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Visualizzazione post con etichetta lettere al direttore. Mostra tutti i post
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domenica 10 gennaio 2016

Sicurezza a Parma? No, grazie.

Egregio Direttore,
In questi giorni, lo “scontro tra bande” di piazzale Picelli, ha riportato alla ribalta il tema del mercato degli stupefacenti e l’impatto che lo spartimento delle “piazze di spaccio”, non regolamentate, ha sulla sicurezza dei cittadini.
Cosa significa questo? Prenderò ad esempio una icona cittadina, Piazza Ghiaia, per descrivere quello che sta avvenendo. Mi permetto di andare anche oltre e di mostrare cosa è successo ad un “mercato analogo” a piazzale Picelli, nuovo mercato all’aperto di stupefacenti, nel momento della sua regolamentazione.
Caro cittadino, un tempo piazza Ghiaia era il mercato dove si radunavano, da tutta la provincia, i commercianti, gli agricoltori e gli allevatori, per comperare e vendere i prodotti della terra. Cento anni fa era così. Oggi hanno messo delle regole riguardo gli orari dell’apertura dei negozi, gli eventi, lo spostamento dei box, ora spariti.
Cosa succede nelle piazze e nei parchi cittadini? Cosa ha evidenziato l’assenza della politica nel emanare leggi di regolamentazione dei mercati degli stupefacenti? Se piazza Ghiaia, negli ultimi cento anni, ha subito una trasformazione radicale, cosa ne è del mercato della droga dopo quarant’anni di assenza politica sul tema?
I parchi cittadini, oggi, sono tante piccole “Piazze Ghiaia” dello spaccio, laddovè non lo sono diventati viali interi. Il mercato della droga è “liquido”, si sposta, è sempre dove si deve trovare, per le strade, ovunque. Questo mercato ha anche una dimensione, 24 milioni di euro l’anno, un ponte nord di droga ogni anno.
Questo è il risultato della totale, completa e inesistente attenzione di tutta la classe politica e dei cittadini. E’ solo questa la motivazione di questo disastro, iniziato con il sindaco sceriffo della carta di Parma e ora perpetrato dalla codardia di una giunta che ha interesse ad essere volutamente assente su questo tema per opportunità politica, come tutti gli altri partiti cittadini.
Perché dico volutamente? Perché da quando siede in municipio, questa giunta, mai ha discusso del tema dello spaccio di stupefacenti, se non per luoghi comuni, senza mai intavolare un serio dibattito sulla soluzione del problema. La giunta rappresenta un movimento che, a livello nazionale, ha portato alla discussione una legge sulla regolamentazione della cannabis; a Parma, durante l’ultima festa antiproibizionista, il dibattito sorto, ha creato solo imbarazzo a Parma in movimento.
E’ ora il momento della buona notizia. Si può risolvere questa situazione. L’ esempio di un successo in questa direzione? Zurigo e la politica intrapresa per eliminare la criminalità dalla zone di spaccio della stazione cittadina a fine anni ‘80. La regolamentazione della distribuzione controllata di stupefacenti ai tossicodipendenti, al fine del loro recupero e reinserimento sociale, ha visto una diminuzione del crimine del 80% in un anno. Allora il problema era l’eroina. Oggi fortunatamente è solo la cannabis.

Cosa può insegnare l’esempio di piazza Ghiaia e di Zurigo nella soluzione del problema di sicurezza a Parma? Poiché la sostanza più diffusa e per la quale le forze dell’ordine sprecano maggiori risorse è la cannabis, senza risultati, è giunta l’ora di parlare di come regolamentare la vendita di cannabis a Parma e togliere, per davvero, la droga dalle strade.

martedì 15 dicembre 2015

Supporto dei cittadini per l'intergruppo? Si, grazie! - Lettera a Vittorio Ferraresi per l'interguppo

Caro Vittorio,

Sto continuando a seguire il lavoro che stai portando avanti; sono con te.

A questo proposito, scrivo per sottoporti una iniziativa partita ad Agosto, dal mio blog, anche in supporto al lavoro dell'intergruppo.

Saprai che è stato approvato il decreto Lorenzin che regolamenta la "cannabis di stato"; un provvedimento che non ha soddisfatto, per primi, i malati, come si può leggere dai numerosi siti che si occupano di cannabis terapeutica ( per es. cannabisterapeutica.info, farmagalenica.it).

Il Governo non si è ancora espresso e ai dibattiti in commissioni, sembrerebbe che, a parte la Meloni, nessuno si sia esposto e anzi non abbiano intenzione di esporsi, per il momento.

Intanto il Governo ha, però, nei fatti, dato un segnale, con l' approvazione di un decreto insoddisfacente sulla cannabis terapeutica; in più, per le persone che più ne hanno bisogno: i malati!

Ad agosto, dal mio blog, ho lanciato un appello; inviare richiesta di autorizzazione alla coltivazione di cannabis al ministero della salute.
Molti conoscono solo l'aspetto repressivo della legge sugli stupefacenti. Pochi sanno che il dpr 309/90 prevede la possibilità di coltivazione per chiunque. Anche il Messico ha recentemente intrapreso questa strada.Anche associazioni riconosciute a livello nazionale sono consapevoli della necessità di dialogo tra cittadini ed istituzioni.

