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sabato 24 giugno 2017

ITALIA - Legalizzazione cannabis. Direzione Nazionale Antimafia conferma nella sua relazione al Parlamento

"Sembra coerente l'adozione di una rigorosa e chiara politica di legalizzazione della vendita della cannabis, accompagnata da una parallela azione a livello internazionale, e, in particolare europeo, che consenta la creazione, in prospettiva, di una più ampia aerea in cui il fenomeno sia regolato in modo omogeno". E' quanto si legge nella Relazione annuale della Direzione nazionale antimafia, presentata ieri mattina al Senato dal procuratore Nazionale antimafia e antiterrorismo, Franco Roberti. Una prospettiva "favorevole alla legalizzazione prendendo atto sulla base di numeri, fatti, indagini e processi in nostro possesso - si sottolinea nella Relazione - del fallimento delle politiche proibizioniste". "Questo Ufficio, conferma, - prosegue ancora la Dna - anche alla luce delle nuove questioni esaminate e dei nuovi dati pervenuti, la necessità di concentrare le risorse dello Stato finalizzate alla repressione dei reati su fenomeni più gravi ed allarmanti del traffico di droghe leggere". Il mercato degli stupefacenti - continua la relazione - mentre in alcuni settori è sostanzialmente stabile (eroina e cocaina) in altri è in significativa ascesa (droghe sintetiche e cannabis) con la conseguenza che rimangono confermate (se non accresciute) le stime sul complessivo giro di affari del narcotraffico sia a livello globale che a livello nazionale. Che, infatti, a livello globale superano i 560 miliardi di euro e che, in Italia, è di circa 30 miliardi di euro (pari a circa il 2% del PIL nazionale). "Numeri dimostrativi dell'enorme rilievo macro-economico del narcotraffico che - secondo la Dna - confermano che la partita del contrasto al narcotraffico rimane decisiva".

ITALIA - Legalizzazione cannabis. Direzione Nazionale Antimafia conferma nella sua relazione al Parlamento

mercoledì 14 settembre 2016

Degrado e droghe per strada. Cosi' in tutte le citta'. Come farsi meno male

Comunicato di Vincenzo Donvito
5 settembre 2016 14:43

 Non passa giorno che sulle cronache locali -e non- di tutti i media, si parli del degrado urbano, quasi sempre associato allo spaccio di droghe illegali. Immagini di persone che bivaccano, meglio se con una qualche bottiglia in mano e una sigaretta che possa essere scambiata per spinello, e seduti nei luoghi piu' significativi della citta', chiese e piazze storiche, giardini frequentati anche di giorno da bambini, etc. Immagini su cui talvolta i media provvedono ad oscurare i volti delle persone, ma non se queste sono manifestamente con la pelle non-bianca: dando cosi' il loro contributo al discutibile legame, tipico di chi ragiona con la pancia invece che con la testa, tra non-bianco e spacciatore di droga, e quindi responsabile del degrado.
Lasciando ad ogni media la propria responsabilita' nell'alimentare disordine pubblico, cio' che ci preme sottolineare e' che il metodo per cercare di farsi meno male e' a portata di mano, ma sembra che il nostro legislatore non sia interessato. Stiamo parlando della legalizzazione delle droghe, cioe' il controllo del mercato da parte dello Stato per un prodotto che oggi -pur se illegale- e' capillarmente diffuso e consumato si' da rendere libero il suo mercato: le forze dell'ordine non ce la fanno a seguire il ritmo dello spaccio per strada e, nonostante gli ingenti sequestri che vengono operati ogni giorno, la presenza e l'offerta di queste sostanze e' sempre maggiore, soprattutto per strada. Le proposte di legge in Parlamento ci sono, ma sono al momento bloccate nonostante si sia manifestato un ampio schieramento trasversale che le sostiene. In prospettiva si vede solo il buio. E lo spinello, che e' consumato da quasi tutti i giovani e non solo, continua ad essere venduto clandestinamente per strada da spacciatori che -in virtu' di un potenziale loro maggiore guadagno- non esitano a proporre anche l'acquisto di sostanze piu' pericolose e che creano facilmente dipendenza, come eroina, cocaina o metamfetamine varie.
Al momento, nonostante le positive esperienze in merito registrate in diversi Stati europei e degli Usa e delle Americhe, la legalizzazione e' una chimera. E il risultato sono queste immagini e queste quotidianita' di cui dicevamo prima. Certamente il problema non sara' risolto, ma sicuramente sara' contenuto ed arginato, con meno spacciatori e meno clienti per le strade.
Ci viene spontanea una domanda che rivolgiamo ai media, soprattutto locali, che sono giustamente preoccupati del degrado delle citta' per le quali si impegnano a svolgere un servizio di informazione: tante volte avete fatto campagne nell'interesse dei cittadini, promosso petizioni, sostenuto progetti di legge... perche' in questo caso vi limitate solo ad indicare coi volti scoperti non-bianchi i presunti colpevoli e non vi fate partigiani di una politica di riduzione del danno, sulle droghe e sulle nostre citta'?
Degrado e droghe per strada. Cosi' in tutte le citta'. Come farsi meno male

sabato 4 gennaio 2014

Lettera aperta alla commissione giustizia sulla revisione del testo unico sugli stupefacenti

