cookie

Translate

Visualizzazione post con etichetta zurigo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta zurigo. Mostra tutti i post

domenica 10 gennaio 2016

Sicurezza a Parma? No, grazie.

Egregio Direttore,
In questi giorni, lo “scontro tra bande” di piazzale Picelli, ha riportato alla ribalta il tema del mercato degli stupefacenti e l’impatto che lo spartimento delle “piazze di spaccio”, non regolamentate, ha sulla sicurezza dei cittadini.
Cosa significa questo? Prenderò ad esempio una icona cittadina, Piazza Ghiaia, per descrivere quello che sta avvenendo. Mi permetto di andare anche oltre e di mostrare cosa è successo ad un “mercato analogo” a piazzale Picelli, nuovo mercato all’aperto di stupefacenti, nel momento della sua regolamentazione.
Caro cittadino, un tempo piazza Ghiaia era il mercato dove si radunavano, da tutta la provincia, i commercianti, gli agricoltori e gli allevatori, per comperare e vendere i prodotti della terra. Cento anni fa era così. Oggi hanno messo delle regole riguardo gli orari dell’apertura dei negozi, gli eventi, lo spostamento dei box, ora spariti.
Cosa succede nelle piazze e nei parchi cittadini? Cosa ha evidenziato l’assenza della politica nel emanare leggi di regolamentazione dei mercati degli stupefacenti? Se piazza Ghiaia, negli ultimi cento anni, ha subito una trasformazione radicale, cosa ne è del mercato della droga dopo quarant’anni di assenza politica sul tema?
I parchi cittadini, oggi, sono tante piccole “Piazze Ghiaia” dello spaccio, laddovè non lo sono diventati viali interi. Il mercato della droga è “liquido”, si sposta, è sempre dove si deve trovare, per le strade, ovunque. Questo mercato ha anche una dimensione, 24 milioni di euro l’anno, un ponte nord di droga ogni anno.
Questo è il risultato della totale, completa e inesistente attenzione di tutta la classe politica e dei cittadini. E’ solo questa la motivazione di questo disastro, iniziato con il sindaco sceriffo della carta di Parma e ora perpetrato dalla codardia di una giunta che ha interesse ad essere volutamente assente su questo tema per opportunità politica, come tutti gli altri partiti cittadini.
Perché dico volutamente? Perché da quando siede in municipio, questa giunta, mai ha discusso del tema dello spaccio di stupefacenti, se non per luoghi comuni, senza mai intavolare un serio dibattito sulla soluzione del problema. La giunta rappresenta un movimento che, a livello nazionale, ha portato alla discussione una legge sulla regolamentazione della cannabis; a Parma, durante l’ultima festa antiproibizionista, il dibattito sorto, ha creato solo imbarazzo a Parma in movimento.
E’ ora il momento della buona notizia. Si può risolvere questa situazione. L’ esempio di un successo in questa direzione? Zurigo e la politica intrapresa per eliminare la criminalità dalla zone di spaccio della stazione cittadina a fine anni ‘80. La regolamentazione della distribuzione controllata di stupefacenti ai tossicodipendenti, al fine del loro recupero e reinserimento sociale, ha visto una diminuzione del crimine del 80% in un anno. Allora il problema era l’eroina. Oggi fortunatamente è solo la cannabis.

Cosa può insegnare l’esempio di piazza Ghiaia e di Zurigo nella soluzione del problema di sicurezza a Parma? Poiché la sostanza più diffusa e per la quale le forze dell’ordine sprecano maggiori risorse è la cannabis, senza risultati, è giunta l’ora di parlare di come regolamentare la vendita di cannabis a Parma e togliere, per davvero, la droga dalle strade.

