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martedì 2 maggio 2017

Legalizzare …ma quando? Incontro con i parlamentari dell’Intergruppo a Indica Sativa Trade


Le notizie di questi giorni, relative alla scoperta di una piantagione domotica di solo 6 piante di cannabis che tanto risalto ha avuto sui quotidiani della capitale e le reazioni di alcuni esponenti di Forza Italia, Lega e Milano Popolare nei confronti del Festival della Cannabis di Lambrate, ci fanno capire che nonostante l’impegno degli oltre 300 parlamentari che hanno firmato la pdl presentata dall’Intergruppo, nonostante le oltre 60.000 firme raccolte per iniziativa dei Radicali Italiani e nonostante, si stima, circa 5.000.000 di italiani usano consumare cannabis più o meno regolarmente, la stupida demonizzazione di questa benefica pianta non cessa e anzi sembra trovare sempre nuovo vigore nella falsa informazione.
E’ forse il caso, quindi, di capire meglio dov’è che stiamo sbagliando, se continua ad essere così difficile usare il buon senso per sconfiggere il pregiudizio ideologico, che sostiene da sempre la componente proibizionista e buona parte dell’opinione pubblica.

E’ probabile che abbiamo sbagliato qualcosa nella strategia iniziale, continuando a elencare tutte le relazioni della canapa con varie realtà discutibili, all’interno della richiesta di legalizzarne l’uso personale, senza mai riuscire a dare una panoramica generale dei vantaggi che la legalizzazione comporterebbe e dell’impegno civile che sostiene in varie direzioni.

Nei dibattiti parlamentari e tra l’opinione pubblica ormai è diffusa la convinzione che la legalizzazione sia esclusivamente una battaglia tra una concessione terapeutica per i pazienti affetti da patologie pesanti e una licenza all’autodistruzione di milioni di persone, a cui la legalizzazione porterebbe.

Dovremmo ora alzare il tiro e fare della battaglia per la legalizzazione una bandiera sotto la quale coagulare il consenso sociale, far capire che l’obiettivo è uno, ma gli avversari che vanno sconfitti raggiungendo quell’obiettivo sono tanti: gli interessi della criminalità in primis, ma anche quelli delle case farmaceutiche, delle imprese coinvolte nella deforestazione e di quelle che hanno interessi nel commercio e nella trasformazione del petrolio, impegnarsi quindi nella battaglia antiproibizionista significa quindi non solo difendere la dignità e la libertà di milioni di persone, ma anche assestare un colpo mortale agli interessi della criminalità, liberare chi ne ha bisogno dalla prepotenza e dal monopolio delle case farmaceutiche e difendere il nostro pianeta da uno sfruttamento incontrollato.

Per parlare di tutto questo e dello stato in cui versa la pdl presentata dall’Intergruppo Parlamentare, ASCIA e CIP, in collaborazione con gli organizzatori della Fiera, hanno invitato il Sen. Della Vedova (promotore dell’Intergruppo), Rita Bernardini (Presidente Onorario), il Sen. Airola e gli On. Ferraresi, Farina, Zaccagnini e Brignone per un confronto con le Associazioni, che si terrà sabato 13 maggio alle ore 16 in occasione della 4^ edizione di Indica Sativa Trade <http://www.indicasativatrade.com/>

ASCIA – www.ascia-web.org
CIP – www.canapainfopoint.it

Legalizzare …ma quando? Incontro con i parlamentari dell’Intergruppo a Indica Sativa Trade

giovedì 6 aprile 2017

02 aprile 2017

La discussione della legge è ripresa, ma il testo rischia di essere annacquato. Tra calcoli politici e resistenze del fronte cattolico, Cecconi, presidente di Ascia, spiega perché la cannabis nel nostro Paese è destinata a rimanere un tabù.

di Attilio De Alberi

In Parlamento è da poco ripreso l’esame della legge sulla legalizzazione delle droghe leggere. Ormai è dal maggio del 2013 che si prova a modificare la legislazione sulla cannabis sia per quanto riguarda la coltivazione e l’uso personale per “motivi ricreativi” sia per motivi medici e terapeutici. L’iter è stato così lungo, e rischia continuare a esserlo, a causa dell’ostruzionismo dell’ex-Ncd, ora Alternativa Popolare. La legge era infatti approdata in Aula lo scorso 25 luglio per poi essere rimandata in commissione.

PD TENTATO DAL COMPROMESSO. Favorevoli sono la maggioranza del Pd (al cui interno resiste però una fronda contraria), il M5s e Sinistra italiana. Forza Italia è divisa, con un certo numero di esponenti possibilisti. Nettamente contrari Lega Nord e Fratelli d’Italia. Quindi, teoricamente, la legge avrebbe i numeri per passare. Ma il Pd sembra esser pronto al compromesso per non minare le sue alleanze, alfaniani in primis. Intanto l’Italia rimane indietro sulla legalizzazione della cannabis, almeno rispetto ad altri Paesi europei come Spagna, Belgio, Olanda, Inghilterra, Svizzera e Portogallo.


L’IPOCRISIA DIETRO L’ERBA. Per Giancarlo Cecconi, fondatore e presidente di Ascia, l’Associazione per la Sensibilizzazione alla Canapa autoprodotta in Italia, nata nel 2010 ai tempi della legge fortemente proibizionista Fini-Giovanardi, il problema è sia politico sia ideologico. Senza contare il pregiudizio prevalentemente cattolico nei confronti della cannabis. «Alla fine», spiega Cecconi a Lettera43, «dietro tutto questo c’è una grande ipocrisia».

DOMANDA. A che punto è esattamente l’iter parlamentare sulla legge per la legalizzazione delle droghe leggere?
RISPOSTA. Finalmente la legge è ritornata in commissione Giustizia: questo vuol dire che comincerà la trafila di audizioni, modifiche e accorpamenti vari per poi arrivare in Aula ed essere discussa.

D. Si può prevedere quando arriverà in Aula?
R. Temo sia azzardato fare delle previsioni precise.

D. La maggiore opposizione arriverà dagli alfaniani di Alternativa Popolare…
R. Qui sta il nodo politico: l’opposizione al disegno di legge arriva dalla componente più dichiaratamente cattolica ed è trasversale perché comprende anche una parte del Pd e di Forza Italia. La stessa componente che la fa da padrona in tutte le battaglie per i diritti civili.

D. Cosa si aspetta Ascia?
R. La situazione mi pare chiara: passerà la cannabis terapeutica in nome di una forma di pietas, appunto cattolica, ma continueranno a venire penalizzati gli altri usi.

D. Eppure, almeno stando a uno studio australiano, la cannabis distrugge meno neuroni dell’alcol…
R. È una delle contraddizioni che stiamo cercando di evidenziare da almeno un decennio.

D. In che senso?
R. Crediamo sia necessaria un’educazione a livello sociale per guidare e moderare l’uso non solo della cannabis, ma anche dell’alcol e del tabacco.

D. È possibile?
R. Certo: il tasso di alcolismo, per esempio, è sceso notevolmente rispetto agli Anni 50, proprio grazie a decenni di educazione e prevenzione.

D. Una politica simile potrebbe essere applicata anche all’uso della cannabis?
R. Sì, e questo è uno dei punti fermi della nostra azione: non basta legalizzare la cannabis, bisogna educare i cittadini al suo uso.

D. Quanto pesa la cultura cattolica nel ritardo italiano?
R. Parecchio. Nella cultura cattolica, per esempio, il vino è considerato il sangue di Cristo e quindi è accettato. La cannabis invece no, anche se 2 miliardi e mezzo di persone nel mondo la usano per motivi religiosi e spirituali. Alla fine questa è una forma di fondamentalismo.