A supporto dell'intergruppo, ora, serve il contributo dei cittadini. Per questo credo che, una iniziativa di filo diretto tra i cittadini e le istituzioni, sarebbe opportuna per alimentare il dibattito istituzionale e fare sentire la pressione dell'opinione pubblica sui parlamentari e senatori che ancora non si sono espressi a prendere posizione.

L'iniziativa è semplice; scrivere al ministero della Salute per l'autorizzazione.

Il decreto approvato dal ministero, potrebbe infatti, essere in contrasto con la legge sugli stupefacenti. D'altra parte, che la destra approvi decreti legge sulla droga che non sono in linea con la normativa italiana, non sarebbe la prima volta (specie dopo la fini giovanardi).

Se questa iniziativa venisse lanciata dall'intergruppo, anzichè da uno specialista molto informato, l'adesione sarebbe sicuramente significativa e si potrebbero fissare interrogazioni parlamentari a scadenze stabilite, per seguire il numero delle richieste pervenute. Un paragone con i mercati finanziari? L'andamento delle "richieste di autorizzazione".

Avere una conta delle persone interessate ha molti significati. Oltre a portare alla luce il coinvolgimento dei cittadini e la pressione sui politici, porterebbe in evidenza il numero di cittadini che altrimenti potrebbero essere criminalizzati; con la copertura politica e mediatica del fenomeno, si potrebbe facilmente fare emergere la dimensione del problema .Dal punto di vista della "sicurezza" si darebbe un segnale a TUTTI i cittadini, il fenomeno è sotto controllo. In seconda battuta si sosterrebbero i cittadini che intendo aderire, convincendo anche quelli più titubanti da "paranoia da poibizionismo"(essere "visitati" dalle forze dell'ordine). La richiesta è infatti prevista dalla legge.


Se per caso arrivassero 60.000 richieste, basterebbe questo dato a fare comprendere che la repressione ha fallito? Quanto è la capienza carceraria italiana? Ha già avuto successo la criminalizzazione?
La capienza regolamentare delle carceri italiane,è fissata a 47.709 posti e l' approccio repressivo degli ultimi 30 anni ha portato all'aumento della diffusione delle droghe, la crescita di forze economiche illegali, la criminalizzazione di massa.

In un periodo di crisi si vuole continuare a perseguire una politica che il sistema italia non è in grado di sostenere e contenere? Si vuole spendere denaro e risorse a perseguire un vizio, piuttosto che concentrare gli sforzi delle forze dell'ordine contro minacce più incombenti come il terrorismo? Se l'isis brucia le piante di cannabis per propaganda, vogliamo dare seguito a novelli inquisitori italici che ragionano come terroristi?
Ecco perchè è arrivato il momento che cittadini e politici si supportino. Tutta acqua che, nel mulino dell'intergruppo, si trasformerebbe in consenso e attrazione nei confronti degli indecisi; è ora che gli "indecisi" prendano una scelta. Chi è interessato alla libertà e alla sicurezza ne ha solo una: supportare la legalizzazione.

