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domenica 16 dicembre 2012

Capitolo 5 Il “drug Standard”

Quando sento parlare di cultura metto mano alla pistola.
Joseph Goebbels

Nel 1971, gli stati uniti d' america abolirono la convertibilità del dollaro in oro; fu la morte del sistema aureo, un sistema che garantì una moneta unica mondiale sotto il sistema economico chiamato “gold standard” e che pose il dollaro come moneta mondiale di riferimento nel periodo post prima guerra mondiale fino al 1971.
Ma che cosa era il gold standard? Perchè fu sospeso e venne fissato il dollaro come moneta di riferimento al cambio con l' oro? Soprattutto, cosa centra con la guerra alla droga?
Il 1971 è stato, oltre all' anno in cui venne abolita la convertibilità del dollaro con l' oro, l' anno in cui la droga venne dichiarata il nemico numero uno degli stati uniti d' america. Due eventi apparentemente disgiunti, che di fatto segnarono la politica di destabilizzazione di molti paesi sviluppati e in via di sviluppo dal 1971 ad oggi.

Il Gold Standard

Il sistema aureo o gold standard era il sistema monetario che, in diverse fasi, ha garantito la presenza di cambi fissi tra le monete, un sistema monetario mondiale basato su di un unica merce di scambio; l' oro. Il cambio tra le monete dipendeva dal rapporto tra la quantità d' oro sottostante a ciascuna moneta, ossia alla quantità d' oro detenuta dalla banca centrale che stampava o coniava banconote o monete.
Sotto il gold standard, lo stato che deteneva maggiori riserve di materiali preziosi, ero lo stato che poteva permettersi maggiori spese potendo stampare più moneta, garantita dalle riserve di oro o argento. Il gold standard era il sistema monetario che portò l' inghilterra a dichiarare guerra alla cina nel periodo della guerra dell' oppio. Nel periodo precedente le guerre dell' oppio, la cina stava diventando economicamente sempre più influente, proprio perchè le riserve auree e di argento aumentavano come conseguenza delle forti esportazioni verso l' occidente dei manufatti e merci provenienti dall' asia. L' occidente trovò nell' oppio prodotto fuori dalla cina, una merce che poteva creare “dipendenza” economica e sanare o ridurre i deficit commerciali che l' occidente stava accumulando nei confronti del celeste impero.
Il bando sulla vendita dell' oppio fu così la scusa, per potere dichiarare guerra alla cina e sottometterla al volere occidentale. L' apertura dei porti commerciali, il pagamento degl indennizzi di guerra e l' apertura delle frontiere cinesi ai prodotti occidentali, permisero all' occidente di ristabilire l' equilibrio più adatto dei flussi di oro alle potenze occidentali, passando da oro che usciva dalle casse specialmente inglesi e spagnole per finire in quelle cinesi all' inversione di questi flussi.
Le guerre d' oppio, così come tutte le guerre sotto il sistema monetario del gold standard, erano vere e proprie guerre di rapina, finalizzate alla conquista delle riserve di materiali preziosi per garantire lo sviluppo economico di nazioni in espansione; la crescita economica doveva essere sostenuta dalla crescita di moneta che a sua volta doveva essere garantita dall' aumento delle riserve auree delle banche.


La sospensione del gold Standard

Il gold standard fu sospeso a causa dell' instabilità che generava sui prezzi delle merci e della inconsistente copertura che questo sistema generava nella produzione di moneta. Scoperte di nuove miniere spesso generavano spinte inflazionistiche sui prezzi, portandoli a crescere solo in base all' aspettativa di una futura maggiore circolazione di denaro. In oltre si andava incontro ad una crescita di domanda di oro, che è però una risorsa limitata, non infinita sulla terra e si sarebbe un giorno arrivati a non avere abbastanza oro per tutti.
In seguito alla grande depressione che sfociò nella seconda guerra mondiale, la concentrazione di potere determinata dalla vittoria degli alleati determinò la necessità della presenza di un potere guida che potesse dirigere e coordinare le politiche mondiali al fine di evitare il ripetersi di circoli viziosi devastanti quali la grande depressione e la seconda guerra mondiale.
Questo fino a quando gli stati uniti, a causa delle “spese folli” nella guerra del vietnam, portarono la nazione guida a dichiarare l' inconvertibilità dei dollari in oro a seguito delle forti uscite di oro dagli USA a seguito dell' imponente indebitamento che la guerra stava creando.

Il “drugs standard”

L' introduzione dei cambi fluttuanti, rese il sistema economico mondiale fragile e facilmente condizionabile dalla speculazione sulle valute. A distanza di 8 anni, la creazione del sistema monetario europeo (SME) tentò di mitigare la assenza di cambi certi tra valute. A distanza di 40 anni, il risultato delle politiche monetarie hanno portato a nuovi equilibri economici sullo scambio delle materie prime, determinando un nuovo scenario moneta-merci: il petro-dollaro, diventato poi oro nero con l' introduzuione di una nuova forte moneta (l' Euro) e la “narco-liquidità”.
La droga, oggi, assieme al petrolio, è la “nuova” merce di scambio riconosciuta nei mercati illegali transnazionali, al pari di valute quali l' euro e i “sempre verdi” dollari. Merce di scambio per cosa? Per i traffici che hanno garantito agli stati uniti d' America e a molte delle nazioni occidentali la prosperità in questi ultimi 100 anni; il traffico illegale di armi e di persone.
Le armi, in sud America, come in Africa, sono lo strumento che permette di “regolare i conti”, in tutti i sensi; dallo scambio di materie preziose, come diamanti in Africa, alle sostanze stupefacenti in Sud America. E' con le armi che si gestiscono la crescita e il declino dei cartelli della droga, nuove imprese multinazionali in grado di salvare colossi bancari dal fallimento attraverso il reciclo di denaro illecito sotto l' occhio sempre vigile degli organi che dovrebbero contrastare il traffico di stupefacenti. Così viene giustificato il salvamento di istituti finanziari attraverso massicce iniezioni di liquidità in maniera illegale, ma controllata, per tracciare i flussi di narco-liquidità. "L'aspetto più delicato di queste missioni", ha detto l'ex agente federale Michael Vigil al New York Times, "è supervisionare gli agenti sotto copertura affinché rispettino gli obiettivi della missione in corso". Altrimenti, come ha spiegato un altro ex agente federale che ha preferito restare anonimo, "la Dea potrebbe finire per diventare l'organizzazione maggiore nel riciclaggio del denaro sporco proveniente dal narcotraffico messicano". La domanda che viene spontanea è: ma la DEA non potrebbe già essere l' organizzazione maggiore nel riciclaggio del denaro sporco del Messico?
La domanda è lecita. La risposta è non pervenuta.
Guardando ai fatti accaduti negli ultimi due anni, le perplessità sull' operato delle forze antidroga USA sono lecite. Sotto l' amministrazione Obama sono avvenuti in California, per mano della DEA, un numero maggiore di chiusure di dispensari di cannabis terapeutica legali, che non sotto otto anni di amministrazione Bush Jr. Nonostante le rassicuranti dichiarazioni della prima campagna elettorale, Obama ha disatteso le aspettative degli elettori in California, contrastando proprio quelle attività, legali a livello statale, ma non riconosciute a livello federale, che avevano creato posti di lavoro per gli americani e che si erano rivelate l' unico modo davvero efficace per contrastare l' importazione di cannabis dal messico. Chi è stato favorito dalle azioni della DEA? Chi ha subito gli effetti più devastanti di questa “guerra”?

16/08/2010

Ecco la seconda ed ultima perla questa volta datata 16/08/2010 ultima data di "revisione" del mio Libro.
Un breve racconto scritto prima dell' era Monti, che doveva fare parte del mio breve scritto.