D. Anche un Papa illuminato come Francesco sembra seguire questa linea.
R. Sì, e infatti poco tempo fa ha lanciato l’ennesimo anatema contro la legalizzazione

D. La coltivazione della canapa a uso industriale però è stata legalizzata.
R. Sì, stiamo parlando di canapa senza Thc e questo, bisogna ammetterlo, è un passo avanti. La nostra associazione ha recentemente distribuito piante di canapa in una Fiera organizzata a Roma.

D. Dietro il traffico delle droghe leggere c’è la mafia. Lo stesso Raffaele Cantone ha bocciato il proibizionismo. Cosa ne pensa?
R. È ovvio che la mafia ha tutto l’interesse a mantenere illegale l’uso e il commercio di queste sostanze: stiamo parlando di un traffico sommerso di diversi miliardi. Questo ormai l’hanno capito in tantissimi, tra cui lo stesso sindacato della Polizia.

D. A livello penale va detto che l’assunzione di cannabis non è più illegale.
R. Sì, ma ne è vietata la coltivazione: ed è su questo che il traffico delle mafie fiorisce, proprio perché l’assuntore di questa sostanza continua a non poterla comprare legalmente o coltivarla. Ripeto: la legalizzazione a 360 gradi, insieme con una seria campagna di educazione renderebbe tutto più semplice e più sano.

D. E lo Stato ci potrebbe persino guadagnare. In Colorado, per esempio, dove la cannabis è legale, nelle casse pubbliche arriva 1 miliardo di dollari l’anno in tasse.
R. Non mi sorprende: in Italia si stima che, se ci fosse la legalizzazione, lo Stato potrebbe incassare tra i 5 e i 7 miliardi di euro.

D. E cosa dice l’Europa?
R. La posizione è sempre la stessa: ogni Stato può legiferare autonomamente anche calpestando i diritti civili.


fonte: http://www.lettera43.it/it/articoli/cronaca/2017/04/02/cannabis-cecconi-boicottare-la-legalizzazione-e-da-fondamentalisti/209596/

lunedì 23 gennaio 2017

Cannabis terapeutica: il cavallo di Troia delle coscienze

Nonostante i molti eroi presenti sul campo, la guerra di Troia fu vinta grazie a un cavallo di legno, a un inganno.
La guerra è guerra si dirà e di fronte allo sfacelo delle politiche proibizioniste fa finalmente tirare un sospiro di sollievo (non solo figurato per le persone affette da patologie alleviabili attraverso l’uso di cannabis) vedere che, dopo decenni, si sta producendo un lento, ma inesorabile cambiamento di coscienza rispetto al consumo di questa benefica pianta.
La regolamentazione dell’uso terapeutico delle infiorescenze non risolve, è vero, le profonde contraddizioni dell’odierna politica repressiva; non aiuta chi è in carcere per “reati” legati alla cannabis, ma è un passo avanti, che non possiamo che salutare favorevolmente, nell’enorme palude giuridico-morale nel quale la comunità internazionale sguazza da tempo rispetto alle politiche antidroga.
Finalmente è riconosciuta la proprietà medicinale della pianta e questa è una vittoria non da poco in un tempo di caccia alle streghe come il nostro; questa semplice verità era conosciuta da millenni, ma è stata ri-conosciuta solo recentemente dalla stragrande maggioranza degli scienziati odierni; questo ritardo mentale-storico fa relativizzare anche la guerra di Troia, scoppiata per una donna, che durò molto tempo secondo i canoni di allora, dieci anni, ma che rimane sempre una bazzecola rispetto all’ottusità e la malafede delle nostre classi politiche e alle sofferenze che, perciò, sono state patite da molti in almeno mezzo secolo di repressione.
Recenti articoli apparsi su Repubblica.it e su siti come Farmagalenica.it, tra gli altri, mi hanno indotto a fare alcune ricerche on-line sulla produzione, la distribuzione, la qualità e il prezzo della cosiddetta “cannabis terapeutica” o, per meglio dire, legale.
Mi sono concentrato sui prodotti dell’azienda Bedrocan BV, sia perché è un‘azienda leader del mercato europeo, sia perché, con viva curiosità ci tocca attendere, per la commercializzazione del prodotto delle prime colture effettuate dal laboratorio farmaceutico-chimico militare di Firenze, la fine di Gennaio 2017.
La Bedrocan produce sei tipi di cannabis medicinale: Bedrocan (thc 22% cbd?), Bedrobinol (thc 13,5% cbd > 1%) , Bediol (thc 6,5%, cbd 8%), Bedica (thc 14%, cbd 1%), Bedrolite (thc 0,4, cbd 9%), Bedropur (thc ? Cbd >1) le quali sono tutte marchi registrati e una serie di estratti in etanolo corrispondenti alle piante patentate.
I fiori essiccati vengono venduti in pacchetti da cinque grammi ciascuno, a un prezzo finale per il consumatore che oscilla tra i 18 e i 22 euro al grammo.
La richiesta di prodotti può essere effettuata solo da farmacie o enti ospedalieri, previa compilazione di un documento specifico e la consegna avviene , secondo disponibilità, nel limite di due mesi dall’ordinazione del quantitativo.
Le analisi garantite sui fiori riguardano il contenuto di terpeni del prodotto finito, l’analisi microbiologica per identificare batteri o muffe e la qualità chimica, per identificare la presenza di pesticidi, metalli pesanti o micotossine.
Non sono un chimico e addentrarmi più a fondo nella materia utilizzando questi dati non rientra nelle mie capacità, solamente una cosa mi balza immediatamente all’occhio.
La liberalizzazione della cannabis cosiddetta “terapeutica” ha creato un nuova classe di esperti tra coloro, scienziati e militari, che durante l’ultimo mezzo secolo hanno avallato, con studi insufficienti o del tutto inventati, e represso l’uso di una pianta che essi stessi oggi riconoscono come medicinale, ma non per questo premono perché sia al più presto varato un provvedimento per la depenalizzazione dell’uso della cannabis in generale.
Oggi abbiamo la fortuna di poter disporre di dati effettivi riguardo i benefici, economici e non, che la legalizzazione della cannabis ha prodotto su molti territori che l’hanno voluta introdurre; il volume di affari sembra promettente ed è naturale che da più parti lo si guardi con occhi avidi.
Almeno per quanto riguarda la cannabis terapeutica sembra conveniente sottrarre clienti al mercato nero (anche se i prezzi sembrano francamente proibitivi per il consumatore medio) questo comporta però, a quanto pare fino ad ora, un’elevata specializzazione della filiera di produzione della cannabis, che può essere appannaggio solo di chi dispone degli strumenti atti per legge a poter garantire le analisi indispensabili alla messa in vendita del prodotto.
A questo punto sembrerebbe che non abbiano legalizzato una “parte” di erba, ma che abbiano inventato un nuovo tipo di proibizionismo, nel quale, ancora una volta, nascondere conoscenza (perchè patentare strain terapeutici? solo perchè si hanno concessioni internazionali monopolistiche?) e fare informazione di parte sia ancora il nucleo di un meccanismo di potere consolidato, che sarà difficile da sconfiggere senza un completo ribaltamento della visione dell’uomo, se non del mondo.
Relegando la ricerca e la coltivazione a determinate istituzioni ancora una volta, con poco, viene tolta voce in capitolo a tutti coloro che inquadrano questa lotta per la legalizzazione della cannabis nell’ottica delle lotte per i diritti umani, dimenticando che inserire la cannabis tra le piante medicinali e non tra le droghe leggere significa non solo spostare un segno da una tabella all’altra, ma influire in maniera determinante nella vita di moltissimi individui.
Timeo Danaos et donas ferentes, non mi fido dei greci, anche se portano doni.
Solo una legalizzazione generale della cannabis potrà portare reali benefici alle moltissime persone che in carcere, in ospedale o per strada soffrono di questa isteria collettiva che si chiama proibizionismo ed è l‘unica alternativa alla creazione di un nuovo monopolio industriale-farmaceutico, basato su di una pianta che, ricordiamolo, fino a poco si voleva eliminare dalla faccia della Terra.
La guerra di Troia, che infiniti lutti addusse agli Achei, venne vinta con l’inganno di un cavallo di legno: facciamo attenzione che questi insufficienti regali non finiscano per convincerci e farci accontentare.
Carlo Hermann

Cannabis terapeutica: il cavallo di Troia delle coscienze

venerdì 11 dicembre 2015

Consumatori di tutto il mondo, uniamoci!

