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venerdì 8 dicembre 2017

ITALIA - Cannabis terapeutica. Norma contrasta con testo unico tossicodipendenze

La norma approvata nel “decreto fiscale” contrasta con disposizioni Testo Unico tossicodipendenze. Presidente Chiamparino ed Assessore Saitta formalizzino a Ministero Salute disponibilità Regione Piemonte a regolamentare e incentivare produzione cannabis a fini medici da parte di operatori piemontesi. IPLA è pronta. 
Giulio Manfredi (Associazione radicale Adelaide Aglietta) cosi' interviene:  
L’art. 17, comma 1, del DPR n. 309/1990 (Testo Unico leggi tossicodipendenze), immutato da 27 anni, prevede che “Chiunque intenda coltivare, produrre, fabbricare impiegare, importare, esportare, ricevere per transito, commerciare a qualsiasi titolo o comunque detenere per il commercio sostanze stupefacenti o psicotrope, comprese nelle tabelle di cui all’articolo 14 deve munirsi dell’autorizzazione del Ministero della sanita’”. Tra le sostanze citate è compresa la cannabis.
 L’art. 18-quater , comma 1, del decreto legge n. 48 del 16/10/2017 (convertito nella legge n. 172 del 4 dicembre 2017) prevede, invece, che sia solamente lo Stabilimento chimico farmaceutico militare (SCFM) di Firenze a coltivare e a trasformare la cannabis in sostanze e preparazioni vegetali per la successiva distribuzione alle farmacie, “al fine di soddisfare il fabbisogno nazionale di tali preparazioni”. Solo se la canapa coltivata a Firenze non bastasse a soddisfare la domanda, l’Organismo statale per la cannabis (controllato dal Ministero della Salute) può, innanzitutto, autorizzare l’importazione di cannabis dall’estero (comma 2). Solo al comma 3 è prevista la possibilità, con Decreto del Ministro della salute, di autorizzare altri enti o imprese alla coltivazione e trasformazione della canapa “in base alla procedure indicate dallo stesso Stabilimento (di Firenze)”.
 Se guardiamo il bicchiere mezzo pieno, dobbiamo riconoscere che nel 2015, ancora sotto il governo Renzi, le ministre Lorenzin (Salute) e Pinotti (Difesa) hanno fatto una cosa nuova e positiva, attribuendo competenze e finanziamenti (1.600.000 euro per l’anno 2017) al SCFM per la coltivazione e trasformazione della cannabis; fino ad allora occorreva importare i farmaci dall’estero.
Se guardiamo il bicchiere mezzo vuoto dobbiamo denunciare che il “monopolio fiorentino” ha leso il diritto, garantito dal Testo Unico sulle tossicodipendenze (il cui impianto, ricordiamolo, rimane proibizionista), di chiunque di fare quello che si sta facendo a Firenze, naturalmente con le dovute autorizzazioni.
Addirittura, l’art. 18 quater, al comma 7, prevede lo stanziamento di 700.000 euro per l’anno corrente per importare cannabis dall’estero; non si poteva stanziare invece quei soldi per coltivazioni nei confini nazionali, peraltro più facilmente controllabili?
 Ormai, vista la legislatura agli sgoccioli, è inutile chiedere cose sia al Parlamento sia al governo. Ribadiamo, invece, la nostra richiesta, formulata già più volte in passato, al Presidente Chiamparino e all’Assessore Saitta di formalizzare presso il Ministero della Salute la disponibilità della Regione Piemonte a regolamentare ed incentivare la coltivazione e trasformazione della cannabis da parte di enti o imprese piemontesi. L’IPLA (Istituto per le Piante da Legno e l’Ambinete) ha più volte dichiarato la sua disponibilità in merito.
  
