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venerdì 18 agosto 2017

Droghe. La relazione al parlamento del DPA ... numeri da 'fatti'

Articolo di Redazione 16 agosto 2017 11:15

E’ finalmente arrivata la relazione al parlamento sulle droghe! Quello che emerge, oltre al fallimento delle attuali politiche, è un dato sul mercato della droga basato su stime, forse, poco attendibili, per non dire ... drogate.

I dati riportati dal DPA sono semplici: il mercato della cocaina vale 6 miliardi, segue la cannabis con 4 e via tutte le altre droghe.

Perché i dati del DPA sarebbero “drogati”? Perché confrontando i dati italiani con quelli europei (con il più recente “2016 EU Drug Markets Report: Strategic Overview”), per il DPA, il mercato della cocaina esisterebbe solo in Italia! E varrebbe di più della totalità del mercato europeo determinata dalle analisi del EMCDDA ed Europol!

Infatti nel recente “2016 EU Drug Markets Report: Strategic Overview” vengono presentati i dati relativi ai mercati delle droghe in Europa … e l’intero mercato europeo di cocaina (valutato in 5,7 miliardi di euro), sarebbe inferiore al valore del mercato della cocaina in Italia!

Come è possibile tutto questo? Semplicemente truccando i dati sui mercati della droga!

Ma se il DPA estrae numeri dal cappello come i numeri del lotto, in Europa non ci troviamo messi meglio.


Infatti effettuando un confronto storico, tra i dati delle relazioni annuali che i vari enti governativi pubblicano, l’impressione che si può trarre, è quella di cercare di fare centro ad un bersaglio, in una stanza buia, ad occhi bendati e con le mani legate.
Una analisi storica dei documenti redatti da Europol e EMCDDA, evidenzia una dinamica “anomala” di un mercato, quello delle droghe, basato su sondaggi e stime, non su dati reali. Perché i dati reali potrebbero essere apocalitticamente mostruosi.


Iniziamo con una analisi storica di un documento di riferimento nell’analisi del mercato della droga in europa: l’ “EU DRUG MARKETS REPORT” redatto dal EMCDDA ed EUROPOL.
Iniziata la sua redazione nel 2013, ha delineato i numeri dell’ “economia della droga” in Europa.
Questi erano i numeri nel 2013 per i mercati della cannabis e della cocaina.
La cannabis, divisa in infiorescenze e resina, era un mercato da 2.500 tonnellate l’anno (1.300 tonnellate di resina di cannabis e 1.200 tonnellate di infiorescenze consumate da 23 milioni di europei nell’ ultimo anno di indagine).



Per determinare il valore del mercato della cannabis in Europa, servono due dati; un prezzo medio della cannabis e la quantità di sostanza consumata. Se la quantità di cannabis è stata determinata, possiamo procedere a trovare un prezzo medio della cannabis, a partire dai dati ufficiali. Il prezzo medio di un grammo di cannabis, calcolandolo semplicemente come la media tra il prezzo più alto e il prezzo più basso tra il terzo e il primo quartile (IQR) dei prezzi rilevati nel mercato illegale, può essere stimato, per il documento redatto nel 2013, in 10 euro al grammo.



Ad un prezzo medio di 10 euro al grammo, 2500 tonnellate di cannabis (resina ed infiorescenze), rendono la cannabis il primo mercato della droga europeo, per un valore di 25 miliardi di euro di stupefacente consumato nell’ultimo anno.

Nel 2013, l’ “EU DRUG MARKETS REPORT: A STRATEGIC ANALYSIS” avanzava stime anche sul mercato della cocaina.

Nel dettaglio, la cocaina era un mercato stimato in 124 tonnellate, un ventesimo delle dimensioni del mercato della cannabis, per quantità.



Applicando la stessa stima del prezzo medio della cocaina (media tra il prezzo più alto e il prezzo più basso tra il terzo e il primo quartile), risultano 66,5 euro al grammo. Il mercato della cocaina in Europa, potrebbe dunque essere stimato in circa 8,25 miliardi di euro.




