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lunedì 4 gennaio 2016

Cannabis legalizzata in Usa. Crisi dei produttori in Messico

Articolo di Redazione
31 dicembre 2015 16:09

La progressiva liberalizzazione dl consumo di marijuana negli Stati Uniti sta complicando il business dei produttori clandestini di questa droga nel nord del Messico, cosi' come lo evidenzia il quotidiano Los Angeles Times.
Grazie ad alcune testimonianze dei contadini di piccole piantagioni di cannabis nello Stato di Sinaloa, pubblicate dal quotidiano, i ricavi che gli stessi hanno avuto per ogni chilogrammo di droga, in quattro anni e' passato da 100 a 30 dollari.
“La gente non vuole abbandonare le proprie piantagioni illegali, ma sempre piu' si sta rendendo conto che non e' un buon business”, ha detto al quotidiano Juan Guerra, ministro dell'Agricoltura dello Stato di Sinaloa.
“Se qualcuno viene qui per comprare marijuana, chiede che sia economica”, ha detto Emilio, un agricoltore che lavora quattro appezzamenti di droga coi propri figli.
“Pero', anche se in realtà non è più considerato un buon affare, non c'è niente altro da fare”.
Secondo i funzionari di entrambi i lati della frontiera consultati dal Los Angeles Times, la caduta dei prezzi ha provocato una riduzione della produzione della marijuana in Messico ed una diminuzione del traffico di droga verso il vicino Paese. Secondo Beau Kilmer, co-direttore del Centro di Indagini sulle Politiche delle droghe del think-thank Rand Corporation, nel 2008 il Messico era il Paese d'origine dei due terzi della marijuana consumata ogni anno in Usa.
Attualmente -dice Alejandro Hope, analista sulla sicurezza e le droghe in Messico, la marijuana messicana rappresenta meno di un terzo del totale che si consuma nel territorio statunitense.
“Cio' che e' cambiato oltre la frontiera sta facendo diventare la marijuana meno redditizia per organizzazioni come il cartello di Sinaloa”, dice Antonio Mazzitelli, rappresentante in Messico per l'Unocd.
In base a dati della Procura Generale della Repubblica, il Governo messicano sta cercando di eradicare 4.484 ettari di piantagioni di cannabis, un numero inferiore ai 17.777 eradicati nel 2010.
Riguardo ai sequestri nel 2014, l'Ufficio delle Dogane e Protezione delle Frontiere ne ha sequestrato 1.085 tonnellate alla frontiera. Quattro anni prima, i sequestri erano sulle 1.500 tonnellate.
Inoltre, il numero di arresti per coltivazione di marijuana all'estero, secondo la DEA, e' passato da 4.519 del 2010 a 2.367 nel 2014.
Nel 1996, la California, maggiore produttore di questo Paese, e' diventata il primo Stato che ha legalizzato la marijuana terapeutica. Altri 22 Stati hanno seguito il suo esempio negli ultimi venti anni.
Secondo le leggi federali statunitensi, pero', la produzione e il possesso di marijuana sono reati, e il Dipartimento i Giustizia Usa ha piu' volte interferito nelle legislazioni locali.


Cannabis legalizzata in Usa. Crisi dei produttori in Messico

martedì 8 dicembre 2015

MESSICO - Autocoltivazione cannabis. Giudice da' tre giorni di tempo al Governo per l'autorizzazione

Un giudice federale ha concesso tre giorni al Governo perche' disponga i primi permessi per autoconsumo ricreativo di marijuana.
Augustin Tello Espindola, giudice del Decimo Primero de Distrito en Materia Administrativa, ha notificato una richiesta alla Comisión Federal para la Protección contra Riesgos Sanitarios (Cofepris) perche' metta in atto quanto stabilito lo scorso novembre dalla Suprema Corte di Giustizia a quattro persone che avevano fatto richiesta di un simile permesso.
L'autorita' obbligata in merito e' il direttore esecutivo della Regulación de Estupefacientes, Psicotrópicos y Sustancias Químicas, Ernesto Nava Sánchez e titolare della Cofepris, Mikel Arriola, che sara' multato se la sentenza non sara' applicata nei termini richiesti, salvo giustificato motivo.
Vista la complessita' del caso, e' probabile che la Cofepris chiedera' al giudice un lasso di tempo in piu' per ottemperare alla disposizione, dal momento che dovrebbe improvvisare l'inquadramento giuridico dell'autorizzazione.
Fonte giudiziali fanno sapere che la Cofepris potrebbe sostenere l'impossibilita' di provvedere, avvalendosi delle obiezioni in materia sollevate dal ministro Jorge Pardo Rebolledo, l'unico ad aver votato contro. Pardo sostiene che chi ha presentato l'istanza/denuncia non ha chiesto la semina della cannabis, passo indispensabile da fare prima di passare alle fasi successive di coltivazione, raccolta, trasporto e autoconsumo. Anche se i semi possono legalmente essere acquistati in alcuni Stati Usa, la Cofepris non ha il potere di autorizzare la loro importazione e la disposizione non fa riferimento ad altre autorita' federali.

lunedì 25 marzo 2013

Legalizzare tutte le droghe. Intervista a Jeffrey Miron

Articolo di Redazione
Jeffrey Miron, 56 anni, si considera un liberale tenace. Ha studiato gli effetti della criminalizzazione delle droghe per 15 anni, e pensa che si sia esagerato sempre e che tutti i tipi di droghe debbano essere legalizzate. E' stato presidente del Dipartimento di Economia dell'Universita' di Boston tra il 1992 e il 1998. Oggi insegna al Dipartimento di Economia dell'Universita' di Harvard.

