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venerdì 4 maggio 2012

Million Marijuana March 2012

Domani, come ogni anno, si terrà a Roma la MMM (million marijuana March).

http://www.millionmarijuanamarch.info/

Chi parlerà di questo evento, da sempre mai preso in considerazione dai media? Da anni, migliaia di persone in tutto il mondo prendono parte a questa manifestazione pacifica, ma in Italia non se ne parla. E' una manifestazione globale, forse una delle poche che veramente non guarda in faccia a colori, stili di vita, soldi, ma solo una passione condivisa per una pianta.


NELLO STESSO GIORNO A ROMA E IN ALTRE 420 CITTA' NEL MONDO PER ESIGERE:
1) LA FINE DELLE PERSECUZIONI PER I CONSUMATORI.
2) ACCESSO IMMEDIATO ALL'USO TERAPEUTICO PER I PAZIENTI.
3)DIRITTO A COLTIVARE LIBERAMENTE LA CANNABIS, PATRIMONIO DELL'UMANITA'.

SABATO 5 MAGGIO 2012, DODICESIMA EDIZIONE ITALIANA M.M.M.

DEDICATA A TUTTE LE VITTIME DEL PROIBIZIONISMO, MASSACRATE DI BOTTE IN GALERA O ANCORA PRIMA DI ARRIVARCI,
E IN PARTICOLARE A ALDO BIANZINO, DI CUI ESIGIAMO LA RIAPERTURA DEL PROCESSO PER OMICIDIO.


sabato 4 febbraio 2012

USA - Palazzo di cinque piani usato per coltivare cannabis nel Bronx

Una vera e propria industria della marijuana nel cuore del Bronx e' stato scoperto dalla polizia di New York in un raid all'interno di un edificio di cinque piani, tutti utilizzati per il "business".
Un business basato su un elaborato sistema di coltivazione, che richiedeva l'utilizzo di diversi piani, ognuno dei quali corrispondeva a uno stadio della crescita delle piantine.
Al momento del raid la polizia si e' trovata davanti una sorta di giungla al coperto, con piantine che spuntavano ovunque, alcune delle quali alte oltre due metri. Hanno sequestrate quasi 600 piante, oltre a 35 chili della sostanza stupefacente gia' tagliata, essiccata e impacchettata.
Gli agenti hanno scoperto che ogni piano era attrezzato con un sofisticato sistema di ventilazione e umidificazione che consentiva di produrre ogni mese dai 25 ai 30 chili di marijuana, per un valore di circa 250.000 dollari. Il totale delle piantine e dei pacchetti sequestrati ammonta a oltre 700 chili. Un business che lo scorso anno, secondo una stima approssimativa, potrebbe aver fruttato almeno tre milioni di dollari. In manette sono finiti tre giovani poco piu' che ventenni.
Gli inquirenti hanno rivelato che hanno cominciato a tenere sott'occhio l'edificio circa due mesi fa in seguito alle lamentele di alcuni residenti che avevano notato attivita' sospette.

Lasciamo la coltivazione di erba nell' illegalità ...?!?!?!??!

ITALIA - Dpa. Gonella e Corleone: cambiare dirigenza

Come non condividere un appello che ho già lanciato e al quale ho già personalmente scritto al primo ministro e al ministro con delega sulle tossicodipendenze?

Questa volta la voce non è mia, ma la condivido in pieno. A me non ascolta nessuno speriamo ascolino loro.
 
La situazione delle carceri italiane e' sempre piu' grave e fatte le nuove nomine al Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria si metta mano a quello antidroga 'il cui capo e' responsabile della svolta repressiva che ha portato in cella tanti tossicodipendenti'. A sottolinearlo sono Patrizio Gonnella, presidente dell'associazione Antigone, e Franco Corleone, coordinatore dei garanti per i detenuti.
"La situazione nelle carceri e' tragica. Ieri altri due morti suicidi - dicono Gonnella e Corleone - Le nuove nomine al Dap, di esperienza, apertura e grande professionalita', speriamo portino a una stagione di riforme coraggiose nel segno della Costituzione'. Secondo Gonnella e Corleone 'vanno rilanciate, infatti, le misure alternative e va contrastata ogni forma di violenza'. Inoltre, dicono 'l'affollamento penitenziario va combattuto non con l'edilizia ma cambiando le leggi sulla recidiva e le droghe. A tal fine e' necessario anche un cambio al dipartimento per le politiche antidroga, il cui attuale capo tanta responsabilita' ha avuto nell'aver creato le premesse di una svolta repressiva sulle droghe'. 'Ci attendiamo dal ministro della giustizia - concludono - provvedimenti governativi diretti a istituire il garante dei detenuti e a introdurre il crimine di tortura nel codice penale'.

Dpa. Gonella e Corleone: cambiare dirigenza

martedì 24 gennaio 2012

Le dimissioni del Dottor Serpelloni (Mazzanti Vien dal Mare)


Gentilissimi membri del Governo,

I fatti di cronaca che hanno coinvolto la città di Roma, tra omicidi e arresti per "droga", evidenziano quello che è un problema che da troppe decadi si sta portando avanti senza successo, anzi con danno per i cittadini e l' economia del nostro paese.

Il mercato degli stupefacenti, che si stima generi un fatturato attorno ai 60 miliardi di euro l' anno solo in Italia, ha reso la malavita un mostro economico di dimensioni difficilmente immaginabili. Il denaro accumulato negli ultimi 40 anni, assumendo un profitto annuale di 40 miliardi (prendendo le stime per difetto, diciamo così) per 40 anni ha portato le organizzazioni criminali ad accumulare un tesoro pari a quasi due volte il debito pubblico italiano.

I fatti recenti dimostrano come questa politica abbia fallito, 40 anni di continuo aumento della diffusione delle sostanze psicotrope, dimostrano come la proibizione ha fallito, la penetrazione del tessuto industriale da parte del crimine attraverso il riciclo del denaro proveniente dal traffico di stupefacenti dimostra il fallimento della war on drugs.

I problemi del paese sono molti, la riduzione del potere della criminalità e la gestione secondo le leggi dei rapporti tra cittadini sono problemi che si dovrebbe smettere di sottovalutare.

Ben consapevole degli impegni di questo governo su diversi fronti, vorrei che l' attuale governo tecnico potesse, entro la fine del suo mandato, aprire un dibattito sul fronte della legalizzazione della cannabis. Un segnale in questa direzione sarebbero le più che benvenute dimissioni del Dottor Serpelloni, direttore fantoccio di un organismo, il "dipartimento per le politiche antidroga", che ha svolto un mero ruolo propagandistico, assolutamente lontano dall' ampiezza del fenomeno che riguarda la tossicodipendenza sotto il profilo epidemiologico, sociale, economico, sanitario, civile.