Link a testo coordinato Decreto Legge n. 48/2017 (vedi art. 18-quater)

ITALIA - Cannabis terapeutica. Norma contrasta con testo unico tossicodipendenze

venerdì 8 settembre 2017

ITALIA - Cannabis, la Cassazione: anche lo spaccio può essere fatto di lieve entità

Notizia 
31 agosto 2017 13:39
 
Anche lo spaccio di hashish "non episodico né occasionale" può essere considerato, in alcuni casi, un fatto di lieve entità. Sulla base di questo principio, già consolidato nella giurisprudenza in materia, la Cassazione ha ordinato al tribunale del riesame di Torino di rivedere la misura cautelare per un marocchino: i giudici, in particolare, dovranno rivalutare l'applicazione di una norma, nota fra gli operatori del diritto come "quinto comma", della legge del 1990 sugli stupefacenti. Il nordafricano, di 45 anni, era stato arrestato in flagranza lo scorso marzo e un gip aveva confermato il carcere. L'uomo aveva con sé due pezzi di sostanza, del peso lordo di 23,9 e 3,8 grammi, un telefono cellulare e 605 euro in contanti: circostanze che hanno indotto investigatori e inquirenti a immaginare che fosse un pusher professionista. Ma la Cassazione, accogliendo il ricorso dell'avvocato Nicola Ciafardo, ha ribadito che "l'ipotesi del fatto di lieve entità non è incompatibile con lo spaccio non occasionale", e che, addirittura, "è possibile configurare come lievi anche gli episodi che costituiscono attuazione del programma criminoso associativo". Secondo gli Ermellini i giudici devono valutare "con visione unitaria e globale" tutti gli elementi "senza automatismi o preclusioni". Quelli di Torino, fra l'altro, in questo caso hanno deciso sulla base di "assiomi", senza per esempio accertamenti sul traffico telefonico. La Corte, comunque, sottolinea che il "quinto comma" e l'ipotesi lieve non impediscono, al momento della sentenza, di condannare il colpevole "a una pena attestata sul massimo", che è di quattro anni. 

venerdì 18 agosto 2017

Droghe. La relazione al parlamento del DPA ... numeri da 'fatti'

Articolo di Redazione 16 agosto 2017 11:15

E’ finalmente arrivata la relazione al parlamento sulle droghe! Quello che emerge, oltre al fallimento delle attuali politiche, è un dato sul mercato della droga basato su stime, forse, poco attendibili, per non dire ... drogate.

I dati riportati dal DPA sono semplici: il mercato della cocaina vale 6 miliardi, segue la cannabis con 4 e via tutte le altre droghe.

Perché i dati del DPA sarebbero “drogati”? Perché confrontando i dati italiani con quelli europei (con il più recente “2016 EU Drug Markets Report: Strategic Overview”), per il DPA, il mercato della cocaina esisterebbe solo in Italia! E varrebbe di più della totalità del mercato europeo determinata dalle analisi del EMCDDA ed Europol!

Infatti nel recente “2016 EU Drug Markets Report: Strategic Overview” vengono presentati i dati relativi ai mercati delle droghe in Europa … e l’intero mercato europeo di cocaina (valutato in 5,7 miliardi di euro), sarebbe inferiore al valore del mercato della cocaina in Italia!

Come è possibile tutto questo? Semplicemente truccando i dati sui mercati della droga!

Ma se il DPA estrae numeri dal cappello come i numeri del lotto, in Europa non ci troviamo messi meglio.


Infatti effettuando un confronto storico, tra i dati delle relazioni annuali che i vari enti governativi pubblicano, l’impressione che si può trarre, è quella di cercare di fare centro ad un bersaglio, in una stanza buia, ad occhi bendati e con le mani legate.
Una analisi storica dei documenti redatti da Europol e EMCDDA, evidenzia una dinamica “anomala” di un mercato, quello delle droghe, basato su sondaggi e stime, non su dati reali. Perché i dati reali potrebbero essere apocalitticamente mostruosi.


Iniziamo con una analisi storica di un documento di riferimento nell’analisi del mercato della droga in europa: l’ “EU DRUG MARKETS REPORT” redatto dal EMCDDA ed EUROPOL.
Iniziata la sua redazione nel 2013, ha delineato i numeri dell’ “economia della droga” in Europa.
Questi erano i numeri nel 2013 per i mercati della cannabis e della cocaina.
La cannabis, divisa in infiorescenze e resina, era un mercato da 2.500 tonnellate l’anno (1.300 tonnellate di resina di cannabis e 1.200 tonnellate di infiorescenze consumate da 23 milioni di europei nell’ ultimo anno di indagine).