D. Perche' si dovrebbe legalizzare l'eroina, la cocaina e la marijuana?
R. La proibizione delle droghe e' la peggiore soluzione per prevenirne il consumo. In primo luogo c'e' la conseguenza di un mercato nero corrotto e che costa vite umane. In secondo luogo impone limitazioni alle persone che non possono consumare droghe. In terzo luogo, proibire le droghe e' costoso.
D. Perche' costoso?
R. Se legalizzassero le droghe, gli Usa potrebbero risparmiare tra 85.000 e 90.000 milioni di Usd all'anno. Oggi la meta' di questi importi finanzia le attuali politiche antidroga, e l'altra' meta' si perde in imposte con cui gli Usa potrebbero tassare le droghe legali.
D. Sul piatto della bilancia, pero', ci sono molte persone che diventerebbero dipendenti delle droghe.
R. Supponiamo che, in seguito alla legalizzazione, il consumo delle droghe aumentasse. Sarebbe un male? Se applichiamo le norme dell'economia questo e' (almeno in parte) qualcosa di buono. Qualunque politica che mi impedisce di avere cio' che desidero, impedisce la mia felicita'.
D. Le droghe portano alla dipendenza. Annebbiano la felicita' delle persone.
R. La dipendenza non e' il problema. Molte persone sono dipendenti dalla caffeina e nessuno si preoccupa. Molte persone sono dipendenti dello sport, della birra o del cibo. E questo non da' fastidio allo Stato.
D. Lo Stato dovrebbe trattare lo sport e la cocaina allo stesso modo?
R. Gli effetti della cocaina vengono presentati in un modo eccessivamente esagerato. Ci sono banchieri di Wall Street che sniffano cocaina: guadagnano molti soldi, usufruiscono di un buon sistema sanitario, hanno una famiglia e uno stabile trend di vita. Molti di loro smettono anche di consumare cocaina. Ho l'impressione che queste persone godono nel consumarla. E ci sono anche persone che fumano crack e conducono una vita molto diversa dagli agenti di Borsa; sono persone con pochi guadagni, senza lavoro e con una salute malmessa. Molte di esse fanno una brutta fine. Ma la cocaina non ha colpe in merito. La colpa e' della loro pessima vita.
D. Intende dire che il crack non fa male?
R. E' possibile consumare crack per molto tempo e poi smettere? Ci sono dati che lo confermano. Le lobby proibizioniste esagerano molto per raggiungere i propri obiettivi. Le droghe sono molto meno pericolose di quanto la gente pensi. Non e' chiaro che consumare marijuana o cocaina non ha effetti negativi considerevoli se il prodotto e' a prezzi accessibili, se non dobbiamo rischiare la vita per farlo e se il prodotto non e' diluito, senza saperlo, con sostanze piu' o meno pericolose.
D. Lei sostiene che non e' pericoloso iniettarsi eroina?
R. L'iniezione e' tanto diffusa perche', con la proibizione, l'eroina e' costosa e questo modo di consumarla consente di farlo spendendo meno soldi. Se le droghe fossero molto meno costose, la maggior parte delle persone probabilmente fumerebbe eroina invece di iniettarsela.
D. Ancora: pensa che sarebbe un fatto positivo che la legalizzazione portasse ad un aumento del consumo di droghe?
R. Se credi in tutto cio' che gli statunitensi dicono di credere -liberta', individualita', responsabilita' personale- occorre legalizzare le droghe. Il massimo dovrebbe essere che tutti possono fare quello che vogliono, fintanto che questo non sia nocivo per qualcun altro. Si presuppone che non si provochi danni a nessun altro quando si consuma droga, ma i dati scientifici non sostengono questa ipotesi.
D. La cocaina fa si' che la gente diventi aggressiva.
R. Le prove scientifiche di questo sono molto flebili. La maggior parte delle prove che indicano una relazione tra violenza e droghe, si riferisce all'alcool. Questo vuol dire che andrebbe proibito l'alcool? Per questo la legalizzazione di tutte le droghe ridurrebbe drasticamente la quantita' di violenza che c'e' in Usa.
D. Come?
R. La proibizione porta alla violenza. Rivolgersi al mercato nero e' inevitabile, si genera violenza perche' i conflitti tra le parti, impliciti nel traffico di droghe, non possono essere risolti con mezzi legali nell'ambito del sistema giudiziale. Si e' obbligati a vivere in un mondo in penombra in cui ci si ammazza gli uni con gli altri invee di avere a che fare con avvocati che affrontano i problemi nei tribunali.
D. Quindi lo Stato dovrebbe consentire ai cartelli di proseguire nel loro business se non di piu'?
R. Ci sono studi che dimostrano che il livello di violenza si riduce quando lo Stato smette di intervenire nel traffico di droghe, grazie al fatto che ci sono meno conflitti fra narcotrafficanti. Le ultime dimostrazioni a conferma vengono dal Messico. La violenza connessa alle droghe e' molto che esiste. Ma c'e' stato un aumento notevole ed una escalation di violenza da quando il presidente dell'epoca Felipe Calderon dichiaro' la guerra contro le droghe nel 2006. Abbiamo calcolato che la percentuale di omicidi in Usa potrebbe calare di circa il 25% se le droghe fossero legali.
D. Come varierebbero i prezzi delle droghe in conseguenza della legalizzazione?
R. I prezzi della marijuana varierebbero di poco. Se confrontiamo i prezzi del mercato nero con i prezzi di quello legale li' dove la marijuana e' oggi praticamente legale, per esempio in Olanda, sono molto simili. I prezzi che si pagano per la cocaina potrebbero invece diminuire in modo consistente.
D. Di conseguenza tutto il Paese snifferebbe cocaina.
R. Il consumo delle droghe piu' innocue probabilmente aumenterebbe. E ci sarebbe un maggior numero di persone che occasionalmente consumerebbe una qualche droga. Ma, finito il proibizionismo in Usa, quando il whisky di malto senza altri mescolii divenne legale, l'intero Paese non si ritrovo' dipendente dal whisky.
D. Come democrazia, non abbiamo il dovere di proteggere le persone da se stesse?
R. Credo che le persone che provocano danni a se stesse con le droghe continuerebbero a farlo, indipendentemente dal fatto che queste ultime siano legali o meno.
D. Non abbiamo una obbligo morale?
R. Se un amico fa qualcosa di stupido, crede che intervenendo la situazione migliorerebbe o peggiorerebbe? Credo che mettere il suo amico in carcere e obbligarlo a sottostare ad una terapia non sia la soluzione migliore. Credo sia meglio parlargli in modo tranquillo e sereno.
D. Parlare e' la soluzione per il problema delle droghe?
R. Certamente, la proibizione non e' la soluzione.