A distanza di 3 anni, EMCDDA ed Europol, hanno redatto lo stesso report “EU Drug Markets Report 2016: Strategic Overview” dove vengono presentati dati aggiornati sul mercato delle droghe.
Vengono presentate nuove stime storiche dei prezzi di cannabis e cocaina, oltre alle altre sostanze.



Il prezzo della cannabis (tra resina ed infiorescenze) varia, tra il terzo e il primo quartile, tra un minimo di 6,6 euro al grammo per la resina toccato nel 2014, ed un massimo di 11,2 euro al grammo per le infiorescenze di cannabis nel 2011.




Il prezzo della cocaina, nel report del 2016, varia, tra il 2010 e il 2014, da un minimo IQR di 57,1 euro al grammo nel 2013 ad un massimo di 78 euro nel 2010.

Vengono quindi definite le “dimensioni” dei due mercati.



"The size of the market for cannabis

The estimated value of the retail market for cannabis in the EU is over EUR 9.3 billion in 2013, with a likely range of EUR 8.4–12.9 billion. This represents just under two-fifths of the total illicit market in drugs. Our estimates of amounts used suggest that in 2013 about 647 tonnes of herbal cannabis (range 581–903 tonnes) and 641 tonnes of resin (range 573–887 tonnes) were consumed.”1





“The size of the market for cocaine


The estimated value of the retail market for cocaine in the EU is at least EUR 5.7 billion (range EUR 4.5–7 billion). This represents a little less than one-quarter of the total illicit market in drugs and makes it the third largest, after cannabis and heroin. Our estimates of amounts used suggest that in 2013 about 91 tonnes of cocaine was consumed, with a likely range of 72 to 110 tonnes.”2


Dal report del 2013 a quello del 2016 il mercato della cannabis passa da 25 miliardi di euro, a meno della metà (9,3 miliardi di euro), a fronte di un numero di consumatori fondamentalmente stabile (da 23 milioni stimati nel report del 2013 a 22 milioni nel report del 2016, per una diminuzione dei consumatori di circa il 5%) ed un prezzo fondamentalmente stazionario. Quello che sembra crollare è il quantitativo consumato, con un diminuzione registrata del 50%.

Lo stesso confronto storico tra report, per la cocaina, evidenzia un andamento diverso. Il valore del mercato di questa sostanza, stimato come sopra in circa 8,25 miliardi di euro, nel 2016, viene valutato in circa 5,7 miliardi (poco più della metà del valore del 2013). In più, il numero di consumatori stimati per la cocaina diminuisce in maniera più sensibile, passando da 4 milioni di consumatori a 3,6 (una diminuzione di circa il 9% dei consumatori). Quello che non varia è la quantità consumata!

Ma quanto sono affidabili queste stime? Ci sono strumenti che ci permettono di dubitare di questi numeri?
La risposta si può trovare proprio tra le righe del report europeo. Nel analisi del mercato della cocaina e per la precisione nello studio della dinamica dei trasporti della sostanza, il numero più drammatico che emerge, è la quantità di verifiche che vengono effettuate nel porto di Rotterdam, la principale porta di accesso per la cocaina al mercato europeo. Si legge nel report:

“The largest seaports in Europe are in Rotterdam, the Netherlands (the eighth busiest shipping port in the world) and Antwerp, Belgium, and they are key points for this type of trafficking. After around 10 000 kg of cocaine was seized in Rotterdam over the course of 2013, Dutch police estimated that 25–50 % of the cocaine reaching Europe now enters via the port, which handles around 11 million containers a year, only 50 000 of which are scanned (DutchNews, 2014, quoted in Eventon and Bewley-Taylor, 2016).”3

Su 11 milioni di container che transitano per il porto di Rotterdam, che da solo potrebbe essere l’ingresso per una stima tra il 25% e 50% della coca in Europa, solo 50.000 vengono verificati e dai quali emergono i numeri più precisi che si possano avere sul mercato della droga, perché verificati e non stimati. Insomma, su 11 milioni di container, lo 0,45 %, cioè 50.000, rappresentano, attraverso i sequestri, i numeri più precisi sul mercato della cocaina. I soli dati certi nei mercati degli stupefacenti sono i sequestri, perché registrati.

