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sabato 12 marzo 2016

Un parere sul giudizio della Corte

Ammetto di non essere molto ferrato su problemi di costituzionalità, essendo l'economia e le sue implicazioni il mio campo. Ma ricordo quanto espresso nel 2008  dalla Cassazione, che, tra i motivi di un rigetto nei confronti della coltivazione illegale, puntava sul fatto che si puniva le coltivazioni illegali, e si affermava, a mio parere implicitamente, di intraprendere la via legale per provare a "smontare" l'impianto proibizionista.

Perchè coltivare cannabis è illegale in Italia .... se privi di autorizzazione ministeriale! Perciò se volete coltivare ... chiedete l'autorizzazione ... In Messico, questa strada è stata percorsa e ha portato la giustizia ad imporre al governo di concedere l'autorizzazione.

Per questo motivo, pur sostenendo qualsiasi strada per arrivare la coltivazione, ritengo che i precedenti successi di raccolta firme, andrebbero accompagnati da una attività legale di raccolta delle richieste di autorizzazione. Perchè? Perchè la popolazione carceraria Italiana, potrebbe esplodere  ..... in un giorno!

Quante firme possono essere raccolte per la legalizzazione e un progetto di legge popolare? 100.000? 200.000? Sono obbiettivi perseguibili?

Se si, ogni firma andrebbe accompagnata da una semplice richiesta di autorizzazione alla coltivazione. E per portare firme di persone interessate ad intraprendere una via legale a coltivare, non è necessaria la presenza di tutti. Basta un gruppo di delegati.

Quali sarebbero le scelte della legge se dovesse decidere tra condannare o spingere gli organi preposti per il rilascio delle licenze, a norma di legge, per 200.000 persone? 

Se il costo del sistema giudiziario Italiano, a fronte di una popolazione di 60.000 individui, è di circa 2 miliardi e 700 milioni di euro, la risposta è che il costo del sistema carcerario aumenterebbe almeno di 3 volte. Si potrebbe stimare in circa 7,4 miliardi di euro. Una simile protesta legale, muoverebbe lo 0,5% del pil. Da pochi giorni hanno rilasciato i dati del pil italiano per il 2016: 0,6%. Una protesta per il rilascio delle licenze per la coltivazione di cannabis, potrebbe fare la differenza tra una nuova recessione economica e l'attuale navigare a vista, per raggiungere una misera sufficienza economica.

L'Italia può sostenere questa spesa? E' notizia di questi giorni, la richiesta dell'unione europea di rientrare di 3 miliardi. Il solo costo di una simile operazione di richiesta di coltivazione di massa, rischierebbe di fare deragliare il bilancio, già fragile, Italiano. 

Oggi sono i numeri che contano in Europa. Se si vuole spiegare agli Italiani il motivo della necessità di legalizzare e si trovano resistenze in merito alla valutazione economica di una politica per i suoi possibili successi, è arrivato il momento di sbancare il tavolo da gioco. E'  ora di lanciare la raccolta di autorizzazioni da sottoporre alla giustizia, affinchè faccia rispettare la legge, in tempi rapidi, e approvare la nuova legge sulla droga, in tempi ancora più rapidi. La legalizzazione della coltivazione di cannabis è ora diventato un problema di costi da tagliare.

domenica 10 gennaio 2016

Sicurezza a Parma? No, grazie.

Egregio Direttore,
In questi giorni, lo “scontro tra bande” di piazzale Picelli, ha riportato alla ribalta il tema del mercato degli stupefacenti e l’impatto che lo spartimento delle “piazze di spaccio”, non regolamentate, ha sulla sicurezza dei cittadini.
Cosa significa questo? Prenderò ad esempio una icona cittadina, Piazza Ghiaia, per descrivere quello che sta avvenendo. Mi permetto di andare anche oltre e di mostrare cosa è successo ad un “mercato analogo” a piazzale Picelli, nuovo mercato all’aperto di stupefacenti, nel momento della sua regolamentazione.
Caro cittadino, un tempo piazza Ghiaia era il mercato dove si radunavano, da tutta la provincia, i commercianti, gli agricoltori e gli allevatori, per comperare e vendere i prodotti della terra. Cento anni fa era così. Oggi hanno messo delle regole riguardo gli orari dell’apertura dei negozi, gli eventi, lo spostamento dei box, ora spariti.
Cosa succede nelle piazze e nei parchi cittadini? Cosa ha evidenziato l’assenza della politica nel emanare leggi di regolamentazione dei mercati degli stupefacenti? Se piazza Ghiaia, negli ultimi cento anni, ha subito una trasformazione radicale, cosa ne è del mercato della droga dopo quarant’anni di assenza politica sul tema?
I parchi cittadini, oggi, sono tante piccole “Piazze Ghiaia” dello spaccio, laddovè non lo sono diventati viali interi. Il mercato della droga è “liquido”, si sposta, è sempre dove si deve trovare, per le strade, ovunque. Questo mercato ha anche una dimensione, 24 milioni di euro l’anno, un ponte nord di droga ogni anno.
Questo è il risultato della totale, completa e inesistente attenzione di tutta la classe politica e dei cittadini. E’ solo questa la motivazione di questo disastro, iniziato con il sindaco sceriffo della carta di Parma e ora perpetrato dalla codardia di una giunta che ha interesse ad essere volutamente assente su questo tema per opportunità politica, come tutti gli altri partiti cittadini.
Perché dico volutamente? Perché da quando siede in municipio, questa giunta, mai ha discusso del tema dello spaccio di stupefacenti, se non per luoghi comuni, senza mai intavolare un serio dibattito sulla soluzione del problema. La giunta rappresenta un movimento che, a livello nazionale, ha portato alla discussione una legge sulla regolamentazione della cannabis; a Parma, durante l’ultima festa antiproibizionista, il dibattito sorto, ha creato solo imbarazzo a Parma in movimento.
E’ ora il momento della buona notizia. Si può risolvere questa situazione. L’ esempio di un successo in questa direzione? Zurigo e la politica intrapresa per eliminare la criminalità dalla zone di spaccio della stazione cittadina a fine anni ‘80. La regolamentazione della distribuzione controllata di stupefacenti ai tossicodipendenti, al fine del loro recupero e reinserimento sociale, ha visto una diminuzione del crimine del 80% in un anno. Allora il problema era l’eroina. Oggi fortunatamente è solo la cannabis.

Cosa può insegnare l’esempio di piazza Ghiaia e di Zurigo nella soluzione del problema di sicurezza a Parma? Poiché la sostanza più diffusa e per la quale le forze dell’ordine sprecano maggiori risorse è la cannabis, senza risultati, è giunta l’ora di parlare di come regolamentare la vendita di cannabis a Parma e togliere, per davvero, la droga dalle strade.

sabato 9 gennaio 2016

L'uomo che ha mostrato la bugia della guerra alle droghe



Articolo di Redazione
27 dicembre 2015 16:15


Pablo Escobar è stato "il primo a capire che non è il mondo della cocaina ad orbitare attorno ai mercati, ma i mercati a ruotare attorno alla cocaina".


Di sicuro Escobar non l'ha detto proprio in questi termini: questa eretica verità è stata esplicitata da Roberto Saviano nel suo ultimo libro, Zero Zero Zero, il più importante dell'anno e sicuramente il più valido che sia mai stato scritto sul narcotraffico. Questo, di fatti, è un libro che dice ciò che deve essere detto alla fine di un altro anno di guerre per droga, che si diffondono in lungo e largo e in profondità, e sicuramente racconta ciò che non imparerete da Narcos, Breaking Bad o i numerosi report ufficiali.

La presa di coscienza che il capitalismo della cocaina è centrale nel nostro universo economico ha fatto di Escobar il Copernico del crimine organizzato, sostiene Saviano, aggiungendo: "Nessun business nel mondo è così dinamico, così incredibilmente innovativo, così leale nei confronti dello spirito del libero mercato come il business globale della cocaina." Suona semplice, ma non lo è - è rivoluzionario e, dice Saviano, spiega il mondo.