Colgo l' occasione per porgervi distinti saluti

sabato 14 gennaio 2012

aRoma Di Canna (documentario)

aRoma di Canna – La Droga Proibita è Libera Nella Capitale è una video inchiesta realizzata da Francesco Midolo e Andrea Ossino. aRoma di Canna utilizza come filo conduttore la storia di 4 ragazzi, consumatori di cannabis, che raccontano la loro vita spiegando il perché di questa loro scelta e le varie vicissitudini ad essa collegate.

Il fulcro della storia è la Capitale da cui partono i vari capitoli che la compongono. Intervengono i Presidenti dei Municipi interessati a bloccare il fenomeno dello spaccio con non poche difficoltà, ma anche medici, avvocati e politici tutti specialisti del settore che espongono diverse argomentazioni sul proibizionismo. Regalando, così, allo spettatore svariati punti di vista sull’argomento per una maggiore comprensione ed una critica consapevole.



martedì 10 gennaio 2012

Seconda lettera al primo ministro Mario Monti

Monti il Padrino
Gentilissimo Primo Ministro,

E' notizia odierna il giro d' affari della malavita Italiana. La liquidità della malavita è data dal traffico di stupefacenti, un mercato stimato attorno ai 70 miliardi di euro l' anno.

Un recente studio pubblicato sulla rivista scientifica Lancet, stima tra 149 e 271 milioni i consumatori di stupefacenti nel mondo, ma il numero potrebbe essere sottostimato, secondo la ricerca. Gli esperti hanno stimato che del totale di coloro che usano droghe, 125-203 milioni sono "habitue' della cannabis". La cannabis è lo stupefacente illegale più diffuso al mondo e tra i meno pericolosi in assoluto, al punto che sono numerosi gli studi medici sul possibile impiego dei principi attivi contenuti in questa pianta; dall' alzhaimer, al glaucoma, alla sclerosi multipla, ai tumori, ai disordini mentali.

L' Europa ha diversi esempi di eccellenza in campo legislativo, per quanto riguarda la regolamentazione della canapa; dall' Olanda, al Portogallo, dalla Repubblica Ceca alla Germania l' utilizzo terapeutico della cannabis è tollerato e anche la ddetenzione per uso personale e la coltivazione sono depenalizzati. Questo comporta un minor aggravio dei costi sociali del uso di stupefacenti sulla società, attraverso un minor carico di provvedimenti sul sistema giudiziario, un minor carico sul sistema carcerario (basti pensare che in Italia il 30% dei carcerati è tossicodipendenti e un trattamento sanitario di questa patologia, la tossicodipendenza appunto, farebbe completamente rientrare quello che è il "problema carceri"), una maggiore efficienza dell' uso delle forze dell' ordine che non sarebbero più impiegate a reprimere comportamenti individuali, ma focalizzati allo smantellamento delle reti criminali, solo per citare alcuni aspetti positivi.

L' Italia ha il triste primato di essere la culla della più imponente "industria criminale", le cui fondamenta economiche sono il traffico di stupefacenti, in primis la cannabis. I dati sulla diffusione di sostanze illecite nel "Bel Paese" sono drammatici. Se in Italia il consumo di cannabis in periodo scolastico si aggira attorno al drammatico dato del 20%, in un paese come l' Olanda questo dato si colloca attorno all' 8%. La cosa più drammatica è il costante aumento della diffusione dell' utilizzo, a fronte di un maggiore impegno delle forze dell' ordine. Dopo 40 anni di proibizionismo questa crisi economica dovrebbe essere anche un occasione per potere aprire gli occhi sul totale fallimento della proibizione.

La situazione in Italia è tragica. Il dipartimento delle politiche antidroga sembra più un dipartimento di propaganda di stampo nazional-socialista, dove il detto del ministro della propaganda tedesca sotto il 3° reich, Joseph Goebbels,  “Ripetete una bugia cento volte, mille volte, un milione di volte, ed essa diventa una verità”, ha reso l' Italia un paese disinformato. Questa disinformazione ha creato una asimmetria tra i "consumatori" e i "non consumatori", facendo credere a questi ultimi che solo attraverso la repressione legislativa e poliziesca si possano ottenere risultati al fine di diminuire l' utilizzo di stupefacenti. Sfortunatamente, una bugia è una bugia e l' esponenziale diffusione del consumo di stupefacenti e dello strapotere del crimine organizzato sono le più importanti, evidenti e dannose evidenze per la società.

Alla luce di tutte queste considerazioni, colgo l' occasione per porgerle l' invito a tracciare una netta linea di distacco dal precedente governo chiedendo le dimissioni del Capo del Dipartimento per le politiche antidroga della Presidenza del Consiglio, Giovanni Serpelloni, anche a fronte dell' impegno internazionale che l' Italia dovrà affrontare in Marzo partecipando alla 55esima conferenza internazionale dell' ONU sulle droghe.

Serve una politica nuova, europea, basata sui risultati di eccellenza che altre nazioni, nostre sorelle, hanno ottenuto e replicarle.

Ben consapevole dei forti impegni istituzionali che gravano su questo governo, sarei comunque felice che in futuro qualche cosa possa essere fatto dal Suo governo.

Sarei ben lieto, un giorno, di potere affrontare l' argomento approfonditamente.

La ringrazio e la saluto cordialmente

domenica 8 gennaio 2012

Lettera al Ministro Riccardi: il fallimento della war on drugs - un nuovo approccio è possibile

Gentilissimo Ministro Riccardi,

Recenti fatti di cronaca internazionale riportano gli ennesimi fallimenti dell' approccio penale nella riduzione dell' offerta di sostanze stupefacenti illegali.

Faccio riferimento alla condanna per ergastolo dell'
ex capo dell'antidroga cambogiana, il generale Mok Dara, per aver organizzato un traffico di stupefacenti mentre ricopriva l'incarico di segretario generale dell'Autorita' nazionale per la lotta alla droga.

Oltre alla codanna del massimo esponente Cambogiano,
Edgardo Buscaglia, presidente dell'Instituto de Acciòn Ciudadana, in Messico, ha dichiarato che il 71,5% dei municipi del Paese sono nelle mani o sotto il controllo del crimine organizzato, lo stesso presidente rivela come nel 2006 la percentuale fosse del 53%. A seguito della discesa per le strade dell' esercito, il Messico ha assistito ad una escalation continua di morti causati dalla "guerra alla droga" e la conseguenza sembra essere stata una diminuzione dell' influenza della legalità nei municipi nazionali Messicani.

Negli anni '30 del XX secolo, il proibizionismo sull' alcol terminò anche in seguito alla "guerra civile" creatasi tra poliziotti e contrabbandieri d' alcol; le vittime di questa guerra non furono solo poliziotti o contrabbandieri, ma spesso finirono tra le fila del fuoco incrociato anche inermi cittadini, le vere vittime di ogni guerra.