Sulla base dei dati dei sequestri, risulta evidente come i numeri sulle stime dei mercati di qualsiasi sostanza siano numeri fondamentalmente inattendibili, dei quali la stima più approssimativa, forse non rileva neppure il 10% del mercato effettivo.

La stessa tipologia di analisi potrebbe essere effettuata sulla cannabis, per la quale i sequestri rappresentano una piccola quota del mercato, che non contempla i milioni di piccoli produttori che sostengono l’offerta interna di cannabis. Il mercato della cannabis, infatti, si differenzia da quello della cocaina per la forte componente di produzione interna, mentre la cocaina viene totalmente importata.

Se si dovessero effettuare delle stime dei valori dei mercati della droga sulla base dei sequestri, i numeri riportati dalle agenzie internazionali, risulterebbero delle gocce nell’ oceano.

Riprendendo i dati dei due report per le due sostanze, senza analizzare un possibile impatto che le quantità di droga sequestrate rappresentino solo una minima percentuale del mercato, emerge, infatti, un quadro apparentemente rassicurante, quanto completamente inattendibile.

Nel report 2013 per la cannabis (resina ed infiorescenze) dichiarano sequestri per 575 tonnellate, su un mercato stimato in 2400 tonnellate. Per la cocaina, i sequestri impatterebbero sul mercato in maniera più decisa; infatti, a fronte di un mercato di 124 tonnellate, sono stati registrati sequestri per 62 tonnellate. Alla luce dei dati sulle verifiche effettive nel porto di Rotterdam, le stime sulle dimensioni del mercato della cocaina, sembrano un numero che, più che ottimistico, sembra assolutamente irrealistico.

Nel report 2016 i numeri sembrano migliorare, ma come per il 2013, si scontrano con la realtà di un mercato non stimabile, anzi, molto probabilmente, estremamente sottostimato. Per la cannabis non si registra una sensibile variazione dei consumatori, ma solo un enorme ridimensionamento dei consumi, che riduce il valore complessivo del mercato, a fronte di un aumento della quantità dei sequestri, che non spiega la differenza nella variazione del valore del mercato. Infatti, i consumi stimati di cannabis nel 2016, risultano pari a 1288 tonnellate, a fronte di 713 tonnellate sequestrate. Per la cocaina si registrano 91 tonnellate di sostanza consumata a fronte di 61 tonnellate sequestrate.

Tornando dunque all’ Italia e alle stime del DPA, viene da domandarsi quale sia l’affidabilità di questi dati.

Una delle ex direttrici del DPA, la Dott.ssa Patrizia de Rose, aveva evidenziato la necessità di “lasciare spazio a una raccolta di dati qualitativi e quantitativi” sui mercati degli stupefacenti ed aveva iniziato un lavoro di ascolto delle realtà più vicine al mondo dei consumatori di stupefacenti, organizzando tra l’altro importanti incontri di dialogo con il ministro della Giustizia e una missione ad Ungass ricca di personalità altamente competenti, qualificate ed informate.

Finalmente si stava aprendo uno spiraglio per un dibattito, sul tema degli stupefacenti, aperto, capace di includere e tracciare la strada per una strategia concreta, fino a che, con il cambio di Governo, si è assistito ad una nuova involuzione del dialogo, che, dopo i numerosi cambi alla direzione del DPA, ha avuto il culmine nel sabotaggio della legge sulla legalizzazione della cannabis e un affronto, nei confronti di quanti si sono spesi nel dibattito sulla legalizzazione e nei confronti dei malati, con l’ultima relazione del DPA al parlamento.