Storia di una Proibizione


Dopo una grave crisi che colpì la classe politica, in seguito ad una ondata di scandali giudiziari in cui tutti i maggiori partiti, di maggioranza ed opposizione, erano accusati di corruzione, favoreggiamenti, cattiva gestione della cosa pubblica, l' ascesa del nuovo partito liberale sembrava il raggio di luce portatore di una ventata di novità nel panorama politico nazionale.
La corruzione che aveva colpito il paese, era il frutto di una collaborazione tra le forze criminali e il placet politico, che non disdegnava di accaparrarsi parte dei proventi illeciti della malavita, provenienti derivanti per la stragrande maggioranza dal traffico di stupefacenti.
La droga era stata proibita ormai da più di 40 anni, ma la guerra che afflisse il paese proprio 40 anni prima e l' impegno nella ricostruzione di un paese martoriato dalle bombe, aveva impegnato per 20 anni la società al lavoro duro e aveva cancellato la memoria dei periodi precedenti la guerra. Il benessere si era diffuso, ma la cultura dell' economia, che aveva cancellato la cultura umanistica ed umana, aveva creato i presupposti per una nuova forma di intrattenimento, una sorta di narcotico per le ferite inferte dalla guerra che tanto avevano impiegato a guarire, ma che sempre continuavano ad affliggere quella società. Una rivoluzione culturale si era fatta portavoce di questa esigenza, rivoluzione che sfociò in taluni casi nel sangue, come se certi argomenti non dovessero essere trattati. Così la criminalità organizzata si mise ad offrire i narcotici che la popolazione chiedeva e la politica, forte dell' eredità etica dei predecessori che costruirono quella democrazia, né dilapidò l' eredità, svendendola per tangenti milionarie e bugie elettorali ai soldi sporchi del narco traffico.
Se gli stupefacenti iniziarono a diffondersi, la politica utilizzo lo strumento più semplice, ma meno efficace per dissuadere le persone ad utilizzare i narcotici. La propaganda garantiva facili consensi in una popolazione ignorante e facilmente distratta dalle innovazioni tecnologiche post belliche che il progresso aveva portato, mentre la proibizione garantiva alle organizzazioni criminali un attività estremamente remunerativa per corrompere il potere.
Il grande imbroglio venne scoperto. La classe politica venne pubblicamente screditata, ma le organizzazioni criminali continuarono a detenere il monopolio nel traffico dei narcotici. Le organizzazioni criminali riuscirono ad accumulare denaro e potere nei 20 di monopolio assoluto sul traffico di sostanze illecite; la crisi che colpì la classe dirigente rese necessaria la ricerca di un sostegno istituzionale per la salvaguardia del loro business: il crimine aveva ancora bisogno di referenze politiche che potessero garantire la continuità dei loro traffici illeciti.
Sulla scena si presentò prepotentemente una persona dal dubbio passato: ricco, ma con soldi dalla ignota provenienza. Si presentò come il portatore di un nuovo ordine, proprio nel periodo in cui, oltre allo scompiglio creato dalla decapitazione della classe politica si affiancava un disordine dato da attività di terrore create dalle organizzazioni criminali. Quale contesto migliore poteva porsi per una persona nuova, fuori dalle vecchie logiche di potere, ma emblema di quella cultura dell' economia che aveva garantito il recupero del benessere della nazione post bellica, per calarsi nel mondo politico? Così alle prime elezioni post crisi politica, si verificò la vittoria del nuovo partito liberale che dominò la scena nazionale per quasi un ventennio, prima del inevitabile nuovo travolgimento di scandali che emerse al termine, e che fu la causa della morte, del partito liberale.
Nei 20 anni di governo del partito liberale poco si fece per garantire lo sviluppo della nazione; quanto era stato costruito dalle macerie della guerra potè essere sfruttato e bruciato dalla scelleratezza di un progetto politico criminale, volto alla tutela di pochi interessi privati: la salvaguardia della classe politica, al fine di evitare nuovi scandali, e la salvaguardia degli interessi delle organizzazioni criminali.
Il patto tra questi due poteri fu semplice: mantenere le sostanze illecite illegali. La garanzia dell' illegalità dei narcotici permetteva alla criminalità organizzata di incrementare il proprio potere di influenza economico e alla politica di guadagnare facili consensi nell' attuazione di una politica di propaganda, che in realtà non si prefiggeva il fine di diminuire la diffusione della droga, ma di garantire la gestione di questi traffici al crimine. Questo patto permise al leader del partito liberale di sfruttare il potere politico per cambiare le leggi che lo avrebbero potuto incriminare a seguito di alcuni processi che emersero durante i primi suoi anni di governo. Impunito, continuo a perseguire l' interesse personale delle aziende che guidava e che gli avevano reso la popolarità di grande industriale. Legiferò al fine di potere garantire vantaggi alle proprie imprese e a favore della garanzia di impunità di tutta la classe politica.
Come nella prima crisi che colpì quella nazione e che travolse entrambi gli schieramenti politici, durante il nuovo periodo di governo del partito liberale, l' opposizione si accodò al volere di colui che riusci ad imporsi con più forza, potendo comunque garantirsi l' impunità che il capo della nazione aveva promesso a tutta la classe dirigente.
Quella che un tempo era considerata una delle più avanzate democrazie, venne piano piano ridotta ad una dittatura della maggioranza, dove la salvaguardia delle minoranze fu messa in discussione, lo strumento di repressione penale venne preferito al dialogo per fornire soluzioni concrete ad una società in crisi economica e sociale e le libertà individuali fortemente contrastate se non piegate alle esigenze del ordine imposto dalla politica e dal crimine.
Tutto questo però fu messo in crisi nel momento in cui le organizzazioni criminali capirono che la politica non stava facendo bene il “proprio interesse”. La guerra ai narcotici si dimostrava con il passare del tempo, sempre più inefficace. Gli stupefacenti circolavano sempre più, molti politici furono essi stessi indagati per uso di stupefacenti, ma l' impunità garantita dal loro status gli permise di non passare alcun procedimento giudiziario. Mentre le organizzazioni criminali vivevano in territori degradati e investivano all' estero, la crisi economica che colpì la nazione fu l' occasione di presa di coscienza del potere che le organizzazioni criminali avevano maturato, ma anche del degrado sociale che aveva portato questa conduzione di business. Le zone in mano alle organizzazioni criminali erano le più povere del paese, a fronte delle montagne di denaro generate dalle attività illecite di queste. I capi delle organizzazioni criminali che venivano talvolta arrestati venivano presi in fattorie abbandonate, piuttosto che bunker artigianali scavati in sperdute campagne. Perchè vivere una vita da profughi nella propria terra senza potere godere del denaro accumulato e investito in altre nazioni, quando la politica si fa bella della lotta al crimine?
Le organizzazioni criminali abbandonarono il capo del governo, rendendosi conto dell' inutilità della prosecuzione di una simile strategia commerciale che piano piano stava garantendo ricchezza laddovè i soldi delle attività illecite venivano impiegati piuttosto che dove la ricchezza veniva generata. Vennero svelate trame e accordi che portarono al potere il partito che non garantì nessuna libertà. Le organizzazioni criminali decisero semplicemente di impegnare i loro proventi per la loro terra e cessare di delegare il potere decisionale a chi non poteva garantirgli una politica coerente con i propri interessi.
Nuovi politici vennero messi al potere, tutti di estrazione dichiaratamente criminale. I narcotici furono legalizzati e si ristabilì una democrazia a tutela delle minoranze, per la precisione delle minoranze criminali. I poteri furono spartiti tra diverse organizzazioni ognuna che garanti le competenze per le quali si era fatta un nome: chi si dedicò alle costruzioni, chi all' commercio internazionale, chi alla garanzia della tutela della sicurezza interna ed estera. Il nuovo flusso di denaro generato da un drastico cambio di direzione garantì alla nazione capacità di influenze e rispetto a livello internazionale, pari solo alla rispettabilità che la classe politica post bellica si era riuscita a guadagnare. Le organizzazioni criminali smisero di esistere.

martedì 13 dicembre 2011

Storia economica di un fallimento premeditato: il proibizionismo. Capitolo 4, quarta parte

A questo proposito nel 2006 a più di un anno dall' approvazione del decreto Fini-Giovanardi, l' unione delle camere penali si lamento dell' “immobilismo sul tema tossicodipendenza”: “da un lato la logica ideologica e punitiva della legge Fini Giovanardi continua inspiegabilmente a dispiegare i suoi effetti criminogeni, dall' altro il timido tentativo di modifica delle tabelle sulle quantitàdelle sostanze ha subito un brusco arresto.” Così recita un documento dell' Osservatorio carceri Ucpi (unione camere penali italiane). Nel 2006 “il dipartimento dell' amministrazione penitenziaria fotografa la percentuale di detenuti tossicodipendenti rispetto alla popolazione detenuta globale intorno al 30%. I dati forniti dal ministero degli interni a seguito dell' emanazione della legge indicano un rilevante aumento delle segnalazioni all' autorità giudiziaria e degli arresti per detenzione di cannabis nel periodo maggio ottobre 2006 rispetto allo stesso periodo dell' anno precedente.” Questo quanto successe in seguito alla approvazione della “nuova legge sulla droga”.A seguito di queste segnalazionin nel anno 2007 fu stato effettuato un tentativo di innalzamento dei limiti tabellari per la cannabis, ma il decreto fu annullato per sentenza del TAR (tribunale amministrativo regionale) del Lazio. Attualmente la “quantità di principio attivo detenibile per la cannabis è pari a 500 mg per la cannabis e 750 mg per la cocaina.
A distanza di 5 anni dall' entrata in vigore della legge sulla droga, dopo l' annullamento dell' innalzamento dei quantitativi minimi e della reintroduzione integrale della legge così come era stata approvata nel 2005, quale è la situazione delle carceri in Italia?
Nel 2009 il firmatario della attuale legge sulla droga dichiarò:” nessuno è mai stato perseguito penalmente per il consumo personale ma esclusivamente per traffico, spaccio o condotte ad esso collegate o coltivazione”. Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità.

“Dei circa 67mila detenuti oggi presenti nelle 206 carceri italiane, uno su 3 è straniero, uno su 4 è tossicodipendente e considerevole è anche la percentuale di detenuti con malattie mentali. Tutto questo va ad aggravare le già pesanti condizioni lavorative delle donne e gli uomini del Corpo di Polizia Penitenziaria, oggi sotto organico di ben 5mila unità. Il dato importante da considerare è che i detenuti affetti da tossicodipendenza o malattie mentali, come ogni altro malato limitato nella propria libertà, sconta una doppia pena: quella imposta dalle sbarre del carcere e quella di dover affrontare la dipendenza dalle droghe o il disagio psichico in una condizione di disagio, spesso senza cure adeguate e senza il sostegno della famiglia o di una persona amica. Forse è il caso di ripensare il carcere proprio prevedendo un circuito penitenziario differenziato per questi tre tipi di detenuti.” E' quanto richiesto da Donato Capece,segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, la prima e più rappresentativa organizzazione di Categoria alla presentazione del convegno nazionale il SAPPE e l’Associazione Nazionale Funzionari Polizia Penitenziaria ANFU hanno tenuto a Roma lunedì 8 marzo 2010.
 Sfortunatamente per il sottosegretario con delega alle tossicodipendenze, la segnalazione del Sappe, non è l' unica. Per esempio nell' estate del 2006 furono numerose le notizie sui giornali di arresti per possesso di quantità anche irrisorie di stupefacenti. Così possiamo ricordare l' arresto di tre persone per 0,7 grammi di eroina. Se, come dice il sottosegretario, è nessuno è finito in carcere per utilizzo personale di stupefacenti, come è possibile utilizzare gli stupefacenti? “La pena per la coltivazione di lieve entità è la reclusione da uno a sei anni e la multa da euro 3.000 a euro 26.000” ricorda Giovanardi in una risposta indirizzata al comico genoivese Beppe Grillo in seguito ad una lettera aperta scritta dal comico nella quale si chiedeva la depenalizzazione delle “droghe leggere”. Così,sempre nell' estate 2006, un giovane fu arrestato a sapri per avere delle piante di canapa ad essicare in casa. La domanda da porre a Giovanardi risulterebbe essere semplice: se “in italia non è reato penale utilizzare droghe, se si afferma che è già depenalizzata la “fattispecie”, come si può utilizzare droga, essere tossicodipendenti, e allo stesso tempo essere in carcere?
I casi di cronaca di “eccesso di zelo” da parte delle forze dell' ordine per l' applicazione della legge più restrittiva d' europa in materia di stupefacenti sono diversi. Dalla gazzetta del mezzogiorno un cittadino incensurato, fu trovato in possesso di 10 grammi di cocaina; dalle analisi risultò 1,8 grammi di principio attivo, al di sopra dei 750 milligrammi delle tabelle legislative, e tanto basto sebbene per uso personale, per indirizzare l' incensurato verso il carcere. Questo arresto risultò una specie di record negativo; l' arresto fu effettuato il 10 maggio e le tabelle entrarono in vigore solamente un giorno prima.
A catanzaro un insegnate e un idraulico finirono in carcere il 16 maggio 2006 perchè trovati in possesso di circa 3 grammi e mezzo di hashish e uno spinello. Secondo i militari la droga era già suddivisa in dosi e pronta per essere venduta, secondo i due inquisiti era per uso personale.

Storia economica di un fallimento premeditato: il proibizionismo. Capitolo 4, terza parte

Le conseguenze della legge in italia.


