cookie

Translate

Visualizzazione post con etichetta war on drugs. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta war on drugs. Mostra tutti i post

mercoledì 8 aprile 2015

Appello alle Associazioni Antiproibizioniste

Questo è un' appello alle forze antiproibizioniste italiane. Nonostante le visioni divergenti all' interno dello stesso fronte, una cosa è legale ORA: coltivare con l'autorizzazione ministeriale.

Estratto dal  DPR 309/90 Decreto del Presidente della Repubblica del 9 ottobre 1990, n. 309, recante: "Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza".



"Titolo II 
DELLE AUTORIZZAZIONI 

Articolo 17. Obbligo di autorizzazione 
1. Chiunque intenda coltivare, produrre, fabbricare impiegare, importare, esportare, ricevere per transito, commerciare a qualsiasi titolo o comunque detenere per il commercio sostanze stupefacenti o psicotrope, comprese nelle tabelle di cui all'articolo 14 deve munirsi dell'autorizzazione del Ministero della sanita'. 

2. Dall'obbligo dell'autorizzazione sono escluse le farmacie, per quanto riguarda l'acquisto di sostanze stupefacenti o psicotrope e per l'acquisto, la vendita o la cessione di dette sostanze in dose e forma di medicamenti. 

5. Il Ministro della sanita', nel concedere l'autorizzazione, determina, caso per caso, le condizioni e le garanzie alle quali essa e' subordinata, sentito il Comando generale della Guardia di Finanza nonche', quando trattasi di coltivazione, il Ministero dell'agricoltura e delle foreste."



Il prossimo sforzo della lotta antiproibizionista, prima di arrivare a qualsivoglia forma di regolamentazione, deve essere l' immediata possibilità, a chi intenda coltivare "a norma di legge", di ricevere facilmente l' autorizzazione.

Cari amici antiproibizionisti, pensate che sia più veloce applicare la legge in maniera rilassata, o approvare una nuova legge?

Il prossimo passo di spinta che il mondo antiproibizionista deve dare ad un processo di ponderata regolamentazione, è quello di portare il governo a rilasciare facilmente coltivazioni autorizzate.

Questo va esattamente nella direzione di "Impegno di dialogo con le autorità" proposto da Encod nei principi alla base dei Cannabis Social Club.

Tutela i coltivatori e consumatori da inutili persecuzioni ed evita il clima da inquisizione spagnola presente sotto la fini giovanardi.

Tutela la società nel complesso, prevedendo una immediata e temporanea soluzione pacifica alla "guerra alla droga" permettendo da subito la regolarizzazione della coltivazione domestica. Previene la diffusione di canali illegali: una garanzia alla coltivazione regolamentata senza rischi di illegalità, favorisce il clima di dialogo tra autorità e cittadini permettendo uno scambio di dati utile alla valutazione della migliore politica da adottare su base oggettiva.

Il Colorado, ha intrapreso la via della legalizzazione, proprio battendo la strada del controllo della produzione domestica. L' Italia, una volta intrapresa la via di un' affidabile accesso ai dati della diffusione del consumo, potrà valutare con maggiore attenzione, le considerazioni sulle diverse tipologie di strategie da adottare. Sono più diffuse le coltivazioni in piccoli gruppi? Quale è la dimensione media di una coltivazione collettiva? E' possibile individuare un numero massimo di soci?

La scelta Uruguaiana è stata quella di regolamentare per legge i numeri delle coltivazioni collettive; quanti soci e quante piante per associazione.

In Colorado si è deciso di tassare la cannabis come l'alcol e il tabacco, aprendo le porte ad una "industrializzazione della cannabis". E' la rivoluzione industriale della cannabis.

L' Italia ha già "regolamentato" la coltivazione. E' necessaria l' autorizzazione ministeriale.

Il dialogo aperto dall' intergruppo parlamentare è positivo, ma ha un obbiettivo a lungo termine che non può risolvere i problemi OGGI.
OGGI è necessario affermare la coltivazione "lecita" e permettere, all'intergruppo parlamentare, di accedere alle dimensioni del fenomeno cannabis, per permettere l' elaborazione di un progetto di legge condiviso. I dati sulla diffusione della cannabis dovrebbero essere raccolti dal governo e analizzati per portare il parlamento ad elaborare una decisione basta su riscontri empirici, chiudendo il periodo oscurantista della proibizione.

lunedì 9 febbraio 2015

Legal US Weed Is Killing Drug Cartels

The growth of the U.S. marijuana industry has devastated drug cartels in Mexico, evidenced by fewer seizures of cannabis at the border and, according to Mexican security forces, a drop in total homicides and domestic marijuana production rates.


Mexican drug cartels are finding it difficult to compete in the cannabis market not only in terms of price, but also quality, given that the U.S. industry is starting to label products according to THC content, CNBC reports. According to The ArcView Group, a cannabis research firm, the marijuana industry in the U.S. grew 74 percent in just one year, up from $1.5 billion in 2013 to $2.7 billion in 2014.

Marijuana from Mexico, on the other hand, is often mass-produced in less than ideal conditions, with no guarantee as to the safety of the product.

Advocates who initially pushed for legalization in Washington and Colorado have argued strenuously in the past that increased access to marijuana in the U.S. would mean a decline in drug-related violence and revenue for the cartels in Mexico.

Homicides in Mexico have dropped from 22,852 in 2011 to 15,649 as of 2014, which tracks relatively closely with the legalization of marijuana in Colorado and Washington, although the link between the two events is not conclusive.

Last year, agents from the U.S. Border Patrol seized just 1.9 million pounds of marijuana. While that may seem like a large amount, it actually constitutes a 24 percent reduction from the 2.5 million pounds seized in 2011. On the domestic side, Mexican authorities in 2013 seized just 1,070 tons, which marks the lowest amount since 2000.

“Two or three years ago, a kilogram [2.2 pounds] of marijuana was worth $60 to $90,” Nabor, a 24-year-old pot grower in the northwestern Mexican state of Sinaloa, told NPR. “But now they’re paying us $30 to $40 a kilo. It’s a big difference. If the U.S. continues to legalize pot, they’ll run us into the ground.

Another nail in the coffin for drug cartels is the gradual trend of leniency towards marijuana in Mexico. As of 2009, the country decriminalized the possession of small amounts of marijuana.

But cartels have adapted and shifted to the U.S. side of the border, bringing in high-quality marijuana to Mexico, rather than producing the crop themselves before exporting for illicit sale to U.S. consumers.


“Traffickers who are operating in the U.S. are securing marijuana in the U.S. that is much higher quality and more expensive for the purpose of smuggling back into Mexico for sale and distribution,” DEA spokesman Lawrence Payne told U.S. News back in December.

Cartels have also diversified by moving into illegal mining and sex trafficking, as well as harder drugs like meth.

“In the long run, it looks like the US market for illegal Mexican marijuana will keep shrinking,” said Mexico drug expert Alejandro Hope. “The logic of the legal marijuana market is that it will force prices down. This would take out the big profits from the illegal market. A good way to make some money could be to short the prices of marijuana.”

dailycaller.com; Legal US Weed Is Killing Drug Cartels

giovedì 5 dicembre 2013

Proibizionismo. Gli Usa celebrano 80 anni dalla fine di quello sull'alcool... e le altre droghe il cui proibizionismo oggi fa danni maggiori?