Avrei dovuto discutere di Zero Zero Zero con Saviano - che vive sotto protezione 24 ore al giorno, 7 giorni a settimana, dopo alcune minacce di morte successive alla pubblicazione di Gomorra, il suo libro sulla mafia napoletana - al Hay Arequipa book festival in Peru, questo mese. Ma Saviano non è riuscito a presenziare, a causa delle difficoltà di coordinare sempre i suoi spostamenti. Da otto anni vive in località segrete, con una scorta permanente di sette carabinieri, passando raramente più di due notti nello stesso letto. Un video collegamento con il Peru' si è dimostrato particolarmente complicato, ma ciò che Saviano aveva da dire è troppo importante, troppo urgente e troppo radicale per perdersi nei problemi di logistica. Alla fine siamo riusciti a parlare per telefono lo scorso weekend.


"Il Capitalismo", ha detto Saviano, "ha bisogno di associazioni criminali e mercati criminali...Questa è la cosa più difficile da comunicare. Le persone - anche coloro che si occupano di crimine organizzato - tendono a non notare questo fattore, insistendo sulla separazione tra il mercato nero e il mercato legale. E' la mentalità che porta le persone, in Europa e negli USA, a pensare al mafioso in prigione come ad un gangster. Ma non lo è, anzi, è un businessman, un uomo in carriera, e il suo business, il mercato nero, è divenuto il più grande mercato del mondo."

Questa è la sagace eresia di Saviano. Per decenni, scrivere di mafia globale ha presupposto l'impostazione da scisma Manicheo tra ladri e poliziotti; la nostra società in salute e l'applicazione della legge da una parte contrapposti al crimine organizzato dall'altra (con alcuni errori occasionali da parte dei primi). Ma il sentiero indicato da Saviano e pochi altri ha demolito questa relazione, ed è stato oltretutto corroborato da ogni recente sviluppo nel narco-incubo vissuto quotidianamente in Messico, inclusa in special modo la fuga, ancora una volta, dell'erede al trono di Escobar, Joaquin “Chapo” Guzman, da un cosiddetto carcere di massima sicurezza. I cartelli dei narcotrafficanti come quello di Guzman non sono avversari del capitalismo globale, ma nemmeno sue parodie; sono parte integrante - e pionieri - del libero mercato. Sono, in pratica, il modello di riferimento del libero mercato.

Abbiamo sentito molto, in questi giorni, sui pro e contro della legalizzazione delle droghe, ma molto poco sul narcotraffico come economia politica. Ora Saviano articola e dimostra ciò che tanti di noi che scrivono di mafia hanno tentato per anni di gridare a pieni polmoni dai tetti, solo che nessuno di noi è salito abbastanza in alto, ha urlato così forte o reso il messaggio così cristallino come ha fatto lui. Eccola dunque,
la bugia di ogni linea separatoria tra legale e illegale. Eccola, messa a nudo: il cartello come una grande azienda, la grande azienda come il cartello; la cocaina come puro capitalismo, il capitalismo come la cocaina, conosciuta nella sua forma più pura con il nome di zero-zero-zero - un ironico riferimento al nome dato alla farina migliore, ideale per la pasta.

Saviano scrive un reportage letterario con il suo distinto stile di narrativa, la sua cifra stilistica, immediatamente informativa ed impressionistica. Apre Zero Zero Zero con una feroce riflessione tragicomica su chi, nella vita del lettore, può fare uso di cocaina: "Se non è tua madre o tuo padre...allora è il boss. O la segretaria del boss...o l'oncologo...i camerieri che lavoreranno al matrimonio… Se non loro, allora il consigliere comunale che ha appena approvato il progetto per le nuove zone pedonali." In sessanta pagine ha messo a nudo il sistema per mezzo del quale - e per quali ragioni - la polvere bianca arriva fino al nostro naso. "La cocaina", conclude applicando la logica da business school, "è un bene sicuro. La cocaina è un bene anticiclico. La cocaina è un bene che non conosce e non teme scarsità di risorse o inflazione dei mercati." Certo, il capitalismo della cocaina - come accade sfacciatamente per ogni altro bene, e possibilmente anche di più - ha "entrambi i piedi ben piantati nella povertà… e nel lavoro non qualificato, un mare di soggetti interscambiabili, che perpetrano il sistema di sfruttamento di molti e di arricchimento di pochi".

"La cocaina diviene, in pratica, un prodotto paragonabile a oro e petrolio," aggiunge durante la nostra conversazione, "ma più economicamente potente di oro e petrolio. Con questi altri beni, infatti, se non hai accesso a miniere e pozzi è difficile entrare nel mercato. Con la cocaina non funziona così. Il terreno è coltivato da contadini disperati, il cui prodotto si può accumulare in enormi quantità di capitale e denaro, in pochissimo tempo. 

Se stai vendendo diamanti, devi prima farli autenticare, ottenere una licenza - con la cocaina questi passaggi non servono. Qualunque qualità tu abbia, puoi venderla immediatamente. Sei in perfetta sintesi con la vita quotidiana e con l'ethos del mercato globale - e l'ignoranza dei politici occidentali nel comprendere questo passaggio è sconcertante. Se il mondo europeo, e il mondo americano, non comprendono questi sistemi di forze, è perchè non hanno la volontà di comprendere il funzionamento del narcotraffico."

In un precedente libro, che presto verrà tradotto in inglese, dal titolo Vieni via con me, Saviano ha parlato di "ecomafia" per cui è "sempre fondamentale prestare attenzione ai terreni e agli spazi in cui si può nascondere e proliferare", esattamente come fa una società per ritagliarsi uno spazio nel mercato. In Zero Zero Zero, Saviano scrive di quella che potrebbe essere chiamata la genealogia delle narco-associazioni, dal periodo paternalistico del "capitalismo conservativo" alla snella e squallida multinazionale che è diventata: comprando banche fallite, lavorando sull'economia del credito, subentrando alle banche nei prestiti. Permeando il sistema finche' non è divenuto indistinto da esso, totalmente aderente, fino ad ora che (scrive Saviano in Vieni Via Con Me): "la democrazia è letteralmente in pericolo" e noi siamo diventati "tutti uguali, tutti contaminati… nella macchina del fango".

"Quindi la storia del narcotraffico", dice adesso, "non è qualcosa che succede lontano da noi. Le persone preferiscono pensare alla violenza disgustosa come a qualcosa di distante da loro, ma non lo è. La nostra intera economia è pervasa da questa narrativa."


Per alcune ragioni, dice, il mondo Anglo-Sassone è più lento a comprendere l'innata criminalità del sistema "legale" rispetto a quanto lo sono le società latine. "Penso che il mondo Anglo-Sassone, Anglo-Americano, sia infuso di un certo positivismo calvinista; le persone vogliono credere nella 'buona salute' della loro società", dice Saviano, anche se "tutto questo significa che, per esempio, la City di Londra è divenuto un centro per il riciclaggio di denaro sporco molto più di quanto lo siano le Isole Cayman".

La mafia, afferma, ha un modo particolare di consolidare la sua presenza e accrescere la sua forza, in un modo quasi Darwiniano, evoluzionistico: "la forza della mafia è questa. Se un mafioso combina un guaio, muore - e così si sviluppa un sistema di sopravvivenza. Quando fanno un errore, vengono uccisi e rimpiazzati da qualcuno ancora più spietato, così che l'organizzazione diventa più forte."

All'inizio di quest'anno, scrivendo da New York, Saviano ha descritto la sua difficile vita sotto scorta per il Guardian, e in questo passo che segue lui chiede a se stesso, in modo commovente: "Ne è valsa davvero la pena?"

"Io scrivo di Napoli, ma Napoli si tappa le orecchie", si rammarica Saviano.
Scrive lui, "è un mio errore se gli articoli che continuo a scrivere sul sangue versato dal mercato della cocaina cadono miseramente su orecchie sorde." Ogni giornalista o scrittore di queste tematiche sente in parte il peso di questi sentimenti, ma – a parte alcuni colleghi in Messico e Colombia - con un prezzo da pagare inferiore a quello pagato da Saviano: ovvero la sua libertà e la sua sicurezza.