Per determinare il valore del mercato della cannabis in Europa, servono due dati; un prezzo medio della cannabis e la quantità di sostanza consumata. Se la quantità di cannabis è stata determinata, possiamo procedere a trovare un prezzo medio della cannabis, a partire dai dati ufficiali. Il prezzo medio di un grammo di cannabis, calcolandolo semplicemente come la media tra il prezzo più alto e il prezzo più basso tra il terzo e il primo quartile (IQR) dei prezzi rilevati nel mercato illegale, può essere stimato, per il documento redatto nel 2013, in 10 euro al grammo.



Ad un prezzo medio di 10 euro al grammo, 2500 tonnellate di cannabis (resina ed infiorescenze), rendono la cannabis il primo mercato della droga europeo, per un valore di 25 miliardi di euro di stupefacente consumato nell’ultimo anno.

Nel 2013, l’ “EU DRUG MARKETS REPORT: A STRATEGIC ANALYSIS” avanzava stime anche sul mercato della cocaina.

Nel dettaglio, la cocaina era un mercato stimato in 124 tonnellate, un ventesimo delle dimensioni del mercato della cannabis, per quantità.



Applicando la stessa stima del prezzo medio della cocaina (media tra il prezzo più alto e il prezzo più basso tra il terzo e il primo quartile), risultano 66,5 euro al grammo. Il mercato della cocaina in Europa, potrebbe dunque essere stimato in circa 8,25 miliardi di euro.




A distanza di 3 anni, EMCDDA ed Europol, hanno redatto lo stesso report “EU Drug Markets Report 2016: Strategic Overview” dove vengono presentati dati aggiornati sul mercato delle droghe.
Vengono presentate nuove stime storiche dei prezzi di cannabis e cocaina, oltre alle altre sostanze.



Il prezzo della cannabis (tra resina ed infiorescenze) varia, tra il terzo e il primo quartile, tra un minimo di 6,6 euro al grammo per la resina toccato nel 2014, ed un massimo di 11,2 euro al grammo per le infiorescenze di cannabis nel 2011.




Il prezzo della cocaina, nel report del 2016, varia, tra il 2010 e il 2014, da un minimo IQR di 57,1 euro al grammo nel 2013 ad un massimo di 78 euro nel 2010.

Vengono quindi definite le “dimensioni” dei due mercati.



"The size of the market for cannabis

The estimated value of the retail market for cannabis in the EU is over EUR 9.3 billion in 2013, with a likely range of EUR 8.4–12.9 billion. This represents just under two-fifths of the total illicit market in drugs. Our estimates of amounts used suggest that in 2013 about 647 tonnes of herbal cannabis (range 581–903 tonnes) and 641 tonnes of resin (range 573–887 tonnes) were consumed.”1





“The size of the market for cocaine


The estimated value of the retail market for cocaine in the EU is at least EUR 5.7 billion (range EUR 4.5–7 billion). This represents a little less than one-quarter of the total illicit market in drugs and makes it the third largest, after cannabis and heroin. Our estimates of amounts used suggest that in 2013 about 91 tonnes of cocaine was consumed, with a likely range of 72 to 110 tonnes.”2


Dal report del 2013 a quello del 2016 il mercato della cannabis passa da 25 miliardi di euro, a meno della metà (9,3 miliardi di euro), a fronte di un numero di consumatori fondamentalmente stabile (da 23 milioni stimati nel report del 2013 a 22 milioni nel report del 2016, per una diminuzione dei consumatori di circa il 5%) ed un prezzo fondamentalmente stazionario. Quello che sembra crollare è il quantitativo consumato, con un diminuzione registrata del 50%.

Lo stesso confronto storico tra report, per la cocaina, evidenzia un andamento diverso. Il valore del mercato di questa sostanza, stimato come sopra in circa 8,25 miliardi di euro, nel 2016, viene valutato in circa 5,7 miliardi (poco più della metà del valore del 2013). In più, il numero di consumatori stimati per la cocaina diminuisce in maniera più sensibile, passando da 4 milioni di consumatori a 3,6 (una diminuzione di circa il 9% dei consumatori). Quello che non varia è la quantità consumata!