Alla cortese attenzione della Dott.ssa Ferranti Donatella,
Presidente della II Commissione Giustizia,


Onorevole Presidente,
Volevo porgere le mie più vive congratulazioni e i miei più sinceri ringraziamenti, alla II commissione Giustizia del Parlamento Italiano, per avere concesso audizione all'Associazione ASCIA e avere dato la possibilità, attraverso le audizioni in commissione, di rappresentanza a diverse realtà che chiedono il cambiamento dell'attuale normativa sugli stupefacenti.

Vorrei, altresì, ringraziare l' On. Daniele Farina, uno dei due promotori di uno dei progetti di legge presenti in Parlamento, al fine di modificare il Testo Unico sugli stupefacenti.

Ringraziamenti sinceri vanno anche all' On. Vittorio Ferraresi, che ha accolto la delegazione dell' associazione ASCIA per l' audizione presso la II commissione Giustizia del Parlamento Italiano.

Le motivazioni portate nell'audizione dell' associazione ASCIA, di carattere storico, sociale, economico, che sono alla base di una richiesta consapevole di un evidente cambiamento nell'approccio agli stupefacenti, potranno portare una revisione della normativa sulle sostanze psicotrope efficace nel ridurne la diffusione e i problemi sociali connessi.

I risultati dell' attuale politica risultano evidenti nei fatti: l' Italia è il primo mercato di resina di cannabis in Europa.

Le indicazioni del DPA, hanno portato l'Italia ad eccellere, nel triste primato di avere la maggior diffusione di hashish nel vecchio Continente.

C' è una fetta di circa sette milioni di italiani, che indipendentemente dal colore politico, risultano consumatori di cannabis e derivati.

Una collaborazione di tutte le forze politiche, dalle formazioni più recenti, alle realtà più radicate, dovrebbe convergere nella revisione della legge al fine di avvicinarsi alle politiche adottate da altri paesi europei, che sono state in grado di dimostrare un reale successo nel contrastare la diffusione di sostanze psicotrope.

E' un evento storico che siano stati valutati gi esempi degli Stati Uniti, dove i dispensari di cannabis terapeutica sono una realtà consolidata ancora prima della legalizzazione della cannabis per scopi ricreativi nello stato di Washington e Colorado, e della Spagna,dove i cannabis social club sono un esempio alternativo di controllo di diffusione e distribuzione della cannabis e dei suoi derivati.


La società Italiana può dirsi soddisfatta nel considerare che l' idea della coltivazione personale deve essere un fatto da regolamentare, attraverso una burocrazia semplice e snella; perchè non decentrarla e regolamentarla a livello comunale?
Una regolamentazione a livello locale riguardo la creazione di cannabis social club, potrebbe essere una soluzione efficace nel controllo della diffusione della cannabis e dei derivati, un chiaro segnale di distinzione tra mercati delle sostanze stupefacenti, uno strumento efficace nella prevenzione della diffusione di sostanze illegali.

Il decentramento della regolamentazione di strutture come i cannabis social club sarebbe un felice connubio tra libertà delle comunità cittadine e libertà politica. L' uso di cannabis e derivati è un problema trasversale che riguarda tutte le forze politiche, ma le "direttive" politiche nazionali, spesso sono in contrasto con correnti e pensieri diversi all'interno delle stesse realtà.
Un decentramento di questa regolamentazione porterebbe un "federalismo della cannabis" indipendente dal colore politico e frutto della consapevolezza delle comunità italiane.

E' bello pensare che sulle basi di questo interesse istituzionale possa essere scritta una nuova legge che superi la proibizione, modello fallimentare che aumenta la diffusione di stupefacenti, e concretizzi un approccio tollerante e compassionevole che prenda in considerazione anche l' aspetto "storico" e il ruolo della cannabis nella società.

Colgo l' occasione per porgere i migliori auguri di buon lavoro alla Commissione, al fine di redarre una normativa moderna, concretamente interessata alla diffusione delle sostanze stupefacenti e alla soluzione di questo problema.

domenica 12 febbraio 2012

La crisi economica? Un opportunità per un cambio di direzione nelle politiche sulla cannabis terapeutica