Un caro saluto

sabato 10 ottobre 2015

Fermento antiproibizionista

La proposta di legge sulla legalizzazione, sottoscritta ormai da oltre 270 parlamentari, è stata inserita per la prima volta nel calendario trimestrale dei lavori di palazzo Montecitorio. Si spera dunque che, entro fine anno, inizi una discussione “vera” all’interno della Camera. Certamente la strada è ancora tutta in salita e, non prima del 2016, sapremo se finalmente anche l’Italia imboccherà la via della legalizzazione, già presa da diversi Paesi nel mondo, felici per aver abbandonato l’obsoleto proibizionismo.
Vediamo infatti che, in tutti quegli Stati in cui è stato deciso di passare dal divieto alla regolamentazione, sono aumentati moltissimo gli introiti fiscali grazie alla tassazione della cannabis: Washington, che ha legalizzato la marijuana lo scorso luglio, si aspetta di incassare oltre 600 milioni di dollari entro il 2019. Negli Stati dove è stata resa legale, è diminuita la disoccupazione con la nascita di centinaia di attività legate alla produzione, alla lavorazione e alla trasformazione dei derivati psicoattivi e terapeutici della canapa. Tali notizie non sono certamente pervenute a Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, che chiede alla maggioranza di occuparsi del lavoro dei giovani e non di dare loro “canne”, ignorando totalmente le conseguenze economiche positive già registrate oltreoceano, e quelle di cui beneficia la vicinissima Amsterdam che ha ormai fatto dell’erba la sua attrattiva turistica principale.
Inoltre, dove la cannabis è stata legalizzata, sono diminuiti gli incidenti stradali e i crimini violenti. Questa ultima conseguenza, impensabile per i proibizionisti che erano fermamente convinti di vedere naufragare l’intera società una volta legalizzata la cannabis, ha interessato moltissimi studiosi che hanno iniziato a formulare ipotesi sul perché ciò stia avvenendo. Una delle teorie più accreditate, che sembra confermata dalla riduzione della vendita degli alcolici, è che la gente preferisce fumare cannabis che bere alcol e, mentre l’alcol è una droga eccitante che fa aumentare l’aggressività, la cannabis invece seda; attenuando gli istinti più violenti.
Forza Italia, con Luca Squeri, chiede che il Parlamento si occupi di cose “serie”, come se togliere la principale fonte di guadagno alla criminalità organizzata non sia una priorità. Attualmente il proibizionismo garantisce il monopolio della vendita di cannabis alle narcomafie che fanno affari d’oro. Questo è riconosciuto anche dall’unione europea che impone di inserire i proventi dello spaccio di stupefacenti nel calcolo del PIL (Il Pil misura tutta l’attività economica, sia dichiarata che sommersa), nonostante dallo spaccio di stupefacenti le casse dello Stato non guadagnino nulla ma, anzi, spendono immense somme per tentare quella repressione palesemente fallimentare: siamo tra i primi paesi al mondo per consumo di cannabis, e anche il Dipartimento Nazionale Antimafia ha riconosciuto l’esito negativo delle politiche proibizioniste.
Gasparri dichiara che, chi vuol legalizzare la droga, è responsabile delle vite stroncate. In tale affermazione si evince il totale distacco dalla realtà: le morti per consumo di droghe illegali sono principalmente dovuto all’uso di sostanze tagliate male. La preparazione di queste droghe avviene in ambienti tutt’altro che igienici e privi di ogni controllo. Inoltre nessuno monitorizza il consumo di tali sostanze e l’acquirente ne può trovare quanta ne vuole. Regolamentare l’uso di droga porterebbe inevitabilmente a controlli serrati nelle preparazioni, e a limiti nell’acquisto imposti per legge. Le dichiarazioni di Gasparri sembrano inoltre ignorare i morti per uso di tabacco ed alcol, ancora pubblicizzati, con pochissime campagne di dissuasione al consumo e nessuna campagna informativa al fine di educare all’uso responsabile di certe sostanze. Vorrei inoltre poter informare Gasparri che non è mai stata registrata una sola morte per uso o abuso di cannabis al mondo.
Salvini, favorevole alla legalizzazione della prostituzione, si dichiara contrario alla legalizzazione della cannabis perché “fa male”. Logicamente sorvolo sul tale preistorico pensiero.
Non commento inoltre le dichiarazione dei soliti parassiti responsabili di gravissimi danni al Paese che, ancora aggrappati alle poltrone in Parlamento, persistono sfacciatamente esprimendo il loro stupido pensiero in dichiarazioni riportate da giornali e TV schiavi di regime.
Nell’attesa che i nostri rappresentanti politici discutano e votino la proposta di legge, noi cittadini abbiamo la possibilità di esprimere il nostro parere. Questa volta non si tratta del solito referendum, ma di una richiesta di “autorizzazione alla coltivazione”. L’iniziativa, proposta in un blog il 12 agosto scorso, rappresenta una strada pacifica a sostegno della legalizzazione della cannabis. Nel blog si invitano gli antiproibizionisti a chiedere in massa l’autorizzazione a coltivare cannabis, inclusa nel dpr 309/90 che prevede il rilascio dell’autorizzazione alla coltivazione e ne norma la produzione, la vendita, la distribuzione. Per presentare tale richiesta è previsto il termine del 31 ottobre (art 32 comma 1 dpr 309/90).
Trovate tutte le specifiche al seguente link, dove è anche spiegato come fare richiesta al Ministero: http://scrivialtuodirettore.blogspot.it/2015/08/chiediamo-l-autorizzazione-alla.html?m=1
Sicuramente tali richieste saranno negate ma, se il numero di tali domande sarà elevatissimo, daremo un segnale forte su quella che è la volontà popolare.
Continuando a sognare la legalizzazione, ne iniziamo a vedere la forma e sentire l’odore.
Giuseppe Nicosia – ASCIA
Ulteriori informazioni:

Fermento antiproibizionista

sabato 5 settembre 2015

Si torna dalle vacanze ... si smette di parlare di cannabis

Dopo una estate ricca di chiacchiere a parlare di cannabis ... torna il silenzio. 



Le speranze iniziali sul lavoro dell'intergruppo sulla legalizzazione non sembrano prendere lo slancio travolgente auspicato. Anzi il lavoro dell'intergruppo sembra perdere la forza fomentata dalle istanze della società e si sta dimostrando incapace di consolidare il proprio lavoro e quello delle associazioni da anni impegnate in questa battaglia. L'autoreferenzialità della politica sul tema cannabis, ancora una volta, traduce in fatti il distacco tra politica e cittadini.

