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Visualizzazione post con etichetta proibizionismo. Mostra tutti i post
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venerdì 20 maggio 2016

Quello che la scimmia vede, la scimmia fa

Uno scienziato mette 5 scimmie in una gabbia, nella stessa aggiunge una scala e sopra di essa, appesa al soffitto, una banana. Subito le scimmie, attratte dalla banana, tenteranno di salire la scala, per cercare di prenderla. Però, ogni volta all'avvicinarsi delle scimmie alla scala, viene acceso un potente getto d'acqua che le travolge. Ad ogni tentativo di una scimmia che prova a salire la scala, viene azionato il getto d'acqua. Ben presto le scimmie smetteranno di provare a salire la scala per cercare di prendere la banana, consapevoli della minacccia che le attende in caso dovessero ritentare. A questo punto viene sostituita una delle scimmie della gabbia con una nuova, inconsapevole del getto d'acqua. La nuova arrivata proverà subito a salire sulla scala senza sapere ciò che la attende, ma le altre scimmie subito cercheranno di fermarla, per paura del getto d'acqua, perchè ormai consapevoli, forti della loro esperienza. Ogni volta che una di loro prova a salire la scala, le altre la fermano. Dopo alcuni tentativi infruttuosi la nuova scimmia desisterà. Inserendo un'altra scimmia nella gabbia, si comporterà esattamente come l'ultima entrata e cercherà subito di arrampicarsi sulla scala. La scena di prima si ripeterà, e ora anche la scimmia inserita da poco, capirà ben presto che sulla scala non si può salire. Anche le altre scimmie vengono sostituite una ad una, fino a sostituirle tutte e cinque. Risultato? Avremo una gabbia con una scala, una banana appesa al soffitto sopra di essa e cinque scimmie le quali non si azzarderanno a salire la scala. Ma nessuna di queste scimmie saprà il motivo per cui non si possa salire questa scala, semplicemente saprà che non si può, che è sempre stato così. La memoria del perchè non si potesse salire la scala è andata perduta col trascorrere del tempo, ed ora non è più importante rimanere vicino alla gabbia con il tubo dell'acqua sempre pronto, per essere sicuri che le scimmie non proveranno a salire sulla scala per tentate di afferrare la banana: ora le scimmie si controlleranno a vicenda e nessuna tenterà di salire sulla scala perchè sarebbe fermata dalle altre.

giovedì 5 dicembre 2013

Proibizionismo. Gli Usa celebrano 80 anni dalla fine di quello sull'alcool... e le altre droghe il cui proibizionismo oggi fa danni maggiori?

Comunicato di Vincenzo Donvito 
5 dicembre 2013 12:39

 Il "National Constitution center" (Usa) ha dato vita ad una grande mostra itinerante dal titolo 'Spiriti americani: nascita e crollo del proibizionismo', per ricordare al Paese che nel 1933 fu approvato il 21mo emendamento alla Costituzione con cui si pose fino al proibizionismo sull'alcool che era stato istituito nel 1919. Venti anni durante i quali in Usa accadde di tutto: dalla criminalita' che gestiva i traffici (Al Capone e' per noi italiani il piu' noto, viste anche che era originario del nostro Paese) in lotta fra di loro e con le polizie, agli oltre 10.000 morti per la pessima qualita' di una bevanda che continuava ad essere diffusissima tant'e' che quasi ogni americano era un criminale in merito, alla corruzione, al deterioramento delle istituzioni, etc..
Viene spontanea una domanda. Ma questa lezione americana non e' servita a nulla? Cos'e' e come agisce oggi il proibizionismo sulle droghe che, tra l'altro, non riguarda solo gli Usa ma tutto il mondo? Quel proibizionismo che vede in prima fila la delinquenza organizzata italiana (mafia, 'ndrangheta, camorra, etc)? Quel proibizionismo che sta facendo molte piu' vittime di quelle per l'eccesso del consumo di droghe: 
- vittime per la guerra tra delinquenze per i controlli dei territori e dei mercati,
- vittime per la guerra delle delinquenze contro le forze dell'ordine,
- vittime per la corruzione che le delinquenze diramano in ogni istituzione, dalla piu' piccola alla piu' grande,
- vittime per il consumo di sostanze di cui non si nulla di certo sulla loro composizione,
e poi: tribunali intasati, carceri strabordanti, collusione di milioni di consumatori con i loro fornitori, degrado istituzionale, polizie sovraccaricate di lavoro, miliardi e miliardi di denaro per arginare una situazione che ad ogni cosiddetto successo delle autorita' vede raddoppiare nuove criminalita' connesse a questo business.
Su questo noi di Aduc cerchiamo quotidianamente di documentare la folle politica di quasi tutti i Paesi del mondo (Usa, Russia e Italia in prima fila) con un notiziario che e' anche luogo di approfondimento e dibattito fra lettori.
L'occasione che ci viene offerta oggi con i festeggiamenti Usa per ricordare la fine del proibizionismo sull'alcool in quel Paese, crediamo possa essere utile per una ampia riflessione e valutazione sulle attuali politiche. Che, a nostro avviso, sono una folle corsa che, per soddisfare le ideologie di chi reputa non sano il consumo di droghe, mentre ha alimentato danni maggiori di quelli che si volevano arginare, ha gia' compromesso gli equilibri e le stabilita' istituzionali di tutti i Paesi del mondo.


domenica 16 dicembre 2012

16/08/2010

Ecco la seconda ed ultima perla questa volta datata 16/08/2010 ultima data di "revisione" del mio Libro.
Un breve racconto scritto prima dell' era Monti, che doveva fare parte del mio breve scritto.

