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lunedì 9 maggio 2016

CANNABIS LEGALE A PARMA: LA CITTA' CHE VORREMMO E L'ITALIA DEL FUTURO.

La firma del Sindaco di Parma a supporto della legge d’iniziativa popolare (www.legalizziamo.it) e la sottoscrizione da parte dei deputati cittadini al progetto di legge dell’intergruppo www.cannabislegale.org, ha reso così facile immaginare il futuro di questa città e di tutta l’Italia. E tu cosa puoi fare? Firma la legge d’iniziativa popolare e invita il tuo parlamentare locale a votare Si alla legalizzazione.

E' possibile quantificare quanto la cannabis a Parma possa rendere in termini di fatturato? Quale è la dimensione del fenomeno cannabis, in una città il cui debito ha toccato 800 milioni di Euro? Questo studio illustra la dimensione economica del fenomeno. E' realizzabile? Si. E' legale? Si, se i Ministeri lo autorizzassero. E' necessario cambiare l'attuale legge? Si, perchè non si può lasciare che un mercato pari all'uno percento del PIL, resti strozzato da una burocrazia fondata su accordi internazionali che nessun paese civilizzato considera più vincolanti.

giovedì 14 novembre 2013

La revisione della normativa sugli stupefacenti

All' attenzione del Consiglio dei Ministri,
Sull'indagine conoscitiva riguardo l'esame delle proposte di legge di modifica al testo unico sulla disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza.
Onorevoli Ministri, l'attuale indagine, in corso di verifica, riguardo la normativa vigente sugli stupefacenti, non può non tenere in considerazione quanto affermato dal direttore del DPA dott. Giovanni Serpelloni.
Infatti quanto da lui affermato sulla possibilità che malati che usano cannabis per scopi terapeutici non abbiano la possibilità di coltivare canapa, va altamente tenuto in considerazione al fine di essere completamente ignorato.
La posizione del Governo Italiano sul tema degli stupefacenti va completamente rivista.
Il problema del sovraffollamento carcerario è dato, sostanzialmente, dall' attuale normativa sugli stupefacenti. La strenua difesa del direttore Giovanni Serpelloni, per quanto riguarda i principi fondanti questa normativa, su tutti il principio della disapprovazione sociale, sono la prima causa dell'esplosione della popolazione carceraria.
I dati divulgati dal direttore del DPA nella sua audizione sono fuorvianti, incuranti dell'evoluzione del panorama mondiale nella lotta al narco traffico, nella riduzione del danno delle tossicodipendenze e nella limitazione alla diffusione di stupefacenti. I dati sono falsi e la loro interpretazione è data da un punto di vista disinteressato al controllo del fenomeno (la diffusione degli stupefacenti) ed alla sua riduzione, ma interessato solo al controllo della posizione istituzionale acquisita.
I dati, volutamente, tacciono riguardo il disastro riversatosi sul sistema penitenziario a causa di una legge ottusa, anacronistica e ideologica.
Quando Serpelloni afferma "dobbiamo considerare un parametro molto importante: la disapprovazione sociale. Quando essa diminuisce, aumenta l'uso di droghe leggere." Serpelloni mente.
Gli esempi più eclatanti di come tale affermazione sia una menzogna vengono proprio dall' Europa.
Il caso del Portogallo è un caso “scolastico”, che però Serpelloni non conosce, e sarebbe gravissimo vista la sua posizione, o fa finta di non conoscere, e dimostrerebbe dunque malafede nell’ esporre affermazioni come quella sopra riportata. In entrambi i casi, questa sua “ignoranza”, rende la sua persona inadeguata al ruolo istituzionale che ricopre.
Da quando è stato depenalizzato il consumo di stupefacenti, nel 2001, il Portogallo ha assistito ad una diminuzione dell'uso di stupefacenti. Cosa ne è dunque della disapprovazione sociale?
Come è possibile che la persona che dovrebbe essere più informata su questo argomento adduca argomentazioni false a sostegno di una posizione scientificamente infondata?
La posizione che il dott. Serpelloni tenta di difendere, nel silenzio complice dei media italiani sul totale fallimento della "war on drugs", è una posizione che presto scomparirà, come il firmatario della attuale “legge sulla droga” Gianfranco Fini e come presto farà l’“innovatore” Carlo Giovanardi.
Negli Usa sono già diciannove gli stati dove è possibile acquistare cannabis con una semplice prescrizione medica, due sono gli stati che tra poco più di un mese inaugureranno un nuovo capitolo della storia degli USA: la fine del proibizionismo sulla cannabis.
Sono già in atto campagne sulla sensibilizzazione per altri referendum che renderanno legali la vendita, la coltivazione e il consumo della cannabis in altri stati della confederazione nord americana, non solo a scopo terapeutico; a sostegno di questo cambio di rotta basti pensare al recente sondaggio Gallup, che vede favorevoli alla legalizzazione della cannabis il 58% degli americani.