Ma quanto sono affidabili queste stime? Ci sono strumenti che ci permettono di dubitare di questi numeri?
La risposta si può trovare proprio tra le righe del report europeo. Nel analisi del mercato della cocaina e per la precisione nello studio della dinamica dei trasporti della sostanza, il numero più drammatico che emerge, è la quantità di verifiche che vengono effettuate nel porto di Rotterdam, la principale porta di accesso per la cocaina al mercato europeo. Si legge nel report:

“The largest seaports in Europe are in Rotterdam, the Netherlands (the eighth busiest shipping port in the world) and Antwerp, Belgium, and they are key points for this type of trafficking. After around 10 000 kg of cocaine was seized in Rotterdam over the course of 2013, Dutch police estimated that 25–50 % of the cocaine reaching Europe now enters via the port, which handles around 11 million containers a year, only 50 000 of which are scanned (DutchNews, 2014, quoted in Eventon and Bewley-Taylor, 2016).”3

Su 11 milioni di container che transitano per il porto di Rotterdam, che da solo potrebbe essere l’ingresso per una stima tra il 25% e 50% della coca in Europa, solo 50.000 vengono verificati e dai quali emergono i numeri più precisi che si possano avere sul mercato della droga, perché verificati e non stimati. Insomma, su 11 milioni di container, lo 0,45 %, cioè 50.000, rappresentano, attraverso i sequestri, i numeri più precisi sul mercato della cocaina. I soli dati certi nei mercati degli stupefacenti sono i sequestri, perché registrati.

Sulla base dei dati dei sequestri, risulta evidente come i numeri sulle stime dei mercati di qualsiasi sostanza siano numeri fondamentalmente inattendibili, dei quali la stima più approssimativa, forse non rileva neppure il 10% del mercato effettivo.

La stessa tipologia di analisi potrebbe essere effettuata sulla cannabis, per la quale i sequestri rappresentano una piccola quota del mercato, che non contempla i milioni di piccoli produttori che sostengono l’offerta interna di cannabis. Il mercato della cannabis, infatti, si differenzia da quello della cocaina per la forte componente di produzione interna, mentre la cocaina viene totalmente importata.

Se si dovessero effettuare delle stime dei valori dei mercati della droga sulla base dei sequestri, i numeri riportati dalle agenzie internazionali, risulterebbero delle gocce nell’ oceano.

Riprendendo i dati dei due report per le due sostanze, senza analizzare un possibile impatto che le quantità di droga sequestrate rappresentino solo una minima percentuale del mercato, emerge, infatti, un quadro apparentemente rassicurante, quanto completamente inattendibile.

Nel report 2013 per la cannabis (resina ed infiorescenze) dichiarano sequestri per 575 tonnellate, su un mercato stimato in 2400 tonnellate. Per la cocaina, i sequestri impatterebbero sul mercato in maniera più decisa; infatti, a fronte di un mercato di 124 tonnellate, sono stati registrati sequestri per 62 tonnellate. Alla luce dei dati sulle verifiche effettive nel porto di Rotterdam, le stime sulle dimensioni del mercato della cocaina, sembrano un numero che, più che ottimistico, sembra assolutamente irrealistico.

Nel report 2016 i numeri sembrano migliorare, ma come per il 2013, si scontrano con la realtà di un mercato non stimabile, anzi, molto probabilmente, estremamente sottostimato. Per la cannabis non si registra una sensibile variazione dei consumatori, ma solo un enorme ridimensionamento dei consumi, che riduce il valore complessivo del mercato, a fronte di un aumento della quantità dei sequestri, che non spiega la differenza nella variazione del valore del mercato. Infatti, i consumi stimati di cannabis nel 2016, risultano pari a 1288 tonnellate, a fronte di 713 tonnellate sequestrate. Per la cocaina si registrano 91 tonnellate di sostanza consumata a fronte di 61 tonnellate sequestrate.