Comunicato di Vincenzo Donvito 
5 dicembre 2013 12:39

 Il "National Constitution center" (Usa) ha dato vita ad una grande mostra itinerante dal titolo 'Spiriti americani: nascita e crollo del proibizionismo', per ricordare al Paese che nel 1933 fu approvato il 21mo emendamento alla Costituzione con cui si pose fino al proibizionismo sull'alcool che era stato istituito nel 1919. Venti anni durante i quali in Usa accadde di tutto: dalla criminalita' che gestiva i traffici (Al Capone e' per noi italiani il piu' noto, viste anche che era originario del nostro Paese) in lotta fra di loro e con le polizie, agli oltre 10.000 morti per la pessima qualita' di una bevanda che continuava ad essere diffusissima tant'e' che quasi ogni americano era un criminale in merito, alla corruzione, al deterioramento delle istituzioni, etc..
Viene spontanea una domanda. Ma questa lezione americana non e' servita a nulla? Cos'e' e come agisce oggi il proibizionismo sulle droghe che, tra l'altro, non riguarda solo gli Usa ma tutto il mondo? Quel proibizionismo che vede in prima fila la delinquenza organizzata italiana (mafia, 'ndrangheta, camorra, etc)? Quel proibizionismo che sta facendo molte piu' vittime di quelle per l'eccesso del consumo di droghe: 
- vittime per la guerra tra delinquenze per i controlli dei territori e dei mercati,
- vittime per la guerra delle delinquenze contro le forze dell'ordine,
- vittime per la corruzione che le delinquenze diramano in ogni istituzione, dalla piu' piccola alla piu' grande,
- vittime per il consumo di sostanze di cui non si nulla di certo sulla loro composizione,
e poi: tribunali intasati, carceri strabordanti, collusione di milioni di consumatori con i loro fornitori, degrado istituzionale, polizie sovraccaricate di lavoro, miliardi e miliardi di denaro per arginare una situazione che ad ogni cosiddetto successo delle autorita' vede raddoppiare nuove criminalita' connesse a questo business.
Su questo noi di Aduc cerchiamo quotidianamente di documentare la folle politica di quasi tutti i Paesi del mondo (Usa, Russia e Italia in prima fila) con un notiziario che e' anche luogo di approfondimento e dibattito fra lettori.
L'occasione che ci viene offerta oggi con i festeggiamenti Usa per ricordare la fine del proibizionismo sull'alcool in quel Paese, crediamo possa essere utile per una ampia riflessione e valutazione sulle attuali politiche. Che, a nostro avviso, sono una folle corsa che, per soddisfare le ideologie di chi reputa non sano il consumo di droghe, mentre ha alimentato danni maggiori di quelli che si volevano arginare, ha gia' compromesso gli equilibri e le stabilita' istituzionali di tutti i Paesi del mondo.


venerdì 15 novembre 2013

Le 'war on drugs' stanno distruggendo tutti e tutto. Lo dice anche l'Onu....

Comunicato di Vincenzo Donvito


13 novembre 2013 13:49

E' di oggi la diffusione, da parte dello specifico ufficio delle Nazioni Unite, dei dati sulle coltivazioni di oppio in Afghanistan. Per il 2013, questo Paese soddisfera' il 90% del mercato mondiale di tutti i derivati del papavero, essenzialmente eroina, la cui produzione e' aumentata del 49% rispetto al 2012.
Sono interessanti e sintomatiche le valutazioni che vengono fatte dall'UNODC:
- la produzione e' aumentata perche' i coltivatori temono che, quando l'anno prossimo le truppe internazionali presenti in Afghanistan andranno via, il tutto tornera' nelle mani di “signori della guerra” che oggi sono tenuti a freno, per l'appunto, dalla presenza internazionale;
- buona parte dei proventi di queste coltivazioni servono a finanziarie i talebani che combattono il governo sostenuto dalle truppe internazionali;
- sempre le truppe internazionali, non hanno agito in modo particolare e sistematico per cercare di debellare il fenomeno droga, se non con alcune iniziative di facciata, tipo qualche falo' di sostanze sequestrate (tra cui anche il vietato alcool).
E i risultati si vedono, aggiungiamo noi. I medesimi risultati che sempre l'UNODC ha registrato per il Marocco, maggior produttore di cannabis al mondo, dove quest'anno le coltivazioni sono anche li' aumentate.
Cosa accade?
Soprattutto il fallimento della cosiddetta “war on drugs” (guerra alla droga) lanciata nel 1971 dall'allora-presidente Usa Richard Nixon. Una regola umana che vale in tutti i contesti: e' fallimento -anche clamoroso- tutto cio' che da' risultati opposti rispetto a quanto ci si prefiggeva.
Ci domandiamo: perche' perseverare?
Ci sono forti componenti ideologiche in chi persevera anche a livello macchiettistico (si vedano -piccolo esempio nostrano- alcuni politici italiani come Carlo Giovanardi e Maurizio Gasparri), ma ci sono -a nostro avviso- forti motivazioni economiche in chi -statisti di alto livello- consentono di continuare questa guerra.
Facciamo alcuni esempi. Se la droga non fosse piu' illegali e le coltivazioni al pari di qualunque altra coltivazione consentita, come vivrebbero i milioni di persone che, direttamente e indirettamente, gravitano su questo mercato? Dai contadini afghani e marocchini, agli spacciatori nelle strade delle nostre citta', fino alla pletora di trafficanti piccoli e grandi e a chi fornisce loro i mezzi per organizzarsi e difendersi. Crediamo che vivrebbero molto male: coltivare -anche cannabis legalizzata- non darebbe mai i medesimi proventi economici di quella illegale, cosi' come vendere cingallerie nelle strade delle ricche citta' occidentali (come fanno molti “extracomunitari” davanti a tutti i luoghi in cui ci sono persone) non darebbe soddisfazione economica al pari delle droghe illegali.
Siamo arrivati, cioe', ad un equilibrio in cui i tutori dell'ordine sono tali fino ad un certo punto, perche' altrimenti dovrebbero nascondersi per non essere linciati dal disordine che deriverebbe dall'assenza di quella illegalita'. Questo lo sanno tutti. I funzionari dell'UNODC come il presidente Usa Obama, il nostro premier Enrico Letta come il premier russo Putin. Tutti, proprio tutti. C'e' da stupirsi, quindi, di quanto hanno ben rapportato quelli dell'UNODC, e cioe' che la lunga presenza delle truppe militari internazionali in Afghanistan per aiutare quel Paese ad essere piu' amico per i suoi amministrati, lascera' lo stesso Paese in condizioni peggiori rispetto a quelle precedenti.
Di cos'altro abbiamo bisogno per renderci conto che le grandi e le piccole “war on drugs” stanno uccidendo le civilta', le economie, l'umanita' e gli individui?



Le 'war on drugs' stanno distruggendo tutti e tutto. Lo dice anche l'Onu....

mercoledì 9 gennaio 2013

Largest U.S. Medical Marijuana Dispensary Beats Back Another Shutdown Attempt


Last month, a California judge rejected a landlord’s move to evict the nation’s largest medical marijuana dispensary for engaging in a business that is legal under state law. Now, a federal judge has also barred the landlord’s attempt to halt the dispensary’s operations.
Harborside Health Center founder Steve DeAngelo
In the ongoing federal-local battle over state laws that legalize medical marijuana, the court ruling is the latest victory for Harborside Health Center, a 100-plus-employee operation that Oakland City Attorney Barbara Parker has praised for providing “access to safe, affordable and effective medicine.” While the Obama administration initially said it would not target medical marijuana dispensaries in compliance with state law, it has since fluctuated on this position, and pursued increasingly vigorous crackdowns. To shut down Harborside, the federal government filed a civil action to seize the Oakland and San Jose, Calif. properties Harborside leases for its dispensaries. The owners of the two properties attempted to skirt the federal case by moving to evict Harborside or cease its marijuana distribution. One county judge rejected the move, while another has allowed eviction proceedings to move forward. But U.S. Magistrate Judge Maria-Elena James held Monday that the federal Controlled Substances Act cannot be enforced by private parties like these landlords:
As Harborside points out, courts have consistently held that there is no private right of action under the CSA to force compliance. […]
Moreover, while the Court understands Claimants’ concern over the potential forfeiture of their properties, Rule G(7)(a) is not a means to sever business relationships when they suddenly prove risky or to demonstrate cooperation with the Government.
The landlords and the Department of Justice will now litigate between themselves over the move to seize the properties where Harborside is housed. The city of Oakland also filed an unprecedented, affirmative lawsuit to halt federal government crackdowns of medical marijuana dispensaries in the city. The city alleges that the federal government exceeded its authority with its civil forfeiture action by acting contrary to earlier statements and actions that indicated it would not crack down on those dispensaries in compliance with state medical marijuana laws, now in 18 states.
The litigation raises the question of how the federal government will handle Washington and Colorado’s new laws to legalize and regulate recreational marijuana. In the first comment on the measures, President Obama said recreational users are not a “high priority.” He did not, however, refer to marijuana sellers and suppliers, which would be the likely subjects of any federal crackdown.
In the wake of the crackdown, landlords have been unwilling to rent to several other dispensaries that were approved for operation in Oakland.

