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sabato 29 giugno 2013

Lettera aperta al Ministro della Giustizia


Alla cortese attenzione del Ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri,

Onorevole Ministro,
Le scrivo in merito alle parole da Lei pronunciate sulla revisione del decreto Fini Giovanardi e sulle conseguenze che quello scellerato decreto ha portato.
Il problema delle carceri è infatti esploso a seguito dell' approvazione di tale decreto, sul quale sono presenti dubbi riguardo la sua stessa costituzionalità.
E' urgente una totale revisione della normativa sugli stupefacenti, seguendo le convenzioni internazionali, ma anche prendendo in considerazione l' idea che tali convenzioni potrebbero essere riscritte.
Vorrei in oltre portare la sua attenzione sull' ultimo rapporto dell' Europol riguardo la criminalità organizzata in Europa (''Serious and Organised Crime Threat Assessment'') che ha evidenziato come il traffico di stupefacenti sia la prima fonte di finanziamento delle organizzazioni criminali.
I dati più eclatanti di questo rapporto sono i numeri che riguardano le maggiori sostanze stupefacenti trafficate, che vedono al primo posto la cannabis e i suoi derivati.
Riporto una traduzione dalla stampa del trattato:

 "La cannabis resta lo stupefacenti preferito, con 23 milioni di consumatori in tutto il Continente per un mercato che vale 1.300 tonnellate di hashish e 1.200 tonnellate di erba ogni anno. La cocaina resta al secondo posto con 4 milioni di consumatori che consumano 124 tonnellate annualmente."

Questi numeri sottolineano il totale fallimento della cosiddetta "war on drugs" e l' approccio che negli ultimi dieci anni è stato portato avanti dal Dipartimento per le politiche antidroga.
I vari documenti redatti da questo dipartimento sono nulla più che fogli di propaganda, privi di evidenze scientifiche, una accozzaglia di estratti scritti sotto una prospettiva ideologica, che non considera il fallimento su scala planetaria della strategia studiata nel 1998 nella sessione speciale dell'assemblea generale delle Nazioni Unite di New York. Allora dichiararono la guerra mondiale contro le droghe. Sono passati 15 anni e il risultato è che, nel mondo, non solo in Europa, il traffico di droga è la prima fonte di finanziamento del crimine organizzato, la prima causa di destabilizzazione politica in centro e sud america, la prima causa di conflitto in Afghanistan e causa di numerosi problemi in Africa, nuova via commerciale del traffico di stupefacenti dal sud America all' Europa.

Una prima ed efficace via per affrontare il problema in maniera pragmatica, è affrontare il problema della tossicodipendenza sotto un punto di vista sanitario, come già avviene in numerosi paesi dell' unione europea, come la Svizzera, l' Olanda, la Spagna, il Portogallo, la Repubblica Ceca, solo per citarne alcuni.
La dismissione del DPA, le dimissione dell' attuale direttore, Il dott. Giovanni Serpelloni, e la destinazione della delega sulle tossicodipendenze ai miniseri dell' integrazione sociale o della sanità, sarebbero il primo pilastro di una nuova politica volta al recupero e alla prevenzione all' utilizzo delle sostanze stupefacenti.

Da un punto di vista economico e sociale, come il rapporto dell' Europol evidenzia, la cannabis dovrebbe essere la priorità di discussione in un piano di revisione dell' attuale normativa sugli stupefacenti.
Con più precisione, da un punto di vista economico, sono numerosi i premi nobel per l' economia che trovano nelle attuali politiche proibizioniste, una fonte di sprechi, inefficienze e fonte di problematiche che una tolleranza ed una tassazione sulle sostanze psicotrope sicuramente mitigherebbero.
Come precedentemente ricordato, le convenzioni internazionali non sono favorevoli per una legalizzazione della cannabis, ma ne riconoscono l' impiego terapeutico.
La vendita, sotto prescrizione medica, di cannabis per scopi terapeutici, così come già avviene in diciannove stati degli USA, attraverso dispensari privati di cannabis, è la soluzione più indicata per risolvere diversi problemi, senza arrivare ad una legalizzazione della sostanza.
L' impiego terapeutico della cannabis e dei suoi derivati è già stato riconosciuto dal precedente Governo Monti attraverso un decreto dell' ex ministro della Sanità.
Se come lei ha affermato, non ha ancora "iniziato una riflessione" sulla attuale normativa fallimentare sulle sostanze stupefacenti, questi potrebbero e dovrebbero essere punti dai quali iniziare.