"A volte penso di essere ossessionato", riflette nel suo libro, ma "altre volte sono convinto che queste storie sono un modo per dire la verità". Qui ce l'abbiamo, la verità. Sia che Saviano sia ossessionato o meno, si rende conto di una verità brutale: che capire il narcotraffico equivale a comprendere il mondo moderno.
"Non potrai mai davvero capire come funziona il mercato globale se non capisci come funziona il narcotraffico", dice nella nostra conversazione.

Un passaggio degno di nota in Zero Zero Zero spiega il perchè: una trascrizione di una registrazione dell'FBI di un esperto mafioso italiano che, a New York, istruisce dei giovani soldati messicani sulla differenza tra legge e "regole". Le leggi ci sono per essere infrante, sottolinea, ma le regole dell'organizzazione sono sacrosante, sotto pena di morte.
"La legge si suppone essere applicabile a tutti," Saviano mi dice, "ma le regole sono fatte dai cosiddetti 'uomini d'onore'. Questo è il modo in cui il narcotraffico spiega il mondo, ricomprendendo tutte le contraddizioni di esso. Per aver successo nel narcotraffico, devi applicare le regole per infrangere la legge dello stato. E oggi, ogni grande corporation può aver successo solo se adotta lo stesso principio - se le regole lo esigono, deve infrangere la legge."

(articolo di Ed Vulliamy pubblicato sul quotidiano The Guardian del 26/12/2015)

lunedì 4 gennaio 2016

Cannabis legalizzata in Usa. Crisi dei produttori in Messico

Articolo di Redazione
31 dicembre 2015 16:09

La progressiva liberalizzazione dl consumo di marijuana negli Stati Uniti sta complicando il business dei produttori clandestini di questa droga nel nord del Messico, cosi' come lo evidenzia il quotidiano Los Angeles Times.
Grazie ad alcune testimonianze dei contadini di piccole piantagioni di cannabis nello Stato di Sinaloa, pubblicate dal quotidiano, i ricavi che gli stessi hanno avuto per ogni chilogrammo di droga, in quattro anni e' passato da 100 a 30 dollari.
“La gente non vuole abbandonare le proprie piantagioni illegali, ma sempre piu' si sta rendendo conto che non e' un buon business”, ha detto al quotidiano Juan Guerra, ministro dell'Agricoltura dello Stato di Sinaloa.
“Se qualcuno viene qui per comprare marijuana, chiede che sia economica”, ha detto Emilio, un agricoltore che lavora quattro appezzamenti di droga coi propri figli.
“Pero', anche se in realtà non è più considerato un buon affare, non c'è niente altro da fare”.
Secondo i funzionari di entrambi i lati della frontiera consultati dal Los Angeles Times, la caduta dei prezzi ha provocato una riduzione della produzione della marijuana in Messico ed una diminuzione del traffico di droga verso il vicino Paese. Secondo Beau Kilmer, co-direttore del Centro di Indagini sulle Politiche delle droghe del think-thank Rand Corporation, nel 2008 il Messico era il Paese d'origine dei due terzi della marijuana consumata ogni anno in Usa.
Attualmente -dice Alejandro Hope, analista sulla sicurezza e le droghe in Messico, la marijuana messicana rappresenta meno di un terzo del totale che si consuma nel territorio statunitense.
“Cio' che e' cambiato oltre la frontiera sta facendo diventare la marijuana meno redditizia per organizzazioni come il cartello di Sinaloa”, dice Antonio Mazzitelli, rappresentante in Messico per l'Unocd.
In base a dati della Procura Generale della Repubblica, il Governo messicano sta cercando di eradicare 4.484 ettari di piantagioni di cannabis, un numero inferiore ai 17.777 eradicati nel 2010.
Riguardo ai sequestri nel 2014, l'Ufficio delle Dogane e Protezione delle Frontiere ne ha sequestrato 1.085 tonnellate alla frontiera. Quattro anni prima, i sequestri erano sulle 1.500 tonnellate.
Inoltre, il numero di arresti per coltivazione di marijuana all'estero, secondo la DEA, e' passato da 4.519 del 2010 a 2.367 nel 2014.
Nel 1996, la California, maggiore produttore di questo Paese, e' diventata il primo Stato che ha legalizzato la marijuana terapeutica. Altri 22 Stati hanno seguito il suo esempio negli ultimi venti anni.
Secondo le leggi federali statunitensi, pero', la produzione e il possesso di marijuana sono reati, e il Dipartimento i Giustizia Usa ha piu' volte interferito nelle legislazioni locali.


Cannabis legalizzata in Usa. Crisi dei produttori in Messico

mercoledì 16 dicembre 2015

ITALIA - Caso Cucchi. Cassazione: annullata assoluzione medici

Annullate con rinvio a una nuova sezione della corte di appello di Roma le assoluzioni dei cinque medici del reparto detenuti dell'ospedale Pertini accusati di omicidio colposo in relazione alla morte di Stefano Cucchi. Confermate quelle dei tre agenti di polizia penitenziaria, dei tre infermieri del Pertini e della dottoressa Rosita Caponetti (già prosciolta per falso ideologico). La quinta sezione penale della Cassazione accoglie tutte le richieste del procuratore generale Nello Rossi e ordina il processo bis per Aldo Fierro (primario del reparto detenuti all'epoca del decesso del giovane geometra romano arrestato per droga il 15 ottobre 2009), Stefania Corbi, Flaminia Bruno, Luigi De Marchis e Silvia Di Carlo. Assoluzioni per tutti gli altri imputati, ovvero i tre agenti della penitenziaria Nicola Minichini, Corrado Santantonio e Antonio Domenici, la dottoressa Caponetti e gli infermieri del reparto detenuti del "Pertini" Giuseppe Flauto, Elvira Martelli e Domenico Pepe. Il pg, nella sua requisitoria della mattina, aveva sottolineato come Cucchi, una settimana dopo l'arresto, sia morto "in un ospedale pubblico" in cui "è stata violata la sua dignità". I referti dell'ingresso di Cucchi nel reparto detenuti devono essere considerati "come un capitolo clamoroso della sciatteria e trascuratezza della assistenza riservata a Cucchi al 'Pertini'", aveva affermato Rossi in un altro passaggio. "Se si confermasse l'assoluzione" dei medici imputati di omicidio colposo in relazione alla morte del detenuto, aveva aggiunto, "sarebbe una pietra tombale sulla morte di Stefano". Al verdetto, giunto alle 22 e 15 circa dopo una camera di consiglio di quasi cinque ore, non hanno assistito né i genitori né la sorella di Stefano, Ilaria, che hanno lasciato la Cassazione poco dopo la requisitoria del pg e la rinuncia al ricorso contro l'assoluzione dei tre agenti di polizia penitenziaria annunciata dell'avvocato della famiglia Cucchi Fabio Anselmo. "I medici sono responsabili della morte di mio fratello, se l'avessero curato non ci sarebbe motivo di parlare di lui e della sua vicenda", ha commentato la stessa Ilaria dopo la sentenza della quinta sezione penale. Per lei, come per i genitori, le attese e le speranze di veder fatta piena luce sul decesso di Stefano sono riposte soprattutto nell'inchiesta bis della procura di Roma, che ha iscritto nel registro degli indagati 5 carabinieri. In tre sono accusati di aver picchiato il trentenne romano dopo l'arresto per droga, in due di aver coperto il pestaggio che sarebbe avvenuto in caserma e dunque prima del trasporto a piazzale Clodio del giovane. "La verità va cercata altrove", ha scandito il pg a Rossi nella requisitoria di ieri mattina, sottolineando come anche la sentenza di appello che aveva confermato l'assoluzione degli agenti di polizia penitenziaria abbia evidenziato le ragioni in favore di "un'altra plausibile ipotesi, quella di violenze anteriori alla consegna del Cucchi agli agenti di piazzale Clodio". "Dal processo non è emersa la certezza che Stefano Cucchi sia giunto illeso alle celle" del tribunale di Roma ha detto ancora Rossi. "Oggi sento per la prima volta parlare di violentissimo pestaggio e mi viene da chiedere cosa c'entri questo con la caduta rovinosa indicata nella perizia. Qualcuno ci dovrebbe chiedere scusa", ha commentato in proposito Ilaria Cucchi prima di lasciare il palazzo della Cassazione ieri. "Quello che spero", ha aggiunto, "è che adesso si faccia chiarezza sugli aspetti medico-legali e su quanto le consulenze dei medici-legali e dei periti della procura abbiano segnato 6 anni di processo".
ITALIA - Caso Cucchi. Cassazione: annullata assoluzione medici