domenica 6 gennaio 2013

War on pot has gone up in smoke

chiaasen@MiamiHerald.com

The war on marijuana is going up in smoke, and it’s about time. There is no bigger waste of money and resources in all law enforcement.
Failure is too polite a description for the long campaign to eliminate the pot trade in the United States. A colossal flop is what it is. After four decades and billions spent, marijuana is easier to get, and more potent, than ever.
More than 40 percent of all Americans over 12 have tried it, and at least 30 million people smoke it every year. The most recent national drug survey found that 18.1 million Americans had used it during the previous month.
Pot is now medically dispensed in 18 states and Washington, D.C. It’s the largest cash crop in the nation’s largest agricultural state, California.
A legitimate pain reliever for cancer victims, “medicinal” marijuana is now available for an assortment of other symptoms, some of them conveniently vague and impossible to discount. It’s not terribly hard to get a prescription.
In November, voters in Colorado and Washington dropped the pretense and approved the adult recreational use of weed. Other states will follow in coming years.
Absurdly, the government still classifies pot as a Schedule I Controlled Substance, the same as heroin and cocaine. Federal law prohibits medical marijuana use, and the Obama administration has taken action against dispensaries in California.
It’s a lost cause, and an expensive one. Any true fiscal conservative should be outraged by the waste and futility.
States are rewriting their marijuana laws because that’s what makes sense. Regulate it, tax it, and make a ton of money from it.
Another benefit of decriminalization is liberating overworked police and prosecutors, whose talents are being misspent on dumb, dead-end pot cases — 50 plants in a grow house tended by some hapless bozo who doesn’t even know where the seeds came from.
Most Americans would prefer to see drug agents shutting down meth labs and pill mills, which actually kill people.
Like it or not, marijuana is so deeply imbedded in our culture that it will never go away. You can find it on Wall Street, Main Street or K Street, on any college campus or military base.
Some drug experts fear that more lenient laws will increase consumption and abuse. Others believe a lawful marketplace will prove safer. Regardless, the saturation level of reefer is already high.
In 2011, according to FBI statistics, a marijuana-related arrest occurred every 42 seconds in the United States. That’s how abundant the stuff is.
Some of those who got busted were career criminals who happened to be caught with a joint in their pockets, but many were casual users or small-time sellers.
Those who get prosecuted on minor pot charges disproportionately tend to be Hispanics and African Americans, not the white college kids who are toking up a storm. Cannabis laws have always been selectively enforced, and lots of people are sitting in jail who shouldn’t be there.
The current useless Congress is unlikely to tackle marijuana reform, but the Justice Department could do all taxpayers a favor by letting each state decide for itself.
Making pot legally available to adults will require caution. Colorado and Washington are wrestling with the logistics of sales and supervision. Tough penalties are planned for driving while stoned, or providing the drug to minors.
Inevitably, though, more states will ease their marijuana laws. Money is why; potential revenues from taxing pot cultivation and sales are too substantial to forego. Even the boneheads in Tallahassee will one day figure that out.
Watching America’s legalization movement with gloom are the Mexican drug cartels, whose vast profits from grass smuggling will wither with the loss of their most lucrative market.
Pot smokers would just as soon buy it from a licensed dispensary, but they will definitely keep buying it, no matter what the government does.
I recall sitting in an unmarked car with a DEA agent at a motel parking lot in Homestead. Other agents were positioned nearby.
They were all waiting to arrest a guy who was supposedly coming to deliver three bales of Colombian weed. An undercover team had set up the deal.
Time dragged on. Radios crackled. Everybody grew restless and bored.
A barefoot teenager happened to roll up on a bicycle. If he saw us — and I don’t know how he didn’t — it didn’t seem to matter.
The kid pulled out a joint and lit up. Broad daylight, people all over the place.
If the windows hadn’t been rolled up, the smoke would have filled the DEA car. The agent looked over at me and shook his head. All we could do was laugh.
The boy rode off on his bike. The guy with the bales showed up empty-handed, so the deal didn’t go down.
That was 30 years ago. Nothing has changed.

Read more here: http://www.miamiherald.com/2013/01/06/3168032/war-on-pot-has-gone-up-in-smoke.html#storylink=cpy

War on pot has gone up in smoke

Read more here: http://www.miamiherald.com/2013/01/06/3168032/war-on-pot-has-gone-up-in-smoke.html#storylink=cpy

sabato 22 dicembre 2012

Voters in Washington and Colorado made history on Election Day when they voted to legally regulate and tax marijuana. Their votes signaled the beginning of the end for the costly and unjust war on drugs.
Thank you to the citizens of Washington and Colorado.
The Drug Policy Alliance is especially proud of this milestone, as we worked for years to make this historic day happen.
We’d also like to thank: President Bill Clinton for acknowledging the drug war’s futility and failure; President Jimmy Carter and Pat Robertson for saying it’s time to legalize marijuana; Governor Christie for calling the drug war a failure and Governor Cuomo for working to end New York’s racially discriminatory marijuana arrest crusade; Congressmen Ron Paul and Barney Frank for introducing the first bill to end federal marijuana prohibition; Presidents Santos (Colombia), Pérez Molina (Guatemala) and Mujica (Uruguay) for breaking the taboo on alternatives to drug prohibition; and, most of all, our many allies around the world for demanding no more drug war.
We strive for the day when drug policies are no longer motivated by ignorance, fear and prejudice but rather by science, compassion, fiscal prudence and human rights, with education and treatment available for everyone. Help us fight the good fight by making a tax deductible donation.”


venerdì 23 novembre 2012

MESSICO - Narcoguerra. Impunito il 99% dei reati. Commissione al Senato

In Messico oltre il 99% dei delitti commessi resta impunito: e' quanto emerge dal rapporto della Commissione nazionale per i diritti Umani (Cndh), presentato oggi al Senato.
Raul Plascencia, presidente della Cndh, ha aggiunto altre cifre drammatiche: durante i sei anni di mandato presidenziale di Felipe Calderon, che sara' sostituito fra tre settimane da Enrique Pena Nieto, sono stati registrati 46.015 omicidi legati alle organizzazioni criminali, 2.126 'desaparecidos', 15.921 cadaveri ancora non identificati e 1.421 sotterrati in cimiteri clandestini e fosse comuni.
Nel periodo, prosegue lo studio, c'e' stato 'un aumento sostanziale delle violazioni dei diritti umani, come la tortura ed i trattamenti crudeli, inumani o degradanti, arresti arbitrari, perquisizioni illegali e privazioni arbitrarie della vita'.
Dal 2005, ha sottolineato Plascencia, la Cndh ha ricevuto 34.385 denunce contro funzionari pubblici federali che lavorano in organismi dello Stato che si occupano di sicurezza pubblica, e oltre l'80% delle denunce e' stato presentato negli ultimi tre anni.
La tortura resta 'una delle principali sfide che deve affrontare la Giustizia', ha detto il presidente della commissione, aggiungendo che nel 2005 il suo organismo ha ricevuto una sola denuncia per tortura, mentre nel 2011 ammontavano a 2.040.