Se il decreto legge approvato nel 2005 non tiene conto delle evidenze scientifiche sulla pericolosità delle sostanze, come la capacità di creare dipendenza, l' assuefazione che le sostanze provocano e il danno sociale che queste comportano, ma si fa portavoce dell' esigenza di frenare il fenomeno della diffusione degli stupefacienti, a qualche anno di distanza sarebbe utile fare un bilancio dell' efficacia della politica adottata.
Si potrebbero utilizzare diversi indicatori “oggettivi” per misurare l' efficacia della politica repressiva del governo italiano, come è stato effettuato per l' esempio messicano. Per esempio si potrebbe partire da un analisi del “risultato dei costi”: a fronte delle spese sostenute, si sono ottenuti i risultati prefissati?
Il più importante dei risultati che la “guerra alla droga” cerca di conseguire è la riduzione della diffusione di stupefacenti tra la popolazione attraverso lo strumento della repressione; indagini, arresti, detenzioni, sequestri, hanno un costo per la comunità. Il ruolo della politica è quello di gestire i soldi pubblici per la gestione della “cosa pubblica”,la “res pubblica” o Repubblica, nella maniera più efficace per raggiungere gli obbiettivi posti nei programmi elettorali o propagandati in fase di elezione. La guerra alla droga è dunque uno strumento che permette alla politica di raggiungere l' obbiettivo di ridurre la diffusione di stupefacenti?
I dati che emergono da una analisi effettuata dall' Osservatorio sulla criminalità a Napoli, sulla base delle denunce e delle attività delle forze dell' ordine relative all' anno 2009 rivelano che nel 2009 rispetto all' anno precedente lo spaccio di sostanze illecite è aumentato del 30%, le lesioni del 70% e l' estorsione è aumentata del 300%. A napoli si assiste ad una diminuzione dello spaccio di stupefacenti nella municipalità di San Lorenzo-Vicaria-Poggioreale-zona industriale, mentre è il reato maggiormente commesso nella municipalità di Scampia dove si registra un incremento del 310% e rappresenta l' 81% dei reati commessi in questa zona.
Questi i dati emersi dall' analisi della realtà che si può definira la “capitale italiana del narco traffico”.
A livello aggregato, prendendo a riferimento i dati forniti dalla direzione centrale dei servizi antidroga, elaborato sulla base della sistematica raccolta ed elaborazione dei dati dell'attivita' di contrasto alla droga svolta dalle forze di polizia e sulle relazioni informative degli esperti antidroga dislocati nei punti nevralgici rispetto alla produzione e al transito della droga, emergono, per il 2009 dati significativi al numero di sequestri realizzati, ma nessuna certezza sulla possibilità di affermare la presenza di una flessione nell' offerta di stupefacente. Se i sequestri di eroina sono diminuiti, risultano esponenzialmente aumentati i sequestri per cannabis (+211,75%) e delle sostanze amfetaminiche (+24,18% per le dosi e +17,54% per i kg). La polizia riferisce che a livello mondiale, nonostante l' incisivo contraso effettato dalle forze dell' ordine sempre in maggiore sinergia e coordinamento, la domanda e l' offerta di droga rimangono elevate. Sono aumentate le operazioni antidroga rispetto al 2008, aumentano le denunce a carico di stranieri e la droga maggiormente sequestrata risulta essere la canabis, della quale sono stati sequestrati circa 33000 kg, per un valore di mercato stimabile in 330.000.000 euro al prezzo di strada di 10 euro al grammo. Ma quanto è costato tutto questo? I dati sono difficili da reperire, ma sono state effettuate delle stime sul costo sociale della tossicodipendenza in Italia. Nel 2006 la relazione al parlamento sullo stato delle tossicodipendenze parla di dieci miliardi e mezzo di costo sociale della tossicodipendenza un valore che corrisponde allo 0,7% del Pil e all'1,2% della spesa delle famiglie, ricavato dalla somma dei costi per l'acquisto delle sostanze e per l'applicazione della legge (65%), i costi sociali degli interventi socio sanitari (17%), i costi legati alla perdita di produttivita' (18%). Nella relazione emergono dati più puntauali: si evidenzia come per l' acquisto di sostanze si siano spesi 3 miliardi e 980 milioni di euro, mentre i costi per l' applicazione della legge (costi delle forze dell' ordine, delle attività dei tribunali e delle prefetture, parte dei costi dell' amministrazione penitenziaria e i costi legali sostenuti dalle persone sottoposte a giudizio) sono stati pari a 2 miliardi e 798 milioni di euro.
Se dalla relazione delle forze di polizia emerge un aumento delle operazioni di contrasto alla diffusione di stupefacenti e aumentano le quantità sequestrate, con conseguente aumento dei costi sostenuti dalla collettività, la politica, attraverso questa strategia, può affermare di essere sulla buona strada verso la riduzione della diffusiuone dell' utilizzo di stupefacenti?

16/07/2011 Parma è pronta a cambiare?

Egregio direttore, lo scandalo che ha colpito il comune di Parma, ha profondamente scosso la città e i cittadini, per diverse ragioni. Probabilmente il maggior fattore che ha sconvolto la nostra città è stato il senso di fiducia "stuprato" dalla classe politica che sta governando, destra o sinistra che sia. E' vero che Vignali ha fallito il suo mandato, ma è anche vero che all' opposizione abbiamo un gruppo di ignavi che cavalcano una tigre di carta, ossia il fallimento del sindaco.
Sia che si guardi a destra sia che si guardi a sinistra, non si nota diversità nelle visioni di una Parma futura felice, anzi. L' inceneritore, per ricordare un tema "caldo" dell' agenda politica parmense, è tanto andato bene alla giunta Vignali, quanto sponsorizzato dalla provincia del PD. La maggioranza dei cittadini, l' inceneritore non lo vuole, eppure, per interessi non identificabili nel bene comune, sia la "destra" quanto la "sinistra", si esprimono nella positività di un progetto che potrebbe seriamente danneggiare la più importante industria parmense, quella agro alimentare. In futuro è facile prevedere un aumento di diossina nei cibi che verranno prodotti nella nostra provincia, con conseguente perdità della qualità del "made in Parma", specialmente formaggi e prosciutti, come avvenuto in tutte le aree circostanti alle costruzioni di inceneritori.

Da questa "crisi politica", mi auguro che emerga un rinnovato senso civico, che guardi con sincerità all' interesse della persona della strada. Mi piacerebbe che la prossima giunta comunale avesse il coraggio di scelte nuove, guidate dall' interesse della collettività, non dalla possibilità di garantirsi una poltrona a tempo determinato.
Sulla "paranoia da sicurezza" della giunta Vignali, andrebbe messa una pietra sopra. La "carta di Parma", bocciata dai massimi organi costituzionali italiani, può essere un esempio di cosa evitare e di cosa fare.
Si deve evitare di passare per "sicurezza" la militarizzazione delle strade; il risultato è quello di percepire uno stato impotente difronte ai fenomeni criminali.
Si deve collaborare con altri comuni al fine di ottenere cambiamenti nella legislazione nazionale cha aiutino ad arginare fenomeni che alimentano i circuiti malavitosi.
La lotta contro la droga e la prostituzione, due delle "crociate" di cui Vignali si è fatto portabandiera, sono stati drammaticamente emblemi di una politica di proclami, interessata ad apparire più che ad affrontare i problemi. La posizione tollerante dell' assessore Fecci sul tema prostituzione, non è mai stata discussa o approfondita, anzi è stata portata avanti una battaglia a suon di multe facilmente revocabili per violazione di principi costituzionali.

Vignali dichiarò "la droga" il cancro di Parma. Quello che hanno rilevato le indagini di questi giorni e gli atteggiamenti del sindaco di "non sapere", hanno evidenziato la gravissima irresponsabilità e inadeguatezza del primo cittadino e la corruzione come i veri tumori che hanno corroso la città nel suo cuore. Guarda caso proprio dallo spazio per i cani antidroga che il comune ha acquistato ne è risultato uno dei filoni di inchiesta dell' caso green money.
Come se non bastasse, la "tolleranza zero" del comune ha portato al caso Bonsu, dove un giovane, solo perchè di colore è stato scambiato per uno spacciatore.
Mi piacerebbe che la prossima giunta su questi due temi cambiasse rotta di 180 gradi. Che si iniziasse a discutere a livello intra-comunale e che si possa fare pressione a livello nazionale sulla modifica della legge Merlin e della legge Fini-Giovanardi. Che a livello comunale si assista ad una coraggiosa presa di coscienza dei fallimenti passati per scrivere nuovi accordi al fine di una distribuzione medica della cannabis e dei suoi derivati e della introduzione di aree legali dove si possa esercitare il meretricio.
Il problema è che, come per l' inceneritore, su questi temi delicati, vi è una fallimentare e condivisa visione nell' affrontare quasti temi, sia da destra che da sinistra. Basterebbe ricordare, per dare nuovo impulso ad una visione tollerante nell' affrontare il tema sulle sostanze illegali, il documento firmato da alcune personalità di spicco della politica internazionale, come l' ex segretario generale Kofi Annan, o l' ex presidente della Federal Reserve americana Paul Volker o gli ex presidenti di Messico, Brasile e Colombia che dichiara il fallimento della war on drugs e suggerisce esplicitamente la legalizzazione della cannabis e dei derivati come soluzione auspicabile per contrastare efficacemente la diffusione di sostanze illegali, ma nessuno, da destra o sinistra, si è sentito di esprimere accordo con questa posizione o anche solo di menzionare la notizia.

Vignali se ne andrà, ma cosa resterà a Parma e ai suoi cittadini? Per un cambio di rotta e dimostrazione di reale volontà nella soluzione di problemi concreti servirà solo il coraggio di una nuova classe politica.
Mi rivolgo al cittadino; Parma è pronta a cambiare? O cadrà ancora sotto l' ennesimo incantesimo delle infauste sirene della politica della menzogna?

