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lunedì 5 giugno 2017

Facciamo cadere il governo!

Se si va a votare a Settembre, non si può discutere alla camere la legge sulla cannabis.
Ora la cannabis è diventata la criptonite dei governi di sinistra. Eh si. Se con Letta, si era fatta cancellare la finigiovanardi, il prezzo è stato fare cadere il governo.

Renzi è riuscito a scamparla. E' ancora in sella al governo, pur non essendone parte. Solo in Italia riescono queste sfacciate imposizioni di potere. E così non si vuole portare avanti la legge sulla cannabis, perchè tanto non può essere approvata. Ma i governi si alternano e questo tema viene attentamente evitato.

E' il complotto della cannabis. Riuscire a riunire nuove persone che non si oppongano alla legalizzazione, ma li blocchino, li devino, attirino l'attenzione di persone dallo stesso lato, evadendo e lasciando che, dallo stesso lato, si utilizzi la peggiore delle qualità italiane; il Tafazzismo.

Il Tafazzismo è quella arte tutta italiana di martellarsi i coglioni esibendo la propria ignoranza.

E così non si parlerà di cannabis.




venerdì 2 giugno 2017

ITALIA - Legalizzazione cannabis. Lo stato dell'arte della legge: on.Giachetti

"Se si vota a settembre è impensabile approvare una legge del genere prima, abbiamo visto il tempo che c'è voluto per le Unioni civili o il testamento biologico. Detto questo, non posso che condividere il tentativo di Della Vedova anch'io credo sia giusto che su questa proposta, trasversale ma sostenuta da un numero consistente di parlamentari dem, si esprima il Parlamento, in aula o in commissione. Anche perché, come abbiamo già visto altre volte, il Paese è più avanti della sua classe dirigente. Lo dicono i sondaggi, e figure che di solito vengono ascoltate nella lotta alla mafia, vedi il procuratore della Dna Franco Roberti secondo cui è fallimentare la sproporzione tra forze impiegate per perseguire il consumo di cannabis e i risultati ottenuti. Sarebbe utile che la politica si interrogasse su questo. Anche perché questa non è una proposta di governo, né di partito. Quello che auspico è un dibattito che lasci liberi di parlamentari, ci sono tutte le condizioni per fare un passo avanti. Se non sarà così ne prenderemo atto. E comunque la prima volta che una proposta di legge del genere arriva alla discussione in aula, questo ha già un significato politico rilevante". Così, in una intervista all'Unità, Roberto Giachetti, vicepresidente Pd della Camera, primo firmatario della proposta di legge per la legalizzazione della cannabis. E aggiunge: "Un dibattito farebbe comunque maturare la politica, dopo anni in cui è scappata davanti ad alcuni temi, con giochetti e rimpalli tra le due camere. Discutiamo, poi ognuno agirà secondo convinzione, come sempre su temi sensibili e trasversali". Perché legalizzare? "Due le ragioni per me fondamentali. La prima come dicono tutti gli esperti è un modo concreto per sottrarre alla criminalità organizzata una fetta consistente di introiti. Partendo dal presupposto che oggi le droghe leggere sono di fatto libere, si trovano facilmente: il fenomeno è concreto e diffuso, noi vogliamo gestirlo. La seconda ragione è che oggi, a differenza di un tempo, anche le droghe leggere vengono tagliate con sostanze chimiche pericolosissime. Dunque, visto che si continua a comprare e fumare canne, preferisco che lo si faccia con sostanze controllate. Fermo restando che gli studi riconoscono che la cannabis produce meno danni, anche in termini di incidenti, di alcol e tabacco. Poi c'è tutto il tema dell'uso medico della cannabis, non solo per la terapia del dolore. Così vorrei sottrarre il dibattito a una discussione sterilmente ideologica nessuno di noi è 'a favore' delle droghe".

ITALIA - Legalizzazione cannabis. Lo stato dell'arte della legge: on.Giachetti

giovedì 6 aprile 2017

02 aprile 2017

La discussione della legge è ripresa, ma il testo rischia di essere annacquato. Tra calcoli politici e resistenze del fronte cattolico, Cecconi, presidente di Ascia, spiega perché la cannabis nel nostro Paese è destinata a rimanere un tabù.

di Attilio De Alberi

In Parlamento è da poco ripreso l’esame della legge sulla legalizzazione delle droghe leggere. Ormai è dal maggio del 2013 che si prova a modificare la legislazione sulla cannabis sia per quanto riguarda la coltivazione e l’uso personale per “motivi ricreativi” sia per motivi medici e terapeutici. L’iter è stato così lungo, e rischia continuare a esserlo, a causa dell’ostruzionismo dell’ex-Ncd, ora Alternativa Popolare. La legge era infatti approdata in Aula lo scorso 25 luglio per poi essere rimandata in commissione.

PD TENTATO DAL COMPROMESSO. Favorevoli sono la maggioranza del Pd (al cui interno resiste però una fronda contraria), il M5s e Sinistra italiana. Forza Italia è divisa, con un certo numero di esponenti possibilisti. Nettamente contrari Lega Nord e Fratelli d’Italia. Quindi, teoricamente, la legge avrebbe i numeri per passare. Ma il Pd sembra esser pronto al compromesso per non minare le sue alleanze, alfaniani in primis. Intanto l’Italia rimane indietro sulla legalizzazione della cannabis, almeno rispetto ad altri Paesi europei come Spagna, Belgio, Olanda, Inghilterra, Svizzera e Portogallo.