Si è svolta nell’ultima settimana di settembre l’Assemblea Generale di ENCOD (European Coalition for Just and Effective Drug Policies) che raccoglie l’adesione di molte associazioni antiproibizioniste di vari Stati europei.
Oltre a dibattere e trovare una condivisione per una strategia di azione univoca in vista dell’assemblea dell’ONU 2016 sulla politica verso gli stupefacenti, la nostra associazione, presente all’incontro insieme ai rappresentanti di Canapa Info Point e di Over Grow, ha voluto sensibilizzare i partecipanti sulla necessità di risvegliare le coscienze dei consumatori e coltivatori in proprio, da troppo tempo investite da un torpore generato dalla discriminazione e dalla diffidenza dell’opinione pubblica. Abbiamo quindi presentato un Manifesto dei Consumatori e Coltivatori in Proprio, attraverso il quale, formulando una base politica e filosofica, vorremmo stimolare gli estimatori della canapa a rivendicare il libero arbitrio sul proprio stile di vita e difendere la propria dignità.

Crediamo che in questo momento di cambiamento delle politiche internazionali e degli sviluppi in corso nella nostra nazione, il denigrato popolo di consumatori debba iniziare ad organizzarsi aderendo alle forme associative già operanti nei relativi Paesi.

Invitiamo quindi i lettori di Dolce Vita ad aderire all’associazione Canapa Info Point, costituita proprio allo scopo di aggregare il più alto numero di consumatori responsabili e consapevoli, per ottenere credito verso le Istituzioni e creare i primi “nuclei” organizzati. Per informazioni: info@canapainfopoint.it.

MANIFESTO EUROPEO DEI COLTIVATORI E CONSUMATORI IN PROPRIO

La battaglia che viene condotta in molti Paesi per la legalizzazione della canapa, non è una lotta marginale e andando a toccare ed interferire con forti interessi economici e difendendo il diritto alle libere scelte, va a fondersi con tutte quelle battaglie che vengono combattute in difesa dell’ambiente, del diritto alla salute e delle libertà individuali.

Rivendichiamo quindi:
– Il riconoscimento come cittadini con pari dignità dei non consumatori.
– Il riconoscimento delle motivazioni del suo uso: terapeutico, alimentare, spirituale e ricreazionale.
– Il diritto all’autoproduzione per uso privato.
– Il diritto ad una libera e corretta informazione sugli usi e benefici della canapa.

In molte nazioni europee è ancora inspiegabilmente perseguitato chi coltiva anche un numero esiguo di piante, se non addirittura perseguitato in quanto consumatore, con questo Manifesto lanciamo un appello a tutti i consumatori o coltivatori in proprio ad organizzarsi a livello nazionale e contribuire nelle realtà associative per ottenere, nel più breve tempo possibile, il rispetto che la canapa e i suoi estimatori rivendicano in nome del nostro pianeta, della libertà e della dignità.

Consumatori di tutto il mondo, uniamoci!

lunedì 7 dicembre 2015

Incontro con gli on. Civati, Ferraresi e Zaccagnini al Canapa Info Point

A seguito delle dichiarazioni fatte, in occasione dell’inaugurazione del CIP, dagli on. Ferraresi e Zaccagnini, sembra che il dibattito alla Camera sulla proposta di legge dell’intergruppo parlamentare, non sia procrastinabile oltre gennaio 2016.
Abbiamo quindi invitato gli on. Civati (Possibile), Zaccagnini (Sinistra Italiana) e Ferraresi (M5S) ad un incontro con le associazioni, per discutere insieme sul contenuto degli articoli della pdl e presentare le osservazioni ed eventuali indicazioni correttive possibili con gli emendamenti che verranno presentati in fase dibattimentale, su alcune parti che non risultano ancora chiare, con lo scopo di poter individuare eventuali contraddizioni a scapito dei coltivatori e consumatori in proprio e fornire ai deputati le informazioni necessarie per poter difendere al meglio, in aula, il nostro punto di vista.
Pensiamo che sia molto utile in questo momento unire gli sforzi, formando un fronte in grado di appoggiare i parlamentari dell’intergruppo nella loro battaglia alla Camera, cosa che cercheremo di concretizzare chiedendo che una delegazione venga ascoltata in audizione dalla Commissione Giustizia prima del dibattito parlamentare.
E’ un incontro che potremmo definire “storico”, essendo la prima volta che una legge sulla regolamentazione della coltivazione domestica arriva al parlamento e che ci si offre l’opportunità di essere voce in capitolo su una legge che delineerà e condizionerà il nostro stile di vita e le nostre scelte come estimatori della canapa.
L’incontro è programmato per il 10 dicembre alle ore 16 presso il Canapa Info Point – Via Pisino 115/VIII – Roma

Direttivo ASCIA

venerdì 13 novembre 2015

Una strana quiete

La sensazione è quella della quiete “prima” e non dopo la tempesta.
Ogni tanto una cappa di silenzio cala sul dibattito e sull’attenzione verso la ricerca di una soluzione al proibizionismo becero ed ottuso che abbiamo sopportato in questi anni, eppure all’orizzonte ci sono prospettive che mai si erano manifestate, in questa potenzialità, nella pluridecennale lotta per la legalizzazione della canapa.
In occasione dell’incontro con alcuni parlamentari per l’inaugurazione del CIP, ci è stato assicurato che al massimo entro gennaio 2016, dovrà essere portato il dibattito sulla proposta di legge dell’intergruppo in aula, dove, nonostante i 220 deputati firmatari, c’è da aspettarsi un ostracismo e un’opposizione maniacale da parte della componente politica più fondamentalista, ignorante o collusa che sia.
In vista del dibattito in aula ci saranno le consuete audizioni in Commissione Giustizia ed anche questa volta chiederemo di essere ascoltati, per portare di nuovo la voce dei consumatori nel luogo preposto a decidere del nostro destino e del nostro stile di vita, come già abbiamo fatto in passato per dimostrare la natura criminogena dell’ormai defunta (ma ancora pericolosa) Fini-Giovanardi.
Ci prefiggiamo di organizzare un confronto al Canapa Info Point di Roma tra alcuni parlamentari e le associazioni, per poter fornire le necessarie informazioni affinché le nostre rivendicazioni sulla regolamentazione della coltivazione domestica, siano chiare e difendibili.
Dovremmo oltremodo renderci conto che un altro importante appuntamento potrebbe sbloccare la situazione in tempi relativamente brevi (ma probabilmente sempre più veloci dell’auspicato dibattito parlamentare), la Corte Costituzionale dovrà pronunciarsi sulla legittimità della legge in vigore, e il pronunciamento della Consulta potrebbe accelerare notevolmente i tempi per ottenere una nuova legge, che il governo lo voglia o meno!
Il rischio è che la scarsa attenzione mediatica su questo tema e l’indifferenza con cui la notizia è stata accolta nel mondo della magistratura (tant’è che non ci risulta che qualche avvocato abbia chiesto una sospensione in un processo in attesa del pronunciamento della Corte Costituzionale), faccia passare inosservato il bisogno di un verdetto equo e in mancanza di voci a difesa del ricorso presentato, la Corte Costituzionale potrebbe non valutare la questione nella giusta importanza.
Quindi proprio perché c’è aria di bonaccia che siamo preoccupati, la tempesta è in avvicinamento e dobbiamo essere pronti più di prima a resistere e contrattaccare.
Rimanete in contatto, servirà il contributo di tutti!