MESSICO - Narcoguerra. Impunito il 99% dei reati. Commissione al Senato

lunedì 4 giugno 2012

La guerra alla droga e' fallita! Segretaria generale Unasur

 “Il narcotraffico e' qualcosa che richiede piu' di una guerra per addivenire ad una soluzione”, ha detto Maria Emma Mejia in una intervista all'agenzia Efe.
Mejia ha perorato “una decisione politica mondiale” per adottare un nuovo approccio al problema. L'ex-ministro degli Esteri della Colombia, che abbandonera' l'incarico il prossimo 11 giugno e tornera' al suo Paese, ha sostenuto che “e' necessario aprirsi a nuove idee”.
“La guerra contro la droga e' fallita”, ha detto precisando che si tratta di una sua opinione personale e non una posizione istituzionale della Unasur (Union de Naciones Suramericaneas), di cui e' segretaria generale.
Con questa dichiarazione si e' unita a voci come quella dell-ex-presidente colombiano César Gaviria, nel cui Governo lavoro', che fa parte di un gruppo di ex-presidenti e intellettuali che criticano la lotta esclusivamente militare contro le droghe, che e' stata prevalente nelle ultime decadi in America Latina.
“E' un problema non della sola Colombia, e neanche di Colombia, Peru' e Bolivia, che siamo produttori e ora consumatori, o dell'Ecuador, che ha coltivazioni di papavero e di cannabis”.
“E' come la peste, e' una cosa che corrompe, che danneggia le nostre istituzioni democratiche, che ruba generazioni e che dobbiamo affrontare mondialmente, perche' ogni singolo consumatore ne e' corresponsabile”. Per Mejia il traffico di stupefacenti e' un problema che parte dalla politica per arrivare al personale privato.
La segretaria generale dell'Unasur, che passera' l'incarico al venezuelano Ali Rodriguez in una cerimonia che si terra' a Bogota' il prossimo 11 giugno, ha affermato che l'Unasur ha una prospettiva diversa rispetto al tema delle droghe.
Ha citato, per esempio, le petizioni del presidente della Bolivia, Evo Morales, alla comunita' internazionale perche' si depenalizzasse la tradizione indigena del suo territorio di masticare la coca, una posizione che Mejia dice di rispettare.
La ex-candidata alla vicepresidenza della Colombia ha detto che l'Unasur ha privilegiato “una politica di prevenzione” sulle droghe.
“Dobbiamo lavorare per la gente, questo e' un problema di salute pubblica, e' un problema di giovani con una dipendenza, potremmo perdere una generazione”.
In ambito Unasur si era interessata al tema nel Consejo Sudamericano sobre el Problema Mundial de Drogas. Si trattava di una proposta per modificare il nome negli statuti delle entita' e inserire la parola “narcotraffico”, ma fu rifiutata e si decise di mantenere la corrente dizione che' dava un significato piu' ampio al problema.
A suo giudizio, Il Sudamerica ha una “visione molto particolare” che potrebbe essere di esempio per altre regioni.
Il gruppo a cui appartiene Gaviria, guidato dall'ex-presidente brasiliano Fernando Henrique Cardoso, propone la depenalizzazione della droga, ma Mejia si e' manifestata scettica in merito: “Non sono sicura che la semplice legalizzazione riesca ad eliminare il contrabbando e il crimine connesso a questo problema”.

La guerra alla droga e' fallita! Segretaria generale Unasur

sabato 11 febbraio 2012

Weed Wars

TV Takes a Close Look at a Marijuana Haven, Just Before the Law Does

Orange County and Beverly Hills have “The Real Housewives.” The San Francisco Giants had “The Franchise” on Showtime last summer.



Now, Oakland is getting ready for a reality television close-up. Naturally, it is a show about marijuana.
The Discovery Channel will broadcast the first episode of “Weed Wars” on Thursday. The four-part series offers an inside look at the medical marijuana business at Harborside Health Center in Oakland, the largest dispensary on the West Coast. The show stars the colorful crew that runs the dispensary: Steve DeAngelo, the silver-pigtailed co-founder and executive director; Luigi Zamarra, the nervous accountant; and Dave Wedding Dress, the bearded, dress-wearing co-founder, among others.
The day-to-day routine, it turns out, is a mix of the achingly mundane and the risky. In one episode, as Terryn, a Harborside “bud tender,” frets about aphids killing his plants, Mr. DeAngelo stares into the camera lens and says, “At any moment federal agents could break through these doors and lock me up for the rest of my life.” In fact, the Justice Department announced a big crackdown on medical marijuana dispensaries across California soon after the series finished its scheduled shooting, though Harborside remains open.
“Weed Wars” is not the first marijuana reality show. It is not even the first featuring Oakland. That honor goes to “I’m in the Marijuana Business,” an episode of the MTV “True Life” series that was broadcast last summer. While “Weed Wars” is straightforward, “True Life” was more typical reality TV fare, with a cast of volatile individuals prone to fighting, crying and flashing money.
MTV followed a friendly 20-something named Chris who moved to Oakland to pursue his lifelong dream of growing marijuana. But “he’s been afraid to tell his family for fear they’ll disown him,” the announcer intones dramatically. It also features a Colorado hippie couple, Gemma and Pa, as they struggle to make marijuana bars in between stoner ruminations and screaming matches.
Mr. DeAngelo wanted to avoid this type of portrayal. He said that before the Discovery Channel offer, he turned down 10 other companies because “I could tell they had some sort of agenda.”
“We have been stereotyped as slackers, profiteers and criminals,” Mr. DeAngelo said. “With this show, they will see that we are decent people who are providing medicine for patients in a responsible way.”
The first episode of “Weed Wars” centers on a tax-bill fight between Harborside and Oakland’s Business Tax Board of Review (in what is undoubtedly the television debut for the solemn and obscure entity).
To cope with the stress of the ordeal, Mr. DeAngelo turns to his own form of relief. The camera cuts to a darkened room. “I don’t want to forget how to relax, and cannabis really helps me remember how to relax,” said Mr. DeAngelo as he lovingly inhaled.
At another point, Mr. DeAngelo, who has a medical marijuana card, rips into a marijuana-laced piece of gingerbread to calm his nerves as he drives across the Bay Bridge to a speaking engagement. It does not take effect for 45 minutes, he tells the camera in an effort to explain that he is not driving while high.
Although Discovery could not know it at the time, the dispensary’s skirmish with the tax board was a precursor to much more serious weed wars. Soon after the crew turned off its cameras, Harborside was hit with a $2.5 million bill from the Internal Revenue Service. The Department of Justice crackdown on California dispensaries came the following week.
In an interview this week, Mr. DeAngelo acknowledged that when he opened his doors to the cameras last year, the legal climate was decidedly sunnier. The Obama administration had indicated that it would not go after medical marijuana dispensaries.
“I wasn’t expecting to find us in the middle of a huge reversal of federal policy when we made this,” Mr. DeAngelo said.
Indeed, after the announcement from the United States attorneys, the Discovery crew returned to collect more video. When asked if it added more drama to the show, Mr. DeAngelo deadpanned, “Just a touch.”
Some people in the medical marijuana industry were alarmed by Mr. DeAngelo’s decision to open up his operation to the cameras.
“I think they’re absolutely nuts,” said William Panzer, a criminal lawyer who represents medical marijuana dispensaries in the Bay Area. “I think they risk getting shut down. They risk getting raided.”
The Discovery producers, however, seem careful with the dispensary’s image.
“With this show in particular, because there’s a lot on the line for Steve and his business, we wanted to make sure we were getting it right,” said Nancy Daniels, executive vice president of production and development at Discovery.
Mr. DeAngelo is hoping for the best. “There’s no question in my mind that the show will help the movement,” he said, though the dispensary still faces some harsh realities. “Whether or not it is going to protect Harborside from the wrath of the federal government, I don’t know.”
zelinson@baycitizen.org

lunedì 30 gennaio 2012

Lettera a Presa Diretta

Gentile redazione di Presa Diretta,

Ho guardanto con molto interesse la puntata di ieri sui cambiamenti climatici e sono rimasto sorpreso nel vedere a fine puntata che si trattava il tema della criminalità legata al traffico di stupefacenti, che fa ora tanto scalpore per la violenza scoppiata a Roma.