L’IPOCRISIA DIETRO L’ERBA. Per Giancarlo Cecconi, fondatore e presidente di Ascia, l’Associazione per la Sensibilizzazione alla Canapa autoprodotta in Italia, nata nel 2010 ai tempi della legge fortemente proibizionista Fini-Giovanardi, il problema è sia politico sia ideologico. Senza contare il pregiudizio prevalentemente cattolico nei confronti della cannabis. «Alla fine», spiega Cecconi a Lettera43, «dietro tutto questo c’è una grande ipocrisia».

DOMANDA. A che punto è esattamente l’iter parlamentare sulla legge per la legalizzazione delle droghe leggere?
RISPOSTA. Finalmente la legge è ritornata in commissione Giustizia: questo vuol dire che comincerà la trafila di audizioni, modifiche e accorpamenti vari per poi arrivare in Aula ed essere discussa.

D. Si può prevedere quando arriverà in Aula?
R. Temo sia azzardato fare delle previsioni precise.

D. La maggiore opposizione arriverà dagli alfaniani di Alternativa Popolare…
R. Qui sta il nodo politico: l’opposizione al disegno di legge arriva dalla componente più dichiaratamente cattolica ed è trasversale perché comprende anche una parte del Pd e di Forza Italia. La stessa componente che la fa da padrona in tutte le battaglie per i diritti civili.

D. Cosa si aspetta Ascia?
R. La situazione mi pare chiara: passerà la cannabis terapeutica in nome di una forma di pietas, appunto cattolica, ma continueranno a venire penalizzati gli altri usi.

D. Eppure, almeno stando a uno studio australiano, la cannabis distrugge meno neuroni dell’alcol…
R. È una delle contraddizioni che stiamo cercando di evidenziare da almeno un decennio.

D. In che senso?
R. Crediamo sia necessaria un’educazione a livello sociale per guidare e moderare l’uso non solo della cannabis, ma anche dell’alcol e del tabacco.

D. È possibile?
R. Certo: il tasso di alcolismo, per esempio, è sceso notevolmente rispetto agli Anni 50, proprio grazie a decenni di educazione e prevenzione.

D. Una politica simile potrebbe essere applicata anche all’uso della cannabis?
R. Sì, e questo è uno dei punti fermi della nostra azione: non basta legalizzare la cannabis, bisogna educare i cittadini al suo uso.

D. Quanto pesa la cultura cattolica nel ritardo italiano?
R. Parecchio. Nella cultura cattolica, per esempio, il vino è considerato il sangue di Cristo e quindi è accettato. La cannabis invece no, anche se 2 miliardi e mezzo di persone nel mondo la usano per motivi religiosi e spirituali. Alla fine questa è una forma di fondamentalismo.

D. Anche un Papa illuminato come Francesco sembra seguire questa linea.
R. Sì, e infatti poco tempo fa ha lanciato l’ennesimo anatema contro la legalizzazione

D. La coltivazione della canapa a uso industriale però è stata legalizzata.
R. Sì, stiamo parlando di canapa senza Thc e questo, bisogna ammetterlo, è un passo avanti. La nostra associazione ha recentemente distribuito piante di canapa in una Fiera organizzata a Roma.

D. Dietro il traffico delle droghe leggere c’è la mafia. Lo stesso Raffaele Cantone ha bocciato il proibizionismo. Cosa ne pensa?
R. È ovvio che la mafia ha tutto l’interesse a mantenere illegale l’uso e il commercio di queste sostanze: stiamo parlando di un traffico sommerso di diversi miliardi. Questo ormai l’hanno capito in tantissimi, tra cui lo stesso sindacato della Polizia.

D. A livello penale va detto che l’assunzione di cannabis non è più illegale.
R. Sì, ma ne è vietata la coltivazione: ed è su questo che il traffico delle mafie fiorisce, proprio perché l’assuntore di questa sostanza continua a non poterla comprare legalmente o coltivarla. Ripeto: la legalizzazione a 360 gradi, insieme con una seria campagna di educazione renderebbe tutto più semplice e più sano.

D. E lo Stato ci potrebbe persino guadagnare. In Colorado, per esempio, dove la cannabis è legale, nelle casse pubbliche arriva 1 miliardo di dollari l’anno in tasse.
R. Non mi sorprende: in Italia si stima che, se ci fosse la legalizzazione, lo Stato potrebbe incassare tra i 5 e i 7 miliardi di euro.

D. E cosa dice l’Europa?
R. La posizione è sempre la stessa: ogni Stato può legiferare autonomamente anche calpestando i diritti civili.


fonte: http://www.lettera43.it/it/articoli/cronaca/2017/04/02/cannabis-cecconi-boicottare-la-legalizzazione-e-da-fondamentalisti/209596/

lunedì 12 settembre 2016

ITALIA - Cannabis terapeutica. Caso Pellegrini. Civati: ministro Orlando si lava le mani

