MONDO - Cannabis terapeutica. Gerra (ONU): studiarne potenzialita'

sabato 19 aprile 2014

Una nuova politica sugli stupefacenti e le necessità di cambiamento.

Le recenti affermazioni del Presidente della commissione Affari Sociali ad evitare scontri ideologici sul tema della cannabis e l' invito a risolvere problemi concreti, sono affermazioni che vanno in contrasto alla votazione effettuata per l'approvazione della coltivazione personale di cannabis.

L' apertura della II Commissione Giustizia al dialogo verso una politica sugli stupefacenti, ha portato all'audizione dell' Associazione ASCIA, alla consegna di documentazione sul fallimento del proibizionismo e la richiesta di politiche tolleranti nei confronti dei coltivatori di cannabis per uso personale.

La richiesta avanzata dall' On. Daniele Farina e sostenuta dal On. Ferraresi, per il superamento delle politiche disegnate dal DPA nella persona del dott. Giovanni Serpelloni e di Carlo Giovanardi, sono state discusse con interesse dalla commissione di cui fanno parte.




In questo panorama politico Italiano, è ancora forte il baluardo oscurantista dell' ipocrisia.

I dati risportati nei documenti scritti e redatti da Europol e EMCDDA, "Relazione europea sulla droga 2013", "Eu serious and organised crime threat assessment 2013" ed " EU Drug Markets Report: a strategic analysis" sono chiari:

- "Una valutazione comparata di costi e benefici dei possibili percorsi d' azione alternativi, può costituire un importante elemento di valutazione politica"

- "Il mercato della cannabis rimarrà ampio e complesso senza alcuna prevista diminuzione della domanda"

- " E' urgente il miglioramento del monitoraggio della produzione ed i flussi di traffico di cannabis all' interno e tra gli stati dell UE e migliorare il monitoraggio della produzione domestica"

Alla luce di queste necessità viene da domandarsi su quali basi l' attuale governo ha intenzione di procedere.
Quali sono le necessità a cui rispondono queste votazioni contraddittorie sulla reale volontà di superamento del problema.

La scienza ha espresso il suo parere sulla pericolosità della cannabis esfortunatamente nessuna di queste è stata tenuta in considerazione 
dagli organi preposti a ridurre la diffusione di stupefacenti negli ultimi otto anni.
I recenti report redatti dagli organismi europei hanno tratteggiato linee guida da considerare per ridurre la diffusione di stupefacenti in Europa.

La cannabis, in Italia, è un problema senza colore politico, ma basato solo su principi ideologici.
La politiche fino ad oggi adottate, che hanno portato ad un' aumento della diffusione delle sostanze tra la popolazione, hanno infatti portato alla dichiarazione allarmistica del ministro Lorenzin che "Il consumo di droga e' un'emergenza nazionale".
E' quindi necessario un cambio di rotta nell' affrontare il tema della riduzione della diffusione di stupefacenti. E' necessario che lo si 
risolva con metodi che siano riuscita a dare risultati. 

Il Portogallo è risucito a diminuire l' uso di stupefacenti, depenalizzandolo e prevedendo percorsi di recupero. Le forze dell' ordine sono estranee ai fenomeni di consumo personale.
In Spagna è tollerata la coltivazione di cannabis ed è possibile associarsi ad un Cannabis Social Club per potere coltivare fino a 3 piante ed avere accesso alla cannabis.
Negli Stati Uniti, negli stati dove è stata regolamentata la produzione, il consumo e la vendita di cannabis attraverso dispensari autorizzati, ha visto ridurre il crimine.

Di fronte a rappresentati delle più svariate forze politiche e a loro auspici al superamento di politiche repressive, si è potuta notare una chiara intenzione alla tolleranza verso la cannabis e all' accesso regolamentato alla sostanza.

Viene da domandarsi, cosa ha portato a queste votazioni dove l' uso di cannabis e la coltivazione personale debbbano ancora essere considerate un reato?