Una raccolta di dati effettiva, infatti non può che avvenire in un mercato regolamentato, con leggi chiare e attendibili. Oggi la legge è discrezionale e discriminante e non viene rispettata. La mancata convocazione della Conferenza nazionale sulle droghe, l’impossibilità ad ottenere la licenza per la coltivazione di cannabis, la discriminazione delle farmacie che informano sugli impieghi terapeutici della canapa, sarebbero i segni evidenti della necessità di una nuova applicazione della legge e sono l’emblema di una necessità urgente del cambio della normativa sulla cannabis. Invece, nella “nuova legge sulla cannabis terapeutica” non si parla neppure di libertà di coltivazione per i malati, di libertà di cura e ricerca scientifica, di possibilità di associazione alla coltivazione compassionevole, realtà consolidata da oltre 20 anni(!) negli USA.

Un dipinto della situazione attuale del dibattito sulla legalizzazione della cannabis in Italia, può essere rappresentato, soprattutto alla luce dei dati statunitensi sui successi seguiti alla legalizzazione della cannabis in diversi stati, dalla presenza di dinosauri in parlamento, mentre dischi volanti ultratecnologici passano sopra la testa dei cittadini, che, inermi, non possono neppure chiedere aiuto ai parlamentari, impotenti di fronte alle logiche di potere di pochi elementi che, ormai, si credevano estinti.

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1,2,3 EU Drug Markets Report: In-depth Analysis, EMCDDA, Europol (pp 60 e seguenti, pp 100 e seguenti, pp 106 e seguenti)

Droghe. La relazione al parlamento del DPA ... numeri da 'fatti'

domenica 15 gennaio 2017

I dati del DPA, sarebbe giusto fare chiarezza

E' uscita la relazione del DPA che mette in mostra i dati relativi al mercato della cannabis. Stimano un mercato che vale 4 miliardi di euro. Il dato, che è una stima, perchè non si basa su dei consumi effettivamente registrati, e probabilmente poco o per nulla attendibile.

Nella presentazione portata alla commissione giustizia nel 2013, L' economia della sicurezza pubblica, sulla basa dei dati riscontrabili nella "Relazione Europea sulla droga" 2013 e il report "EU Drug markets Report" emergono numeri diversi.

L' Italia era primo consumatore europeo di hashish con una quota pari al 30% di un mercato stimato in 1300 tonnellate e il terzo mercato per infiorescenze di cannabis ( 1200 tonnellate consumate annualmente in europa). Sulla base di questi dati emerge un fatturato annuo, del mercato italiano della cannabis di circa 5.6 miliardi di euro.

Quindi la domanda è: se i dati del 2013 europei parlano di un mercato di quasi 6 miliardi di euro solo per la cannabis e i derivati, da dove arrivano i numeri del DPA di oggi? Se i dati sono stati presi dall' ISTAT c'è un errore del circa 50% sulle stime (se si considera di passare da 4 miliardi a 6).

In Europa, i dati italiani sulle statistiche delle droghe, non sono ritenuti più attendibili da anni; sulla base di cosa si continuano a tirare fuori numeri dal cilindro?