Giancarlo Cecconi – ASCIA

Una strana quiete

sabato 10 ottobre 2015

Fermento antiproibizionista

La proposta di legge sulla legalizzazione, sottoscritta ormai da oltre 270 parlamentari, è stata inserita per la prima volta nel calendario trimestrale dei lavori di palazzo Montecitorio. Si spera dunque che, entro fine anno, inizi una discussione “vera” all’interno della Camera. Certamente la strada è ancora tutta in salita e, non prima del 2016, sapremo se finalmente anche l’Italia imboccherà la via della legalizzazione, già presa da diversi Paesi nel mondo, felici per aver abbandonato l’obsoleto proibizionismo.
Vediamo infatti che, in tutti quegli Stati in cui è stato deciso di passare dal divieto alla regolamentazione, sono aumentati moltissimo gli introiti fiscali grazie alla tassazione della cannabis: Washington, che ha legalizzato la marijuana lo scorso luglio, si aspetta di incassare oltre 600 milioni di dollari entro il 2019. Negli Stati dove è stata resa legale, è diminuita la disoccupazione con la nascita di centinaia di attività legate alla produzione, alla lavorazione e alla trasformazione dei derivati psicoattivi e terapeutici della canapa. Tali notizie non sono certamente pervenute a Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, che chiede alla maggioranza di occuparsi del lavoro dei giovani e non di dare loro “canne”, ignorando totalmente le conseguenze economiche positive già registrate oltreoceano, e quelle di cui beneficia la vicinissima Amsterdam che ha ormai fatto dell’erba la sua attrattiva turistica principale.
Inoltre, dove la cannabis è stata legalizzata, sono diminuiti gli incidenti stradali e i crimini violenti. Questa ultima conseguenza, impensabile per i proibizionisti che erano fermamente convinti di vedere naufragare l’intera società una volta legalizzata la cannabis, ha interessato moltissimi studiosi che hanno iniziato a formulare ipotesi sul perché ciò stia avvenendo. Una delle teorie più accreditate, che sembra confermata dalla riduzione della vendita degli alcolici, è che la gente preferisce fumare cannabis che bere alcol e, mentre l’alcol è una droga eccitante che fa aumentare l’aggressività, la cannabis invece seda; attenuando gli istinti più violenti.
Forza Italia, con Luca Squeri, chiede che il Parlamento si occupi di cose “serie”, come se togliere la principale fonte di guadagno alla criminalità organizzata non sia una priorità. Attualmente il proibizionismo garantisce il monopolio della vendita di cannabis alle narcomafie che fanno affari d’oro. Questo è riconosciuto anche dall’unione europea che impone di inserire i proventi dello spaccio di stupefacenti nel calcolo del PIL (Il Pil misura tutta l’attività economica, sia dichiarata che sommersa), nonostante dallo spaccio di stupefacenti le casse dello Stato non guadagnino nulla ma, anzi, spendono immense somme per tentare quella repressione palesemente fallimentare: siamo tra i primi paesi al mondo per consumo di cannabis, e anche il Dipartimento Nazionale Antimafia ha riconosciuto l’esito negativo delle politiche proibizioniste.
Gasparri dichiara che, chi vuol legalizzare la droga, è responsabile delle vite stroncate. In tale affermazione si evince il totale distacco dalla realtà: le morti per consumo di droghe illegali sono principalmente dovuto all’uso di sostanze tagliate male. La preparazione di queste droghe avviene in ambienti tutt’altro che igienici e privi di ogni controllo. Inoltre nessuno monitorizza il consumo di tali sostanze e l’acquirente ne può trovare quanta ne vuole. Regolamentare l’uso di droga porterebbe inevitabilmente a controlli serrati nelle preparazioni, e a limiti nell’acquisto imposti per legge. Le dichiarazioni di Gasparri sembrano inoltre ignorare i morti per uso di tabacco ed alcol, ancora pubblicizzati, con pochissime campagne di dissuasione al consumo e nessuna campagna informativa al fine di educare all’uso responsabile di certe sostanze. Vorrei inoltre poter informare Gasparri che non è mai stata registrata una sola morte per uso o abuso di cannabis al mondo.
Salvini, favorevole alla legalizzazione della prostituzione, si dichiara contrario alla legalizzazione della cannabis perché “fa male”. Logicamente sorvolo sul tale preistorico pensiero.
Non commento inoltre le dichiarazione dei soliti parassiti responsabili di gravissimi danni al Paese che, ancora aggrappati alle poltrone in Parlamento, persistono sfacciatamente esprimendo il loro stupido pensiero in dichiarazioni riportate da giornali e TV schiavi di regime.
Nell’attesa che i nostri rappresentanti politici discutano e votino la proposta di legge, noi cittadini abbiamo la possibilità di esprimere il nostro parere. Questa volta non si tratta del solito referendum, ma di una richiesta di “autorizzazione alla coltivazione”. L’iniziativa, proposta in un blog il 12 agosto scorso, rappresenta una strada pacifica a sostegno della legalizzazione della cannabis. Nel blog si invitano gli antiproibizionisti a chiedere in massa l’autorizzazione a coltivare cannabis, inclusa nel dpr 309/90 che prevede il rilascio dell’autorizzazione alla coltivazione e ne norma la produzione, la vendita, la distribuzione. Per presentare tale richiesta è previsto il termine del 31 ottobre (art 32 comma 1 dpr 309/90).
Trovate tutte le specifiche al seguente link, dove è anche spiegato come fare richiesta al Ministero: http://scrivialtuodirettore.blogspot.it/2015/08/chiediamo-l-autorizzazione-alla.html?m=1
Sicuramente tali richieste saranno negate ma, se il numero di tali domande sarà elevatissimo, daremo un segnale forte su quella che è la volontà popolare.
Continuando a sognare la legalizzazione, ne iniziamo a vedere la forma e sentire l’odore.
Giuseppe Nicosia – ASCIA
Ulteriori informazioni:

Fermento antiproibizionista

sabato 15 agosto 2015

Report della Conferenza al Parlamento Europeo

Pubblichiamo le impressioni di alcuni delegati delle Associazioni che hanno partecipato alla conferenza di Bruxelles.

E’ un momento topico per la battaglia antiproibizionista, perché sia in Italia, con una “iniziativa parlamentare” e sia in Europa con un “report di iniziativa” si stanno costringendo i governi nazionali e la Commissione Europea a prendere delle decisioni in merito all’uso e al consumo delle cosiddette “droghe leggere”.

Per vedere un estratto della conferenza: https://youtu.be/B9x1IrDdNFE



Di ritorno da Bruxelles, ringraziamo la bella comunità italiana presente in Belgio che ci ha ospitato nella accogliente città. Entrare nei palazzi del potere, fa sempre un certo effetto, ma portare in visita al parlamento anche il Flacone di Bedrocan, con le infiorescenze, che in italia dovrebbe venir prescritto, non ha prezzo. Assieme ai pazienti abbiamo lasciato (in ogni zona fumatori visitata) un segno del nostro passaggio, un sentiero di Terpeni che speriamo ispirino il parlamento a legiferare in merito.