I media finalmente si sono resi conto che la proibizione ha fallito, ma la maggioranza dei cittadini attende risposte passivamente più che stimolare il dibattito su un tema ancora tabù. I pochi impegnati, che ora trovano sostegno in un dibattito che sta svelando fallimenti decennali, non trovano nella politica lo stesso sostegno e supporto che ha stimolato i politici a creare un gruppo politico trasversale, ancora minato da interessi particolartisti di fazione.
I gangli del potere ancora non accettano una svolta antiproibizionista. Se negli USA, vengono cercate e remunerate figure quali assaggiatori di cannabis, piuttosto che figure consulenziali nella ricerca sulla produzione di cannabis o a supporto di strategie per politiche efficaci, in Italia, Rita Bernardini viene scartata come candidata da garante dei detenuti perchè antiproibizionista. Ancora una volta, l' intergruppo parlamentare si dimostra distaccato da una battaglia comune contro lo "stigma" di Serpelloniana memoria che traduce in discriminazione la candidatura di una figura di spicco come la Radicale Italiana. Anzichè utilizzare questa discriminazione in un'arma di accusa nei confronti di una politica fallita e da accantonare, non muove parola. E così si è accantonato il dibattito sulla cannabis.

Il dibattito italiano adesso guarda alle "riforme", in primis quella del senato. Una delle tante riforme che, nella più tipica tradizione italiota, minaccia di fare saltare il governo; e dunque se salta il governo che fine fa la riforma sulla cannabis? Soprattutto, che fine farebbero le poltrone degli ultimi saliti sul carro degli "amici della cannabis" raccolti nell'intergruppo? Forse meglio smettere di parlare di cannabis...

Altro tema scottante è il fenomeno incontrollato dell'immigrazione. E' stata fomentata la guerra e ora ci si stupisce che, le popolazioni locali, la guerra non la vogliono e scappano. Da dove scappano? Guarda caso da alcune delle zone dove la produzione di cannabis è storicamente una tradizione. Si veda il Libano.

Quello che mi stupisce maggiormente è come gli occhi siano chiusi di fronte alle potenzialità di una politica internazionale sulla cannabis. Dall'arricchimento di zone povere, all'utilizzo di politiche agricole in favore della coltivazione della cannabis per creare lavoro nel nord dell'Africa e fermare i flussi migratori creando lavoro in quelle zone.

Le politiche di sviluppo che potrebbero partire da una sana collaborazione internazionale sulla delocalizzazione della produzione di cannabis permetterebbe la creazione di ricchezza la dove si è portata distruzione, si costruirebbe un argine di solidarietà dove ora si costruiscono mura di divisione.
La corruzione morale e finanziaria della classe politica italiana non da speranza. Lobby di potere occulte e lobby finanziarie dichiarate marciano sull'impoverimento delle persone; impoverimento che ora come mai negli ultimi cento anni sta pervadendo tutta la società.
Dato questo panorama di incertezza sorgono spontanee domande sul futuro della riforma sulla cannabis:

Quando si attiverà il dibattito nelle camere? 


Si riuscirà a fare capire alle forze più contrarie all'accoglimento degli immigrati, che le politiche sulla cannabis possono fermare il flusso di immigrazioni incontrollate attraverso la creazione di lavoro nel nord dell'Africa?


Si riuscirà a fare cadere il tabù sull'antiproibizionismo?


domenica 23 agosto 2015

Cannabis startup Tradiv is raising $1M to connect growers and sellers

Boulder, Colorado-based Tradiv is raising a $1 million round as it gears up to launch its B2B marketplace for cannabis cultivators, marijuana infused product companies, and dispensaries.

That’s right: The B2B pot ecosystem is unfolding right before our eyes.

Backed by Cannabis accelerator CanopyBoulder and accelerator partner Micah Tapman, Tradiv revealed the raise in a public filing with the U.S. Securities and Exchange Commission. The weed startup has so far raised $650,000, according to the filing — at least $20,000 of which likely came from CanopyBoulder, in exchange for a whopping 9.5 percent equity stake. The filing also lists Emily Paxhia, partner of Cannabis-only fund Poseidon Asset Management; and former Microsoft Surface manager, Nick Hofmeister.

Cannabis startup Tradiv is raising $1M to connect growers and sellers

venerdì 21 agosto 2015

ITALIA - Marijuana per curarsi, denunciato

Denunciato per possesso di droga perche' si curava con la marijuana. E' successo mercoledi' scorso, 19 agosto, a un 54enne di Budrio, Comune in provincia di Bologna. L'altro ieri, nel pomeriggio, durante un servizio di controllo del territorio, una pattuglia di Carabinieri di Budrio ha notato una piantina di marijuana esposta sul davanzale della finestra di un appartamento, in una via a pochi passi dal centro della cittadina. I militari dell'Arma sono andati a chiedere spiegazioni al proprietario di casa e l'uomo si e' giustificato dicendo che fa uso di marijuana a scopo terapeutico, per alleviare i dolori causati da un'invalidita' civile che lo affligge da tempo. I Caribinieri hanno quindi perquisito l'abitazione e hanno sequestrato altre cinque piantine di marijuana e 17,9 grammi di hashish. L'uomo e' stato poi denunciato per detenzione di sostanze stupefacenti. "Gli inquirenti- ci tiene a precisare l'Arma in una nota- si sono attenuti all'articolo 73 del Dpr 309 del 1990" su "Produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti o psicotrope".

ITALIA - Marijuana per curarsi, denunciato

mercoledì 12 agosto 2015

Chiediamo l' autorizzazione alla coltivazione; una strada pacifica a sostegno della legalizzazione della cannabis

Caro internauta,

Questo blog si propone di lanciare una iniziativa, che, mi auguro, venga accolta dal più vasto numero di persone possibile.