D. E quindi, perche' le droghe sono vietate?
R. Le persone ingenue credono che se qualcosa e' illegale, la gente non lo fara'. E' chiaro che non e' cosi'. Alcuni credono che se le manteniamo illegali, il prezzo aumentera' e ci saranno meno persone che consumano le droghe. Ma per alcuni il prezzo non e' un fattore determinante.
D. Come sarebbe un mondo in cui le droghe fossero legali?
R. Come il Portogallo. Li' sono diversi anni che il consumo e' legale e si sono avute variazioni minime nell'aumento del consumo di droghe. La legalizzazione non farebbe aumentare in gran quantita' la percentuale di consumo. E se la gente cominciasse a fumare marijuana, questo non avrebbe nessun peso. E' certo.
D. Sul serio chiede che le droghe si vendano nei supermercati?
R. Si'.
D. La prescrizione delle droghe sarebbe una possibilita'?
R. Una prescrizione molto larga come quella della California non ha provocato alcun danno, perche' chiunque ti da' una ricetta. Pero', facendo cosi', che vantaggio si ha? Se esiste una legge per la prescrizione molto restrittiva, di conseguenza si avra' un mercato nero.
D. Che succedera' nel mercato nero se si legalizzassero le droghe?
R. Ognuno potrebbe scegliere. Potrebbe comprare la cocaina nel supermercato o comprarsela da uno sconosciuto trafficante messicano in un angolo di strada dove potrebbe essere ammazzato. Il mercato nero scomparirebbe.
D. Che succedera' per i cartelli della droga?
R. Se le droghe si legalizzassero molti cartelli del Messico faranno tesoro della loro esperienza per creare subito delle imprese legali. Credo che sarebbero i primi e avrebbero buoni prodotti e una buona rete di distribuzione. Non e' per niente chiaro se i cartelli della droga vogliano la legalizzazione. El Chapo Guzman, a capo del cartello piu' grosso del mondo, ha un vantaggio di partenza perche' e' un criminale con molta esperienza; per questo e' tanto ricco. Se non ci fosse un mercato nero delle droga, Guzman perderebbe il suo vantaggio.
D. Le droghe dovrebbero essere tassate?
R. Una tassa alta e' una cattiva idea perche' sarebbe un incentivo alla creazione di un mercato nero.
D. Perche' nessuno sta mettendo in pratica le sue proposte?
R. Diverse migliaia di persone che ricoprono incarichi pubblici si ritroverebbero senza lavoro in seguito alla legalizzazione. I centri di riabilitazione perderebbero molti clienti perche' molte delle persone a cui prestano le cure ci vanno in quanto obbligate dal sistema giudiziale. Anche le persone che costruiscono carceri hanno interesse che ci sia un alto numero di detenuti. E nel contempo, alla Chiesa non piacciono le droghe e negli Usa la Chiesa e' potente.
D. Lei consuma droghe?
R. No. Ho fumato dell'erba quando ero studente, ma poi non ho continuato. Ma se domani si legalizzassero le droghe, sarebbe possibile che le provassi tutte. Dubito che le consumerei piu' di una volta, ma dopo che ho fatto varie ricerche in materia, provo curiosita'.

(intervista di Takis Wurger pubblicata sul settimanale Der Spiegel del 19/03/2013)

sabato 15 dicembre 2012

Droga, fine del tabù mondiale

Leonardo Fiorentini presenta il documentario e la campagna Breaking the taboo della Beckley Foundation per la rubrica settimanale di Fuoriluogo sul Manifesto del 12 dicembre 2012.
Discutere pubblicamente della fine della war on Drugs e di una politica internazionale sulle droghe alternativa alla repressione è sin dai tempi di Nixon un vero e proprio tabù. Può un documentario di un’ora, fra interviste, dati e immagini, aiutare a romperlo? E’ quanto tenta di fare il video della campagna Breaking the taboo, lanciata dalla Beckley Foundation insieme a molte altre Ong internazionali.
Le immagini di Baltimora, città simbolo degli effetti della tolleranza zero in Usa, sono meno violente e tragiche di quelle che documentano gli effetti della “guerra alla droga” esportata in America Latina, ma non meno agghiaccianti: in quarant’anni, la popolazione della città natale di Frank Zappa si è quasi dimezzata. Oggi, il 10% dei residenti è tossicodipendente e sono circa 50.000 gli edifici abbandonati; nel solo 2007 sono stati 100.000 gli arresti per droga su una popolazione di 600.000 residenti. In tutti gli Stati Uniti, dal 1970 al 2012, i detenuti sono passati da 330.000 a due milioni e trecentomila, con una progressione che ricorda molto da vicino l’effetto sulle carceri italiane della Fini-Giovanardi. Non siamo i soli a seguire pervicacemente il cattivo esempio. Lo Zar antidroga russo Ivanov annuncia di voler trasportare nell’Asia continentale la strategia armata Usa in America Latina, forse non soddisfatto del milione di sieropositivi causato dal rifiuto di minime pratiche di riduzione del danno in madrepatria.
Proprio l’America Latina è il terreno privilegiato su cui si gioca il futuro delle politiche mondiali. Da un lato è sotto gli occhi di tutti il fallimento della war on drugs con la conseguente escalation di violenza (che ha portato a cinquantamila morti in Messico negli ultimi 6 anni); dall’altro, molte sono le voci che oggi si alzano per chiedere una svolta politica (cfr. Amira Armenta, il Manifesto 20.6.12). Svolta già intrapresa in Uruguay, con il progetto di legge governativo per la legalizzazione della marijuana che sta contagiando la gran parte dei paesi latinoamericani. Illuminanti le parole del presidente colombiano Santos: “Abbiamo combattuto la droga e i cartelli per quarant’anni, ma il narcotraffico continua come prima. Oggi mi sento come su una bicicletta bloccata: tu ti sforzi, pedali, guardi a destra e sinistra, ma vedi sempre lo stesso luogo. Ci vuole un nuovo approccio: ci sono molte alternative, inclusa la legalizzazione, ma prima dobbiamo rompere il tabù”.
La campagna Breaking the taboo (col film disponibile su Youtube) rilancia nel dibattito pubblico le conclusioni della Global Commission on Drugs, composta da importanti personalità internazionali fra cui l’ex segretario generale Onu, Kofi Annan. La Global Commission ha chiesto all’Onu di fermare la guerra alla droga. Una lettera aperta all’Onu per rivedere la convenzione unica del 1961 è stata sottoscritta da artisti del calibro di Morgan Freeman (che è anche voce narrante del film), Sting, Kate Winslet, Natalie Imbruglia, Bernardo Bertolucci; ma anche da politici, come alcuni ex presidenti: l’americano Jimmy Carter, il brasiliano Fernando Cardoso, la svizzera Ruth Dreifuss, il colombiano Cesar Gaviria, il messicano Vicente Fox e alcuni “insospettabili“ come Lech Walesa e Javier Solana. Si può aderire on line alla lettera aperta e alla campagna #breakthetaboo.