Mi occupo del tema della war on drugs da ormai più di 5 anni. Sono dottore in economia e finanza e ho trattato l' argomento in diversi ambiti; "web", cartacei ed ho partecipato ad una puntata di Uno Mattina Estate nel Settembre 2008 come ospite confrontandomi sulle tematiche riguardanti la legalizzazione della cannabis.

Vorrei sottoporre alla vostra attenzione, sperando possa essere di vostro interesse per sviluppare il problema della criminalità legata al traffico di stupefacenti, il mio Blog, nel quale ho raccolto lettere inviate e pubblicatemi, negli ultimi 5 anni sul quotidiano "la Gazzetta di Parma". Una di queste lettere è presente sul sito dell' Istituto Superiore della Sanità Italiano. Mi sono spesso occupato del problema dalla "guerra alla droga" da un punto di vista prettamente "economico" e per questo ho anche inviato un paio di interventi al sito laVoce.info (interventi che mi sono stati pubblicati tra le lettere dei lettori).

Sarei lieto se il  materiale da me raccolto potesse essere di vostro interesse al fine di una più approfondita trattazione delle tematiche che collegano le attuali politiche di proibizione sugli stupefacenti alle crescenti violenze su scala globale, di cui quelle manifestatesi a Roma non sono che un piccolo specchio per le allodole di quella che è una delle più grandi industrie globali dopo il petrolio e le armi.

Vi ringrazio per la cortese attenzione.

Colgo l' occasione per congratularmi per la trasmissione ben fatta  e ricca di approfondimenti.

Cordiali saluti

martedì 10 gennaio 2012

Seconda lettera al primo ministro Mario Monti

Monti il Padrino
Gentilissimo Primo Ministro,

E' notizia odierna il giro d' affari della malavita Italiana. La liquidità della malavita è data dal traffico di stupefacenti, un mercato stimato attorno ai 70 miliardi di euro l' anno.

Un recente studio pubblicato sulla rivista scientifica Lancet, stima tra 149 e 271 milioni i consumatori di stupefacenti nel mondo, ma il numero potrebbe essere sottostimato, secondo la ricerca. Gli esperti hanno stimato che del totale di coloro che usano droghe, 125-203 milioni sono "habitue' della cannabis". La cannabis è lo stupefacente illegale più diffuso al mondo e tra i meno pericolosi in assoluto, al punto che sono numerosi gli studi medici sul possibile impiego dei principi attivi contenuti in questa pianta; dall' alzhaimer, al glaucoma, alla sclerosi multipla, ai tumori, ai disordini mentali.

L' Europa ha diversi esempi di eccellenza in campo legislativo, per quanto riguarda la regolamentazione della canapa; dall' Olanda, al Portogallo, dalla Repubblica Ceca alla Germania l' utilizzo terapeutico della cannabis è tollerato e anche la ddetenzione per uso personale e la coltivazione sono depenalizzati. Questo comporta un minor aggravio dei costi sociali del uso di stupefacenti sulla società, attraverso un minor carico di provvedimenti sul sistema giudiziario, un minor carico sul sistema carcerario (basti pensare che in Italia il 30% dei carcerati è tossicodipendenti e un trattamento sanitario di questa patologia, la tossicodipendenza appunto, farebbe completamente rientrare quello che è il "problema carceri"), una maggiore efficienza dell' uso delle forze dell' ordine che non sarebbero più impiegate a reprimere comportamenti individuali, ma focalizzati allo smantellamento delle reti criminali, solo per citare alcuni aspetti positivi.

L' Italia ha il triste primato di essere la culla della più imponente "industria criminale", le cui fondamenta economiche sono il traffico di stupefacenti, in primis la cannabis. I dati sulla diffusione di sostanze illecite nel "Bel Paese" sono drammatici. Se in Italia il consumo di cannabis in periodo scolastico si aggira attorno al drammatico dato del 20%, in un paese come l' Olanda questo dato si colloca attorno all' 8%. La cosa più drammatica è il costante aumento della diffusione dell' utilizzo, a fronte di un maggiore impegno delle forze dell' ordine. Dopo 40 anni di proibizionismo questa crisi economica dovrebbe essere anche un occasione per potere aprire gli occhi sul totale fallimento della proibizione.

La situazione in Italia è tragica. Il dipartimento delle politiche antidroga sembra più un dipartimento di propaganda di stampo nazional-socialista, dove il detto del ministro della propaganda tedesca sotto il 3° reich, Joseph Goebbels,  “Ripetete una bugia cento volte, mille volte, un milione di volte, ed essa diventa una verità”, ha reso l' Italia un paese disinformato. Questa disinformazione ha creato una asimmetria tra i "consumatori" e i "non consumatori", facendo credere a questi ultimi che solo attraverso la repressione legislativa e poliziesca si possano ottenere risultati al fine di diminuire l' utilizzo di stupefacenti. Sfortunatamente, una bugia è una bugia e l' esponenziale diffusione del consumo di stupefacenti e dello strapotere del crimine organizzato sono le più importanti, evidenti e dannose evidenze per la società.

Alla luce di tutte queste considerazioni, colgo l' occasione per porgerle l' invito a tracciare una netta linea di distacco dal precedente governo chiedendo le dimissioni del Capo del Dipartimento per le politiche antidroga della Presidenza del Consiglio, Giovanni Serpelloni, anche a fronte dell' impegno internazionale che l' Italia dovrà affrontare in Marzo partecipando alla 55esima conferenza internazionale dell' ONU sulle droghe.

Serve una politica nuova, europea, basata sui risultati di eccellenza che altre nazioni, nostre sorelle, hanno ottenuto e replicarle.

Ben consapevole dei forti impegni istituzionali che gravano su questo governo, sarei comunque felice che in futuro qualche cosa possa essere fatto dal Suo governo.

Sarei ben lieto, un giorno, di potere affrontare l' argomento approfonditamente.

La ringrazio e la saluto cordialmente

domenica 1 gennaio 2012

Sud America: Narco-scacco matto

'Ormai siamo invasi dai narco-trafficanti': a lanciare il drammatico allarme e' il ministro della Difesa dell'Honduras Marlon Pascua, mentre vari esponenti di governo di altri Paesi centroamericani, dal Guatemala al Costarica, gli fanno eco, per un'emergenza che rischia di diventare fuori controllo.
'Data la nostra posizione fanno passare attraverso il territorio piu' di cento tonnellate di cocaina all'anno. Nel solo 2011 ne abbiamo sequestrata una quantita' record di 21 tonnellate, mentre negli anni passati, si oscillava tra i cinque e i dieci', spiega Pascua.
Secondo i dati Onu (che includono anche la stima delle vittime in Iraq e Afghanistan), l'Honduras, con 6.239 omicidi nel 2010, si e' classificato come il Paese piu' violento del mondo, con una media di 82,1 vittime ogni 100mila abitanti, tanto che gli Usa, per motivi di sicurezza, hanno deciso di ritirare i 158 volontari dei Peace corps.
La situazione si starebbe ulteriormente complicando a causa dell'arrivo in pianta stabile delle organizzazioni criminali da Messico e Colombia che hanno eletto i Paesi dell'America centrale come base logistica per i propri commerci. Secondo gli esperti infatti, la situazione nella regione si e' aggravata con l'acuirsi della guerra che le autorita' colombiane e messicane hanno sferrato contro i trafficanti, spingendoli a cercare zone meno controllate.