giovedì 8 ottobre 2015

Lettera UNGASS per Presidente del Consiglio

Quale gruppo di associazioni italiane che lavorano nel campo della politica delle droghe e della
dipendenza, vogliamo avviare un confronto in merito alla prossima Assemblea Generale delle
Nazioni Unite sulle Droghe (Ungass), che si terrà a New York nell’aprile 2016.
Innanzitutto, ci preme sottolineare la straordinarietà di questo evento. La scadenza naturale per la
convocazione dell’Assemblea Generale speciale sulle droghe era originariamente il 2019. Come si
ricorderà, Ungass è stata anticipata di tre anni dietro la spinta di alcuni paesi: in particolare
Messico, Guatemala e Colombia, che, sulla base della drammatica situazione vissuta dai loro paesi,
hanno chiesto esplicitamente un dibattito a tutto campo, per valutare con serietà le scelte politiche
in materia di droga fatte a suo tempo ed esaminare tutte le possibili alternative. Questa linea è
peraltro stata condivisa dal segretario generale Onu, Ban Ki Moon, quando ha sollecitato un full and
honest debate.
Per questa ragione, chiediamo che Ungass 2016 non si risolva con una dichiarazione finale che
riaffermi l’obiettivo di “eliminare o significativamente ridurre l’offerta e la domanda di droga entro
dieci anni”, in continuità con la dichiarazione dell’Assemblea Generale del 1998 (poi riconfermata
e spostata avanti di altri dieci anni nel 2009). Non solo per il carattere irrealistico e retorico di tale
obiettivo, ma anche perché l’esperienza di Ungass 1998 insegna che l’enfasi sulla “eliminazione” e
sullo “sradicamento” della droga ha spinto a strategie aggressive di sradicamento delle coltivazioni
illegali nei paesi produttori, con conseguenze nefaste per i territori e le popolazioni più povere. Lo
stesso approccio, nei paesi cosiddetti consumatori, ha portato a concentrare la maggior parte delle
risorse sulla risposta penale, a scapito delle risposte sociosanitarie.
Peraltro, sollecitano a un confronto a tutto campo anche i cambiamenti che stanno avvenendo in
diverse parti del mondo: lo sviluppo di nuove strategie sociosanitarie di riduzione del danno, le
innovazioni legislative di decriminalizzazione dell’uso personale di droga, le sperimentazioni di
regolamentazione legale della cannabis in Uruguay e alcuni stati Usa, la legalizzazione della foglia
di coca in Bolivia. E’ necessario che queste innovazioni siano discusse nella sede di Ungass 2016,
con un occhio alla cornice dei trattati internazionali. Se Ungass 2016 fallisse questo compito, ciò si
tradurrebbe in una perdita di autorevolezza delle istituzioni internazionali. Avanziamo perciò una
proposta precisa: l’Italia sostenga la creazione di un gruppo consultivo di esperti (expert advisory
group), con il compito di esaminare le questioni più scottanti e di stilare raccomandazioni in merito.
Il gruppo consultivo dovrebbe concentrarsi sul rapporto fra i mutamenti in atto e il meccanismo dei
trattati; sull’interscambio fra le diverse agenzie Onu che a vario titolo sono coinvolte nella
questione droga; sul corretto funzionamento del sistema di classificazione delle droghe. Un gruppo
consultivo di questo genere ha dei precedenti, l’ultimo dei quali proprio in occasione di Ungass
1998.
Pensiamo che l’Italia possa contribuire significativamente al confronto in sede internazionale,
specie guardando all’innovazione legislativa del 2014, quando la Corte Costituzionale ha abrogato
gran parte della legge antidroga del 2006. In particolare, sono state abolite le norme che avevano
portato a un considerevole inasprimento delle pene per i reati di cannabis, ed è stato ripristinato il
testo della legge del 1990, con la depenalizzazione del consumo personale per tutte le droghe così
come stabilita dal referendum popolare del 1993. A partire da un’attenta valutazione di esperienze
così diverse, l’Italia può dunque portare una riflessione sull’impatto di diversi orientamenti penali
in tema di droga sui sistemi della giustizia e del carcere. Anche su altri temi chiave, come il
rapporto fra Droghe e salute e Droghe e Diritti Umani, l’Italia può avere un ruolo, riprendendo una
tradizione democratica, umanitaria, di solidarietà sociale: pronunciandosi per un riequilibrio delle
politiche a favore del versante sociosanitario, con particolare attenzione alla riduzione del danno; e
battendosi per l’eliminazione di tutte le pratiche contrarie alla dignità umana e per l’abolizione della
pena di morte per i reati di droga.
Infine un’ultima raccomandazione, ma di fondamentale importanza: in un dibattito onesto ed
esauriente non può mancare la voce della società civile. Chiediamo perciò che, a partire dalla
Conferenza nazionale finalmente in preparazione, siano coinvolte appieno le Ong, i consumatori di
droga, gli utenti dei servizi per le dipendenze. Peraltro la partecipazione di questi soggetti
all’elaborazione delle politiche nazionali e internazionali è richiesta dalla stessa Strategia sulle
droghe dell’Unione Europea 2013-2020, che l’Italia ha sottoscritta. Allo stesso tempo, sollecitiamo
anche il coinvolgimento di tutte le agenzie Onu che insistono sul problema droga, dalla Oms,
all’Unaids, allo Undp, oltre alla Unodc.
Abbiamo scelto questo momento per precisare le nostre richieste al governo e alle istituzioni
italiane perché questo mese di settembre rappresenta una tappa importante nella scelta degli
orientamenti di Ungass 2016. E’ comunque nostra intenzione continuare l’opera di advocacy per
tutta la fase di preparazione dell’evento.

Maria Stagnitta, Presidente di Forum Droghe
Grazia Zuffa, Forum Droghe
Stefano Anastasia, Presidente de La Società della Ragione
Stefano Cecconi, Cgil nazionale
Maurizio Coletti, Presidente Itaca Italia
Riccardo De Facci, Vice Presidente del Cnca (Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza)
Patrizio Gonnella, Presidente di Antigone
Leopoldo Grosso, Portavoce del “Cartello di Genova” e Presidente onorario del Gruppo Abele
Pino di Pino, Itardd (Rete Italiana Riduzione del Danno)
Alessandro Metz, Legacoop sociali
Massimo Oldrini, Presidente Lila (Lega Italiana per la Lotta contro l’Aids)
Marco Perduca, Membro di Giunta dell’Associazione Luca Coscioni
Fabio Scaltritti, Presidente Associazione Comunità San Benedetto al porto

Forum Droghe: Lettera UNGASS per Presidente del Consiglio

mercoledì 10 giugno 2015

Narcoguerra messicana… banche, delinquenza, insicurezza... aspettiamo che si consolidi anche in Italia?

Articolo di Vincenzo Donvito
1 giugno 2015 14:24

La narcoguerra messicana, quella di migliaia di morti, di istituzioni allo sbando, di sicurezza ormai inesistente e del gigantesco sconfinamento nelle economie e nella quotidianita' anche dei nordamericani, potrebbe consolidarsi in Italia?

