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Visualizzazione post con etichetta gazzetta di parma. Mostra tutti i post
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domenica 10 gennaio 2016

Sicurezza a Parma? No, grazie.

Egregio Direttore,
In questi giorni, lo “scontro tra bande” di piazzale Picelli, ha riportato alla ribalta il tema del mercato degli stupefacenti e l’impatto che lo spartimento delle “piazze di spaccio”, non regolamentate, ha sulla sicurezza dei cittadini.
Cosa significa questo? Prenderò ad esempio una icona cittadina, Piazza Ghiaia, per descrivere quello che sta avvenendo. Mi permetto di andare anche oltre e di mostrare cosa è successo ad un “mercato analogo” a piazzale Picelli, nuovo mercato all’aperto di stupefacenti, nel momento della sua regolamentazione.
Caro cittadino, un tempo piazza Ghiaia era il mercato dove si radunavano, da tutta la provincia, i commercianti, gli agricoltori e gli allevatori, per comperare e vendere i prodotti della terra. Cento anni fa era così. Oggi hanno messo delle regole riguardo gli orari dell’apertura dei negozi, gli eventi, lo spostamento dei box, ora spariti.
Cosa succede nelle piazze e nei parchi cittadini? Cosa ha evidenziato l’assenza della politica nel emanare leggi di regolamentazione dei mercati degli stupefacenti? Se piazza Ghiaia, negli ultimi cento anni, ha subito una trasformazione radicale, cosa ne è del mercato della droga dopo quarant’anni di assenza politica sul tema?
I parchi cittadini, oggi, sono tante piccole “Piazze Ghiaia” dello spaccio, laddovè non lo sono diventati viali interi. Il mercato della droga è “liquido”, si sposta, è sempre dove si deve trovare, per le strade, ovunque. Questo mercato ha anche una dimensione, 24 milioni di euro l’anno, un ponte nord di droga ogni anno.
Questo è il risultato della totale, completa e inesistente attenzione di tutta la classe politica e dei cittadini. E’ solo questa la motivazione di questo disastro, iniziato con il sindaco sceriffo della carta di Parma e ora perpetrato dalla codardia di una giunta che ha interesse ad essere volutamente assente su questo tema per opportunità politica, come tutti gli altri partiti cittadini.
Perché dico volutamente? Perché da quando siede in municipio, questa giunta, mai ha discusso del tema dello spaccio di stupefacenti, se non per luoghi comuni, senza mai intavolare un serio dibattito sulla soluzione del problema. La giunta rappresenta un movimento che, a livello nazionale, ha portato alla discussione una legge sulla regolamentazione della cannabis; a Parma, durante l’ultima festa antiproibizionista, il dibattito sorto, ha creato solo imbarazzo a Parma in movimento.
E’ ora il momento della buona notizia. Si può risolvere questa situazione. L’ esempio di un successo in questa direzione? Zurigo e la politica intrapresa per eliminare la criminalità dalla zone di spaccio della stazione cittadina a fine anni ‘80. La regolamentazione della distribuzione controllata di stupefacenti ai tossicodipendenti, al fine del loro recupero e reinserimento sociale, ha visto una diminuzione del crimine del 80% in un anno. Allora il problema era l’eroina. Oggi fortunatamente è solo la cannabis.

Cosa può insegnare l’esempio di piazza Ghiaia e di Zurigo nella soluzione del problema di sicurezza a Parma? Poiché la sostanza più diffusa e per la quale le forze dell’ordine sprecano maggiori risorse è la cannabis, senza risultati, è giunta l’ora di parlare di come regolamentare la vendita di cannabis a Parma e togliere, per davvero, la droga dalle strade.

mercoledì 14 maggio 2014

Visto da Parma .... E visto male ....