Gli Stati Uniti non sono, però, l'unica nazione che guarda con curiosità a soluzioni alternative al fallimento della proibizione.
L' Uruguay ha dato il via alla produzione di cannabis di stato per eliminare il mercato illegale della cannabis.
In tutto il Sud America c' è fermento per nuove strade che possano finalmente eliminare la violenza legata al narco traffico, di cui la cannabis è la sostanza illegalmente più trattata, essendo la sostanza illegale più diffusa al mondo.
Questo dato è sostenuto dal EU Drug Markerts Reports 2013 che evidenzia come la cannabis "non solo è la sostanza illecita più consumata al mondo, ma anche prodotta su scala mondiale"1. "L' UNDOC ha stimato che, tra il 2002 e il 2006, le infiorescenze di cannabis erano prodotte in 122 nazioni e la resina in 65"2.
Di fronte al panorama internazionale quale è la posizione del governo Italiano?
Serpelloni afferma: ''Negli ultimi tre anni, il trend europeo dell'uso di droghe leggere e' calato del 25%. Solo nella fascia di eta' tra i 15 e i 18 anni, e solo per quanto riguarda l'uso di canne, esso e' aumentato''
La riforma del testo unico sugli stupefacenti dovrebbe tenere in considerazione i rapporti ufficiali redatti da istituzioni internazionali, non i deliri di un folle abbarbicato sulla sua torre d’avorio. Per esempio, sempre nel EU Drug Markerts Reports 2013, redatto dall’EMCDDA in collaborazione con EUROPOL, si riporta come, riguardo al consumo di cannabis “relativi alti livelli ad inizio del nuovo secolo hanno dato spazio a periodi di stabilizzazione o declino in molti paesi Europei. Questo cammino non è evidente per tutti i paesi e in alcuni, come la Bulgaria, l’Estonia e l’Italia, studi nazionali mostrano un deciso incremento nell’ ultimo anno prevalentemente tra la popolazione più giovane”3.
Dunque, l’uso di “canne” è sì aumentato nelle fasce tra i 15 e i 18 anni, ma solo in Bulgaria Estonia e, guarda caso, l’Italia, mentre è diminuito o si è stabilizzato in qualsiasi altra nazione dell’UE.
Questo a dimostrazione di come l’attuale politica sugli stupefacenti italiana, non solo è inefficace nel diminuire i consumi tra la popolazione, ma espone al rischio di assunzione, in maniera maggiore, le fasce dei più giovani, quelle che andrebbero più tutelate.
Sempre dall’ intervento di Serpelloni: 'Noi non riteniamo che la coltivazione domestica di marijuana possa essere affidata al malato, poiche' ci sono alcuni punti che restano oscuri nella loro definizione: ad esempio, come si accerta la percentuale del 5 o del 55%? E ancora: che uso ne fara' il malato? L'auto-uso non fa parte di alcun codice medico''
Se l’auto uso non fa parte di alcun codice medico, cosa si può dire della ricerca scientifica legata all’ utilizzo di cannabis? L’ attuale normativa impedisce la ricerca e la divulgazione di informazioni a riguardo. Perchè la coltivazione per uso personale non può essere tutelata, al fine di garantire al malato la fornitura a costo zero di un medicinale fondamentale per alcune patologie e sviluppare ricerche mediche in questo campo? Anche L’ EUROPOL e l’EMCDDA riconoscono tra le motivazioni della coltivazione “domestica” la “necessità di fornitura personale o sociale al fine di garantire la qualità e l’integrità del prodotto ed evitare l’esposizione all’ elemento criminale del mercato”4
Con quale credibilità Serpelloni vuole impedire un facile accesso ad un medicinale al momento difficilmente accessibile, per costi, burocrazia e difficoltà nel reperimento (che può avvenire solo per importazione, a fronte di autorizzazione ministeriale, a costi fuori mercato)?
Gentili Ministri, la revisione della normativa sugli stupefacenti potrà diventare davvero efficace solo nel momento in cui si prenderanno seriamente in considerazione l’evoluzione del fenomeno a livello globale e le sue implicazioni sociali e si eviterà di dare fiato alle trombe che hanno causato l’attuale sfacelo sociale.
Gli attuali risultati della normativa vigente sugli stupefacenti sono: l’esplosione della popolazione carceraria, l’aumento della diffusione di stupefacenti tra i minori, l’impossibilità di utilizzo della cannabis come farmaco.
Se questo non è il momento per porre fine alla criminalizzazione dei consumatori di cannabis, la creazione di un industria farmaceutica, la riduzione della diffusione degli stupefacenti tra i giovani e concedere la possibilità della coltivazione per uso personale, quanti danni ancora dovremo sopportare perché si giunga ad una nuova politica che prenda in considerazione l’uso di stupefacenti, un problema sanitario, anziché penale?