Nella delegazione italiana oltre alle associazioni specializzate in cannabis, erano stati invitati anche il coordinamento AddioPizzo e l’ass. Muovi Palermo, con cui è stato un piacere confrontarsi sulle diverse realtà e sulla loro cultura sulla mafia e criminalità organizzata in genere.
La conferenza è stata interessante per più punti di vista ed interpretazioni, erano presenti:

Jan Malinowski, Executive Secretary of the Pompidou Group (Council of Europe): il miglior intervento ascoltato da parte delle istituzioni, ha trattato il problema della lesione dei diritti umani in atto, provocata dalla persecuzione delle droghe; nel suo intervento ha suggerito più volte di far valere i diritti umani e civili, contrastando le perquisizioni per consumo o coltivazione personale come ad esempio per motivi di lesione della privacy.

Angela Me (Italiana) la vera Proibizionista tra tutti gli ospiti presenti, in rappresentanza del UNODC, ha messo da subito in chiaro che per le istituzioni la cannabis è ancora una droga al pari di quelle pesanti e perciò da perseguitare. Abbiamo contestato tutto l’intervento, riuscendo alla fine a farla cadere sull’attendibilità dei suoi dati espressi. Inoltre ha sottolineato che gli accordi internazionali non danno indicazioni sul consumo e sulla coltivazione personale, anche se poi ha ammesso che la mancanza di chiarezza porta grandissime diseguaglianze negli Stati della UE. Una visione proibizionista che eravamo pronti ad ascoltare, e contestare.

R. Crepinko (Olandese) rappresentante del Europol, senza offesa ma una sorta di “terminator” che ha ripetuto per entrambi gli interventi che loro applicano solo le leggi. Non è stato possibile un confronto, quando si è rfiutato di rispondere alla domanda: “verificate che le leggi siano legittime o provvedete solo alla mera applicazione?”.

Gli altri due relatori, Griffiths (direttore scientifico osservatorio europeo) e Welfens (eurojust), dopo un primo intervento convenzionale ma molto vago, si sono espressi a favore di una regolamentazione che prenda atto dalle ultime ricerche scientifiche e che non criminalizzi il consumatore.

Ritengo positiva questa esperienza, che ci ha fatto capire che un percorso europeo è possibile, anche se molto più lungo di quello applicabile nei singoli Stati. Ma è una strada da percorrere per porre le basi di un diritto europeo all’uso di sostanze.

Un ringraziamento agli organizzatori dell’evento e ai parlamentari Ignazio Corrao (M5S), Elly Schlein (Possibile), che a termine della conferenza si sono impegnati a portare avanti un “Report di iniziativa” da presentare alla Commissione Europea.

Markab Mattossi – OVER GROW




Ci è sembrato di tornare indietro nel tempo, ascoltare le motivazioni per un efficace contrasto all’uso di cannabis, espresse dagli esperti delle organizzazioni internazionali sul consumo e traffico di droghe, ci ha riportato ai tempi in cui Serpelloni poteva permettersi di alimentare la sua fobica campagna anticannabis, con argomentazioni fasulle e impregnate di pregiudizio.

Dobbiamo riconoscere all’eurodeputato Ignazio Corrao una notevole dote di stratega perché, se è vero che noi non conoscevamo la natura convenzionalmente proibizionista dei relatori, è pur vero che neanche loro erano a conoscenza della platea a cui si rivolgevano, e se in un primo momento eravamo noi gli increduli per quel che ascoltavamo, dopo i primi interventi dei nostri delegati, l’espressione di stupore è apparsa sui loro volti.

Abbiamo contestato educatamente e con dati alla mano tutte le loro argomentazioni fasulle, riscuotendo alla fine comprensione e simpatia dalla maggior parte dei relatori.

In sintesi possiamo dire che gli “esperti” vengono pagati per portare avanti studi i cui dati statistici vengono presi da coloro che promuovono il progetto stesso e quindi incontestabili, ma se, come è avvenuto per questo evento, i dati e le valutazioni che vengono portati a dimostrazione dell’inefficacia del proibizionismo, risultano interessanti, allora potrebbe aprirsi una ricerca e una analisi di direzione diversa. Ed è stato proprio questo il motivo della nostra presenza a Bruxelles, portare testimonianze di consumatori responsabili e consapevoli, che nulla hanno a che vedere con la tossicodipendenza o con la criminalità!

Ora ci auspichiamo che il “report di iniziativa” che verrà presentato dai deputati Corrao e Schlein alla Commissione di competenza venga accettato, primo passo per una discussione sul tema, esattamente come lo è “l’iniziativa parlamentare” promossa dall’intergruppo in Italia …percorsi lunghi, ma finalmente percorribili!

Giancarlo Cecconi – ASCIA




“Italia chiama Europa” è il titolo della relazione che abbiamo consegnato ai relatori della conferenza, in cui, tra le varie argomentazioni sui vari aspetti relativi all’uso di cannabis, riportiamo anche le criticità vissute in Italia da molti pazienti.

Una criticità sconosciuta dalla maggior parte dei politici, nazionali ed europei, perché il primo impatto è stato veramente ostico: cosa avrebbero potuto dire i Giovanardi e i Serpelloni italiani per far meglio dei proibizionisti che avevamo di fronte?

Bravo l’europarlamentare Corrao che ci ha permesso di scardinare quei troppi taboo derivanti da affermazioni convenzionali, e ormai obsolete, sulla “pericolosità” di una sostanza giudicata pericolosa solo da “loro” e assolutamente benefica per noi malati, che anche questa volta hanno portato una richiesta di aiuto direttamente al cuore della politica europea. Valutata l’estrema educazione e competenza della delegazione italiana(attenti a come parlate, sappiamo controbbattervi) e dopo l’iniziativa dell’intergruppo parlamentare italiano sulla legalizzazione, è possibile che a presto sarà il parlamento europeo a redigere una relazione: “Europa chiama Italia”.

Andrea Trisciuoglio – LapianTiamo




Ottima iniziativa che speriamo porti ulteriori frutti per aprire un dibattito a livello Europeo. Prima di iniziare la giornata al parlamento europeo, non sapevamo chi avremmo avuto di fronte come relatori, la sorpresa è stata duplice, sia per loro che per noi. Ignazio Corrao capogruppo del movimento 5 stelle a Bruxelles, è riuscito a creare un effetto sorpresa in entrambe le parti, portando tra i relatori dei rappresentanti dello zoccolo duro del proibizionismo europeo e mondiale. Tutto ciò ci fa comprendere quanto sia grande ancora il muro che dobbiamo abbattere, tra ipocrisia, bigottismo moralista, e ambiguità delle agenzie mondiali antidroga nel narcotraffico mondiale.

Angela Me dell’UNODC (la sezione dell’ONU che si occupa di droga e crimine) ci ha sciorinato dati e statistiche falsate per ‘dimostrare’ la dannosità della cannabis, nella peggiore tradizione proibizionista, con metodologia a noi ben nota essendo stata la ‘strategia’ nostrana del dipartimento politiche antidroga (DPA), fino alla caduta dello zar anti-cannabis Giovanni Serpelloni, e della nostra legislazione dell’epoca fini-giovanardi. Era ben noto infatti il ruolo di Serpelloni che seguiva a pennello i dettami delle agenzie proibizioniste mondiali, con l’UNODC, e con il dipartimento antidroga americano (National Institute on Drug Abuse, NIDA), ed il ruolo politico di Carlo Giovanardi.
La sorpresa nel viso di Angela Me, quando ha compreso chi si trovava in aula, l’ha portata all’abbandono dell’aula una decina di minuti prima di essere assalita da domande, ma sopratutto per evitare che fossero ulteriormente messe in evidenza le contraddizioni, falsità, la criminogena propaganda della politica dell’ONU in materia, anche perché non avrebbe potuto confutare i nostri dati, e non poteva andare oltre argomentazioni che esulassero la sua posizione di paladina del proibizionismo.