Il guerrigliero Pino Agnetti
Egregio Direttore, parlare di cannabis, quanto è difficile!
Pino Agnetti si espone sul delicato tema della cannabis, ma la sua "passabile informazione" risulta più una "fondamentale ignoranza" sul tema.
Condivido in pieno il messaggio del titolo dell'editoriale "visto da Parma", che le sostanze stupefacenti non vadano promosse, ma gli errori nei quali cade il buon Agnetti sono il tipico retaggio di una cultura che, su questo tema, mai si è confrontata.
A partire dal luogo di discussione per dibattere di droghe. Avendo assistito a diversi tentativi di solleticare il dibattito sul tema, da ambienti raffinati come quello di circoli privati, ad assemblee pubbliche aperte al pubblico, forse il signor Agnetti non si è mai reso conto della resistenza (e dell'ignoranza) che colpisce molte persone sul tema.
Per esempio, cosa dire dell'suo allarmismo nei confronti della cannabis? Paragonarla ad un kalashnikov sembrerebbe piuttosto fuori luogo, visto e considerato che la cannabis è tra le sostanze mediche più sicure al mondo. In più non esistono morti riconducibili all' uso di cannabis, non solo in Italia, ma anche nel resto del mondo ...da quando esiste la razza umana.
Curioso è invece come la "marijuana", che "si trova sotto casa", abbia raggiunto questa diffusione proprio per la totale assenza di controlli sulla vendita.
Ancora più curiosa, e lacunosa, è la parte riguardante i dati statistici e i numeri dell'editoriale di Agnetti.
L'occhio critico della penna parmigiana si sofferma sul dato dei "dipendenti" dalla cannabis, maggiore di dieci volte i dipendenti da eroina, e questo, a parer suo, smentirebbe che la legalizzazione delle droghe leggere comporti una riduzione dei costi sanitari.
Non essendo molto pratico di numeri, ho deciso di fare una piccola ricerca sul web e casualmente sono incappato in un articolo dell'Huffington Post che riporta le conclusioni del report "Ending the Drug Wars" della London School of Economics' IDEAS center.
Il sincado Federico Pizzarotti, sotto una "nuova luce"
Questo report di 82 pagine, evidenzia come, "il perseguimento di una strategia globale di militarizzazione della persecuzione dell'uso di stupefacenti ha portato ad enormi risultati negativi e danni collaterali". Questi danni includono, "l'incarcerazione di massa negli USA, politiche fortemente repressive in Asia, la vasta corruzione e destabilizzazione politica in Afghanistan e nell' Africa dell'ovest, immense violenze in America latina, un epidemia di HIV in Russia e un cronico scarso approvvigionamento di medicine per il dolore e la propagazione sistematica di violazione dei diritti umani". Il report è stato sostenuto da cinque premi Nobel per l'economia; Kenneth Arrow (1972), Sir Christopher Pissarides (2010), Thomas Schelling (2005), Vernon Smith (2002) and Oliver Williamson (2009). Hanno firmato anche: George Shultz, segretario di stato sotto il presidente Ronald Reagan; Nick Clegg, vice primo ministro inglese; Javier Solana, Alto Rappresentante per la Politica Estera e di Sicurezza Comune dell'Unione Europea.
Se sui numeri Agnetti è scarso, la sua "analisi economica" dei consumatori di cannabis, può risultare piuttosto deviata. Secondo Agnetti non è vero che "legalizzando le droghe leggere diminuisca il numero di quanti si rivolgano al mercato illegale". Perchè? Perchè i prezzi del mercato illegale sarebbero più bassi e perchè i ragazzini, che non avrebbero accesso alle sostanze, andrebbero dal pusher sottocasa.
Peccato che tutti gli esempi di legalizzazione o tolleranza abbiano portato esattamente al risultato di un maggiore accesso alla cannabis per chi è legalmente riconosciuto a possederla e ad una diminuzione della diffusione di sostanza tra i minori. Portogallo docet.
Chiunque pensi, come Agnetti, che la festa antiproibizionista sia un "promuovere la droga spacciando il tutto come operazione culturale legittima" e che quindi meriti azioni di riparazione scandendo un forte "no ad ogni droga", va ricordato quanto scoperto dall'Universita' della Pennsylvania, che ha effettuato la valutazione di una campagna di prevenzione organizzata dal governo Usa a colpi di spot tv. Lela Jacobsohn, la ricercatrice che ha condotto e presentato la ricerca, commissionata dal Nida (l'istituto nazionale Usa che si occupa di droga) nell'ambito di un seminario, organizzato a Roma dal Ministero della solidarieta' sociale, ha rilevato come secondo lo studio di valutazione, dopo cinque anni dall'inizio della campagna si sono registrati effetti boomerang sulle persone a cui era rivolta. Chi aveva visto piu' spot, infatti, mostrava un livello piu' basso di risultati: molti ragazzi esprimevano giudizi positivi sulla marijuana o addirittura avevano cominciato a consumarla.

Perciò mi sentirei di dare un consiglio ad Agnetti se vuole che i giovani smettano di fare uso di stupefacenti: si informi meglio e gli slogan li lasci a Giovanardi.
E bravo Sindaco!

martedì 3 dicembre 2013

La classifica del sole 24 ore e i risultati sulla sicurezza

Egregio Direttore, la classifica del "Sole 24 ore" sulla qualità della vita, ha evidenziato quello che in tanti cittadini lamentano; un deteriorarsi della posizione di isola felice che la nostra città ha sempre vantato.
Il dato che probabilmente ha attirato maggiormente l'attenzione, riguarda l'ordine pubblico. Se i reati predatori sono il fattore che maggiormente ha inciso sulla posizione di Parma nell' indicatore riguardante la sicurezza, per nulla si è considerato l'impegno delle forze dell'ordine nell' attività di repressione del traffico illecito di stupefacenti.
Se in molti lamentano un sottodimensionamento dell'organico delle forze dell'ordine, nessuno tratta dell'impatto che l'attività di repressione dello "spaccio di droga" ha sulla "sicurezza" dei cittadini.
Alla luce delle attuali audizioni presso la "Commissione giustizia" del governo sulla revisione dell'attuale normativa sugli stupefacenti, è evidente come la coperta sia drammaticamente corta.
Se la popolazione carceraria pre-indulto registrava un numero di tossicodipendenti nelle carceri pari a circa 16.000 detenuti, se la popolazione carceraria e la capacità delle prigioni è rimasta sostanzialmente invariata, a distanza di sette anni, e in pieno di una nuova emergenza carceri, la popolazione tossicodipendente è aumentata a oltre 23.000 unità. Un aumento pari al 43% di questo reato. Il reato di tossicodipendenza. Che secondo i dati del ministero è il primo reato in Italia. La somma della popolazione carceraria per rapina (9473 detenuti), omicidio volontario (9077), estorsione (4.238), rispettivamente il secondo terzo e quarto reato in classifica, non pareggia il numero dei tossicodipendenti in carcere.
Risulta ovvio che, a fronte di un fortissimo impegno nella persecuzione dei tossicodipendenti, in carcere non ci sia più spazio per chi commette reati ben più gravi.
Se l'impegno è fortissimo contro chi viene preso anche con pochi grammi di fumo, magari per uso personale, risulta palese che si sottraggono risorse nella prevenzione di reati più pericolosi e i risultati sono tutto l'opposto dal suggerire di proseguire in questa direzione. In Italia, secondo l'Europol e l'EMCDDA (l'organo europeo a monitoraggio sulle dipendenze), è aumentata la diffusione di cannabis e derivati tra i giovani, proprio la fascia che si dovrebbe maggiormente tutelare. Le risorse destinate alla repressione sono sottratte al resto delle attività delle forze dell'ordine. L' ovvio risultato è un aumento degli altri crimini. Che resteranno impuniti.
Di fronte ad una fotografia simile della situazione dell'ordine pubblico, la revisione della normativa sugli stupefacenti è un atto indispensabile. Il problema è che, la percezione nei confronti di questo problema, è deviata, nell' opinione pubblica, dall' ignoranza sulle reali dimensioni del fenomeno del traffico di stupefacenti, la diffusione delle sostanze e la loro reale pericolosità. Ne deriva una "asimmetria informativa", una informazione distorta, utilizzata dalla politica per giustificare politiche fallimentari, come i numeri dimostrano.
Secondo lo studio "un' analisi strategica dei mercati della droga" condotto dai due organismi europei già menzionati, Europol e EMCDDA, se il mercato della cannabis e dei suoi derivati, la sostanza più diffusa al mondo, in Europa fattura circa 25 miliardi di euro l' anno, di cui quasi un 30% è rappresentato dal mercato Italiano, i dati estrapolati su Parma, danno una dimensione del fenomeno alquanto inquietante; si possono stimare attorno ai 22 milioni di euro l' anno il mercato della cannabis e dei suoi derivati a Parma per una popolazione di circa 22 mila consumatori. Il problema di queste stime "ufficiali" è che potrebbero essere state valutate per difetto.
Quando il sindaco dice che il dato sulla sicurezza è un "campanello d' allarme", in realtà continua a nascondere una situazione dove la politica ha drammaticamente fallito; il suono che il sindaco sente sono le campane a morto di una politica sull' ordine pubblico drammaticamente deviata da interessi elettorali, che il sindaco ascolta comodamente in lontananza lavandosene le mani.
Trovo interessante il punto di vista di Pino Agnetti sulla "città alla ricerca della rotta perduta"; peccato che non si sia accennato alle direttrici che possono tirare fuori la città, come l'Italia, da questa situazione; l'informazione corretta, il coraggio e la volontà di cambiare.