1 EU Drug Markerts Reports 2013, Chapter 4, Cannabis, Global Overview, pag 54
2 EU Drug Markerts Reports 2013, Chapter 4, Cannabis, Global Overview, pag 54
3 EU Drug Markerts Reports 2013, Chapter 4, Cannabis, Consumer markets for cannabis in Europe, pag 59
4 EU Drug Markerts Reports 2013, Chapter 4, Cannabis, Growers Motivations, pag 59

giovedì 8 novembre 2012

Lettera al Governo tecnico

Alla attenzione de

Primo Ministro Mario Monti
Ministro dello Sviluppo Economico e delle Infrastrutture e Trasporti Corrado Passera
Ministro per la Cooperazione Internazionale e l’Integrazione Andrea Riccardi
Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Elsa Fornero
Ministro della Giustizia Paola Severino

Gentilissimi membri del Governo Italiano, tutti voi siete coinvolti in prima linea nella risoluzione di questa crisi economica e nella sua risoluzione.
Invio a Voi questa lettera aperta, affinchè, anche in Italia, si possa finalmente dibattere della legalizzazione della cannabis, tema di grande attualità e di vasta portata, al punto da coinvolgere tutti i vostri ambiti e oltre.
Nelle recenti elezioni americane, in ben due stati si è votato per la legalizzazione della canapa, la regolamentazione della vendita per i maggiori di 21 anni, la tassazione della produzione e della vendita, nonchè la regolamentazione del consumo. Questo è avvenuto negli Stati Uniti d' America, dove sono già diciassette gli stati nei quali l' uso di cannabis, per scopi terapeutici, è regolamentato. I referendum  approvati in Colorado e Washington sono espressione di una diffusa consapevolezza del fallimento della "War on Drugs", sancita dal fallimento dell' obbiettivo delle Nazioni Unite di eliminare la droga dal mondo in dieci anni con il piano approvato nel 1998; sono passati ben quattro anni dalla fine della verifica dei risultati della "guerra mondiale alla droga" e questi risultati sono stati disastrosi. Ad un aumento dell' accanimento nei confronti di narco trafficanti e consumatori è corrisposto un aumento della violenza legata al traffico di stupefacenti illegali e un aumento dei consumi, specialmente tra le fascie più giovani, come dimostrato nell' ultimo rapporto al Parlamento Italiano sulle sostanze stupefacenti. Proprio la fascia più debole, i più giovani, quella per la quale si sarebbe dovuto avere un maggiore occhio d' attenzione, è risultata la categoria di individui che ha visto un maggiore aumento nel consumo. Quale peggior risultato di questo?
In realtà i risultati negativi di questa guerra ideologica di pochi canuti ipocriti, sono altri e molti, altrettanto dannosi per la società.
Sotto un punto di vista economico e di sviluppo, una riforma del testo unico sugli stupefacenti che preveda la possibilità della coltivazione di cannabis avrebbe lo stesso impatto di una importante riforma agraria. La coltivazione di cannabis potrebbe essere un volano sia per l' autoimprenditorialità, favorendo la crescita di piccoli coltivatori, che per la grande industria farmaceutica, energetica, edile, solo per citare alcuni dei settori dove la canapa potrebbe essere impiegata o dove, la ricerca su questa pianta, potrebbe offrire importanti contributi.
A livello internazionale, sono molti gli Stati che hanno abbandonato da tempo, con successo, le politiche meramente repressive; in Europa gli esempi sono tanti, dal Portogallo, all' Olanda, dalla Repubblica Ceca, alla Spagna al Portogallo e in nessuno di questi casi si è visto un aumento del consumo di stupefacenti tra i più giovani. A livello mondiale, le preoccupazioni sull' fallimento del proibizionismo, hanno coinvolto, ormai da anni, tutto il Sud America, al punto di coinvolgere ex presidenti di Messico, Colombia e Brasile nella "Global Commission on Drugs"; in Uruguay si sta discutendo la legalizzazione della cannabis, così come è stata già approvata in Colorado e Washington.
Una legalizzazione della canapa produrrebbe nuovi posti di lavoro, genererebbe nuove entrate fiscali che potrebbero essere facilmente essere impiegate per politiche di prevenzione sull' uso di stupefacenti, migliori politiche di assistenza sociale e sanitaria. In un periodo in cui si chiedono sforzi agli Italiani, perchè la politica si dovrebbe dimostrare "choosy" nei confronti di politiche che permetterebbero una maggiore efficienza fiscale e darebbero la possibilità di generare nuove entrate che potrebbero sostituire le imposte sui redditi degli Italiani?
L' emergenza carceri, che vede impegnato il Ministero della Giustizia, deve finire. Si stima che siano attorno al 30% i detenuti incarcerati per la attuale normativa in tema di sostanze stupefacenti. Semplicemente legalizzando la cannabis, la sostanza illegale più diffusa e trafficata al mondo, questo numero potrebbe scomparire, rendendo le carceri posti di espiazione delle colpe, non centri di recupero forzosi. Come è possibile, in oltre, che per la coltivazione di una pianta si rischi da 6 a 20 anni(!) di carcere, quando il falso di bilancio è depenalizzato (ed è un reato che può coinvolgere investitori internazionali; che sia anche uno dei motivi della scarsa credibilità internazionale acquisita dall' Italia in questi anni), lo stupro è punito fino ad un massimo di 10 anni così come l' associazione in concorso esterno per mafia. E' giustizia questa?
Il Consiglio dei Ministri ha approvato i documenti guida sulle politiche di contrasto alla diffusione di stupefacenti redatti dal DPA (dipartimento per la "propaganda" antidroga), documenti che sono esempi di falsificazione e menzogna. Come è possibile che, alla luce della crescente consapevolezza mondiale sul tema, questi documenti, possano ancora rappresentare la posizione dell' Italia a livello internazionale? Come è possibile che un Governo Tecnico non abbia ancora messo mano a coreggere simili deviazioni?
E' urgente che, in qualità di Governo Tecnico, gli attuali rappresenti dello Stato modifichino le attuali normative in tema di sostanze stupefacenti, in particolar modo la cannabis, che portino alla luce un dibattito che coinvolga e spieghi i motivi della necessità di cambio di rotta. Il mondo è cambiato, è più consapevole ed è più aperto al cambiamento di quanto la vecchia classe politica dirigista, ormai al tramonto, possa ancora credere.