Anche dal Costarica il ministro della Sicurezza pubblica Mario Zamora preoccupato per la democrazia del Paese pone l'accento sul problema: 'Le organizzazioni non si infiltrano piu' tra i poliziotti - afferma - ora li cooptano direttamente'. Il Costarica, cosi' come Panama, non ha forze militari, e si trova in difficolta' ad affrontare la crescente e minacciosa presenza dei trafficanti del cartello di Sinaloa.
In Guatemala, dove il tasso degli omicidi supera i 47 ogni 100mila abitanti, l'ex generale Otto Perez Molina ha vinto le elezioni col tema della lotta al narco-traffico e mentre e' in attesa di assumere la presidenza, a gennaio, si e' gia' incontrato con vari esponenti di governi vicini, nella ricerca di una strategia comune di lotta, a fronte di un fenomeno che nel suo Paese vede gia' la saldatura tra i Los Zetas messicani ed i clan familiari locali come quello dei Sayaxche' e dei Luciano

Tratto da Aduc Droghe

Lettera al ministro con delega sulle tossicodipendenze: una proposta di dialogo

Genitilissimo Ministro Riccardi,

Le scrivo in quanto responsabile con delega sulle tossicodipendenze del Governo Monti. Confrontandomi da anni nello spinoso tema della cosiddetta "war on drugs", trovo che, la possibilità di un governo tecnico come quello del quale Lei fa parte, possa essere una grande occasione per cambiare l'approccio fallimentare che, con il fortunatamente ormai ex sottosegretario Giovanardi, ha trovato il suo apice negativo, ma che con il Dr Serpelloni trova ancora un pesante e nocivo strascico.

Leggendo la sua biografia, pubblicata sul sito del governo, è evidente il suo impegno per la pace, per la salute pubblica e per il dialogo. Per questo mi piacerebbe che potesse entrare, nel dibattito pubblico, l' abbandono dell' approccio intolleranate e criminogeno della proibizione delle sostanze illegali, su tutte la cannabis.

A questo riguardo vorrei porre alla sua attenzione un tema, quello della cosiddetta "guerra alla droga", poco e male dibattuto in Italia. Se, infatti, all' amministrazione di G.W.Bush un folto gruppo di ben oltre 500 economisti, tra cui Gary Backer e Milton Friedman, presentò un piano di legalizzazione e tassazione delle sostanze psicotrope illegali, in Italia, neppure si è accennato del Rapporto, datato Giugno 2011, della Global Commission on Drugs. Questa commissione è formata sulla esperienza di successo della Latin American Commission on Drugs and Democracy promossa dagli ex presidenti Fernando Henrique Cardoso (Brasile), César Gaviria (Colombia) e Ernesto Zedillo (Messico), a cui fanno seguito George Shultz (segretario di stato degli USA), Javier Solana, Kofi Annan, John Whitehead, Paul Volcker solo per citarne alcuni, di cui lei ha sicuramente sentito parlare, se non avuto la possibilità di conoscere di persona. I risultati di questo rapporto, di respiro internazionale, frutto di competenze trasversali (si parla di risultati in campo economico, sociale, sanitario, di ordine pubblico) suggeriscono come almeno una regolamentazione controllata della vendita della cannabis e dei suoi derivati potrebbe favorire una riduzione della diffusione dell' uso di stupefacenti e, come conseguenza diretta, la diminuzione di malattie trasmissibili e della criminalità.

Vorrei "argomentarle", con maggiori informazioni uil fallimento della "guerra alla droga", anche a fronte di ricerche personali raccolte negli ultimi cinque anni, in cui ho dedicato una parte importante del mio tempo alla trattazione dell' argomento, ma non essendo sicuro nè che lei leggerà questa e-mail, nè che arriverà a questo punto di questa missiva, sarei lieto di rimandarla al mio personale Blog (Scrivi al tuo direttore) nel quale sono raccolti scritti, pubblicati e non, sul tema, tra cui una lettera, presente nell' archivio dell' Istituto superiore della sanità; il linguaggio è scorrevole, ironico ma sempre ricco di contenuti e spunti approfonditi di riflessione.

Ben consapevole degli impegni istituzionali pressanti che è portato a svolgere, facendo riferimento alla sua carica istituzionale, volta a gestire la "Res Pubblica" con la maggior efficacia, sarei lieto di un suo interessamento sulle tematiche che ruotano attorno alla fallimentare "guerra alla droga", nella speranza che questa politica possa essere finalmente superata ed archivita all' insegna della tolleranza e del dialogo, con l' augurio di un cortese riscontro.

La saluto cordialmente e la ringrazio.

martedì 13 dicembre 2011

Storia economica di un fallimento premeditato: il proibizionismo. Capitolo 4, seconda parte