mercoledì 10 luglio 2013

Sicurezza e 5 stelle

Egregio Direttore, sembrano lontani i tempi della giunta Vignali. O forse no? 
La passata giunta, che della "sicurezza" aveva fatto il suo più importante cavallo di battaglia, si è trovata impelagata in problemi giudiziari.
L' attuale giunta, che della sicurezza non ha volutamente mai parlato, dovrebbe iniziare ad affrontare questo tema.
Tema ampio, la cui delega all' assessore Casa è stato più uno sgravarsi di un peso per il primo cittadino, che la scelta di affrontare con coraggio problematiche trasversali, quali il consumo di stupefacenti tra i giovani, lo spaccio di sostanze stupefacenti, l'impatto che le attuali politiche sociali stanno o non stanno dando in termini di risultati sotto l' aspetto della riduzione di questi fenomeni.
Di fronte a questi temi, la giunta spesso si è nascosta dietro al fatto che, la "competenza" di queste problematiche, non è loro. E' davvero così? Secondo il regolamento del consiglio comunale è compito delle commissioni consigliari: "formulare pareri  circa le forme e i modi in cui si realizza il potere-dovere del Comune di partecipazione alla programmazione regionale e statale".
Ma come giungono alle commissioni consigliari le idee da utilizzare per "formulare pareri" che contribuiscano alla crescita della collettività? Questo, nella giunta della trasparenza, non è dato saperlo.
Così come non sono mai state date risposte, sempre alla luce della trasparenza e della tanto sbandierata "democrazia diretta", alle domande poste durante il dibattito pubblico sul bilancio comunale.
Tornando al tema della "sicurezza", questa giunta non sta attuando nè formulando alcun "parere" al fine di migliorare la città in tema di sicurezza. 
Parma non sembra in grado di affrontare i temi trattati da diverse inchieste e articoli che nelle ultime settimane hanno coperto le pagine della Gazzetta. 
Parlo, per esempio, dell' inchiesta sugli adolescenti che si avvicinano al mondo delle sostanze illegali, che ne fanno uso abituale e per i quali non c' è alcuna difficoltà nel reperirle.
Parlo del recente articolo sull' ennesimo morto nel parco Falcone-Borsellino; a questo proposito, trovo un' ironia della sorte, macabra e alquanto lugubre sulle vicende che seguono questa zona verde della città. Secondo un recente rapporto dell' Europol, infatti, la maggior fonte di finanziamento della criminalità organizzata in Europa deriva dal traffico di sostanze stupefacenti, proprio quelle organizzazioni criminali che i due Magistrati cercarono di combattere e per i quali diedero la vita. Trovo profondamente triste come la vita di queste persone eccezionali sia stata sacrificata oltre vent' anni fa senza che nulla sia cambiato e che anzi, un luogo che oggi porta il loro nome, sia piazza contesa del mercato cittadino di sostanze illegali. 
Di fronte a queste problematiche, a possibili soluzioni, quali sono le risposte del Comune? Se l' assessore Rossi, di fronte alla possibilità di affrontare il problema da un punto di vista sociale, attraverso la distribuzione di cannabis sotto prescrizione medica, come previsto dalla normativa nazionale, ha affermato che ci sono problemi "più importanti" e che non è suo interesse affrontare questo discorso, verrebbe da domandarsi, cosa questa giunta sia in grado di fare per la nostra città, se non ha nè le informazioni, nè il coraggio di affrontare temi sociali difficili e "formulare opinioni" per "partecipare alla programmazione regionale e statale". 
Mentre il ministro della Giustizia Cancellieri, umilmente dichiara di non avere ancora iniziato una riflessione sulla attuale decreto Fini-Giovanardi, prima causa del sovraffollamento delle carceri italiane, il sindaco, oltre che andare a mendicare denaro per la città, potrebbe farsi vero portavoce di cittadini stanchi delle infelici politiche sulla sicurezza in Italia. Su tutte la cancellazione del decreto Fini-Giovanardi e aprire un dibattito sulla distribuzione della cannabis sotto prescrizione medica.

