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sabato 24 giugno 2017

ITALIA - Legalizzazione cannabis. Direzione Nazionale Antimafia conferma nella sua relazione al Parlamento

"Sembra coerente l'adozione di una rigorosa e chiara politica di legalizzazione della vendita della cannabis, accompagnata da una parallela azione a livello internazionale, e, in particolare europeo, che consenta la creazione, in prospettiva, di una più ampia aerea in cui il fenomeno sia regolato in modo omogeno". E' quanto si legge nella Relazione annuale della Direzione nazionale antimafia, presentata ieri mattina al Senato dal procuratore Nazionale antimafia e antiterrorismo, Franco Roberti. Una prospettiva "favorevole alla legalizzazione prendendo atto sulla base di numeri, fatti, indagini e processi in nostro possesso - si sottolinea nella Relazione - del fallimento delle politiche proibizioniste". "Questo Ufficio, conferma, - prosegue ancora la Dna - anche alla luce delle nuove questioni esaminate e dei nuovi dati pervenuti, la necessità di concentrare le risorse dello Stato finalizzate alla repressione dei reati su fenomeni più gravi ed allarmanti del traffico di droghe leggere". Il mercato degli stupefacenti - continua la relazione - mentre in alcuni settori è sostanzialmente stabile (eroina e cocaina) in altri è in significativa ascesa (droghe sintetiche e cannabis) con la conseguenza che rimangono confermate (se non accresciute) le stime sul complessivo giro di affari del narcotraffico sia a livello globale che a livello nazionale. Che, infatti, a livello globale superano i 560 miliardi di euro e che, in Italia, è di circa 30 miliardi di euro (pari a circa il 2% del PIL nazionale). "Numeri dimostrativi dell'enorme rilievo macro-economico del narcotraffico che - secondo la Dna - confermano che la partita del contrasto al narcotraffico rimane decisiva".

ITALIA - Legalizzazione cannabis. Direzione Nazionale Antimafia conferma nella sua relazione al Parlamento

sabato 20 maggio 2017

Un problema risolto per la politica .....



Il Centro Studi di confindustria, nel documento intitolato "LE SFIDE DELLA POLITICA ECONOMICA" riguardante gli scenari economici europei e raffrontandoli con i dati italiani, evidenzia una situazione drammatica e disastrosa.


Dal documento di confindustria: "A partire dal 2000 la dinamica del PIL in Italia è risultata inferiore a quella degli altri principali paesi dell’Euroarea."... " L’Italia, insieme alla Spagna, ha subito una doppia recessione (nel 2008-2009 e nel 2012-2014). Il PIL italiano è diminuito del 9,0% tra il 2007 e il 2014 e quello spagnolo del 7,6% (fino al 2013). Germania e Francia hanno, invece, continuato il recupero iniziato nel 2010, tant’è che nel 2014 i livelli di PIL delle due economie erano già superiori ai massimi pre-crisi, del 5,6% il tedesco e del 2,6% il francese."


La cosa peggiore è che la crisi ha eroso il potenziale economico italiano e la sua capacità di tornare a crescere riducendo la crescita potenziale italiana.


"Nel corso della crisi, naturalmente, la performance della produttività italiana ha risentito della caduta della domanda e dell’attività economica. Caduta così violenta da comportare perdita di capacità produttiva e abbassamento della crescita potenziale del PIL.
La crescita del PIL potenziale1 italiano era già molto bassa prima della crisi. La doppia recessione l’ha ulteriormente e notevolmente intaccata. La sua dinamica è così passata dall’1,1% nel 2000-2007 (allora era in linea con quella tedesca, ma molto inferiore a quella del
resto dell’Euroarea) al -0,5% tra 2008 e 2015 (Tabella B).
L’erosione della crescita potenziale nel corso della crisi si riflette anche nelle proiezioni sull’andamento del PIL italiano nel lungo periodo fatte dal Fondo monetario internazionale prima e dopo la crisi: nel World economic outlook del 2007 era prevista una variazione dell’1,2%; quest’anno si ferma al +0,7%."


In sintesi, tra il 2000 e il 2017, l'italia ha smesso di crescere e ha ridotto la sua capacità di generare, ricchezza, lavoro, benessere.


Se questi dati si incrociano con quelli dell'ISTAT riguardante i mercati illegali e più precisamente quelli legai al mercato della droga elaborati nel documento "I NUOVI CONTI NAZIONALI IN SEC 2010 Innovazioni e ricostruzione delle serie storiche (1995-2013)" risulta una analisi economica legata alla legalizzazione della cannabis ... allucinante.


Il rapporto evidenzia come, tra le attività illegali, la componente maggiore è rappresentata dal traffico di droga: "La componente più rilevante tra le tre attività illegali ora misurate dai conti nazionali riguarda la commercializzazione di droga, la quale, in termini di valore aggiunto, è valutata nel 2011 in 10,5 miliardi di euro", cioè lo 0,6% del pil 2011.






I dati sul traffico di droga, però, sono basati su stime; le stime in Italia valutano il mercato della cannabis attorno agli 8 miliardi di euro. Cioè circa lo 0,4% del pil annuo sul 2011.


Incrociando questi dati (la stima dello 0.4% del pil prodotto dalla cannabis), con i risultati di confindustria (che vedono una crescita del pil tra il 2000 e il 2017 dello 0,7 % complessivo) e moltiplicando la crescita del pil legato alla cannabis per gli anni dal 2000 al 2017, si avrebbe un risultato positivo del 6,8% (0,4%*17) contro una crescita "ufficiale dello 0,7% nello stesso arco di tempo.



Questa stima matematica, però, non tiene conto di alcuni importanti fattori. Per esempio di una industria legale che avrebbe potuto attrarre turismo, di nuove imprese legate alla cannabis nel settore dell'elettronica, elettrotecnica, delle energie, dell'agricoltura, dell'idraulica, dell'immobiliare, del farmaceutico, e altri settori indotti dalla crescita del mercato della cannabis.


La cosa che salta maggiormente all'occhio, e che nel confronto tra Spagna, Germania, Francia e Italia, proprio la Spagna, che vede nei cannabis social club, una forma di cannabis legale, è il paese con la migliore performance economica. Ovviamente, la performance economica spagnola, non è interamente spiegabile attraverso la presenza di una forma soft di tolleranza nei confronti del mercato della cannabis, ma sicuramente, la tolleranza nei confronti della cannabis, ha contributo positivamente ad una maggiore crescita. Risulta così anche evidente, l'impatto "moltiplicatore" di una tolleranza verso la cannabis, che vede nell'indotto di questo settore un fattore di crescita positivo da aggiungere alle stime ISTAT.




P.S.: La crescita del pil rappresenta la crescita media dei redditi dei lavoratori e dei profitti delle imprese. Con la cannabis illegale si danneggiano prima di tutto i non consumatori, che non vedono la possibilità di una crescita dei loro salari legati ad un miglior sviluppo economico.

martedì 2 maggio 2017

Legalizzare …ma quando? Incontro con i parlamentari dell’Intergruppo a Indica Sativa Trade


Le notizie di questi giorni, relative alla scoperta di una piantagione domotica di solo 6 piante di cannabis che tanto risalto ha avuto sui quotidiani della capitale e le reazioni di alcuni esponenti di Forza Italia, Lega e Milano Popolare nei confronti del Festival della Cannabis di Lambrate, ci fanno capire che nonostante l’impegno degli oltre 300 parlamentari che hanno firmato la pdl presentata dall’Intergruppo, nonostante le oltre 60.000 firme raccolte per iniziativa dei Radicali Italiani e nonostante, si stima, circa 5.000.000 di italiani usano consumare cannabis più o meno regolarmente, la stupida demonizzazione di questa benefica pianta non cessa e anzi sembra trovare sempre nuovo vigore nella falsa informazione.
E’ forse il caso, quindi, di capire meglio dov’è che stiamo sbagliando, se continua ad essere così difficile usare il buon senso per sconfiggere il pregiudizio ideologico, che sostiene da sempre la componente proibizionista e buona parte dell’opinione pubblica.