Tornando dunque all’ Italia e alle stime del DPA, viene da domandarsi quale sia l’affidabilità di questi dati.

Una delle ex direttrici del DPA, la Dott.ssa Patrizia de Rose, aveva evidenziato la necessità di “lasciare spazio a una raccolta di dati qualitativi e quantitativi” sui mercati degli stupefacenti ed aveva iniziato un lavoro di ascolto delle realtà più vicine al mondo dei consumatori di stupefacenti, organizzando tra l’altro importanti incontri di dialogo con il ministro della Giustizia e una missione ad Ungass ricca di personalità altamente competenti, qualificate ed informate.

Finalmente si stava aprendo uno spiraglio per un dibattito, sul tema degli stupefacenti, aperto, capace di includere e tracciare la strada per una strategia concreta, fino a che, con il cambio di Governo, si è assistito ad una nuova involuzione del dialogo, che, dopo i numerosi cambi alla direzione del DPA, ha avuto il culmine nel sabotaggio della legge sulla legalizzazione della cannabis e un affronto, nei confronti di quanti si sono spesi nel dibattito sulla legalizzazione e nei confronti dei malati, con l’ultima relazione del DPA al parlamento.

Una raccolta di dati effettiva, infatti non può che avvenire in un mercato regolamentato, con leggi chiare e attendibili. Oggi la legge è discrezionale e discriminante e non viene rispettata. La mancata convocazione della Conferenza nazionale sulle droghe, l’impossibilità ad ottenere la licenza per la coltivazione di cannabis, la discriminazione delle farmacie che informano sugli impieghi terapeutici della canapa, sarebbero i segni evidenti della necessità di una nuova applicazione della legge e sono l’emblema di una necessità urgente del cambio della normativa sulla cannabis. Invece, nella “nuova legge sulla cannabis terapeutica” non si parla neppure di libertà di coltivazione per i malati, di libertà di cura e ricerca scientifica, di possibilità di associazione alla coltivazione compassionevole, realtà consolidata da oltre 20 anni(!) negli USA.

Un dipinto della situazione attuale del dibattito sulla legalizzazione della cannabis in Italia, può essere rappresentato, soprattutto alla luce dei dati statunitensi sui successi seguiti alla legalizzazione della cannabis in diversi stati, dalla presenza di dinosauri in parlamento, mentre dischi volanti ultratecnologici passano sopra la testa dei cittadini, che, inermi, non possono neppure chiedere aiuto ai parlamentari, impotenti di fronte alle logiche di potere di pochi elementi che, ormai, si credevano estinti.

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1,2,3 EU Drug Markets Report: In-depth Analysis, EMCDDA, Europol (pp 60 e seguenti, pp 100 e seguenti, pp 106 e seguenti)

Droghe. La relazione al parlamento del DPA ... numeri da 'fatti'