Storia di una Proibizione


Dopo una grave crisi che colpì la classe politica, in seguito ad una ondata di scandali giudiziari in cui tutti i maggiori partiti, di maggioranza ed opposizione, erano accusati di corruzione, favoreggiamenti, cattiva gestione della cosa pubblica, l' ascesa del nuovo partito liberale sembrava il raggio di luce portatore di una ventata di novità nel panorama politico nazionale.
La corruzione che aveva colpito il paese, era il frutto di una collaborazione tra le forze criminali e il placet politico, che non disdegnava di accaparrarsi parte dei proventi illeciti della malavita, provenienti derivanti per la stragrande maggioranza dal traffico di stupefacenti.
La droga era stata proibita ormai da più di 40 anni, ma la guerra che afflisse il paese proprio 40 anni prima e l' impegno nella ricostruzione di un paese martoriato dalle bombe, aveva impegnato per 20 anni la società al lavoro duro e aveva cancellato la memoria dei periodi precedenti la guerra. Il benessere si era diffuso, ma la cultura dell' economia, che aveva cancellato la cultura umanistica ed umana, aveva creato i presupposti per una nuova forma di intrattenimento, una sorta di narcotico per le ferite inferte dalla guerra che tanto avevano impiegato a guarire, ma che sempre continuavano ad affliggere quella società. Una rivoluzione culturale si era fatta portavoce di questa esigenza, rivoluzione che sfociò in taluni casi nel sangue, come se certi argomenti non dovessero essere trattati. Così la criminalità organizzata si mise ad offrire i narcotici che la popolazione chiedeva e la politica, forte dell' eredità etica dei predecessori che costruirono quella democrazia, né dilapidò l' eredità, svendendola per tangenti milionarie e bugie elettorali ai soldi sporchi del narco traffico.
Se gli stupefacenti iniziarono a diffondersi, la politica utilizzo lo strumento più semplice, ma meno efficace per dissuadere le persone ad utilizzare i narcotici. La propaganda garantiva facili consensi in una popolazione ignorante e facilmente distratta dalle innovazioni tecnologiche post belliche che il progresso aveva portato, mentre la proibizione garantiva alle organizzazioni criminali un attività estremamente remunerativa per corrompere il potere.
Il grande imbroglio venne scoperto. La classe politica venne pubblicamente screditata, ma le organizzazioni criminali continuarono a detenere il monopolio nel traffico dei narcotici. Le organizzazioni criminali riuscirono ad accumulare denaro e potere nei 20 di monopolio assoluto sul traffico di sostanze illecite; la crisi che colpì la classe dirigente rese necessaria la ricerca di un sostegno istituzionale per la salvaguardia del loro business: il crimine aveva ancora bisogno di referenze politiche che potessero garantire la continuità dei loro traffici illeciti.
Sulla scena si presentò prepotentemente una persona dal dubbio passato: ricco, ma con soldi dalla ignota provenienza. Si presentò come il portatore di un nuovo ordine, proprio nel periodo in cui, oltre allo scompiglio creato dalla decapitazione della classe politica si affiancava un disordine dato da attività di terrore create dalle organizzazioni criminali. Quale contesto migliore poteva porsi per una persona nuova, fuori dalle vecchie logiche di potere, ma emblema di quella cultura dell' economia che aveva garantito il recupero del benessere della nazione post bellica, per calarsi nel mondo politico? Così alle prime elezioni post crisi politica, si verificò la vittoria del nuovo partito liberale che dominò la scena nazionale per quasi un ventennio, prima del inevitabile nuovo travolgimento di scandali che emerse al termine, e che fu la causa della morte, del partito liberale.
Nei 20 anni di governo del partito liberale poco si fece per garantire lo sviluppo della nazione; quanto era stato costruito dalle macerie della guerra potè essere sfruttato e bruciato dalla scelleratezza di un progetto politico criminale, volto alla tutela di pochi interessi privati: la salvaguardia della classe politica, al fine di evitare nuovi scandali, e la salvaguardia degli interessi delle organizzazioni criminali.
Il patto tra questi due poteri fu semplice: mantenere le sostanze illecite illegali. La garanzia dell' illegalità dei narcotici permetteva alla criminalità organizzata di incrementare il proprio potere di influenza economico e alla politica di guadagnare facili consensi nell' attuazione di una politica di propaganda, che in realtà non si prefiggeva il fine di diminuire la diffusione della droga, ma di garantire la gestione di questi traffici al crimine. Questo patto permise al leader del partito liberale di sfruttare il potere politico per cambiare le leggi che lo avrebbero potuto incriminare a seguito di alcuni processi che emersero durante i primi suoi anni di governo. Impunito, continuo a perseguire l' interesse personale delle aziende che guidava e che gli avevano reso la popolarità di grande industriale. Legiferò al fine di potere garantire vantaggi alle proprie imprese e a favore della garanzia di impunità di tutta la classe politica.
Come nella prima crisi che colpì quella nazione e che travolse entrambi gli schieramenti politici, durante il nuovo periodo di governo del partito liberale, l' opposizione si accodò al volere di colui che riusci ad imporsi con più forza, potendo comunque garantirsi l' impunità che il capo della nazione aveva promesso a tutta la classe dirigente.
Quella che un tempo era considerata una delle più avanzate democrazie, venne piano piano ridotta ad una dittatura della maggioranza, dove la salvaguardia delle minoranze fu messa in discussione, lo strumento di repressione penale venne preferito al dialogo per fornire soluzioni concrete ad una società in crisi economica e sociale e le libertà individuali fortemente contrastate se non piegate alle esigenze del ordine imposto dalla politica e dal crimine.
Tutto questo però fu messo in crisi nel momento in cui le organizzazioni criminali capirono che la politica non stava facendo bene il “proprio interesse”. La guerra ai narcotici si dimostrava con il passare del tempo, sempre più inefficace. Gli stupefacenti circolavano sempre più, molti politici furono essi stessi indagati per uso di stupefacenti, ma l' impunità garantita dal loro status gli permise di non passare alcun procedimento giudiziario. Mentre le organizzazioni criminali vivevano in territori degradati e investivano all' estero, la crisi economica che colpì la nazione fu l' occasione di presa di coscienza del potere che le organizzazioni criminali avevano maturato, ma anche del degrado sociale che aveva portato questa conduzione di business. Le zone in mano alle organizzazioni criminali erano le più povere del paese, a fronte delle montagne di denaro generate dalle attività illecite di queste. I capi delle organizzazioni criminali che venivano talvolta arrestati venivano presi in fattorie abbandonate, piuttosto che bunker artigianali scavati in sperdute campagne. Perchè vivere una vita da profughi nella propria terra senza potere godere del denaro accumulato e investito in altre nazioni, quando la politica si fa bella della lotta al crimine?
Le organizzazioni criminali abbandonarono il capo del governo, rendendosi conto dell' inutilità della prosecuzione di una simile strategia commerciale che piano piano stava garantendo ricchezza laddovè i soldi delle attività illecite venivano impiegati piuttosto che dove la ricchezza veniva generata. Vennero svelate trame e accordi che portarono al potere il partito che non garantì nessuna libertà. Le organizzazioni criminali decisero semplicemente di impegnare i loro proventi per la loro terra e cessare di delegare il potere decisionale a chi non poteva garantirgli una politica coerente con i propri interessi.
Nuovi politici vennero messi al potere, tutti di estrazione dichiaratamente criminale. I narcotici furono legalizzati e si ristabilì una democrazia a tutela delle minoranze, per la precisione delle minoranze criminali. I poteri furono spartiti tra diverse organizzazioni ognuna che garanti le competenze per le quali si era fatta un nome: chi si dedicò alle costruzioni, chi all' commercio internazionale, chi alla garanzia della tutela della sicurezza interna ed estera. Il nuovo flusso di denaro generato da un drastico cambio di direzione garantì alla nazione capacità di influenze e rispetto a livello internazionale, pari solo alla rispettabilità che la classe politica post bellica si era riuscita a guadagnare. Le organizzazioni criminali smisero di esistere.