Mi rivolgo a Lei al fine di poter fare luce sull' attuale crisi internazionale che la "war on drugs" ha causato da oltre 40 anni. Le rinnovo l' invito al tracciare una netta linea di distacco dal precedente governo chiedendo le dimissioni del Capo del Dipartimento per le politiche antidroga della Presidenza del Consiglio, Giovanni Serpelloni, anche a fronte dell' impegno internazionale che l' Italia dovrà affrontare in Marzo partecipando alla 55esima conferenza internazionale dell' ONU sulle droghe.

La ringrazio e resto a sua disposizione nel caso fosse interessato ad approfondire politiche alternative.

La saluto cordialmente

domenica 1 gennaio 2012

Sud America: Narco-scacco matto

'Ormai siamo invasi dai narco-trafficanti': a lanciare il drammatico allarme e' il ministro della Difesa dell'Honduras Marlon Pascua, mentre vari esponenti di governo di altri Paesi centroamericani, dal Guatemala al Costarica, gli fanno eco, per un'emergenza che rischia di diventare fuori controllo.
'Data la nostra posizione fanno passare attraverso il territorio piu' di cento tonnellate di cocaina all'anno. Nel solo 2011 ne abbiamo sequestrata una quantita' record di 21 tonnellate, mentre negli anni passati, si oscillava tra i cinque e i dieci', spiega Pascua.
Secondo i dati Onu (che includono anche la stima delle vittime in Iraq e Afghanistan), l'Honduras, con 6.239 omicidi nel 2010, si e' classificato come il Paese piu' violento del mondo, con una media di 82,1 vittime ogni 100mila abitanti, tanto che gli Usa, per motivi di sicurezza, hanno deciso di ritirare i 158 volontari dei Peace corps.
La situazione si starebbe ulteriormente complicando a causa dell'arrivo in pianta stabile delle organizzazioni criminali da Messico e Colombia che hanno eletto i Paesi dell'America centrale come base logistica per i propri commerci. Secondo gli esperti infatti, la situazione nella regione si e' aggravata con l'acuirsi della guerra che le autorita' colombiane e messicane hanno sferrato contro i trafficanti, spingendoli a cercare zone meno controllate.

Anche dal Costarica il ministro della Sicurezza pubblica Mario Zamora preoccupato per la democrazia del Paese pone l'accento sul problema: 'Le organizzazioni non si infiltrano piu' tra i poliziotti - afferma - ora li cooptano direttamente'. Il Costarica, cosi' come Panama, non ha forze militari, e si trova in difficolta' ad affrontare la crescente e minacciosa presenza dei trafficanti del cartello di Sinaloa.
In Guatemala, dove il tasso degli omicidi supera i 47 ogni 100mila abitanti, l'ex generale Otto Perez Molina ha vinto le elezioni col tema della lotta al narco-traffico e mentre e' in attesa di assumere la presidenza, a gennaio, si e' gia' incontrato con vari esponenti di governi vicini, nella ricerca di una strategia comune di lotta, a fronte di un fenomeno che nel suo Paese vede gia' la saldatura tra i Los Zetas messicani ed i clan familiari locali come quello dei Sayaxche' e dei Luciano

Tratto da Aduc Droghe

Lettera al ministro con delega sulle tossicodipendenze: una proposta di dialogo

Genitilissimo Ministro Riccardi,

Le scrivo in quanto responsabile con delega sulle tossicodipendenze del Governo Monti. Confrontandomi da anni nello spinoso tema della cosiddetta "war on drugs", trovo che, la possibilità di un governo tecnico come quello del quale Lei fa parte, possa essere una grande occasione per cambiare l'approccio fallimentare che, con il fortunatamente ormai ex sottosegretario Giovanardi, ha trovato il suo apice negativo, ma che con il Dr Serpelloni trova ancora un pesante e nocivo strascico.

Leggendo la sua biografia, pubblicata sul sito del governo, è evidente il suo impegno per la pace, per la salute pubblica e per il dialogo. Per questo mi piacerebbe che potesse entrare, nel dibattito pubblico, l' abbandono dell' approccio intolleranate e criminogeno della proibizione delle sostanze illegali, su tutte la cannabis.

A questo riguardo vorrei porre alla sua attenzione un tema, quello della cosiddetta "guerra alla droga", poco e male dibattuto in Italia. Se, infatti, all' amministrazione di G.W.Bush un folto gruppo di ben oltre 500 economisti, tra cui Gary Backer e Milton Friedman, presentò un piano di legalizzazione e tassazione delle sostanze psicotrope illegali, in Italia, neppure si è accennato del Rapporto, datato Giugno 2011, della Global Commission on Drugs. Questa commissione è formata sulla esperienza di successo della Latin American Commission on Drugs and Democracy promossa dagli ex presidenti Fernando Henrique Cardoso (Brasile), César Gaviria (Colombia) e Ernesto Zedillo (Messico), a cui fanno seguito George Shultz (segretario di stato degli USA), Javier Solana, Kofi Annan, John Whitehead, Paul Volcker solo per citarne alcuni, di cui lei ha sicuramente sentito parlare, se non avuto la possibilità di conoscere di persona. I risultati di questo rapporto, di respiro internazionale, frutto di competenze trasversali (si parla di risultati in campo economico, sociale, sanitario, di ordine pubblico) suggeriscono come almeno una regolamentazione controllata della vendita della cannabis e dei suoi derivati potrebbe favorire una riduzione della diffusione dell' uso di stupefacenti e, come conseguenza diretta, la diminuzione di malattie trasmissibili e della criminalità.

Vorrei "argomentarle", con maggiori informazioni uil fallimento della "guerra alla droga", anche a fronte di ricerche personali raccolte negli ultimi cinque anni, in cui ho dedicato una parte importante del mio tempo alla trattazione dell' argomento, ma non essendo sicuro nè che lei leggerà questa e-mail, nè che arriverà a questo punto di questa missiva, sarei lieto di rimandarla al mio personale Blog (Scrivi al tuo direttore) nel quale sono raccolti scritti, pubblicati e non, sul tema, tra cui una lettera, presente nell' archivio dell' Istituto superiore della sanità; il linguaggio è scorrevole, ironico ma sempre ricco di contenuti e spunti approfonditi di riflessione.

Ben consapevole degli impegni istituzionali pressanti che è portato a svolgere, facendo riferimento alla sua carica istituzionale, volta a gestire la "Res Pubblica" con la maggior efficacia, sarei lieto di un suo interessamento sulle tematiche che ruotano attorno alla fallimentare "guerra alla droga", nella speranza che questa politica possa essere finalmente superata ed archivita all' insegna della tolleranza e del dialogo, con l' augurio di un cortese riscontro.