E’ probabile che abbiamo sbagliato qualcosa nella strategia iniziale, continuando a elencare tutte le relazioni della canapa con varie realtà discutibili, all’interno della richiesta di legalizzarne l’uso personale, senza mai riuscire a dare una panoramica generale dei vantaggi che la legalizzazione comporterebbe e dell’impegno civile che sostiene in varie direzioni.

Nei dibattiti parlamentari e tra l’opinione pubblica ormai è diffusa la convinzione che la legalizzazione sia esclusivamente una battaglia tra una concessione terapeutica per i pazienti affetti da patologie pesanti e una licenza all’autodistruzione di milioni di persone, a cui la legalizzazione porterebbe.

Dovremmo ora alzare il tiro e fare della battaglia per la legalizzazione una bandiera sotto la quale coagulare il consenso sociale, far capire che l’obiettivo è uno, ma gli avversari che vanno sconfitti raggiungendo quell’obiettivo sono tanti: gli interessi della criminalità in primis, ma anche quelli delle case farmaceutiche, delle imprese coinvolte nella deforestazione e di quelle che hanno interessi nel commercio e nella trasformazione del petrolio, impegnarsi quindi nella battaglia antiproibizionista significa quindi non solo difendere la dignità e la libertà di milioni di persone, ma anche assestare un colpo mortale agli interessi della criminalità, liberare chi ne ha bisogno dalla prepotenza e dal monopolio delle case farmaceutiche e difendere il nostro pianeta da uno sfruttamento incontrollato.

Per parlare di tutto questo e dello stato in cui versa la pdl presentata dall’Intergruppo Parlamentare, ASCIA e CIP, in collaborazione con gli organizzatori della Fiera, hanno invitato il Sen. Della Vedova (promotore dell’Intergruppo), Rita Bernardini (Presidente Onorario), il Sen. Airola e gli On. Ferraresi, Farina, Zaccagnini e Brignone per un confronto con le Associazioni, che si terrà sabato 13 maggio alle ore 16 in occasione della 4^ edizione di Indica Sativa Trade <http://www.indicasativatrade.com/>

ASCIA – www.ascia-web.org
CIP – www.canapainfopoint.it

Legalizzare …ma quando? Incontro con i parlamentari dell’Intergruppo a Indica Sativa Trade

giovedì 6 aprile 2017

02 aprile 2017

La discussione della legge è ripresa, ma il testo rischia di essere annacquato. Tra calcoli politici e resistenze del fronte cattolico, Cecconi, presidente di Ascia, spiega perché la cannabis nel nostro Paese è destinata a rimanere un tabù.

di Attilio De Alberi

In Parlamento è da poco ripreso l’esame della legge sulla legalizzazione delle droghe leggere. Ormai è dal maggio del 2013 che si prova a modificare la legislazione sulla cannabis sia per quanto riguarda la coltivazione e l’uso personale per “motivi ricreativi” sia per motivi medici e terapeutici. L’iter è stato così lungo, e rischia continuare a esserlo, a causa dell’ostruzionismo dell’ex-Ncd, ora Alternativa Popolare. La legge era infatti approdata in Aula lo scorso 25 luglio per poi essere rimandata in commissione.

PD TENTATO DAL COMPROMESSO. Favorevoli sono la maggioranza del Pd (al cui interno resiste però una fronda contraria), il M5s e Sinistra italiana. Forza Italia è divisa, con un certo numero di esponenti possibilisti. Nettamente contrari Lega Nord e Fratelli d’Italia. Quindi, teoricamente, la legge avrebbe i numeri per passare. Ma il Pd sembra esser pronto al compromesso per non minare le sue alleanze, alfaniani in primis. Intanto l’Italia rimane indietro sulla legalizzazione della cannabis, almeno rispetto ad altri Paesi europei come Spagna, Belgio, Olanda, Inghilterra, Svizzera e Portogallo.


L’IPOCRISIA DIETRO L’ERBA. Per Giancarlo Cecconi, fondatore e presidente di Ascia, l’Associazione per la Sensibilizzazione alla Canapa autoprodotta in Italia, nata nel 2010 ai tempi della legge fortemente proibizionista Fini-Giovanardi, il problema è sia politico sia ideologico. Senza contare il pregiudizio prevalentemente cattolico nei confronti della cannabis. «Alla fine», spiega Cecconi a Lettera43, «dietro tutto questo c’è una grande ipocrisia».

DOMANDA. A che punto è esattamente l’iter parlamentare sulla legge per la legalizzazione delle droghe leggere?
RISPOSTA. Finalmente la legge è ritornata in commissione Giustizia: questo vuol dire che comincerà la trafila di audizioni, modifiche e accorpamenti vari per poi arrivare in Aula ed essere discussa.

D. Si può prevedere quando arriverà in Aula?
R. Temo sia azzardato fare delle previsioni precise.

D. La maggiore opposizione arriverà dagli alfaniani di Alternativa Popolare…
R. Qui sta il nodo politico: l’opposizione al disegno di legge arriva dalla componente più dichiaratamente cattolica ed è trasversale perché comprende anche una parte del Pd e di Forza Italia. La stessa componente che la fa da padrona in tutte le battaglie per i diritti civili.

D. Cosa si aspetta Ascia?
R. La situazione mi pare chiara: passerà la cannabis terapeutica in nome di una forma di pietas, appunto cattolica, ma continueranno a venire penalizzati gli altri usi.

D. Eppure, almeno stando a uno studio australiano, la cannabis distrugge meno neuroni dell’alcol…
R. È una delle contraddizioni che stiamo cercando di evidenziare da almeno un decennio.

D. In che senso?
R. Crediamo sia necessaria un’educazione a livello sociale per guidare e moderare l’uso non solo della cannabis, ma anche dell’alcol e del tabacco.

D. È possibile?
R. Certo: il tasso di alcolismo, per esempio, è sceso notevolmente rispetto agli Anni 50, proprio grazie a decenni di educazione e prevenzione.

D. Una politica simile potrebbe essere applicata anche all’uso della cannabis?
R. Sì, e questo è uno dei punti fermi della nostra azione: non basta legalizzare la cannabis, bisogna educare i cittadini al suo uso.

D. Quanto pesa la cultura cattolica nel ritardo italiano?
R. Parecchio. Nella cultura cattolica, per esempio, il vino è considerato il sangue di Cristo e quindi è accettato. La cannabis invece no, anche se 2 miliardi e mezzo di persone nel mondo la usano per motivi religiosi e spirituali. Alla fine questa è una forma di fondamentalismo.

D. Anche un Papa illuminato come Francesco sembra seguire questa linea.
R. Sì, e infatti poco tempo fa ha lanciato l’ennesimo anatema contro la legalizzazione

D. La coltivazione della canapa a uso industriale però è stata legalizzata.
R. Sì, stiamo parlando di canapa senza Thc e questo, bisogna ammetterlo, è un passo avanti. La nostra associazione ha recentemente distribuito piante di canapa in una Fiera organizzata a Roma.

D. Dietro il traffico delle droghe leggere c’è la mafia. Lo stesso Raffaele Cantone ha bocciato il proibizionismo. Cosa ne pensa?
R. È ovvio che la mafia ha tutto l’interesse a mantenere illegale l’uso e il commercio di queste sostanze: stiamo parlando di un traffico sommerso di diversi miliardi. Questo ormai l’hanno capito in tantissimi, tra cui lo stesso sindacato della Polizia.

D. A livello penale va detto che l’assunzione di cannabis non è più illegale.
R. Sì, ma ne è vietata la coltivazione: ed è su questo che il traffico delle mafie fiorisce, proprio perché l’assuntore di questa sostanza continua a non poterla comprare legalmente o coltivarla. Ripeto: la legalizzazione a 360 gradi, insieme con una seria campagna di educazione renderebbe tutto più semplice e più sano.