martedì 4 settembre 2012

Dimettere Serpelloni subito

Egregio Ministro Riccardi,

E' neccessario iniziare a trattare il tema della legalizzazione della cannabis e la rivisitazione delle politiche sulle tossicodipendenze. A questo proposito rinnovo con vigore la richiesta di dimissioni del dott Serpelloni a capo del DPA (acronimo che dovrebbe indicare, più appropriatamente, il dipartimento per la propaganda antidroga, piutosto che le poltiche antidroga), e di dismissione di tale organo istituzionale, in quanto inadeguato ad un dialogo su politiche alternative alla proibizione delle sostanze stupefacenti. I documenti pubblicati e firmati dal consiglio dei ministri sulla posizione Italiana nelle politiche per il contrasto della diffusione degli stupefacenti, sono documenti di mera propaganda, totalmente fuorvianti, sempre contraddittori che negano a priori qualsiasi politica che preveda forme alternative alla proibizione delle sostanze stupefacenti illegali per pregiudizio.
E' "stupefacente" come il consiglio dei ministri abbia approvato simili documenti basati su opinioni personali ed una visione "etica" delle politiche sulle sostanze psicotrope illegali, che porta ad una negazione di risultati scientifici, economici e sociali, negando l' esistenza di studi, ricerche, esperienze storiche, mistificando il fallimento planetario delle politiche di proibizione sulle droghe.
Ma veniamo ai documenti approvati dal consiglio dei ministri, che portano le firme del dott. Giovanni Serpelloni e dell' onorevole Carlo Giovanardi.
"Le ragioni del perchè NO alla legalizzazione delle sostanze stupefacenti" è un documento deviato, incoerente, dannoso, che già nel titolo evidenzia la totale chiusura ad un dialogo, quello che invece sarebbe neccessario al fine di ridurre la diffusione di sostanze stupefacenti. Viene fatto un elenco di ben 16 punti di argomentazioni contro la legalizzazione di qualsiasi sostanza stupefacente, ma la cosa che più risalta è il notevole sforzo di stigmatizzare il consumo di cannabis e allo stesso tempo negare questa stigmatizzazione, che al contrario viene considerata un valore deterrente nell' utilizzo delle sostanze stupefacenti e rinominata  "disapprovazione sociale".

"Quindi la disapprovazione sociale dell’uso delle droghe e dell’abuso alcolico, esplicitata anche attraverso una chiara legge sanzionatoria,è di fondamentale importanza ed è in grado di condizionare positivamente la maggior parte dei giovani nel loro stile di vita e nel comportamento di assunzione."

Questo è proprio uno dei punti centrali della politica del duo Giovanardi-Serpelloni. Criminalizzare il consumatore, paragonandolo ad un complice della malavita organizzata, negando qualsiasi responsabilità legislativa (legata al decreto Fini Giovanardi) all' incarcerazione di semplici tossicodipendenti, o alla morte di persone incarcerate per uso di stupefacenti.

"Soprattutto i giovani, quindi, devono essere resi consapevoli che il denaro che viene messo nelle mani ad uno spacciatore è esclusivamente sotto la responsabilità di chi glielo dà. Non c'è nessuna giustificazione né morale, né sociale, né legislativa che può assolvere o giustificare tale gesto che ricade unicamente nell’ambito della responsabilità individuale."

"Nessuna persona tossicodipendente è stata arrestata semplicemente per aver usato sostanze stupefacenti, ma sempre e solo in relazione alla violazione delle leggi che puniscono penalmente il traffico, lo spaccio, la coltivazione illegale, ecc. di sostanze stupefacenti, oltre che altre violazioni delle altre leggi non in relazione con le droghe."