"Avevamo chiesto al ministro Orlando di intervenire sul caso Pellegrini promuovendo una riforma del Codice penale che consentisse alle persone affette da patologie che necessitano di cure palliative, come quelle che richiedono l'uso della cannabis e dei suoi derivati, di non dover incorrere in denunce e pene detentive. Pellegrini, lo ricordiamo, affetto da fibromialgia, si trova ora agli arresti domiciliari dopo essere stato in carcere per molti giorni, nonostante le sue condizioni di salute". Lo dichiarano in una nota i deputati di Possibile, Pippo Civati e Andrea Maestri, che aggiungono: "La risposta del ministro Orlando alle nostre richieste si e' dimostrata ancora una volta pilatesca: mentre il Governo non esita a invadere il campo riservato al Parlamento con decreti-legge, leggi delega in bianco e voti di fiducia sui temi piu' vari, sull'autoproduzione e la detenzione di cannabis per uso terapeutico, ancora sanzionato penalmente nel nostro paese, il ministro della Giustizia si limita a ricordare la giurisprudenza piu' favorevole (ci pensi la Magistratura) e a rimettersi alle forze politiche che hanno assunto l'iniziativa parlamentare (ci pensi il Parlamento)". "Una questione- concludono Civati e Maestri- che dovrebbe spingere tutti a riflessioni e azioni di buon senso e' lasciata ancora una volta da questo Governo nell'ambiguita', senza coraggio e nell'ignoranza totale delle leggi e delle procedure". 

ITALIA - Cannabis terapeutica. Caso Pellegrini. Civati: ministro Orlando si lava le mani

martedì 15 dicembre 2015

Supporto dei cittadini per l'intergruppo? Si, grazie! - Lettera a Vittorio Ferraresi per l'interguppo

Caro Vittorio,

Sto continuando a seguire il lavoro che stai portando avanti; sono con te.

A questo proposito, scrivo per sottoporti una iniziativa partita ad Agosto, dal mio blog, anche in supporto al lavoro dell'intergruppo.

Saprai che è stato approvato il decreto Lorenzin che regolamenta la "cannabis di stato"; un provvedimento che non ha soddisfatto, per primi, i malati, come si può leggere dai numerosi siti che si occupano di cannabis terapeutica ( per es. cannabisterapeutica.info, farmagalenica.it).

Il Governo non si è ancora espresso e ai dibattiti in commissioni, sembrerebbe che, a parte la Meloni, nessuno si sia esposto e anzi non abbiano intenzione di esporsi, per il momento.

Intanto il Governo ha, però, nei fatti, dato un segnale, con l' approvazione di un decreto insoddisfacente sulla cannabis terapeutica; in più, per le persone che più ne hanno bisogno: i malati!

Ad agosto, dal mio blog, ho lanciato un appello; inviare richiesta di autorizzazione alla coltivazione di cannabis al ministero della salute.
Molti conoscono solo l'aspetto repressivo della legge sugli stupefacenti. Pochi sanno che il dpr 309/90 prevede la possibilità di coltivazione per chiunque. Anche il Messico ha recentemente intrapreso questa strada.Anche associazioni riconosciute a livello nazionale sono consapevoli della necessità di dialogo tra cittadini ed istituzioni.

A supporto dell'intergruppo, ora, serve il contributo dei cittadini. Per questo credo che, una iniziativa di filo diretto tra i cittadini e le istituzioni, sarebbe opportuna per alimentare il dibattito istituzionale e fare sentire la pressione dell'opinione pubblica sui parlamentari e senatori che ancora non si sono espressi a prendere posizione.

L'iniziativa è semplice; scrivere al ministero della Salute per l'autorizzazione.

Il decreto approvato dal ministero, potrebbe infatti, essere in contrasto con la legge sugli stupefacenti. D'altra parte, che la destra approvi decreti legge sulla droga che non sono in linea con la normativa italiana, non sarebbe la prima volta (specie dopo la fini giovanardi).

Se questa iniziativa venisse lanciata dall'intergruppo, anzichè da uno specialista molto informato, l'adesione sarebbe sicuramente significativa e si potrebbero fissare interrogazioni parlamentari a scadenze stabilite, per seguire il numero delle richieste pervenute. Un paragone con i mercati finanziari? L'andamento delle "richieste di autorizzazione".

Avere una conta delle persone interessate ha molti significati. Oltre a portare alla luce il coinvolgimento dei cittadini e la pressione sui politici, porterebbe in evidenza il numero di cittadini che altrimenti potrebbero essere criminalizzati; con la copertura politica e mediatica del fenomeno, si potrebbe facilmente fare emergere la dimensione del problema .Dal punto di vista della "sicurezza" si darebbe un segnale a TUTTI i cittadini, il fenomeno è sotto controllo. In seconda battuta si sosterrebbero i cittadini che intendo aderire, convincendo anche quelli più titubanti da "paranoia da poibizionismo"(essere "visitati" dalle forze dell'ordine). La richiesta è infatti prevista dalla legge.


Se per caso arrivassero 60.000 richieste, basterebbe questo dato a fare comprendere che la repressione ha fallito? Quanto è la capienza carceraria italiana? Ha già avuto successo la criminalizzazione?
La capienza regolamentare delle carceri italiane,è fissata a 47.709 posti e l' approccio repressivo degli ultimi 30 anni ha portato all'aumento della diffusione delle droghe, la crescita di forze economiche illegali, la criminalizzazione di massa.

In un periodo di crisi si vuole continuare a perseguire una politica che il sistema italia non è in grado di sostenere e contenere? Si vuole spendere denaro e risorse a perseguire un vizio, piuttosto che concentrare gli sforzi delle forze dell'ordine contro minacce più incombenti come il terrorismo? Se l'isis brucia le piante di cannabis per propaganda, vogliamo dare seguito a novelli inquisitori italici che ragionano come terroristi?
Ecco perchè è arrivato il momento che cittadini e politici si supportino. Tutta acqua che, nel mulino dell'intergruppo, si trasformerebbe in consenso e attrazione nei confronti degli indecisi; è ora che gli "indecisi" prendano una scelta. Chi è interessato alla libertà e alla sicurezza ne ha solo una: supportare la legalizzazione.