mercoledì 14 settembre 2016

Degrado e droghe per strada. Cosi' in tutte le citta'. Come farsi meno male

Comunicato di Vincenzo Donvito
5 settembre 2016 14:43

 Non passa giorno che sulle cronache locali -e non- di tutti i media, si parli del degrado urbano, quasi sempre associato allo spaccio di droghe illegali. Immagini di persone che bivaccano, meglio se con una qualche bottiglia in mano e una sigaretta che possa essere scambiata per spinello, e seduti nei luoghi piu' significativi della citta', chiese e piazze storiche, giardini frequentati anche di giorno da bambini, etc. Immagini su cui talvolta i media provvedono ad oscurare i volti delle persone, ma non se queste sono manifestamente con la pelle non-bianca: dando cosi' il loro contributo al discutibile legame, tipico di chi ragiona con la pancia invece che con la testa, tra non-bianco e spacciatore di droga, e quindi responsabile del degrado.
Lasciando ad ogni media la propria responsabilita' nell'alimentare disordine pubblico, cio' che ci preme sottolineare e' che il metodo per cercare di farsi meno male e' a portata di mano, ma sembra che il nostro legislatore non sia interessato. Stiamo parlando della legalizzazione delle droghe, cioe' il controllo del mercato da parte dello Stato per un prodotto che oggi -pur se illegale- e' capillarmente diffuso e consumato si' da rendere libero il suo mercato: le forze dell'ordine non ce la fanno a seguire il ritmo dello spaccio per strada e, nonostante gli ingenti sequestri che vengono operati ogni giorno, la presenza e l'offerta di queste sostanze e' sempre maggiore, soprattutto per strada. Le proposte di legge in Parlamento ci sono, ma sono al momento bloccate nonostante si sia manifestato un ampio schieramento trasversale che le sostiene. In prospettiva si vede solo il buio. E lo spinello, che e' consumato da quasi tutti i giovani e non solo, continua ad essere venduto clandestinamente per strada da spacciatori che -in virtu' di un potenziale loro maggiore guadagno- non esitano a proporre anche l'acquisto di sostanze piu' pericolose e che creano facilmente dipendenza, come eroina, cocaina o metamfetamine varie.
Al momento, nonostante le positive esperienze in merito registrate in diversi Stati europei e degli Usa e delle Americhe, la legalizzazione e' una chimera. E il risultato sono queste immagini e queste quotidianita' di cui dicevamo prima. Certamente il problema non sara' risolto, ma sicuramente sara' contenuto ed arginato, con meno spacciatori e meno clienti per le strade.
Ci viene spontanea una domanda che rivolgiamo ai media, soprattutto locali, che sono giustamente preoccupati del degrado delle citta' per le quali si impegnano a svolgere un servizio di informazione: tante volte avete fatto campagne nell'interesse dei cittadini, promosso petizioni, sostenuto progetti di legge... perche' in questo caso vi limitate solo ad indicare coi volti scoperti non-bianchi i presunti colpevoli e non vi fate partigiani di una politica di riduzione del danno, sulle droghe e sulle nostre citta'?
Degrado e droghe per strada. Cosi' in tutte le citta'. Come farsi meno male

sabato 9 gennaio 2016

L'uomo che ha mostrato la bugia della guerra alle droghe



Articolo di Redazione
27 dicembre 2015 16:15


Pablo Escobar è stato "il primo a capire che non è il mondo della cocaina ad orbitare attorno ai mercati, ma i mercati a ruotare attorno alla cocaina".


Di sicuro Escobar non l'ha detto proprio in questi termini: questa eretica verità è stata esplicitata da Roberto Saviano nel suo ultimo libro, Zero Zero Zero, il più importante dell'anno e sicuramente il più valido che sia mai stato scritto sul narcotraffico. Questo, di fatti, è un libro che dice ciò che deve essere detto alla fine di un altro anno di guerre per droga, che si diffondono in lungo e largo e in profondità, e sicuramente racconta ciò che non imparerete da Narcos, Breaking Bad o i numerosi report ufficiali.

La presa di coscienza che il capitalismo della cocaina è centrale nel nostro universo economico ha fatto di Escobar il Copernico del crimine organizzato, sostiene Saviano, aggiungendo: "Nessun business nel mondo è così dinamico, così incredibilmente innovativo, così leale nei confronti dello spirito del libero mercato come il business globale della cocaina." Suona semplice, ma non lo è - è rivoluzionario e, dice Saviano, spiega il mondo.