Una domanda non proprio estremista. E' di oggi la notizia, grazie a indiscrezioni del quotidiano economico The Wall Street Journal, che il colosso bancario Citigroup sta per chiudere la branca americana della sua filiale messicana Banamex. Un istituto finanziario che macina un miliardo di dollari di utili all'anno, fortemente indiziata dalle autorita' Usa che regolano i mercati, di fare affari col riciclaggio del denaro da narcotraffico e di avere anche diversi conti riconducibili ai cartelli messicani del narcotraffico; una banca i cui prestiti, ieri fiorenti, oggi sono rifiutati anche dal Governo messicano (1).

Un segnale di come il narcotraffico e' nella quotidianita'. E -aggiungiamo noi- non e' detto che la pulizia di Citigroup, ammesso che vada in porto, conduca ad un passo positivo nella lotta al narcotraffico basata su repressione e proibizione: tutti i barometri indicano che i risultati fino ad oggi ottenuti grazie a questi metodi sono stati peggiorativi della situazione precedente.

Quotidianita' che riguarda direttamente anche il nostro Paese. Dove la malavita organizzata (essenzialmente 'ndrangheta), come fa sapere la nostra Direzione Nazionale Antimafia, con la sua rete di rapporti con i Paesi produttori e i cartelli di quei Paesi, e' la principale attrice del narcotraffico mondiale (2). Ovviamente non conosciamo lo stato delle indagini da parte delle nostre autorita', ma ci facciamo una domanda: se in Usa si arriva a paventare la chiusura di una banca come la Banamex, possiamo/dobbiamo aspettarci altrettanto anche da noi per banche, ovviamente, che fanno parte del nostro tessuto territoriale nazionale? Sarebbe strano se non accadesse. Il narcotraffico, per le sue dimensioni internazionali, transnazionali e nazionali, senza complicita' di banche e autorita' istituzionali, non potrebbe operare. Aspettiamo quindi anche da noi la chiusura di qualche banca? E quand'anche cio' accadesse, cosa avremmo risolto rispetto al fenomeno delinquenziale e di costume (consumo diffuso delle droghe oggi illegali).

Crediamo che, se fra qualche secolo, il fenomeno -almeno nei termini in cui e' oggi- sara' debellato, i figli dei nostri figli e gli storici si chiederanno come mai le nostre istituzioni si siano fatte tanto male e abbiano atteso tanto tempo per debellare alla radice un fenomeno devastante come questo. Si chiederanno perche' la materia prima alla base di questa delinquenza non sia stata tolta il piu' presto possibile dal business dei delinquenti di varia tacca. Perche' le pubbliche istituzioni non abbiano dato legalita' ad un fenomeno di consumo di massa regalato ai mercati clandestini.

Qualcosa si sta muovendo (tanto per cambiare…. in Usa e nelle Americhe quel qualcosa di piu' peso: Colorado, Washington, etc, Uruguay, Colombia, etc..), timidamente anche in Europa. Ma siamo ancora in alto mare. Un giretto al porto di Gioia Tauro, per far fede alle informazioni della nostra Antimafia, potrebbe essere istruttivo per chi fa le leggi.


(1) Qui la notizia completa di particolari

(2) Qui un nostro approfondimento in merito e il rapporto dell'Antimafia

Narcoguerra messicana… banche, delinquenza, insicurezza... aspettiamo che si consolidi anche in Italia?

martedì 5 maggio 2015

U.E. - Gruppi criminali. Un business annuo di 110 miliardi

E' di 110 miliardi di euro l'anno il giro d'affari generato dai principali gruppi criminali in Europa. Una cifra pari all'1% del Pil del Vecchio Continente. E l'Italia - con mafia, 'ndrangheta e camorra - è in prima fila a generare proventi illeciti, che vengono poi ampiamente riciclati nell'economia legale. La stima è contenuto nello studio 'Organized crime portfolio', prodotto da Transcrime (curato da Ernesto Savona e Michele Riccardi) per la Commissione Europea. Il rapporto si è focalizzato su sette Paesi (Finlandia, Francia, Irlanda, Italia, Olanda, Spagna e Gran Bretagna), fornendo comunque un quadro dell'Europa in generale. Il mercato criminale più redditizio è quello della droga (produce 28 miliardi di euro all'anno). Tra le attività criminali emergenti la frode appare esser quella maggiormente in crescita (29 miliardi di euro). I numeri più grandi sono quelli della contraffazione (42,7 miliardi di euro). Gli investimenti criminali sono concentrati in aree a forte presenza di crimine organizzato (come il Sud Italia, Lazio e regioni del Nord-Ovest, Lombardia in testa), strategiche per i traffici illeciti (Andalusia), con porti e aeroporti (Amsterdam e Rotterdam). Bar e ristoranti, costruzioni, vendita al dettaglio (specie cibo e abbigliamento), trasporti, hotel e immobili sono i tradizionali settori di infiltrazione. Ma c'è la crescente evidenza di influenze criminali nel settore delle energie rinnovabili, gestione dei rifiuti, money transfer, slot machine, giochi e scommesse. Evidenza degli investimenti delle mafie italiane, indica lo studio, possono essere trovate in un ampio numero di Paesi europei, in particolare nel settore immobiliare, nelle aziende di costruzione, nei ristoranti e nell'ingrosso e dettaglio di prodotti alimentari.

U.E. - Gruppi criminali. Un business annuo di 110 miliardi

venerdì 30 gennaio 2015

Droga, chiusa l'indagine sulla "dama bianca": 28 arresti

Individuata un'organizzazione che, secondo gli inquirenti, aveva contatti diretti con i cartelli della droga sudamericani. l'inchiesta era partita a marzo con l'arresto a fiumicino di federica gagliardi, che nel 2010 era stata inserita nella delegazione per il g8 di toronto insieme all'allora premier berlusconi, non coinvolto nella vicenda 


napoli 28 gennaio 2015 Si è chiusa con 28 arresti e con il sequestro di beni per circa 4 milioni di euro l’indagine su un’organizzazione dedita al traffico di droga partita nel marzo scorso con l’arresto di federica gagliardi, la “dama bianca” inserita nella delegazione per il g8 di toronto insieme all'allora premier berlusconi. nel primo mattino di oggi guardia di finanza e polizia hanno eseguito una serie di misure cautelari nei confronti di presunti appartenenti alla rete, che secondo gli inquirenti aveva sede operativa a napoli, ramificazioni all’estero e contatti diretti con grossi cartelli sudamericani. l'ex presidente del consiglio non è coinvolto nell'indagine. la "dama bianca" l'inchiesta era partita il 13 marzo, quando all'aeroporto di fiumicino federica gagliardi fu bloccata all'arrivo da caracas con 24 chili di cocaina nascosti in uno zainetto e in un trolley. la donna era stata soprannominata la “dama bianca” quando, a giugno del 2010, fu vista scendere dal volo di stato che portava il premier silvio berlusconi e il suo staff a toronto per il g8 in canada. in molti si chiesero che ruolo ricoprisse nella delegazione italiana quella donna completamente vestita di bianco, che era presente anche alla visita del presidente del consiglio a panama in quello stesso anno. alla fine gagliardi risultò essere la responsabile della segreteria del segretario della regione lazio, allora governata da renata polverini. per giustificare la sua presenza al summit di huntaville fu spiegato che la "dama bianca", che aveva fatto parte del comitato elettorale della polverini, durante la campagna aveva avanzato la richiesta di partecipare ad una missione all'estero in caso di vittoria elettorale.   arresti e sequestri il gip del tribunale di napoli ha emesso 27 ordinanze di custodia cautelare in carcere e un provvedimento agli arresti domiciliari. i militari della guardia di finanza di napoli e i poliziotti della questura di frosinone hanno eseguito anche il sequestro di beni mobili e immobili, quote societarie e disponibilità finanziarie per circa 4 milioni. traffici con l'america del sud secondo quanto ricostruito dagli investigatori, i vertici dell'organizzazione avevano contatti diretti con i cartelli sudamericani, dai quali acquistavano grossi carichi di droga. lo stupefacente entrava in italia via terra e soprattutto tramite navi ed aerei. tra le persone coinvolte ci sono anche degli addetti alle pulizie dell'aeroporto di fiumicino e un agente della polaria. una volta nel nostro paese, la droga finiva in campania, dove andava a rifornire le piazze di spaccio. i corrieri nel corso dell'indagine sono stati arrestati diversi corrieri utilizzati per il trasporto della droga. fra loro secondo l'indagine ci sarebbe stata anche la stessa gagliardi. al momento dell'arresto sarebbe stata alla sua seconda "missione": in quell'occasione le sarebbero stati offerti come compenso 50mila euro. nel corso dell'inchiesta sono stati sequestrati complessivamente 93 chilogrammi di cocaina e 930 chilogrammi di hashish, per un controvalore al dettaglio stimabile in almeno 35 milioni.