venerdì 7 dicembre 2012

IV Conferencia Latinoamericana sobre Políticas de Drogas. L'altra faccia del proibizionismo sulle droghe e' il massacro

“C'e' un rapporto tra la violenza e il metodo delle politiche sulle droghe. Il proibizionismo ha costruito diverse strade di commercio illegale che puo' essere organizzato solo a partire dallo sterminio degli esseri umani.. L'altra faccia del proibizionismo e' il massacro”. Cosi' Gustavo Petro, Sindaco di Bogota' durante l'inaugurazione della IV Conferencia Latinoamericana sobre Políticas de Drogas, il piu' importante incontro in materia nella regione, che si e' tenuto il 5 e 6 dicembre a Bogota'.
All'inaugurazione sono intervenuti anche Bo Mathiasen, direttore della Oficina de Naciones Unidas para las Drogas y el Delito en Colombia (UNODC / ONUDD), Farid Samir Benavides Vanegas, viceministro della Política Criminal y Justicia Restaurativa del Ministerio de Justicia y del Derecho de Colombia, Coletta Youngers, rappresentante del Consorcio Internacional sobre Políticas de Drogas (IDPC), il direttore della Corporación Acción Técnica Social (ATS), Julián Quintero, organizzatrice locale dell'incontro e Graciela Touzé, presidentessa di Intercambios, organizzatrice regionale della Conferenza. Continua ...

venerdì 23 novembre 2012

MESSICO - Narcoguerra. Impunito il 99% dei reati. Commissione al Senato

In Messico oltre il 99% dei delitti commessi resta impunito: e' quanto emerge dal rapporto della Commissione nazionale per i diritti Umani (Cndh), presentato oggi al Senato.
Raul Plascencia, presidente della Cndh, ha aggiunto altre cifre drammatiche: durante i sei anni di mandato presidenziale di Felipe Calderon, che sara' sostituito fra tre settimane da Enrique Pena Nieto, sono stati registrati 46.015 omicidi legati alle organizzazioni criminali, 2.126 'desaparecidos', 15.921 cadaveri ancora non identificati e 1.421 sotterrati in cimiteri clandestini e fosse comuni.
Nel periodo, prosegue lo studio, c'e' stato 'un aumento sostanziale delle violazioni dei diritti umani, come la tortura ed i trattamenti crudeli, inumani o degradanti, arresti arbitrari, perquisizioni illegali e privazioni arbitrarie della vita'.
Dal 2005, ha sottolineato Plascencia, la Cndh ha ricevuto 34.385 denunce contro funzionari pubblici federali che lavorano in organismi dello Stato che si occupano di sicurezza pubblica, e oltre l'80% delle denunce e' stato presentato negli ultimi tre anni.
La tortura resta 'una delle principali sfide che deve affrontare la Giustizia', ha detto il presidente della commissione, aggiungendo che nel 2005 il suo organismo ha ricevuto una sola denuncia per tortura, mentre nel 2011 ammontavano a 2.040.

MESSICO - Narcoguerra. Impunito il 99% dei reati. Commissione al Senato

martedì 20 novembre 2012

US marijuana legalisation fuels Mexico drugs war debate

Will Mexico's drug cartels see a drop in profits as a result of changes in the US?

Earlier this month, two US states voted to legalise, regulate and tax marijuana. The BBC's Will Grant in Mexico City looks at what this shift in stance could mean for Mexico and its fight against the drug gangs.
On the day voters in Washington state chose to re-elect President Barack Obama, they also chose to legalise the recreational use of marijuana. Over the Rockies in Colorado, it was a similar story.
"What happened in Colorado and Washington was truly revolutionary," says Beau Kilmer, the co-director of the Rand Drug Policy Research Centre in California. "No modern country has ever removed the prohibition on the production and distribution of marijuana for non-medical purposes."
When the measure comes into effect in Colorado in early December, it will be legal to possess 1oz (28g) of marijuana if you are over 21; it will be legal to grow up to six marijuana plants in your house; and it will be legal to give away up to 1oz.
There are still complex questions about creating a regulatory framework for the production and distribution of the drug, which may take at least another year.
Needless to say, such a move puts the two states on a legal collision course with the federal government and its drug enforcement policies. But Dr Kilmer believes it is a mistake to view the Obama administration as a single entity in this regard.
"At this point no-one knows how the federal government is going to respond to these two states. But it's important that we don't think of it as a homogenous actor."

The Drug Enforcement Administration (DEA), the US Attorney-General's office and the Internal Revenue Service (IRS) all have a degree of jurisdiction, and discretion, over these issues, Dr Kilmer points out.
Use of force Meanwhile, thousands of kilometres away, in a "smoke shop" in Mexico City, the news of Colorado and Washington's decision has been warmly welcomed. Surrounded by glass cabinets full of expensive-looking vaporiser, the proprietor tells me that many of his customers are hoping for a similar law in Mexico.
"People don't want to contribute to the drug cartels' profits any more and I've sold a lot of copies of this recently," he says, holding up a book called The Ecological Cultivation of Cannabis.

The man in Mexico currently leading the charge to change the law is left-wing politician Fernando Belauzaran. He has introduced a bill in Congress along similar lines to the one in Colorado, which would bring marijuana under the same regulation as alcohol.
"What has happened in the US has moved things forward, because this debate is crucial," Mr Belauzaran told the BBC on the day he formally presented the proposal.
"We need to ask if it makes sense to carry on with this full-frontal military campaign which has generated so much destruction and death in our country in order to impede the entrance into the United States of a substance which is now permitted and regulated."
Mr Belauzaran does not necessarily expect his measure to pass in this legislative session. But what is important, he says, is the new discourse on the issue.