Avrei dovuto discutere di Zero Zero Zero con Saviano - che vive sotto protezione 24 ore al giorno, 7 giorni a settimana, dopo alcune minacce di morte successive alla pubblicazione di Gomorra, il suo libro sulla mafia napoletana - al Hay Arequipa book festival in Peru, questo mese. Ma Saviano non è riuscito a presenziare, a causa delle difficoltà di coordinare sempre i suoi spostamenti. Da otto anni vive in località segrete, con una scorta permanente di sette carabinieri, passando raramente più di due notti nello stesso letto. Un video collegamento con il Peru' si è dimostrato particolarmente complicato, ma ciò che Saviano aveva da dire è troppo importante, troppo urgente e troppo radicale per perdersi nei problemi di logistica. Alla fine siamo riusciti a parlare per telefono lo scorso weekend.


"Il Capitalismo", ha detto Saviano, "ha bisogno di associazioni criminali e mercati criminali...Questa è la cosa più difficile da comunicare. Le persone - anche coloro che si occupano di crimine organizzato - tendono a non notare questo fattore, insistendo sulla separazione tra il mercato nero e il mercato legale. E' la mentalità che porta le persone, in Europa e negli USA, a pensare al mafioso in prigione come ad un gangster. Ma non lo è, anzi, è un businessman, un uomo in carriera, e il suo business, il mercato nero, è divenuto il più grande mercato del mondo."

Questa è la sagace eresia di Saviano. Per decenni, scrivere di mafia globale ha presupposto l'impostazione da scisma Manicheo tra ladri e poliziotti; la nostra società in salute e l'applicazione della legge da una parte contrapposti al crimine organizzato dall'altra (con alcuni errori occasionali da parte dei primi). Ma il sentiero indicato da Saviano e pochi altri ha demolito questa relazione, ed è stato oltretutto corroborato da ogni recente sviluppo nel narco-incubo vissuto quotidianamente in Messico, inclusa in special modo la fuga, ancora una volta, dell'erede al trono di Escobar, Joaquin “Chapo” Guzman, da un cosiddetto carcere di massima sicurezza. I cartelli dei narcotrafficanti come quello di Guzman non sono avversari del capitalismo globale, ma nemmeno sue parodie; sono parte integrante - e pionieri - del libero mercato. Sono, in pratica, il modello di riferimento del libero mercato.

Abbiamo sentito molto, in questi giorni, sui pro e contro della legalizzazione delle droghe, ma molto poco sul narcotraffico come economia politica. Ora Saviano articola e dimostra ciò che tanti di noi che scrivono di mafia hanno tentato per anni di gridare a pieni polmoni dai tetti, solo che nessuno di noi è salito abbastanza in alto, ha urlato così forte o reso il messaggio così cristallino come ha fatto lui. Eccola dunque,
la bugia di ogni linea separatoria tra legale e illegale. Eccola, messa a nudo: il cartello come una grande azienda, la grande azienda come il cartello; la cocaina come puro capitalismo, il capitalismo come la cocaina, conosciuta nella sua forma più pura con il nome di zero-zero-zero - un ironico riferimento al nome dato alla farina migliore, ideale per la pasta.

Saviano scrive un reportage letterario con il suo distinto stile di narrativa, la sua cifra stilistica, immediatamente informativa ed impressionistica. Apre Zero Zero Zero con una feroce riflessione tragicomica su chi, nella vita del lettore, può fare uso di cocaina: "Se non è tua madre o tuo padre...allora è il boss. O la segretaria del boss...o l'oncologo...i camerieri che lavoreranno al matrimonio… Se non loro, allora il consigliere comunale che ha appena approvato il progetto per le nuove zone pedonali." In sessanta pagine ha messo a nudo il sistema per mezzo del quale - e per quali ragioni - la polvere bianca arriva fino al nostro naso. "La cocaina", conclude applicando la logica da business school, "è un bene sicuro. La cocaina è un bene anticiclico. La cocaina è un bene che non conosce e non teme scarsità di risorse o inflazione dei mercati." Certo, il capitalismo della cocaina - come accade sfacciatamente per ogni altro bene, e possibilmente anche di più - ha "entrambi i piedi ben piantati nella povertà… e nel lavoro non qualificato, un mare di soggetti interscambiabili, che perpetrano il sistema di sfruttamento di molti e di arricchimento di pochi".