Un caro saluto

domenica 29 novembre 2015

Ddl cannabis, Farina (Sel): per spingere il Parlamento serve una mobilitazione popolare

«Il dato politico è che gli avversari della legalizzazione hanno preferito non esporsi in questa prima seduta della Commissione. Probabilmente sperano che il percorso della proposta di legge avrà vita breve e hanno ritenuto fosse più utile non fare confusione in questa fase», questa l’opinione di Daniele Farina, parlamentare di Sel e relatore alla Commissione giustizia del Pdl per la legalizzazione della cannabis.
A parte la Lega Nord, infatti, gli altri gruppi parlamentari dichiaratamente contrari alla legalizzazione non hanno fatto interventi durante la presentazione della proposta di legge alle Commissioni parlamentari riunite di Giustizia e Affari sociali, avvenuta ieri pomeriggio. Alcuni gruppi, come il Nuovo Centro Destra, hanno addirittura abbandonato la seduta, senza ascoltare le relazioni né presentandone di proprie.

«Parlare di pronostici o cercare di fare il conto di favorevoli e contrari in vista del voto è ancora prematuro» sottolinea Farina. Osservazione tanto più realistica considerando il fatto che, se è vero che si conoscono i favorevoli alla legge (Sel, Movimento 5 stelle e altri parlamentari che individualmente hanno aderito all’intergruppo Cannabis legale) e si conoscono anche i contrari (tutto il centro-destra, ad esclusione di un paio di dissidenti tra i quali l’esponente di Forza Italia, Antonio Martino), nulla si sa sulle opinioni del vertice del partito di maggior peso nel parlamento: il Partito Democratico.

In vista delle prime votazioni sulla proposta di legge, che avranno il via presumibilmente ad inizio 2016 nelle Commissioni, secondo Farina «può essere fondamentale poter contare su una mobilitazione crescente dei cittadini. Le iniziative in favore della legalizzazione stanno crescendo in tutto il paese, coinvolgendo anche aree di società che sembravano irraggiungibili fino a pochi mesi fa. L’impegno dei cittadini, specie quando ci avvicineremo al voto, può rappresentare un valore aggiunto fondamentale per indirizzare parte della classe politica».

Ddl cannabis, Farina (Sel): per spingere il Parlamento serve una mobilitazione popolare

sabato 28 novembre 2015

Il ddl cannabis è stato incardinato in Commissione. Possibile il voto a gennaio


Ieri è stato il giorno del cosiddetto “incardinamento” della proposta di legge sulla legalizzazione della cannabis. La proposta è stata presentata alla Commissioni parlamentari riunite di Giustizia e Affari sociali.

Si è trattato di una riunione preliminare, volta a presentare il testo ai parlamentari delle Commissioni e a raccogliere alcuni primi pareri degli stessi.

«Ora tutti i membri potranno presentare, nell’arco di un paio di settimane, una lista di personalità esterne da audire che verrà vagliata e approvata dai presidenti di Commissione – spiega Vittorio Ferraresi del Movimento 5 stelle, tra i promotori della proposta di legge – come M5S sicuramente porteremo in Commissione esperti in grado di spiegare ai parlamentari i benefici della legalizzazione negli ambiti della giustizia, della sanità pubblica e dell’economia».

Secondo i resoconti il primo dibattito in Commissione si sarebbe tenuto in un clima rilassato, acuito solo da un intervento di Marco Rondini (Lega Nord) il quale ha preannunciato la contrarietà del proprio gruppo, pur dicendo di voler prima leggere il testo, e ha annunciato di voler portare in Commissioni esperti del campo delle tossicodipendenze, provocando la risposta di un deputato 5 stelle, il quale gli ha ricordato che analizzando una legge sulla cannabis «parlare di tossicodipendenze non c’entra niente».

Il testo risulta quindi ora incardinato, e ormai è certo che si arriverà quantomeno ad un voto nelle Commissioni, il quale consentirà finalmente di svelare le intenzioni di alcuni partiti che fino ad ora non si sono espressi sul testo, a cominciare dal Partito Democratico.

Vista la contemporanea necessità da parte del parlamento di discutere e approvare la legge di stabilità 2016, è possibile prevedere che il voto sul ddl cannabis legale potrà tenersi nelle prime settimane del prossimo anno.


Il ddl cannabis è stato incardinato in Commissione. Possibile il voto a gennaio

lunedì 26 ottobre 2015

ITALIA - Gli estimatori della canapa si organizzano: nasce l’Associazione di promozione sociale e culturale Canapa Info Point

Dopo decenni di disinformazione sulla canapa e conseguente demonizzazione dei suoi consumatori, oggi assistiamo al riaprirsi di un dibattito politico e sociale che vede 293 parlamentari sottoscrivere una proposta di legge per la regolamentazione dell’uso ed il consumo e la Corte Costituzionale chiamata a pronunciarsi sulla legittimità della legge in vigore.

In virtù di questo fermento i consumatori di canapa hanno deciso di uscire allo scoperto costituendo l’Associazione Canapa Info Point, con l’obiettivo di fornire sul territorio informazioni corrette sulle qualità e benefici di questa pianta e permettere ai consumatori di organizzarsi, per meglio affrontare il proibizionismo latente ancora in voga e prepararsi in vista di una possibile legalizzazione dell’uso domestico.