D. E lo Stato ci potrebbe persino guadagnare. In Colorado, per esempio, dove la cannabis è legale, nelle casse pubbliche arriva 1 miliardo di dollari l’anno in tasse.
R. Non mi sorprende: in Italia si stima che, se ci fosse la legalizzazione, lo Stato potrebbe incassare tra i 5 e i 7 miliardi di euro.

D. E cosa dice l’Europa?
R. La posizione è sempre la stessa: ogni Stato può legiferare autonomamente anche calpestando i diritti civili.


fonte: http://www.lettera43.it/it/articoli/cronaca/2017/04/02/cannabis-cecconi-boicottare-la-legalizzazione-e-da-fondamentalisti/209596/

lunedì 30 maggio 2016

COLOMBIA - Cannabis terapeutica. Parlamento approva legge

Il Parlamento della Colombia ha approvato una legge che regola l'uso della marijuana a fine medici e scientifici. Approvato con 84 voti a favore e 4 contrari nell'ambito della procedura di conciliazione fra Camera e Senato, il provvedimento dovrà ora essere firmato dal presidente colombiano Juan Manuel Santos. La legge, in questo Paese segnato dalla piaga del narcotraffico, approva e regolamenta "coltivazione, produzione, fabbricazione, acquisizione, importazione, esportazione, stoccaggio, trasporto, commercializzazione, distribuzione, uso e possesso di semi di pianta di cannabis e i suoi derivati a fini medicinali e scientifici".  


COLOMBIA - Cannabis terapeutica. Parlamento approva legge

mercoledì 13 gennaio 2016

Della Vedova: «Ncd sappia che la depenalizzazione entrerà in Italia dalla porta principale»

Eleonora Martini
EDIZIONE DEL12.01.2016
PUBBLICATO11.1.2016, 23:59


Intervista. Parla il Radicale Benedetto Della Vedova, sottosegretario agli Affari esteri: «Il decreto legislativo riguarda solo le strutture autorizzate alla colvitazione della marijuana. E il no del centrodestra alla delega è solo un divieto pavloviano»


Sottosegretario Benedetto Della Vedova, con un Radicale come lei che guida l’intergruppo parlamentare per la cannabis legale, facciamo subito chiarezza: a chi si applica la depenalizzazione dei reati connessi alla coltivazione della marijuana contemplata nella delega parlamentare affidata nel 2014 al governo perché la trasformasse in legge entro il 17 gennaio 2016?

Si applica solo ai soggetti autorizzati alla coltivazione a scopo scientifico o per la produzione di farmaci. Pensiamo per esempio alle strutture dell’esercito dove è stato avviato il programma sperimentale per la produzione statale di cannabis terapeutica. Per affrontare il problema più generale del desolante panorama penitenziario, il parlamento intervenne trasformando l’eventuale violazione di alcune regole a cui l’autorizzazione è subordinata da reato penale in illecito amministrativo, con multe comunque fino a 30 mila euro. Non si tratta di una depenalizzazione complessiva.

Allora Gasparri, Forza Italia, Ncd, e tutta la destra che si oppone a questa depenalizzazione non hanno capito nulla?

È un riflesso pavloviano: di fronte alla sola parola depenalizzazione vedono rosso e partono con i proclami e i divieti. Ma in questo caso stanno sparando con la spingarda a un povero passerotto perché si tratta solo di una razionalizzazione del sistema penale che riguarda pochissimi soggetti autorizzati. Da un punto di vista politico rimane il problema che come si evocano diritti civili, parte fuoco di fila. Non so perché lo fanno: è un connotato, come direbbe Marco Pannella, da coalizione Fanfani-Almirante degli anni ’70.


È il centrodestra, l’area a cui lei è sempre stato più vicino…

Sì, ma il centrodestra che ha dimenticato in fretta la rivoluzione liberale e il garantismo, se non è applicato a Berlusconi (che pure io non disapprovo), quello di Bracardi: più galera per tutti. Perciò molti di noi se ne sono andati in tempi non sospetti. Ed è uno dei motivi per cui il governo fa fatica ad andare avanti nelle riforme strutturali del carcere e della giustizia.


Se il Cdm di venerdì prossimo non approvasse la norma, si troverebbero in difficoltà anche strutture come lo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze dove è avviata la produzione di Stato della cannabis terapeutica?

Che ci sia o meno, questo intervento non interferisce con le autorizzazioni già rilasciate o da dare. Si tratta solo di non gravare ulteriormente sul sistema penale impegnando magistrati, forze dell’ordine, giudici e avvocati.

Come per il reato di clandestinità, il governo si muove in base alla percezione comune e non su dati di realtà…

Chiunque fa politica e si misura con il consenso sa che l’emotività è uno degli elementi con cui bisogna fare i conti. Ma se l’obiettivo è trovare soluzioni allora bisogna avere il coraggio di affrontare le critiche e di fare le scelte che si ritengono giuste, nella convinzione che saranno i risultati a placare le preoccupazioni dell’opinione pubblica.

Il ministro Orlando dice che nel governo «è ancora in corso una valutazione sul testo». Secondo lei, alla fine, prevarrà la spinta liberale o quella bigotta?

Non so, perché spetta al Cdm decidere. Però voglio dire ai colleghi dell’Ncd che noi dell’intergruppo la legalizzazione la vogliamo portare in Italia attraverso la porta principale, cioè con il voto in parlamento. E con un grande dibattito pubblico, a cui stiamo lavorando, nel quale, svincolati da una logica di maggioranza e opposizione come è giusto che sia nell’ambito dei diritti, si confronteranno le ragioni dei proibizionisti e di chi, come noi, crede nella legalizzazione come strumento di sicurezza, di legalità fiscale e di lotta alle mafie. L’iter della legge è già iniziato alla Camera dove le commissioni Giustizia e Affari sociali stanno lavorando e continueranno a farlo, anche questa settimana.

Ma come è possibile che in un Paese in cui le forze dell’ordine dettano legge sul reato di tortura o sui codici identificativi, nessuno dia retta alla relazione dell’Antimafia che parla di «fallimento dell’azione repressiva» sullo spaccio e auspica una «depenalizzazione della materia»?

Io la vedo esattamente al contrario: 220 deputati e 70 senatori hanno firmato il pdl per la legalizzazione della cannabis e la liberalizzazione della coltivazione ad uso personale. Dobbiamo essere consapevoli che si sta andando con forza in quella direzione. Non dobbiamo farci condizionare dalle polemiche strumentali contro il governo: è evidente che la battaglia parlamentare si può vincere. E in termini di legalità, salute e bilancio pubblico sarebbe un passaggio rilevantissimo che per una volta l’Italia potrebbe fare prima degli altri. Perché che si arrivi alla legalizzazione della cannabis è certo, il problema è quando.

Della Vedova: «Ncd sappia che la depenalizzazione entrerà in Italia dalla porta principale»

sabato 9 gennaio 2016

L'uomo che ha mostrato la bugia della guerra alle droghe



Articolo di Redazione
27 dicembre 2015 16:15


Pablo Escobar è stato "il primo a capire che non è il mondo della cocaina ad orbitare attorno ai mercati, ma i mercati a ruotare attorno alla cocaina".


Di sicuro Escobar non l'ha detto proprio in questi termini: questa eretica verità è stata esplicitata da Roberto Saviano nel suo ultimo libro, Zero Zero Zero, il più importante dell'anno e sicuramente il più valido che sia mai stato scritto sul narcotraffico. Questo, di fatti, è un libro che dice ciò che deve essere detto alla fine di un altro anno di guerre per droga, che si diffondono in lungo e largo e in profondità, e sicuramente racconta ciò che non imparerete da Narcos, Breaking Bad o i numerosi report ufficiali.

La presa di coscienza che il capitalismo della cocaina è centrale nel nostro universo economico ha fatto di Escobar il Copernico del crimine organizzato, sostiene Saviano, aggiungendo: "Nessun business nel mondo è così dinamico, così incredibilmente innovativo, così leale nei confronti dello spirito del libero mercato come il business globale della cocaina." Suona semplice, ma non lo è - è rivoluzionario e, dice Saviano, spiega il mondo.