In some parts of the US and Mexican media, the decision in Washington state and Colorado has been called a "game-changer" in the bilateral relationship between Mexico and the United States on the war on drugs.
Both the outgoing administration and the incoming one in Mexico have indicated that they expect things to develop with respect to marijuana during President Obama's second term.
Hosting several central American leaders recently, Mexican President Felipe Calderon said the decision in the US was a "change in paradigm" on drug consumption. He called for the United Nations and the Organisation of American States to help clarify the situation.
The new government went even further.
"Obviously, we can't handle a product that is illegal in Mexico, trying to stop its transfer to the United States, when in the United States - at least in part of the United States - it now has a different status," Luis Videgaray, President-elect Enrique Pena Nieto's top adviser, told journalists.
But it is not just in Mexico that the debate on marijuana is shifting. Uruguay too, under left-wing President Jose Mujica, is moving to put the state in charge of regulating the cultivation and consumption of legal cannabis.
Continent-wide, there are obviously many discussions still to be had.
Advocates and opponents disagree about the extent to which legalisation of marijuana would hurt the drug cartels' profits - some quoting figures in the billions, others in the mere tens of millions. And there is still a long way to go before President Obama formulates a coherent response to the voters' decision in the two states.
But amid the smoke and mirrors, one thing seems clear: when it comes to marijuana in the Americas, the seeds of change have been sown.

US marijuana legalisation fuels Mexico drugs war debate

martedì 13 novembre 2012

AMERICHE - ONU/Lotta alla droga. Paesi centroamerica chiedono cambio strategia

I leader di Messico, Honduras, Costa Rica e Belize hanno chiesto di rivedere le attuali strategie di lotta al traffico di droga, alla luce della legalizzazione della marijuana in due Stati statunitensi.
In una dichiarazione congiunta, letta dal Presidente messicano uscente Felipe Calderon, i quattro Paesi hanno chiesto alle Nazioni Unite di tenere una sessione speciale entro il 2015, per esaminare "successi e limiti" della lotta al narcotraffico, e all'Organizzazione degli Stati americani di redigere un rapporto sull'impatto che avrà la legalizzazione della marijuana in Colorado e Washington. I leader hanno sottolineato la necessità di "analizzare a fondo la politica pubblica e le implicazioni sanitarie" per i loro Paesi dopo che "in alcuni Paesi del nostro continente sarà autorizzata la produzione, il consumo e la diffusione della marijuana".
Già altri Paesi dell'America Latina stanno valutando strategie diverse per contrastare il fenomeno: in Uruguay si sta discutendo una legge che consentirebbe allo Stato di regolare la distribuzione e la vendita marijuana, e in Guatemala il Presidente Otto Perez si è detto favorevole alla sua legalizzazione.

AMERICHE - ONU/Lotta alla droga. Paesi centroamerica chiedono cambio strategia

giovedì 25 ottobre 2012

Guerra alle droghe. Per un nuovo approccio. Libro a Citta' del Messico

Dopo un secolo, quando nel 1912 fu approvata la Convenzione Internazionale contro l'Oppio, e dopo quasi cinquant'anni di proibizionismo e repressione su domanda e offerta di droghe illegali, il consenso diffuso verso questo approccio e' venuto meno. I benefici sono stati scarsi e i costi molto elevati. Partendo da questa premessa, un gruppo di esperti messicani, Paese che vive in prima linea e sulla propria pelle la tragedia del narcotraffico, mercoledi' 24 ha presentato il libro “Informe Jalisco. Más allá de la guerra contra las drogas”, in cui si fa una riflessione multidisciplinare sul narcotraffico ma anche sulla violenza e l'insicurezza.
Coordinato dalla scrittore Héctor Aguillar Camin, direttore della rivista Nexos, e altri specialisti, e con l'appoggio del governatore dello Stato di Jalisco, Emilio González Márquez, il libro prende in considerazione le dimensioni economiche, legali, sanitarie e di opinione pubblica sul problema, stimolando il dibattito sul fatto che la strategia attuale contro le droghe debba cambiare. Il volume e' anche una sorta di libro bianco sul fenomeno in Messico, con varie informazioni e grafici, di notevole rilievo per chi e' interessato alla materia.
Durante la presentazione, Aguilar Camin ha perorato una “revisione internazionale dell'approccio proibizionista sulle droghe, cosa che il Messico ha l'autorita' morale per proporre", e per confrontarsi senza pregiudizi sulla legalizzazione o almeno su depenalizzazione o regolamentazione. “C'e' un problema molto grande legato alla sicurezza, problema che esige un approccio che non sia solo punitivo, che non sia solo una visione di polizia, ma sociale e di convivenza”. Il governatore dello Stato di Jalisco ha fatto leva sul fatto che occorre porre enfasi “sulla prevenzione e sull'educazione”. Come dimostra il libro, ad oggi i Paesi hanno investito una ingente quantita' di denaro nella repressione dell'offerta, molto maggiore rispetto a quanto investito per ridurre la domanda.
L'analista Eduardo Guerrero ha difeso la necessita', nel caso del Messico, di “nazionalizzare” la politica antidroga, coinvolgendo gli Stati e le amministrazioni comunali -essendo questi ultimi i piu' deboli della catena per affrontare la situazione- e di migliorare le informazioni locali sul problema.
El Informe Jalisco osserva, in un campo pieno di esagerazioni e opacità, la dimensione della sfida, a partire dalla dimensione del mercato della droga in Messico, che e' intorno a 8.000 milioni di Usd all'anno. Una quanitta' astronomica se confrontata “con i 300 dollari che guadagna un poliziotto ogni mese, i 500 che prende un sicario per uccidere qualcuno o i 522 milioni sequestrati al narcotraffico negli ultimi quattro anni”. Solo 54 criminali sono stati giudicati per riciclaggio di denaro tra il 2004 e il 2010 in questo Paese. Mentre i benefici del narcotraffico sono giganteschi: in chilo di marijuana in Messico vale 80 dollari ma, attraversando la frontiera con gli Usa, puo' arrivare fino a 1.920. Un chilo di eroina duplica il suo valore fino a 71.000 dollari quando oltrepassa il Rio Bravo e un chilo di cocaina che viene da Colombia, Peru' o Bolivia ad un prezzo di 2.340 dollari, puo' arrivare, quando giunge nelle strade del gigante del Nord, fino a 180,000 dollari.
Usa, Europa occidentale e Russia sono i grandi consumatori del mondo, ma il danno viene patito dai cittadini dei Paesi poveri. Del milione di persone che sono in prigione per reati connessi alle droghe, la meta' e' negli Usa, e il 44% di essi e' negro, mentre il 21% e' ispanico. Nel contempo, Paesi come Birmania, Afghanistan, Iran, Peru', Colombia o Messico pagano il prezzo in violenza, corruzione e disarticolazione istituzionale.
“Il narco”, scrivono gli autori, “e' un potere parallelo, una forza economica, una rete di opportunita' a rischio, una fonte di socializzazione illegale e una componente leggendaria della altrettanto leggendaria violenza del territorio messicano”. Per questo e' giunto il momento di porre fine alla condanna del mito di Sisifo in cui si e' trasformata la mera strategia repressiva contro le droghe.