Droga, chiusa l'indagine sulla "dama bianca": 28 arresti

sabato 24 gennaio 2015

L' inaugurazione dell' anno giudiziario

Nella relazione del primo presidente la «preoccupazione per l’Italia schiacciata da problemi sociali, politici, istituzionali» e sulle politiche sugli stupefacenti:


«Droga, inutile la Fini - Giovanardi»


«Il problema dell’eccesso di carcerazione chiama in causa anche i giudici che non possono limitarsi a sollecitare sempre e comunque l’intervento della politica e del legislatore. È necessario che si assumano anche essi la responsabilità di rendere effettivo il principio del `minimo sacrificio possibile´ che deve governare ogni intervento, specie giurisdizionale, in tema di libertà personale». Anche per quanto riguarda il problema della droga, «La gravità della sanzione non assicura un effetto di deterrenza, sicché appare criticabile la tendenza del legislatore a inasprire continuamente le pene detentive» in materia di stupefacenti. Lo sottolinea il Primo presidente della Cassazione Giorgio Santacroce nella sua relazione. La Fini-Giovanardi non «ha prodotto alcuna contrazione dei reati in materia di droghe».«Droga, inutile la Fini - Giovanardi»



sabato 11 gennaio 2014

USA - Si allrga scandalo droga in basi Aeronautica

Si allarga lo scandalo della droga nelle basi dell'Aeronautica statunitense, con 10 ufficiali ora sotto inchiesta in sei diverse installazioni. Sono nove tenenti ed un capitano ad essere indagati per possesso illegale di sostanze stupefacenti. Tra questi i due ufficiali responsabili dei missili armati con testate nucleari dislocati nella base aerea di Malmstrom, in Montana, che, come riportano i media americani, sono stati sospesi dai loro incarichi. L'inchiesta ha all'inizio coinvolto due ufficiali della Edwards Air Force Base in California, la seconda base aerea piu' grande del Paese, e poi si e' estesa, sulla base dei contatti di questi ufficiali. Ed ora ha superato anche in confini nazionali, coinvolgendo anche militari americani dispiegati nella Royal Air Force Lakenheath in Inghilterra, si legge sul sito della Bbc.

USA - Si allrga scandalo droga in basi Aeronautica

domenica 22 dicembre 2013

Presentazione per l' audizione in Commissione Giustizia

Presentazione portata in "Commissione Giustizia" del Parlamento Italiano, in merito alla revisione della normativa sugli stupefacenti e alla discussione del progetto di legge Gozi-Farina.
La commissione giustizia ha ascoltato l' associazione ASCIA al fine di apportare corrette modifiche al teso unico sulle sostanza stupefacenti, prendendo in considerazione un numero di piante coltivabile.
La presentazione evidenzia come un cambio di approccio verso le sostanze stupefacenti deve essere attuato e come è stato considerato più preferibile un approccio medico verso gli stupefacenti, piuttosto che meramente repressivo.



martedì 3 dicembre 2013

La classifica del sole 24 ore e i risultati sulla sicurezza

Egregio Direttore, la classifica del "Sole 24 ore" sulla qualità della vita, ha evidenziato quello che in tanti cittadini lamentano; un deteriorarsi della posizione di isola felice che la nostra città ha sempre vantato.
Il dato che probabilmente ha attirato maggiormente l'attenzione, riguarda l'ordine pubblico. Se i reati predatori sono il fattore che maggiormente ha inciso sulla posizione di Parma nell' indicatore riguardante la sicurezza, per nulla si è considerato l'impegno delle forze dell'ordine nell' attività di repressione del traffico illecito di stupefacenti.
Se in molti lamentano un sottodimensionamento dell'organico delle forze dell'ordine, nessuno tratta dell'impatto che l'attività di repressione dello "spaccio di droga" ha sulla "sicurezza" dei cittadini.
Alla luce delle attuali audizioni presso la "Commissione giustizia" del governo sulla revisione dell'attuale normativa sugli stupefacenti, è evidente come la coperta sia drammaticamente corta.
Se la popolazione carceraria pre-indulto registrava un numero di tossicodipendenti nelle carceri pari a circa 16.000 detenuti, se la popolazione carceraria e la capacità delle prigioni è rimasta sostanzialmente invariata, a distanza di sette anni, e in pieno di una nuova emergenza carceri, la popolazione tossicodipendente è aumentata a oltre 23.000 unità. Un aumento pari al 43% di questo reato. Il reato di tossicodipendenza. Che secondo i dati del ministero è il primo reato in Italia. La somma della popolazione carceraria per rapina (9473 detenuti), omicidio volontario (9077), estorsione (4.238), rispettivamente il secondo terzo e quarto reato in classifica, non pareggia il numero dei tossicodipendenti in carcere.
Risulta ovvio che, a fronte di un fortissimo impegno nella persecuzione dei tossicodipendenti, in carcere non ci sia più spazio per chi commette reati ben più gravi.
Se l'impegno è fortissimo contro chi viene preso anche con pochi grammi di fumo, magari per uso personale, risulta palese che si sottraggono risorse nella prevenzione di reati più pericolosi e i risultati sono tutto l'opposto dal suggerire di proseguire in questa direzione. In Italia, secondo l'Europol e l'EMCDDA (l'organo europeo a monitoraggio sulle dipendenze), è aumentata la diffusione di cannabis e derivati tra i giovani, proprio la fascia che si dovrebbe maggiormente tutelare. Le risorse destinate alla repressione sono sottratte al resto delle attività delle forze dell'ordine. L' ovvio risultato è un aumento degli altri crimini. Che resteranno impuniti.
Di fronte ad una fotografia simile della situazione dell'ordine pubblico, la revisione della normativa sugli stupefacenti è un atto indispensabile. Il problema è che, la percezione nei confronti di questo problema, è deviata, nell' opinione pubblica, dall' ignoranza sulle reali dimensioni del fenomeno del traffico di stupefacenti, la diffusione delle sostanze e la loro reale pericolosità. Ne deriva una "asimmetria informativa", una informazione distorta, utilizzata dalla politica per giustificare politiche fallimentari, come i numeri dimostrano.
Secondo lo studio "un' analisi strategica dei mercati della droga" condotto dai due organismi europei già menzionati, Europol e EMCDDA, se il mercato della cannabis e dei suoi derivati, la sostanza più diffusa al mondo, in Europa fattura circa 25 miliardi di euro l' anno, di cui quasi un 30% è rappresentato dal mercato Italiano, i dati estrapolati su Parma, danno una dimensione del fenomeno alquanto inquietante; si possono stimare attorno ai 22 milioni di euro l' anno il mercato della cannabis e dei suoi derivati a Parma per una popolazione di circa 22 mila consumatori. Il problema di queste stime "ufficiali" è che potrebbero essere state valutate per difetto.
Quando il sindaco dice che il dato sulla sicurezza è un "campanello d' allarme", in realtà continua a nascondere una situazione dove la politica ha drammaticamente fallito; il suono che il sindaco sente sono le campane a morto di una politica sull' ordine pubblico drammaticamente deviata da interessi elettorali, che il sindaco ascolta comodamente in lontananza lavandosene le mani.
Trovo interessante il punto di vista di Pino Agnetti sulla "città alla ricerca della rotta perduta"; peccato che non si sia accennato alle direttrici che possono tirare fuori la città, come l'Italia, da questa situazione; l'informazione corretta, il coraggio e la volontà di cambiare.