Storia economica di un fallimento premeditato: il proibizionismo. Capitolo 4, seconda parte


Altro elemento che incorre nella valutazione del reato di spaccio di sostanze stupefacenti è sempre stato, nella normativa italiana, lo stato sociale dell' imputato. E' infatti difficile dimostrare, per esempio, che un affermato professionista rinvenuto con diversi grammi di sostanza, potendosi permettere acquisti consistenti anche per evitare di dovere rifornirsi di frequente, possa essere uno spacciatore o che possa trarre dal traffico di sostanze illecite una fonte di guadagno tale da farlo ritenere un trafficante di sostanze illecite. Al contrario, una situazione economica disagiata di un individuo arrestato anche con pochi grammi di sostanze illecite, potrebbero fare presuppore l' attività di spaccio come fonte di reddito e motivo di arresto e detenzione come previsto dalla più dura applicazione della normativa. Si spiega così la sentenza n. 49085/2004 della Suprema Corte di Cassazione, Sezione Sesta Penale secondo cui Un chilo e mezzo di cocaina pura non puo' essere considerata di per sè una "ingente quantità" ai fini del reato di spaccio nella città di Roma. Il principio è stato affermato dalla Sesta Sezione Penale della Corte di Cassazione che ha cancellato l'aggravante che era stata applicata ad uno spacciatore di origini spagnole condannato a sette anni di reclusione e a 30 mila euro di multa per "detenzione a fini di spaccio di un chilo e mezzo di cocaina pura" nella periferia della Capitale. Secondo i giudici di secondo grado, infatti, lo spacciatore meritava l'applicazione dell'aggravante della ingente quantità della dose in quanto "un chilo e mezzo di cocaina pura, pari a 10.442 dosi droganti, è in grado di soddisfare un rilevante numero di tossicodipendenti". Per la Suprema Corte, che ha ribaltato la sentenza della Corte di Appello, un chilo e mezzo di coca invece "non integra di per sè un quantitativo ingente, a meno che in relazione alle caratteristiche dell'offerta di droga, alla sua capacità di diffusione e di assorbimento del mercato, non si determini un pericolo concreto per la salute pubblica di elevata intensità"; infatti, per essere considerata "ingente", la quantità dev'essere "esorbitante" rispetto al "normale" traffico di droga, mentre la quantità di un chilo e mezzo di droga non poteva essere considerata eccessiva "considerato anche che il mercato di destinazione era quello romano, certamente non suscettibile di essere influenzato da un simile quantitativo".
Se il caso citato, giudicato secondo la normativa precedente all' introduzione del decreto Fini Giovanardi, poteva interessare al fine della approvazione di una normativa diversa, che regolamentasse meglio la distinzione tra uso personale e spaccio, con l' introduzione della più recente normativa, entrata in vigore con le olimpiadi invernali di Torino del 2006, le casistiche di legge risultano più stringenti al punto da non potere più individuare con facilità cosa si intenda per spaccio e cosa si intenda per uso personale. La norma degli anni 90, che meritava sicuramente una revisione, modificata tramite il decreto sulle olimpiadi, è diventata invece una trappola per il consumatore di stupefacenti e una miniera d' oro per i trafficanti di sostanze illecite.
La normativa del 2005 prevede infatti limiti bassissimi di detenzione delle sostanze e il limite tollerato riguarda la quantità di principio attivo rinvenuto nella sostanza, analisi possibile da effettuare solo previa consulenza di laboratori specializzati. Le sostanze maggiormente utilizzate in Italia risultano essere l' hashish e la cocaina. I limiti di legge imposti per incorrere in sanzioni penali risultarono essere ,in principio, pari a 250 mg di thc nel quantitativo rinvenuto e 500 mg di principio attivo nella cocaina. Il principio che ispirò l ' approvazioni di simili limiti era la assenza di distinzione di pericolosità tra tutti gli stupefacenti. Così, per legge, la dipendenza da eroina e le conseguenze derivanti dall' uso di tale stupefacente, erano paragonati al saltuario uso di cannabis. Se la pericolosità scientifica di una sostanza data dalla capacità di creare dipendenza veniva ignorata, non sembrò però essere ignorato l' uso di cocaina all' interno delle aule dei palazzi minsteriali italiani. La legge fu infatti approvata anche in seguito ad alcuni scandali che riguardarono alcuni membri illustri del governo italiano; il caso forse più famoso riguarda un senatore a vita della repubblica italiana, ex presidente del consiglio dei ministri, politico di ruolo dal assemblea costituente del 1946, Emilio Colombo. Nel 2002 in seguito ad una inchiesta su droga e personaggi dello spettacolo, fini sotto gli occhi degli inquirenti anche il senatore a vita.
Dall' indagine, che toccò inizialmente l' allora vice ministro delle finanze, emerse che l' utilizzatore finale della cocaina che entrava al ministero fu il senatore a vita Colombo, il quale né ammise l' utilizzo per “scopi terapeutici”. Il senatore fu pescato a farsi pervenire la droga direttamente al ministero ed emerse che lo spacciatore di fiducia del senatore aveva libero accesso senza subire controllo alcuno da parte dal personale di vigilanza, all' interno dei palazzi governativi.

Storia economica di un fallimento premeditato: il proibizionismo. Capitolo 4, prima parte

Capitolo 4 : i risultati della guerra alla droga, un altro fallimento; il caso Italia

La legge in italia
Non esiste, nella stampa italiana, nessuna documentazione riguardo le politiche sugli stupefacenti, né dei risultati che questa politica ha portato; come accade in Messico gli unici “successi” di cui la politica si vanta o dei quali i mezzi di informazione parlano, sono i sequestri di droga o dei beni appartenenti alla malavita organizzata.
La legislazione italiana, in materia di stupefacenti, ha sempre dato adito a numerose quanto contrastanti interpretazioni, neppure i massimi organi giurisdizionali, le sezioni della corte di cassazione, hanno sempre dato pareri univoci in materia di stupefacenti, perchè la legge non è mai stata chiara. In Italia, prima della condanna definitiva, l' imputato può passare 3 gradi di giudizio; così un condannato in primo e secondo grado può essere assolto al terzo grado qualora l' imputato venisse ritenuto innocente. Si sono verificati, così, curiosi casi di cronaca; come una persona arrestata per un kg di cocaina, ma assolti perchè la quantità poteva essere ritenuta per uso personale facendo riferimento allo stato di benessere economico che l' imputato godeva. Oppure si è potuti assistere alla sentenza definitiva della cassazione che proibisce anche la sola coltivazione domestica di una pianta di cannabis, se non “autorizzata”.
L' interpretazione della legge sugli stupefacenti nasconde un grosso problema. L' opportunità politica del proibizionismo. In Italia, ma non solo, il proibizionismo, come l' uso di stupefacenti, è trasversale agli schieramenti politici. Chi si potrebbe fare portavoce di politiche sulla legalizzazione delle droghe senza essere facilmente accusato dagli avversari di vendere morte o essere a favore della “droga” libera per tutti? Quanto risulta più accattivante ridurre il problema al dire semplicemente “no” alla droga, proibirla e lavarsene le mani, infischiandosene dei risultati o mentendo o nascondendo le reali statistiche a riguardo del fenomeno?
La politica sfrutta trasversalmente l' avversione dell' elettorato al tema tossicodipendenza per accaparrarsi i voti facili della stragrande maggioranza della popolazione senza mai entrare nel merito dell' argomento: un no vale molto più di mille parole. Eppure le mille parole sarebbero in grado di spiegare perchè dire no in realtà è ancora più dannoso che usare stupefacenti. Da qui nasce il taboo politico per quanto riguarda i temi tossicodipendenza e stupefacenti. In Italia è stato di recente approvato dal sottosegretario con delega alle politiche sugli stupefacenti, a questo riguardo, un codice che permetta l' autoregolamentazione dei programmi televisivi. Quello che si vuole evitare non è il parlare di stupefacenti, ma il mettere in dubbio l' operato delle politiche sugli stupefacenti adottate nel paese e in particolar modo l' ultima legge approvata in materia che porta il nome dello stesso sottosegretario.
Proibendo la detenzione personale e condannando penalmente i detentori di quantitativi di sostanze stupefacenti superiori a dei limiti tabellari imposti tramite decreto normativo, l' ultima discussa legge che regola la materia stupefacenti,dalla sua approvazione. ha ottenuto nefasti risultati. Questa legge, approvata nell' inverno dell' anno 2005, come parte integrante di un decreto sulla sicurezza di un evento sportivo, le olimpiadi invernali tenutesi a Torino, è l' ultimo dei tentativi, della politica italiana, volti a chiudere il dibattito sull' introduzione di politiche alternative al carcere in caso di detenzione o utilizzo di stupefacenti o di legalizzazione delle sostanze, tutte o alcune..
Nata per sanare un vuoto normativo che prevedeva la discrezionalità dei giudici di valutare caso per caso la presenza di elementi penali volti alla discussione in tribunale dell' eventualità di traffico di stupefacenti, in seguito alla abrogazione tramite referendum popolare dei precedenti limiti tabellari imposti dalla normativa Craxi Iervolino approvata nel 1990, l' attuale normativa, che prende il nome dei due sponsorizzatori, Fini-Giovanardi, voleva definire quali fossero i limiti di legge oltre i quali si potesse incorrere nel reato di spaccio di sostanze stupefacenti. A distanza di 15 anni dall' introduzione di tabelle che regolamentassero chi poteva essere definito spacciatore e chi no e in seguito alla abrogazione per referendum di tali limiti, il governo è andato contro il volere popolare, ristabilendo dei limiti nuovi non più basati sul quantitativo di sostanza detenibile, limite facilmente individuabile attraverso la pesatura delle sostanze sequestrate, ma attraverso la quantificazione di principio attivo rinvenuto nel materiale sequestrato, rendendo pressochè impossibile l' immediata valutazione della gravità della posizione dell' imputato.

Storia economica di un fallimento premeditato: il proibizionismo. Capitolo 3, terza parte

Castaneda giunge a delle conclusioni; si può rimanere ottimistici sulla guerra alla droga solo prendendo per veri questi miti propagandati dall' amministrazione di Calderon. In questo caso, le statistiche sporadicamente pubblicate sui sequestri sempre in maggiore di partite di stupefacenti, i laboratori di sintesi di metamfetamine sequestrati, le armi, gli aeroplani, le navi, i camion e addirittura i sottomarini, possono si essere interpretati come prova del successo della guerra alla droga e in un maggior prezzo delle sostanze per le strade statunitensi.
Tutto può diventare metro del successo, addirittura il drammatico incremento nelle uccisioni riconducibili a reati commessi per droga dal 2007 al 2009 possono essere attribuiti alle vittorie raggiunte nella guerra contro i cartelli; si afferma che queste morti siano attribuibili alle disperate guerre tra clan per l' incombenza dell esercito su di loro.
L' esercito sta continuando la politica di rafforzamento di una forza di polizia, ma fino a qui senza un successo tanto maggiore di quanto ottenuto dalle due amministarazioni precedenti, quella zedillo e quella fox. Si sta perseguendo una politica di chiusura dei confini al sud del messiconell' istmo di Tehuantepec, attraverso il pattugliamento delconfine nella zona che è molto più facilmente controllabile dei confini con Guatemala e belize.
Ma questi tentativi sono molto discutibili nella loro efficacia.La colombia offre una dolorosa lezione nella neccessità di abbattere i danni collaterali (violenza corruzione rapimenti estorsioni e così via) legati al traffico di droga. Dopo 10 anni di plan colombia, la cui politica risale all epoca clinton e che prevedeva un generoso impiego di fondi nella lotta al narcotraffico e ai gruppi insurrezionisti, la violenza in questa nazione è diminuita, la guerriglia è in ritirata e molti gruppi paramilitari sono stati smantellati, anche la corruzione sembra leggermente diminuita. Eppure l' esportazione di cocaina è rimasta stabile assieme alla estensione delle terre coltivate a coca; in futuro i cambi sulla offerta verranno rimpiazzati dalla cocaina prodotta in perù e bolivia
Una saggia decisione da parte del messico sarebbe quella di unirsi all' america nella decriminalizzazione della cannabis ed eroina, le due droghe più facilmente gestibili (una perchè la meno pericolosa ed una perchè la più pericolosa).
Continuare questa strategia di guerra richiederà sempre una maggiore cooperazione invasiva degli stati uniti sia per quanto concerne gli equipaggiamenti sia per quanto riguarda l' addestramento così come per i fatti di intelligence e supporto logistico.
Il messico non può continuare in questa strada perchè i fondi sono insufficienti e un lavoro adeguato costerebbe molti miliardi di dollari all' anno. L' amministazione Obama, seguendo le orme di quella bush e firmando la strategia calderon come premessa solida, ha trovato una resistenza nel confronto con la realtà; la strategia non sta funzionando e la mobilitazione dell' esercito ha portato ad un aumento di abusi dei diritti umani.