sabato 14 luglio 2012

ITALIA - Liberalizzazione stupefacenti. Il PG di Firenze ribadisce il proprio si'

Si' alla liberalizzazione delle droghe leggere, quanto alle canne non le ha mai fumate perche', risponde con una battuta, 'non ho tempo'. Questa la posizione del procuratore generale di Firenze, Beniamino Deidda, che stamani, intervistato da Radio 24 per '24 mattino', ha ribadito il suo si' alla liberalizzazione degli stupefacenti leggeri: lo aveva gia' detto nei giorni scorsi a Repubblica Firenze.
'Una cauta liberalizzazione farebbe calare il consumo delle droghe leggere' ha detto Deidda a '24 Mattino'. 'Nessuno ha mai consumato alcol in America come quando e' stato proibito - ha aggiunto -. La capacita' della criminalita' di diffondere i consumi e' molto maggiore di quella che il mercato, con le sue virtu' intrinseche, potrebbe fare'. Deidda ha detto di essere favorevole a 'una progressiva e cauta depenalizzazione da un lato e liberalizzazione dall'altro. Controllare il mercato significa anche controllare la qualita' della droga, cioe' garantire ai consumatori che non saranno vittime di qualita' scadenti'. Ancora, secondo il pg, l'argomento in Italia e' tabu' perche' 'c'e' un po' di fariseismo e l'ideologia prevale su una serena valutazione dei fatti. C'e' un secondo inevitabile effetto del proibizionismo ed e' la lievitazione dei prezzi.
Cosi' i piu' deboli, quelli privi di risorse, sono costretti a procurarsi il denaro con mezzi illeciti', 'il fenomeno si ridurrebbe se il mercato fosse controllato e i prezzi contenuti'. Deidda ha precisato di parlare a titolo personale: 'La legge oggi e' quella che e' e i magistrati hanno il dovere di applicarla nella maniera piu' scrupolosa possibile. Ma mi limito a notare che le norme vigenti non sono state in grado di impedire il prosperare delle droghe. Abbiamo le carceri piene di piccoli e piccolissimi spacciatori, e sappiamo che uno spacciatore arrestato viene subito sostituito'. 'Finora - ha poi detto - il divieto generalizzato non ha prodotto gli effetti sperati'.
Ancora per Deidda la liberalizzazione dovrebbe essere 'accompagnata dalla prevenzione con l'educazione'. Infine, alla domanda se abbia mai provato una canna Deidda ha risposto, ridendo: 'No, ma solo perche' non ho tempo'

ITALIA - Liberalizzazione stupefacenti. Il PG di Firenze ribadisce il proprio si'

venerdì 4 maggio 2012

Million Marijuana March 2012

Domani, come ogni anno, si terrà a Roma la MMM (million marijuana March).

http://www.millionmarijuanamarch.info/

Chi parlerà di questo evento, da sempre mai preso in considerazione dai media? Da anni, migliaia di persone in tutto il mondo prendono parte a questa manifestazione pacifica, ma in Italia non se ne parla. E' una manifestazione globale, forse una delle poche che veramente non guarda in faccia a colori, stili di vita, soldi, ma solo una passione condivisa per una pianta.


NELLO STESSO GIORNO A ROMA E IN ALTRE 420 CITTA' NEL MONDO PER ESIGERE:
1) LA FINE DELLE PERSECUZIONI PER I CONSUMATORI.
2) ACCESSO IMMEDIATO ALL'USO TERAPEUTICO PER I PAZIENTI.
3)DIRITTO A COLTIVARE LIBERAMENTE LA CANNABIS, PATRIMONIO DELL'UMANITA'.

SABATO 5 MAGGIO 2012, DODICESIMA EDIZIONE ITALIANA M.M.M.

DEDICATA A TUTTE LE VITTIME DEL PROIBIZIONISMO, MASSACRATE DI BOTTE IN GALERA O ANCORA PRIMA DI ARRIVARCI,
E IN PARTICOLARE A ALDO BIANZINO, DI CUI ESIGIAMO LA RIAPERTURA DEL PROCESSO PER OMICIDIO.


domenica 26 febbraio 2012

I cospiratori del tabacco

Se siete convinti che si fuma perche' e' piacevole, cambiate pagina. Non avete nulla da guadagnare in cio' che leggerete in seguito. Ma puo' darsi che siate curiosi di sapere perche' le persone fumano e perche e' cosi difficile per loro smettere. Di sapere perche' alcuni fra questi dovranno morire. E vogliate comprendere perche' tutto questo sembra molto normale. Per saperlo occorre entrare nella sala macchine della piu' grande impresa di ingegneria del consenso che sia mai stata concepita. E' un'impresa complicata. E' un insieme di uomini e istituzioni divenuti ingranaggi di un sottile meccanismo, in grado di infiltrarsi nella cultura e nelle scienze, di stravolgere la medicina e di corrompere a tutti i livelli. E per condurvi in questo dedalo. Robert Prroctor vi portera'' per mano.
Robert Proctor, 57 anni, non e' ne' un cospiratore ne' un igienista estremo. Storico delle scienze, professore alla prestigiosa Universita' di Stanford, in California, e' l'autore di “Golden Holocaust”, un libro che e' uscito in questi giorni in Usa che fa un'accurata inchiesta sull'industria americana del tabacco. Al punto tale che quest'ultima ha fatto ricorso a tutte le vie legali per cercare di metter mano sui manoscritti prima della loro pubblicazione. Senza successo.
Cosa c'e' di tanto eclatante in queste 750 pagine che hanno preoccupato giganti come RJ Reynolds o Philip Morris? Ci sono le loro parole. Loro piccoli e grandi segreti, racchiusi nelle memorie e nei messaggi interni, nei rapporti confidenziali, nei rendiconto delle ricerche dei loro chimici, dei loro medici. Il fatto e' poco conosciuto: questa preziosa ed esplosiva documentazione -i “tobacco documents”- e' pubblica dalla fine degli anni '90. Nel 1998, il Master Settlement Agreement, che raccoglie le procedure portate avanti da 46 Stati americani contro il fumo non include una componente finanziaria (il versamento di 250 miliardi di Usd -180 miliardi di euro- rateizzati in due decenni) ma ordina di rendere pubblici tutti i segreti dell'industria.