giovedì 17 ottobre 2013

ITALIA - Il maggior numero di detenuti e' dentro per droga. Ministro Cancellieri

''Il reato per il quale e' ristretto il maggior numero di detenuti e' quello di produzione e spaccio di stupefacenti''. Lo ha detto il ministro della Giustizia, Annamaria Cancellieri, in audizione davanti alla Commissione della Camera. ''Per tali fattispecie sono ristrette ben 23.094 persone: di queste 14.378 sono condannate definitivamente mentre 8.657 sono in custodia cautelare e 59 internate''. Il secondo reato, ha ricordato il ministro, ''e' la rapina con 9.473 presenze: 5.801 sono i definitivi, 3564 i giudicabili e 108 gli internati''. Al terzo posto ''e' l'omicidio volontario con 9.077 presenze ( 6.049 sono i definitivi, 2.792 i giudicabili e 236 gli internati)''. Ancora, ha detto il guardasigilli, ''il quarto reato e' l'estorsione con 4.238 presenze (2.180 sono i definitivi mentre 1.982 sono i giudicabili e 76 gli internati); il quinto reato e' il furto con 3.853 presenze (1.952 sono i definitivi, 1.824 i giudicabili e 77 gli internati). Il sesto reato e' la violenza sessuale con 2.755 presenze (2.001 sono i definitivi, 709 i giudicabili e 45 gli internati); il settimo e' la ricettazione con 2.732 presenze (1.897 sono i definitivi, 809 i giudicabili e 26 gli internati)''. ''Sono poi 1.424 i detenuti per associazione di stampo mafioso (si tratta di un numero basso trattandosi di reato spesso associato a fattispecie di maggiore gravita' come l'estorsione o l'omicidio). Seguono, con circa 500 detenuti - ha concluso il ministro - il sequestro di persona, l'associazione per delinquere, la violenza privata, violenza e resistenza a pubblico ufficiale, maltrattamenti in famiglia, atti sessuali con minorenni''.

ITALIA - Il maggior numero di detenuti e' dentro per droga. Ministro Cancellieri

mercoledì 20 marzo 2013

The EU Serious and Organised Crime Threat Assessment (SOCTA)

Cannabis
  • High demand sustains a diversity of suppliers and routes
  • Cannabis resin is increasingly imported from Afghanistan via the Balkan route
  • The violence between OCGs involved in trafficking cannabis is increasing
Cannabis is the most widely used drug in Europe. It is estimated that around 1300 tons of cannabis resin and 1200 tons of herbal cannabis are consumed annually in Europe by an estimated 23 million cannabis users.
The market share of herbal cannabis is further increasing across the EU as domestically grown cannabis partially replaces imported resin. Indoor cultivation accounts for most of the herbal cannabis produced in the EU.
Morocco remains the most important producer and exporter of cannabis resin to the EU and as a result Spain is still an important entry and distribution centre for the EU. However, Morocco’s significance for the European cannabis market is declining as the supply from Afghanistan is increasing.
Organised crime is increasingly involved in the production and distribution of cannabis. More criminal distribution networks are shifting markets and change from cocaine and heroin trafficking to cannabis due to the low risks and high profits involved.

Future considerations

The Netherlands is likely to remain the most important source country for seeds and cuttings as well as growing technologies and knowledge. Increased demand and production in other regions in and outside the EU may lead to increased competition between OCGs, changes in trafficking routes and more poly-commodity trafficking. The cannabis market will remain large and complex with no anticipated decrease in demand. OCGs will continue to play a key role in the cultivation and illegal trafficking of various cannabis products.

U.E. - Narcotraffico maggiore business malavita. Europol

Il traffico internazionale di stupefacenti rimane la piu' grande attivita' della malavita in Europa, dove operano circa 3.600 organizzazioni criminali, con quelle specializzate in contrabbando di stupefacenti che importano fino a 124 tonnellate di cocaina ogni anno. L'allarme e' contenuto nell'ultimo rapporto dell'Europol, ''Serious and Organised Crime Threat Assessment'', reso pubblico oggi dal quartier generale dell'Aia. La cannabis resta lo stupefacenti preferito, con 23 milioni di consumatori in tutto il Continente per un mercato che vale 1.300 tonnellate di hashish e 1.200 tonnellate di erba ogni anno. La cocaina resta al secondo posto con 4 milioni di consumatori che consumano 124 tonnellate annualmente. Il rapporto di 46 pagine, che l'Europol definisce il piu' dettagliato studio mai effettuato sul crimine organizzato, evidenzia anche l'arrivo di una nuova ondata di bande, alimentate dalla crisi finanziaria e dagli illeciti che e' possibile commettere online. ''Questi gruppi non sono piu' definibili per la loro nazionalita' o attivita', ma per la loro abilita' di operare su base internazionale, con l'unico obiettivo di massimizzare i profitti e minimizzare i rischi'', ha detto il capo dell'Europol, Rob Wainwright. ''Sono l'incarnazione della nostra nuovo societa' globalizzata''. La crisi economica ha per esempio spinto alcune organizzazioni a passare dal traffico di beni di lusso contraffatti ai beni di consumo di tutti i giorni, come il cibo, i detergenti, i cosmetici e i farmaci. E ha contribuito all'incremento della tratta di esseri umani, visto che la domanda di prodotti e servizi piu' economici ha causato l'espansione dell'economia in nero in cui il lavoro degli immigrati viene particolarmente sfruttato. Il rapporto dell'Europol verra' inviato ai 27 paesi membri della Ue, affinche' possano stabilire le strategie di contrasto alla criminalita' organizzata per i prossimi quattro anni.

U.E. - Narcotraffico maggiore business malavita. Europol 

sabato 1 settembre 2012

U.E. - Alcool, fumo, droghe: i giovani italiani sono fra i maggiori assuntori in Europa

Nel 2011, in Europa, i consumatori di alcolici e sostanze psicotrope tra i 16enni rimangono costanti, crescono invece i fumatori e gli assuntori di sostanze inalanti, come solventi e colle. Ed i giovani italiani registrano consumi sopra la media europea per quasi tutte le sostanze. A rilevarlo e' la ricerca europea Espad, diffusa oggi dal Cnr alla vigilia di un provvedimento del Governo su gioco d'azzardo, tassazione per la vendita di alcol e bibite gassate e multe per chi vende sigarette ai minori.
Il Rapporto Espad indaga sui comportamenti degli adolescenti e lo scorso anno ha coinvolto 36 Paesi europei. In Italia, l'indagine e' condotta dall'Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche (Ifc-Cnr) di Pisa. "L'alcol e' da sempre la sostanza psicotropa maggiormente sperimentata e consumata dai sedicenni, nonostante il suo uso sia loro vietato o limitato in molti Paesi" afferma Sabrina Molinaro dell'Ifc-Cnr, responsabile della ricerca in Italia.
"L'Italia -continua Molinaro- si trova nella 'top ten' con il 63% di adolescenti che hanno bevuto almeno una volta nell'ultimo mese, contro la media del 57. Il primato va alla Repubblica Ceca con il 79%, seguita da Danimarca (76%), Germania (73) e Grecia (72). Chiudono la classifica Albania (32%) e Islanda (17%). Invece per il binge drinking (cinque o piu' bevute in un'unica occasione), il nostro Paese con il 35% si assesta sotto il 39 di media, a dimostrazione di una differente 'cultura del bere'. Inoltre, rispetto alla rilevazione del 2007, tra gli studenti italiani si registra un lieve calo".
Purtroppo anche il consumo di sigarette nell'ultimo mese colloca i nostri 16enni tra i primi dieci, con il 36% contro la media europea del 28%. "Il dato, nonostante le campagne di sensibilizzazione, resta sostanzialmente stabile. In altri paesi come Francia, Portogallo, Polonia, Finlandia e Romania, i consumi pero' aumentano rispetto al 2007, mentre scendono in Norvegia, Russia e Islanda" prosegue Molinaro.
"I coetanei con piu' alte percentuali di fumatori sono in Repubblica Ceca (42%) e Bulgaria (39%), dove le ragazze sono in netta maggioranza: 46% contro 33%, cosi' pure in Francia (38%: i maschi sono il 34%, le femmine il 43). I paesi dove si fuma di meno sono Norvegia (14%), Albania (13) e Islanda con il 10%".
La sostanza illegale piu' sperimentata dagli studenti europei almeno una volta nella vita e' la cannabis (hashish o marijuana). "E l'Italia e' ancora tra le prime dieci nazioni con il 21% (24% maschi, 18 femmine) contro il 17% di media. L'elenco vede in testa cechi e francesi, rispettivamente con il 42 e il 39%, ed e' chiuso da Grecia (8%) e Albania (4)" osserva Molinaro.