"La cocaina diviene, in pratica, un prodotto paragonabile a oro e petrolio," aggiunge durante la nostra conversazione, "ma più economicamente potente di oro e petrolio. Con questi altri beni, infatti, se non hai accesso a miniere e pozzi è difficile entrare nel mercato. Con la cocaina non funziona così. Il terreno è coltivato da contadini disperati, il cui prodotto si può accumulare in enormi quantità di capitale e denaro, in pochissimo tempo. 

Se stai vendendo diamanti, devi prima farli autenticare, ottenere una licenza - con la cocaina questi passaggi non servono. Qualunque qualità tu abbia, puoi venderla immediatamente. Sei in perfetta sintesi con la vita quotidiana e con l'ethos del mercato globale - e l'ignoranza dei politici occidentali nel comprendere questo passaggio è sconcertante. Se il mondo europeo, e il mondo americano, non comprendono questi sistemi di forze, è perchè non hanno la volontà di comprendere il funzionamento del narcotraffico."

In un precedente libro, che presto verrà tradotto in inglese, dal titolo Vieni via con me, Saviano ha parlato di "ecomafia" per cui è "sempre fondamentale prestare attenzione ai terreni e agli spazi in cui si può nascondere e proliferare", esattamente come fa una società per ritagliarsi uno spazio nel mercato. In Zero Zero Zero, Saviano scrive di quella che potrebbe essere chiamata la genealogia delle narco-associazioni, dal periodo paternalistico del "capitalismo conservativo" alla snella e squallida multinazionale che è diventata: comprando banche fallite, lavorando sull'economia del credito, subentrando alle banche nei prestiti. Permeando il sistema finche' non è divenuto indistinto da esso, totalmente aderente, fino ad ora che (scrive Saviano in Vieni Via Con Me): "la democrazia è letteralmente in pericolo" e noi siamo diventati "tutti uguali, tutti contaminati… nella macchina del fango".

"Quindi la storia del narcotraffico", dice adesso, "non è qualcosa che succede lontano da noi. Le persone preferiscono pensare alla violenza disgustosa come a qualcosa di distante da loro, ma non lo è. La nostra intera economia è pervasa da questa narrativa."


Per alcune ragioni, dice, il mondo Anglo-Sassone è più lento a comprendere l'innata criminalità del sistema "legale" rispetto a quanto lo sono le società latine. "Penso che il mondo Anglo-Sassone, Anglo-Americano, sia infuso di un certo positivismo calvinista; le persone vogliono credere nella 'buona salute' della loro società", dice Saviano, anche se "tutto questo significa che, per esempio, la City di Londra è divenuto un centro per il riciclaggio di denaro sporco molto più di quanto lo siano le Isole Cayman".

La mafia, afferma, ha un modo particolare di consolidare la sua presenza e accrescere la sua forza, in un modo quasi Darwiniano, evoluzionistico: "la forza della mafia è questa. Se un mafioso combina un guaio, muore - e così si sviluppa un sistema di sopravvivenza. Quando fanno un errore, vengono uccisi e rimpiazzati da qualcuno ancora più spietato, così che l'organizzazione diventa più forte."

All'inizio di quest'anno, scrivendo da New York, Saviano ha descritto la sua difficile vita sotto scorta per il Guardian, e in questo passo che segue lui chiede a se stesso, in modo commovente: "Ne è valsa davvero la pena?"