E' giusto menzionare i "successi" del decreto fini giovanardi ricordando le morti in carcere di Bianzino, Aldrovandi, Cucchi, Mercuriali, Schiano, Ales e tutte le altre persone decedute in carcere a seguito di arresti per uso di sostanze stupefacenti o a causa della "disapprovazione sociale" fatta passare con il decreto Fini-Giovanardi.

L' introduzione al documento "Le ragioni del perchè NO alla legalizzazione delle sostanze stupefacenti" recita:

"la legislazione (pro legalizzazione o sanzionatoria dell’uso) è solo una (e probabilmente non la più importante) delle componenti in grado di influenzare l’andamento del fenomeno nel suo complesso."

Se la legislazione non è così importante nell' influenzare l' andamento del consumo delle sostanze stpefacenti, come mai è presente un così forte rifiuto nel discutere una legalizzazione della cannabis? Allora perchè si richiama la necessità di una esplicitazione sanzionatoria nella legge, se la legislazione non è in grado di influenzare la  diffusione di stupefacenti e perchè la si ritiene allo stesso tempo "di fondamentale importanza"? O la legislazione influenza i costumi oppure non è influente, di certo non può essere entrambe le cose.

Le contraddizioni in questo documento si sprecano. Sempre l' introduzione al documento citato continua:

"Molto più rilevanti infatti risultano le azioni correlate alla legislazione e cioè gli interventi e l’organizzazione generale costruibile e sostenibile che dovrebbero stare attorno a queste due scelte diametralmente opposte (proibizionismo e antiproibizionismo ndr), valutando nel complesso quindi anche il loro costo, la loro sostenibilità reale, la loro accettabilità sociale, l’organizzazione sanitaria e di controllo legale necessarie per mantenere nel tempo tali scelte, la reale efficacia nel medio lungo termine sui consumi e una attenta valutazione su tutto ciò che comporta il sostenere scelte ad alto impatto sociale e sanitario di questo tipo, con un’ ottica che non può essere di breve termine ma necessariamente di lungo termine."

Il secondo documento che porta la firma del direttore del DPA e di Giovanardi riguarda la "posizione italiana contro l' uso di droghe". Ed ecco cosa realmente si pensa della valutazione delle politiche proibizioniste e antiproibizioniste:

"Le prove di efficacia (evidence based approach) cosi come le analisi economiche di costo beneficio e costo efficacia, non possono da sole bastare a giustificare la scelte strategico-politiche di programmazione sanitaria per la prevenzione, cura e riabilitazione delle malattie quali la dipendenza da sostanze. Queste scelte devono essere basate, oltre che sulle evidenze scientifiche, anche su criteri di tipo etico e cioè sulla necessità di assicurare il totale rispetto dei principi di solidarietà sociale, di legalità, di conservazione del diritto umano di avere cure adeguate a raggiungere e mantenere il massimo grado possibile di una vita dignitosa, socialmente integrata e libera da sofferenze."

Ecco che entra in gioco una visione soggettiva etica di ciò che è giusto operare a prescindere dall' oggettività dei dati. Infatti:

"Nessuna opzione che preveda la possibilità (regolamentata o no) di un aumento della disponibilità di sostanze stupefacente (e quindi in grado di far aumentare il numero dei consumatori e delle persone con evoluzione verso forme di addiction) può essere eticamente e socialmente accettabile, anche in presenza di evidenze scientifiche che comprovino la diminuzione dei costi sociali e sanitari. Pertanto, i costi/investimenti per la prevenzione e il contrasto devono essere considerati costi indifferibili e in nessun modo sacrificabili."

La preoccupazione del DPA, non è verificare che una legalizzazione o una proibizione delle sostanze stupefacenti possa ridurne la diffusione; la preoccupazione del DPA è contrastare la diffusione di sostanze stupefacenti creando una macchina divora risorse, condizionata da una visione "etica" personalistica della "guerra alla droga" che, incurante delle evidenze scientifiche e sociali, tollera costi, economici ed umani (le vittime del proibizionismo), che potrebbero essere ridotti o eliminati. Di più: implicitamente rifiuta proprio la proibizione delle sostanze stupefacenti, che è proprio l' opzione che in questi anni ha previsto un aumento della disponibilità di sostanze stupefacenti a fronte di un aumento di costi sociali e sanitari.
Basterebbero già questi presupposti per licenziare in tronco il direttore del DPA, ma effettivamente, le giustificazioni di una "politica Italiana contro la droga" sono troppo enormi, per essere ignorate e non portate ad argomentare la richiesta di dimissioni. Non è accettabile che le affermazioni presenti in un documento ufficiale del governo italiano, che rappresentano la nazione a livello internazionale,  possano scartare, a causa di una "visione etica personalistica", tutto quello che è contrario a questa posizione.