L' iniziativa è semplice, fare sentire al  governo quanto urgente sia una legge organica sulla cannabis.

Per questo lancio un appello:

CHIEDIAMO IN MASSA L' AUTORIZZAZIONE A COLTIVARE CANNABIS.

In molti conoscono l' art. 73 del dpr 309/90, relativo alle sanzioni per chi viene colto a coltivare cannabis ... senza autorizzazione.

Le recenti sentenze delle corti di giustizia, il lavoro del gruppo interparlamentare sulla cannabis, l' impegno richiesto dalla relazione della DNA, sono tutti segnali di una necessità di svolta.

Ora l' impegno è dei cittadini. Sono presenti raccolte firme online, ma quale fine possono fare tali iniziative, in Italia? Se le raccolte firme cartacee sulla legge elettorale sono finite nel dimenticatoio, cosa ci si può aspettare da una raccolta di firme online?

Da qui nasce l'idea di bussare direttamente alle porte dei ministeri.

Il dpr 309/90 prevede il rilascio del autorizzazione alla coltivazione e ne norma la produzione, la vendita, la distribuzione. Addirittura è previsto il termine del 31 ottobre per la richiesta di autorizzazione (art 32 comma 1 dpr 309/90).

Ho inoltrato richiesta al Ministero della Salute e ho avuto la mia risposta. Ma la mia risposta serve a poco. Quello che serve è una mobilitazione di "mouse" e "click" per fare sentire al governo, come l'urgenza di un cambiamento sia necessaria. Se hanno risposto a me, perchè non dovrebbero rispondere anche a te?

Alla luce del progetto di legge dell'interguppo sulla cannabis, chi vorrà potrà coltivare previa comunicazione ai monopoli dello stato. 

OGGI, l'autorizzazione è rilasciata dal ministero della sanità.

Se vogliamo DOMANI poter coltivare, scrivendo una semplice letterina, dobbiamo OGGI dimostrare la nostra volontà. 



A:  segreteriaministro@sanita.it, segr.tecnicaministro@sanita.it

Oggetto: Richiesta autorizzazione alla coltivazione di cannabis ai sensi del dpr 309/90 Testo unico Sulle sostanze stupefacenti

Alla cortese attenzione dell' ufficio di competenza per il rilascio dell'autorizzazione ministeriale per la coltivazione di cannabis.

Con la presente per richiedere formalmente, l'Autorizzazione Ministeriale per la coltivazione di cannabis, ispirato dagli stessi principi di "tutela dell' interesse della collettività e a tutela del diritto alla salute , allo scopo di fornire un appropriato trattamento fitoterapico ai pazienti” come da accordo firmato tra i Ministri Sanità e Difesa sulla produzione di cannabis.

Essendo presenti i requisiti richiesti dall'art 19 recante "Indicazioni sui requisiti personali" per i rilasci delle autorizzazioni al fine di procedere all'avvio di una attivita' atta a  "la coltivazione, la produzione, la fabbricazione, l'impiego, l'acquisto e la detenzione delle sostanze stupefacenti o psicotrope, nonche' quelle per la produzione, delle sostanze suscettibili di impiego per la produzione di sostanze stupefacenti o psicotrope di cui al comma 1 dell'articolo 70;" (art 2. dpr 309/90).

Sono a richiedere l'Autorizzazione biennale (art .17 dpr 309/90) e a procedere a fornire tutta la documentazione richiesta al fine di poter procedere all'avvio di una attività di produzione di cannabis a supporto della domanda nazionale di cannabis medica, che può essere stimata in 630.000 kg annui e vista l' impossibilità dell'istituto chimico militare farmaceutico a soddisfare tale fabbisogno.

Sempre nell'interesse della collettività la suddetta richiesta è altresì ispirata dalla necessità di ricerca e sviluppo che può sorgere dallo sviluppo di attività private in collaborazione con centri di ricerca universitari, in campo sanitario, lavorativo, economico e di riflesso sulla sicurezza pubblica.

In attesa di un riscontro in merito all'esito di questa richiesta, al fine di procedere con il processo di collezionamento delle informazioni richieste dal Ministero per il rilascio dell' autorizzazione ministeriale e di futuro concerto con gli organismi di riferimento per le comunicazioni del caso,

Porgo i più cordiali saluti e i migliori auguri di proseguimento dei lavori.


6 tech startups sowing seeds for the future of cannabis

Jelle van wijhe by JELLE VAN WIJHE   Tweet — 3h ago in INSIDER

Back in February, rapper-turned-venture capitalist Snoop Dogg announced his plans to raise a $25 million fund for tech startups working in the field of cannabis. That led to his participation in the biggest investment in a cannabis-focused startup to date: a $10 million Series A investment in San Francisco-based weed delivery startup Eaze, in April.
It’s been a long time coming, but it seems that now the floodgates have opened and cannabis is getting its chance at disruption.
With Washington and Colorado officially legalizing recreational cannabis use back in 2012 (it’s also been legalized in Alaska and Oregon since), a whole new market has germinated and is fast spreading in the US.
You might be surprised to find, however, that the startups developing the hemp-isphere are not just the usual suspects of a lifestyle market. Sure, you have your online stores that sell brand-name smoking merchandise, and a few companies competing for the top-spot in on-demand delivery –  but it’s starting to look like many potrepreneurs have bigger plans for the space.
What we’re seeing is the start of a full-blown ecosystem around a core product. Startup accelerator Canopy Builder has accepted their inaugural class for a cannabis-specific program, partnerships and acquisitions are already in motion, and the market looks like it will only continue to mature.
Here we highlight six of the companies that will shape the future of cannabis tech:

Bud and Breakfast launched their weed-friendly accommodation booking platform in April. All listings are in places where cannabis consumption is legal, so guests can be sure they’re in the clear.