Da questo Governo, ci sono sette milioni di italiani che vogliono avere delle risposte. La prima di queste è la accettazione della coltivazione personale di cannabis.  

sabato 8 marzo 2014

MONDO - ONU apre a depenalizzazione droghe

http://www.encod.org/
L'Onu riconosce che gli obiettivi nella lotta mondiale contro la droga finora non si sono realizzati e, per la prima volta, ipotizza la "depenalizzazione" del consumo degli stupefacenti: l'importante novita' arriva da un documento messo a punto per una riunione chiave della prossima settimana a Vienna. "La depenalizzazione del consumo della droga puo' essere una forma efficace per 'decongestionare' le carceri, redistribuire le risorse in modo da assegnarle alle cure e facilitare la riabilitazione", si legge in un rapporto di 22 pagine dell'Ufficio delle Nazioni Unite sulle Droghe e il Crimine (Unodc). L'agenzia Onu non ha voluto fare commenti, ma varie fonti diplomatiche specializzate nella politica contro le droghe hanno convenuto che si tratta della prima volta che l'organismo fa esplicito riferimento alla depenalizzazione.
La depenalizzazione del consumo personale - che gia' si applica in alcuni Paesi europei, in Canada e in Australia, e in alcune nazioni latinoamericane come il Brasile e il Cile - prevede che l'uso di droghe non sia un reato, stabilendo pene alternative, come multe o terapie, al carcere. In Uruguay e' stata legalizzata la compravendita e la coltivazione della marijuana, con un'agenzia statale che fa da ente regolatore. La depenalizzazione non prevede in alcun modo la legalizzazione ne' la liberalizzazione dell'accesso alla droga che, secondo i trattati, si puo' usare solo a fini terapeutici e scientifici, e mai per piacere personale; per cui, il consumo continuerebbe ad esse sanzionabile (con multe o terapie obbligatorie), ma non sarebbe piu' un reato penale. Nel rapporto l'agenzia Onu rileva che "i trattati consigliano il ricorso ad alternative alla prigione" e sottolinea che si devono considerare i consumatori di stupefacenti come "pazienti in cura" e non come "delinquenti". Il prossimo giovedi' e venerdi' a Vienna, la comunita' internazionale valutera' in seno alla Commisssione sugli Stupefacenti dell'Onu la situazione del problema droga e se si stiano rispettando gli obiettivi definiti nel 2009 in una tabella di marcia per il decennio (nel 2014 si e' gia' a meta' del cammino). Il rapporto, firmato dal direttore esecutivo dell'Unodc, Yury Fedotov, rileva progressi "diseguali", ma sottolinea che "l'ampiezza generale della richiesta di droghe non e' cambiata sostanzialmente a livello mondiale", il che contrasta con gli obiettivi fissati nel 2009. Secondo i dati Onu, sebbene il mercato della cocaina e della cannabis si sia ridotto, l'aumento degli stimolanti sintetici, piu' difficili da individuare, e la recente apparizione di centinaia di nuovi stupefacenti di ultima generazione contrastano con questi passa in avanti. Il consumo di droghe continua ad essere stabilmente intorno al 5% della popolazione adulta, e le vittime annuali causate dal suo consumo sono interno alle 210mila persone.