U.E. - Alcool, fumo, droghe: i giovani italiani sono fra i maggiori assuntori in Europa

giovedì 12 aprile 2012

COLOMBIA - Ambasciatore Usa: ok a parlare di Cuba e droga al vertice di Cartagena

'Siamo piu' che disposti a parlare di Cuba e di droga'. Lo ha assicurato oggi l'ambasciatore Usa in Colombia Michael McKinley in riferimento ai due temi che, ha precisato, 'sono stati aggiunti' all'agenda gia' prevista per il Vertice delle Americhe, in programma dal 14 al 15 aprile prossimi a Cartagena. 'Per quanto riguarda l'Avana - ha pero' evidenziato il diplomatico in un'intervista radiofonica - non accetteremo di parlare della questione dell'embargo, poiche' si tratta di un problema bilaterale'.
Al summit parteciperanno oltre 30 presidenti e capi di governo del continente, incluso Barack Obama, ma non quello dell'Ecuador, Rafael Correa, che si e' rifiutato proprio perche' non e' stata invitata Cuba. 'Noi ci auguriamo un'evoluzione democratica nell'isola, affinche' possa partecipare ai futuri vertici', ha spiegato ancora McKinely, in risposta alle esigenze espresse da alcuni partecipanti.
In merito, il presidente colombiano Juan Manuel Santos, che due settimane fa si e' recato a L'Avana per spiegare a Raul Castro perche' non poteva ospitarlo, dopo aver specificato che 'c'e' un certo grado di ipocrisia' nel modo in cui Washington tratta Cuba, ha anticipato al quotidiano 'El Tiempo' che si impegnera' 'per un miglior rapporto tra i due Paesi'.
Quanto al tema droga, problema soprattutto di alcuni Paesi dell'America Centrale invasi dai narcotrafficanti messicani, il diplomatico Usa ha assicurato: 'Riconosciamo che e' un dibattito importante, poiche' molti governi ne subiscono le conseguenze'. McKinney ha anche sostenuto che la lotta alla droga 'ha registrato molti successi'. Ma alla luce dei 50.000 morti che ha causato negli ultimi cinque anni nel solo Messico, il presidente Felipe Calderon, ha avvertito l'altro ieri che cio' e' anche da attribuire al fatto che 'la maggioranza delle 140.000 armi che abbiamo sequestrato in questi cinque anni, si vendevano nei negozi Usa'.

COLOMBIA - Ambasciatore Usa: ok a parlare di Cuba e droga al vertice di Cartagena

sabato 10 marzo 2012

L' ignoranza al governo

Bernazzoli: "Forze dell'ordine più sul territorio e meno negli uffici"

COMUNICATO STAMPA
 “La costruzione di una efficace politica di sicurezza deve cominciare dal basso, tra la gente, nei quartieri. Per questo mi impegno ad organizzare incontri pubblici periodici con le forze dell’ordine, per creare una comunicazione diretta sui problemi dei quartieri e insegnare ai cittadini l’uso di semplici forme di prevenzione”.
Il candidato sindaco Vincenzo Bernazzoli torna ad affrontare il tema della sicurezza, “uno dei più richiesti dai numerosi cittadini che sto incontrando nel corso di questa campagna elettorale. E’ proprio dal confronto con loro che sto traendo, ogni giorno di più, spunti e soluzioni concrete”.  “Garantire la sicurezza dei parmigiani – sottolinea Bernazzoli – dovrà essere un impegno costante della prossima amministrazione comunale. Nel rispetto delle proprie competenze ed evitando facili strumentalizzazioni e propagande, bisogna che il Comune sia promotore di un grande progetto di “vigilanza sociale”.
Incontri pubblici nei quartieri con le Forze dell’Ordine
In primo luogo, serve il massimo sforzo “per favorire un lavoro congiunto e collaborativo tra le forze dell’ordine  – osserva il candidato sindaco – che deve sfociare, non solo in efficaci operazioni di controllo del territorio cittadino, ma anche nella promozione di incontri pubblici nei quartieri che mettano in relazione i bisogni e le segnalazioni dei cittadini con chi opera per la loro sicurezza. Specie per la parte più anziana della popolazione, questi saranno momenti di formazione vera e propria su come applicare semplici comportamenti per evitare truffe, furti, scippi o altre tipologie di reati”. La proposta di Bernazzoli si fonde con “il nuovo ruolo del vigile di quartiere, figura che, come ho detto nei giorni scorsi, deve essere estesa e portata in tutti i quartieri di Parma”.
Impiegare maggiormente le forze dell’ordine per il controllo del territorio
“Serve un maggiore coordinamento tra la Polizia Municipale e le forze dell’ordine – rimarca Bernazzoli –  per promuovere azioni congiunte ed effettuare degli efficaci controlli in entrata e uscita dalla città. Bisogna inoltre ottimizzare l’impiego degli agenti affinché vengano utilizzati nel maggior numero possibile, in operazioni di controllo del territorio e di repressione dei crimini anziché nella gestione dell’attività burocratiche e di ufficio”.
Certezza della pena
Infine, Bernazzoli  richiama l’attenzione al tema della certezza della pena per chi compie reati, “in modo tale da garantire più sicurezza ai nostri cittadini e, allo stesso tempo, per non vanificare il lavoro prezioso delle forze dell’ordine”.

lunedì 30 gennaio 2012

Lettera a Presa Diretta

Gentile redazione di Presa Diretta,

Ho guardanto con molto interesse la puntata di ieri sui cambiamenti climatici e sono rimasto sorpreso nel vedere a fine puntata che si trattava il tema della criminalità legata al traffico di stupefacenti, che fa ora tanto scalpore per la violenza scoppiata a Roma.

Mi occupo del tema della war on drugs da ormai più di 5 anni. Sono dottore in economia e finanza e ho trattato l' argomento in diversi ambiti; "web", cartacei ed ho partecipato ad una puntata di Uno Mattina Estate nel Settembre 2008 come ospite confrontandomi sulle tematiche riguardanti la legalizzazione della cannabis.

Vorrei sottoporre alla vostra attenzione, sperando possa essere di vostro interesse per sviluppare il problema della criminalità legata al traffico di stupefacenti, il mio Blog, nel quale ho raccolto lettere inviate e pubblicatemi, negli ultimi 5 anni sul quotidiano "la Gazzetta di Parma". Una di queste lettere è presente sul sito dell' Istituto Superiore della Sanità Italiano. Mi sono spesso occupato del problema dalla "guerra alla droga" da un punto di vista prettamente "economico" e per questo ho anche inviato un paio di interventi al sito laVoce.info (interventi che mi sono stati pubblicati tra le lettere dei lettori).

Sarei lieto se il  materiale da me raccolto potesse essere di vostro interesse al fine di una più approfondita trattazione delle tematiche che collegano le attuali politiche di proibizione sugli stupefacenti alle crescenti violenze su scala globale, di cui quelle manifestatesi a Roma non sono che un piccolo specchio per le allodole di quella che è una delle più grandi industrie globali dopo il petrolio e le armi.

Vi ringrazio per la cortese attenzione.

Colgo l' occasione per congratularmi per la trasmissione ben fatta  e ricca di approfondimenti.

Cordiali saluti

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