Inaugureremo la sede legale ed operativa dell’Associazione sabato 31 ottobre alle ore 17 in Via Pisino 115 – Roma, dove verrà presentata la piattaforma programmatica relativa agli obiettivi che il CIP si prefissa.

Interverranno all’evento l’On. Pippo Civati firmatario della proposta di legge depositata a suo nome alla Camera, il Sen. Alfonso Ciampolillo firmatario per il M5S della proposta di legge presentata in Senato, gli avvocati Lorenzo Simonetti e Claudio Miglio la cui richiesta di pronunciamento della Consulta è stata accettata dalla Corte d’Appello di Brescia e altri parlamentari della cui conferma siamo in attesa.

Hanno comunque dato il loro sostegno e supporto all’iniziativa:

il Sen. Benedetto Della Vedova (promotore dell’intergruppo parlamentare)
il Sen. Alberto Airola (cofirmatario della proposta di legge M5S in Senato)
l’On. Rita Bernardini (presidente onorario dell’intergruppo)
l’On. Daniele Farina (firmatario della proposta di legge SEL alla Camera)
gli On. Vittorio Ferraresi, Paolo Bernini, Alessio Villarosa e Luca Frusone (firmatari della proposta di legge M5S alla Camera)
l’On Adriano Zaccagnini (cofirmatario della proposta di legge SEL)
l’On. Elly Schlein (parlamentare europea)

Vi invitiamo a partecipare all’evento con lo scopo di poter diffondere attraverso le vostre testate, una reale immagine dei consumatori di canapa, del sostegno istituzionale che riscuotono e del lavoro di sensibilizzazione che svolgono nei vari territori attraverso la produzione di alimenti e manufatti.

Rimaniamo a Vostra disposizione per qualsiasi ulteriore chiarimento:
info@legalizziamolacanapa.org – cell. 330302488

Cordialmente

Giancarlo Cecconi – portavoce Canapa Info Point

ITALIA - Gli estimatori della canapa si organizzano: nasce l’Associazione di promozione sociale e culturale Canapa Info Point

lunedì 12 ottobre 2015

CANNABIS LEGALE, ITALIA PRONTA DAL ’93 MA PER ALCUNI È SOLO UN DIRITTO IN PIÙ DA NEGARE

La cannabis legale e i dubbi di chi difende, in modo anche velato, un proibizionismo sconfitto dalla storia.


Nei giorni in cui sta sviluppandosi nelle sedi parlamentari il progetto di legge antiproibizionista sulla cannabis, voluto dall’Intergruppo fondato da Benedetto Della Vedova, stanno emergendo (come anche giusto che sia) alcune voci contrarie o perplesse, verso la legalizzazione delle droghe leggere. Da argomentazioni che potremmo definire ‘benaltriste’, passando per dubbi di tipo sociologico e le immancabili disamine economiche volte a frenare gli entusiasmi per il gettito fiscale. Comunque la si guardi, appare chiaro che per tanti politici e personaggi pubblici italiani è ancora inconcepibile considerare l’estensione dei diritti civili, una ricchezza e una risorsa in quanto tale. Il popolo, sul tema delle droghe leggere legali, è pronto da almeno 22 anni, ovvero dal referendum proposto dai Radicali in cui si chiedeva la depenalizzazione dei reati connessi all'uso personale della cannabis e dei suoi derivati. Il popolo accolse tale istanza ma la politica ha sistematicamente ignorato tutto ciò.


Il ‘benaltrismo’
La frase 'Ai giovani serve un lavoro e non una canna’ è come un mantra per chi, a partire da Giorgia Meloni, si ricorda sempre della questione occupazionale ogniqualvolta ci sono in ballo i diritti civili. Siano questi appannaggio degli omosessuali, dei malati che chiedono l’eutanasia o dei consumatori di cannabis. Forse ci si dimentica che la legalizzazione permetterebbe l’avvio di attività fino ad oggi proibite fornendo una (pur minima) risposta a chi vuole mettersi in gioco nel settore. Inoltre, non è chiaro come la legalizzazione mini gli interessi di lavoratori e disoccupati ai quali sono deputati a pensare ministri, sottosegretari e responsabili dei partiti, tutti ‘specialisti’.

Legalizzazione è maggiore sicurezza
Vi sono poi derive di tipo sociologico, come chi prefigura chissà quale caos generato dall’apertura di locali in cui acquistare cannabis, che appaiono fuori luogo se si considera che le droghe (anche pesanti) sono di fatto già ‘libere’ in quanto facilmente reperibili sul mercato nero. L’emersione del fenomeno porterebbe tante persone ‘normali’ che consumano cannabis, a usufruire di canali legali e senza rischi per la salute visto che la legalizzazione garantirebbe prodotti di maggior qualità. Le intemperanze di pochi non finirebbero per inficiare la bontà di un progetto che libererebbe dal giogo repressivo (anche solo potenziale) milioni di consumatori che non possono essere, evidentemente, tutte teste calde. Gli esempi dei coffee-shop olandesi, dei cannabis club spagnoli, dei bar cechi e dei dispensari americani sono lì a dimostrarlo e nelle province dell’Olanda dove tali locali erano stati proibiti ai turisti, è stato necessario tornare indietro per evitare scene che nelle nostre città proibizioniste sono la quotidianità: arresti, violenza e spaccio in strada, ovvero fenomeni riazzerabili solo con la legalizzazione.