Altro elemento che incorre nella valutazione del reato di spaccio di sostanze stupefacenti è sempre stato, nella normativa italiana, lo stato sociale dell' imputato. E' infatti difficile dimostrare, per esempio, che un affermato professionista rinvenuto con diversi grammi di sostanza, potendosi permettere acquisti consistenti anche per evitare di dovere rifornirsi di frequente, possa essere uno spacciatore o che possa trarre dal traffico di sostanze illecite una fonte di guadagno tale da farlo ritenere un trafficante di sostanze illecite. Al contrario, una situazione economica disagiata di un individuo arrestato anche con pochi grammi di sostanze illecite, potrebbero fare presuppore l' attività di spaccio come fonte di reddito e motivo di arresto e detenzione come previsto dalla più dura applicazione della normativa. Si spiega così la sentenza n. 49085/2004 della Suprema Corte di Cassazione, Sezione Sesta Penale secondo cui Un chilo e mezzo di cocaina pura non puo' essere considerata di per sè una "ingente quantità" ai fini del reato di spaccio nella città di Roma. Il principio è stato affermato dalla Sesta Sezione Penale della Corte di Cassazione che ha cancellato l'aggravante che era stata applicata ad uno spacciatore di origini spagnole condannato a sette anni di reclusione e a 30 mila euro di multa per "detenzione a fini di spaccio di un chilo e mezzo di cocaina pura" nella periferia della Capitale. Secondo i giudici di secondo grado, infatti, lo spacciatore meritava l'applicazione dell'aggravante della ingente quantità della dose in quanto "un chilo e mezzo di cocaina pura, pari a 10.442 dosi droganti, è in grado di soddisfare un rilevante numero di tossicodipendenti". Per la Suprema Corte, che ha ribaltato la sentenza della Corte di Appello, un chilo e mezzo di coca invece "non integra di per sè un quantitativo ingente, a meno che in relazione alle caratteristiche dell'offerta di droga, alla sua capacità di diffusione e di assorbimento del mercato, non si determini un pericolo concreto per la salute pubblica di elevata intensità"; infatti, per essere considerata "ingente", la quantità dev'essere "esorbitante" rispetto al "normale" traffico di droga, mentre la quantità di un chilo e mezzo di droga non poteva essere considerata eccessiva "considerato anche che il mercato di destinazione era quello romano, certamente non suscettibile di essere influenzato da un simile quantitativo".
Se il caso citato, giudicato secondo la normativa precedente all' introduzione del decreto Fini Giovanardi, poteva interessare al fine della approvazione di una normativa diversa, che regolamentasse meglio la distinzione tra uso personale e spaccio, con l' introduzione della più recente normativa, entrata in vigore con le olimpiadi invernali di Torino del 2006, le casistiche di legge risultano più stringenti al punto da non potere più individuare con facilità cosa si intenda per spaccio e cosa si intenda per uso personale. La norma degli anni 90, che meritava sicuramente una revisione, modificata tramite il decreto sulle olimpiadi, è diventata invece una trappola per il consumatore di stupefacenti e una miniera d' oro per i trafficanti di sostanze illecite.
La normativa del 2005 prevede infatti limiti bassissimi di detenzione delle sostanze e il limite tollerato riguarda la quantità di principio attivo rinvenuto nella sostanza, analisi possibile da effettuare solo previa consulenza di laboratori specializzati. Le sostanze maggiormente utilizzate in Italia risultano essere l' hashish e la cocaina. I limiti di legge imposti per incorrere in sanzioni penali risultarono essere ,in principio, pari a 250 mg di thc nel quantitativo rinvenuto e 500 mg di principio attivo nella cocaina. Il principio che ispirò l ' approvazioni di simili limiti era la assenza di distinzione di pericolosità tra tutti gli stupefacenti. Così, per legge, la dipendenza da eroina e le conseguenze derivanti dall' uso di tale stupefacente, erano paragonati al saltuario uso di cannabis. Se la pericolosità scientifica di una sostanza data dalla capacità di creare dipendenza veniva ignorata, non sembrò però essere ignorato l' uso di cocaina all' interno delle aule dei palazzi minsteriali italiani. La legge fu infatti approvata anche in seguito ad alcuni scandali che riguardarono alcuni membri illustri del governo italiano; il caso forse più famoso riguarda un senatore a vita della repubblica italiana, ex presidente del consiglio dei ministri, politico di ruolo dal assemblea costituente del 1946, Emilio Colombo. Nel 2002 in seguito ad una inchiesta su droga e personaggi dello spettacolo, fini sotto gli occhi degli inquirenti anche il senatore a vita.
Dall' indagine, che toccò inizialmente l' allora vice ministro delle finanze, emerse che l' utilizzatore finale della cocaina che entrava al ministero fu il senatore a vita Colombo, il quale né ammise l' utilizzo per “scopi terapeutici”. Il senatore fu pescato a farsi pervenire la droga direttamente al ministero ed emerse che lo spacciatore di fiducia del senatore aveva libero accesso senza subire controllo alcuno da parte dal personale di vigilanza, all' interno dei palazzi governativi.

Storia economica di un fallimento premeditato: il proibizionismo. Capitolo 3, terza parte

Castaneda giunge a delle conclusioni; si può rimanere ottimistici sulla guerra alla droga solo prendendo per veri questi miti propagandati dall' amministrazione di Calderon. In questo caso, le statistiche sporadicamente pubblicate sui sequestri sempre in maggiore di partite di stupefacenti, i laboratori di sintesi di metamfetamine sequestrati, le armi, gli aeroplani, le navi, i camion e addirittura i sottomarini, possono si essere interpretati come prova del successo della guerra alla droga e in un maggior prezzo delle sostanze per le strade statunitensi.
Tutto può diventare metro del successo, addirittura il drammatico incremento nelle uccisioni riconducibili a reati commessi per droga dal 2007 al 2009 possono essere attribuiti alle vittorie raggiunte nella guerra contro i cartelli; si afferma che queste morti siano attribuibili alle disperate guerre tra clan per l' incombenza dell esercito su di loro.
L' esercito sta continuando la politica di rafforzamento di una forza di polizia, ma fino a qui senza un successo tanto maggiore di quanto ottenuto dalle due amministarazioni precedenti, quella zedillo e quella fox. Si sta perseguendo una politica di chiusura dei confini al sud del messiconell' istmo di Tehuantepec, attraverso il pattugliamento delconfine nella zona che è molto più facilmente controllabile dei confini con Guatemala e belize.
Ma questi tentativi sono molto discutibili nella loro efficacia.La colombia offre una dolorosa lezione nella neccessità di abbattere i danni collaterali (violenza corruzione rapimenti estorsioni e così via) legati al traffico di droga. Dopo 10 anni di plan colombia, la cui politica risale all epoca clinton e che prevedeva un generoso impiego di fondi nella lotta al narcotraffico e ai gruppi insurrezionisti, la violenza in questa nazione è diminuita, la guerriglia è in ritirata e molti gruppi paramilitari sono stati smantellati, anche la corruzione sembra leggermente diminuita. Eppure l' esportazione di cocaina è rimasta stabile assieme alla estensione delle terre coltivate a coca; in futuro i cambi sulla offerta verranno rimpiazzati dalla cocaina prodotta in perù e bolivia
Una saggia decisione da parte del messico sarebbe quella di unirsi all' america nella decriminalizzazione della cannabis ed eroina, le due droghe più facilmente gestibili (una perchè la meno pericolosa ed una perchè la più pericolosa).
Continuare questa strategia di guerra richiederà sempre una maggiore cooperazione invasiva degli stati uniti sia per quanto concerne gli equipaggiamenti sia per quanto riguarda l' addestramento così come per i fatti di intelligence e supporto logistico.
Il messico non può continuare in questa strada perchè i fondi sono insufficienti e un lavoro adeguato costerebbe molti miliardi di dollari all' anno. L' amministazione Obama, seguendo le orme di quella bush e firmando la strategia calderon come premessa solida, ha trovato una resistenza nel confronto con la realtà; la strategia non sta funzionando e la mobilitazione dell' esercito ha portato ad un aumento di abusi dei diritti umani.

Storia economica di un fallimento premeditato: il proibizionismo. Capitolo 3, seconda parte

Sull' esplosione di uso di droghe in messico

Il primo argomento che viene smontato da Castaneda, nell' intervento sul foreign policy, riguarda la posizione messicana sull' utilizzo di stupefacenti. Secondo il presidente, il messico è passato dall' essere semplice punto di transito e produzione di sostanze illecite a diventarne esso stesso un consumatore.

Il messico è produttore di cannabis ed eroina per l' esportazione negli USA da decenni; sebbene in messico non venga prodotta cocaina, la nazione è da sempre la principale via di commercio dalla colombia agli stati uniti. Nell' ultimo decennio, è anche diventata un significativo produttore di metamfetamine anche queste per la vendita negli usa. Il governo afferma che ora il messico è diventato un consumatore di tutte queste sostanze.

Sono però le stesse statistiche governative che contraddicono la propaganda governativa. Il ministero della salute messicano conduce ricerce e osservazioni sullo stato delle dipendenze dal 1988. Gli studi costituiscono una affidabile e continua fonte di dati storici, sempre aggiornati dalle stesse persone negli stessi palazzi. L' ex ministro degli interni quindi porta l' evidenza di questi studi sottolineando la mancanza di un significativo incremento della diffusione di stupefacenti in messico. Dal 2002 al 2008 la popolazione di tossicodipendenti è aumentata da 307000 unità a 465000 un aumento di 26000 unità all' anno su una popolazione di 110 000 000 di abitanti per un tasso di crescita che si attesta allo 0.4% di molto inferiore al tasso di crescita di usa, Canada e Europa occidentale e inferiore anche al tasso di diffusione di altri stati dell' america latina. Addirittura il tasso di persone che hanno ammesso di avere fatto uso di sostanze illegali una volta nella loro vita è rimasto stabile o addirittura è diminuito nello scorso decennio.
Questi risultati sono sostenuti anche da altre ricerche, per esempio quelle condotte dal National Psychiatry Institute, e, al ivello regionale dai Centros de Integración Juvenil. Questi rilevano che anche nei più vasti aggregati urbani come città del messico, guadalajara e monterry così come ai bordi delle città attanagliate dalla violenza come tijuana e ciudad de juarez non è rilevante l' espansione di uso di sostanze psicotrope, specialmente a Tijuana tra il 1998 e il 2005, prima dell' inizio della guerra, il tasso di dipendenze cadde dal 4.4% al 3.3% e nella presunta narco capitale mondiale ciudad de juarez l' aumento di diffusione di stupefacenti è passato dal 1.6% al 4%. Non abbastanza da giustificare una guerra nazionale.