INFILTRAZIONE
Milioni di documenti, relativi a piu' di cinquanta anni, sono stati trasferiti dai quartieri generali delle aziende del tabacco all'Universita' della California di San Francisco, incaricata di costruire la “Legacy Tobacco Documents Library, e di mettere tutto sul Web. Tredici milioni di documenti, cioe' piu' di 79 milioni di pagine, sono gia' classificati e quasi ogni giorno se ne aggiungono dei nuovi. E' grazie a questi archivi che “Golden Holocaust” cerca di raccontare una storia globale della sigaretta. Robert Proctor ha spulciato i “tobacco documents” per piu' di dieci anni. Roba da divenirne paranoici. Tra mille altre cose, ha scoperto che il professore che lo ha reclutato a Stanford, da diversi anni, aveva un rapporto segreto con i giganti del tabacco. Il nostro ha anche compreso perche' una delle sue domande di finanziamento era stata rifiutata dalla National Science Foundation (principale agenzia federale di finanziamento della ricerca americana): chi esaminava le domande aveva ricevuto soldi dalle aziende del tabacco...
Tutto il tempo trascorso sui “tobacco documents” e' servito a giungere alle medesime conclusioni. Gli esperti dell'Organizzazione Mondiale della Sanita' (OMS) hanno steso un rapporto esplosivo di 260 pagine, pubblicato a luglio del 2000, che mostra come le aziende del tabacco si erano infiltrate nelle loro organizzazioni grazie ad associazioni di paravento o scienziati segretamente pagati da esse. Il tutto per mettere i bastoni fra le ruote a possibili politiche di controllo sul tabacco. A margine delle iniziative prese nel 1999 dall'amministrazione Clinton, in parte basate sui “documents”, i procuratori federali sono arrivati alla conclusione che le aziende americane del tabacco hanno “organizzato e messo in atto per mezzo secolo -e continuato a organizzare e mettere in atto- un vasto complotto per ingannare il pubblico”.

5,5 MILIONI DI MORTI OGNI ANNO

Continua ...

(articolo di Paul Yeung, per l'agenzia stampa Reuters del 25/02/2012)



sabato 14 gennaio 2012

aRoma Di Canna (documentario)

aRoma di Canna – La Droga Proibita è Libera Nella Capitale è una video inchiesta realizzata da Francesco Midolo e Andrea Ossino. aRoma di Canna utilizza come filo conduttore la storia di 4 ragazzi, consumatori di cannabis, che raccontano la loro vita spiegando il perché di questa loro scelta e le varie vicissitudini ad essa collegate.

Il fulcro della storia è la Capitale da cui partono i vari capitoli che la compongono. Intervengono i Presidenti dei Municipi interessati a bloccare il fenomeno dello spaccio con non poche difficoltà, ma anche medici, avvocati e politici tutti specialisti del settore che espongono diverse argomentazioni sul proibizionismo. Regalando, così, allo spettatore svariati punti di vista sull’argomento per una maggiore comprensione ed una critica consapevole.



martedì 10 gennaio 2012

Seconda lettera al primo ministro Mario Monti

Monti il Padrino
Gentilissimo Primo Ministro,

E' notizia odierna il giro d' affari della malavita Italiana. La liquidità della malavita è data dal traffico di stupefacenti, un mercato stimato attorno ai 70 miliardi di euro l' anno.

Un recente studio pubblicato sulla rivista scientifica Lancet, stima tra 149 e 271 milioni i consumatori di stupefacenti nel mondo, ma il numero potrebbe essere sottostimato, secondo la ricerca. Gli esperti hanno stimato che del totale di coloro che usano droghe, 125-203 milioni sono "habitue' della cannabis". La cannabis è lo stupefacente illegale più diffuso al mondo e tra i meno pericolosi in assoluto, al punto che sono numerosi gli studi medici sul possibile impiego dei principi attivi contenuti in questa pianta; dall' alzhaimer, al glaucoma, alla sclerosi multipla, ai tumori, ai disordini mentali.

L' Europa ha diversi esempi di eccellenza in campo legislativo, per quanto riguarda la regolamentazione della canapa; dall' Olanda, al Portogallo, dalla Repubblica Ceca alla Germania l' utilizzo terapeutico della cannabis è tollerato e anche la ddetenzione per uso personale e la coltivazione sono depenalizzati. Questo comporta un minor aggravio dei costi sociali del uso di stupefacenti sulla società, attraverso un minor carico di provvedimenti sul sistema giudiziario, un minor carico sul sistema carcerario (basti pensare che in Italia il 30% dei carcerati è tossicodipendenti e un trattamento sanitario di questa patologia, la tossicodipendenza appunto, farebbe completamente rientrare quello che è il "problema carceri"), una maggiore efficienza dell' uso delle forze dell' ordine che non sarebbero più impiegate a reprimere comportamenti individuali, ma focalizzati allo smantellamento delle reti criminali, solo per citare alcuni aspetti positivi.

L' Italia ha il triste primato di essere la culla della più imponente "industria criminale", le cui fondamenta economiche sono il traffico di stupefacenti, in primis la cannabis. I dati sulla diffusione di sostanze illecite nel "Bel Paese" sono drammatici. Se in Italia il consumo di cannabis in periodo scolastico si aggira attorno al drammatico dato del 20%, in un paese come l' Olanda questo dato si colloca attorno all' 8%. La cosa più drammatica è il costante aumento della diffusione dell' utilizzo, a fronte di un maggiore impegno delle forze dell' ordine. Dopo 40 anni di proibizionismo questa crisi economica dovrebbe essere anche un occasione per potere aprire gli occhi sul totale fallimento della proibizione.

La situazione in Italia è tragica. Il dipartimento delle politiche antidroga sembra più un dipartimento di propaganda di stampo nazional-socialista, dove il detto del ministro della propaganda tedesca sotto il 3° reich, Joseph Goebbels,  “Ripetete una bugia cento volte, mille volte, un milione di volte, ed essa diventa una verità”, ha reso l' Italia un paese disinformato. Questa disinformazione ha creato una asimmetria tra i "consumatori" e i "non consumatori", facendo credere a questi ultimi che solo attraverso la repressione legislativa e poliziesca si possano ottenere risultati al fine di diminuire l' utilizzo di stupefacenti. Sfortunatamente, una bugia è una bugia e l' esponenziale diffusione del consumo di stupefacenti e dello strapotere del crimine organizzato sono le più importanti, evidenti e dannose evidenze per la società.

Alla luce di tutte queste considerazioni, colgo l' occasione per porgerle l' invito a tracciare una netta linea di distacco dal precedente governo chiedendo le dimissioni del Capo del Dipartimento per le politiche antidroga della Presidenza del Consiglio, Giovanni Serpelloni, anche a fronte dell' impegno internazionale che l' Italia dovrà affrontare in Marzo partecipando alla 55esima conferenza internazionale dell' ONU sulle droghe.