PotCoin is a cannabis-specific cryptocurrency. Launched in 2014, the virtual currency wants to facilitate transactions between individuals and institutions.

Steep Hill offers three products that help growers and distributors to leverage the power of analytics in the world of cannabis, including on-site analysis tools and laboratory services.


Flowhub offers a seed-to-sale platform that will streamline grow and dispensary businesses. Marijuana-centric social network MassRoots is working with Flowhub to bring partial integration of the platform to MassRoots. Users will get access to live pricing, inventory and an order-ahead system.
HerbFront is a real-estate listing platform specifically for those in need of marijuana-friendly property for their growing or distributing business.
Green Bits aims to alleviate the pains of running a cannabusiness with their point of sale system. Their app handles everything you need to get your dispensary running smoothly.
As more states and countries decide to go the way of legalization, we will undoubtedly be seeing much more innovation developing in this ecosystem. Be sure to track the cannabis market on Index.

sabato 1 agosto 2015

The marijuana effect

ITALIA - Cannabis terapeutica. Pronto il primo raccolto di Stato

E' pronto il primo raccolto di cannabis terapeutica 'di Stato', quella prodotta allo Stabilimento chimico-farmaceutico militare di Firenze, incaricato per la prima volta dai ministeri della Salute e della Difesa lo scorso anno di dare vita a una coltivazione di piante di marijuana destinato all'uso terapeutico, soprattutto per contrastare il dolore nei malati terminali. E grazie alle tecnologie e al sistema di rigoroso controllo impiegato nella struttura militare toscana, "si è riusciti a ottenere quella che potremmo chiamare una 'super-cannabis', con 130 grammi di principio attivo contro i 30 grammi delle normali coltivazioni", spiega all'Adnkronos Salute Domenico Cotroneo, rappresentante sindacale del Farmaceutico militare.
SCFM di Firenze

 "Siamo ancora in fase sperimentale - evidenzia - abbiamo ultimato il primo raccolto da 80 piante e stiamo eseguendo le analisi, in attesa che i ministeri competenti ci indichino come avviare la distribuzione alle farmacie ospedaliere di tutto il territorio italiano, a seconda delle richieste. La cannabis ottenuta potrà essere consumata come decotto in barattoli da 5 mg, da sciogliere in acqua e assumere come fosse un thè. Ma nulla esclude che, nel prossimo futuro, si possano sintetizzare nella nostra struttura farmaci con principio attivo della cannabis, e ricavare oli o prodotti per aerosol. Gli sviluppi sono davvero molteplici", assicura Cotroneo. 
A livello burocratico, dunque, mancano solo le istruzioni dei ministeri della Salute e della Difesa per utilizzare sul campo la 'super-cannabis', ad altissimo contenuto di principio attivo perché "prodotta grazie a lampade speciali e sistemi standardizzati e curati nei minimi dettagli: dalla temperatura alla pressione, alla luminosità: tutto viene massimizzato. 
Bill Whitaker and Meg Sanders
CBS NEWS
cannabis in USA

E' come se parlassimo della 'Ferrari' della cannabis", assicura. "Dopo il primo raccolto - conclude - siamo già ripartiti con un secondo, che pensiamo possa essere ancora più ampio e stiamo sperimentando nuovi tipi di lampade per ottimizzare ancora di più il contenuto di principio attivo per ogni pianta. Il primo lotto è ora tenuto da parte e in caso di necessità vi si potrà attingere: stiamo aspettando solo le ultime istruzioni dai ministeri".


ITALIA - Cannabis terapeutica. Pronto il primo raccolto di Stato

giovedì 30 luglio 2015

Oregon To Begin Recreational Marijuana Sales Early


Oregon adults will be able to legally purchase recreational marijuana beginning Oct. 1, about a year earlier than had been expected.

Gov. Kate Brown (D) signed a law on Tuesday allowing the sale of recreational marijuana in existing medical marijuana dispensaries, starting just three months after Oregon’s reformed marijuana law went into effect.

The measure “is a smart solution to a short-term logistical problem,” Kristen Grainger, Brown’s spokeswoman, told The Huffington Post. “Oregon’s new recreational marijuana law went into effect in July 2015, but Oregonians couldn’t lawfully buy it anywhere for another year or more. If marijuana is legal to use, it shouldn’t be illegal to buy.”


The new marijuana law allows adults 21 and older to buy up to one-fourth ounce of recreational marijuana per day at medical marijuana shops. Consumers also may buy seeds and up to four non-flowering cannabis plants. The 25 percent state tax on marijuana sales won’t begin until Jan. 4, so early shoppers can buy their newly legal weed tax-free for a few months.