martedì 13 dicembre 2011

23/09/2010 Una morte evitabile

Egregio direttore, un uomo è morto per overdose ed evidenzia l' inefficacia delle attuali politiche in tema di tossicodipendenza.
Ancora più preoccupante è l' incipit dell' articolo che riporta la notizia del decesso: "fosse rimasto in cella, ora sarebbe vivo". Quanto di più falso e pretenzioso il giornalista non poteva trovare.
Nelle carceri italiane, dove si dovrebbe scontare una pena, non un trattamento di recupero da tossicodipendenza, le morti per overdose sono una realtà, fortunatamente non frequente.
L' inadeguatezza delle carceri per il trattamento della tossicodipendenza è una realtà conosciuta da anni. Capita che detenuti lontani dalla strada soffrano le pene della crisi di astinenza in carcere; la mancanza di assistenza medica, oltre ad una totale assenza di supporto psicologico, aggravata dalla condizione di detenzione, ossia di una condizione inadatta per garantire il reinserimento del tossicodipendente nella società, garantiscono solo un effetto; la recidiva del tossicodipendente.
Il carcere allunga le pene del tossicodipendente e, verosimilmente, proroga quella fine fatale che, a causa delle attuali politiche indegne di un paese che si fa chiamare sviluppato, possono essere evitate.
In Svizzera le politiche di riduzione del danno, come lo scambio di siringhe, la somministrazione e la distribuzione controllata in ambiente medico delle sostanze, hanno ottenuto risultati eccezionali nel contrasto della diffusione degli stupefacenti e dei problemi connessi a questo fenomeno.
Se dagli anni '80 in Svizzera si continua su questa strada vuol dire che i risultati sono stati efficaci; i risultati sono stati, in un anno dall' applicazione, della diminuzione dei crimini legati all' uso di stupefacenti dell' 80% nella zona considerata più problematica di tutta la Svizzera del tempo: la stazione di Zurigo.
Per quanto riguarda le morti legate alle overdose, la Svizzera ha già da anni fatto registrare tassi di mortalità che toccano lo zero.
E' certo invece che, se in Italia, i giornalisti, anzichè informarsi ed informare su quello che accade nel mondo, seguono le mode dei sindaci inetti ed ignoranti che trovano nelle multe l' unica risposta al problema tossicodipendenza, solo per curarsi della loro popolarità, questo non sarà certo l' ultimo caso.

domenica 4 dicembre 2011

03/05/2008

Egregio direttore, leggo sulla gazzetta del consiglio di quartiere avvenuto in via Zarotto pochi giorni fa. E' stata una bella occasione per notare l' indifferenza delle istituzioni difronte alle esigenze dei cittadini: prima di tutto infatti viene il campanilismo politico o ideologico.
Ci sono cose che mi hanno stupito del consiglio di quartiere tenutosi: dalla mancata e chiara affermazione della totale contrarietà degli abitanti del quartiere al polo socio-sanitario nel campo tra via Einstein e via Hiroshima come chiedeva tutta la cittadinanza, compresa quella che ha votato l' attuale giunta; al totale disinteresse da parte dell' assessore alla sicurezza (per mere questioni ideologiche) di quello che riguarda la soluzione al problema siringhe e micro criminalità legata allo spaccio di stupefacenti.
Uno studio dell'Università di Zurigo rivela che la tolleranza praticata in Svizzera dal 1991 ha ridotto il numero di eroinomani.È questa la principale conclusione di uno studio condotto da due ricercatori della Clinica psichiatrica dell'Università di Zurigo, i cui risultati sono pubblicati sulla rivista scientifica "Lancet".
Nel canton Zurigo il numero di consumatori cronici di eroina è passato da 7100 nel 1996 a 6200 nel 2005.I ricercatori hanno pure confrontato i dati zurighesi con quelli di paesi che hanno mantenuto una linea repressiva come l'Italia e l'Australia.Se nel 1990 in questi due paesi il numero di consumatori che si sono avvicinati all'eroina era paragonabile a quelli del canton Zurigo, nei dieci anni successivi le cifre zurighesi sono scese ad un livello quattro volte inferiore a quello dei paesi di confronto.
Nonostante i dati alla mano, l' "assessore alla sicurezza", più interessato forse a fare facile demagogia che prendersi a cuore la sicurezza della città di Parma, ha preferito non farsi promotore di nessuna istanza a riguardo, anzi, andando contro "la sua cultura", tale provvedimento non è neppure da prendersi in considerazione. Siamo sicuri che sia la persona adatta ad occuparsi della sicurezza, se le soluzioni per una città più sicura non sono contemplabili? Possibile che la cultura della sicurezza non faccia parte del bagaglio culturale dell' assessore deputato a garantirla?

Archivio blog