Sicurezza a 5 stelle

lunedì 21 maggio 2012

Le elezioni di Parma: la mia risposta al direttore della gazzetta di Parma

Caro Direttore, le sue paure sono infondate e il suo editoriale, schierato, sembra essere molto lontano e incapace di vedere aldilà del proprio tornaconto personale: il scegliere pensando a "me", più che al noi. Questo ballottaggio è ben altro che lo scegliere un "usato sicuro" e un salto nel buio; si tratta di scegliere tra un vecchio e sorpassato modo di fare politica, che guarda agli interessi di pochi gruppi di potere, e  tra il nuovo che è rappresentato da una società orizzontale che lasci da parte i verticalismi di partito nazionale. Si tratta di scegliere una strada che responsabilizzi i cittadini ad informarsi e a scegliere, davvero, con la testa. Il voto contro Bernazzoli è il voto a favore del cambiamento ed è falso affermare che chi vota Pizzarotti sono quelli del «muoia Sansone con tutti i filistei». Sono persone di destra e di sinistra che si sono stancate della partitocrazia, il vero regime sotto il quale siamo da ormai più di 40 anni. La partitocrazia, questo regime di decisioni prese dall' alto, da chi si crede "più esperto", e non da chi è aperto ad ascoltare e valutare soluzioni alternative nell' interesse dei cittadini, ormai deve terminare. L' esperienza, infatti, gioca brutti scherzi come l' arroganza e la presunzione. Infatti sono sia di destra che di sinistra le persone che non vogliono l' inceneritore, così come sono sia di destra e di sinistra le persone che vogliono essere ascoltate e tenute in considerazione, perchè non è il "partito" che decide, ma i cittadini. Credo che Ubaldi in questo senso si sia esperesso, oltre che per opportunismo politico. Vuole vedere anche lui di cosa è capace questo cambiamento, così come lo vogliono vedere le personedella borghesia dei centristi e dei moderati. Il suo editoriale, di chiaro stampo reazionario, rivela la solita paura che già in altri Suoi interventi è emersa; mi auguro una paura derivante dalla incapacità di comprendere, più che dalla convenienza di sponsorizzare una persona che non ha avuto il coraggio di "scendere in campo" da pari, spogliandosi della carica di presidente della provincia, con qualche scheletro nell' armadio e alla quale è stato dimostrato che c'è chi "con capacità" ha speso poco, bene ed è riuscito ad ottenere risultati da "professionista". Mi auguro che pizzarotti vinca perchè lei possa ricredersi; d' altra parte, avere sponsorizzato Ubalidi prima e Vignali poi, ci ha portato in questa situazione. Mi auguro che i parmigiani abbiano capito.


martedì 24 aprile 2012

Elezioni - Sicurezza: la situazione in città - dibattito di giovedì a Tv Parma

Le proposte in tema "sicurezza" dei candidati sindaci, puntano ad un maggiore impiego delle forze dell' ordine, con conseguente aumento della neccessità di risorse finanziarie da destinare ai corpi armati, quando mancano anche solo i soldi per la benzina delle gazelle. Alla luce del fallimento della "linea Vignali" in tema "sicurezza", come si pongono i candidati sindaci? Vignali ha fatto della politica del "forte con i deboli e deboli con i forti" il suo motto; lo dimostra la tolleranza zero contro prostitute e spaccio di droga, che ha portato ai casi Bonsu, Jacobazzi e alle delibere anti prostituzione che hanno solo portato a qualche multa e il problema è ancora li, in più sono aumentati i furti. Per la legge italiana, trattata nel testo unico sulle sostanze stupefacenti, la vendita e coltivazione di sostanze stupefacenti è consentita sotto autorizzazione ministeriale; perchè, in collaborazione con l' università, non si elabora un piano di coltivazione e vendita di canabis terapeutica da distribuire sotto prescrizione medica? Questo permetterebbe di arginare il fenomeno tossicodipendenza per cannabis(la sostanza illegale più diffusa al mondo) e il suo uso ad un ambito sanitario e non penale, con risparmi nella gestione delle forze dell' ordine e la possibilità di un loro migliore impiego contro il narcotraffico,distinguendo il mercato legale da quello illegale, e il crescente numero di furti; altresì genererebbe nuove entrate fiscali e nuovi posti di lavoro. Il fallimento di Vignali riguarda anche il tema prostituzione: perchè, a fronte della nuova costruzione del ponte nord, non si destinano gli spazi presenti alla attività del meretricio, creando un "red light bridge"? Anche in questo caso si assisterebbe ad una arginazione del fenomeno, un risparmio nella gestione dello stesso e la creazione di nuovi flussi nelle casse del comune. I risparmi e le nuove entrate generate da questa politica garantirebbero nuove risorse alle forze dell' ordine, nuove risorse per la prevenzione all' uso di sostanze stupefacenti, la possibilità di investire soldi in educazione per prevenire fenomeni di disagio sociale che possono sfociare in comportamenti antisociali. Il futuro sindaco ha la possibilità di farsi forte dei fallimenti di quello precedente per introdurre una gestione della sicurezza "europea" ed economica. Quale candidato sindaco avrebbe il coraggio di portare avanti una simile politica, realtà in altre nazioni europee?