The Oregon Liquor Control Commission, charged with regulating and monitoring the industry, will issue licenses to new recreational marijuana retailers later. Those shops, which will be allowed to sell up to one ounce per transaction, are likely to open before the end of 2016.

State voters in November approved Measure 91, which legalized the possession, use and sale of recreational marijuana for adults. The law took effect July 1, but sales hadn’t been expected to begin until late 2016, giving state authorities time to establish a regulatory framework and issue licenses to retailers.

“I think this is a step forward,” U.S. Rep. Earl Blumenauer (D) told HuffPost of the new law. “The state is doing a careful job of rolling this out in a thoughtful way, working to keep with the intent of the ballot measure.”

Blumenauer has been a vocal supporter of ending marijuana prohibition-style policies, offering several congressional bills aimed at reforming marijuana policy.

To date, four states, and the District of Columbia, have legalized marijuana for recreational purposes. Colorado and Washington state were the first to legalize the substance for adult use in 2012, with the first shops opening in both states in 2014. Twenty-three states, including Oregon in 1998, have legalized medical marijuana.


Despite more than half of all states forging their own way on marijuana policy, the federal government continues to ban the plant, classifying it as one of the “most dangerous” drugs alongside heroin and LSD.

Multiple recent polls have illustrated the dramatic shift in public opinion on the issue, finding record high percentages of Americans in support of legalization for recreational purposes.

In April, CBS News found 53 percent in support of legalization, the most since CBS began asking the question in 1979. That same month, Fox News found a record 51 percent in favor of legalization. In March, General Social Survey, widely regarded as the most authoritative source on public opinion research, found 52 percent in favor.

Source: Huffington Post


domenica 17 maggio 2015

La festa parmigiana antiproibizionista

Egregio Direttore, l'importanza del dialogo, della comunicazione tra i cittadini e le istituzioni, la possibilità di cambiare opinione sono tra le più grandi conquiste della democrazia.
E' attraverso il dialogo e il dibattito che la società civile evolve sia collettivamente che economicamente; il rapporto simbiotico tra capacità di elaborazione di idee e loro messa in opera è un baluardo fondamentale della libertà economica, oltre che democratica, dell'Occidente.
Proprio lo spirito di dialogo tra istituzioni e cittadini è alla base dei dibattiti, che da oltre dieci anni, animano la Festa Antiproibizionista Parmigiana e fortunatamente, anche quest'anno, la giunta ha dato il proprio benestare, soprattutto ai dibattiti che si terranno alla festa.
Quest'anno parteciperanno, all'annuale dibattito, personalità di spicco della politica Italiana nazionale: saranno presenti il Senatore Benedetto della Vedova, promotore dell'intergruppo parlamentare che lavora ad un progetto di legge trasversale sulla legalizzazione della cannabis.
Parteciperà l'Onorevole Filippo Civati, sostenitore e aderente al progetto interparlamentare.
Parteciperà l' Onorevole Vittorio Ferraresi del Movimento 5 Stelle, promotore di un progetto di legge a suo nome sulla legalizzazione della cannabis e sottoscrittore dell' intergruppo.
Uno spazio particolare verrà dedicato anche a Rita Bernardini dei Radicali Italiani.
Alla luce dei calibri presenti quest'anno alla manifestazione e dell' interessantissimo dibattito che si prospetta, le polemicucce dell' UDC, attraverso le parole del consigliere Giuseppe Pellacini, risultano decisamente provincialotte e di stampo acidamente propagandistico oltre che totalmente irrazionali.
Se per Pellacini "le finalità del Comune devono essere la salvaguardia della popolazione, della sua cultura e soprattutto della salute", invito il consigliere a prendere parte alla manifestazione ed informarsi sui problemi che strettamente legano la sicurezza dei cittadini, la cultura e la salute al tema cannabis.
Le inchieste regolari della Gazzetta sullo spaccio di stupefacenti in città, hanno ormai evidenziato, a qualsiasi lettore, la totale inefficacia dell'attuale approccio nel contrastare la diffusione degli stupefacenti. Di più. I cittadini sono stanchi della totale assenza di risultati di una politica fallimentare da un punto di vista di sicurezza. 
Esistono politiche migliori? Politiche i cui risultati siano stati misurati? La risposta è si e viene dagli Stati Uniti.
Dopo sei mesi di legalizzazione della vendita, produzione ed uso di cannabis, i risultati diffusi dallo stato del Colorado parlano da soli: diminuzione  del 10% dei crimini nelle proprietà, calo del 60% degli omicidi, diminuzione del 5% dei crimini violenti,  risparmiati tra i 12 e i 40 milioni di dollari e creazione di 10.000 posti di lavoro.
Il Governatore del Colorado John Hickenlooper, da oppositore del referendum che avrebbe successivamente legalizzato la cannabis, ora è tra i primi sostenitori del successo di questa linea politica.
Tornando alla nostra città, un mercato che vale 24 milioni di euro l'anno, il dibattito di quest'anno porterà una maggiore consapevolezza nei cittadini nel comprendere il fenomeno cannabis. La speranza è che i primi a prenderne una maggiore comprensione siano i consiglieri comunali, (non solo della minoranza) al fine di dirigere le azioni della giunta verso la cannabis legale a Parma.

sabato 2 maggio 2015

Rising marijuana sales leave pot shops flush with cash they can’t deposit

By Reid Wilson April 27


Two months from now, on July 1, Oregon will become the fourth state to allow residents to legally purchase marijuana for recreational use. In anticipation of legalization, the governing body that will oversee marijuana licensing and sales is preparing for something unexpected: A huge influx of cold, hard cash.