Serve una politica nuova, europea, basata sui risultati di eccellenza che altre nazioni, nostre sorelle, hanno ottenuto e replicarle.

Ben consapevole dei forti impegni istituzionali che gravano su questo governo, sarei comunque felice che in futuro qualche cosa possa essere fatto dal Suo governo.

Sarei ben lieto, un giorno, di potere affrontare l' argomento approfonditamente.

La ringrazio e la saluto cordialmente

domenica 8 gennaio 2012

Lettera al Ministro Riccardi: il fallimento della war on drugs - un nuovo approccio è possibile

Gentilissimo Ministro Riccardi,

Recenti fatti di cronaca internazionale riportano gli ennesimi fallimenti dell' approccio penale nella riduzione dell' offerta di sostanze stupefacenti illegali.

Faccio riferimento alla condanna per ergastolo dell'
ex capo dell'antidroga cambogiana, il generale Mok Dara, per aver organizzato un traffico di stupefacenti mentre ricopriva l'incarico di segretario generale dell'Autorita' nazionale per la lotta alla droga.

Oltre alla codanna del massimo esponente Cambogiano,
Edgardo Buscaglia, presidente dell'Instituto de Acciòn Ciudadana, in Messico, ha dichiarato che il 71,5% dei municipi del Paese sono nelle mani o sotto il controllo del crimine organizzato, lo stesso presidente rivela come nel 2006 la percentuale fosse del 53%. A seguito della discesa per le strade dell' esercito, il Messico ha assistito ad una escalation continua di morti causati dalla "guerra alla droga" e la conseguenza sembra essere stata una diminuzione dell' influenza della legalità nei municipi nazionali Messicani.

Negli anni '30 del XX secolo, il proibizionismo sull' alcol terminò anche in seguito alla "guerra civile" creatasi tra poliziotti e contrabbandieri d' alcol; le vittime di questa guerra non furono solo poliziotti o contrabbandieri, ma spesso finirono tra le fila del fuoco incrociato anche inermi cittadini, le vere vittime di ogni guerra.

Mi rivolgo a Lei al fine di poter fare luce sull' attuale crisi internazionale che la "war on drugs" ha causato da oltre 40 anni. Le rinnovo l' invito al tracciare una netta linea di distacco dal precedente governo chiedendo le dimissioni del Capo del Dipartimento per le politiche antidroga della Presidenza del Consiglio, Giovanni Serpelloni, anche a fronte dell' impegno internazionale che l' Italia dovrà affrontare in Marzo partecipando alla 55esima conferenza internazionale dell' ONU sulle droghe.

La ringrazio e resto a sua disposizione nel caso fosse interessato ad approfondire politiche alternative.

La saluto cordialmente

martedì 13 dicembre 2011

23/09/2010 Una morte evitabile

Egregio direttore, un uomo è morto per overdose ed evidenzia l' inefficacia delle attuali politiche in tema di tossicodipendenza.
Ancora più preoccupante è l' incipit dell' articolo che riporta la notizia del decesso: "fosse rimasto in cella, ora sarebbe vivo". Quanto di più falso e pretenzioso il giornalista non poteva trovare.
Nelle carceri italiane, dove si dovrebbe scontare una pena, non un trattamento di recupero da tossicodipendenza, le morti per overdose sono una realtà, fortunatamente non frequente.
L' inadeguatezza delle carceri per il trattamento della tossicodipendenza è una realtà conosciuta da anni. Capita che detenuti lontani dalla strada soffrano le pene della crisi di astinenza in carcere; la mancanza di assistenza medica, oltre ad una totale assenza di supporto psicologico, aggravata dalla condizione di detenzione, ossia di una condizione inadatta per garantire il reinserimento del tossicodipendente nella società, garantiscono solo un effetto; la recidiva del tossicodipendente.
Il carcere allunga le pene del tossicodipendente e, verosimilmente, proroga quella fine fatale che, a causa delle attuali politiche indegne di un paese che si fa chiamare sviluppato, possono essere evitate.
In Svizzera le politiche di riduzione del danno, come lo scambio di siringhe, la somministrazione e la distribuzione controllata in ambiente medico delle sostanze, hanno ottenuto risultati eccezionali nel contrasto della diffusione degli stupefacenti e dei problemi connessi a questo fenomeno.
Se dagli anni '80 in Svizzera si continua su questa strada vuol dire che i risultati sono stati efficaci; i risultati sono stati, in un anno dall' applicazione, della diminuzione dei crimini legati all' uso di stupefacenti dell' 80% nella zona considerata più problematica di tutta la Svizzera del tempo: la stazione di Zurigo.
Per quanto riguarda le morti legate alle overdose, la Svizzera ha già da anni fatto registrare tassi di mortalità che toccano lo zero.
E' certo invece che, se in Italia, i giornalisti, anzichè informarsi ed informare su quello che accade nel mondo, seguono le mode dei sindaci inetti ed ignoranti che trovano nelle multe l' unica risposta al problema tossicodipendenza, solo per curarsi della loro popolarità, questo non sarà certo l' ultimo caso.

Storia economica di un fallimento premeditato: il proibizionismo. Capitolo 3, prima parte