Alla luce deldibattito televisivo che si terrà su Tv Parma ho provato a portare le mie "solite" domande alla redazione. Ricordando anche il "bell'episodio" di quando, in diretta tv, alla presenza di "Gilberto Gerra, esperto dell'ufficio dell'Onu sulle droghe e la criminalità", ho evidenziato il fallimento del proibizionismo, spiazzando completamente la presentatrice e portando alla luce un dibattito che i media tendono a considerare un tabu: il fallimento del proibizionismo, mi piacerebbe molto che queste domande venissero fatte. Avrà il coraggio la gazzetta di fare queste domande?

Elezioni - Sicurezza: la situazione in città - Inviateci le vostre domande per il dibattito di giovedì a Tv Parma

giovedì 5 aprile 2012

Elezioni Comunali a Parma

Le elezioni comunali si avvicinano e la mia battaglia continua. Dopo un primo tentativo di sprono alla discussione sul tema "cannabis terapeutica e sicurezza" con il candidato dei Radicali (che da quanto mi sembra, ha abbandonato ogni velleità a candidarsi) di trattare pubblicamente il tema, oggi ho provato ad avvicinare il Movimento 5 Stelle. Per la loro politica di "ascolto", sulla carta, mi sono  sembrati gli unici candidati adatti a trattare pubblicamente e senza timori argomenti "difficili", quale per l' appunto la cannabis terapeutica.

Il problema è delicato, necessita di attenzione ed è anche un argomento che inevitabilmente attrae attenzione in campo mediatico; non credo che altrimenti mi avrebbero mai pubblicato una lettera nella rubrica della Gazzetta di Parma, se non avessero mai avuto un ritorno.

Queste elezioni e questo tema, nella mia città, sono un argomento sul quale in molti hanno glissato. La gazzetta, per esempio, non ha mai collegato il "Il caso Bonsu" alle politiche di tolleranza zero della precedente giunta. Quel caso costò il posto dell' allora assessore alla sicurezza. Nè la Gazzetta, ha sottolineato come i cani antidroga sembra siano stati soldi "distratti" dalle casse del comune, nel caso green money, che costò il posto del ormai ex capo dei vigili urbani.

Parma è pronta a cambiare? Ancora oggi me lo chiedo, ma l' impressione che ne ricavo è tutt' altro che rassicurante. Penso che il movimento 5 Stelle non tratterà l' argomento prima delle elezioni; motivi? Paura di perdere voti. La mia domanda è: quanti voti prenderanno? Potrebbe essere davvero parlare di come l' attuale legislazione permetta la coltivazione di cannabis e di come sfruttare questa legge possa garantire ritorni positivi in termini di salute pubblica (attraverso la vendita controllata sotto prescrizione medica), di sicurezza (la vendita tramite strutture come le farmacie sottrarrebbe clienti dal mercato illegale), di creazione di posti di lavoro e di sviluppo di tecnologia farmaceutica (attraverso l' autorizzazione, l' università potrebbe portare avanti importanti ricerche scientifiche e approfondire le attuali nel campo delle neuroscienze, nonchè creare posti attraverso la creazione di campi di coltura) a fargli perdere consenso? La vera domanda è: quanto consenso credono di avere e in quanti li conoscono? Dal mio modesto punto di vista, questa causa potrebbe distinguerli dalla massa di mediocrità che ci circonda e renderli veramente attrattivi, almeno per un punto in particolare. Le loro idee sono buone, ma a mio parere mancano di carica o di un catalizzatore che possa portare l' attenzione del pubblico sui loro contenuti. Vedremo i risultati delle elezioni e vedremo se sarò stato ascoltato.

sabato 10 marzo 2012

L' ignoranza al governo

Bernazzoli: "Forze dell'ordine più sul territorio e meno negli uffici"

COMUNICATO STAMPA
 “La costruzione di una efficace politica di sicurezza deve cominciare dal basso, tra la gente, nei quartieri. Per questo mi impegno ad organizzare incontri pubblici periodici con le forze dell’ordine, per creare una comunicazione diretta sui problemi dei quartieri e insegnare ai cittadini l’uso di semplici forme di prevenzione”.
Il candidato sindaco Vincenzo Bernazzoli torna ad affrontare il tema della sicurezza, “uno dei più richiesti dai numerosi cittadini che sto incontrando nel corso di questa campagna elettorale. E’ proprio dal confronto con loro che sto traendo, ogni giorno di più, spunti e soluzioni concrete”.  “Garantire la sicurezza dei parmigiani – sottolinea Bernazzoli – dovrà essere un impegno costante della prossima amministrazione comunale. Nel rispetto delle proprie competenze ed evitando facili strumentalizzazioni e propagande, bisogna che il Comune sia promotore di un grande progetto di “vigilanza sociale”.
Incontri pubblici nei quartieri con le Forze dell’Ordine
In primo luogo, serve il massimo sforzo “per favorire un lavoro congiunto e collaborativo tra le forze dell’ordine  – osserva il candidato sindaco – che deve sfociare, non solo in efficaci operazioni di controllo del territorio cittadino, ma anche nella promozione di incontri pubblici nei quartieri che mettano in relazione i bisogni e le segnalazioni dei cittadini con chi opera per la loro sicurezza. Specie per la parte più anziana della popolazione, questi saranno momenti di formazione vera e propria su come applicare semplici comportamenti per evitare truffe, furti, scippi o altre tipologie di reati”. La proposta di Bernazzoli si fonde con “il nuovo ruolo del vigile di quartiere, figura che, come ho detto nei giorni scorsi, deve essere estesa e portata in tutti i quartieri di Parma”.
Impiegare maggiormente le forze dell’ordine per il controllo del territorio
“Serve un maggiore coordinamento tra la Polizia Municipale e le forze dell’ordine – rimarca Bernazzoli –  per promuovere azioni congiunte ed effettuare degli efficaci controlli in entrata e uscita dalla città. Bisogna inoltre ottimizzare l’impiego degli agenti affinché vengano utilizzati nel maggior numero possibile, in operazioni di controllo del territorio e di repressione dei crimini anziché nella gestione dell’attività burocratiche e di ufficio”.
Certezza della pena
Infine, Bernazzoli  richiama l’attenzione al tema della certezza della pena per chi compie reati, “in modo tale da garantire più sicurezza ai nostri cittadini e, allo stesso tempo, per non vanificare il lavoro prezioso delle forze dell’ordine”.