Sull' aumento della violenza nel paese

La seconda ragione per la dichiarazione di guerra fu lo spettro della cattura del governo a livello locale, regionale e nazionale, da parte dei potenti cartelli della droga. Forse l' argomento più credibile tra quelli enunciati da calderon, manca però di contestualizzazione storica. Gia negli anni 80 l' intero Federal Security Directorate fu dimesso a causa del completo asservimento ai cartelli della droga. L' allora ambasciatore USA John Gavin accuso specificatamente diversi governatori e membri del gabinetto di traffico illecito di droga in conversazioni private con l' allora presidente miguel de la madrid, accuse che il presidente considerò “eccessive”.
Nel 1998, il neo designato zar antidroga Jesús Gutiérrez Rebollo, fu arrestato due mesi dopo la sua nomina quando l' analogo statunitense zar americano Barry McCaffrey, che per primo applaudì Rebollo, scoprì che la sua controparte americana lavorò per i cartelli messicani.
Il messaggio governativo del rischio che il messico fosse per essere catturato dalle organizzazioni criminali , dovrebbe quindi essere molto più retorico che reale, o meglio, la possibilità che il governo fosse sotto scacco dei criminali doveva essere molto più marcato al tempo dell' elezione del presidente calderon che nelle decadi precedenti, dati i 30 anni di completo asservimento statale ai cartelli della droga. Secondo l' ex ministro fu la guerra fallita sulla droga a livello globale che portò all' ascesa del crimine, non il crime che portò calderon a dichiarare guerra.

Sulla vendita di armi da parte degli stati uniti

Calderon ha spesso argomentato con insistenza la condivisione di responsabilità degli usa per la guerra alla droga essendo gli stati uniti il maggior fornitore di armi per i cartelli.
Le statistiche globali suggeriscono che condividere il confine con gli stati uniti significa poco in termini di disponibilità di armi da guerriglia, come le favelas brasiliane, i distretti colombiani o le immagini dei bambini armati in sierra leone possono suggerire.
In realtà, l' esempio del traffico illegali di armi, fornisce solo un esempio di come un altro tipo di merci illecite, anche se perseguitate, risultino facilmente acquistabili ovunque, come le droghe.

Sull' abitudinario uso di stupefacenti degli USA

Questo argomento, sostiene l' ex ministro degli interni, risulta essere una fantasia dochischottesca. Il consumo di stupefacenti negli stati uniti non è diminuito nell' ultimo decennio e non ci sono ragioni di pensare che ciò possa avvenire in futuro. L' unica cosa che cambiano sono le abitudini nei consumi, i settori della società che li usano e le aree geografiche degli utilizzatori di sostanze illecite. La società americana non ridurrà i consumi per il semplice motivo che desidererebbe farlo, né cambiera abitudine perchè il costo di un simile atteggiamento potrebbe essere vantaggioso. Piuttosto gli usa si stanno muovendo nella direzione opposta; decriminalizzazione della cannabis, tolleranza per forme più sicure di eroina, un impegno nel sostegno alla disintossicazione da metamfetamine e in generale l' adozione di una approccio molto più disteso sugli stupefacenti. In questa direzione va l' approvazione da parte della amministrazione obama di non perseguire più i dispensari di cannabis terapeutica negli stati dove la vendita come medicinale è consentita. E' assurdo che muoiano centianaia di persone a tijuana quando ad un centinaio di miglia a nord a los angeles si possono trovare dispensari legali di cannabis terapeutica.

Scrivi al tuo direttore ... sul sito dell' istituto superiore della sanità

Egregio direttore, Un successo meritatosi e meritatomi.

Siamo sul sito dell'istituto superiore della sanita' :-)

http://www.iss.it/binary/ssps/cont/042.1206009410.pdf

Storia economica di un fallimento premeditato: il proibizionismo. Capitolo 3, prima parte


I risultati della guerra alla droga: l' emblematico caso messicano

Tra tutti i casi di proibizionismo fallito, uno su tutti merita una considerzione particolare: il caso Messicano. A differenza dei casi passati a noi lontani, il proibizionismo e la guerra alla droga e narco traffico in messico è un caso di drammatica attualità. Se la Chicago anni' 30 è ottimo materiale per film polizieschi romanzati ed edulcorati in cui la vicenda proibizionista spesso assume il tratto di un sottofondo un po' retrò, un po' noir, un po' decadente, che rende quel periodo storico “lontano” spazialmente e temporalmente, il Messico di oggi è l' emblematico risultato di una politica proibizionista imposta dall' alto che non guarda agli interessi di una nazione e ai risultati fallimentari di una politica che copre interessi economici criminali tanto quanto quelli dei narcotrafficanti.
La guerra alla droga, in messico è iniziata ufficialmente nel dicembre 2006, quando il presidente messicano appena eletto Felipe Calderon, dichiarò una guerra a tutto campo al crimine organizzato e al traffico di sostanze illecite, ordinando al esercito nazionale messicano di uscire dalle caserme e disporsi per le strade, attirando il supporto e l' approvazione del pubblico e della comunità internazionale. Si ripetè, insomma, la storia che vide l' impiego delle politiche di tolleranza zero negli stati uniti sotto il proibizionismo degli alcolici. Allora, questa politica fallì e si dovette ristabilire la legalità attraverso il ripristino della vendita produzione e consumo di alcolici sotto supervisione statale per superare l' impasse del crescente potere della malavita. Cambiano “le sostanze”, cambia periodo storico, non cambia il metodo. Potrebbe ora risultare vincente l' applicazione di questa politica di guerra a distanza di 80 anni? Che forse per ogni sostanza si debba adottare una politica di proibizione particolare? Esaminiamo il caso messicano.
 Iniziata nel 2006, la guerra alla droga si stima abbia causato circa 15000 morti per le strade del messico. Alla luce di questa evidenza Jorge G. Castaneda, ex ministro degli esteri messicano, membro del new america foundation e distinto professore di politica e studi sull' america latina e caraibi all' università di New york, ritiene doveroso fare un punto della situazione della strategia adottata, soprattutto in seguito allo scetticismo crescente che la guerra alla droga, dopo gli entusiasmi iniziali, sta ora suscitando. Una prima e lapidaria impressione del ex ministro degli esteri e di Rubén Aguilar, giornalista membro del ufficio stampa del ex presidente messicano Vincent Fox, è semplice: la guerra che il messico sta conducendo è costosa, fallimentare e propagandata attraverso false ragioni. Sul Foreign Policies Castaneda ha analizzato le ragioni che hanno portato l' attuale presidente messicano a dichiarare la guerra e ha confrontato i risultati della politica del presidente calderon con i dati rilevati nell' arco di quasi un ventennio.
Le argomentazioni che portarono alla dichiarazione di guerra da parte del presidente calderon furono: L' esplosione di uso di droghe in messico, l' aumento della violenza nel paese, la presenza di una nazione esportatrice di armi confinante e la conclusione fu che solo l' abbandono da parte degli stati uniti del uso di droga potrà davvero permettere la sconfitta del narcotraffico.

Archivio blog