I risultati della guerra alla droga: l' emblematico caso messicano

Tra tutti i casi di proibizionismo fallito, uno su tutti merita una considerzione particolare: il caso Messicano. A differenza dei casi passati a noi lontani, il proibizionismo e la guerra alla droga e narco traffico in messico è un caso di drammatica attualità. Se la Chicago anni' 30 è ottimo materiale per film polizieschi romanzati ed edulcorati in cui la vicenda proibizionista spesso assume il tratto di un sottofondo un po' retrò, un po' noir, un po' decadente, che rende quel periodo storico “lontano” spazialmente e temporalmente, il Messico di oggi è l' emblematico risultato di una politica proibizionista imposta dall' alto che non guarda agli interessi di una nazione e ai risultati fallimentari di una politica che copre interessi economici criminali tanto quanto quelli dei narcotrafficanti.
La guerra alla droga, in messico è iniziata ufficialmente nel dicembre 2006, quando il presidente messicano appena eletto Felipe Calderon, dichiarò una guerra a tutto campo al crimine organizzato e al traffico di sostanze illecite, ordinando al esercito nazionale messicano di uscire dalle caserme e disporsi per le strade, attirando il supporto e l' approvazione del pubblico e della comunità internazionale. Si ripetè, insomma, la storia che vide l' impiego delle politiche di tolleranza zero negli stati uniti sotto il proibizionismo degli alcolici. Allora, questa politica fallì e si dovette ristabilire la legalità attraverso il ripristino della vendita produzione e consumo di alcolici sotto supervisione statale per superare l' impasse del crescente potere della malavita. Cambiano “le sostanze”, cambia periodo storico, non cambia il metodo. Potrebbe ora risultare vincente l' applicazione di questa politica di guerra a distanza di 80 anni? Che forse per ogni sostanza si debba adottare una politica di proibizione particolare? Esaminiamo il caso messicano.
 Iniziata nel 2006, la guerra alla droga si stima abbia causato circa 15000 morti per le strade del messico. Alla luce di questa evidenza Jorge G. Castaneda, ex ministro degli esteri messicano, membro del new america foundation e distinto professore di politica e studi sull' america latina e caraibi all' università di New york, ritiene doveroso fare un punto della situazione della strategia adottata, soprattutto in seguito allo scetticismo crescente che la guerra alla droga, dopo gli entusiasmi iniziali, sta ora suscitando. Una prima e lapidaria impressione del ex ministro degli esteri e di Rubén Aguilar, giornalista membro del ufficio stampa del ex presidente messicano Vincent Fox, è semplice: la guerra che il messico sta conducendo è costosa, fallimentare e propagandata attraverso false ragioni. Sul Foreign Policies Castaneda ha analizzato le ragioni che hanno portato l' attuale presidente messicano a dichiarare la guerra e ha confrontato i risultati della politica del presidente calderon con i dati rilevati nell' arco di quasi un ventennio.
Le argomentazioni che portarono alla dichiarazione di guerra da parte del presidente calderon furono: L' esplosione di uso di droghe in messico, l' aumento della violenza nel paese, la presenza di una nazione esportatrice di armi confinante e la conclusione fu che solo l' abbandono da parte degli stati uniti del uso di droga potrà davvero permettere la sconfitta del narcotraffico.

20/07/2010 Arrestato il generale dei ROS ... per traffico di droga

Egregio direttore, la notizia della condanna in primo grado di appello del generale dei ROS per traffico di droga è una notizia che deve fare pensare e ripensare.
Una simile notizia dovrebbe fare riflettere il cittadino sulla attuale efficacia della repressione come strumento di dissuasione dall' uso di stupefacenti: se addirittura alcune forze dell' ordine (fortunatamente poche), che rappresentano lo stato, spacciano droga, chi dovrebbe tutelarci dalla dilagante diffusione di stupefacenti? Il presupposto che ha fatto della "guerra alla droga" uno strumento dispendioso, inefficace e amplificatore di problemi è lo stato etico e l' aderenza di parte della classe politica a questo pensiero, che è utile ricordare, ha portato alla dittatura nazista in Germania. Uno stato non può farsi portatore di "leggi morali", che, come un genitore normativo, è sempre pronto a dirti cosa è giusto o sbagliato e, in quest' ultimo caso, metterti in galera per un errore.
Da qui dovrebbe nascere il ripensamento della strategia per contrastare la diffusione di stupefacenti, che trova nella repressione, il più forte volano per gli scambi. La tolleranza, in questo difficile mercato, ha sempre portato risultati "allucinanti"; laddove, infatti, si è approcciato il problema rendendo la tossicodipendenza una questione medica, depenalizzando il consumo, o consentedo la coltivazione domestica di sostanze leggere e il loro consumo, la diffusione di droga è minima, al punto che si registrano i più bassi tassi di consumo tra la popolazione. Quale è il motivo? La responsabilizzazione degli individui. Un individuo responsabilizzato nell' utilizzo della sostanza sa riconoscerne obbiettivamente la pericolosità e l' uso sarà dettato dal buon senso, non dalla moda come negli stati dove gli stupefacenti proibiti seguono, appunto, le mode. Si veda, per esempio, la diffusione della cocaina tra i politici e l' esplosione dell' utilizzo di questa sostanza tra la popolazione, a seguito dell' introduzione di una norma fortemente repressiva, il decreto Fini-Giovanardi.

03/03/2010 LaVoce.info; si parla di antiproibizionismo

Le politiche sugli stupefacenti sono un interessante argomento di discussione che nel mondo occidentale è fonte di dibattito aperto, sul quale, però, manca una giusta informazione da parte dei mezzi di comunicazione, specialmente in Italia. La "droga" è infatti un tema caldo per la stampa perché facile argomento di cronaca; i casi di delinquenza o corruzione attraggono il "pubblico" per il forte impatto emotivo che questi casi generano. I giornali, pur di vendere, puntano sull' emotività delle notizie piuttosto che rendere giusta informazione sul tema. Questo è causa, in Italia, prima di tutto di una mancata corretta legislazione per prevenire la diffusione delle dipendenze; in secondo, luogo del fallimento delle politiche sulle tossicodipendenze. La politica, adottando un taglio emotivo-giornalistico nella trattazione del tema stupefacenti e tossicodipendenza, è più propensa a cercare il facile consenso, piuttosto che trattare l' argomento in maniera matura e responsabile. In Italia non si parla delle politiche estere sul tema, si evita accuratamente il confronto delle esperienze tra nazioni, si tacciono i pareri e le evidenze medico-scientifiche e i pareri provenienti dalle più diverse scienze sociali, tra cui, per esempio, l' economia. Per quanto riguarda il facile consenso, la politica in Italia punta, ormai da quarant' anni, sul messaggio semplicistico del "no alla droga". Quello che i giornali non riportano è che questo modo di affrontare il problema può essere causa di un aumento della diffusione del fenomeno. La rivelazione sconcertante è frutto di uno studio dell'Universita' della Pennsylvania commissionata dal Nida (l'istituto nazionale Usa che si occupa di droga). E' stata effettuata la valutazione di una campagna di prevenzione organizzata dal governo Usa a colpi di spot tv,per prevenire il consumo di marijuana. Lanciata nel 1998 è ancora in corso. Il risultato non e' stato all'altezza delle aspettative: secondo lo studio di valutazione, dopo cinque anni dall'inizio, la campagna ha evidenziato effetti boomerang sulle persone a cui era rivolta. Chi aveva visto piu' spot, infatti, mostrava un livello più basso di risultati: molti ragazzi esprimevano giudizi positivi sulla marijuana o addirittura avevano cominciato a consumarla. Questo è uno dei risultati del "no alla droga". La Gran Bretagna ha commissionato uno studio scientifico sulla pericolosità degli stupefacenti. I risultati della ricerca sono stati riportati sul Times, ma in Italia non se ne è parlato. La commissione governativa ha presentato, così, una classificazione delle venti sostanze "socialmente piu' pericolose" in cui alcolici e tabacco figurano rispettivamente al quinto e al nono posto. Nella graduatoria, l'alcool è preceduto solo da cocaina, eroina, barbiturici e metadone, e anche il tabacco risulta più pericoloso di cannabis, Lsd ed Ecstasy. Se l' impatto del "no alla droga" è fallimentare, le evidenze scientifiche trascurate, anche l' economia, ha un parere in merito alla efficacia delle attuali politiche di proibizione delle droghe. L' ultimo appello, mai trattato in Italia dalla stampa, nè tanto meno dalla politica, esperesso dal premio Nobel per l' economia Gary Backer, riguarda il giudizio lapidale sul fallimento della guerra alla droga, che nessuno ha il coraggio di ammettere. La posizione è semplice: la guerra alla droga costa, tanto; c'è un modo più efficace per ridurne il consumo? La posizione del Nobel è la legalizzazione e conseguente tassazione. Interessante da notare che questo non è il punto di vista isolato di un solo economista. E' infatti uno tra i cinquecento economisti firmatari di un appello lanciato nel 2005 da un altro premio Nobel all' economia, Milton Friedman. Se l'attuale politica sugli stupefacenti ha fallito, non sarebbe il caso di cambiare rotta ed ascoltare il parere di esperti?