Robert Crepinko: Rappresentante dell’Europol ha parlato di traffico internazionale, sopratutto in ambito di grandi traffici, e quindi era un po spaesato nel contesto di una regolamentazione dell’uso personale, nonchè sicuramente non preparato sull’argomento. L’unica frase che è riuscito a ripetere come un mantra è stata quella “le polizie devono far rispettare le leggi”, che poi siano giuste o sbagliate queste leggi, per Crepinko ha poca importanza.

Gli altri relatori presenti Paul Griffiths direttore di EMCDDA (Osservatorio Europeo sulle droghe) e Benedikt Welfens (Eurojust) e J. Malinowski (Pompidou Group) hanno espresso pur con moderazione posizioni di apertura verso una regolamentazione/legalizzazione delle cosiddette ‘droghe leggere’.

Ringraziamo Ignazio Corrao e Elly Schlein per questa iniziativa, e ci auguriamo che possa essere l’inizio della discussione in Europa, e che possa essere ripetuta invitando alla seduta altri parlamentari di altre nazioni e relative delegazioni di associazioni che si battono come noi per il diritto all’autoproduzione e consumo ad uso personale di cannabis.

Davide Corda – Canapa Info Point

Report della Conferenza al Parlamento Europeo

mercoledì 1 aprile 2015

CONFERENZA STAMPA DEL MOVIMENTO 5 STELLE
Senato della Repubblica – Sala Nassiriya
Giovedì 2 aprile 2015 – ore 11:00

Cannabis: legalizzare subito per le esigenze dei malati e per i diritti civili
Intervengono:
Senatore Alfonso Ciampolillo
Associazione di pazienti “La pianTiamo”
ASCIA – Associazione Sensibilizzazione Canapa Autoprodotta


Le associazioni antiproibizioniste in difesa dei diritti dei malati e dei cittadini tutti, evidenzieranno di come (nonostante le timide aperture al dibattito e al confronto), i consumatori di canapa continuino a vivere e a subire un forte clima di repressione.Va trovata una soluzione immediata, prima che la Corte Costituzionale o Linee di politica internazionale suppliscano, ancora una volta, alla cronica latitanza della politica italiana, su un tema che coinvolge circa 5.000.000 di cittadini.

domenica 29 marzo 2015

ITALIA - Canapa Info Point. Costituita nuova associazione

E' stata costituita, in data odierna, l'Associazione Canapa Info Point su iniziativa di ASCIA e della comunità di growers "Over Grow".
Entro il mese di aprile, dopo aver provveduto all'allestimento dell'Info Point, creato il sito web e preparato il materiale promozionale, pensiamo di poter procedere con l'inaugurazione, alla quale speriamo voglia partecipare il maggior numero di nostri sostenitori.

Il Canapa Info Point ha sede presso "Grow Shop Italia" in via Pisino a Roma, proprio con lo scopo di unire l'impegno antiproibizionista, all'educazione sull'uso e alla conoscenza delle proprietà del seme e della pianta nei suoi molteplici utilizzi.

Nello statuto dell'Associazione è prevista la possibilità di aprire sedi distaccate, invitiamo quindi chi fosse interessato a collaborare con l'apertura di altre sedi Canapa Info Point a contattare: ascia@legalizziamolacanapa.org

Ringraziamo i nostri soci, simpatizzanti e sostenitori per averci consentito di raggiungere questo obiettivo, che ci permette di far tornare l'argomento "canapa" alla pubblica conoscenza.

ASCIA - Over Grow

mercoledì 17 dicembre 2014

LaPiantiamo! Forza ASCIA!

Obama osserva l' Italia
Il messaggio di Andrea Triscuoglio è vero. I primi detrattori nella battaglia Antiproibizionista, sono i fascisti antiproibizionisti. Sono come degli infiltrati, che sostengono la lotta contro la proibizione sulla cannabis, ma hanno "riserve morali" e "pregiudizi" che arrivano a minare le basi di una lotta che dovrebbe rendere uniti e garantire solidarità a chi si batte con te.

Evitare le liti sarebbe la più grande vittoria. Ma ecco che spuntano gli integralisti del
antiproibizionismo. E rifiutano una mano piuttosto che trovare punti di conversione. La macchina del fango esiste anche qui. Emerge così l' immagine di una lotta tra poveri e senza speranza che il movimento antiproibizionista possa incidere realmente in un cambio nella politica.

Per fortuna esistono realtà come LaPiantiamo e ASCIA, le uniche due organizzazioni che sono riuscite a mettere un piede nella porta del legislatore. ASCIA, LaPiantiamo! E' un bellissimo gioco di parole che unisce due associazioni in un messaggio forte e chiaro. "seppelliamo l' ascia di guerra del proibizionismo, insomma: Piantiamola!"


Trisciuoglio dopo la visita in Parlamento: “Abbiamo strappato la promessa di un tavolo di discussione nazionale


Avevamo promesso di far sentire in nostro fiato sul collo alle istituzioni, ed è quello che abbiamo fatto”. Andrea Trisciuoglio (nella foto davanti al Parlamento insieme al gruppo che l’ha accompagnato) riassume così la visita fatta come portavoce di LapianTiamo in Parlamento ai senatori Ciampolillo e Airola del Movimento 5 Stelle.

“Ho anche approfittato della presenza dell’imitatore di Grillo (inviato di Striscia la Notizia), per far in modo che la nostra visita abbia maggior visibilità e il messaggio possa arrivare anche al ministro della Salute Lorenzin, perché noi non ci fermiamo“.

Durante l’incontro al quale è stato accompagnato tra gli altri da Giancarlo Cecconi di ASCIA, Trisciuoglio ha raccontato ai senatori il percorso tracciato dall’associazione fondata da e per i malati, partito dalla fondazione del primo Cannabis Social Club, per arrivare all’approvazione all’unanimità della legge regionale pugliese sulla cannabis terapeutica in cui sarebbe stato autorizzato anche il progetto pilota di coltivazione avanzato dall’associazione.

“Ci hanno detto che avvieranno un tavolo di discussione per fare in modo che leggi come quella pugliese possano essere applicate a livello nazionale“, ha spiegato Trisciuoglio a Cannabisterapeutica.info raccontando come sia rimasto deluso del fatto che le opposizioni al progetto siano arrivate proprio dall’interno del movimento antiproibizionista italiano. Quando il progetto era stato presentato da LapianTiamo, spiegando che sarebbe stata costituita una srl per la produzione di cannabis terapeutica che secondo l’idea iniziale sarebbe stata possibile vendere ad 1,55 euro al grammo, qualche voce si era alzata additando l’iniziativa come la creazione di un monopolio sulla cannabis terapeutica.

Nel frattempo a livello nazionale è stata autorizzata la produzione allo stabilimento militare di Firenze, ma le polemiche non si sono placate. “Ma quale monopolio e monopolio – risponde Andrea interrogato su questo punto – come si fa ad accusarci di voler creare un monopolio? Noi che ci battiamo per i diritti dei malati come noi? Io, a maggior ragione da quando sono malato, sognerei un monopolio per la cannabis terapeutica che permettesse di venderla a quel prezzo. Il problema è che proponendola a quel prezzo si vanno a toccare molti nervi scoperti, in Italia così come dal punto di vista internazionale. Quello che mi ha molto deluso è che i maggior detrattori del nostro progetto siano stati alcuni antiproibizionisti italiani. Siamo stati vittima di un “fuoco amico”, ma noi andiamo avanti”.

Redazione Cannabisterapeutica.info

mercoledì 30 luglio 2014

Ormai la falla è aperta: il proibizionismo sta crollando!