MONDO - ONU apre a depenalizzazione droghe

sabato 15 febbraio 2014

Le sfide in Usa per avviare un business sulla marijuana

Nel 2010, Jake George provo' ad individuare un mercato che aspettava di essere considerato e si concentro' tutto su una nuova impresa: insieme a sua moglie Lydia, venduta la maggior parte dei propri beni, si trasferirono un un appartamento piu' piccolo nello Stato di Washington e investirono 10.000 Usd per finanziare GreenLink Collective.
L'iniziativa ha dato buoni risultati. Le vendite raddoppiavano ogni anno -dice George- e la sua donna apri' una succursale. Sarebbe una classica storia di piccoli negozi, se non fosse che Heorge vende marijuana.
L'erba e' legale in meno della meta' del territorio statunitense pur continuando ad essere illegale per la legge federale. E ammantata di pregiudizi culturali nonche' associata con altro in modo polemico, ma una quantita' crescente di imprenditori in Usa, come George, stanno trasformando la marijuana in un grande business.
Molti sono stimolati da impulsi missionari sui benefici medici di questa droga o da una passione per il suo uso ricreativo. Per altri invece e' come una grande opportunita' imprenditoriale, e sono convinti che nel mercato la domanda crescera' e le preoccupazioni diminuiranno.
I difensori di questa industria stanno gia' facendo previsioni ottime. Il guadagno annuale da marijuana, per il 2018, potrebbe oscillare tra 4.500 e 6.000 milioni di Usd in tutti gli Stati Uniti, un forte aumento rispetto ai 1.300/1.500 milioni di Usd del 2013, secondo alcune proiezioni di MMJ Business Daily, una pubblicazione online che si occupa delle aziende.
ArcView Group, una rete di investitori con sede in San Francisco e che e' specializzata nell'industria della cannabis, stima che il mercato statunitense di marijuana legale crescera' del 64% a 2.340 milioni di Usd nel 2014, e nei successivi cinque anni arrivera' a 10.00 milioni di Usd.
“Senza dubbi si puo' guadagnare soldi”, dice Beau Kilmer, codirettore di RAND – Drug Policy Research Center, un'organizzazione di ricerca senza scopo di lucro che studia temi e tendenze relative alle droghe. Sommando le vendite legali ed illegali, stima che “l'attuale spesa al dettaglio per la marijuana in Usa e' di decine di migliaia di milioni di dollari”, e “si prevede che un mercato completamente legale generera' migliaia di milioni di dollari di introiti”.
Ma Kilmer -e alcuni funzionari statali- sostengono che e' impossibile prevedere un mercato cosi' ancora poco sperimentato. Gran parte del consumo attuale di marijuana illegale riesce a far guadagnare coltivatori e venditori pur col rischio di arresto e carcerazione. E scomparira' se si legalizza -dice Kilmer. E se la marijuana potra' essere coltivata apertamente, come altri prodotti agricoli, i prezzi caleranno di piu' con le economie di scala. “In questo momento, nessuno sa nulla con certezza”.
Nel frattempo, gli imprenditori della cannabis devono affrontare ostacoli che altri business avviati non conoscono. Banche, padroni di casa, leader della comunita' -incluse le famiglie degli imprenditori- spesso disapprovano queste iniziative. E' difficile che questi business trovino i luoghi in cui operare, ottenere il denaro di cui hanno bisogno nonche' sentirsi completamente sicuri nel business stesso.
Attualmente, 20 Stati e il Distretto di Colombia consentono in Usa l'uso della marijuana a fini medici, e ci sono iniziative in corso per la legalizzazione in altri luoghi, incluso lo Stato di New York. Ma in Colorado e Washington sono andati piu' avanti con il progetto di trasformare la cannabis in una industria di massa.
I difensori della marijuana in questi due Stati valutano che ci sara' una gran quantita' di consumatori che rispondera' agli sforzi del mercato. Molte persone estranee a questo ambiente sono gia' entrate nel business, sostengono alcuni impresari industriali. “In realta' e' affascinante la quantita' di investitori che oggi chiedono di esser parte di questo ambito. Molti lo vedono come la prossima grande industria statunitense”, dice Jay Czarkowski, cofondatore del dispensario di marijuana medica Boulder Kind Care e attualmente socio e dirigente di Canna Advisors, un ufficio di consulenza di Boulder, nello Stato del Colorado, che aiuta chi vuole aprire imprese di marijuana.
Brendan Kennedy, cofondatore di Privateer Holdings, un'azienda di investimenti di Seattle che si sta concentrando sulle imprese di cannabis, sostiene che le proposte che riceve di potenziali investimenti, “sono sempre molto piu' professionali negli ultimi tre anni”.
Attualmente Privateer ha un'azienda cartiera: la pagina web e le app mobili Leafly sono a disposizione dei consumatori che possono scegliere tipi e dispensari di marijuana. Quando Privateer compro' Leafly nel 2011, registrava 180.000 visite al mese ed “essenzialmente con reddito zero”. Ora il fatturato mensile e' di 125.000 Usd, e ad agosto ci sono state tre milioni di visite.
Altri esperti e funzionari consigliano cautela per la speculazione sulle prospettice di questa industria. Brian White, portavoce del Consiglio di Controllo sulle Bevande Alcooliche dello Stato di Washington, dice che il proprio Stato spera che la cannabis legale possa convertirsi in una fonte significativa di guadagni. Ma diche che “non c'e' nessuna certezza di quanto si guadagnera' con la vendita di marijuana legale. La nostra legislatura non ha registrato guadagni dalle vendite”.
Molti impresari stanno decidendo che anche se il mercato sara' basso, saranno comunque li' a raccoglierne i frutti. Il caso di George e' un esempio. Originario dello Stato di Washington e rappresentante per la vendita di elettrodomestici, decise di entrare nel settore dopo la visita, nel 2008, ad un dispensario locale per comprare marijuana dietro presentazione di una ricetta medica. George sperava di incontrare un ambiente professionale, ma rimase sorpreso a verificare che “molta gente stava parlando con un medico in un garage”.
L'esperienza lo spinse ad offrire una alternativa migliore. Il business che avvio' -con un giardino per coltivare piante, una vetrina e un panificio per trasformare la droga in cibo per i pazienti che non fumano- era lo stesso di molte piccole imprese. Offriva incentivi come tessere fedelta' e si promuoveva online tramite Leafly.
Ma l'imprenditore affronta ostacoli, soprattutto trovare una banca, un problema che si presenta per chiunque intende avviare un business di cannabis. George dice che il suo business deve andare avanti solo con un guadagno. Nessuna banca gli consente di aprire un conto in virtu' del fatto che il suo business e' con la marijuana -dice- e senza un conto non si possono accettare transazioni con carte di credito o di debito.
Ci sono iniziative politiche in corso che potrebbero rendere meno problematiche le preoccupazioni bancarie. Per esempio, il procuratore generale degli Usa, Eric Holder, ha detto poco tempo fa che il Governo federale stabilira' delle linee guida per consentire che le aziende legali di cannabis ottengano accesso al credito bancario.
Comunque, ci sono molti ostacoli. Riuscire ad avere spazi fisici puo' rappresentare un grande problema: molti sostengono che le citta' sono ostiche di fronte all'apertura di dispensari per questo prodotto.
Alcuni impresari del settore dicono che le proprie aziende sono trattate come qualunque altro business. Dan Williams, presidente di Canna Security America, con sede a Denver, che offre servizi di sicurezza per chi opera con la marijuana, fa sapere che non ha avuto problemi con agenti federali o banche. “Credo perche' siamo un fornitore di servizi e non maneggiamo la cannabis”.
Nel suo business -dice- l'unico problema reale e' stato “mantenere il ritmo di crescita esponenziale di questa industria”.