Pubblicato sul sito de Lavoce.info tra le lettere. Sono onorato :-)

04/02/2010 Il festival di San Remo, il festival del ipocrisia

Egregio direttore, un' artista è stato escluso da San Remo perchè ha dichiarato di avere fatto uso di stupefacenti. Un rappresentante di istituto, accusato di spaccio di stupefacenti, si è autosospeso dal ruolo. Cosa fa, invece, la "casta" politica che, secondo un' intervento delle iene, è drogata al trentatre per cento? Accusa e resta al suo posto.
La droga più pericolosa, in Italia, in questo periodo, è l' ipocrisia. Quell' ipocrisia che arresta il giovane per uno spinello. L' ipocrisia dei cani nelle scuole, perchè gli stupefacenti sono ovunque. L' ipocrisia dei morti per droga perchè la legge stigmatizza, come i politici con Morgan, l' uso degli stupefacenti, marginalizzando il tossicodipendente lasciandolo solo, anzichè aiutarlo. L' ipocrisia della legge Fini-Giovanardi e della recidiva per i tossicodipendenti. Così anzichè parlare del fallimento del proibizionismo (con la droga, letteralmente, ad ogni angolo della strada di Parma), si parla di una persona che tutto sommato la sua tossicodipendenza se la può permettere, come i Lapo, i Colombo, i Mele. Il proibizionismo ha dimostrato di avere fallito; quando si inizierà a neparlarne?

30/11/2009 Negli USA? Le pot clinics!

Egregio direttore, la Gazzetta ha dato poco risalto, pubblicando un semplice trafiletto, alla notizia, un pò imprecisa, della apertura del primo "coffeshop" negli Stati Uniti d' America. La notizia è imprecisa perchè in varie forme, già da anni, la legislazione federale americana prevede la possibilità della vendita, coltivazione e uso di cannabis per scopi terapeutici. In California, per esempio, dal 1996 in seguito alla approvazione del referendum n. 215 approvato dal 56% degli elettori californiani nel novembre 1996, consente la vendita di cannabis, sotto prescrizione medica, a coloro che presentassero sintomi quali cancro, anoressia, Aids, dolori cronici, spasticità, glaucoma, artrite, emicrania e qualsiasi altra sindrome per cui la marijuana offra sollievo. E' interessante che prima del 1936, in tutto il mondo, non fosse neccessaria tale prescrizione, addirittura la cannabis era una delle più antiche e più conosciute piante medicamentali al mondo. Ancora oggi, in alcune farmacie Italiane è possibile trovare urne con la dicitura "Cannabis", in memoria di un passato "libero" per questa pianta. Senza tenere conto degli altri innumerevoli impieghi per i quali questa pianta può essere utilizzata: dall' edilizia, all' energia, alla cosmetica per citarne pochi.
Tornando al trafiletto pubblicato dalla Gazzetta, la notizia risulterebbe un pò imprecisa perchè nella solo California e per la precisione nella sola Los Angeles, se ne possono trovare più di ottocento. In Italia si viene arrestati per uno spinello. A chi giova tutto questo? Per non nuocere a cittadini malati Obama ha approvato un provvedimento che tratteggia le linee guida per la DEA (drugs enforcement administration) al fine di non arrestare innocenti.
Legalizzare la cannabis è un problema di sicurezza del cittadino, che non può essere arrestato per uno spinello, così come non può essere multato per "fare all' amore". Il nuovo assessore alla sicurezza Fecci sembra una persona di buon senso quando si è espresso a favore della legalizzazione delle case chiuse. Chissà fino a dove il suo coraggioso buon senso si spingerà.

09/11/2009 I politici al test antidoping

Egregio direttore, c'è un gran parlare attorno al test "antidoping" ai politici. Un test che, francamente, trovo inutile. Perchè un politico che facesse bene il suo lavoro,ma fa uso di stupefacenti, dovrebbe essere discriminato? Si può dire che i politici che sbandierano tanto la "verginità" sulla droga, lavorino meglio di quelli che magari ne fanno uso? Perchè dovrei condividere il pensiero del politico di turno che non fa uso di droga, ma è corrotto fino al midollo?
La relazione tra classe politica e malavita è ormai un dato di fatto. Questa relazione è tenuta "viva" dal rapporto economico instauratosi tra i due soggetti.
Se infatti la malavita si finanzia prevalentemente dal traffico di droga (stimato attorno al settanta per cento dei proventi dei traffici illegali), i soldi con i quali si corrompe la politica derivano,quindi, prevalentemente dal trafico di sostanze illegali.
La copertura della politica a questo "accordo" è il proibizionismo di facciata. Quello dei duri e puri contro la droga, ma che venderebbero la moglie pur di accaparrarsi voti, anche se provenienti da ambienti dubbi. In questo caso non vendono la moglie, ma rinnegano l' evidenza: così la droga deve essere illegale e loro devono sembrare "puliti".
Se un tempo esisteva l' omertà sull' esistenza della malavita, adesso esiste l' omertà sui rapporti tra politica, malavita e guerra alla droga. Lo sconfitto? Il cittadino. Che continua a credere che la "droga" deve rimanere illegale.
Non si distingue così tra droghe. e si rinnegano anche le conoscenze scientifiche. E' il caso accaduto in Inghilterra. Come ricorda il quotidiano britannico The Times,dopo il licenziamento di David Nutt, presidente della commissione consultiva del governo britannico sulla regolamentazione delle droghe. La motivazione? Licenziato per aver espresso un'opinione sulla maggiore pericolosità di alcool e tabacco rispetto ad alcune droghe, droghe non in linea con la politica del governo.