(articolo di Luis Prados edito da Citta' del Messico sul quotidiano El Pais del 25/10/2012)

Guerra alle droghe. Per un nuovo approccio. Libro a Citta' del Messico

sabato 10 marzo 2012

Bernazzoli, il nulla di nuovo che avanza

La corsa al sindaco di Parma è partita da tempo. Dopo lo sventurato Super Vignali, l' eroe nostrano "caduto" per mano del super nemico Kriptonite Jacobazzi, ecco affacciarsi, nel panorama politico parmigiano, Capitan Bernazzoli.

Il nuovo eroe, forte della sua impopolarissima attività come presidente della provincia di Parma e artefice e promotore primo dell' inceneritore nella città ducale, scende in campo nelle elezioni amministrative e corre a candidato sindaco di Parma. Uno dei pochi promossi del PD a vincere, e già per questo osannato dalla troica nazional-popolare-socio-catto-comunista Parmigiana, ha annunciato le sue misure in tema di sicurezza a Parma.

Capitan Bernazzoli
Dopo gli esaltanti insuccessi del suo predecessore, Super Vignali, e forte di questi disastri, il nostro Capitan Bernazzoli punta ancora su "una maggiore presenza sul territorio delle forze dell' ordine". Infatti le dimissioni di Monteverdi, a seguito del caso Bonsu, (un giovane di colore malmenato durante una operazione antidroga, dei vigili urbani a seguito della "tolleranza zero" verso spacciatori e prostitute) giustamente non ha insegnato nulla a Parma. I crimini a Parma sono aumentati proprio a seguito di un aumento dell' impiego delle forze dell' ordine. Sono anche stati chiamati i militari e il risultato è più che incoraggiante; aumento del numero dei furti nelle abitazioni. Siamo insomma sulla buona strada per vedere, anche per le strade di Parma, così come a Città del Messico o in Colombia, delle belle sparatorie o rapine armate a causa di un più che attendibile aumento di violenza per il traffico di droga e la spartizione dei parchi pubblici.

Ovviamente non è auspicabile l' intervento di una persona qualificata per affrontare il tema della sicurezza pubblica su basi economiche, ossia la verifica dell' ottenimento di risultati in base ai soldi impiegati per ottenere gli obbiettivi perseguiti. Rendere misurabile in termini monetari il successo di una politica sulla sicurezza è dispendioso in termini di parole, di difficile attecchimento nell' immaginario collettivo e poco propagandistico. E' per questo più facile parlare di "più forze dell' ordine sul territorio", che spiegare che "un aumento della spesa del comune in personale delle forze dell' ordine impiegato nelle strade, è fonte di un aumento di tassazione ceteris paribus e ad un aumento della violenza attesa della microcriminalità, con il risultato di ottenere meno sicurezza è un dispendio di denaro pubblico che, come dimostra il caso Jacobazzi (ex capo dei vigili urbani di parma indagato per tangenti, perchè, tra le accuse, sembra che i soldi spesi per l'impiego dei cani antidroga di cui si è dotato il corpo delle forze "armate" parmigiane, sia stato utilizzato per il rifacimento del giardino della casa al mare dell' ex capo dei vigili urbani) può portare facilmente a corruzione. Per questo la politica si fa portavoce di facili slogan, perchè dietro poche parole possono nascondersi molte lacune.

Per questo motivo, a Parma, parlare di una politica basata sulla distribuzione di cannabis terapeutica, cosa che sottrarrebbe il mercato della sostanza stupefacente illegale più consumata al mondo dalle mani della micro criminalità, riducendo le spese in operazioni di polizia per fatti legati all' utilizzo di cannabis e concentrare le forze dell' ordine al contrasto di crimini quali furti e rapine, non è da considerare.  Tutto questo senza parlare del fatto che l' attività di coltivazione di cannabis terapeutica e la vendita della sostanza, creerebbe nuovi posti di lavoro legali e nuovi incassi per il comune. Meno spese, maggiori incassi, più lavoro, più sicurezza.

SuperVignali
Così come considerare la possibilità di utilizzare il nuovo Ponte Nord e destinare l'uso dei locali alla pratica del meretricio è un argomento che potrebbe toccare gli animi dei catto-puritano-comunisti. Altro fronte fallimentare sul quale si è vergognosamente battuto il nostro mai compianto ex sindaco Vignali, è stato proprio il contrasto alla prostituzione, attraverso l' emanazione di una multa (per altro facilmente cancellabile perchè incostituzionale) per chi fosse stato colto in flagrante a contrattare con delle prostitute per delle prestazioni. Il risultato; qualche sfortunato, preso a braghe calate, con una multa che poteva farsi cancellare con ricorso dal giudice di pace e soldi pubblici spesi in una attivià che non ha portato anessun risultato e che ha garantito incassi in nero a chi ha trafficato sulla pelle di donne immigrate.

Insomma, il futuro di Parma è avvolto da nubi nere, portatrici di tumori (causa inceneritore) e un verosimile aumento della criminalità a causa dell' incompetenza e della mancanza di coraggio e volontà di informare i cittadini da parte dei candidati sindaci, al solo scopo di accaparrarsi una poltrona e succhiare soldi dalle tasche comunali.

Torna quindi utile ricordare quando scritto da Giuseppe Tomasi di Lampedusa ne "il Gattopardo" quando si andrà alle prossime urne. "Dobbiamo cambiare tutto affinchè non cambi niente".

martedì 13 dicembre 2011

Storia economica di un fallimento premeditato: il proibizionismo. Capitolo 3, seconda parte

Sull' esplosione di uso di droghe in messico

Il primo argomento che viene smontato da Castaneda, nell' intervento sul foreign policy, riguarda la posizione messicana sull' utilizzo di stupefacenti. Secondo il presidente, il messico è passato dall' essere semplice punto di transito e produzione di sostanze illecite a diventarne esso stesso un consumatore.

Il messico è produttore di cannabis ed eroina per l' esportazione negli USA da decenni; sebbene in messico non venga prodotta cocaina, la nazione è da sempre la principale via di commercio dalla colombia agli stati uniti. Nell' ultimo decennio, è anche diventata un significativo produttore di metamfetamine anche queste per la vendita negli usa. Il governo afferma che ora il messico è diventato un consumatore di tutte queste sostanze.