giovedì 8 novembre 2012

Lettera al Governo tecnico

Alla attenzione de

Primo Ministro Mario Monti
Ministro dello Sviluppo Economico e delle Infrastrutture e Trasporti Corrado Passera
Ministro per la Cooperazione Internazionale e l’Integrazione Andrea Riccardi
Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Elsa Fornero
Ministro della Giustizia Paola Severino

Gentilissimi membri del Governo Italiano, tutti voi siete coinvolti in prima linea nella risoluzione di questa crisi economica e nella sua risoluzione.
Invio a Voi questa lettera aperta, affinchè, anche in Italia, si possa finalmente dibattere della legalizzazione della cannabis, tema di grande attualità e di vasta portata, al punto da coinvolgere tutti i vostri ambiti e oltre.
Nelle recenti elezioni americane, in ben due stati si è votato per la legalizzazione della canapa, la regolamentazione della vendita per i maggiori di 21 anni, la tassazione della produzione e della vendita, nonchè la regolamentazione del consumo. Questo è avvenuto negli Stati Uniti d' America, dove sono già diciassette gli stati nei quali l' uso di cannabis, per scopi terapeutici, è regolamentato. I referendum  approvati in Colorado e Washington sono espressione di una diffusa consapevolezza del fallimento della "War on Drugs", sancita dal fallimento dell' obbiettivo delle Nazioni Unite di eliminare la droga dal mondo in dieci anni con il piano approvato nel 1998; sono passati ben quattro anni dalla fine della verifica dei risultati della "guerra mondiale alla droga" e questi risultati sono stati disastrosi. Ad un aumento dell' accanimento nei confronti di narco trafficanti e consumatori è corrisposto un aumento della violenza legata al traffico di stupefacenti illegali e un aumento dei consumi, specialmente tra le fascie più giovani, come dimostrato nell' ultimo rapporto al Parlamento Italiano sulle sostanze stupefacenti. Proprio la fascia più debole, i più giovani, quella per la quale si sarebbe dovuto avere un maggiore occhio d' attenzione, è risultata la categoria di individui che ha visto un maggiore aumento nel consumo. Quale peggior risultato di questo?
In realtà i risultati negativi di questa guerra ideologica di pochi canuti ipocriti, sono altri e molti, altrettanto dannosi per la società.
Sotto un punto di vista economico e di sviluppo, una riforma del testo unico sugli stupefacenti che preveda la possibilità della coltivazione di cannabis avrebbe lo stesso impatto di una importante riforma agraria. La coltivazione di cannabis potrebbe essere un volano sia per l' autoimprenditorialità, favorendo la crescita di piccoli coltivatori, che per la grande industria farmaceutica, energetica, edile, solo per citare alcuni dei settori dove la canapa potrebbe essere impiegata o dove, la ricerca su questa pianta, potrebbe offrire importanti contributi.
A livello internazionale, sono molti gli Stati che hanno abbandonato da tempo, con successo, le politiche meramente repressive; in Europa gli esempi sono tanti, dal Portogallo, all' Olanda, dalla Repubblica Ceca, alla Spagna al Portogallo e in nessuno di questi casi si è visto un aumento del consumo di stupefacenti tra i più giovani. A livello mondiale, le preoccupazioni sull' fallimento del proibizionismo, hanno coinvolto, ormai da anni, tutto il Sud America, al punto di coinvolgere ex presidenti di Messico, Colombia e Brasile nella "Global Commission on Drugs"; in Uruguay si sta discutendo la legalizzazione della cannabis, così come è stata già approvata in Colorado e Washington.
Una legalizzazione della canapa produrrebbe nuovi posti di lavoro, genererebbe nuove entrate fiscali che potrebbero essere facilmente essere impiegate per politiche di prevenzione sull' uso di stupefacenti, migliori politiche di assistenza sociale e sanitaria. In un periodo in cui si chiedono sforzi agli Italiani, perchè la politica si dovrebbe dimostrare "choosy" nei confronti di politiche che permetterebbero una maggiore efficienza fiscale e darebbero la possibilità di generare nuove entrate che potrebbero sostituire le imposte sui redditi degli Italiani?
L' emergenza carceri, che vede impegnato il Ministero della Giustizia, deve finire. Si stima che siano attorno al 30% i detenuti incarcerati per la attuale normativa in tema di sostanze stupefacenti. Semplicemente legalizzando la cannabis, la sostanza illegale più diffusa e trafficata al mondo, questo numero potrebbe scomparire, rendendo le carceri posti di espiazione delle colpe, non centri di recupero forzosi. Come è possibile, in oltre, che per la coltivazione di una pianta si rischi da 6 a 20 anni(!) di carcere, quando il falso di bilancio è depenalizzato (ed è un reato che può coinvolgere investitori internazionali; che sia anche uno dei motivi della scarsa credibilità internazionale acquisita dall' Italia in questi anni), lo stupro è punito fino ad un massimo di 10 anni così come l' associazione in concorso esterno per mafia. E' giustizia questa?
Il Consiglio dei Ministri ha approvato i documenti guida sulle politiche di contrasto alla diffusione di stupefacenti redatti dal DPA (dipartimento per la "propaganda" antidroga), documenti che sono esempi di falsificazione e menzogna. Come è possibile che, alla luce della crescente consapevolezza mondiale sul tema, questi documenti, possano ancora rappresentare la posizione dell' Italia a livello internazionale? Come è possibile che un Governo Tecnico non abbia ancora messo mano a coreggere simili deviazioni?
E' urgente che, in qualità di Governo Tecnico, gli attuali rappresenti dello Stato modifichino le attuali normative in tema di sostanze stupefacenti, in particolar modo la cannabis, che portino alla luce un dibattito che coinvolga e spieghi i motivi della necessità di cambio di rotta. Il mondo è cambiato, è più consapevole ed è più aperto al cambiamento di quanto la vecchia classe politica dirigista, ormai al tramonto, possa ancora credere.