martedì 13 dicembre 2011

Scrivi al tuo direttore ... sul sito dell' istituto superiore della sanità

Egregio direttore, Un successo meritatosi e meritatomi.

Siamo sul sito dell'istituto superiore della sanita' :-)

http://www.iss.it/binary/ssps/cont/042.1206009410.pdf

20/07/2010 L' erba no, ma l'alcol si

Egregio direttore, un tentato stupro per abuso di alcol è una notizia grave, che dimostra la pericolosità, prima di tutto sociale, di questa sostanza. La cannabis è illegale e la sua pericolosità sociale, secondo lo studio ordinato dal governo britannico condotto da medici e scienziati specializzati in farmacologia nel 2007, è ben minore di vino, birra e "soft drinks", abitualmente diffusi ad ogni festa, acquistabili ad ogni supermercato o in un qualsiasi locale notturno anche da minori. L' alcol è, di fatto, la vera "droga di ingresso" a quelle che si definiscono droghe leggere, ma anche a quelle pesanti; è anzi la prima droga pesante alla quale i giovani hanno facile accesso.
La legge è chiara sull' argomento: la vendita e somministrazione di alcolici è vietata ai minori di diciotto anni; allora mi pongo una domanda; come è possibile che nonostante questa legge, l' accesso all' alcol è così facile se si inizia a bere a dodici anni, come riporta la gazzetta?
In realtà è facile rispondere a questa domanda "retorica": l' alcol è uno stupefacente "socialmente accettato", la legge c'è, ma la consuetudine del "bicchiere di vino" sovrasta la forza della norma.
Mi viene dunque da porre una domanda provocatoria ai lettori attenti della sua rubrica; se la cannabis, nonostante possa essere considerata una sostanza meno pericolosa dell' alcol (come lo studio britannico dimostra), è proibita,  come mai non si proibiscono anche gli alcolici?

12/01/2010 Alcuni dati sulle carceri Italiane

Dentro e fuori dal carcere: i detenuti recidivi sono il 64%


  Galeotto abitudinario, questa la definizione più adeguata per l’alta percentuale di detenuti che dopo una prima reclusione tor­nano dietro le sbarre del carcere di via Burla. Basti pensare che l'anno scorso sono finite in cella circa 500 persone, di queste solo 180 sono state annotate sui fa­scicoli come «primi ingressi». In altre parole il 64% circa di coloro che sono finiti in galera nel 2009 sono recidivi.
 Sempre secondo i dati forniti dall’istituto penitenziario ducale, i reati che vanno per la maggiore restano quelli legati allo spaccio, i furti e, complice l’introduzione delle nuove leggi, quelli legati alla clandestinità. Il tempo trascorso conta poco: a volte tornano in cel­la a distanza di 45 anni ma, non di rado, bastano un paio di mesi per far ricadere anche i migliori; quelli che, c'era da giurarci, ce la potevano fare.

09/11/2009 Monticelli chiama California

Egregio direttore, in California, ha recentemento aperto un "Whealth Center" dove si può comperare
legalmente cannabis.
Via libera alla marijuana, non piú solo per uso terapeutico: i deputati dello Stato della California hanno cominciato a discutere i possibili effetti di una proposta di legge per legalizzare, regolare e tassare l'uso personale della cannabis.
Lo scrive il New York Times, secondo cui non è affatto certo che la proposta sia approvata, ma comunque nella patria degli hippies il vento soffia nelle direzione dell'antiproibizionismo.
Si può cosi trovare in rete immagini del centro no-profit dove si praticano attività che potremmo trovare alle terme di Monticelli, massaggi, attività di meditazione e studio e comperare legalmente
la cannabis.
A Monticelli però, questo centro non c'è. Parma ha, in compenso, via Trento, lo spaccio in mano alla criminalità e una giunta distaccata dalla realtà.

lunedì 12 dicembre 2011

27/10/2009 I militari a Parma....?!?