Sono però le stesse statistiche governative che contraddicono la propaganda governativa. Il ministero della salute messicano conduce ricerce e osservazioni sullo stato delle dipendenze dal 1988. Gli studi costituiscono una affidabile e continua fonte di dati storici, sempre aggiornati dalle stesse persone negli stessi palazzi. L' ex ministro degli interni quindi porta l' evidenza di questi studi sottolineando la mancanza di un significativo incremento della diffusione di stupefacenti in messico. Dal 2002 al 2008 la popolazione di tossicodipendenti è aumentata da 307000 unità a 465000 un aumento di 26000 unità all' anno su una popolazione di 110 000 000 di abitanti per un tasso di crescita che si attesta allo 0.4% di molto inferiore al tasso di crescita di usa, Canada e Europa occidentale e inferiore anche al tasso di diffusione di altri stati dell' america latina. Addirittura il tasso di persone che hanno ammesso di avere fatto uso di sostanze illegali una volta nella loro vita è rimasto stabile o addirittura è diminuito nello scorso decennio.
Questi risultati sono sostenuti anche da altre ricerche, per esempio quelle condotte dal National Psychiatry Institute, e, al ivello regionale dai Centros de Integración Juvenil. Questi rilevano che anche nei più vasti aggregati urbani come città del messico, guadalajara e monterry così come ai bordi delle città attanagliate dalla violenza come tijuana e ciudad de juarez non è rilevante l' espansione di uso di sostanze psicotrope, specialmente a Tijuana tra il 1998 e il 2005, prima dell' inizio della guerra, il tasso di dipendenze cadde dal 4.4% al 3.3% e nella presunta narco capitale mondiale ciudad de juarez l' aumento di diffusione di stupefacenti è passato dal 1.6% al 4%. Non abbastanza da giustificare una guerra nazionale.


Sull' aumento della violenza nel paese

La seconda ragione per la dichiarazione di guerra fu lo spettro della cattura del governo a livello locale, regionale e nazionale, da parte dei potenti cartelli della droga. Forse l' argomento più credibile tra quelli enunciati da calderon, manca però di contestualizzazione storica. Gia negli anni 80 l' intero Federal Security Directorate fu dimesso a causa del completo asservimento ai cartelli della droga. L' allora ambasciatore USA John Gavin accuso specificatamente diversi governatori e membri del gabinetto di traffico illecito di droga in conversazioni private con l' allora presidente miguel de la madrid, accuse che il presidente considerò “eccessive”.
Nel 1998, il neo designato zar antidroga Jesús Gutiérrez Rebollo, fu arrestato due mesi dopo la sua nomina quando l' analogo statunitense zar americano Barry McCaffrey, che per primo applaudì Rebollo, scoprì che la sua controparte americana lavorò per i cartelli messicani.
Il messaggio governativo del rischio che il messico fosse per essere catturato dalle organizzazioni criminali , dovrebbe quindi essere molto più retorico che reale, o meglio, la possibilità che il governo fosse sotto scacco dei criminali doveva essere molto più marcato al tempo dell' elezione del presidente calderon che nelle decadi precedenti, dati i 30 anni di completo asservimento statale ai cartelli della droga. Secondo l' ex ministro fu la guerra fallita sulla droga a livello globale che portò all' ascesa del crimine, non il crime che portò calderon a dichiarare guerra.

Sulla vendita di armi da parte degli stati uniti

Calderon ha spesso argomentato con insistenza la condivisione di responsabilità degli usa per la guerra alla droga essendo gli stati uniti il maggior fornitore di armi per i cartelli.
Le statistiche globali suggeriscono che condividere il confine con gli stati uniti significa poco in termini di disponibilità di armi da guerriglia, come le favelas brasiliane, i distretti colombiani o le immagini dei bambini armati in sierra leone possono suggerire.
In realtà, l' esempio del traffico illegali di armi, fornisce solo un esempio di come un altro tipo di merci illecite, anche se perseguitate, risultino facilmente acquistabili ovunque, come le droghe.

Sull' abitudinario uso di stupefacenti degli USA

Questo argomento, sostiene l' ex ministro degli interni, risulta essere una fantasia dochischottesca. Il consumo di stupefacenti negli stati uniti non è diminuito nell' ultimo decennio e non ci sono ragioni di pensare che ciò possa avvenire in futuro. L' unica cosa che cambiano sono le abitudini nei consumi, i settori della società che li usano e le aree geografiche degli utilizzatori di sostanze illecite. La società americana non ridurrà i consumi per il semplice motivo che desidererebbe farlo, né cambiera abitudine perchè il costo di un simile atteggiamento potrebbe essere vantaggioso. Piuttosto gli usa si stanno muovendo nella direzione opposta; decriminalizzazione della cannabis, tolleranza per forme più sicure di eroina, un impegno nel sostegno alla disintossicazione da metamfetamine e in generale l' adozione di una approccio molto più disteso sugli stupefacenti. In questa direzione va l' approvazione da parte della amministrazione obama di non perseguire più i dispensari di cannabis terapeutica negli stati dove la vendita come medicinale è consentita. E' assurdo che muoiano centianaia di persone a tijuana quando ad un centinaio di miglia a nord a los angeles si possono trovare dispensari legali di cannabis terapeutica.

Storia economica di un fallimento premeditato: il proibizionismo. Capitolo 3, prima parte