Avrei dovuto discutere di Zero Zero Zero con Saviano - che vive sotto protezione 24 ore al giorno, 7 giorni a settimana, dopo alcune minacce di morte successive alla pubblicazione di Gomorra, il suo libro sulla mafia napoletana - al Hay Arequipa book festival in Peru, questo mese. Ma Saviano non è riuscito a presenziare, a causa delle difficoltà di coordinare sempre i suoi spostamenti. Da otto anni vive in località segrete, con una scorta permanente di sette carabinieri, passando raramente più di due notti nello stesso letto. Un video collegamento con il Peru' si è dimostrato particolarmente complicato, ma ciò che Saviano aveva da dire è troppo importante, troppo urgente e troppo radicale per perdersi nei problemi di logistica. Alla fine siamo riusciti a parlare per telefono lo scorso weekend.


"Il Capitalismo", ha detto Saviano, "ha bisogno di associazioni criminali e mercati criminali...Questa è la cosa più difficile da comunicare. Le persone - anche coloro che si occupano di crimine organizzato - tendono a non notare questo fattore, insistendo sulla separazione tra il mercato nero e il mercato legale. E' la mentalità che porta le persone, in Europa e negli USA, a pensare al mafioso in prigione come ad un gangster. Ma non lo è, anzi, è un businessman, un uomo in carriera, e il suo business, il mercato nero, è divenuto il più grande mercato del mondo."

Questa è la sagace eresia di Saviano. Per decenni, scrivere di mafia globale ha presupposto l'impostazione da scisma Manicheo tra ladri e poliziotti; la nostra società in salute e l'applicazione della legge da una parte contrapposti al crimine organizzato dall'altra (con alcuni errori occasionali da parte dei primi). Ma il sentiero indicato da Saviano e pochi altri ha demolito questa relazione, ed è stato oltretutto corroborato da ogni recente sviluppo nel narco-incubo vissuto quotidianamente in Messico, inclusa in special modo la fuga, ancora una volta, dell'erede al trono di Escobar, Joaquin “Chapo” Guzman, da un cosiddetto carcere di massima sicurezza. I cartelli dei narcotrafficanti come quello di Guzman non sono avversari del capitalismo globale, ma nemmeno sue parodie; sono parte integrante - e pionieri - del libero mercato. Sono, in pratica, il modello di riferimento del libero mercato.

Abbiamo sentito molto, in questi giorni, sui pro e contro della legalizzazione delle droghe, ma molto poco sul narcotraffico come economia politica. Ora Saviano articola e dimostra ciò che tanti di noi che scrivono di mafia hanno tentato per anni di gridare a pieni polmoni dai tetti, solo che nessuno di noi è salito abbastanza in alto, ha urlato così forte o reso il messaggio così cristallino come ha fatto lui. Eccola dunque,
la bugia di ogni linea separatoria tra legale e illegale. Eccola, messa a nudo: il cartello come una grande azienda, la grande azienda come il cartello; la cocaina come puro capitalismo, il capitalismo come la cocaina, conosciuta nella sua forma più pura con il nome di zero-zero-zero - un ironico riferimento al nome dato alla farina migliore, ideale per la pasta.

Saviano scrive un reportage letterario con il suo distinto stile di narrativa, la sua cifra stilistica, immediatamente informativa ed impressionistica. Apre Zero Zero Zero con una feroce riflessione tragicomica su chi, nella vita del lettore, può fare uso di cocaina: "Se non è tua madre o tuo padre...allora è il boss. O la segretaria del boss...o l'oncologo...i camerieri che lavoreranno al matrimonio… Se non loro, allora il consigliere comunale che ha appena approvato il progetto per le nuove zone pedonali." In sessanta pagine ha messo a nudo il sistema per mezzo del quale - e per quali ragioni - la polvere bianca arriva fino al nostro naso. "La cocaina", conclude applicando la logica da business school, "è un bene sicuro. La cocaina è un bene anticiclico. La cocaina è un bene che non conosce e non teme scarsità di risorse o inflazione dei mercati." Certo, il capitalismo della cocaina - come accade sfacciatamente per ogni altro bene, e possibilmente anche di più - ha "entrambi i piedi ben piantati nella povertà… e nel lavoro non qualificato, un mare di soggetti interscambiabili, che perpetrano il sistema di sfruttamento di molti e di arricchimento di pochi".

"La cocaina diviene, in pratica, un prodotto paragonabile a oro e petrolio," aggiunge durante la nostra conversazione, "ma più economicamente potente di oro e petrolio. Con questi altri beni, infatti, se non hai accesso a miniere e pozzi è difficile entrare nel mercato. Con la cocaina non funziona così. Il terreno è coltivato da contadini disperati, il cui prodotto si può accumulare in enormi quantità di capitale e denaro, in pochissimo tempo. 

Se stai vendendo diamanti, devi prima farli autenticare, ottenere una licenza - con la cocaina questi passaggi non servono. Qualunque qualità tu abbia, puoi venderla immediatamente. Sei in perfetta sintesi con la vita quotidiana e con l'ethos del mercato globale - e l'ignoranza dei politici occidentali nel comprendere questo passaggio è sconcertante. Se il mondo europeo, e il mondo americano, non comprendono questi sistemi di forze, è perchè non hanno la volontà di comprendere il funzionamento del narcotraffico."

In un precedente libro, che presto verrà tradotto in inglese, dal titolo Vieni via con me, Saviano ha parlato di "ecomafia" per cui è "sempre fondamentale prestare attenzione ai terreni e agli spazi in cui si può nascondere e proliferare", esattamente come fa una società per ritagliarsi uno spazio nel mercato. In Zero Zero Zero, Saviano scrive di quella che potrebbe essere chiamata la genealogia delle narco-associazioni, dal periodo paternalistico del "capitalismo conservativo" alla snella e squallida multinazionale che è diventata: comprando banche fallite, lavorando sull'economia del credito, subentrando alle banche nei prestiti. Permeando il sistema finche' non è divenuto indistinto da esso, totalmente aderente, fino ad ora che (scrive Saviano in Vieni Via Con Me): "la democrazia è letteralmente in pericolo" e noi siamo diventati "tutti uguali, tutti contaminati… nella macchina del fango".

"Quindi la storia del narcotraffico", dice adesso, "non è qualcosa che succede lontano da noi. Le persone preferiscono pensare alla violenza disgustosa come a qualcosa di distante da loro, ma non lo è. La nostra intera economia è pervasa da questa narrativa."


Per alcune ragioni, dice, il mondo Anglo-Sassone è più lento a comprendere l'innata criminalità del sistema "legale" rispetto a quanto lo sono le società latine. "Penso che il mondo Anglo-Sassone, Anglo-Americano, sia infuso di un certo positivismo calvinista; le persone vogliono credere nella 'buona salute' della loro società", dice Saviano, anche se "tutto questo significa che, per esempio, la City di Londra è divenuto un centro per il riciclaggio di denaro sporco molto più di quanto lo siano le Isole Cayman".

La mafia, afferma, ha un modo particolare di consolidare la sua presenza e accrescere la sua forza, in un modo quasi Darwiniano, evoluzionistico: "la forza della mafia è questa. Se un mafioso combina un guaio, muore - e così si sviluppa un sistema di sopravvivenza. Quando fanno un errore, vengono uccisi e rimpiazzati da qualcuno ancora più spietato, così che l'organizzazione diventa più forte."

All'inizio di quest'anno, scrivendo da New York, Saviano ha descritto la sua difficile vita sotto scorta per il Guardian, e in questo passo che segue lui chiede a se stesso, in modo commovente: "Ne è valsa davvero la pena?"

"Io scrivo di Napoli, ma Napoli si tappa le orecchie", si rammarica Saviano.
Scrive lui, "è un mio errore se gli articoli che continuo a scrivere sul sangue versato dal mercato della cocaina cadono miseramente su orecchie sorde." Ogni giornalista o scrittore di queste tematiche sente in parte il peso di questi sentimenti, ma – a parte alcuni colleghi in Messico e Colombia - con un prezzo da pagare inferiore a quello pagato da Saviano: ovvero la sua libertà e la sua sicurezza.