L’economia non è tutto
C’è chi ha messo in dubbio l’efficacia della legalizzazione da un punto di vista economico, sottostimando il gettito fiscale e gli introiti generati. Senza entrare nel merito di cifre opinabili perché stime riguardanti un traffico che neppure dovrebbe esistere, è sufficiente utilizzare le parole di Benedetto Della Vedova che, su Linkiesta, ha spiegato come il versante economico non sia la causa del provvedimento ma una sua conseguenza. I diritti, insomma, sono già un valore in sè perché, per dirla all’americana, generano felicità. E pazienza se questa non è nelle rilevazioni economiche.

sabato 5 settembre 2015

Si torna dalle vacanze ... si smette di parlare di cannabis

Dopo una estate ricca di chiacchiere a parlare di cannabis ... torna il silenzio. 



Le speranze iniziali sul lavoro dell'intergruppo sulla legalizzazione non sembrano prendere lo slancio travolgente auspicato. Anzi il lavoro dell'intergruppo sembra perdere la forza fomentata dalle istanze della società e si sta dimostrando incapace di consolidare il proprio lavoro e quello delle associazioni da anni impegnate in questa battaglia. L'autoreferenzialità della politica sul tema cannabis, ancora una volta, traduce in fatti il distacco tra politica e cittadini.

I media finalmente si sono resi conto che la proibizione ha fallito, ma la maggioranza dei cittadini attende risposte passivamente più che stimolare il dibattito su un tema ancora tabù. I pochi impegnati, che ora trovano sostegno in un dibattito che sta svelando fallimenti decennali, non trovano nella politica lo stesso sostegno e supporto che ha stimolato i politici a creare un gruppo politico trasversale, ancora minato da interessi particolartisti di fazione.
I gangli del potere ancora non accettano una svolta antiproibizionista. Se negli USA, vengono cercate e remunerate figure quali assaggiatori di cannabis, piuttosto che figure consulenziali nella ricerca sulla produzione di cannabis o a supporto di strategie per politiche efficaci, in Italia, Rita Bernardini viene scartata come candidata da garante dei detenuti perchè antiproibizionista. Ancora una volta, l' intergruppo parlamentare si dimostra distaccato da una battaglia comune contro lo "stigma" di Serpelloniana memoria che traduce in discriminazione la candidatura di una figura di spicco come la Radicale Italiana. Anzichè utilizzare questa discriminazione in un'arma di accusa nei confronti di una politica fallita e da accantonare, non muove parola. E così si è accantonato il dibattito sulla cannabis.

Il dibattito italiano adesso guarda alle "riforme", in primis quella del senato. Una delle tante riforme che, nella più tipica tradizione italiota, minaccia di fare saltare il governo; e dunque se salta il governo che fine fa la riforma sulla cannabis? Soprattutto, che fine farebbero le poltrone degli ultimi saliti sul carro degli "amici della cannabis" raccolti nell'intergruppo? Forse meglio smettere di parlare di cannabis...

Altro tema scottante è il fenomeno incontrollato dell'immigrazione. E' stata fomentata la guerra e ora ci si stupisce che, le popolazioni locali, la guerra non la vogliono e scappano. Da dove scappano? Guarda caso da alcune delle zone dove la produzione di cannabis è storicamente una tradizione. Si veda il Libano.

Quello che mi stupisce maggiormente è come gli occhi siano chiusi di fronte alle potenzialità di una politica internazionale sulla cannabis. Dall'arricchimento di zone povere, all'utilizzo di politiche agricole in favore della coltivazione della cannabis per creare lavoro nel nord dell'Africa e fermare i flussi migratori creando lavoro in quelle zone.

Le politiche di sviluppo che potrebbero partire da una sana collaborazione internazionale sulla delocalizzazione della produzione di cannabis permetterebbe la creazione di ricchezza la dove si è portata distruzione, si costruirebbe un argine di solidarietà dove ora si costruiscono mura di divisione.
La corruzione morale e finanziaria della classe politica italiana non da speranza. Lobby di potere occulte e lobby finanziarie dichiarate marciano sull'impoverimento delle persone; impoverimento che ora come mai negli ultimi cento anni sta pervadendo tutta la società.
Dato questo panorama di incertezza sorgono spontanee domande sul futuro della riforma sulla cannabis:

Quando si attiverà il dibattito nelle camere? 


Si riuscirà a fare capire alle forze più contrarie all'accoglimento degli immigrati, che le politiche sulla cannabis possono fermare il flusso di immigrazioni incontrollate attraverso la creazione di lavoro nel nord dell'Africa?


Si riuscirà a fare cadere il tabù sull'antiproibizionismo?


domenica 30 agosto 2015

Lettera a Vittorio Ferraresi

Caro Vittorio,

Come va? Ti scrivo per porti una domanda: credi plausibile una modifica della legge sulla cannabis in tempi brevi?

Ti pongo questa domanda perché ho contattato la referente assegnatami a seguito della richiesta di autorizzazione alla coltivazione di cannabis ... che mi ha comunicato di essere stata spostata ad altri incarichi ... da qui emerge la mia perplessità nei confronti del governo nell'approvare la nuova legge proposta dall'intergruppo per la cannabis legale.