I risultati della guerra alla droga: l' emblematico caso messicano

Tra tutti i casi di proibizionismo fallito, uno su tutti merita una considerzione particolare: il caso Messicano. A differenza dei casi passati a noi lontani, il proibizionismo e la guerra alla droga e narco traffico in messico è un caso di drammatica attualità. Se la Chicago anni' 30 è ottimo materiale per film polizieschi romanzati ed edulcorati in cui la vicenda proibizionista spesso assume il tratto di un sottofondo un po' retrò, un po' noir, un po' decadente, che rende quel periodo storico “lontano” spazialmente e temporalmente, il Messico di oggi è l' emblematico risultato di una politica proibizionista imposta dall' alto che non guarda agli interessi di una nazione e ai risultati fallimentari di una politica che copre interessi economici criminali tanto quanto quelli dei narcotrafficanti.
La guerra alla droga, in messico è iniziata ufficialmente nel dicembre 2006, quando il presidente messicano appena eletto Felipe Calderon, dichiarò una guerra a tutto campo al crimine organizzato e al traffico di sostanze illecite, ordinando al esercito nazionale messicano di uscire dalle caserme e disporsi per le strade, attirando il supporto e l' approvazione del pubblico e della comunità internazionale. Si ripetè, insomma, la storia che vide l' impiego delle politiche di tolleranza zero negli stati uniti sotto il proibizionismo degli alcolici. Allora, questa politica fallì e si dovette ristabilire la legalità attraverso il ripristino della vendita produzione e consumo di alcolici sotto supervisione statale per superare l' impasse del crescente potere della malavita. Cambiano “le sostanze”, cambia periodo storico, non cambia il metodo. Potrebbe ora risultare vincente l' applicazione di questa politica di guerra a distanza di 80 anni? Che forse per ogni sostanza si debba adottare una politica di proibizione particolare? Esaminiamo il caso messicano.
 Iniziata nel 2006, la guerra alla droga si stima abbia causato circa 15000 morti per le strade del messico. Alla luce di questa evidenza Jorge G. Castaneda, ex ministro degli esteri messicano, membro del new america foundation e distinto professore di politica e studi sull' america latina e caraibi all' università di New york, ritiene doveroso fare un punto della situazione della strategia adottata, soprattutto in seguito allo scetticismo crescente che la guerra alla droga, dopo gli entusiasmi iniziali, sta ora suscitando. Una prima e lapidaria impressione del ex ministro degli esteri e di Rubén Aguilar, giornalista membro del ufficio stampa del ex presidente messicano Vincent Fox, è semplice: la guerra che il messico sta conducendo è costosa, fallimentare e propagandata attraverso false ragioni. Sul Foreign Policies Castaneda ha analizzato le ragioni che hanno portato l' attuale presidente messicano a dichiarare la guerra e ha confrontato i risultati della politica del presidente calderon con i dati rilevati nell' arco di quasi un ventennio.
Le argomentazioni che portarono alla dichiarazione di guerra da parte del presidente calderon furono: L' esplosione di uso di droghe in messico, l' aumento della violenza nel paese, la presenza di una nazione esportatrice di armi confinante e la conclusione fu che solo l' abbandono da parte degli stati uniti del uso di droga potrà davvero permettere la sconfitta del narcotraffico.

24/06/2010 LaVoce.info: torniamo in argomento

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite è allarmato dallo strapotere che il narco traffico si è guadagnato negli ultimi anni e che sta destabilizzando interi Paesi del Terzo Mondo. Meglio tardi che mai. La conclusione del consiglio di sicurezza a questa riflessione è semplice: il problema è stato finora sottovalutato, ammettono. In un Intervista rilasciata, Antonio Maria Costa, direttore esecutivo di Unodc, l'Ufficio Droga & Crimine delle Nazioni Unite, effettua brevi riflessioni. Parla di stop di crescita dell' offerta di stupefacenti, cresciuta a dismisura negli anni '90, ma soprattutto dell' interesse del narcotraffico per il mercato Africano e Brasiliano. Parla della assenza di strutture "repressive", come causa di un futuro dissesto di questi paesi. Peccato che racconti bugie, le stesse bugie che sono state per 70 anni lo strumento più efficace di propaganda del proibizionismo; le stesse bugie che sono alla base del fallimento della "war on drugs" dichiarata dagli Stati Uniti per primi e dalle Nazioni unite poi. Per quanto riguarda la diminuzione dell' offerta di droga, Costa dice falsità. Dall' occupazione Nato dell' Afghanistan i dati ufficiali riferiscono un costante aumento della produzione di oppio per la produzione di eroina, con il picco raggiunto proprio in questo primo decennio del 2000. La guerra alla droga in Colombia ha portato ad una riduzione della produzione in questo stato, per una delocalizzazione dela coltura della coca nelle nazioni attigue, Venezuela e Boliva, dove è letteralmente esplosa la coltivazione della coca. Come si può pensare che in un paese come l' Africa dove in molte regioni si fatica ad avere acqua potabile e denaro per costruire pozzi, la popolazione si mettera ad usare cocaina ed eroina? La realtà è che sono appena state scoperte, o forse si sono volute divulgare solo ora, le "rotte internazionali" del traffico di droga, le maggiori zone di transito, più facilmente corruttibili e quindi più praticabili dalla malavita organizzata; appunto l' Africa per portare la cocaina dal Sud America all' Europa. Che dire delle riflessioni che Costa riserva alla repressione come strumento per contrastare la diffusione di stupefacenti su scala planetaria? Si sprecano gli studi che evidenziano come ad un maggiore livello di repressione, si associa una maggiore violenza per le strade (emblematico è il caso del Messico dove, dalla scesa in campo dell' esercito nel 2006,la guerra alla droga, ha causato più di 20.000 morti). In Messico, ancora come dichiarato già dall' ex ministro degli esteri Jorge Castaneda, ben prima del impiego dei militari, lo stato era già scacco della corruzione del narco traffico; non è quindi un fenomeno "recente" la destabilizzazione di intere nazioni da parte del narcotraffico. Ma perchè tutto questo è stato "sottovalutato"? La ragione è semplice: il flusso di denaro che coinvolge il traffico di droga. Dal flusso di denaro del narco traffico si sono potute comperare e vendere, molto spesso proprio attraverso lo scambio con la droga, enormi quantitativi di armi. In sud america è facile usare euro dollari o cocaina come moneta di scambio per l' acquisto di armi. Lo stesso discorso vale per il Messico e l' Afghanistan. Addirittura si sono è potuto influenzare, con il denaro del narco traffico, anche elezioni politiche, favorendo proprio i partiti che appoggiavano la guerra alla droga; così facendo questi partit si garantivano, da una parte, flussi "puliti" di denaro derivanti da piani fallimentari come il Plan Colombia e dall' altro i flussi "sporchi" che alimentano la corruzione derivanti dal narcotraffico. La realtà è che il traffico di droga è stato volutamente sottovalutato per garantire il traffico illegale di armi da e verso i paesi del terzo mondo, di cui ora l' Onu sembra preoccuparsi, per garantire profitti ai costruttori di armi e alle nazioni coinvolte nella loro produzione. Parlare ancora di repressione, quando questa è la causa dell' attuale disastro planetario è come buttare benzina sul fuoco. Ma forse ci sono ancora interessi economici da tutelare, sicuramente non dei paesi vittime di questa guerra persa.

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