La saluto cordialmente e la ringrazio.

lunedì 26 dicembre 2011

Lettera al Primo ministro Italiano Mario Monti

Genitilissimo Primo Ministro,

Sono un giovane, laureato in economia. Prendo spunto da una sua citazione per introdurrLe la mia lettera:

«Argomentare è un lavoro pedagogico che l'Italia non ha molto provato negli scorsi anni»
14 dicembre, discorso al Senato sulla Manovra.

A questo proposito mi vorrei presentare a lei come "argomentatore". Sono passati ormai cinque anni da quando iniziai la mia "lotta per la verità", confrontandomi nello spinoso tema della cosiddetta "war on drugs". In qualità di professore di economia, Lei è sicuramente ben consapevole degli effetti che una errata politica economica può portare con sè, in special modo per quanto riguarda le cosiddette esternalità positive o negative. Nei testi universitari, le politiche sulla ricerca e sull' ambiente, sono temi trattati con profondità, per esemplificare i concetti di esternalità.

A questo riguardo vorrei porre alla sua attenzione un tema, quello della cosiddetta "guerra alla droga", poco pubblicizzato in ambito economico, specialmente in Italia. Se, infatti, all' amministrazione di G.W.Bush un folto gruppo di ben oltre 500 economisti, tra cui Gary Backer e Milton Friedman, presentò un piano di legalizzazione e tassazione delle sostanze psicotrope illegali, in Italia, neppure si è accennato del Rapporto, datato Giugno 2011, della Global Commission on Drugs. Questa commissione è formata sulla esperienza di successo della Latin American Commission on Drugs and Democracy promossa dagli ex presidenti Fernando Henrique Cardoso (Brasile), César Gaviria (Colombia) e Ernesto Zedillo (Messico), a cui fanno seguito George Shultz (segretario di stato degli USA), Javier Solana, Kofi Annan, John Whitehead, Paul Volcker solo per citarne alcuni, di cui lei ha sicuramente sentito parlare, se non avuto la possibilità di conoscere di persona.

I risultati di questo rapporto, di respiro internazionale, frutto di competenze trasversali (si parla di risultati in campo economico, sociale, sanitario, di ordine pubblico) suggeriscono come almeno una regolamentazione controllata della vendita della cannabis e dei suoi derivati potrebbe favorire una riduzione della diffusione dell' uso di stupefacenti.

Vorrei "argomentarle", con maggiori informazioni la posizione internazionale assunta dalla suddetta commissione, anche a fronte di ricerche personali raccolte negli ultimi cinque anni, in cui ho dedicato una parte del mio tempo alla trattazione dell' argomento, ma non essendo sicuro nè che lei leggerà questa e-mail, nè che arriverà a questo punto di questa missiva, sarei lieto di rimandarla al mio personale Blog (Scrivi al tuo direttore) nel quale sono raccolti scritti, pubblicati e non, sul tema, tra cui una lettera, presente nell' archivio dell' Istituto superiore della sanità; il linguaggio è scorrevole, ironico ma sempre ricco di contenuti e riferimenti.

Ben consapevole degli impegni istituzionali pressanti che è portato a svolgere, facendo riferimento alla sua carica istituzionale, volta a gestire la "Res Pubblica" con la maggior efficacia, e al suo ruolo di docente, volto ad approfondire e discutere con informazioni dettagliate tesi e analisi didattiche sarei lieto di un suo interessamento alle politiche economiche che ruotano attorno alla fallimentare "guerra alla droga".

La saluto cordialmente e la ringrazio.



L' indirizzo di posta è monti_m@posta.senato.it tratto dal sito del senato italiano.

sabato 17 dicembre 2011

03/12/11 Lettera aperta al Commissario Mario Ciclosi

Gentile Commissario Ciclosi,

Benvenuto a Parma.

Mi presento, sono dottore in economia e finanza e seguo con passione le vicende della mia città, il che mi ha spesso portato ad espormi in prima persona attraverso lettere inviate (e spesso anche pubblicate) alla Gazzetta di Parma nella rubrica lettere al direttore. Come laureato in economia, uno degli aspetti di cui mi sono interessato maggiormente è l' utilizzo dei parametri economici per la valutazione delle politiche adottate: una politica è efficente nel momento in cui le risorse impiegate servono ad ottenere un obbiettivo prefissato.

Avendo ora letto e appreso della sua disponibilità al dialogo attraverso la disponibilità della sua mail, vorrei approfittarne per scriverle direttamente sul' arma di distruzione di massa della giunta precedente, nel senso che l' hanno rasa al suolo: la paraonia della "politica della sicurezza".

Nello specifico la "sicurezza" cosa è? Il dizionario cita "condizione di ciò che è senza rischi". A Parma la politica sulla sicurezza si è trasformato in proclami contro la droga e incostituzionali provvedimenti contro le prostitute. Le politiche contro il trafico di droga e contro la prostituzione hanno reso i cittadini in una condizione "senza rischi"? A dire il vero i rischi sono aumentati e proprio a causa di leggi "criminogene" e di "esternalità negative" che queste leggi hanno amplificato o creato. In Italia, la "paranoia da sicurezza", ha portato il cittadino ad essere incriminato per atti attinenti alla libertà individuale, condivisibile o meno chi sia l' attività, che, anche quando non arreca danno ad altro individuo, viene perseguita per scopi "politici"(il consenso elettorale, non la riduzione del problema). "Chi sacrifica la libertà per la sicurezza non merita ne l' uno ne l' altro" diceva Benjamin Franklin. L' Italia, con la legge fini-giovanardi e la legge merlin,è finta per non meritarsi più nè sicurezza nè libertà.


Nel caso di Parma, la giunta precedente, ha adottato una politica di "tolleranza zero" verso il traffico di sostanze stupefacenti (si stima che il traffico di stupefacenti sia qualche cosa come oltre il 60% del totale del "fatturato" del crimine organizzato) e di contrasto alla prostituzione, che ha portato alla luce, nel primo caso ad un utilizzo improprio dei fondi destinati ai "cani antidroga" e al pestaggio di un giovane di colore; nel caso di contrasto alla prostituzione, ad emettere multe facilmente cancellabili perchè incostituzionali. Il tutto senza ovviamente minimamente scalfire nè il traffico di stupefacenti, nè il fenomeno prostituzione. Molti soldi spesi nessun risultato ottenuto, si sono anzi avvicendati due diversi assessori alla sicurezza proprio a causa dei danni recati dai due eventi precedentemente esposti.