venerdì 2 giugno 2017

ITALIA - Legalizzazione cannabis. Lo stato dell'arte della legge: on.Giachetti

"Se si vota a settembre è impensabile approvare una legge del genere prima, abbiamo visto il tempo che c'è voluto per le Unioni civili o il testamento biologico. Detto questo, non posso che condividere il tentativo di Della Vedova anch'io credo sia giusto che su questa proposta, trasversale ma sostenuta da un numero consistente di parlamentari dem, si esprima il Parlamento, in aula o in commissione. Anche perché, come abbiamo già visto altre volte, il Paese è più avanti della sua classe dirigente. Lo dicono i sondaggi, e figure che di solito vengono ascoltate nella lotta alla mafia, vedi il procuratore della Dna Franco Roberti secondo cui è fallimentare la sproporzione tra forze impiegate per perseguire il consumo di cannabis e i risultati ottenuti. Sarebbe utile che la politica si interrogasse su questo. Anche perché questa non è una proposta di governo, né di partito. Quello che auspico è un dibattito che lasci liberi di parlamentari, ci sono tutte le condizioni per fare un passo avanti. Se non sarà così ne prenderemo atto. E comunque la prima volta che una proposta di legge del genere arriva alla discussione in aula, questo ha già un significato politico rilevante". Così, in una intervista all'Unità, Roberto Giachetti, vicepresidente Pd della Camera, primo firmatario della proposta di legge per la legalizzazione della cannabis. E aggiunge: "Un dibattito farebbe comunque maturare la politica, dopo anni in cui è scappata davanti ad alcuni temi, con giochetti e rimpalli tra le due camere. Discutiamo, poi ognuno agirà secondo convinzione, come sempre su temi sensibili e trasversali". Perché legalizzare? "Due le ragioni per me fondamentali. La prima come dicono tutti gli esperti è un modo concreto per sottrarre alla criminalità organizzata una fetta consistente di introiti. Partendo dal presupposto che oggi le droghe leggere sono di fatto libere, si trovano facilmente: il fenomeno è concreto e diffuso, noi vogliamo gestirlo. La seconda ragione è che oggi, a differenza di un tempo, anche le droghe leggere vengono tagliate con sostanze chimiche pericolosissime. Dunque, visto che si continua a comprare e fumare canne, preferisco che lo si faccia con sostanze controllate. Fermo restando che gli studi riconoscono che la cannabis produce meno danni, anche in termini di incidenti, di alcol e tabacco. Poi c'è tutto il tema dell'uso medico della cannabis, non solo per la terapia del dolore. Così vorrei sottrarre il dibattito a una discussione sterilmente ideologica nessuno di noi è 'a favore' delle droghe".

ITALIA - Legalizzazione cannabis. Lo stato dell'arte della legge: on.Giachetti

mercoledì 14 settembre 2016

Degrado e droghe per strada. Cosi' in tutte le citta'. Come farsi meno male

Comunicato di Vincenzo Donvito
5 settembre 2016 14:43

 Non passa giorno che sulle cronache locali -e non- di tutti i media, si parli del degrado urbano, quasi sempre associato allo spaccio di droghe illegali. Immagini di persone che bivaccano, meglio se con una qualche bottiglia in mano e una sigaretta che possa essere scambiata per spinello, e seduti nei luoghi piu' significativi della citta', chiese e piazze storiche, giardini frequentati anche di giorno da bambini, etc. Immagini su cui talvolta i media provvedono ad oscurare i volti delle persone, ma non se queste sono manifestamente con la pelle non-bianca: dando cosi' il loro contributo al discutibile legame, tipico di chi ragiona con la pancia invece che con la testa, tra non-bianco e spacciatore di droga, e quindi responsabile del degrado.
Lasciando ad ogni media la propria responsabilita' nell'alimentare disordine pubblico, cio' che ci preme sottolineare e' che il metodo per cercare di farsi meno male e' a portata di mano, ma sembra che il nostro legislatore non sia interessato. Stiamo parlando della legalizzazione delle droghe, cioe' il controllo del mercato da parte dello Stato per un prodotto che oggi -pur se illegale- e' capillarmente diffuso e consumato si' da rendere libero il suo mercato: le forze dell'ordine non ce la fanno a seguire il ritmo dello spaccio per strada e, nonostante gli ingenti sequestri che vengono operati ogni giorno, la presenza e l'offerta di queste sostanze e' sempre maggiore, soprattutto per strada. Le proposte di legge in Parlamento ci sono, ma sono al momento bloccate nonostante si sia manifestato un ampio schieramento trasversale che le sostiene. In prospettiva si vede solo il buio. E lo spinello, che e' consumato da quasi tutti i giovani e non solo, continua ad essere venduto clandestinamente per strada da spacciatori che -in virtu' di un potenziale loro maggiore guadagno- non esitano a proporre anche l'acquisto di sostanze piu' pericolose e che creano facilmente dipendenza, come eroina, cocaina o metamfetamine varie.
Al momento, nonostante le positive esperienze in merito registrate in diversi Stati europei e degli Usa e delle Americhe, la legalizzazione e' una chimera. E il risultato sono queste immagini e queste quotidianita' di cui dicevamo prima. Certamente il problema non sara' risolto, ma sicuramente sara' contenuto ed arginato, con meno spacciatori e meno clienti per le strade.
Ci viene spontanea una domanda che rivolgiamo ai media, soprattutto locali, che sono giustamente preoccupati del degrado delle citta' per le quali si impegnano a svolgere un servizio di informazione: tante volte avete fatto campagne nell'interesse dei cittadini, promosso petizioni, sostenuto progetti di legge... perche' in questo caso vi limitate solo ad indicare coi volti scoperti non-bianchi i presunti colpevoli e non vi fate partigiani di una politica di riduzione del danno, sulle droghe e sulle nostre citta'?
Degrado e droghe per strada. Cosi' in tutte le citta'. Come farsi meno male