Il sen. Luigi Manconi, presidente della Commissione Diritti umani: “Il piu autorevole quotidiano americano, il New York Times, a seguito di una decisione della direzione e del board editoriale, lancia una campagna a favore della legalizzazione dei derivati della cannabis. All’editoriale pubblicato sabato, numerosi altri seguiranno. Infatti, nonostante che negli Usa sia stato autorizzato in alcuni stati, il consumo di marijuana rimane tuttora un reato punibile con il carcere a livello federale. Tutto ciò mentre nel nostro Paese la discussione e, in particolare, l’iniziativa legislativa languono. Personalmente mi sono fatto promotore di tre disegni di legge in materia. Tre proposte per la depenalizzazione dell’uso personale, per la legalizzazione di produzione, distribuzione e consumo e per consentire il ricorso alla cannabis terapeutica, peraltro già legale sulla carta. Nel 1996 il Sole 24ore pubblicò un appello per la legalizzazione dei derivati della cannabis, scritto e firmato dall’allora senatore di Forza Italia Marcello Pera e da me. Sono passati quasi due decenni, i parlamenti invecchiano, le mamme imbiancano e l’Italia è sempre lì, all’ultimo posto tra le democrazie avanzate, per sensibilità sociale e intelligenza politico-legislativa”
Con questa dichiarazione del sen. Manconi, diamo evidenza anche noi alla notizia dell’iniziativa del New York Times, rimandandovi ai seguenti approfondimenti:

martedì 1 luglio 2014

I risultati politici a Indica Sativa Trade

Organizzare una Fiera della Canapa lo scorso anno, è stata sicuramente un’intuizione vincente e la seconda edizione di quest’anno ha confermato che quell’intuizione è diventata una realtà indispensabile per il contributo che viene dato alla visibilità dell’impiego della canapa in molteplici settori e per le opportunità che concede alle organizzazioni che si battono per legalizzarne l’uso.
Un prezioso servizio reso alle associazioni che si battono per un libero uso medico-terapeutico o ludico-ricreativo, ma da più parti si iniziano a levare voci contro questo termine e ai parlamentari presenti al dibattito è stato fatto notare come la cannabis sia terapeutica a prescindere e che al massimo la distinzione potrebbe esser fatta tra cannabis medica per le patologie invalidanti e cannabis terapeutica per tutti coloro che la prendono invece per dover sopportare la follia di questo mondo e le regole che genera.
Ma su questo concetto dovremo aprire un dibattito culturale di cui è già ipotizzabile la complessità, visto il carattere ideologico che ha fino ad ora caratterizzato il confronto sulla cannabis e sui suoi consumatori, un dibattito che speriamo decolli presto con le proposte di legge in stand-by alla Camera e che deve arrivare ad un unico ed esclusivo obiettivo: la regolamentazione della coltivazione domestica, grazie alla quale ogni cittadino potrà autoprodursi la sostanza da impiegare per lo scopo prefissato, medico, terapeutico-ricreativo o spirituale che sia.
Passiamo quindi a darvi un sintetico resoconto di quanto è accaduto in Fiera:

Dibattito politico

Purtroppo l’on. Farina è rimasto imbottigliato in autostrada a seguito di un incidente e non ha potuto partecipare di persona. Ha comunque inviato un messaggio, rammaricandosi dell’inconveniente ed assicurando comunque il suo massimo impegno affinché si arrivi ad ottenere risultati concreti in accordo tra le opposizioni, un invito esplicito al M5S per unire le forze in modo definitivo e coerente.
Sono intervenuti invece il sen. Airola (che con la sua seconda presenza è ormai considerato il padrino istituzionale della Fiera) e l’on. Ferraresi, firmatario della proposta di legge del M5S che, avendo superato l’esame del web con le opportune variazioni e cancellazioni condivise dai cittadini e dalle Associazioni, verrà depositata nei prossimi giorni in Commissione Giustizia per inserirsi nell’iter parlamentare della proposta Farina. Va sottolineato che la tanto discussa proposta di tassazione della coltivazione domestica e stata definitivamente tolta dal testo di legge come auspicato anche dalla nostra Associazione.
Sia il messaggio di Farina che le parole di Airola e Ferraresi hanno palesemente evidenziato la difficoltà del percorso che abbiamo ancora davanti e non è stato difficile individuare questa difficoltà nella poca coerenza che i parlamentari del PD hanno sul tema cannabis e che hanno dimostrato anche recentemente in occasione del dibattito sul DL Lorenzin.
Ma uno spiraglio di speranza c’è ancora, al dibattito era stato invitato anche l’on. Civati, firmatario della proposta di legge del PD, che non essendo potuto intervenire a causa di altri impegni, ha comunque delegato un membro del suo staff per prendere notizie ed informazioni. Ci siamo intrattenuti lungamente quindi con il delegato di Civati, al quale abbiamo di nuovo spiegato le problematiche e illustrato le rivendicazioni dei consumatori.
Un contatto che riteniamo prezioso per misurare la serietà di alcuni parlamentari del PD e a tal pro, inviteremo l’on. Farina, l’on. Ferraresi e l’on. Civati a sedersi intorno ad un tavolo insieme a noi e vedere tutti insieme di trovare quel minimo comune denominatore sul quale far convergere le forze per ottenere il massimo del consenso sulla regolamentazione della coltivazione domestica.

Azione ed interazione

A parte il dibattito, che ha comunque consolidato il rapporto collaborativo di ASCIA con i parlamentari firmatari di proposte di legge sulla regolamentazione, sono stati anche tre giorni di continui e talvolta estenuanti confronti tra le varie associazioni, le testate editoriali e i titolari di Grow Shops, per cercare di stabilire nuove strategie di lotta e rigenerare il fronte antiproibizionista conformando la comunicazione e l’organizzazione ai nuovi obiettivi da raggiungere.
Mentre lo scorso anno ci si arrovellava il cervello per trovare il modo di mettere in discussione la Fini-Giovanardi, ora che l’infame legge è stata abolita, il nuovo ed impellente obiettivo diventa la regolamentazione della coltivazione domestica attraverso una legge che tuteli i consumatori.
Per questo ASCIA e Progetto FreeWeed hanno convenuto di unire gli sforzi organizzativi e programmatici per esercitare maggior pressione verso il mondo politico e acquisire maggior visibilità mediatica sulla cannabis, le sue proprietà e i suoi consumatori.
Seguirà a giorni un comunicato congiunto delle due Associazioni.

Di Fiera in Fiera

Indica Sativa Trade ha dato l’esempio di come sia possibile parlare di demoni dentro la chiesa senza che per questo si venga messi al rogo, un esempio che è sicuramente servito ad altri coraggiosi esploratori di questo mondo ancora sconosciuto nel nostro Paese e che permetterà alla Canapa di mostrarsi in Fiera ancora nei prossimi mesi:
Napoli – Canapa in Mostra – 31 ottobre/1-2 Novembre <http://canapainmostra.it/>
Concludiamo con un dovuto ringraziamento agli organizzatori di Indica Sativa Trade per la loro impagabile passione, per l’amichevole accoglienza e per lo spirito collaborativo che avevamo già apprezzato lo scorso anno.
Grazie ragazzi, alla prossima!

Giancarlo Cecconi – ASCIA

mercoledì 18 giugno 2014

Cambiamo marcia!