"A volte penso di essere ossessionato", riflette nel suo libro, ma "altre volte sono convinto che queste storie sono un modo per dire la verità". Qui ce l'abbiamo, la verità. Sia che Saviano sia ossessionato o meno, si rende conto di una verità brutale: che capire il narcotraffico equivale a comprendere il mondo moderno.
"Non potrai mai davvero capire come funziona il mercato globale se non capisci come funziona il narcotraffico", dice nella nostra conversazione.

Un passaggio degno di nota in Zero Zero Zero spiega il perchè: una trascrizione di una registrazione dell'FBI di un esperto mafioso italiano che, a New York, istruisce dei giovani soldati messicani sulla differenza tra legge e "regole". Le leggi ci sono per essere infrante, sottolinea, ma le regole dell'organizzazione sono sacrosante, sotto pena di morte.
"La legge si suppone essere applicabile a tutti," Saviano mi dice, "ma le regole sono fatte dai cosiddetti 'uomini d'onore'. Questo è il modo in cui il narcotraffico spiega il mondo, ricomprendendo tutte le contraddizioni di esso. Per aver successo nel narcotraffico, devi applicare le regole per infrangere la legge dello stato. E oggi, ogni grande corporation può aver successo solo se adotta lo stesso principio - se le regole lo esigono, deve infrangere la legge."

(articolo di Ed Vulliamy pubblicato sul quotidiano The Guardian del 26/12/2015)

lunedì 4 gennaio 2016

Cannabis legalizzata in Usa. Crisi dei produttori in Messico

Articolo di Redazione
31 dicembre 2015 16:09

La progressiva liberalizzazione dl consumo di marijuana negli Stati Uniti sta complicando il business dei produttori clandestini di questa droga nel nord del Messico, cosi' come lo evidenzia il quotidiano Los Angeles Times.
Grazie ad alcune testimonianze dei contadini di piccole piantagioni di cannabis nello Stato di Sinaloa, pubblicate dal quotidiano, i ricavi che gli stessi hanno avuto per ogni chilogrammo di droga, in quattro anni e' passato da 100 a 30 dollari.
“La gente non vuole abbandonare le proprie piantagioni illegali, ma sempre piu' si sta rendendo conto che non e' un buon business”, ha detto al quotidiano Juan Guerra, ministro dell'Agricoltura dello Stato di Sinaloa.
“Se qualcuno viene qui per comprare marijuana, chiede che sia economica”, ha detto Emilio, un agricoltore che lavora quattro appezzamenti di droga coi propri figli.
“Pero', anche se in realtà non è più considerato un buon affare, non c'è niente altro da fare”.
Secondo i funzionari di entrambi i lati della frontiera consultati dal Los Angeles Times, la caduta dei prezzi ha provocato una riduzione della produzione della marijuana in Messico ed una diminuzione del traffico di droga verso il vicino Paese. Secondo Beau Kilmer, co-direttore del Centro di Indagini sulle Politiche delle droghe del think-thank Rand Corporation, nel 2008 il Messico era il Paese d'origine dei due terzi della marijuana consumata ogni anno in Usa.
Attualmente -dice Alejandro Hope, analista sulla sicurezza e le droghe in Messico, la marijuana messicana rappresenta meno di un terzo del totale che si consuma nel territorio statunitense.
“Cio' che e' cambiato oltre la frontiera sta facendo diventare la marijuana meno redditizia per organizzazioni come il cartello di Sinaloa”, dice Antonio Mazzitelli, rappresentante in Messico per l'Unocd.
In base a dati della Procura Generale della Repubblica, il Governo messicano sta cercando di eradicare 4.484 ettari di piantagioni di cannabis, un numero inferiore ai 17.777 eradicati nel 2010.
Riguardo ai sequestri nel 2014, l'Ufficio delle Dogane e Protezione delle Frontiere ne ha sequestrato 1.085 tonnellate alla frontiera. Quattro anni prima, i sequestri erano sulle 1.500 tonnellate.
Inoltre, il numero di arresti per coltivazione di marijuana all'estero, secondo la DEA, e' passato da 4.519 del 2010 a 2.367 nel 2014.
Nel 1996, la California, maggiore produttore di questo Paese, e' diventata il primo Stato che ha legalizzato la marijuana terapeutica. Altri 22 Stati hanno seguito il suo esempio negli ultimi venti anni.
Secondo le leggi federali statunitensi, pero', la produzione e il possesso di marijuana sono reati, e il Dipartimento i Giustizia Usa ha piu' volte interferito nelle legislazioni locali.


Cannabis legalizzata in Usa. Crisi dei produttori in Messico

martedì 15 dicembre 2015

Supporto dei cittadini per l'intergruppo? Si, grazie! - Lettera a Vittorio Ferraresi per l'interguppo

Caro Vittorio,

Sto continuando a seguire il lavoro che stai portando avanti; sono con te.

A questo proposito, scrivo per sottoporti una iniziativa partita ad Agosto, dal mio blog, anche in supporto al lavoro dell'intergruppo.

Saprai che è stato approvato il decreto Lorenzin che regolamenta la "cannabis di stato"; un provvedimento che non ha soddisfatto, per primi, i malati, come si può leggere dai numerosi siti che si occupano di cannabis terapeutica ( per es. cannabisterapeutica.info, farmagalenica.it).

Il Governo non si è ancora espresso e ai dibattiti in commissioni, sembrerebbe che, a parte la Meloni, nessuno si sia esposto e anzi non abbiano intenzione di esporsi, per il momento.

Intanto il Governo ha, però, nei fatti, dato un segnale, con l' approvazione di un decreto insoddisfacente sulla cannabis terapeutica; in più, per le persone che più ne hanno bisogno: i malati!

Ad agosto, dal mio blog, ho lanciato un appello; inviare richiesta di autorizzazione alla coltivazione di cannabis al ministero della salute.
Molti conoscono solo l'aspetto repressivo della legge sugli stupefacenti. Pochi sanno che il dpr 309/90 prevede la possibilità di coltivazione per chiunque. Anche il Messico ha recentemente intrapreso questa strada.Anche associazioni riconosciute a livello nazionale sono consapevoli della necessità di dialogo tra cittadini ed istituzioni.

A supporto dell'intergruppo, ora, serve il contributo dei cittadini. Per questo credo che, una iniziativa di filo diretto tra i cittadini e le istituzioni, sarebbe opportuna per alimentare il dibattito istituzionale e fare sentire la pressione dell'opinione pubblica sui parlamentari e senatori che ancora non si sono espressi a prendere posizione.

L'iniziativa è semplice; scrivere al ministero della Salute per l'autorizzazione.

Il decreto approvato dal ministero, potrebbe infatti, essere in contrasto con la legge sugli stupefacenti. D'altra parte, che la destra approvi decreti legge sulla droga che non sono in linea con la normativa italiana, non sarebbe la prima volta (specie dopo la fini giovanardi).

Se questa iniziativa venisse lanciata dall'intergruppo, anzichè da uno specialista molto informato, l'adesione sarebbe sicuramente significativa e si potrebbero fissare interrogazioni parlamentari a scadenze stabilite, per seguire il numero delle richieste pervenute. Un paragone con i mercati finanziari? L'andamento delle "richieste di autorizzazione".

Avere una conta delle persone interessate ha molti significati. Oltre a portare alla luce il coinvolgimento dei cittadini e la pressione sui politici, porterebbe in evidenza il numero di cittadini che altrimenti potrebbero essere criminalizzati; con la copertura politica e mediatica del fenomeno, si potrebbe facilmente fare emergere la dimensione del problema .Dal punto di vista della "sicurezza" si darebbe un segnale a TUTTI i cittadini, il fenomeno è sotto controllo. In seconda battuta si sosterrebbero i cittadini che intendo aderire, convincendo anche quelli più titubanti da "paranoia da poibizionismo"(essere "visitati" dalle forze dell'ordine). La richiesta è infatti prevista dalla legge.