martedì 24 gennaio 2012

Le dimissioni del Dottor Serpelloni (Mazzanti Vien dal Mare)


Gentilissimi membri del Governo,

I fatti di cronaca che hanno coinvolto la città di Roma, tra omicidi e arresti per "droga", evidenziano quello che è un problema che da troppe decadi si sta portando avanti senza successo, anzi con danno per i cittadini e l' economia del nostro paese.

Il mercato degli stupefacenti, che si stima generi un fatturato attorno ai 60 miliardi di euro l' anno solo in Italia, ha reso la malavita un mostro economico di dimensioni difficilmente immaginabili. Il denaro accumulato negli ultimi 40 anni, assumendo un profitto annuale di 40 miliardi (prendendo le stime per difetto, diciamo così) per 40 anni ha portato le organizzazioni criminali ad accumulare un tesoro pari a quasi due volte il debito pubblico italiano.

I fatti recenti dimostrano come questa politica abbia fallito, 40 anni di continuo aumento della diffusione delle sostanze psicotrope, dimostrano come la proibizione ha fallito, la penetrazione del tessuto industriale da parte del crimine attraverso il riciclo del denaro proveniente dal traffico di stupefacenti dimostra il fallimento della war on drugs.

I problemi del paese sono molti, la riduzione del potere della criminalità e la gestione secondo le leggi dei rapporti tra cittadini sono problemi che si dovrebbe smettere di sottovalutare.

Ben consapevole degli impegni di questo governo su diversi fronti, vorrei che l' attuale governo tecnico potesse, entro la fine del suo mandato, aprire un dibattito sul fronte della legalizzazione della cannabis. Un segnale in questa direzione sarebbero le più che benvenute dimissioni del Dottor Serpelloni, direttore fantoccio di un organismo, il "dipartimento per le politiche antidroga", che ha svolto un mero ruolo propagandistico, assolutamente lontano dall' ampiezza del fenomeno che riguarda la tossicodipendenza sotto il profilo epidemiologico, sociale, economico, sanitario, civile.

Colgo l' occasione per porgervi distinti saluti

martedì 10 gennaio 2012

Seconda lettera al primo ministro Mario Monti

Monti il Padrino
Gentilissimo Primo Ministro,

E' notizia odierna il giro d' affari della malavita Italiana. La liquidità della malavita è data dal traffico di stupefacenti, un mercato stimato attorno ai 70 miliardi di euro l' anno.

Un recente studio pubblicato sulla rivista scientifica Lancet, stima tra 149 e 271 milioni i consumatori di stupefacenti nel mondo, ma il numero potrebbe essere sottostimato, secondo la ricerca. Gli esperti hanno stimato che del totale di coloro che usano droghe, 125-203 milioni sono "habitue' della cannabis". La cannabis è lo stupefacente illegale più diffuso al mondo e tra i meno pericolosi in assoluto, al punto che sono numerosi gli studi medici sul possibile impiego dei principi attivi contenuti in questa pianta; dall' alzhaimer, al glaucoma, alla sclerosi multipla, ai tumori, ai disordini mentali.