Mi piacerebbe aiutare, in questo periodo di crisi economica, la mia città, nella speranza che un' orecchio attento accolga queste osservazioni, per anni sempre passate inascoltate. L' attuale situazione economica italiana è particolarmente favorevole per dei cambiamenti epocali, a Parma con la Sua nomina e in Italia con il nuovo governo "tecnico", proprio per l' assenza della "politica dei politici"(persone interessati a propagandare idee per accaparrasi consensi a suon di slogan senza realmente essere consapevoli delle implicazioni dei fenomeni dei quali si dovrebbero occupare e per questo incapaci di comunicare con i cittadini al fine di essere il cambiamento che un elettore si potrebbe aspettare). Il fallimento della politica di "tolleranza zero" è sotto gli occhi di tutti; forze dell' ordine e giudiziarie sotto organico, sotto pagate e non sempre con i mezzi sufficenti a disposizione, per quanto riguarda la nostra piccola Parma. Organizzazioni criminali che attraverso il reciclo di denaro proveniente dal traffico di stupefacenti salvano banche o risultano la prima industria nazionale (come in Italia è il caso del crimine organizzato).

Questi e altri risultati sono tutti elementi riportate nel recente documento sull' fallimento della cosiddetta "war on drugs" redatto da una commissione indipendente internazionale, tra i cui membri spiccano Kofi Annan, Paul Volcker, Vincent Fox. La strada più facilmente percorribile per fronteggiare la diffusione di stupefacenti illegali passa dalla legalizzazione delle sostanze psicotrope, secondo i risultati dello studio della commissione. E' molto facile, invece, che la legalizzazione di cannabis e derivati possa arginare il fenomeno molto più di quanto si pensi.

Verrà da chiedersi perchè le abbia scritto. Il motivo è semplice, non è la richiesta di legalizzazione della cannabis, ma la possibilità che a Parma, magari attraverso un filo diretto con tecnici del governo (anche grazie alla "promozione" del ex cancelliere che l' ha preceduta a ministro), si possa aprire la vendita di cannabis terapeutica, sotto prescrizione medica e tassarne la produzione. Legislativamente, l' accesso alla cannabis terapeutica, in Italia è consentito, ma è molto difficlile raggiungere la prescrizione senza passare per vie giudiziarie e anche ciò permettendo, la fornitura risulta di importazione, costosa, e non continua. Le leggi interazionali, faccio riferimento alla convenzione di Vienna sulle sostanze psicotrope, permettono l' utilizzo della cannabis come medicinale. Questo anche alla luce di quanto accade negli stati Uniti d' America, dove è legale in ben 16 stati dell' unione. Oltre all' accesso al medicinale, fondamentale, anche per un rilancio dell' economia e delle entrate, potrebbe essere molto interessante l' introduzione di un imposta alla coltivazione di cannabis terapeutica, già consentita attraverso speciale autorizzazione, come sancito dalla corte di cassazione, ma anche qui solo in casi eccezionali e di difficile rilascio.

In Puglia, la distribuzione di cannabis terapeutica è già una realtà (con i problemi che le ho elencato), la produzione di cannabis anche. Sempre in Puglia nella località Chiesa Nuova, frazione di Polignano a Mare, grazie ad un progetto dell’associazione CanaPuglia, la canapa tornerà ad essere piantata. La piantagione di canapa servirà a sensibilizzare le scuole ed il territorio sulla cultura sostenibile, dato che da questa pianta possono esere prodotti tessuti, farmaci, combustibile, materiali da costruzione, carta, energia, alimenti e molto altro. Si tratta di canapa sativa certificata, che contiene la sostanza psico-attiva ma nei limiti imposti dall’Unione Europea, e non c’è rischio che tale prodotto arrivi fra le mani di spacciatori e consumatori.

Mi scuso per la prolissità della lettera, con la speranza che Lei abbia il tempo per leggerne il contenuto e la curiosità di potere approfondire l' argomento e le fornisco la mia disponibilità, come in precedenza concessa alla giunta Vignali, ma mai considerata, come "consulente", a costo zero.

Colgo l' occasione per rinnovarle i più sinceri auguri per un felice e prolifico mandato

Cordiali saluti

A differenza di quanto si può leggere in giro per la rete, sul fatto che il commissario abbia risposto a tutte le lettere che gli sono state inviate, non ho mai ricevuto risposta.

martedì 13 dicembre 2011

Storia economica di un fallimento premeditato: il proibizionismo. Capitolo 4, seconda parte