Legal marijuana in states like Colorado and Washington have surpassed revenue expectations in their first few years. But when marijuana businesses try to pay their taxes, the federal law that makes marijuana illegal limits their access to financial institutions.

Despite assurances from the Treasury Department that they would not be prosecuted, banks have been reluctant to open accounts for weed-related businesses. Some banks that accept money generated by marijuana sales fear that they may leave themselves open to federal money-laundering charges.

What’s next for the marijuana movement. (The Washington Post)
That’s forced marijuana businesses in several states to keep their profits in cash. And when those businesses have to pay sales and other taxes, they deliver those payments in cash — something almost no other business has to do.

“There are real public safety concerns any time you have to handle large sums of cash,” said Brian Smith, a spokesman for Washington State’s Liquor Control Board.

The Oregon Liquor Control Commission has taken note of trends in Washington, where Smith estimated that about a quarter of all marijuana-related businesses are paying their taxes in cash, and Colorado, where a spokeswoman for the state Department of Revenue said cash “seems to be the primary method of payment for marijuana businesses.”

The logistical challenges for the state are nothing compared to those for businesses, the vast majority of which have just a handful of employees.

“We still have people paying their taxes in cash by hiring the Brinks truck,” said Dan Riffle, a spokesman for the pro-legalization Marijuana Policy Project.

Oregon and Alaska, where voters passed marijuana legalization initiatives in 2014, are preparing for the cash influx. Oregon’s commission will spend $636,000 to upgrade security at its main office. The commission expects businesses to pay about $400,000 a month in sales taxes alone, meaning staffers will have to deal with at least $100,000 in cash until banking regulations are changed.

“The fact that states are having to put in all these extra provisions to deal with the cash is just another indicator of how problematic forcing these businesses outside the banking system is,” said Taylor West, deputy director of the National Cannabis Industry Association. “If you think the state has logistical challenges with it, imagine being a business owner.”

A small handful of banks have accepted accounts associated with marijuana businesses. But the extensive reporting those banks have to undertake is burdensome: Earlier this month, MBank, a small Oregon bank, said the onerous reporting requirements will force them to shutter the 70 to 75 marijuana-associated accounts they maintained.

“Because banks risk prosecution for violating federal law, they are … assessing account relationships that are even peripherally related to marijuana businesses and discontinuing those relationships,” the American Bankers Association said in a February 2014 report on banks and the marijuana industry. “It is important to recognize that banks are held to a high standard of compliance through regular examination. It is also important to recognize that federal officials, not only from the Department of Justice but bank regulators as well, emphasize the importance that banks must comply with all applicable laws — and this includes federal laws against marijuana.”

To get around bankers nervous about accepting marijuana-related money, some in the marijuana industry are using creative methods to avoid the problems caused by huge stacks of cash. One Colorado marijuana dispensary has paid employees to spray cash with Febreze before depositing it in a local bank to avoid suspicion.

But a broader solution will not include a chemical spray. Colorado officials are trying to secure a charter from the Federal Deposit Insurance Corp. to create a banking cooperative that could accept deposits from the marijuana industry, though the corporation has not granted approval.

Riffle and other legalization advocates say a federal solution is necessary. The Treasury Department has asked banks for input on how to handle marijuana deposits. Last February, the department issued guidelines that were intended to ease bankers’ concerns that they could be prosecuted for accepting donations; few banks took comfort in those guidelines. In January, the IRS reaffirmed that marijuana businesses must pay income taxes, even though their product is technically illegal under federal law.

In Congress, Sen. Jeff Merkley (D-Ore.) and Rep. Earl Blumenauer (D-Ore.) will introduce legislation in the coming weeks to create a “safe harbor” for banks that provide financial services to marijuana-related businesses. Their bill [pdf] would amend section 280E of the Internal Revenue Code to allow marijuana businesses to take deductions like any other business.

“Our legislation would provide an overdue update to federal tax law, which has not caught up to the fact that it’s 2015 and Oregonians have voted both to legalize medical marijuana and to regulate marijuana for recreational use,” Wyden said this month.

Rep. Dana Rohrabacher (R-Calif.) last week introduced a measure that would require the federal government to respect state laws that legalize marijuana; that measure would allow banks to avoid disclosing whether revenue was generated by marijuana businesses.

Congress has blocked officials in Washington, D.C., from coming up with their own rules and regulations for the legal sale of marijuana, which voters approved in 2014. Washington’s attorney general has warned D.C. Council members that even holding a hearing on marijuana sales could violate federal law.

Rising marijuana sales leave pot shops flush with cash they can’t deposit

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