L' Europa ha diversi esempi di eccellenza in campo legislativo, per quanto riguarda la regolamentazione della canapa; dall' Olanda, al Portogallo, dalla Repubblica Ceca alla Germania l' utilizzo terapeutico della cannabis è tollerato e anche la ddetenzione per uso personale e la coltivazione sono depenalizzati. Questo comporta un minor aggravio dei costi sociali del uso di stupefacenti sulla società, attraverso un minor carico di provvedimenti sul sistema giudiziario, un minor carico sul sistema carcerario (basti pensare che in Italia il 30% dei carcerati è tossicodipendenti e un trattamento sanitario di questa patologia, la tossicodipendenza appunto, farebbe completamente rientrare quello che è il "problema carceri"), una maggiore efficienza dell' uso delle forze dell' ordine che non sarebbero più impiegate a reprimere comportamenti individuali, ma focalizzati allo smantellamento delle reti criminali, solo per citare alcuni aspetti positivi.

L' Italia ha il triste primato di essere la culla della più imponente "industria criminale", le cui fondamenta economiche sono il traffico di stupefacenti, in primis la cannabis. I dati sulla diffusione di sostanze illecite nel "Bel Paese" sono drammatici. Se in Italia il consumo di cannabis in periodo scolastico si aggira attorno al drammatico dato del 20%, in un paese come l' Olanda questo dato si colloca attorno all' 8%. La cosa più drammatica è il costante aumento della diffusione dell' utilizzo, a fronte di un maggiore impegno delle forze dell' ordine. Dopo 40 anni di proibizionismo questa crisi economica dovrebbe essere anche un occasione per potere aprire gli occhi sul totale fallimento della proibizione.

La situazione in Italia è tragica. Il dipartimento delle politiche antidroga sembra più un dipartimento di propaganda di stampo nazional-socialista, dove il detto del ministro della propaganda tedesca sotto il 3° reich, Joseph Goebbels,  “Ripetete una bugia cento volte, mille volte, un milione di volte, ed essa diventa una verità”, ha reso l' Italia un paese disinformato. Questa disinformazione ha creato una asimmetria tra i "consumatori" e i "non consumatori", facendo credere a questi ultimi che solo attraverso la repressione legislativa e poliziesca si possano ottenere risultati al fine di diminuire l' utilizzo di stupefacenti. Sfortunatamente, una bugia è una bugia e l' esponenziale diffusione del consumo di stupefacenti e dello strapotere del crimine organizzato sono le più importanti, evidenti e dannose evidenze per la società.

Alla luce di tutte queste considerazioni, colgo l' occasione per porgerle l' invito a tracciare una netta linea di distacco dal precedente governo chiedendo le dimissioni del Capo del Dipartimento per le politiche antidroga della Presidenza del Consiglio, Giovanni Serpelloni, anche a fronte dell' impegno internazionale che l' Italia dovrà affrontare in Marzo partecipando alla 55esima conferenza internazionale dell' ONU sulle droghe.

Serve una politica nuova, europea, basata sui risultati di eccellenza che altre nazioni, nostre sorelle, hanno ottenuto e replicarle.

Ben consapevole dei forti impegni istituzionali che gravano su questo governo, sarei comunque felice che in futuro qualche cosa possa essere fatto dal Suo governo.

Sarei ben lieto, un giorno, di potere affrontare l' argomento approfonditamente.

La ringrazio e la saluto cordialmente

domenica 8 gennaio 2012

Lettera al Ministro Riccardi: il fallimento della war on drugs - un nuovo approccio è possibile

Gentilissimo Ministro Riccardi,

Recenti fatti di cronaca internazionale riportano gli ennesimi fallimenti dell' approccio penale nella riduzione dell' offerta di sostanze stupefacenti illegali.

Faccio riferimento alla condanna per ergastolo dell'
ex capo dell'antidroga cambogiana, il generale Mok Dara, per aver organizzato un traffico di stupefacenti mentre ricopriva l'incarico di segretario generale dell'Autorita' nazionale per la lotta alla droga.

Oltre alla codanna del massimo esponente Cambogiano,
Edgardo Buscaglia, presidente dell'Instituto de Acciòn Ciudadana, in Messico, ha dichiarato che il 71,5% dei municipi del Paese sono nelle mani o sotto il controllo del crimine organizzato, lo stesso presidente rivela come nel 2006 la percentuale fosse del 53%. A seguito della discesa per le strade dell' esercito, il Messico ha assistito ad una escalation continua di morti causati dalla "guerra alla droga" e la conseguenza sembra essere stata una diminuzione dell' influenza della legalità nei municipi nazionali Messicani.