Se per caso arrivassero 60.000 richieste, basterebbe questo dato a fare comprendere che la repressione ha fallito? Quanto è la capienza carceraria italiana? Ha già avuto successo la criminalizzazione?
La capienza regolamentare delle carceri italiane,è fissata a 47.709 posti e l' approccio repressivo degli ultimi 30 anni ha portato all'aumento della diffusione delle droghe, la crescita di forze economiche illegali, la criminalizzazione di massa.

In un periodo di crisi si vuole continuare a perseguire una politica che il sistema italia non è in grado di sostenere e contenere? Si vuole spendere denaro e risorse a perseguire un vizio, piuttosto che concentrare gli sforzi delle forze dell'ordine contro minacce più incombenti come il terrorismo? Se l'isis brucia le piante di cannabis per propaganda, vogliamo dare seguito a novelli inquisitori italici che ragionano come terroristi?
Ecco perchè è arrivato il momento che cittadini e politici si supportino. Tutta acqua che, nel mulino dell'intergruppo, si trasformerebbe in consenso e attrazione nei confronti degli indecisi; è ora che gli "indecisi" prendano una scelta. Chi è interessato alla libertà e alla sicurezza ne ha solo una: supportare la legalizzazione.

Un caro saluto

venerdì 6 novembre 2015

Grande consenso per il CIP

L’inaugurazione della sede romana dell’associazione Canapa Info Point ha riscosso un grande interesse, dimostrato dalla presenza di più di duecento visitatori di cui la più giovane di solo 3 mesi ed il più anziano con più di 80 anni.
Una festa che ha visto una bellissima partecipazione di famiglie, giovani e soprattutto di persone con barba e capelli grigi, a dimostrazione della stanchezza e dell’impossibilità nel sostenere ancora l’immagine distorta che è stata voluta dare in questi ultimi decenni dei consumatori di cannabis.
Abbiamo voluto dare una dimostrazione effettiva di come deve funzionare un Canapa Info Point, invitando la cittadinanza al confronto con i parlamentari, ricercatori scientifici e medici, legali preparati sull’argomento e con le testimonianze di chi, nel mondo della canapa, a vario titolo, ci vive e lo conosce per poter arricchire la conoscenza di un mondo perduto, con tutte le sue qualità e benefici che può apportare all’intera società.
Ma vogliamo usare questo spazio soprattutto per ringraziare il sen. Ciampolillo, l’on. Adriano Zaccagnini e la dott.ssa Annalisa Corrado per aver portato con i loro interventi il sostegno della parte politica sensibile al nostro progetto, l’on Civati che pur non essendo presente fisicamente ci ha sostenuto attraverso il sito di Possibile, la senatrice Paola Taverna, l’on Vittorio Ferraresi e i consiglieri del M5S del comune di Ciampino e Marino, che sono passati a trovarci e hanno visitato il Canapa Info Point esprimendo il loro apprezzamento, il dott. Barbagallo e il dott. Fagherazzi per le informazioni sulle qualità e i benefici della canapa nell’uso terapeutico, Alberto Sciolari dell’associazione Pazienti Impazienti Cannabis per aver portato alla conoscenza di tutti le contraddizioni e le incongruenze a cui i pazienti devono sottostare in mancanza di leggi chiare ed efficaci, gli avv.ti Simonetti e Miglio per averci spronato ad organizzarci in vista del pronunciamento della Consulta, l’amico Bernardini che con il suo Museo Itinerante della Canapa continua a stimolare la conoscenza su questa pianta, alle associazioni CanapAroma, Pikkanapa, Hemp Farm e BioCanapa, che hanno partecipato mettendo in mostra ed offrendo i prodotti del loro lavoro con la canapa, ma soprattutto vogliamo ringraziare le duecento persone che sono venute a festeggiare con noi, dimostrandoci che siamo ormai in tanti ad essere stanchi di vivere nascondendo il nostro stile di vita.
Stiamo ultimando i lavori di strutturazione del sito www.canapainfopoint.it ed in pochi giorni saremo in grado, attraverso i servizi del sito, di informare i nostri soci sulle prossime attività e dare quelle informazioni corrette sulla canapa a beneficio di tutti.
Nelle prossime settimane saremo in grado di aprire una sede distaccata in Puglia, Sicilia e Campania, mentre nei prossimi mesi è prevista la costituzione di una sede distaccata in Basilicata, Toscana, Liguria, Lombardia, Marche e Veneto.
Il lavoro di aggregazione dei consumatori consapevoli e responsabili è appena iniziato, vi invitiamo ad associarvi, per avere sempre più forza!
In ultimo ci è gradito presentare il lavoro teatrale “Ragazza in Erba” in programmazione dal 12 al 15 novembre presso il Teatro Studio Uno a Roma, una via artistica per promuovere l’antiproibizionismo.
Direttivo CIP
Il video completo degli interventi di presentazione è visionabile al seguente link:
Un doveroso ringraziamento anche a Radio Radicale per aver trasmesso in streaming l’evento.

sabato 15 agosto 2015

Report della Conferenza al Parlamento Europeo

Pubblichiamo le impressioni di alcuni delegati delle Associazioni che hanno partecipato alla conferenza di Bruxelles.

E’ un momento topico per la battaglia antiproibizionista, perché sia in Italia, con una “iniziativa parlamentare” e sia in Europa con un “report di iniziativa” si stanno costringendo i governi nazionali e la Commissione Europea a prendere delle decisioni in merito all’uso e al consumo delle cosiddette “droghe leggere”.

Per vedere un estratto della conferenza: https://youtu.be/B9x1IrDdNFE



Di ritorno da Bruxelles, ringraziamo la bella comunità italiana presente in Belgio che ci ha ospitato nella accogliente città. Entrare nei palazzi del potere, fa sempre un certo effetto, ma portare in visita al parlamento anche il Flacone di Bedrocan, con le infiorescenze, che in italia dovrebbe venir prescritto, non ha prezzo. Assieme ai pazienti abbiamo lasciato (in ogni zona fumatori visitata) un segno del nostro passaggio, un sentiero di Terpeni che speriamo ispirino il parlamento a legiferare in merito.

Nella delegazione italiana oltre alle associazioni specializzate in cannabis, erano stati invitati anche il coordinamento AddioPizzo e l’ass. Muovi Palermo, con cui è stato un piacere confrontarsi sulle diverse realtà e sulla loro cultura sulla mafia e criminalità organizzata in genere.
La conferenza è stata interessante per più punti di vista ed interpretazioni, erano presenti:

Jan Malinowski, Executive Secretary of the Pompidou Group (Council of Europe): il miglior intervento ascoltato da parte delle istituzioni, ha trattato il problema della lesione dei diritti umani in atto, provocata dalla persecuzione delle droghe; nel suo intervento ha suggerito più volte di far valere i diritti umani e civili, contrastando le perquisizioni per consumo o coltivazione personale come ad esempio per motivi di lesione della privacy.

Angela Me (Italiana) la vera Proibizionista tra tutti gli ospiti presenti, in rappresentanza del UNODC, ha messo da subito in chiaro che per le istituzioni la cannabis è ancora una droga al pari di quelle pesanti e perciò da perseguitare. Abbiamo contestato tutto l’intervento, riuscendo alla fine a farla cadere sull’attendibilità dei suoi dati espressi. Inoltre ha sottolineato che gli accordi internazionali non danno indicazioni sul consumo e sulla coltivazione personale, anche se poi ha ammesso che la mancanza di chiarezza porta grandissime diseguaglianze negli Stati della UE. Una visione proibizionista che eravamo pronti ad ascoltare, e contestare.

R. Crepinko (Olandese) rappresentante del Europol, senza offesa ma una sorta di “terminator” che ha ripetuto per entrambi gli interventi che loro applicano solo le leggi. Non è stato possibile un confronto, quando si è rfiutato di rispondere alla domanda: “verificate che le leggi siano legittime o provvedete solo alla mera applicazione?”.