Storia economica di un fallimento premeditato: il proibizionismo. Capitolo 3, seconda parte

Sull' esplosione di uso di droghe in messico

Il primo argomento che viene smontato da Castaneda, nell' intervento sul foreign policy, riguarda la posizione messicana sull' utilizzo di stupefacenti. Secondo il presidente, il messico è passato dall' essere semplice punto di transito e produzione di sostanze illecite a diventarne esso stesso un consumatore.

Il messico è produttore di cannabis ed eroina per l' esportazione negli USA da decenni; sebbene in messico non venga prodotta cocaina, la nazione è da sempre la principale via di commercio dalla colombia agli stati uniti. Nell' ultimo decennio, è anche diventata un significativo produttore di metamfetamine anche queste per la vendita negli usa. Il governo afferma che ora il messico è diventato un consumatore di tutte queste sostanze.

Sono però le stesse statistiche governative che contraddicono la propaganda governativa. Il ministero della salute messicano conduce ricerce e osservazioni sullo stato delle dipendenze dal 1988. Gli studi costituiscono una affidabile e continua fonte di dati storici, sempre aggiornati dalle stesse persone negli stessi palazzi. L' ex ministro degli interni quindi porta l' evidenza di questi studi sottolineando la mancanza di un significativo incremento della diffusione di stupefacenti in messico. Dal 2002 al 2008 la popolazione di tossicodipendenti è aumentata da 307000 unità a 465000 un aumento di 26000 unità all' anno su una popolazione di 110 000 000 di abitanti per un tasso di crescita che si attesta allo 0.4% di molto inferiore al tasso di crescita di usa, Canada e Europa occidentale e inferiore anche al tasso di diffusione di altri stati dell' america latina. Addirittura il tasso di persone che hanno ammesso di avere fatto uso di sostanze illegali una volta nella loro vita è rimasto stabile o addirittura è diminuito nello scorso decennio.
Questi risultati sono sostenuti anche da altre ricerche, per esempio quelle condotte dal National Psychiatry Institute, e, al ivello regionale dai Centros de Integración Juvenil. Questi rilevano che anche nei più vasti aggregati urbani come città del messico, guadalajara e monterry così come ai bordi delle città attanagliate dalla violenza come tijuana e ciudad de juarez non è rilevante l' espansione di uso di sostanze psicotrope, specialmente a Tijuana tra il 1998 e il 2005, prima dell' inizio della guerra, il tasso di dipendenze cadde dal 4.4% al 3.3% e nella presunta narco capitale mondiale ciudad de juarez l' aumento di diffusione di stupefacenti è passato dal 1.6% al 4%. Non abbastanza da giustificare una guerra nazionale.


Sull' aumento della violenza nel paese

La seconda ragione per la dichiarazione di guerra fu lo spettro della cattura del governo a livello locale, regionale e nazionale, da parte dei potenti cartelli della droga. Forse l' argomento più credibile tra quelli enunciati da calderon, manca però di contestualizzazione storica. Gia negli anni 80 l' intero Federal Security Directorate fu dimesso a causa del completo asservimento ai cartelli della droga. L' allora ambasciatore USA John Gavin accuso specificatamente diversi governatori e membri del gabinetto di traffico illecito di droga in conversazioni private con l' allora presidente miguel de la madrid, accuse che il presidente considerò “eccessive”.
Nel 1998, il neo designato zar antidroga Jesús Gutiérrez Rebollo, fu arrestato due mesi dopo la sua nomina quando l' analogo statunitense zar americano Barry McCaffrey, che per primo applaudì Rebollo, scoprì che la sua controparte americana lavorò per i cartelli messicani.
Il messaggio governativo del rischio che il messico fosse per essere catturato dalle organizzazioni criminali , dovrebbe quindi essere molto più retorico che reale, o meglio, la possibilità che il governo fosse sotto scacco dei criminali doveva essere molto più marcato al tempo dell' elezione del presidente calderon che nelle decadi precedenti, dati i 30 anni di completo asservimento statale ai cartelli della droga. Secondo l' ex ministro fu la guerra fallita sulla droga a livello globale che portò all' ascesa del crimine, non il crime che portò calderon a dichiarare guerra.

Sulla vendita di armi da parte degli stati uniti

Calderon ha spesso argomentato con insistenza la condivisione di responsabilità degli usa per la guerra alla droga essendo gli stati uniti il maggior fornitore di armi per i cartelli.
Le statistiche globali suggeriscono che condividere il confine con gli stati uniti significa poco in termini di disponibilità di armi da guerriglia, come le favelas brasiliane, i distretti colombiani o le immagini dei bambini armati in sierra leone possono suggerire.
In realtà, l' esempio del traffico illegali di armi, fornisce solo un esempio di come un altro tipo di merci illecite, anche se perseguitate, risultino facilmente acquistabili ovunque, come le droghe.

Sull' abitudinario uso di stupefacenti degli USA

Questo argomento, sostiene l' ex ministro degli interni, risulta essere una fantasia dochischottesca. Il consumo di stupefacenti negli stati uniti non è diminuito nell' ultimo decennio e non ci sono ragioni di pensare che ciò possa avvenire in futuro. L' unica cosa che cambiano sono le abitudini nei consumi, i settori della società che li usano e le aree geografiche degli utilizzatori di sostanze illecite. La società americana non ridurrà i consumi per il semplice motivo che desidererebbe farlo, né cambiera abitudine perchè il costo di un simile atteggiamento potrebbe essere vantaggioso. Piuttosto gli usa si stanno muovendo nella direzione opposta; decriminalizzazione della cannabis, tolleranza per forme più sicure di eroina, un impegno nel sostegno alla disintossicazione da metamfetamine e in generale l' adozione di una approccio molto più disteso sugli stupefacenti. In questa direzione va l' approvazione da parte della amministrazione obama di non perseguire più i dispensari di cannabis terapeutica negli stati dove la vendita come medicinale è consentita. E' assurdo che muoiano centianaia di persone a tijuana quando ad un centinaio di miglia a nord a los angeles si possono trovare dispensari legali di cannabis terapeutica.

Storia economica di un fallimento premeditato: il proibizionismo. Capitolo 3, prima parte


I risultati della guerra alla droga: l' emblematico caso messicano

Tra tutti i casi di proibizionismo fallito, uno su tutti merita una considerzione particolare: il caso Messicano. A differenza dei casi passati a noi lontani, il proibizionismo e la guerra alla droga e narco traffico in messico è un caso di drammatica attualità. Se la Chicago anni' 30 è ottimo materiale per film polizieschi romanzati ed edulcorati in cui la vicenda proibizionista spesso assume il tratto di un sottofondo un po' retrò, un po' noir, un po' decadente, che rende quel periodo storico “lontano” spazialmente e temporalmente, il Messico di oggi è l' emblematico risultato di una politica proibizionista imposta dall' alto che non guarda agli interessi di una nazione e ai risultati fallimentari di una politica che copre interessi economici criminali tanto quanto quelli dei narcotrafficanti.
La guerra alla droga, in messico è iniziata ufficialmente nel dicembre 2006, quando il presidente messicano appena eletto Felipe Calderon, dichiarò una guerra a tutto campo al crimine organizzato e al traffico di sostanze illecite, ordinando al esercito nazionale messicano di uscire dalle caserme e disporsi per le strade, attirando il supporto e l' approvazione del pubblico e della comunità internazionale. Si ripetè, insomma, la storia che vide l' impiego delle politiche di tolleranza zero negli stati uniti sotto il proibizionismo degli alcolici. Allora, questa politica fallì e si dovette ristabilire la legalità attraverso il ripristino della vendita produzione e consumo di alcolici sotto supervisione statale per superare l' impasse del crescente potere della malavita. Cambiano “le sostanze”, cambia periodo storico, non cambia il metodo. Potrebbe ora risultare vincente l' applicazione di questa politica di guerra a distanza di 80 anni? Che forse per ogni sostanza si debba adottare una politica di proibizione particolare? Esaminiamo il caso messicano.
 Iniziata nel 2006, la guerra alla droga si stima abbia causato circa 15000 morti per le strade del messico. Alla luce di questa evidenza Jorge G. Castaneda, ex ministro degli esteri messicano, membro del new america foundation e distinto professore di politica e studi sull' america latina e caraibi all' università di New york, ritiene doveroso fare un punto della situazione della strategia adottata, soprattutto in seguito allo scetticismo crescente che la guerra alla droga, dopo gli entusiasmi iniziali, sta ora suscitando. Una prima e lapidaria impressione del ex ministro degli esteri e di Rubén Aguilar, giornalista membro del ufficio stampa del ex presidente messicano Vincent Fox, è semplice: la guerra che il messico sta conducendo è costosa, fallimentare e propagandata attraverso false ragioni. Sul Foreign Policies Castaneda ha analizzato le ragioni che hanno portato l' attuale presidente messicano a dichiarare la guerra e ha confrontato i risultati della politica del presidente calderon con i dati rilevati nell' arco di quasi un ventennio.
Le argomentazioni che portarono alla dichiarazione di guerra da parte del presidente calderon furono: L' esplosione di uso di droghe in messico, l' aumento della violenza nel paese, la presenza di una nazione esportatrice di armi confinante e la conclusione fu che solo l' abbandono da parte degli stati uniti del uso di droga potrà davvero permettere la sconfitta del narcotraffico.

domenica 4 dicembre 2011

Storia economica di un fallimento premeditato: il proibizionismo. Capitolo 2, seconda parte