Negli anni '30 del XX secolo, il proibizionismo sull' alcol terminò anche in seguito alla "guerra civile" creatasi tra poliziotti e contrabbandieri d' alcol; le vittime di questa guerra non furono solo poliziotti o contrabbandieri, ma spesso finirono tra le fila del fuoco incrociato anche inermi cittadini, le vere vittime di ogni guerra.

Mi rivolgo a Lei al fine di poter fare luce sull' attuale crisi internazionale che la "war on drugs" ha causato da oltre 40 anni. Le rinnovo l' invito al tracciare una netta linea di distacco dal precedente governo chiedendo le dimissioni del Capo del Dipartimento per le politiche antidroga della Presidenza del Consiglio, Giovanni Serpelloni, anche a fronte dell' impegno internazionale che l' Italia dovrà affrontare in Marzo partecipando alla 55esima conferenza internazionale dell' ONU sulle droghe.

La ringrazio e resto a sua disposizione nel caso fosse interessato ad approfondire politiche alternative.

La saluto cordialmente

domenica 1 gennaio 2012

Lettera al ministro con delega sulle tossicodipendenze: una proposta di dialogo

Genitilissimo Ministro Riccardi,

Le scrivo in quanto responsabile con delega sulle tossicodipendenze del Governo Monti. Confrontandomi da anni nello spinoso tema della cosiddetta "war on drugs", trovo che, la possibilità di un governo tecnico come quello del quale Lei fa parte, possa essere una grande occasione per cambiare l'approccio fallimentare che, con il fortunatamente ormai ex sottosegretario Giovanardi, ha trovato il suo apice negativo, ma che con il Dr Serpelloni trova ancora un pesante e nocivo strascico.

Leggendo la sua biografia, pubblicata sul sito del governo, è evidente il suo impegno per la pace, per la salute pubblica e per il dialogo. Per questo mi piacerebbe che potesse entrare, nel dibattito pubblico, l' abbandono dell' approccio intolleranate e criminogeno della proibizione delle sostanze illegali, su tutte la cannabis.

A questo riguardo vorrei porre alla sua attenzione un tema, quello della cosiddetta "guerra alla droga", poco e male dibattuto in Italia. Se, infatti, all' amministrazione di G.W.Bush un folto gruppo di ben oltre 500 economisti, tra cui Gary Backer e Milton Friedman, presentò un piano di legalizzazione e tassazione delle sostanze psicotrope illegali, in Italia, neppure si è accennato del Rapporto, datato Giugno 2011, della Global Commission on Drugs. Questa commissione è formata sulla esperienza di successo della Latin American Commission on Drugs and Democracy promossa dagli ex presidenti Fernando Henrique Cardoso (Brasile), César Gaviria (Colombia) e Ernesto Zedillo (Messico), a cui fanno seguito George Shultz (segretario di stato degli USA), Javier Solana, Kofi Annan, John Whitehead, Paul Volcker solo per citarne alcuni, di cui lei ha sicuramente sentito parlare, se non avuto la possibilità di conoscere di persona. I risultati di questo rapporto, di respiro internazionale, frutto di competenze trasversali (si parla di risultati in campo economico, sociale, sanitario, di ordine pubblico) suggeriscono come almeno una regolamentazione controllata della vendita della cannabis e dei suoi derivati potrebbe favorire una riduzione della diffusione dell' uso di stupefacenti e, come conseguenza diretta, la diminuzione di malattie trasmissibili e della criminalità.

Vorrei "argomentarle", con maggiori informazioni uil fallimento della "guerra alla droga", anche a fronte di ricerche personali raccolte negli ultimi cinque anni, in cui ho dedicato una parte importante del mio tempo alla trattazione dell' argomento, ma non essendo sicuro nè che lei leggerà questa e-mail, nè che arriverà a questo punto di questa missiva, sarei lieto di rimandarla al mio personale Blog (Scrivi al tuo direttore) nel quale sono raccolti scritti, pubblicati e non, sul tema, tra cui una lettera, presente nell' archivio dell' Istituto superiore della sanità; il linguaggio è scorrevole, ironico ma sempre ricco di contenuti e spunti approfonditi di riflessione.

Ben consapevole degli impegni istituzionali pressanti che è portato a svolgere, facendo riferimento alla sua carica istituzionale, volta a gestire la "Res Pubblica" con la maggior efficacia, sarei lieto di un suo interessamento sulle tematiche che ruotano attorno alla fallimentare "guerra alla droga", nella speranza che questa politica possa essere finalmente superata ed archivita all' insegna della tolleranza e del dialogo, con l' augurio di un cortese riscontro.

La saluto cordialmente e la ringrazio.

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