L' attuale crisi economica ha reso l' Italia un paese “economicamente vulnerabile”, ciò è accaduto a causa dell'incapacità politica di comprendere, anticipare ed agire in maniera attiva ed efficace per ridurre l' impatto della crisi economica che sta colpendo, più che altri paesi europei, l' Italia.
Sono passate “due” repubbliche e il risultato è stato il commissariamento della nostra nazione. In questo periodo, la stessa “ignoranza”, intesa come mancanza di conoscenze e competenze per affrontare una crisi prevedibile e prevista, ha portato all'approvazione in sordina, a soli scopi propagandistici, del decreto Fini-Giovanardi per contrastare la diffusione di sostanze stupefacenti, nullificando un referendum popolare contro la quantificazione minima di sostanze stupefacenti detenibili.
Se il falso in bilancio è stato depenalizzato (la sanzione per questo illecito può essere l' arresto fino a 2 anni), se lo stupro, con una recente sentenza, può prevedere pene diverse dal carcere, se l' associazione per delinquere può essere punita con 10 anni di carcere, la coltivazione di una pianta di cannabis, per scopo terapeutico, in Italia, può essere punita con 6 fino a 20 anni di carcere.
Questo governo, che può contare su un largo consenso popolare e che ha la possibilità di spiegare le motivazioni delle proprie iniziative, ha una grossa opportunità: quella di rendere la coltivazione di cannabis, per uso terapeutico, più semplice.
L' attuale legislazione italiana permette la coltivazione di cannabis sotto autorizzazione ministeriale. L' art. 17 del Testo Unico sugli Stupefacenti prevede infatti l' autorizzazione del ministero della sanità per “chiunque intenda coltivare, produrre, fabbricare impiegare, importare, esportare, ricevere per transito, commerciare a qualsiasi titolo o comunque detenere per il commercio sostanze stupefacenti o psicotrope “.
Alla luce del recente decreto “svuota carceri”, bisogna, per necessità di cronaca, ricordare che circa il 30% delle persone nelle carceri Italiane sono dietro le sbarre per crimini legati in violazione del testo unico sugli stupefacenti o per crimini legati allo stato di tossicodipendenza. Stando così le cose, il decreto “svuota carceri”, senza un' appropriato intervento legislativo per garantire una normalizzazione della vendita della sostanza stupefacente più diffusa al mondo, la cannabis, rischierà di sortire solo un effetto temporaneo di svuotamento delle patrie galere e porterà ad un nuovo riempimento ed un ritorno alla situazione precedente di emergenza delle carceri Italiane in breve tempo.
Poiché questo governo sembra attento ai messaggi che vuole trasmettere e le dimissioni del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Carlo Malinconico sono state dettate da questa linea di serietà, sarebbero opportuni interventi anche in materia di tossicodipendenza. In questo ambito le dimissioni dell'attuale direttore del Dipartimento Antidroga, Dott. Giovanni Serpelloni, sarebbero un segnale forte e ben promettente, un chiaro segno di svolta per un veloce ed efficace cambio di normativa che permetta accessi facilitati alla coltivazione di cannabis terapeutica e un più snello rilascio delle licenze e autorizzazioni, al fine di evitare un nuovo collasso del sistema carcerario italiano.
Gli effetti positivi di una svolta nell' ambito del rilascio delle autorizzazioni ministeriali per la coltivazione di cannabis terapeutica sono molteplici. Possibilità di sviluppo economico sarebbero date dalla creazione di nuove opportunità di ricerca ed impresa nel campo farmacologico per l' impiego di cannabis e dei suoi principi attivi, come avviene già negli USA, Israele, Olanda. Maggiori entrate sarebbero possibili a seguito dell'introduzione del pagamento di una commissione per il rilascio della licenza; questo provvedimento garantirebbe nuove risorse economiche per il paese. Si assisterebbe ad un più efficace utilizzo delle forze dell'ordine nel contrasto alle organizzazioni criminali e a risparmi duraturi sul fronte delle spese processuali per reati che intasano il sistema giudiziario per violazioni al TU sulle sostanze stupefacenti. La società nel complesso fruirebbe di grossi vantaggi a fronte di minori spese e nuove entrate fiscali.Perchè non fare entrare nell'agenda politica del governo una revisione della normativa sulle sostanze stupefacenti anche alla luce del nuovo tavolo istituzionale che, attraverso il Ministro con delega alle tossicodipendenze Andrea Riccardi, è stato aperto a livello internazionale creando la rete Eranid?


Articolo inviato alla redazione Aduc e pubblicato!!! ;-) 
Cannabis terapeutica, il Governo renda subito la coltivazione più semplice

sabato 14 gennaio 2012

aRoma Di Canna (documentario)

aRoma di Canna – La Droga Proibita è Libera Nella Capitale è una video inchiesta realizzata da Francesco Midolo e Andrea Ossino. aRoma di Canna utilizza come filo conduttore la storia di 4 ragazzi, consumatori di cannabis, che raccontano la loro vita spiegando il perché di questa loro scelta e le varie vicissitudini ad essa collegate.

Il fulcro della storia è la Capitale da cui partono i vari capitoli che la compongono. Intervengono i Presidenti dei Municipi interessati a bloccare il fenomeno dello spaccio con non poche difficoltà, ma anche medici, avvocati e politici tutti specialisti del settore che espongono diverse argomentazioni sul proibizionismo. Regalando, così, allo spettatore svariati punti di vista sull’argomento per una maggiore comprensione ed una critica consapevole.



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