Ennesimo caso di corruzione politica e delle forze dell' ordine viene dal Guatemala. Nel Marzo 2010 Baltazar Gomez, capo della polizia guatemalteca, e Nelly Bonilla, zar antidroga, sono stati arrestati con l' accusa di essere coinvolti nel traffico di stupefacenti e complicità nell' omicidio di cinque agenti di polizia. L' arresto è successivo alla dichiarazione dell' ex viceministro degli interni Francisco Cuevas, secondo cui esisterebbero delle squadre della morte in seno alle forze di polizia. Un ricordo di triste memoria nazista. Il quotidiano Guatemala news richiede ora la legalizzazione degli stupefacenti, anche in seguito al precedente accaduto nel 2009 al allora capo della polizia Porfirio Perez sospeso e in seguito arrestato per essersi intascato diverse centinaia di migliaia di dollari sequestrati ai corrieri della droga. L' america osserva e timidamente risponde per voce di Frank O Mora, del Dipartimento di Stato statunitense per gli Affari esteri dell'Emisfero Occidentale , che risponde impacciatamente di “conseguenza imprevista della guerra alla droga nelle americhe”. Forse con imbarazzo, il portavoce americano, informa che, a seguito della crisi economica e delle guerre in iraq e afganistan il dipartimento non ha le risorse per investire in programmi di guerra alla droga in america centrale alla stregua dei miliardi di dollariche ogni anno vengono dati alle autorità colombiane e messicane. Siamo sicuri che sarebbro soldi ben impiegati?
Sfortunatamente il caso del Guatemala non è il primo e non è l' unico caso di corruzione da parte del narcotraffico e dai soldi che questo dispone. Secondo gli allarmi del dipartimento USA gli introiti derivanti dal narco traffico potrebbero influenzare i risultati delle elezioni presidenziali parlamentari e regionali che si terranno a maggio 2010 nelle filippine. Il dipartimento di stato americano, in seguito alla presentazione al congresso del rapporto annuale sul traffico di narcotici a livello globale, ha evidenziato come il traffico di droghe nelle filippine abbia un valore che oscilla tra i 6,5 e gli 8,5 miliardi di dollari l' anno. Le filippine sono diventate un paese produttore di droghe sintetiche le quali, sempre secondo il rapporto, sarebbero contrabbandate in Australia, Giappone Corea e Canada. Il rapporto USA non fa che da eco a quanto affermato dalla Philippine Drug Enforcement Agency, l'agenzia antidroga dell'arcipelago. Un ex generale con passato nei servizi segreti, Dionisio Santiago, ha dichiarato alla stampa internazionale di indicazioni di politici coinvolti a livello nazionale e locale nel traffico di droga, proteggendo e finanziando i contrabbandieri. L' ex militare continua affermando che il traffico di droga risulta più pericoloso per la stabilità del paese di quanto risultino esserlo le rivolte filoislamiche e filocomuniste che affliggono il paese da ormai 3 decenni.
Cambiando continente, passando dalle americhe all' europa, il più recente caso di presunta corruzione istituzionalizzata risulta in Montenegro. Secondo Nebojsa Medojevic, leader del partito di opposizione in montenegro, il premier Milo Djukanovic sarebbe al vertice di una piramide criminale che assicura copertura al latitante Darko Saric, il narcotrafficante in fuga, dalla fine di gennaio scorso, da un mandato di cattura internazionale spiccato a suo carico da Belgrado. Saric è ritenuto il cervello di un potente traffico internazionale di stupefacenti dal sud america all' europa: sulle tracce del narcotrafficante sono finiti gli inquirenti di mezzo mondo a seguito di un sequestro di 2 tonnellate di cocaina effettuato nel ottobre 2009 in un porto uruguaiano nell' ambito di una operazione denominata “Guerriero balcanico”. Medojevic dichiara di avere documentazione di pressioni esercitate dal premier montenegrino sui procuratori affinchè venissero ignorate le informazioni sul conto del sospetto narcotrafficante. Anche secondo l' antimafia serba, sembrerebbe palusibile che Saric si stia nascondendo entro i confini del montenegro.
Sempre sulle sponde più antiche dell' atlantico, per la precisione in Turchia, anche un nipote del premier turco Recep Tayyip Erdogan è stato arrestato per traffico di droga.Il figlio del fratello minore del premier turco sarebbe stato arrestato in seguito al sequestro, nell' ambito dell' operazione, di circa 50 kg di hashish.
Quanto più è spietata la lotta alla droga da parte della politica tanto più sono serie le minacce da parte dei narcotrafficanti qualora non riescano ad infiltrarsi nei gangli dell' amministrazione sociale. Così accade che in serbia Il presidente Boris Tadic, il ministro degli interni Ivica Dacic e altri massimi esponenti statali ricevono continue e serie minacce di morte da parte della criminalità organizzata.
Se in serbia ci si limita alle minacce, in Messico, dove non arriva la corruzione, arrivano le bande armate dei cartelli della droga. Se Ciudad Juarez è la città più pericolosa del messico, con la non incoraggiante statistica di 101 omicidi ogni 100mila abitanti, negli ultimi 3 anni, gli omicidi legati al narcotraffico in messico risultano più di 17000, ossia una media di 15 morti al giorno, mentre sono calcolate in oltre 40000 le vittime della violenza fra cartelli e forze dell' ordine da quando il presidente Felipe Calderon ha dichiarato la guerra alla droga in messico attraverso il dispiegamento di forze militari. L' agenzia di pubblica sicurezza del messico accusa la strategia antidroga degli stati uniti; i “danni imprevisti” da parte degli Stati Uniti, in Messico, riguardano il terrorismo che i cartelli della droga attuano per mettere in ginocchio le autorità locali e costringerle a scendere a patti. Spesso riuscendoci. Un esempio a riguardo è rappresentato dal maxi arresto di 124 poliziotti nello stato di Hidalgo per presunti legami con una banda criminale con l' accusa di avere dato protezione all' organizzazione e informato i suoi membri in cambio di denaro, di avere partecipato a sequestri estorsioni ed esecuzioni di affiliati di altre organizzazioni criminali nemiche.
Altra dimostrazione del potere di influenza del narcotraffico è data dalla rivista Forbes che, nel 2009, nella classifica «World's Most Powerful People» ha piazzato al 41 esimo posto il boss della droga messicano Joaquin Guzman.
Il potere che scaturisce dal traffico di droga può, però, essere sfruttato non solo dalle organizzazioni criminali. Risulta così inquietante che venga richiesta la condanna a 27 anni di carcere, formulata nei confronti del comandante dei ROS, imputato a Milano per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, peculato e falso. Secondo quanto ricostruito dall' accusa, il Comandante e gli altri imputati nel processo «creavano traffici di droga al fine di reprimerli usando le conoscenze investigative e strumentalizzando le risorse dell'Arma, inducendo i trafficanti a importare droga». Il comandante assieme ad un agente del SISDE rispondono tra l' altro di avere importato in Italia a bordo della motonave Bisanzio, salpata da Beirut e approdata a Ravenna il 9 dicembre 1993, "119 kalashnikov, 2 lanciamissili, 4 missili e munizioni", destinati alla malavita organizzata e venduti in cambio di soldi. Secondo gli inquirenti molti miliardi di lire sarebbero finiti nelle casse dei narcos colombiani e libanesi ai quali il nucleo dei Ros si rivolgeva per ordinare la droga da far arrivare ai trafficanti di fiducia in vista di operazioni presentate come blitz importanti contro la criminalità organizzata. Blitz che finivano con l'arresto di personaggi minori e il recupero solo di piccole quantità di droga.

Storia economica di un fallimento premeditato: il proibizionismo. Capitolo 2, prima parte

Politica, forze dell' ordine, narcotraffico e corruzione


Tra gli argomenti che la stampa evita o dei quali si tratta marginalmente ci sono le relazioni che legano narcotrafficanti, mondo politico e forze dell' ordine.
Fatta eccezione per alcuni importanti testate giornalistiche internazionali, il tema droga non è mai trattato, specialmente dalla stampa italiana, in maniera aggregata. Si parla di spacciatori, si parla di politica corrotta, non si tratta la relazione sconvolgente tra narcotraffico e politica.Secondo dati di confcommercio, in Italia, la malavita ha un giro di affari di circa 130 miliardi di euro. La cifra è ovviamente una stima. Il profitto delle malavite italiane si aggira attorno ai 70 miliardi di euro. I proventi dal traffico di droga rappresentano “il profitto” della malavita italiana: sempre confcommercio stima in 60 miliardi i proventi dal traffico di stupefacenti illegali. Significa che se le sostanze illegali fossero tassate e regolamentate, la malvita si vedrebbe ridotto del 85% il proprio gfatturato. Potrebbe esserci un modo migliore per ridurre l' influenza economica della malavita in Italia, per esempio destinando più fondi alle forze dell' ordine? La manovra finanziaria di bilancio italiana nel 2009 è stata di 13 miliardi, quella 2010 di 9 miliardi di cui 1,2 miliardi stanziati per la giustizia, 750 milioni per sanità e missioni di pace, 500 milioni per le carceri. Questi sarebbero i numeri con i quali si vorrebbe combattere la diffusione di stupefacenti?
Un aricolo presentato sul wall street journal il 23 febbraio 2009 intitola “The War on Drugs Is a Failure. We should focus instead on reducing harm to users and on tackling organized crime”.
L' articolo è firmato, FERNANDO HENRIQUE CARDOSO, CéSAR GAVIRIA and ERNESTO ZEDILLO.
Fernando Cardoso è stato 2 volte presidente del brasile, eletto nel 1995 e nel 2003. Cesar Gavria presidente della colombia dal 1990 al 1994. Ernesto Zedillo è stato presidente del messico dal 1 dicembre 1994 al 1 dicembre 2000.
La guerra alla droga ha fallito: i tre ex presidenti chiedono la revisione delle politiche ispirate dagli stati uniti alla luce dell crescente livello di violenza e corruzione associata al traffico di narcotici. L' allarmante potere dei cartelli della droga, continuano gli ex presidenti, sta conducendo ad una criminalizzazione della politica e ad una politicizzazione del crimine. Il primo passo alla ricerca di soluzioni alternative è la conoscenza delle disastrose conseguenze delle politiche correnti. In secondo luogo dobbiamo abbattere il taboo che inibisce il pubblico dibattito sulle sostanze stupefacenti nelle nostre società.
La conclusione dei tre ex presidenti sud americani è di facile corroborazione. Come sotto il proibizionismo sugli alcolici, alcapone riuscì a corrompere sindaco, comune e forze dell' ordine con i soldi proventi dei traffici illeciti sugli alcolici, così la storia si sta ripetendo a livello globale in sud america con i cartelli della droga, in afghanistan con i produttori di oppio, in Italia con la malavita del mezzogiorno. Il meccanismo di creazione di montagne di denaro illecito è semplice: le sostanze illegali diventano altamente remunerative a causa della mancanza di controllo da parte dello stato e di assenza di tassazione. Risulta così difficile stabilire l' effettiva dimensione del fenomeno(come dimostrano i dati contestati pubblicati dalle nazioni unite) e il più efficace e corretto approccio per ridurre la dimensione del fenomeno della diffusione di stupefacenti. Come si possono stanziare soldi pubblici per affrontare un tema del quale non ci sono fonti attendibili se non stime spesso valutate per difetto? Così anche le politiche sugli stupefacenti vengono calibrate per difetto.
L' enorme massa di denaro che i traffici illegali fanno girare, sono i primi soldi che finiscono nelle tasche della politica corrotta. E' interessante notare la correlazione positiva tra aumento di produzione di stupefacenti e aumento del tasso di corruzione nelle nazioni. Si veda per esempio il caso Afgano dove dall' insediamento delle forze delle nazioni unite è aumentata la produzione di droga e contestualmente si è assistito ad un aumento della corruzione nella nazione fino ad assumere rilevanza internazionale.