Altro elemento che incorre nella valutazione del reato di spaccio di sostanze stupefacenti è sempre stato, nella normativa italiana, lo stato sociale dell' imputato. E' infatti difficile dimostrare, per esempio, che un affermato professionista rinvenuto con diversi grammi di sostanza, potendosi permettere acquisti consistenti anche per evitare di dovere rifornirsi di frequente, possa essere uno spacciatore o che possa trarre dal traffico di sostanze illecite una fonte di guadagno tale da farlo ritenere un trafficante di sostanze illecite. Al contrario, una situazione economica disagiata di un individuo arrestato anche con pochi grammi di sostanze illecite, potrebbero fare presuppore l' attività di spaccio come fonte di reddito e motivo di arresto e detenzione come previsto dalla più dura applicazione della normativa. Si spiega così la sentenza n. 49085/2004 della Suprema Corte di Cassazione, Sezione Sesta Penale secondo cui Un chilo e mezzo di cocaina pura non puo' essere considerata di per sè una "ingente quantità" ai fini del reato di spaccio nella città di Roma. Il principio è stato affermato dalla Sesta Sezione Penale della Corte di Cassazione che ha cancellato l'aggravante che era stata applicata ad uno spacciatore di origini spagnole condannato a sette anni di reclusione e a 30 mila euro di multa per "detenzione a fini di spaccio di un chilo e mezzo di cocaina pura" nella periferia della Capitale. Secondo i giudici di secondo grado, infatti, lo spacciatore meritava l'applicazione dell'aggravante della ingente quantità della dose in quanto "un chilo e mezzo di cocaina pura, pari a 10.442 dosi droganti, è in grado di soddisfare un rilevante numero di tossicodipendenti". Per la Suprema Corte, che ha ribaltato la sentenza della Corte di Appello, un chilo e mezzo di coca invece "non integra di per sè un quantitativo ingente, a meno che in relazione alle caratteristiche dell'offerta di droga, alla sua capacità di diffusione e di assorbimento del mercato, non si determini un pericolo concreto per la salute pubblica di elevata intensità"; infatti, per essere considerata "ingente", la quantità dev'essere "esorbitante" rispetto al "normale" traffico di droga, mentre la quantità di un chilo e mezzo di droga non poteva essere considerata eccessiva "considerato anche che il mercato di destinazione era quello romano, certamente non suscettibile di essere influenzato da un simile quantitativo".
Se il caso citato, giudicato secondo la normativa precedente all' introduzione del decreto Fini Giovanardi, poteva interessare al fine della approvazione di una normativa diversa, che regolamentasse meglio la distinzione tra uso personale e spaccio, con l' introduzione della più recente normativa, entrata in vigore con le olimpiadi invernali di Torino del 2006, le casistiche di legge risultano più stringenti al punto da non potere più individuare con facilità cosa si intenda per spaccio e cosa si intenda per uso personale. La norma degli anni 90, che meritava sicuramente una revisione, modificata tramite il decreto sulle olimpiadi, è diventata invece una trappola per il consumatore di stupefacenti e una miniera d' oro per i trafficanti di sostanze illecite.
La normativa del 2005 prevede infatti limiti bassissimi di detenzione delle sostanze e il limite tollerato riguarda la quantità di principio attivo rinvenuto nella sostanza, analisi possibile da effettuare solo previa consulenza di laboratori specializzati. Le sostanze maggiormente utilizzate in Italia risultano essere l' hashish e la cocaina. I limiti di legge imposti per incorrere in sanzioni penali risultarono essere ,in principio, pari a 250 mg di thc nel quantitativo rinvenuto e 500 mg di principio attivo nella cocaina. Il principio che ispirò l ' approvazioni di simili limiti era la assenza di distinzione di pericolosità tra tutti gli stupefacenti. Così, per legge, la dipendenza da eroina e le conseguenze derivanti dall' uso di tale stupefacente, erano paragonati al saltuario uso di cannabis. Se la pericolosità scientifica di una sostanza data dalla capacità di creare dipendenza veniva ignorata, non sembrò però essere ignorato l' uso di cocaina all' interno delle aule dei palazzi minsteriali italiani. La legge fu infatti approvata anche in seguito ad alcuni scandali che riguardarono alcuni membri illustri del governo italiano; il caso forse più famoso riguarda un senatore a vita della repubblica italiana, ex presidente del consiglio dei ministri, politico di ruolo dal assemblea costituente del 1946, Emilio Colombo. Nel 2002 in seguito ad una inchiesta su droga e personaggi dello spettacolo, fini sotto gli occhi degli inquirenti anche il senatore a vita.
Dall' indagine, che toccò inizialmente l' allora vice ministro delle finanze, emerse che l' utilizzatore finale della cocaina che entrava al ministero fu il senatore a vita Colombo, il quale né ammise l' utilizzo per “scopi terapeutici”. Il senatore fu pescato a farsi pervenire la droga direttamente al ministero ed emerse che lo spacciatore di fiducia del senatore aveva libero accesso senza subire controllo alcuno da parte dal personale di vigilanza, all' interno dei palazzi governativi.

Storia economica di un fallimento premeditato: il proibizionismo. Capitolo 4, prima parte

Capitolo 4 : i risultati della guerra alla droga, un altro fallimento; il caso Italia

La legge in italia
Non esiste, nella stampa italiana, nessuna documentazione riguardo le politiche sugli stupefacenti, né dei risultati che questa politica ha portato; come accade in Messico gli unici “successi” di cui la politica si vanta o dei quali i mezzi di informazione parlano, sono i sequestri di droga o dei beni appartenenti alla malavita organizzata.
La legislazione italiana, in materia di stupefacenti, ha sempre dato adito a numerose quanto contrastanti interpretazioni, neppure i massimi organi giurisdizionali, le sezioni della corte di cassazione, hanno sempre dato pareri univoci in materia di stupefacenti, perchè la legge non è mai stata chiara. In Italia, prima della condanna definitiva, l' imputato può passare 3 gradi di giudizio; così un condannato in primo e secondo grado può essere assolto al terzo grado qualora l' imputato venisse ritenuto innocente. Si sono verificati, così, curiosi casi di cronaca; come una persona arrestata per un kg di cocaina, ma assolti perchè la quantità poteva essere ritenuta per uso personale facendo riferimento allo stato di benessere economico che l' imputato godeva. Oppure si è potuti assistere alla sentenza definitiva della cassazione che proibisce anche la sola coltivazione domestica di una pianta di cannabis, se non “autorizzata”.
L' interpretazione della legge sugli stupefacenti nasconde un grosso problema. L' opportunità politica del proibizionismo. In Italia, ma non solo, il proibizionismo, come l' uso di stupefacenti, è trasversale agli schieramenti politici. Chi si potrebbe fare portavoce di politiche sulla legalizzazione delle droghe senza essere facilmente accusato dagli avversari di vendere morte o essere a favore della “droga” libera per tutti? Quanto risulta più accattivante ridurre il problema al dire semplicemente “no” alla droga, proibirla e lavarsene le mani, infischiandosene dei risultati o mentendo o nascondendo le reali statistiche a riguardo del fenomeno?
La politica sfrutta trasversalmente l' avversione dell' elettorato al tema tossicodipendenza per accaparrarsi i voti facili della stragrande maggioranza della popolazione senza mai entrare nel merito dell' argomento: un no vale molto più di mille parole. Eppure le mille parole sarebbero in grado di spiegare perchè dire no in realtà è ancora più dannoso che usare stupefacenti. Da qui nasce il taboo politico per quanto riguarda i temi tossicodipendenza e stupefacenti. In Italia è stato di recente approvato dal sottosegretario con delega alle politiche sugli stupefacenti, a questo riguardo, un codice che permetta l' autoregolamentazione dei programmi televisivi. Quello che si vuole evitare non è il parlare di stupefacenti, ma il mettere in dubbio l' operato delle politiche sugli stupefacenti adottate nel paese e in particolar modo l' ultima legge approvata in materia che porta il nome dello stesso sottosegretario.
Proibendo la detenzione personale e condannando penalmente i detentori di quantitativi di sostanze stupefacenti superiori a dei limiti tabellari imposti tramite decreto normativo, l' ultima discussa legge che regola la materia stupefacenti,dalla sua approvazione. ha ottenuto nefasti risultati. Questa legge, approvata nell' inverno dell' anno 2005, come parte integrante di un decreto sulla sicurezza di un evento sportivo, le olimpiadi invernali tenutesi a Torino, è l' ultimo dei tentativi, della politica italiana, volti a chiudere il dibattito sull' introduzione di politiche alternative al carcere in caso di detenzione o utilizzo di stupefacenti o di legalizzazione delle sostanze, tutte o alcune..
Nata per sanare un vuoto normativo che prevedeva la discrezionalità dei giudici di valutare caso per caso la presenza di elementi penali volti alla discussione in tribunale dell' eventualità di traffico di stupefacenti, in seguito alla abrogazione tramite referendum popolare dei precedenti limiti tabellari imposti dalla normativa Craxi Iervolino approvata nel 1990, l' attuale normativa, che prende il nome dei due sponsorizzatori, Fini-Giovanardi, voleva definire quali fossero i limiti di legge oltre i quali si potesse incorrere nel reato di spaccio di sostanze stupefacenti. A distanza di 15 anni dall' introduzione di tabelle che regolamentassero chi poteva essere definito spacciatore e chi no e in seguito alla abrogazione per referendum di tali limiti, il governo è andato contro il volere popolare, ristabilendo dei limiti nuovi non più basati sul quantitativo di sostanza detenibile, limite facilmente individuabile attraverso la pesatura delle sostanze sequestrate, ma attraverso la quantificazione di principio attivo rinvenuto nel materiale sequestrato, rendendo pressochè impossibile l' immediata valutazione della gravità della posizione dell' imputato.