Il dpr 309/90 prevede l' autorizzazione alla coltivazione per richieste pervenute entro il 31 ottobre.

Siamo in Italia e la legge, che potrebbe essere efficace immediatamente, non si vuole venga applicata. Si fa tanto parlare di legalizzare la cannabis e la riforma di una legge sul tema, nella direzione intrapresa dall'intergruppo sulla basa del pdl del m5s, è buona.

Ma come è possibile aspettarsi un cambiamento se, anche ora che si potrebbe fare qualcosa, si ostacola il cambiamento?

Un ringraziamento per il tuo impegno su questo tema.

Un caro saluto

domenica 9 agosto 2015

Cara ministro Giannini ti scrivo, così mi distraggo un pò....


Alla cortese attenzione dell' ministro Giannini,

Scrivo in merito alle dichiarazioni del ministro Stefania Giannini riguardo ai dati sul consumo di cannabis in Olanda, in allegato, potrà trovare due documenti;

- DPA e cannabis Social club, rappresenta un modello istituzionale, che potrebbe essere applicato per sviluppare una ricerca scientifica in collaborazione tra enti pubblici e privati; al termine della presentazione, a pagina 10, potrà trovare i dati sulla riduzione della diffusione di stupefacenti in età pre adolescenziale a seguito della depenalizzazione del possesso di sostanze illegali.


Dovrebbe essere impegno dell' ministro dell' istruzione prendere atto del successo di queste politiche e sostenere l' attività di governo sul tema cannabis. L' intergruppo parlamentare e il Suo lavoro deve essere riconosciuto da questo governo.


- L' Economia della sicurezza pubblica, riporta le motivazioni alla base della scelta di una politica sulla sicurezza efficace ed efficiente, che passa per una riconsiderazione della cannabis. A pagina 15 viene riportato un grafico riportante dati dell'EMCDDA dove si evince come in Olanda il consumo tra la popolazione è inferiore rispetto all' Italia
, già nel 2008.


Porgo i più sinceri saluti e i migliori auguri di un buon lavoro.


martedì 28 aprile 2015

ITALIA - Cannabis terapeutica. De Biasi (PD): aumentare produzione nazionale

"La produzione di cannabis a uso terapeutico dell'Istituto Chimico-Farmaceutico militare di Firenze è insufficiente e quindi dopo un anno di sperimentazione si può procedere ampliando la produzione". Lo ha detto Emilia Grazia De Biasi, presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato, intervenendo a un convegno di Federserd, la Federazione dei Servizi Pubblici per le Dipendenze. "Non si capisce - ha detto la senatrice del Pd - perchè solo l'istituto di Firenze possa produrre cannabis a uso terapeutico e perchè dobbiamo comprare dall'Olanda la materia prima. Bisogna fare un'indagine sul fabbisogno e sicuramente risulterà che più ampio di quello che l'istituto riesce a coprire". Di Biase ha anche puntato il dito contro i costi di questa terapia "che oggi sono troppo alti" anche a causa dell'importazione dell'Olanda delle infiorescenze che qui in Italia non si produce in quantità adeguata".

ITALIA - Cannabis terapeutica. De Biasi (PD): aumentare produzione nazionale

mercoledì 8 aprile 2015

Appello alle Associazioni Antiproibizioniste

Questo è un' appello alle forze antiproibizioniste italiane. Nonostante le visioni divergenti all' interno dello stesso fronte, una cosa è legale ORA: coltivare con l'autorizzazione ministeriale.

Estratto dal  DPR 309/90 Decreto del Presidente della Repubblica del 9 ottobre 1990, n. 309, recante: "Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza".



"Titolo II 
DELLE AUTORIZZAZIONI 

Articolo 17. Obbligo di autorizzazione 
1. Chiunque intenda coltivare, produrre, fabbricare impiegare, importare, esportare, ricevere per transito, commerciare a qualsiasi titolo o comunque detenere per il commercio sostanze stupefacenti o psicotrope, comprese nelle tabelle di cui all'articolo 14 deve munirsi dell'autorizzazione del Ministero della sanita'. 

2. Dall'obbligo dell'autorizzazione sono escluse le farmacie, per quanto riguarda l'acquisto di sostanze stupefacenti o psicotrope e per l'acquisto, la vendita o la cessione di dette sostanze in dose e forma di medicamenti. 

5. Il Ministro della sanita', nel concedere l'autorizzazione, determina, caso per caso, le condizioni e le garanzie alle quali essa e' subordinata, sentito il Comando generale della Guardia di Finanza nonche', quando trattasi di coltivazione, il Ministero dell'agricoltura e delle foreste."



Il prossimo sforzo della lotta antiproibizionista, prima di arrivare a qualsivoglia forma di regolamentazione, deve essere l' immediata possibilità, a chi intenda coltivare "a norma di legge", di ricevere facilmente l' autorizzazione.

Cari amici antiproibizionisti, pensate che sia più veloce applicare la legge in maniera rilassata, o approvare una nuova legge?

Il prossimo passo di spinta che il mondo antiproibizionista deve dare ad un processo di ponderata regolamentazione, è quello di portare il governo a rilasciare facilmente coltivazioni autorizzate.

Questo va esattamente nella direzione di "Impegno di dialogo con le autorità" proposto da Encod nei principi alla base dei Cannabis Social Club.

Tutela i coltivatori e consumatori da inutili persecuzioni ed evita il clima da inquisizione spagnola presente sotto la fini giovanardi.