Gli altri due relatori, Griffiths (direttore scientifico osservatorio europeo) e Welfens (eurojust), dopo un primo intervento convenzionale ma molto vago, si sono espressi a favore di una regolamentazione che prenda atto dalle ultime ricerche scientifiche e che non criminalizzi il consumatore.

Ritengo positiva questa esperienza, che ci ha fatto capire che un percorso europeo è possibile, anche se molto più lungo di quello applicabile nei singoli Stati. Ma è una strada da percorrere per porre le basi di un diritto europeo all’uso di sostanze.

Un ringraziamento agli organizzatori dell’evento e ai parlamentari Ignazio Corrao (M5S), Elly Schlein (Possibile), che a termine della conferenza si sono impegnati a portare avanti un “Report di iniziativa” da presentare alla Commissione Europea.

Markab Mattossi – OVER GROW




Ci è sembrato di tornare indietro nel tempo, ascoltare le motivazioni per un efficace contrasto all’uso di cannabis, espresse dagli esperti delle organizzazioni internazionali sul consumo e traffico di droghe, ci ha riportato ai tempi in cui Serpelloni poteva permettersi di alimentare la sua fobica campagna anticannabis, con argomentazioni fasulle e impregnate di pregiudizio.

Dobbiamo riconoscere all’eurodeputato Ignazio Corrao una notevole dote di stratega perché, se è vero che noi non conoscevamo la natura convenzionalmente proibizionista dei relatori, è pur vero che neanche loro erano a conoscenza della platea a cui si rivolgevano, e se in un primo momento eravamo noi gli increduli per quel che ascoltavamo, dopo i primi interventi dei nostri delegati, l’espressione di stupore è apparsa sui loro volti.

Abbiamo contestato educatamente e con dati alla mano tutte le loro argomentazioni fasulle, riscuotendo alla fine comprensione e simpatia dalla maggior parte dei relatori.

In sintesi possiamo dire che gli “esperti” vengono pagati per portare avanti studi i cui dati statistici vengono presi da coloro che promuovono il progetto stesso e quindi incontestabili, ma se, come è avvenuto per questo evento, i dati e le valutazioni che vengono portati a dimostrazione dell’inefficacia del proibizionismo, risultano interessanti, allora potrebbe aprirsi una ricerca e una analisi di direzione diversa. Ed è stato proprio questo il motivo della nostra presenza a Bruxelles, portare testimonianze di consumatori responsabili e consapevoli, che nulla hanno a che vedere con la tossicodipendenza o con la criminalità!

Ora ci auspichiamo che il “report di iniziativa” che verrà presentato dai deputati Corrao e Schlein alla Commissione di competenza venga accettato, primo passo per una discussione sul tema, esattamente come lo è “l’iniziativa parlamentare” promossa dall’intergruppo in Italia …percorsi lunghi, ma finalmente percorribili!

Giancarlo Cecconi – ASCIA




“Italia chiama Europa” è il titolo della relazione che abbiamo consegnato ai relatori della conferenza, in cui, tra le varie argomentazioni sui vari aspetti relativi all’uso di cannabis, riportiamo anche le criticità vissute in Italia da molti pazienti.

Una criticità sconosciuta dalla maggior parte dei politici, nazionali ed europei, perché il primo impatto è stato veramente ostico: cosa avrebbero potuto dire i Giovanardi e i Serpelloni italiani per far meglio dei proibizionisti che avevamo di fronte?

Bravo l’europarlamentare Corrao che ci ha permesso di scardinare quei troppi taboo derivanti da affermazioni convenzionali, e ormai obsolete, sulla “pericolosità” di una sostanza giudicata pericolosa solo da “loro” e assolutamente benefica per noi malati, che anche questa volta hanno portato una richiesta di aiuto direttamente al cuore della politica europea. Valutata l’estrema educazione e competenza della delegazione italiana(attenti a come parlate, sappiamo controbbattervi) e dopo l’iniziativa dell’intergruppo parlamentare italiano sulla legalizzazione, è possibile che a presto sarà il parlamento europeo a redigere una relazione: “Europa chiama Italia”.

Andrea Trisciuoglio – LapianTiamo




Ottima iniziativa che speriamo porti ulteriori frutti per aprire un dibattito a livello Europeo. Prima di iniziare la giornata al parlamento europeo, non sapevamo chi avremmo avuto di fronte come relatori, la sorpresa è stata duplice, sia per loro che per noi. Ignazio Corrao capogruppo del movimento 5 stelle a Bruxelles, è riuscito a creare un effetto sorpresa in entrambe le parti, portando tra i relatori dei rappresentanti dello zoccolo duro del proibizionismo europeo e mondiale. Tutto ciò ci fa comprendere quanto sia grande ancora il muro che dobbiamo abbattere, tra ipocrisia, bigottismo moralista, e ambiguità delle agenzie mondiali antidroga nel narcotraffico mondiale.

Angela Me dell’UNODC (la sezione dell’ONU che si occupa di droga e crimine) ci ha sciorinato dati e statistiche falsate per ‘dimostrare’ la dannosità della cannabis, nella peggiore tradizione proibizionista, con metodologia a noi ben nota essendo stata la ‘strategia’ nostrana del dipartimento politiche antidroga (DPA), fino alla caduta dello zar anti-cannabis Giovanni Serpelloni, e della nostra legislazione dell’epoca fini-giovanardi. Era ben noto infatti il ruolo di Serpelloni che seguiva a pennello i dettami delle agenzie proibizioniste mondiali, con l’UNODC, e con il dipartimento antidroga americano (National Institute on Drug Abuse, NIDA), ed il ruolo politico di Carlo Giovanardi.
La sorpresa nel viso di Angela Me, quando ha compreso chi si trovava in aula, l’ha portata all’abbandono dell’aula una decina di minuti prima di essere assalita da domande, ma sopratutto per evitare che fossero ulteriormente messe in evidenza le contraddizioni, falsità, la criminogena propaganda della politica dell’ONU in materia, anche perché non avrebbe potuto confutare i nostri dati, e non poteva andare oltre argomentazioni che esulassero la sua posizione di paladina del proibizionismo.

Robert Crepinko: Rappresentante dell’Europol ha parlato di traffico internazionale, sopratutto in ambito di grandi traffici, e quindi era un po spaesato nel contesto di una regolamentazione dell’uso personale, nonchè sicuramente non preparato sull’argomento. L’unica frase che è riuscito a ripetere come un mantra è stata quella “le polizie devono far rispettare le leggi”, che poi siano giuste o sbagliate queste leggi, per Crepinko ha poca importanza.

Gli altri relatori presenti Paul Griffiths direttore di EMCDDA (Osservatorio Europeo sulle droghe) e Benedikt Welfens (Eurojust) e J. Malinowski (Pompidou Group) hanno espresso pur con moderazione posizioni di apertura verso una regolamentazione/legalizzazione delle cosiddette ‘droghe leggere’.

Ringraziamo Ignazio Corrao e Elly Schlein per questa iniziativa, e ci auguriamo che possa essere l’inizio della discussione in Europa, e che possa essere ripetuta invitando alla seduta altri parlamentari di altre nazioni e relative delegazioni di associazioni che si battono come noi per il diritto all’autoproduzione e consumo ad uso personale di cannabis.

Davide Corda – Canapa Info Point

Report della Conferenza al Parlamento Europeo

giovedì 18 giugno 2015

Una nuova politica estera: la cannabis per la centralità italiana nel mediterraneo

All' att.ne del presidente del consiglio dei Ministri Matteo Renzi,

Onorevole Primo Ministro, l'Italia è nella morsa di una invasione senza precedenti; il tutto perchè fuggono da Paesi in guerra.
Ma cosa ne sarebbe se si riuscisse a creare lavoro attorno al mediterraneo, nel Nord Africa?


Se l'Egitto trova nel cotone la prima coltivazione per l' esportazione, per il Marocco è la cannabis, Primo produttore al mondo.

Visto che l' Italia è sola nell' affrontare l'emergenza, un ruolo centrale dell' Italia nel mediterraneo potrà essere quello di essere "giustificata" ad estreme misure.