Storia economica di un fallimento premeditato: il proibizionismo. Capitolo 1, terza parte


Sfortunatamente, la realtà dei due esempi citati, sembrerebbe contrastare profondamente con l' ipotesì di maturità delle masse, o con il principio secondo cui la minaccia della libertà come strumento di coercizione a comportamenti individuali autolesionistici possa funzionare. La libertà è infatti un concetto individuale; la libertà di scelta del singolo èprevede anche la possibilità di “sbagliare consapevolmente” ed è alla base del principio di autodeterminazione del singolo.
Alla luce di questi esempi è lecito domandarsi se la proibizione sia stata effettuata nella “maniera sbagliata”, per non escludere che effettivamente proibire sia la soluzione migliore per affrontare determinate sfide. La storia è piena di altri casi di proibizione e forse l' indagine cronologica di altri esempi, può essere utile ad individuare modelli di proibizione efficaci nella riduzione di comportamenti socialmente sconvenienti.
Da quando il proibizionismo sull' alcol è terminato, si è aperta l' era del proibizionismo moderno, la guerra totale alla “droga”, sancita ufficialmente dal presidente americano Richard Nixon nel 1971, quando dichiarò l' abuso di droga il “nemico pubblico n1 dell' america”.
L' era del proibizionismo moderno si è aperta con l' approvazione, nel 1937, del marijuana tax act, negli stati uniti d' america. Nel frattempo, sull' altra sponda dell' Oceano atlantico, ascendeva al potere il partito nazional socialista Hitleriano. Come Hitler ebbe in Goebbels il ministro della propoaganda dell' ideologia nazional socialista, così negli Stati Uniti, il proibizionismo trovò in Harry Jacob Anslinger il portavoce di questa nuova ideologia che avrebbe dovuto incrementare le entrate dell' ufficio del “ neo ministro della propaganda proibizionista”, preposto al controllo delle sostanze illecite.
Fino al 1937, la canapa era conosciuta come tale. Era un materiale dai più diversi impieghi industriali; l' utilizzo della canapa poteva essere impiegato nell' industria tessile, quanto editoriale, cosmetica e farmaceutica, non ultima come fonte di energia alternativa al petrolio. La Ford, costruì una macchina interamente in canapa ad alimentazione di combustibile vegetale prodotto dalla canapa. La cannabis era ampliamente utilizzata in medicina contro nausea, vomito, anoressia, cachessia, disordini del movimento, asma.
Come l' oppio fu proibito per motivi di ordine economico e sociale in cina, così come l' alcol venne bandito per un richiamo alla morigeratezza dei costumi, così fu proibita la canapa per motivi industriali. La nascente industria petrol chimica vedeva nella canapa il maggior concorrente nella corsa al profitto. Dal petrolio era possibile sintetizzare diverse forme di molecole brevettabili e dai più disparati impieghi. Si veda il Nylon nel tessile, il petrolato ( o più comunemente chiamato vaselina) per la produzione di cosmetici o impiegato nell' industria farmaceutica per la produzione di pomate. Gli scarti della produzione del petrolio potevano essere impiegati in un numero così vasto di settori ed essere brevettabili dallo scopritore , che non vi era ragione economica per lasciare che una pianta potesse rovinare i piani industriali e l' ascesa economica dell' industria petrolifera. A proposito di ciò si attribuisce al magnate dell' industra Rockfeller una curiosa e ambigua citazione: "perchè violentare la natura tagliando la canapa, c'è il petrolio".
La cannabis è ormai vietata negli stati uniti d' america dal 1936. Sono passati 74 anni. Se le “brevi esperienze” cinese per l' oppio e americana sull' alcol non avessero potuto dimostrare la loro efficacia solo perchè impiegate per troppo tempo, il proibizionismo sulla canapa, se efficace nel diminuire l' utilizzo dello stupefacente illegale, potrebbe confermare la tesi che la proibizione può ridurre il consumo e la diffusione di stupefacenti.
Al tempo dell'introduzione della proibizione dell' uso “ludico” della cannabis, nel 1936, questa sostanza era un fenomeno marginale che toccava solamente ispanici e popolazione di colore. Quale è la situazione oggi? Secondo un report , del 2006, effettuato da DrugScience.org, la coltivazione della cannabis è la maggiore coltivazione per fatturato in america. E' stimato un raccolto dal valore stimato attorno ai 35.8 miliardi di dollari all' anno e il valore da strada è addirittura superiore. Nella sola california il valore stimato del raccolto di cannabis si aggira attorno a 1,5 miliardi di dollari. Alla luce di questi dati sembrerebbe che neppure il tempo dia ragione alla causa proibizionista. L' articolo fu pubblidato sulla rivista britannica The Indipendent, sulla stampa italiana non ne fu rilevata traccia.
Probabilmente, come si propagandò negli ultimi anni del proibizionismo sull' alcol, i metodi utilizzati sono troppo leggeri. Nonostante gli sforzi impiegati e la politica di zero tollerance gli stati uniti dovetero tornare a legalizzare l' alcol. Ci sono nazioni che impiegano metodi ancora più duri degli stati uniti degli anni '30 per ridurre la diffusione dell' uso di stupefacenti?
In medio oriente e asia le politiche di contrasto sugli stupefacenti sono le più dure applicate e tra le pene inflitte per il traffico di droga risulta la pena di morte. Nonostante le numerose esecuzioni in Iran, arabia saudita e cina, la droga circola e la cina non ha mai smesso di essere produttore di oppio dalla fine del 17esimo secolo.
Alla luce delle evidenze storiche, i motivi che realmente giustificano la proibizione sulle droghe , sembrano sempre essere altri rispetto alla reale efficacia di queste politiche nel contrasto della diffusione dell' uso di stupefacenti illegali.
Questi esempi nazionali di proibizione, potrebbero dunque essere fallimentari per il mancato coordinamento sovranazionale di una politica volta al contrasto della diffusione delle droghe a livello planetario. Eppure non è così.
Nel 1961 il portavoce della guerra alla cannbis negli stati uniti, Harry J. Anslinger, come rappresentante americano della commisione ONU sulle sostanze stupefacenti impose il proibizionismo sugli attuali stupefacenti illegali a livello globale. Negli stati uniti, il risultato, a 40 anni di distanza, è stato l' aumento della produzione e del valore del raccolto di cannabis. Il traffico di cannabis è stimato essere il 60% del valore della produzione del narco traffico messicano, il cui mercato di sbocco principale, sono diventati gli stati uniti d' america. Il messico è diventato il principale crocevia del traffico di cocaina dal sud america al nord america.
Sempre parlando di politiche internazionali per contrastare la diffusione di stupefacenti, nel 1998, a new york, si celebrò la sessione speciale sulle droghe dell' assemblea generale dell Onu, per valutare l' impatto delle politiche di lotta agli stupefacenti in vigore dal 1961. In quell' occasione il governo statunitense era riuscito ad imporre la propria volontà di prolungare la guerra mondiale alla droga per altri 10 anni, con l' esplicito obbiettivo di “eliminare o ridurre sensibilmente produzione, commercio e traffico di sostanze psicotrope nel mondo”. La verifica decennale fu rimandata di un anno, dal 2008 al 2009. Infatti, a ben guardare le statistiche e le cifre dei report annuali sulla produzione e diffusione del consumo di droga, risultò lampante il totale fallimento di questa strategia. Per citare alcuni dei risultati (a dire il vero non proprio positivi) della posizione delle nazioni unite, basti prendere in considerazione, l' esempio forse più significativo di come la militarizzazione di uno stato abbia non solo non impedito l' aumento della prodizione di stiupefacenti, ma la abbia addirittura incrementata.
La guerra in Afghanistan contro i “terroristi” talebani, la cui maggiore fonte di finanziamento per l' attività terroristica risulta essere proprio il traffico di droga, è stata l' emblema del fallimento della repressione militare della diffusione dell' oppio nel mondo. A seguito della occupazione militare, la produzione di oppio ha registrato picchi nella produzione del papavero.
In un rapporto dalla Giunta internazionale per il controllo degli stupefacenti (INCB) del 2006 è stato stimato che nell'anno 2005 la produzione illegale di oppio in Afghanistan abbia superato le 6.100 tonnellate - un incremento del 50% rispetto al 2005. La totalità del raccolto è impiegata nella produzione di eroina pari al 93% delle produzione mondiale per un totale stimato intorno a 2,7 miliardi di dollari per il solo 2006.
L’Ufficio per le droghe e il crimine delle Nazioni unite (UNODC) di Vienna, riporta che nel 2006, in Afghanistan, la superficie, dedicata alla coltura illecita del papavero ha raggiunto la superficie record di 165.000 ettari, registrando un incremento del 59% rispetto al 2005 e un aumento maggiore del doppio di quanto registrato nel 2003. Le autorità afgane riportano che le aree in cui le colture illecite di papavero sono state eradicate dai governatori locali, pari a 5000 ettari nel 2005, è triplicata per il 2006 (15.300) e che questa rappresenta poco meno del 10% della superficie totale dedicata alla produzione dell’oppio. Il giro d’affari mondiale generato dall’eroina afgana viene stimato tra i 400 e i 500 miliardi di dollari mentre è impossibile quantificare quale sia l’ammontare che interessa attività di riciclaggio di danaro che le Nazioni unite stesse ritengono interessare tra il 3 e il 5% del commercio globale (tra i 590 e i 1500 miliardi di dollari).
Nel 2007 i dati non furono migliori; la produzione di oppio in Afghanistan crebbe in un anno del 34% arrivando a 8.200 tonnellate. Lo rivela un rapporto dell'Ufficio Onu contro la droga e il crimine (Unodc) che definisce "spaventosi" i livelli raggiunti. Il rapporto evidenzia come l'estensione delle piantagioni sia cresciuta dal 2006 al 2007 del 17%, pari a 193.000 ettari, rispetto ai 165.000 del anno precendete con una produzione media di 42,5 kg per ettaro nel 2007, contro i 37 kg del 2006.
"L'Afghanistan può praticamente considerarsi l'esclusivo fornitore mondiale di oppio: oggi la sua produzione copre il 96% del mercato mondiale degli oppiacei" - commentò Antonio Maria Costa, Direttore dell'Unodc sottolineando che "escludendo la Cina nel XIX secolo, nessun altro paese ha mai prodotto narcotici a un tale livello". Dall' occupazione militare, l' afghanistan ha consolidato la propria leadership nella produzione mondiale di oppio.
I danni della strategia dell ONU non si sono così dispiegati solo in campo sociale (attraverso il mancato raggiungimento degli obbiettivi posti e dai danni causati dalla guerra), ma anche in campo ambientale. Tornando in sud america, l' impiego dell' esercito finalizzato alla eradicazione delle piantagioni di coca attraverso l' uso di diserbanti chimici, ha minato la flora e la fauna delle zone agricole degli altipiani colombiani, le zone agricole e con esse lo sviluppo economico e sociale di quelle zone senza scalfire minimamente il traffico e la produzine di piante da coca. I narcotrafficanti per garantirsi il proseguimento delle loro attività hanno semplicemente spostato le piantagioni dalla colombia alle nazioni confinanti, come la bolivia e il venezuela.
Secondo i dati riportati dal dipartimento della pubblica sicurezza – direzione centrale per i servizi antidroga del ministero dell' interno, nel 2004, l' area globale coltivata a coca in colombia perù e bolivia è aumentata del 3% passando a 158000 ettari dai 153.800 del 2003. La produzione era stata valutata in 687 tonnellate per il 2004 rispetto alle 674 tonnellate del 2003. Il rapporto cita che i progressi conseguiti, a partire dal 1995 sotto pressione degli stati uniti, dalla attività di eradicazione effettuata da parte delle forze governative nella regione andina nell' arginare le coltivazioni di piante di coca non sembrano avere avuto un impatto significativo sulla disponibilità della cocaina a livello globale. Se nel 2004 la superficie coltivata in colombia ha subito un calo del 7% e la produzione di cocaina colombiana e scesa dell' 11%, Si è assistito ad un aumento dei terreni coltivati in bolivia pari all' 8% e la produzione di cocaina e cresciuta del 35% tra il 2003 e il 2004. In perùL' area coltivata a coca è aumentata del 14% dal 2003 al 2004, pasando da 44.200 ettari a 50300; la produzione di coca è aumentata del 23% passando da 155 tonnelate nel 2003 a 190 nel 2004. E' utile affermare che secondo i dati UNDOC datati 2006 se nel 1994 in perù si coltivavano 435 tonnellate di coca, in colombia 201 e in bolivia 255, a distanza di 10 anni a fronte di una diminuzionedella produzione in perù e bolivia, rispettivamente 190 tonnellate e 107 tonnellate, è aumentato significativamente la produzione in colombia a 390 tonnellate, zona maggiormente colpita dalle politiche di eradicazione.
Questi numeri però sembrerebbero nascondere i dati reali sul traffico di cocaina. Questa è la denuncia della associazione italiana antimafia Libera. Spiega, l'associazione italiana,che l' undoc stimò per il 2004 una produzione di 649 tonnellate di cocaina. Secondo i dati raccolti dalle forze di polizia e militari impegnate in colombia contro la produzione di stupefacenti in un solo mese furono scoperti
311 laboratori di raffinazione; per 152 di essi le autorità hanno stimato una produzione complessiva di 600 tonnellate, mentre per le altre non hanno formulato una stima, ma, sottolinea Libera, a voler fare una valutazione decisamente riduttiva, si puó parlare di almeno di altre 200 tonnellate. Insomma, conclude l'organizzazione, la sproporzione tra i numeri forniti dalle Nazioni unite e quelli stimati dalle forze di polizia è estremamente evidente.
Redatto nel dicembre 2005, il rapporto “plan Colombia-elements for success" redatto da una commissione di indagine del senato usa, ammetteva la probabilità che le cose non fossero poi andate così bene. La relazione affermava che "La mancanza di prove evidenti nei progressi documentati nella guerra contro la droga e nella neutralizzazione dei paramilitari è sconcertanti", afferma il report, spiegando che "nel 2005 le eradicazioni hanno raggiunto i 196.000 ettari. Ció nonostante la cocaina sequestrata nel 2004 è quasi triplicata e si prevede che sarà ancora maggiore nel 2005. Nel frattempo la Colombia continua a fornire il 90% della cocaina che giunge negli Stati Uniti". Tra i firmatari della relazione è utile notare le firme del ex candidato alla presidenza democratico John Kerry e dall'appena insediato presidente degli Stati Uniti, Barack Obama.