Scrivi al tuo direttore ... sul sito dell' istituto superiore della sanità

Egregio direttore, Un successo meritatosi e meritatomi.

Siamo sul sito dell'istituto superiore della sanita' :-)

http://www.iss.it/binary/ssps/cont/042.1206009410.pdf

16/06/2010 I tagli alla politica? Si, grazie!

Egregio direttore, ho letto sulla Gazzetta del taglio agli stipendi dei funzionari amministrativi parmigiani. Pur non condividendo nulla delle attuali politiche centrali, ritengo che questo provvedimento sia una giusta "misura" adottata nei confronti di una giunta ignava e pigra.
Nonostante i proclami del nuovo partito del sindaco, tra cui l' ascoltare i cittadini, le intenzioni di questi amministratori comunali sembrano andare in tutt' altra direzione rispetto alla propaganda, per questo trovo giustificato il taglio degli stipendi degli amministratori, una misura alla quale plaudo.
Se il sindaco davvero ascoltasse i cittadini, avrebbe già rinunciato alla costruzione dell' inceneritore, che nessuno parmigiano, dotato di un minimo di buon senso, vuole.
Che dire poi dell' ordinanza antiprostituzione? Donne che rischiano di essere vittime di abusi e sopprusi, già in una posizione di debolezza, vengono pure prese di mira da una giunta, mi scusi la volgarita, "senza palle", dove la sola voce dell' assessore alla sicurezza, lamenta dell' inadeguatezza della repressione del fenomeno come metodo di riduzione del problema e dei problemi connessi.
A ben vedere non tutti i tagli al comune di Parma vengono per nuocere, anzi, alla luce di queste considerazioni, i tagli alla politica sarebbero anche potuti essere maggiori al fine di dirigere tali risorse verso il finanziamento delle strutture sanitarie, scolastiche o delle forze dell' ordine.

03/03/2010 LaVoce.info; si parla di antiproibizionismo

Le politiche sugli stupefacenti sono un interessante argomento di discussione che nel mondo occidentale è fonte di dibattito aperto, sul quale, però, manca una giusta informazione da parte dei mezzi di comunicazione, specialmente in Italia. La "droga" è infatti un tema caldo per la stampa perché facile argomento di cronaca; i casi di delinquenza o corruzione attraggono il "pubblico" per il forte impatto emotivo che questi casi generano. I giornali, pur di vendere, puntano sull' emotività delle notizie piuttosto che rendere giusta informazione sul tema. Questo è causa, in Italia, prima di tutto di una mancata corretta legislazione per prevenire la diffusione delle dipendenze; in secondo, luogo del fallimento delle politiche sulle tossicodipendenze. La politica, adottando un taglio emotivo-giornalistico nella trattazione del tema stupefacenti e tossicodipendenza, è più propensa a cercare il facile consenso, piuttosto che trattare l' argomento in maniera matura e responsabile. In Italia non si parla delle politiche estere sul tema, si evita accuratamente il confronto delle esperienze tra nazioni, si tacciono i pareri e le evidenze medico-scientifiche e i pareri provenienti dalle più diverse scienze sociali, tra cui, per esempio, l' economia. Per quanto riguarda il facile consenso, la politica in Italia punta, ormai da quarant' anni, sul messaggio semplicistico del "no alla droga". Quello che i giornali non riportano è che questo modo di affrontare il problema può essere causa di un aumento della diffusione del fenomeno. La rivelazione sconcertante è frutto di uno studio dell'Universita' della Pennsylvania commissionata dal Nida (l'istituto nazionale Usa che si occupa di droga). E' stata effettuata la valutazione di una campagna di prevenzione organizzata dal governo Usa a colpi di spot tv,per prevenire il consumo di marijuana. Lanciata nel 1998 è ancora in corso. Il risultato non e' stato all'altezza delle aspettative: secondo lo studio di valutazione, dopo cinque anni dall'inizio, la campagna ha evidenziato effetti boomerang sulle persone a cui era rivolta. Chi aveva visto piu' spot, infatti, mostrava un livello più basso di risultati: molti ragazzi esprimevano giudizi positivi sulla marijuana o addirittura avevano cominciato a consumarla. Questo è uno dei risultati del "no alla droga". La Gran Bretagna ha commissionato uno studio scientifico sulla pericolosità degli stupefacenti. I risultati della ricerca sono stati riportati sul Times, ma in Italia non se ne è parlato. La commissione governativa ha presentato, così, una classificazione delle venti sostanze "socialmente piu' pericolose" in cui alcolici e tabacco figurano rispettivamente al quinto e al nono posto. Nella graduatoria, l'alcool è preceduto solo da cocaina, eroina, barbiturici e metadone, e anche il tabacco risulta più pericoloso di cannabis, Lsd ed Ecstasy. Se l' impatto del "no alla droga" è fallimentare, le evidenze scientifiche trascurate, anche l' economia, ha un parere in merito alla efficacia delle attuali politiche di proibizione delle droghe. L' ultimo appello, mai trattato in Italia dalla stampa, nè tanto meno dalla politica, esperesso dal premio Nobel per l' economia Gary Backer, riguarda il giudizio lapidale sul fallimento della guerra alla droga, che nessuno ha il coraggio di ammettere. La posizione è semplice: la guerra alla droga costa, tanto; c'è un modo più efficace per ridurne il consumo? La posizione del Nobel è la legalizzazione e conseguente tassazione. Interessante da notare che questo non è il punto di vista isolato di un solo economista. E' infatti uno tra i cinquecento economisti firmatari di un appello lanciato nel 2005 da un altro premio Nobel all' economia, Milton Friedman. Se l'attuale politica sugli stupefacenti ha fallito, non sarebbe il caso di cambiare rotta ed ascoltare il parere di esperti?