"Io scrivo di Napoli, ma Napoli si tappa le orecchie", si rammarica Saviano.
Scrive lui, "è un mio errore se gli articoli che continuo a scrivere sul sangue versato dal mercato della cocaina cadono miseramente su orecchie sorde." Ogni giornalista o scrittore di queste tematiche sente in parte il peso di questi sentimenti, ma – a parte alcuni colleghi in Messico e Colombia - con un prezzo da pagare inferiore a quello pagato da Saviano: ovvero la sua libertà e la sua sicurezza.

"A volte penso di essere ossessionato", riflette nel suo libro, ma "altre volte sono convinto che queste storie sono un modo per dire la verità". Qui ce l'abbiamo, la verità. Sia che Saviano sia ossessionato o meno, si rende conto di una verità brutale: che capire il narcotraffico equivale a comprendere il mondo moderno.
"Non potrai mai davvero capire come funziona il mercato globale se non capisci come funziona il narcotraffico", dice nella nostra conversazione.

Un passaggio degno di nota in Zero Zero Zero spiega il perchè: una trascrizione di una registrazione dell'FBI di un esperto mafioso italiano che, a New York, istruisce dei giovani soldati messicani sulla differenza tra legge e "regole". Le leggi ci sono per essere infrante, sottolinea, ma le regole dell'organizzazione sono sacrosante, sotto pena di morte.
"La legge si suppone essere applicabile a tutti," Saviano mi dice, "ma le regole sono fatte dai cosiddetti 'uomini d'onore'. Questo è il modo in cui il narcotraffico spiega il mondo, ricomprendendo tutte le contraddizioni di esso. Per aver successo nel narcotraffico, devi applicare le regole per infrangere la legge dello stato. E oggi, ogni grande corporation può aver successo solo se adotta lo stesso principio - se le regole lo esigono, deve infrangere la legge."

(articolo di Ed Vulliamy pubblicato sul quotidiano The Guardian del 26/12/2015)

martedì 5 maggio 2015

U.E. - Gruppi criminali. Un business annuo di 110 miliardi

E' di 110 miliardi di euro l'anno il giro d'affari generato dai principali gruppi criminali in Europa. Una cifra pari all'1% del Pil del Vecchio Continente. E l'Italia - con mafia, 'ndrangheta e camorra - è in prima fila a generare proventi illeciti, che vengono poi ampiamente riciclati nell'economia legale. La stima è contenuto nello studio 'Organized crime portfolio', prodotto da Transcrime (curato da Ernesto Savona e Michele Riccardi) per la Commissione Europea. Il rapporto si è focalizzato su sette Paesi (Finlandia, Francia, Irlanda, Italia, Olanda, Spagna e Gran Bretagna), fornendo comunque un quadro dell'Europa in generale. Il mercato criminale più redditizio è quello della droga (produce 28 miliardi di euro all'anno). Tra le attività criminali emergenti la frode appare esser quella maggiormente in crescita (29 miliardi di euro). I numeri più grandi sono quelli della contraffazione (42,7 miliardi di euro). Gli investimenti criminali sono concentrati in aree a forte presenza di crimine organizzato (come il Sud Italia, Lazio e regioni del Nord-Ovest, Lombardia in testa), strategiche per i traffici illeciti (Andalusia), con porti e aeroporti (Amsterdam e Rotterdam). Bar e ristoranti, costruzioni, vendita al dettaglio (specie cibo e abbigliamento), trasporti, hotel e immobili sono i tradizionali settori di infiltrazione. Ma c'è la crescente evidenza di influenze criminali nel settore delle energie rinnovabili, gestione dei rifiuti, money transfer, slot machine, giochi e scommesse. Evidenza degli investimenti delle mafie italiane, indica lo studio, possono essere trovate in un ampio numero di Paesi europei, in particolare nel settore immobiliare, nelle aziende di costruzione, nei ristoranti e nell'ingrosso e dettaglio di prodotti alimentari.

U.E. - Gruppi criminali. Un business annuo di 110 miliardi

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