Egregio direttore, per fortuna, una sparuta minoranza di consiglieri comunali si è espressa contro l' opinione dell' impiego dei militari a Parma.
E' stata sottolineata anche l' inadeguatezza della carta di Parma per affrontare il tema "sicurezza".
Cosa hanno in comune i tre consiglieri di minoranza e la carta di Parma? L' inadeguatezza delle idee.
I tre consiglieri comunali Guarnieri, Pizzigoni, e Biacchi, come riportato dalla Gazzetta, troverebbero nel potenziamento delle forze dell' ordine una delle soluzioni al tema sicurezza. Come tutti i politicanti trovano nel "mezzo" (le forze dell' ordine) l' argomento per distrarre i cittadini dal problema vero: la droga è illegale.
La soluzione al tema tossicodipendenza infatti non passa per ambigua (come chiamare altrimenti i poster anti droga che recitano: "droga, sicuro"? Sanno i consiglieri che è esattamente il messaggio opposto di quello che vogliono comunicare?) comunicazione, ma attraverso la consapevolezza del fenomeno. Cio può solo passare attraverso la legalizzazione della canapa.
Come si può considerare sicuro il cittadino parmigiano arrestato per avere coltivato una pianta (!), come riportato dalla gazzetta pochi giorni fa? Cosa vuol dire "considerarsi sicuri"?

21/10/2009 Il caso Bonsu non è servito a nulla

Egregio direttore, ironico e sarcastico, l' articolo del sig. Pelagatti mette in evidenza la facilità con cui è possibile reperire droga in città. Interessante che non abbia fatto notare che la droga in Italia è proibita. Sarcastica e ironica è anche la realtà. L' ex assessore alla sicurezza Monteverdi è saltato proprio per una operazione antidroga. Il caso Bonsu è nato da quello. Sulla medesima strada si sta dirigendo anche il nuovo assessore alla sicurezza, che, evidentemente, vuole emulare il fallimento di Monteverdi. Non pago dei risultati del suo predecessore, rilancia e, addirittura,vuole chiamare in causa l' esercito. Eppure nessuno che faccia presente che tutta questa "montatura" ( non ci sono abbastanza forze dell' ordine? Che risultati ha portato "reprimere lo spaccio"? Perchè si continua in questa direzione?) è causa della attuale legge. La Fini Giovanardi ha trovato la sua più alta applicazione proprio nell' articolo del sig. Pelagatti; alla richiesta di "fumo", la proposta di cocaina, e la droda continua ad essere illegale.

18/10/2009 I fatti, la proibizione

Egregio direttore, viva il "proibizionismo". La proibizione (dal latino, composto di: pro, come avanti e "Hibere" per "Habere" come avere, tenere; dunque "tenere lontano")
Ha allontanato la coscienza comune dal problema "stupefacienti".
A cosa ha portato proibire le droghe? Più droga. La proibizione è infatti uno strumento economicamente inefficiente per combattere il problema, perchè punta sulla diminuzione della sua diffusione attraverso la "persecuzione" dell' offerta di droga e non della riduzione della domanda.
Secondo le nazioni unite, nonostante i numerosi controlli sulle droghe, al mondo una persona su venticinque ha fumato cannabis (analisi, firmata Wayne Hall, dell'University of Queensland a Brisbane, e da Louisa Degenhardt del National Drug and Alcohol Research Centre di Sydney).
Questo dopo settant'anni di "guerra alla droga". E' infatti nel 1936, che ebbe inizio la persecuzione di una pianta: la canapa.
Fortunatamente gli Stati Uniti d' america sono una nazione federale. In una sentenza storica, la Corte Suprema della California ha riconosciuto il diritto dei pazienti della California a coltivare collettivamente cannabis per uso terapeutico. Ne consegue che i pazienti che hanno subito una violazione di questo diritto potranno agire in sede legale.
"La Corte Suprema della California ha da poco fatto notare alle forze dell'ordine locali e statali che devono rispettare le leggi dello Stato sulla cannabis terapeutica senza nascondersi dietro le attuali leggi federali".
La Carta di Parma dovrebbe essere un esempio di tutela della sicurezza, come  ha saputo dimostrare di essere la California.

18/10/2009 La carta "benedetta"

Egregio direttore, la "carta di Parma" sta riscuotendo un enorme successo politico tra i sindaci del nord, ma tra i cittadini?
Per esempio, a riguardo dei temi droga e prostituzione, cosa viene proposto? Dall' introduzione di questo fantomatico e tanto sponsorizzato documento, questi due fenomeni, a Parma, come anche a livello nazionale, sembrano cresciuti. In seguito alla "benedizione" della carta di Parma da parte del governo, i provvedimenti presi per ridurre la prostituzione e lo spaccio per le strade si fermano a: multe per i clienti, per contrastare la prostituzione; aumento dei sequestri di droga per ridurre l' offerta.
I risultati sono drammatici; dalle strade invase dalle prostitute dove le retate non sortiscono alcun effetto, all' abbandono di quartieri da parte delle forze dell' ordine, per l' impossibilità di fermare l' offerta di droga. Si stanno sprecando inutilmente risorse economiche, i politici lo sanno, ma gli slogan che usano sembrano allettare molto bene la preferenza di molti "polli".
Senza considerare ovviamente il fatto che proprio i politici che si dichiarano contro questo e quello, sono poi quelli che organizzano festini a base di droghe pesanti e escort ben prezzolate.
E' urgenza considerare la possibilità di legalizzare le droghe leggere e la prostituzione, per salvaguardare i cittadini dai politici.