Tra le tante, fuorvianti, argomentazioni, che il DPA porta a favore della proibizione delle sostanze stupefacenti, in primis la cannabis, si adottano ragioni di tipo economiche.

"Da un punto di vista tecnico-sanitario, per poterle rendere legali le sostanze stupefacenti destinate a tutti i vari tipi di consumatori (occasionali, abitudinari o dipendenti) dovrebbero essere prodotte da industrie professionali che garantiscano le necessarie caratteristiche farmacologiche, di sicurezza, stabilità e purezza per uso umano, finanziate o direttamente gestite dallo stato. Questo implicherebbe un ulteriore struttura produttiva di alto livello tecnologico ed un costo che graverebbe sul bilancio dello stato e quindi dei contribuenti."

"Significherebbe insomma finanziare un apparato statale strutturato a gestire la legalizzazione e lo smercio, al fine di creare un mercato “competitivo” per la vendita delle sostanze (rispetto a quello delle mafie e del crimine organizzato) estremamente costoso, complesso e in realtà affatto competitivo."

A prescindere dal fato che una simile industria, così descritta, potrebbe essere un volano per lo sviluppo tecnologico italiano, anche e soprattutto in campo farmaceutico; di più, una simile industria sarebbe tutt' altro che "affatto competitiva". Sempre il documento contrario alla legalizzazione recita:

"Una recente testimonianza di un ricercatore RAND ha concluso che "“I fornitori che lavorano nel mercato nero continuano a praticare la loro attività perché da essa ricavano un enorme profitto, in quanto possono coprire i costi della produzione e averne un buon margine di guadagno”."

Ma il documento fa notare la differenza che incorrerebbe tra la produzione pubblica e quella illegale:

"I costi produttivi per le organizzazioni criminali, considerate i loro bassi standard di produzione utilizzati, saranno sempre più bassi e competitivi rispetto a quelli della produzione industriale professionale che deve garantire sicurezza, qualità e stabilità del prodotto, caratteristiche che devono essere assicurate non solo per la produzione ma anche per il packaging e la distribuzione."

Ovviamente i costi per il pubblico che non permetterebbero la competitività con la malavita riguardano il packaging e la distribuzione delle sostanze. Come se non esistessero alternative tra la produzione statale e la produzione illegale, a fronte di simili forti argomentazioni economiche risulta alquanto difficile capire come mai il governo Olandese abbia autorizzato una società privata nella coltivazione di cannabis terapeutica e come questa società distribuisca cannabis terapeutica in Italia,forse, all' oscuro di Serpelloni-Giovanardi.

Quindi, oltre a lacunose argomentazioni di carattere economico, non si auspica una legalizzazione della cannabis per ragioni di tossicità.

"Le sostanze stupefacenti sono sempre sostanze fortemente tossiche, caratteristica questa che non va valutata solamente sulla possibilità di causare direttamente alti livelli di mortalità, ma anche rispetto alla possibilità di incrementare livelli di mortalità correlata ed indiretta (come per esempio da incidenti stradali, lavorativi, domestici provocati dal calo di attenzione e di riflessi, o da problemi medici da uso di droghe) e la capacità di alterare le importanti funzioni cerebrali o danneggiare le cellule neuronali e compromettere cosi lo sviluppo e la maturazione cerebrale negli adolescenti.
Pertanto, l'aumento dell'uso di queste sostanze porterebbe ad un forte incremento delle patologie fisiche e psichiatriche per i consumatori (come ampiamente dimostrato dalle evidenze scientifiche), ma anche ad un aumento dei danni a terzi."

Sembra che volutamente si vogliano ignorare tutte le ricerche in campo scientifico che smentiscono questa posizione.
Lo studio del professor Markus Leweke dell' Università di Colonia in Germania dimostra che  composti presenti nella cannbis possono essere utilizzati come antipsicotici. Questo studio è solo uno dei numerosi che rivela la possibilità che la cannabis possa essere utilizzata in campo medico e proprio a cura delle patologie citate come possibili effetti collaterali dell' uso di cannabinoidi. Il consumo di cannabis e' associato ad una maggiore capacita' cognitiva nei pazienti schizofrenici, secondo una sperimentazione clinica pubblicata sulla rivista scientifica Neuro-Psychopharmacology & Biological Psychiatry.
Gli studiosi dell'Universita' di Berlino hanno analizzato l'impatto della cannabis sulla funzione cognitiva in persone affette da schizofrenia che avevano fatto precedentemente uso di cannabis e coloro che non ne avevano mai fatto uso. I ricercatori hanno rilevato che il consumo della cannabis non e' associabile alla diminuzione delle capacita' cognitive, e coloro che avevano ammesso di aver consumato marijuana precedentemente al primo episodio psicotico, dimostrano una capacita' cognitiva superiore ai pazienti schizofrenici non consumatori.
Un altro studio della Manchester Metropolitan University in Gran Bretagna aveva gia' dimostrato che i pazienti schizofrenici che avevano consumato cannabis prima dello sviluppo della malattia posseggono migliori capacita' cognitive dopo dieci anni rispetto ai non consumatori. Come mai queste evidenze scientifiche non vengono neppure menzionate? Come mai vengono negate? Forse a causa di una visione "etica" dei problemi legati alla diffusione di sostanze stupefacenti non conforme alla realtà.