Storia economica di un fallimento premeditato: il proibizionismo. Capitolo 1, seconda parte

Come prima guerra alla droga, i risultati che i “proibizionisti” cinesi avevano auspicato non sembrano essere stati ottenuti; anzi i problemi della semplice diffusione di stupefacenti tra la popolazione sono stati ampiamente aggravati dalla cessione della sovranità imperiale cinese alle potenze colonizzatrici occidentali. L' importazione di oppio dall' india britannica in cina finì solamente quando l 'impero asiatico sviluppo una propria produzione interna nel 1890.
Secondo e molto conosciuto esperimento di proibizione nella moderna storia della civiltà, è quello adottato negli stati uniti d' america nel periodo fra il 1919 e il 1933. In questo periodo tramite il XVIII emendamento e il Volstead Act, entrati in vigore nel 1920, negli stati uniti si dichiarò ufficialmente la proibizione della fabbricazione, vendita importazione e trasportodi alcolici.
Il “noble experiment” come viene ricordato, nacque sotto le forti pressioni di gruppi fortemente moralisti e fondamentalisti. Per dare una idea della estremità delle posizioni assunte la "New York Society for the Suppression of Vice" , una di queste “società di temperanza”, riuscì a fare bandire L' Ulisse, l' opera di james joyce, dagli stati uniti, in quanto il protagonista si masturbava nel corso della storia. Questa società riusci a proibire la spedizione tramite posta di stampe erotiche di qualsivoglia genere. Nell' era del porno on-line queste sembrano storie di altri mondi, ma accadde solo 90 anni fa.
I risultati della proibizione sugli alcolici non furono felici: le persone che vollero continuare a bere, continuarono, pagando prezzi più alti di quanto il vecchio mercato legale poteva fornire. Ciò permise la nascita del contrabbando transfrontaliero tra messico e stati uniti, canada e stati della confederazione. La qualità degli alcolici distribuiti calò per effetto della volontà dell' industria illegale di aumentare il proprio margine sui profitti illeciti e si assistette alla nascita del gangsterismo.
Il nome di Al Capone è infatti giunto fino ai giorni nostri proprio in seguito alla dichiarazione di illegalità degli alcolici, che permise al gangster di accumulare una ingente fortuna economica dal traffico illegale del alcol. Nel 1929 si inasprì la battaglia sugli alcolici, stabilendo pene detentive anche per i consumatori di alcol. Inizio così il periodo più repressivo nei confronti del neo stupefacente illegale: la “tolleranza zero” vide nelle operazioni di facciata, quali frequenti conflitti a fuoco tra forze dell' ordine e bande criminali e bande criminali stesse, l' esempio più drammatico dell' impotenza della proibizione su un costume sociale. Vi furono molte vittime in questa guerra all' alcol, tra le forze di polizia tanto quanto tra civili inermi, ai quali serviva poco, in regime ultra repressivo, per finire sotto i proiettili della polizia. Sotto il presidente Hoover, la commissione Wickersham si occupò della documentazione dei “risultati della proibizione” tra cui i casi di vittime civili. Solo con l' elezione del presidente Roosvelt nel 1933 venne sancita la fine del proibizionismo, l' alcol venne legalizzato e regolarmente tassato e le entrate del governo registrarono una fortissima impennata, senza contare i posti creati dalla “nuova industria” legale.
I proventi del traffico di alcolici erano così cospicui che servirono ad al capone nella promozione elettorale del allora candidato sindaco di chicago William "Big Bill" Hale Thompson, Jr e il controllo che costui poteva esercitare sul municipio e la polizia. La legalizzazione degli alcolici servì a ripristinare prima di tutto la legalità, ossia il potere della legge, che il proibizionismo avevava puritanamente abdicato in favore di un ideale di “morigeratezza dei costumi” inapplicabile nella realtà quotidiana, soprattutto non imponibile per legge sul singolo individuo.
L' esempio cinese, come quello americano, sebbene temporalmente e spazialmente distanti hanno parecchi punti in comune. In entrambi i casi si parte da un presupposto ideologico di eliminazione del problema semplicemente bandendolo. I risultati sono stati disastrosi in entrambi i casi. Sia in cina che in america, le nazioni sono state sovverchiate da forze economiche al di fuori del contesto legislativo statale, in cina con gli inglesi, negli stati uniti con i gangster. Le vittime di queste due guerre, sono state prima di tutto i cittadini normali, vittima di soprusi economici da parte delle potenze occidentali nel impero asiatico, vittime di vere e proprie angherie da parte di stato e organizzazioni criminali negli USA. In entrambi i casi le forze politiche non sono riuscite a contrastare il fenomeno, anzi ne sono risultate fagocitate. La cina a dovuto scrificare porti commerciali e dazi doganali nonchè la sovranità politica; analogamente in america i cittadini sono rimasti vittime di un sistema che corrompeva la politica in barba alle leggi federali risultando addirittura complici dei criminali.
Alla luce di questi esempi storici, noti ai più, ma dimenticati da molti, resta da chiedersi se il proibizionismo abbia fallito in questi due casi per ragioni non ben definite o se, proibire, possa rappresentare l' approccio più sbagliato per affrontare il problema della diffusione di comportamenti soggettivi. Perchè di fatto, l' uso di stupefacenti, è un problema che riguarda il singolo individuo che ne fa uso. Il proibizionismo, rendendo illegale un comportamento individuale, colpisce non la diffusione di droga, ma il consumatore. L' utilzzo della paura di sanzioni o pene severe come deterrente, per determinati comportamenti, non sembra essere efficace. Come un genitore con il proprio bambino, lo stato, si è dimostrato un papà severo che, con le minacce cerca di ammansire i propri figli. Se con i bambini, spesso , questo approccio non funziona, con le persone mature, dato il maggior grado di intelletto, si potrebbe presupporre che la minaccia possa risultare un buon deterrente; perchè una persona matura minacciata della privazione della libertà si dovrebbe comportare, incoerentemente, rischiandola? Questo è in genere il principio sul quale si basa la proibizione delle droghe.

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