L' Italia deve prendere accordi commerciali con i paesi del nord africa per delegare la produzione di cannabis e resina sui paesi che si affacciano al mediterraneo.

Potrebbe esserci un effetto collaterale; l' esplosione del traffico di cannabis in Europa, ma è un rischio che l' Italia può correre, vista l' isolazione a livello europeo a supporto del enorme afflusso di migranti.

Va costruita una economia in questi paesi, per permetterli di accogliere i migranti che altrimenti arriverebbero in Italia.

L' importanza di tali accordi renderà l' Italia il centro di un nuovo mediterraneo e potrà avere più voce in Europa.

Esempi? L' olanda.

Se Francia e Germania si lamentano per l' esigua produzione Olandese, cosa ne sarebbe dell' Europa se l'Italia avesse accordi commerciali per la produzione di cannabis e resina cn tutto il Nord Africa?

L' Italia potrà avere un peso in Europa solo quando legalizzerà la cannabis e avrà il mediterraneo sotto la propria egida.


martedì 13 maggio 2014

APPELLO AI SENATORI PD

Martedì 13 maggio approderà in Senato il DL Lorenzin per l’approvazione finale (dalle 16,30 sul canale web del Senato, sul canale SKY 525 o su http://radioradicale.tv/senato-diretta).
Rivolgiamo ai senatori del PD lo stesso appello rivolto ai loro colleghi deputati e vi invitiamo a partecipare alla MAILBOMBINGindicata di seguito all’appello. #BastaGiovanardi

APPELLO AI SENATORI PD
A seguito dell’OdG presentato dalla senatrice Bianconi che mira al ritorno della cannabis tra le sostanze stupefacenti catalogate in tabella I e la nomina del sen. Giovanardi quale relatore in aula (nonostante sia il diretto responsabile dei devastanti effetti che la sua legge, con questa catalogazione, ha provocato per 7 anni ai danni di semplici consumatori), rivolgiamo anche a voi lo stesso appello rivolto ai vostri colleghi deputati in occasione della discussione alla Camera:
Su voi senatori del PD pesa tutta la responsabilità della scelta tra il buon senso e la salvaguardia degli equilibri politici, tra il sopportare l’anacronismo di Giovanardi e il voler adeguarsi al passo delle trasformazioni in atto a livello globale e ci auguriamo vogliate agire in nome della volontà popolare e non per continuare a tollerare i ricatti del NCD ogni volta si parli di temi legati ai diritti civili.

INVITIAMO TUTTI I NOSTRI SOCI, SOSTENITORI E UTENTI A PARTECIPARE ALLA SEGUENTE MAILBOMBING E A DARLE LA MASSIMA VISIBILITA’ E PROMOZIONE ATTRAVERSO TUTTI I VOSTRI CONTATTI SUI SOCIAL NETWORKS
Oggetto: Decreto Lorenzin
Testo:
Eg. Sen. Luigi Zanda, su Lei e i suoi colleghi di Partito pesa tutta la responsabilità della scelta tra il buon senso e la salvaguardia degli equilibri politici, tra il sopportare l’anacronismo di Giovanardi e il voler adeguarsi al passo delle trasformazioni in atto a livello globale e ci auguriamo vogliate agire in nome della volontà popolare e non per continuare a tollerare i ricatti del NCD ogni volta si parli di temi legati ai diritti civili.
Da inviare a: luigi.zanda@senato.it

APPELLO AI SENATORI PD - legalizziamolacanapa.org

martedì 3 dicembre 2013

La classifica del sole 24 ore e i risultati sulla sicurezza

Egregio Direttore, la classifica del "Sole 24 ore" sulla qualità della vita, ha evidenziato quello che in tanti cittadini lamentano; un deteriorarsi della posizione di isola felice che la nostra città ha sempre vantato.
Il dato che probabilmente ha attirato maggiormente l'attenzione, riguarda l'ordine pubblico. Se i reati predatori sono il fattore che maggiormente ha inciso sulla posizione di Parma nell' indicatore riguardante la sicurezza, per nulla si è considerato l'impegno delle forze dell'ordine nell' attività di repressione del traffico illecito di stupefacenti.
Se in molti lamentano un sottodimensionamento dell'organico delle forze dell'ordine, nessuno tratta dell'impatto che l'attività di repressione dello "spaccio di droga" ha sulla "sicurezza" dei cittadini.
Alla luce delle attuali audizioni presso la "Commissione giustizia" del governo sulla revisione dell'attuale normativa sugli stupefacenti, è evidente come la coperta sia drammaticamente corta.
Se la popolazione carceraria pre-indulto registrava un numero di tossicodipendenti nelle carceri pari a circa 16.000 detenuti, se la popolazione carceraria e la capacità delle prigioni è rimasta sostanzialmente invariata, a distanza di sette anni, e in pieno di una nuova emergenza carceri, la popolazione tossicodipendente è aumentata a oltre 23.000 unità. Un aumento pari al 43% di questo reato. Il reato di tossicodipendenza. Che secondo i dati del ministero è il primo reato in Italia. La somma della popolazione carceraria per rapina (9473 detenuti), omicidio volontario (9077), estorsione (4.238), rispettivamente il secondo terzo e quarto reato in classifica, non pareggia il numero dei tossicodipendenti in carcere.
Risulta ovvio che, a fronte di un fortissimo impegno nella persecuzione dei tossicodipendenti, in carcere non ci sia più spazio per chi commette reati ben più gravi.
Se l'impegno è fortissimo contro chi viene preso anche con pochi grammi di fumo, magari per uso personale, risulta palese che si sottraggono risorse nella prevenzione di reati più pericolosi e i risultati sono tutto l'opposto dal suggerire di proseguire in questa direzione. In Italia, secondo l'Europol e l'EMCDDA (l'organo europeo a monitoraggio sulle dipendenze), è aumentata la diffusione di cannabis e derivati tra i giovani, proprio la fascia che si dovrebbe maggiormente tutelare. Le risorse destinate alla repressione sono sottratte al resto delle attività delle forze dell'ordine. L' ovvio risultato è un aumento degli altri crimini. Che resteranno impuniti.
Di fronte ad una fotografia simile della situazione dell'ordine pubblico, la revisione della normativa sugli stupefacenti è un atto indispensabile. Il problema è che, la percezione nei confronti di questo problema, è deviata, nell' opinione pubblica, dall' ignoranza sulle reali dimensioni del fenomeno del traffico di stupefacenti, la diffusione delle sostanze e la loro reale pericolosità. Ne deriva una "asimmetria informativa", una informazione distorta, utilizzata dalla politica per giustificare politiche fallimentari, come i numeri dimostrano.
Secondo lo studio "un' analisi strategica dei mercati della droga" condotto dai due organismi europei già menzionati, Europol e EMCDDA, se il mercato della cannabis e dei suoi derivati, la sostanza più diffusa al mondo, in Europa fattura circa 25 miliardi di euro l' anno, di cui quasi un 30% è rappresentato dal mercato Italiano, i dati estrapolati su Parma, danno una dimensione del fenomeno alquanto inquietante; si possono stimare attorno ai 22 milioni di euro l' anno il mercato della cannabis e dei suoi derivati a Parma per una popolazione di circa 22 mila consumatori. Il problema di queste stime "ufficiali" è che potrebbero essere state valutate per difetto.
Quando il sindaco dice che il dato sulla sicurezza è un "campanello d' allarme", in realtà continua a nascondere una situazione dove la politica ha drammaticamente fallito; il suono che il sindaco sente sono le campane a morto di una politica sull' ordine pubblico drammaticamente deviata da interessi elettorali, che il sindaco ascolta comodamente in lontananza lavandosene le mani.
Trovo interessante il punto di vista di Pino Agnetti sulla "città alla ricerca della rotta perduta"; peccato che non si sia accennato alle direttrici che possono tirare fuori la città, come l'Italia, da questa situazione; l'informazione corretta, il coraggio e la volontà di cambiare.

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