"Fumare marijuana significa assumere anche altre sostanze tossiche per l’organismo quali l’ammoniaca e l’idrogeno cianide che sono presenti in un quantitativo di 20 volte superiore rispetto a quello normalmente riscontrabile nel tabacco. Secondo uno studio della British Lung Foundation “fumare tre o quattro volte al giorno marijuana corrisponde a fumare 20 sigarette di tabacco”."


E' interessante come anche questo studio, possa essere non solo smentito, ma risulti addirittura completamente inatendibile. Lo studio della British Lung Foundation, infatti rileva come sostanze tossiche per l' organismo le sostanze che sono riscontrabili nel tabacco che viene utilizzato per fumare cannabis e all' assenza di filtri in questo tipo di utilizzo della cannabis. Il problema legato alla combustione di cannabis e tabacco è stato superato in Olanda proibendo l' utilizzo di tabacco nei coffeshop. Ancora una volta gli studi riportati risultano altamente condizionati dalla "visione etica" del DPA.
Secondo una ricerca pubblicata sul Journal of the American Medical Association, il consumo episodico di cannabis non sembra causare gli stessi problemi polmonari del fumo di sigaretta. Lo studio, firmato Mark Pletcher, ricercatore della University of California, porta a delle conclusioni diametralmente opposte rispetto a quello della British Lung Foundation  proprio perchè tenendo conto della differenza tra fumo di cannabis e tabacco, evita l' influenza dell' utilizzo delle "bionde" nell' utilizzo di cannabis. Le conclusioni di questo studio affermano che un uso occasionale e cumulativamente basso di cannabis non è associato ad effetti avversi per la funzionalità polmonare.

Dunque, dopo considerzioni di carattere economico e sanitario, il DPA avanza argomentazioni di carattere pubblico sulla inappropriatezza di legalizzazione della cannabis o di qualsiasi altra sostanza stupefacente. Nel documento " Principi generali della posizione italiana contro l’uso di droghe" si fa riferimento proprio a questo:

"Contemporaneamente, azioni illegali quali la produzione, il commercio e lo spaccio delle sostanze stupefacenti, costituiscono un rilevante problema di sicurezza pubblica, di sviluppo sociale ed economico del paese a cui è necessario dare risposte concrete e permanenti in termini di prevenzione e contrasto, senza criminalizzazione delle persone tossicodipendenti per il loro uso di sostanze (così come specificatamente già previsto dalla normativa italiana in materia) in quanto portatori di malattia, ma nel contempo senza tolleranza verso lo spaccio, il traffico di sostanze, la produzione illegale e la coltivazione domestica di cannabis."

Come si concilia questa posizione con in mente la chiara idea di rendere "socialmente disapprovabile" l' uso di sostanze stupefacenti attraverso una legge "chiaramente sanzionatoria" come il decreto fini-giovanardi.

Ne "Le ragioni del perché NO alla legalizzazione delle sostanze stupefacenti" vengono sviscerati i principi alla base della posizione del DPA:

"I sostenitori della legalizzazione affermano che i costi del proibizionismo -principalmente attraverso il sistema della giustizia penale– sono un grosso fardello sulle spalle dei contribuenti e dei governi. Ci sono certamente dei costi per gli attuali divieti, ma legalizzare la droga in realtà non diminuirebbe le spese del sistema di giustizia penale in quanto i problemi correlati alla produzione illegale, al traffico allo spaccio e alle atre attività criminali, non potrebbero essere concretamente essere ridotti."

Questo è quanto affermato da  Sabet K., Senior Advisor To the Director, US Office Of National Drug Control Policy (ONDCP), the White House Executive Office of the President, durante il meeting Italia-USA, davanti alla  Presidenza del Consiglio dei Ministri a Roma il 25-26 Luglio 2011. Nessuno studio a supporto di questa posizione, solo affermazioni ufficiali. Eppure, proprio negli USA, uno studio firmato da diversi premi nobel per l' economia ed oltre 500 economisti, stima proprio i risparmi che deriverebbero da una legalizzazione della cannabis a livello federale. Questo studio evideniza la totale inefficacia, numeri alla mano, delle politiche di proibizione sugli stupefacenti, quantificando il "danno economico" della guerra alla droga, specialmente sulla cannabis. Una legalizzazione della canabis porterebbe a risparmi per 7.7 miliardi di dollari derivanti da spese di repressione, vengono stimati in 2.4 miliardi di dollari le entrate statali di una legalizzazione della cannabis se tassata al pari di qualsiasi bene in vendita negli USA e le entrate aumenterebbero a 6.2 miliardi di dollari l' anno se venisse applicata la tassazione su alcolici e tabacco.