Pubblicato sul sito de Lavoce.info tra le lettere. Sono onorato :-)

04/02/2010 Il festival di San Remo, il festival del ipocrisia

Egregio direttore, un' artista è stato escluso da San Remo perchè ha dichiarato di avere fatto uso di stupefacenti. Un rappresentante di istituto, accusato di spaccio di stupefacenti, si è autosospeso dal ruolo. Cosa fa, invece, la "casta" politica che, secondo un' intervento delle iene, è drogata al trentatre per cento? Accusa e resta al suo posto.
La droga più pericolosa, in Italia, in questo periodo, è l' ipocrisia. Quell' ipocrisia che arresta il giovane per uno spinello. L' ipocrisia dei cani nelle scuole, perchè gli stupefacenti sono ovunque. L' ipocrisia dei morti per droga perchè la legge stigmatizza, come i politici con Morgan, l' uso degli stupefacenti, marginalizzando il tossicodipendente lasciandolo solo, anzichè aiutarlo. L' ipocrisia della legge Fini-Giovanardi e della recidiva per i tossicodipendenti. Così anzichè parlare del fallimento del proibizionismo (con la droga, letteralmente, ad ogni angolo della strada di Parma), si parla di una persona che tutto sommato la sua tossicodipendenza se la può permettere, come i Lapo, i Colombo, i Mele. Il proibizionismo ha dimostrato di avere fallito; quando si inizierà a neparlarne?

22/12/2009 La prostituzione: facciamo due conti

Egregio direttore, la Gazzetta riporta il numero di contravvenzione stilate dalle forze dell' ordine nel 2009 per "contrastare" il fenomeno della prostituzione. Le multe registrate ammontano alla "rispettosa" cifra di centotre che possono ammontare alla considerevole cifra di quatrocentocinquanta euro. Quindi nell' anno 2009 il comune di Parma ha incassato la "considerevole" cifra di circa 46.350 euro.
Quanto ha però speso il comune per incassare tale "ingente" profitto? La gazzetta riporta di 40 pattugliamenti notturni (su 365 giorni in un anno) per ottenere questo "incoraggiante" risultato, con una media di incassi di 1158,75 euro per pattugliamento.
Per ottenere maggiore sicurezza per le strade, si sarebbe potuto intervenire in altra maniera più conveniente per la cittadinanza? La prostituzione in Italia è legale, lo dimostra il provvedimento firmato di recente dal primo cittadino parmigiano, che trova nel disturbo alla quiete il motivo fondante delle multe redatte alle meretrici "casalinghe" troppo facinorose, non potendo fare nulla contro la loro professione.
Cosa ne sarebbe se il comune approvasse invece un regolamento per determinati edifici per regolare il fenomeno legale della prostituzione? Potrebbero i super poteri richiesti e approvati ai sindaci regolamentare questi "locali"? Molto probabilmente si.
In Olanda, il costo di una vetrina si aggira mediamente attorno agli 80 euro per mezza giornata. Se esistessero dei locali comunali che potessero incassare un simile affitto quanto incasserebbe il comune da una tale attività? L' affitto di una stanza genererebbe un profitto giornaliero di circa 160 euro, che moltiplicati per 365 giorni risulterebbero 58400 euro. E' una cifra superiore a tutte le multe stilate in un anno e sarebbe garantita da una sola camera e non si spenderebbero soldi comunali per attività di "contrasto". Il comune ha intenzione di continuare a buttare i soldi dei contribuenti così facilmente?

09/11/2009 Droga? E se il problema fosse la politica?

Egregio Direttore, il proibizionismo ha gettato la maschera. Ormai è arrivato a negare anche l' evidenza. Quest' anno i "decessi" in carcere in seguito ad arresti per droga sono aumentati.
La risposta che il decreto liberticida Fini-Giovanardi dà al problema droga è inadeguata, dannosa, inefficace.
E' inadeguata perchè non fondata su pareri di esperti scientifici; perchè il problema della diffusione di stupefacenti, dalla introduzione della legge è esploso (sta funzionando il ricorso alle forze armate per contrastare l' uso di droga?); perchè l' Italia è diventata la regina d' europa per consumi di cocaina (la diffusione di questa droga pesante è aumentata proprio dall' introduzione della legge).
E' una legge dannosa perchè anzichè prevenire i danni dall' utilizzo di stupefacenti, li amplifica. Un esempio sono le morti in carcere. Gli stati nei quali la tossicodipendenza viene trattata da punto di vista sanitario, hanno risultati d' eccellenza in termini di riduzione della diffusione di stupefacenti illegali e non si registrano morti per uso di sostanze psicotrope.
In merito all' inefficacia di questa legge, l' approccio fallimentare adottato è evidente. Si crea un crimine al fine di perseguirlo. Peccato che i criminali siano potenzialmente l' ottanta per cento (80%!) dei cittadini italiani secondo uno studio statistico.
Siamo sicuri che il problema siano le carceri? La droga? I morti?
Se il problema fosse la legge? Se il problema fossero i politici? Se il problema fosse la paura di affrontare in maniera concreta il problema?

09/11/2009 I politici al test antidoping

Egregio direttore, c'è un gran parlare attorno al test "antidoping" ai politici. Un test che, francamente, trovo inutile. Perchè un politico che facesse bene il suo lavoro,ma fa uso di stupefacenti, dovrebbe essere discriminato? Si può dire che i politici che sbandierano tanto la "verginità" sulla droga, lavorino meglio di quelli che magari ne fanno uso? Perchè dovrei condividere il pensiero del politico di turno che non fa uso di droga, ma è corrotto fino al midollo?
La relazione tra classe politica e malavita è ormai un dato di fatto. Questa relazione è tenuta "viva" dal rapporto economico instauratosi tra i due soggetti.
Se infatti la malavita si finanzia prevalentemente dal traffico di droga (stimato attorno al settanta per cento dei proventi dei traffici illegali), i soldi con i quali si corrompe la politica derivano,quindi, prevalentemente dal trafico di sostanze illegali.
La copertura della politica a questo "accordo" è il proibizionismo di facciata. Quello dei duri e puri contro la droga, ma che venderebbero la moglie pur di accaparrarsi voti, anche se provenienti da ambienti dubbi. In questo caso non vendono la moglie, ma rinnegano l' evidenza: così la droga deve essere illegale e loro devono sembrare "puliti".
Se un tempo esisteva l' omertà sull' esistenza della malavita, adesso esiste l' omertà sui rapporti tra politica, malavita e guerra alla droga. Lo sconfitto? Il cittadino. Che continua a credere che la "droga" deve rimanere illegale.
Non si distingue così tra droghe. e si rinnegano anche le conoscenze scientifiche. E' il caso accaduto in Inghilterra. Come ricorda il quotidiano britannico The Times,dopo il licenziamento di David Nutt, presidente della commissione consultiva del governo britannico sulla regolamentazione delle droghe. La motivazione? Licenziato per aver espresso un'opinione sulla maggiore pericolosità di alcool e tabacco rispetto ad alcune droghe, droghe non in linea con la politica del governo.

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