E’ stata abolita la Fini-Giovanardi, il parlamento ha varato il DL Lorenzin (dove tra le numerose contraddizioni almeno per la cannabis è stata strutturata una tabella ad hoc) e la Corte di Cassazione si è espressa sul ricalcolo delle pene, ma continuiamo a rimanere confusi per come procedono le cose e con una consistente quantità di quesiti in testa che ancora rimangono senza risposte soddisfacenti.
Siamo ormai abituati a vedere i nostri politici lottare con le unghie e coi denti per difendere l’indifendibile e sicuramente sia il nostro Giovanardi che la ministra Lorenzin, nell’arte di dire tutto e il contrario di tutto pur di mantenere un ruolo chiave nella tematica stupefacenti secondo la loro visione, sono indubbiamente dei campioni insuperabili.
Ne abbiamo viste di tutti i colori: dal tentativo di reinserire la cannabis tra le sostanze pesanti (pericolo non cessato), fino alla pubblicazione del decreto sulla Gazzetta Ufficiale con i parametri di condanna presi dalla Fini-Giovanardi e molto ancora dovremo vederne prima che riesca a passare una legge a tutela dei consumatori e della società tutta.
Ma a parte tutte le questioni tecniche relative a pene e tabelle, sulle quali logica e buonsenso non incidono, vogliamo soffermarci un attimo sulle argomentazioni sistematicamente trattate dai proibizionisti e da Giovanardi in primis, che ancora permettono a costoro di avere credito e millantare la verità rigirando in continuazione la frittata.
Sono tre le questioni in ballo di prioritaria importanza e sulle quali il fronte proibizionista riesce sempre a far breccia in gran parte dell’opinione pubblica grazie all’ignoranza e alla confusione, tre argomenti che qualsiasi persona dotata di buonsenso e coerenza potrebbe controbattere facilmente:
- Il problema dell’uso per gli adolescenti
Stiamo parlando di regolamentazione per la popolazione adulta, per gli adolescenti varranno le stesse norme limitative contemplate per l’alcol e il tabacco
- Il presupposto tasso elevato nelle nuove qualità di cannabis
Attraverso la regolamentazione si potrebbero acquistare semi con percentuali di THC ben indicate e sicuramente lontane dal famoso 60% di Serpelloni
- Gli incidenti stradali causati dal suo uso
Omettendo che in larga misura gli incidenti sono provocati da un mix dove l’alcol è sicuramente l’elemento di maggior destabilizzazione e che il test retroattivo determina solo l’uso pregresso e non l’effetto in atto.
Risposte semplici, ma che fino ad ora non abbiamo mai sentito, né nei dibattiti parlamentari né nei talk shows e di questo ci meravigliamo, come ci continuiamo a meravigliare quando viene affermato che in Italia il consumo è depenalizzato e quindi si suppone sia “lecito” procurarsi marijuana, senza che ci sia qualcuno a controbattere: “…ma dove se non dalla Camorra?”
Sarebbe ora, secondo noi, che sia il dibattito parlamentare che le notizie diffuse attraverso i media, vengano orientati per risolvere il problema obiettando con la logica all’ideologia proibizionista, ma fino a che anche dalla parte di chi lotta per la legalizzazione ci sarà la tendenza a controbattere a suon di codicilli e comma o esaltando inutilmente sterili slogan, dal pantano sarà difficile muoversi!
Sabato 21 giugno all’interno di Indica Sativa Trade si svolgerà un dibattito con i parlamentari 5 Stelle e SEL proprio per capire a che punto siamo con le varie proposte di legge presentate nei due rami del parlamento e a loro porremo la più semplice delle domande: ma quanto ci vorrà ancora per sconfiggere l’idiozia proibizionista?
Vi aggiorneremo al ritorno dalla Fiera, cogliendo intanto l’occasione per invitare tutti quelli di voi che verranno a Fermo a visitare il nostro stand.
Giancarlo Cecconi – ASCIA

lunedì 9 giugno 2014

Risposta al sottosegretario Cosimo Maria Ferri

 Egregio Direttore, cosa è cambiato in Italia con la dichiarazione di incostituzionalità dell' ex decreto Fini Giovanardi? Quanto riportato dal sottosegretario al ministero della GiustiziaCosimo Maria Ferri dalle colonne della Gazzetta, porta alla luce l' ennesimo inganno legislativo italiano.

Con la reintroduzione della Iervolino Vassalli "modificata", l' Italia compie un "ritorno al futuro", tornando ad una normativa che, oltre vent' anni fa anche attraverso un referendum popolare, voleva superare le politiche di repressione che già avevano dato pessimi risultati in termini di prevenzione della diffusione di stupefacenti, prevenzione della diffusione di malattie trasmissibili, diminuzione del crimine, diminuzione delle morti correlate all' uso di stupefacenti.
L' introduzione della Fini Giovanardi, attraverso la forma del decreto legge d' urgenza, "infilata" come modifica della normativa degli stupefacenti all' interno delle norme sulla sicurezza riguardante le Olimpiadi invernali di Torino(!), ha portato ad un disastro annunciato. 
Se nel resto del mondo il dibattito andava nella direzione del dialogo scientifico sull' uso terapeutico della cannabis, in Italia, come ha ben illustrato il Sottosegretario, la direzione intrapresa è stata diametralmente opposta, attraverso l' equiparazione delle droghe "pesanti", alla cannabis. 
Dalla negazione dell' impiego terapeutico della cannabis, all' innalzamento delle pene per chi avesse contatto con le droghe leggere.
In questi oltre vent' anni, i danni di questa normativa degna della peggiore inquisizione spagnola, hanno portato ad un aumento della diffusione degli stupefacenti tra i minori, specialmente la cannabis, nei confronti della quale si è scagliata la peggiore propaganda mistificatrice edisinformativa.
I danni della Fini Giovanardi sono poi ancora più evidenti alla luce dell' emergenza carceri scoppiata in questi anni. Proprio a causa della normativa repressiva sulle droghe. 
A questo proposito è bene dare le dimensioni numeriche del fallimento di Giovanardi e della sua "visione" riguardo la soluzione del problema della 
diffusione degli stupefacenti. 
La popolazione carceraria, prima dell' introduzione della normativa dichiarata incostituzionale, vedeva circa 16.000 detenuti in stato ditossicodipendenza o in violazione alla normativa sugli stupefacenti. A seguito dell' indulto e dell' approvazione della Fini Giovanardi, il numero di tossicodipendenti è aumentato a oltre 23.000 unità. Questa è la vera causa del sovraffollamento carcerario italiano.
La sentenza della Cassazione è avvenuta con un tempismo che potrebbe addirittura sembrare calcolato, per trovare una via d' uscita al problema carceri, prevedendo un ricalcolo delle pene per un numero non precisato di detenuti.
Come si evince dalle parole del Sottosegretario, infatti, l' impatto sulla popolazione carceraria della modifica della normativa suglistupefacenti, e' tutt'altro che certo.
Quello che nessuno però dice, è che si è persa una occasione per discutere ed approvare una normativa "nuova", utile, che circoscriva i problemi. 
Una normativa che punti al problema, evitando ideologie e che faccia tesoro dei fallimenti passati per evitarne il ripetersi.
Presso la Seconda commissione Giustizia del Parlamento Italiano, sono avvenute numerose audizioni di associazioni competenti, tra cui l'associazione ASCIA, con l' intento di portare linfa nuova al dibattito sul superamento di una normativa repressiva.

Peccato che tutti gli sforzi di queste associazioni siano state vanificate dal voto di fiducia che il governo ha affidato al Parlamento e al Senato per la votazione di un nuovo "decreto d' urgenza", senza possibilità di dibattito. Altro comportamento ingiustificabile del Governo è stata la nomina di Carlo Giovanardi a relatore della nuova normativa sugli stupefacenti e i comportamenti ipocriti di alcune forze politiche, a parole a favore della regolamentazione della coltivazione della cannabis per scopi terapeutici e personali, salvo poi votare contro proposte da loro stessi avanzate in questa direzione.
Egregio Direttore, vorrei approfittare delle colonne della Gazzetta per stimolare il dibattito, che, ora più che mai, deve essere aperto ad una nuova revisione della normativa riguardo la cannabis e prendere spunto dai numerosi successi internazionali che politiche diregolamentazione della produzione, vendita e consumo hanno portato nel mondo.


dott. Giorgio Gatti, direttivo ASCIA

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