Tutela la società nel complesso, prevedendo una immediata e temporanea soluzione pacifica alla "guerra alla droga" permettendo da subito la regolarizzazione della coltivazione domestica. Previene la diffusione di canali illegali: una garanzia alla coltivazione regolamentata senza rischi di illegalità, favorisce il clima di dialogo tra autorità e cittadini permettendo uno scambio di dati utile alla valutazione della migliore politica da adottare su base oggettiva.

Il Colorado, ha intrapreso la via della legalizzazione, proprio battendo la strada del controllo della produzione domestica. L' Italia, una volta intrapresa la via di un' affidabile accesso ai dati della diffusione del consumo, potrà valutare con maggiore attenzione, le considerazioni sulle diverse tipologie di strategie da adottare. Sono più diffuse le coltivazioni in piccoli gruppi? Quale è la dimensione media di una coltivazione collettiva? E' possibile individuare un numero massimo di soci?

La scelta Uruguaiana è stata quella di regolamentare per legge i numeri delle coltivazioni collettive; quanti soci e quante piante per associazione.

In Colorado si è deciso di tassare la cannabis come l'alcol e il tabacco, aprendo le porte ad una "industrializzazione della cannabis". E' la rivoluzione industriale della cannabis.

L' Italia ha già "regolamentato" la coltivazione. E' necessaria l' autorizzazione ministeriale.

Il dialogo aperto dall' intergruppo parlamentare è positivo, ma ha un obbiettivo a lungo termine che non può risolvere i problemi OGGI.
OGGI è necessario affermare la coltivazione "lecita" e permettere, all'intergruppo parlamentare, di accedere alle dimensioni del fenomeno cannabis, per permettere l' elaborazione di un progetto di legge condiviso. I dati sulla diffusione della cannabis dovrebbero essere raccolti dal governo e analizzati per portare il parlamento ad elaborare una decisione basta su riscontri empirici, chiudendo il periodo oscurantista della proibizione.

lunedì 16 marzo 2015

Cannabis, intesa bipartisan in Parlamento per legalizzazione

L’iniziativa è del sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova e ha riunito 45 deputati e senatori Pd, 5 del Movimento 5 Stelle, 7 del gruppo Misto, 1 di Forza Italia, 1 di Sel e 1 del gruppo Autonomie

Un intergruppo parlamentare per parlare della legalizzazione dei derivati della cannabis in Italia. L’idea è del sottosegretario agli esteri e senatore ex radicale Benedetto Della Vedova che ha già raccolto l’adesione di oltre 60 parlamentari di Pd, M5S, Psi e gruppo Misto. “Si tratta di adesioni bipartisan”, ha spiegato, “da parte di parlamentari di diversa estrazione politica. Ciò dimostra come anche in Italia un approccio pragmatico, ispirato a una rigorosa analisi costi/benefici, sia ormai sempre più diffuso sul piano politico-culturale e decisamente trasversale, non solo fuori ma anche dentro il Parlamento”.
L’obiettivo, dice Della Vedova, è quello di occuparsi del mercato della cannabis e nei prossimi giorni i parlamentari dovranno incontrarsi per cominciare a elaborare una proposta di legge per la legalizzazione. “Il problema”, ha scritto su Facebook il senatore, “non è più dichiararsi favorevole o contrario alla legalizzazione, piuttosto è regolare un mercato che è già libero. Occorre disciplinare, limitare e disincentivare l’uso delle droghe leggere, sul modello di quanto si fa per alcol e tabacco. Perché la repressione, finora, ha avuto costi altissimi. E non è servita a contenere i consumi di hashish e marijuana”.
Questa la lista dei parlamentari che hanno dato la loro disponibilità:
45 parlamentari del Partito democratico (Agostini Roberta, Albanella Luisella, Beni Paolo, Amato Maria, Amoddio Sofia, Bruno Bossio Vincenza, Capozzolo Sabrina, Carella Renzo, Carloni Anna Maria, Civati Pippo, Cominelli Miriam, D’Ottavio Umberto, Della Zuanna Gianpiero, Fabbri Marilena, Fossati Filippo, Galli Carlo, Gandolfi Paolo, Giachetti Roberto, Giacobbe Anna, Giuliani Fabrizia, Gnecchi Luisa, Gribaudo Chiara, Guerini Giuseppe, La Forgia Francesco, Lo Giudice Sergio, Maran Alessandro, Marchetti Marco, Mattesini Donella, Mattiello Davide, Micheloni Claudio, Minnucci Emiliano, Pastorino Luca, Petrini Paolo, Pini Giuditta, Rampi Roberto, Realacci Ermete, Ricchiuti Lucrezia, Sani Luca, Schirò Gea, Sgambato Camilla, Stumpo Nico, Tentori Veronica, Terrosi Alessandra, Tidei Marietta, Tullo Mario); 5 parlamentari del Movimento 5 Stelle (Airola Alberto, Bernini Paolo, Cotti Roberto, De Rosa Felice, Ferraresi Vittorio); 7 del gruppo misto (Di Lello Michele, Iannuzzi Cristian, Locatelli Pia, Margiotta Salvatore, Romani Maurizio, Baldassarre Marco, Bechis Eleonora); Martino Antonio di Forza Italia; Zaccagnini Adriano di Sel; Battista Lorenzo del gruppo Autonomie.

fonte: www.ilfattoquotidiano.it - Cannabis, intesa bipartisan in Parlamento per legalizzazione

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