domenica 4 dicembre 2011

12/03/2008

Egregio direttore, è frustrante leggere dell' ennesimo fallimento della società in campo di prevenzione e contrasto degli stupefacenti. Leggo la Gazzetta e noto di presidi di istituti scolastici che ancora invocano la repressione quale "deterrente" per evitare il consumo di stupefacenti: dopo 30 anni di "repressione" i risultati sono, come recita un articolo della Gazzetta, "Canne tutti i giorni e coca nei week end". Ottimi risultati direi!
Il vero problema è la mancanza di dialogo. Un primo elemento di chiusura al dialogo tra giovani e adulti è il ricorrente uso delle forze dell' ordine per "prevenire" l' uso di stupefacenti. Di fatto le forze dell' ordine non prevengono mai nulla; le persone segnalate sono sempre consumatori abituali o occasionali, non si è mai preso nessuno perchè "aveva l' intenzione di usare droga".
Non si rendono conto "gli adulti" che la "minaccia" è il primo motivo di chiusura dei giovani? Perchè un figlio dovrebbe parlare ai genitori di un problema quando questi potrebbero denunciarlo "per aiutarlo"? Si intende affrontare il problema abbandonando i giovani?
La scuola fa molto in campo di prevenzione attraverso l' informazione, ma potrebbe fare di più. Ad esempio organizzando incontri docenti-studenti-genitori, concedendo ai giovani la totale e massima libertà di esprimersi sull' argomento. I genitori, per una volta, dovrebbero ascoltare e lasciare fuori dalla porta infantili moralismi.
Chi deve veramente affrontare il tabù "droga" sono le generazioni più "vecchie", che non hanno affrontato questo fenomeno e che ancora oggi non sanno affrontarlo. Se gli "adulti" avessero preso decisioni più coraggiose in termini di tolleranza verso certi comportamenti, ad esempio attraverso una legge più tollerante che prevedesse il divieto di vendita di stupefacenti ai minori, sono convinto che non si sarebbe giunti alla situazione tragica che quotidianamente abbiamo sotto gli occhi. Invece, la proibizione, ha reso gli adolescenti, il primo mercato della "droga".
La scuola potrà fare molto nel prevenire la diffusione di stupefacenti, la tolleranza sarà fondamentale, ma senza un dialogo aperto e scevro di luoghi comuni non si potranno prevenire dispiaceri.

20/02/2008

Egregio direttore, la cronaca della "Gazzetta" ci regala altri spunti di riflessione sull' inutilità e la dannosità  del proibizionismo.
Può essere considerato un successo per la società i sequestri di 14 grammi di "fumo" in seguito alle perquisizioni di 13 ragazzi in stazione? Quanti soldi sono stati spesi per una simile azione di "contrasto"? Quale è il ritorno che ha avuto la società?
Quei ragazzi, il "fumo", lo continueranno a comperare; in oltre, non solo non hanno recato fastidio ad alcuno, ma saranno sicuramente "marchiati" dalla legge Italiana.
E' di oggi la notizia di un accoltellamento per questioni di "droga"; se il traffico di stupefacenti fosse contrattualizzato tutto questo non accadrebbe più. Non solo; lo scompiglio che i malcapitati feriti hanno creato all' ospedale, ha danneggiato tutti i pazienti che erano in coda ad attendere al pronto soccorso. Se non si avessero simili regolamenti di conti, non si assisterebbe più a simili disguidi. Come se non bastasse i nostri amministratori giustificano queste politiche intolleranti a garanzia della "sicurezza".
Questi sono solo due piccoli esempi di quanto l' attauale normativa in tema di stupefacenti sia inadatta e dannosa; se si riuscisse ad immaginare gli effetti di una simile politica a livello nazionale si dovrebbe cambiare la legge da un giorno all' altro. Quando i cittadini apriranno gli occhi sulla totale pericolosità del proibizionismo?

29/12/2007



Egregio direttore, l' ormai tristemente noto decreto legge Fini-Giovanardi (neppure firmato per ignavia da almeno uno dei due promotori), sta per compiere due anni.
Il non molto degno di plausi, attuale governo di così detto centro sinistra, non ha neppure accennato ad una totale riscrittura della legge, al contrario di quanto affermato nel programma nel quale si prevedeva l' abrogazione di tale legge entro i primi cento giorni di governo.
Vorrei approfittare della sua rubrica per lanciare un appello alle inutili senatrici e senatori parmigiani presenti in parlamento: fatevi promotori di un immediato cambiamento in senso tollerante di questa legge. Non è possibile che dopo due anni di chiacchiere da bar, spesso appena abbozzate, gli elettori debbano ancora lamentarsi della vigliaccheria di pusillanimi che dopo avere firmato collegialmente un documento non sanno neppure mantenere le promesse firmate.

06/12/2007

Italia? 

Egregio direttore, la gazzetta riporta di una giovane che si prostituiva, che è stata picchiata selvaggiamente. A rendere più schoccante la vicenda, il fatto che fosse minorenne. Alla luce di un simile avvenimento non si può che ricordare l' "illuminata" disposizione comunale che multa prostitute e clienti. Oltre agli "incredibili" risultati in termine di "prevenzione" ( undici multe in una settimana) ecco gli ultimi risultati di una norma "beffa": chissà se la povera ragazza sarà anche stata multata oltre ad avere preso un sacco di botte.
Ecco i risultati della "guerra" lanciata dal comune alla prostituzione: undici multe e una minorenne all' ospedale.
Alla luce di questo non sarebbe il caso di gestire l' affare a livello comunale, attraverso l' affitto di locali dedicati e la "messa in regola", attraverso la contrattualizzazione, del meretricio?
Oppure Olanda?
Tanto la prostituzione casalinga non sarà minimamente toccata dal provvedimento approvato di recente dalla giunta e tutti i "buoni propositi" dell' assessore Monteverdi, lanciati anche sulla Gazzetta, cadranno nel vuoto. La prostituzione ci sarà sempre, che la giunta lo voglia o no. Un atteggiamento concreto sarebbe molto più apprezzabile della solita caccia alle streghe.




Egregio direttore, finalmente è stato approvato un piano contro la droga. Eravamo l' unico stato, oltre a Malta, in Europa, a non avere preso provvedimenti contro il fenomeno.
In oltre, proprio in questi giorni, è uscito il rapporto 2007 dell'Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze (Oedt). Da questo rapporto emerge come le politiche più "tolleranti" europee (apertura verso le «droghe leggere», ambulatori e nuclei mobili che distribuiscono siringhe sterili, terapie al metadone, ecc.), risultino più efficaci nel contrastare la diffusione di droga, a livello sociale, di quanto il proibizionismo duro e puro riesca in America.
Alla faccia di chi ritiene "comico e tragico" affermare che la proibizione è la maggiore causa della diffusione degli stupefacenti e che la repressione è l' unico strumento per contrastare la diffusione di sostanze psicotrope illegali.

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