(articolo di Iris Dorbian, pubblicato sul quotidiano The Wall Stret Journal del 14/02/2014)

Le sfide in Usa per avviare un business sulla marijuana

mercoledì 12 febbraio 2014

La Corte Costituzionale boccia la legge Fini-Giovanardi sulle droghe. E ora tutto bene?

Articolo di Pietro Yates Moretti 12 febbraio 2014 16:48

Dopo aver demolito la legge elettorale nota come Porcellum, e prima ancora l'impianto generale della liberticida legge 40/2004 sulla procreazione assistita, la Corte Costituzionale ha annullato anche la legge Fini-Giovanardi sugli stupefacenti. Se andiamo avanti di questo passo, prima o poi verrà suggerita l'abolizione anche della Camera dei Deputati, oltre a quella del Senato, per lasciare che alle «riforme» ci pensi la Corte Costituzionale.
La decisione della Consulta è inattaccabile: l'introduzione di norme eterogenee in sede di conversione in legge di un decreto legge viola l'art.77 della Costituzione che regola la decretazione d'urgenza. Questo è orientamento ormai consolidato della Corte che difficilmente poteva essere rinnegato.
La violazione di questa (importantissima) formalità ha però tolto le castagne dal fuoco ai giudici della Consulta, che così non hanno dovuto (almeno pare) esprimersi sulla ragionevolezza e la conformità con il diritto europeo di una legge sbagliata, criminogena e perfino inefficace nel raggiungere gli stessi obiettivi per cui era stata scritta: i consumi di sostanze stupefacenti, ed in particolare della cannabis, non sono diminuiti.
Si torna però alla legge precedente, la cd. Iervolino-Vassalli, una norma non così diversa da quella appena bocciata. Infatti è pessima. Se non fosse per il referendum promosso dai Radicali nel 1993 che l'ha modificata, con il ritorno di questa legge anche il mero consumo di cannabis sarebbe punito con il carcere.
Ma una buona notizia, comunque. La politica dovrebbe ora farsi carico di riscrivere una nuova legge al passo coi tempi. Ed i tempi ci dicono, ormai anche attraverso organismi internazionali quali l'Onu, che l'attuale approccio agli stupefacenti ha fallito. Ce lo dicono anche i genitori del proibizionismo e suoi massimi fautori nel mondo, gli Stati Uniti, dove due Stati hanno legalizzato la marijuana per uso ricreativo. E lo stesso ha fatto l'Uruguay. Non possiamo più permetterci di combattere una finta guerra al narcotraffico che serve innanzitutto a garantire la prosperità del narcotraffico e delle grandi organizzazioni criminali, col risultato di punire solo i consumatori e piccoli spacciatori.
Se però il legislatore va avanti di questo passo, come detto, sarà la Corte Costituzionale a doversi far carico di riformare pure questa nuova vecchia legge. Con una non indifferente limitazione: per riscriverla non potrà usare una penna, ma solo delle forbici. Ci accontentiamo?

La Corte Costituzionale boccia la legge Fini-Giovanardi sulle droghe. E ora tutto bene?

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