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domenica 4 dicembre 2011

22/07/2007

Egregio direttore, ho letto con attenzione la lettera inviata dalle signore Gabriella e Luciana riguardo la loro preoccupazione attorno al fenomeno "tossicodipendenza" (preoccupazione che condivido) e penso che attraverso il dialogo, la nostra società, potrà avere risultati confortanti in futuro nel contrastare il fenomeno.
Credo che il dialogo tra "generazioni" potrebbe essere un ottimo punto di partenza per comprendere e limitare il fenomeno e i danni sociali connessi a stili di vita che potrebbero creare problemi.
Condivido il pensiero delle signore riguardo la maggiore attenzione che i genitori dovrebbero dedicare ai figli; attenzione che dovrebbe essere indirizzata ad un dialogo familiare sincero, presupposto per la creazione di reciproca fiducia.
Trovo che i genitori dovrebbero anche interessarsi maggiormente ai problemi dei figli ed evitare la delega alla "educazione istituzionalizzata" del nostro sistema e ascoltare le proposte che, dal mondo giovanile, provengono per il miglioramento della nostra società, perchè non può essere una presa di posizione autoritaria da parte degli "adulti" la soluzione al problema della diffusione della droga. A questo proposito credo che le proposte avanzate dalle signore potrebbero creare situazioni di conflitto dialettico per superare il problema comune, sia agli adulti sia ai giovani, della diffusione degli stupefacenti.
Una soluzione condivisa potrebbe essere la via migliore per contrastare la droga; potremmo arrivare ad elaborare piani di azione efficaci da proporre alle istituzioni, idee per creare un tessuto sociale compatto anche tra generazioni differenti, uno sviluppo sociale ricco di esperienze umane, perchè non è con le telecamere o l' aumento dei controlli che si contrastera efficentemente il problema.

sabato 3 dicembre 2011

07/06/2007

Egregio direttore, a Roma, qualche giorno fa, dei giovani di un liceo, hanno dimostrato contro il proibizionismo che affligge sia la destra che la sinistra. Una manifestazione anche contro l' impiego di forze dell' ordine nelle scuole.
Questo gesto dimostra chiaramente la voglia di dialogo di noi giovani (idealmente mi immedesimo tra gli studenti romani sebbene già da qualche anno io abbia terminato gli studi); le reazioni di una certa parte politica, invece, dimostra soltanto la miopia, la sordità e l' ottusità all' apertura giovanile al dialogo.
E' vero che la droga deve restare fuori dalla scuola, ma è anche vero che la proibizione ha portato alla paradossale diffusione di droga che in realtà si voleva affrontare.
Serve un nuovo impianto legislativo, ora! I signori politicanti la devono smettere con la demagogia a loro tanto cara e affrontare il problema iniziando ad ascoltare proprio i diretti interessati: i giovani!

28/05/2007

Egregio direttore, è notizia di oggi che il ragazzo deceduto dopo avere fumato un "fantomatico spinello", è in realtà deceduto per avere fumato cocaina; adesso i giornali daranno lo stesso spazio alla notizia "corretta", o si preferirà continuare con il sensazionalismo da morto per cannabis?
La cannabis non ha mai ucciso nessuno ed è illegale; l' alcol fa ventimila morti l' anno, solo in Italia, ed è legale; rivolgo la domanda a lei e magari ai lettori del suo quotidiano; perchè la cannabis non dovrebbe essere legalizzata?

Del 28/05/2007 pubblicata il 08/07/2007

16/05/2007

Egregio direttore, leggo sul suo quotidiano che l' Italia dei valori pensa sia il caso di "riflettere sulla droga". Come hanno intenzione di riflettere questi politicanti? Portandosi le mani alla testa? Per quanto tempo vorranno riflettere prima di fare qualche cosa?
Attualmente è in vigore un decreto-legge che l' Italia dei valori si è promessa di cancellare, assieme all' attuale maggioranza di governo: sarebbe ora che i partiti della maggioranza la smettessero con tutta questa ipocrisia e si attenessero alle loro promesse, prima di riflessioni, molto probabilmente inopportune, esattamente come le ultime esternazioni del ministro della salute Livia Turco. Che sia il caso che siano i nostri politici a dare l' esempio ai tossicodipendenti e iniziare loro ad andare a pulire le strade?

03/02/2007

Egregio direttore, il consumo di droga, in Italia, dilaga; vorrei congratularmi con il precedente governo per il serio impegno profuso nel contrastare la diffusione delle sostanze psicoattive con l' utilissimo decreto Fini-Giovanardi i cui ottimi risultati sono sotto gli occhi di tutti; vorrei, inoltre, congratularmi con l' attuale governo per l' ignavia, la codardia e l' ipocrisia che caratterizza la sua attuale posizione.
O le persone si rendono conto che l' unica via per diminuire la diffusione delle droghe (e la micro e macro-criminalità connessa) è la loro totale legalizzazione e l' affidamento all' educazione al non uso di sostanze, al dialogo all' interno delle famiglie, oppure il problema diverrà sempre più insostenibile; il fallimento del proibizionismo è sempre più sotto gli occhi di tutti ed è sempre più drammatico.

11/2006

Egregio direttore, finalmente sembra che in Italia si apra una discussione seria sulla inopportunità, inefficacia ed irrazionalità, di un impianto legislativo sulle sostanze stupefacenti di stampo proibizionista; sembra troppo bello per essere vero in un paese dove almeno un italiano su dieci fa uso di cannabis (secondo i dati del ministero). Però non sembra così facile parlare di antiproibizionismo, specialmente se si è politico, specialmente se si è senatori, specialmente se si fa parte di uno schieramento catto-radicale. Mi viene da domandarmi come mai certi facinorosi senatori abbiano avuto il coraggio di andare contro un provvedimento che sembra un passo importante verso una nuova legislazione sugli stupefacenti, ma mi lascia maggiormente perplesso il fatto che, chi ha avanzato un ordine del giorno contro il provvedimento del ministro della salute, faccia parte della stessa coalizione della signora Turco, con la quale è stato firmato un programma nel quale è ben scritta l' intenzione di questa maggioranza. Quanta inopportunità nel avanzare una simile discussione, quanta ipocrisia nel firmare documenti e non mantenere la parola data agli elettori.

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