sabato 5 dicembre 2015

Spese per droga e prostituzione in aumento. Perche' non legalizzare e incassare anche le imposte?

Comunicato di Vincenzo Donvito 4 dicembre 2015 14:32

L'Istat ci fa sapere che la spesa delle famiglie per prodotti e servizi illegali, nel 2013, e' stata di 18,4 miliardi di euro, in crescita rispetto agli anni precedenti: l'1,9% dei consumi totali. !4 miliardi spesi per droghe e quasi 4 per la prostituzione, quasi mezzo miliardo per le sigarette di contrabbando. E sono tutti numeri che l'Istat viene a sapere/stimare... quanti saranno quelli che non si sanno... o qualcuno conosce un qualche boss della droga e/o della prostituzione che dica: si', i miei redditi sono tot e tot?
La domanda sorge spontanea: perche' non legalizzare? Legalizzazione che, per quanto riguarda la prostituzione, e' gia' trend normale e sperimentato positivamente nella maggior parte dei Paesi europei e del mondo. Legalizzazione che, per quanto riguarda invece la droga, dove e' gia' stata avviata (terapeutica e ricreativa), sta facendo registrare successi per tutta la comunita', con reati in calo, maggiori introiti fiscali per lo Stato, prevenzione e sanita' sotto controllo. 
Per capire di cosa stiamo parlando, tralasciando il contrabbando di sigarette perche' e' comunque un fenomeno endemico anche in un regime legale. Se ai 18 miliardi di droga e prostituzione applicassimo la percentuale 22 dell'Iva, per lo Stato (e per l'Ue nella sua percentuale in merito, 0,3) sarebbero quasi 4 miliardi (3.960.000.000) di introiti. Poi ci sarebbero le tasse per una serie di redditi di mestieri e professioni collegate, e oggi inesistenti o regalate al mercato nero. A cui aggiungiamo le molto minori spese di polizia e magistratura non piu' impegnate a perseguire reati e illeciti che non sarebbero piu' tali.
Due+due fa quattro! E la sirena stonata di chi continuera' a raccontarci che cosi' sarebbero aperte le porte alla dissoluzione della gioventu'? E' proprio quest'ultima che risponde con una pernacchia: rifornendosi di sostanze illegali (essenzialmente cannabis) ovunque gli capita, con -e questo si' che e' veramente pericoloso- rivolgendosi al mercato nero gestito da varie delinquenze ed esponendosi a offerte di prodotti piu' lucrativi per chi vende loro la merce ma potenzialmente piu' dannosi per loro (eroina, cocaina, metamfetamine, etc).
Perche' non si procede, e anche speditamente? Tonnellate di inchiostro vengono utilizzate ogni giorno per ricordare i vantaggi della legalizzazione, e noi fra questi con un quotidiano online, … ma tutto e' sempre al palo, e la follia del mercato regalato alle delinquenze nazionali ed internazionali, continua ad imperversare. Ora nel nostro Parlamento sembra che qualcosa si stia muovendo, ma e' proprio qualcosina pur se ben supportato da centinaia di adesioni di deputati. Qualcosina perche', rispetto all'urgenza di un intervento in merito, davanti abbiamo solo i tempi e metodi tradizionali, contorti e disseminati di ostacoli e sgambetti, piu' o meno interessati, per pruriti ideologici ed economici.

Spese per droga e prostituzione in aumento. Perche' non legalizzare e incassare anche le imposte?

sabato 30 maggio 2015

Narcotraffico e finanziamento destabilizzatori mondiali tipo Stato islamico. Continuare a farsi male?