"Chi sostiene che legalizzare snellirebbe il sistema di giustizia penale non considera però che la legalizzazione favorirebbe l’aumento del fenomeno della criminalità e dei reati compiuti sotto gli effetti dell’uso di sostanze (come rapine, scippi, violenze): in tal caso la legalizzazione non giustificherebbe di certo l’immunità o impunità rispetto ad atti illegali agiti sotto l’influenza delle droghe che implicherebbero comunque la detenzione."

Ancora, proprio negli USA, a Seattle nel 2010, il capo procuratore Peter Holmes, dichiarò di non procedere più a perseguire penalmente il possesso di marijuana anche a seguito di una indagine istituzionale sui possibili effetti negativi della 'Initiative 75' approvata dal 58% della popolazione che allentò le misure contro i possessori di cannabis fino a 40 grammi. I risultati di questa indagine furono:
1. nessun aumento del consumo di cannabis fra i giovani e i giovani adulti;
2. nessun aumento del crimine;
3. nessun effetto negativo sulla salute pubblica.

Uno studio simile fu effettuato anche a Los Angeles; secondo chi si oppone ad ogni forma di regolamentazione della cannabis i distributori autorizzati di cannabis terapeutica incrementerebbero il tasso di criminalità nei vicinati in cui sono ubicati. Il capo della Polizia di Los Angeles, Charlie Beck dichiarò come una simile posizione sia più una percezione errata determinata da convinzioni ideologiche, che la realtà. All' epoca "Le banche hanno molte più chance di essere oggetto di rapine rispetto ai distributori di cannabis", spiegò Beck durante un incontro con i giornalisti del Los Angeles Daily News.
Beck aveva commissionato il rapporto, che offre un paragone fra banche e dispensari di cannabis terapeutica a seguito delle proteste di politici e comitati cittadini, che chiedevano maggiori restrizioni su queste strutture per evitare che accrescessero il crimine. E, con sua sorpresa, è risultato che le banche attirano quattro volte il tasso di crimine di qualsiasi dispensario. Nessuno si sognerebbe di impedire ad una banca di operare in un quartiere perché attira i criminali. Ma evidentemente, quando si parla di cannabis, le cose cambiano. Se poi si pensa che il rapporto non prende in considerazione i reati commessi in prossimità di bancomat, si capisce che i dispensari di cannabis hanno probabilità risibili rispetto alle banche di essere oggetto di attività criminali.

Le incongruenze, l' assenza di valutazioni oggettive, la prevalenza di una "eticità proibizionista" continuano nei documenti approvati dal consiglio dei ministri e firmati DPA e possono essere smentite una ad una. Una simile posizione non può rappresentare l' Italia a livello internazionale, basata semplicemente sulle valutazioni egoistiche ed egocentriche di un personaggio che non ha meriti, se non quello di mentire pubblicamente o di essere completamente disinformato sulla materia di competenza del suo dipartimento.

Per tutte queste ragioni deve essere presa in considerazione, seria ed urgente, la dismissione del "dipartimento per la propaganda antidroga", le dimissioni del dott. Serpelloni ed una rivisitazione complessiva delle politiche sulle sostanze stupefacenti in Italia, che vedano nell' oggettività il principio ispirante a sostegno di politiche di riduzione della diffusione di sostanze stupefacenti.

Politiche sulle droghe, lettera aperta al Ministro Riccardi: è ora di dismettere il DPA

venerdì 13 luglio 2012

ITALIA - Cannabis terapeutica. Nulla osta del Governo a legge Regione Toscana

Il Governo ha esaminato, e non ha deciso di impugnare, la legge della Toscana relativa "all'utilizzo di talune tipologie di farmaci nell'ambio del servizio sanitario regionale". Lo fa sapere Lucia Matergi, consigliere regionale del Pd e relatrice della Legge 18/2012.
La "non impugnativa" da parte del Consiglio dei Ministri, precisa Matergi, è avvenuta lo scorso 26 giugno.
"Si tratta di un fatto che mette la parola fine alle pretestuose e fatue polemiche di una parte dell'opposizione - prosegue Matergi - che rende merito a un lavoro certosino svolto in commissione sanità del Consiglio regionale, che ha raccolto le parti migliori di diverse proposte e ha perfezionato alcuni aspetti in una materia sicuramente delicata oltre che nuova per la legislazione regionale. Sono molto soddisfatta che da un governo di tecnici arrivi questo ulteriore imprimatur, che si aggiunge alle decine di attestati di interesse e di incoraggiamento venuti in queste ultime settimane sia da eminenti studiosi che da altre Regioni, pronte a legiferare sull'esempio della Toscana".

 ITALIA - Cannabis terapeutica. Nulla osta del Governo a legge Regione Toscana

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