17/10/2009 La carta di Parma e le feste a palazzo grazioli

Egregio direttore, la "carta di Parma" sta riscuotendo un enorme successo politico tra i sindaci del nord, ma tra i cittadini?
Per esempio, a riguardo dei temi droga e prostituzione, cosa viene proposto? Interessante il tema dell' integrazione culturale, ma perchè si parla di integrazione a riguardo di sicurezza? Forse episodi di discriminazione vanno a pari passo con altri fenomeni? Il caso Bonsu, insegna. Un ragazzo, perseguitato, perchè di colore, peccato fosse una operazione antidroga.Tutto questo in seguito alla approvazione della "carta di Parma".
Siamo sicuri che la "carta di Parma" sia così efficace?
Cosa dice la Carta di Parma a proposito del tema droga? E' un problema di sicurezza. E a riguardo del tema prostituzione? Forse la carta di Parma tutela spacciatori e papponi? In seguito alla approvazione della carta di Parma, è stranamente aumentato il fenomeno prostituzione per le strade, con conseguente mancanza di sicurezza per le strade. I provvedimenti presi? Multe ai clienti. Risultati? Qualche sfortunato multato e le solite ragazze per la strada. Si parla tanto di federalismo nella carta di Parma. Così sul tema prostituzione hanno fatto approvare a livello nazionale una legge contro la prostitizone per le strade .... e le prostitute sono finite a Palazzo Grazioli.

domenica 4 dicembre 2011

09/09/2009

Egregio direttore, uno studio dell'universita'della sapienza di Roma ha analizzato i costi derivanti dal proibizionismo sulle droghe. A differenza della propaganda di "regime" che in Italia non ammette contraddittorio, questo studio porta luce i numeri e i soldi che lo stato spreca.
Lo studio stima eventuali benefici fiscali da parte dell'erario nel periodo 2005-2006 nel caso la regolamentazione applicata al mercato dei tabacchi fosse stata estesa anche al mercato delle altre droghe. Si e'effettuata una simulazione contabile volta a stimare quale sia il costo fiscale del proibizionismo in Italia.
I costi del proibizionismo sono identificati sia nelle spese per l’applicazione della normativa (risorse di polizia, magistratura e carceri), sia nella mancata opportunità delle tasse non riscosse; viene quindi valutato anche l’impatto fiscale dei cambiamenti nelle politiche educative e sanitarie connessi all’eventuale legalizzazione del mercato delle droghe. Secondo questo calcolo, in Italia il costo del proibizionismo nel periodo 2000 - 2005 ammonterebbe a circa 60 miliardi di euro, in media circa 10 miliardi di euro l’anno.
La legalizzazione del commercio delle droghe avrebbe fatto risparmiare circa 2 miliardi all’anno di spese connesse all’applicazione della normativa proibizionista. Inoltre, estendendo al mercato delle droghe la normativa fiscale applicata ai tabacchi, l’erario nazionale avrebbe incassato altri 8 miliardi all’anno dalla tassazione sulle vendite. Rispetto alle singole sostanze, la proibizione della cannabis ha implicato un costo fiscale di circa 38 miliardi di euro, a fronte di 15 miliardi per la cocaina e di 6 miliardi per l’eroina.

17/11/2008

Egregio direttore, si legge molto, in questi giorni, della bagarre tra destra e sinistra che si è creata attorno al, per ora da accertare, pestaggio ai danni di un ragazzo di colore da parte di forze della polizia municipale.
Sono stupito dall' atteggiamento sia della minoranza sia della maggiornaza facente parte della giunta comunale: la minoranza per l' incoerenza con attacchi che hanno chiaramente intento "elettorale"; la giunta per l' irresponsabilità.
Quello che è successo è grave e la responsabilità è tutta da ricercare nella politica di questa giunta. La finta "tolleranza zero" che il comune ha provato ad adottare per "due giorni", con le multe contro prostitute e clienti e il dispiegamento dei vigili anche in operazioni antidroga, sta avendo un triste epilogo.
Sarebbe ora che la giunta cambi rotta e un segnale forte arriverebbe dalle dimissioni dell' assessore all' (in)sicurezza Monteverdi. Sarebbe ora che il comune adotti una linea tollerante nei confronti della prostituzione adottando provvedimenti quali l' apertura di locali dedicati, come in Germania, o l' istituzione di quartieri a luci rosse, come in Olanda, provvedimenti di buon occhio anche all' interno dell' attuale maggioranza di governo.
Sarebbe anche utile l' istituzione di regole per una coltivazione di droghe leggere sotto autorizzazione comunale; a questo proposito, se un simile provvedimento fosse stato vigente e si tollerasse l' uso di stupefacenti leggeri, il "caso Bonsu" non si sarebbe mai verificato, considerato che è proprio in una operazione di "contrasto alla droga" che il caso è nato.

10/08/08

Egregio direttore, l' estate dei bollenti spiriti a Parma viene raffreddata dalle retate notturne a caccia delle prostitute. Nonostante i numerosi pareri favorevoli, a partire da quello del ministro Maroni, all' apertura di quartieri a luci rosse, si continua sulla strada delle strategie inefficaci e dispendiose.
La giunta dovrebbe farsi promotorice dell' apertura di quartieri a luci rosse o case di tolleranza gestite dal comune, con contratti che prevedano chiare e semplici norme di locazione e di controlli sanitari per l' affidamento dei locali. Si risolverebbero così sia i pericoli che possono essere causati dalla prostituzione da strada, sia la possibilità di "danni collaterali" legati all' assenza di assistenza infermieristica. Il tutto andrebbe tassato;i soldi attualmente gestiti dal crimine sarebbero così spendibili in opere di utilità sociale. Le entrate che che un simile procedimento garantirebbe sarebbero sicuramente maggiori delle "quattro multe" che ad oggi sono state emesse e che non hanno minimamente scalfito questo mercato di donne. Invece si spendono soldi in operazioni di facciata che non risolvono il problema. Forti con i deboli (prostitute e clienti) e deboli con i forti (la criminalità) per non risolvere nulla. Complimenti.

Tagliato il pezzo in verde.

In data 22/08/08 è stata pubblicata una lettera in favore dei quartieri a luci rosse dove forse si fa riferimento ai miei scritti. Ho appoggiato e sostenuto con una lettera lo scrittore.

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