Comunicato di Vincenzo Donvito
27 maggio 2015 13:42

Secondo l'ufficio antidroga della Repubblica di Russia, lo Stato islamico (Is) ha trasformato il traffico di droghe nella sua principale fonte di finanziamento. Non sarebbe la prima volta che attivita' di destabilizzazione e di terrorismo sono finanziate da attivita' illecite molto lucrative, e il traffico di droghe e' la prima di queste attivita' a livello mondiale. Ovunque nel mondo sono diventati insignificanti i finanziamenti da parte degli Stati piu' o meno interessati alle destabilizzazioni (l'Unione Sovietica a suo tempo, l'Iran, Cuba, alcuni Paesi arabi, etc) in virtu' di un loro presunto nuovo ordine mondiale. A questa mancanza, ogni destabilizzatore si e' organizzato per conto proprio; hanno fatto scuola le Farc (Forze Armate colombiane rivoluzionarie) che, nonostante oggi siano in corso “trattative di pace” tra loro e il governo ufficiale della Colombia, continuano a svolgere la loro attivita' di controllo di produzione e traffici della cocaina che dal loro Paese invade il mondo. Oggi il governo del Venezuela viene accusato dall'Agenzia Antidroga Usa (DEA) di essere una sorta di hub delle droghe verso il resto del mondo. I famosi destabilizzatori del Triangolo d'Oro (Thailandia, Birmania, Laos e l'aggiunta del Vietnam), sono anch'essi in lotta per le loro rivendicazioni territoriali e rivoluzionarie, e si finanziano con i traffici di eroina. Cio' che accade in Afghanistan, nonostante gli aiuti internazionali, sono storia ordinaria di produzione e distribuzione delì'oppio. I vari destabilizzatori e tagliagole dell'Africa del nord ovest, non sono estranei ai traffici di cocaina che dal SudAmerica, usano i loro territori come transito verso l'Europa. Etc etc. (1).
Le abituali politiche antidroga di tutti gli Stati e istituzioni internazionali sono basate sulla repressione a tutti i livelli, con risultati che fino ad oggi hanno dato esiti contrari al previsto. Tant'e' che in diversi oggi si stanno ponendo il problema se l'approccio repressivo sia ancora da considerare quello utile, e la prossima sessione ONU del 2016 in materia, discutera' proprio di questo, anche grazie ad alcune politiche nazionali che, per conto loro e con molte polemiche, hanno gia' intrapreso strade legalitarie per produzione e distribuzione: Uruguay, diversi Stati Usa, Portogallo, Spagna, Olanda, etc..
La notizia che oggi ci arriva dalla Russia rispetto allo Stato islamico, molto d'attualita' rispetto a iniziative e presenza destabilizzatrice e violenta, quanto minino ci deve far porre una domanda: si puo' impedire che abbiano i soldi necessari per le loro politiche? Forse si', se le droghe non continuassero ad essere considerate un prodotto illegale che alimenta altrettanto mercato illegale, con relativi guadagni stellari tipici di quando si opera in regime di proibizionismo.
E non sarebbe una domanda relativa al solo Stato islamico. Pensiamo alla scia quotidiana di violenza e morte che attanaglia il Messico. Pensiamo al coinvolgimento delle istituzioni piu' o meno deboli in Paesi altrettanto deboli per la loro qualita' di vita e istituzionale: corruzione, etc. Pensiamo anche a cio' che accade nei nostri confini nazionali, con le principali malavite organizzate ormai al centro del mondo per il loro business col narcotraffico.
Cosa potrebbe accadere se a questi destabilizzatori si levasse il terreno sotto i piedi, andando alla loro radice: la materia prima dei loro finanziamenti che, diventata legale, verrebbe tolta dal loro dominio? La realizzazione non e' altrettanto semplice ed immediata. Ma se si continua a perseverare in cio' che ha portato ad acuire ed espandere il problema, senza mai cominciare una strada alternativa per difficile che possa essere all'inizio, possiamo solo dire che piu' d'uno, in Italia, in Europa e nel mondo, e' piu' che stolto, e' complice!

(1) informazioni quotidiane in merito si possono leggere sul nostro specifico canale web dedicato alla materia

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