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Visualizzazione post con etichetta Jimmy Carter. Mostra tutti i post
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venerdì 11 marzo 2016

Jimmy Carter: “Medical Marijuana Cured My Cancer”

While speaking to ABC News about the remission of his cancer, former President Jimmy Carter credited marijuana for killing of his cancer cells.



The nobel winner thanked his doctors and family for their support through his brain cancer ordeal. He also thanked Terrance ‘Scooby’ Williams of Dr. Green’s Greenery, a pot dispensary in Oakland, CA, for helping him find the right strain of cannabis.

Carter told his medicinal regiment to Sawyer“I smoke two joints in the morning, I smoke two joints at night, I smoke two joint in the afternoon, and it makes me feel all right.
“Edibles are also good when traveling when smoking is not permitted.”

The future is bright for the 91-year-old humanitarian. Carter has resumed his house building for Habitat for Humanity and continues his weekly prayer service. “Marijuana is God’s medicine. I find indica is better than sativa, but there are plenty of good hybrids.“

Carter wasn’t endorsing pot smoking for everyone. “There is the right place and the right time to spark up a bowl. Don’t be a pothead but also be aware of the potential benefits of cannabis when used in moderation with the right music.

“I was never of big fan of alcohol but weed is the medicine I need. It also revived my love for peanuts. Have you ever eaten a peanut… on weed?”

With legal weed available in Colorado and Washington State and several states likely to pass the legalization next November during the Presidential elections, Carter will help support the cause in California, Oregon, and Massachusetts.

“Help build a house for those that need one and peace and sex above all else. I forget, what were we talking about?”

sabato 22 dicembre 2012

Voters in Washington and Colorado made history on Election Day when they voted to legally regulate and tax marijuana. Their votes signaled the beginning of the end for the costly and unjust war on drugs.
Thank you to the citizens of Washington and Colorado.
The Drug Policy Alliance is especially proud of this milestone, as we worked for years to make this historic day happen.
We’d also like to thank: President Bill Clinton for acknowledging the drug war’s futility and failure; President Jimmy Carter and Pat Robertson for saying it’s time to legalize marijuana; Governor Christie for calling the drug war a failure and Governor Cuomo for working to end New York’s racially discriminatory marijuana arrest crusade; Congressmen Ron Paul and Barney Frank for introducing the first bill to end federal marijuana prohibition; Presidents Santos (Colombia), Pérez Molina (Guatemala) and Mujica (Uruguay) for breaking the taboo on alternatives to drug prohibition; and, most of all, our many allies around the world for demanding no more drug war.
We strive for the day when drug policies are no longer motivated by ignorance, fear and prejudice but rather by science, compassion, fiscal prudence and human rights, with education and treatment available for everyone. Help us fight the good fight by making a tax deductible donation.”


sabato 15 dicembre 2012

Droga, fine del tabù mondiale

Leonardo Fiorentini presenta il documentario e la campagna Breaking the taboo della Beckley Foundation per la rubrica settimanale di Fuoriluogo sul Manifesto del 12 dicembre 2012.
Discutere pubblicamente della fine della war on Drugs e di una politica internazionale sulle droghe alternativa alla repressione è sin dai tempi di Nixon un vero e proprio tabù. Può un documentario di un’ora, fra interviste, dati e immagini, aiutare a romperlo? E’ quanto tenta di fare il video della campagna Breaking the taboo, lanciata dalla Beckley Foundation insieme a molte altre Ong internazionali.
Le immagini di Baltimora, città simbolo degli effetti della tolleranza zero in Usa, sono meno violente e tragiche di quelle che documentano gli effetti della “guerra alla droga” esportata in America Latina, ma non meno agghiaccianti: in quarant’anni, la popolazione della città natale di Frank Zappa si è quasi dimezzata. Oggi, il 10% dei residenti è tossicodipendente e sono circa 50.000 gli edifici abbandonati; nel solo 2007 sono stati 100.000 gli arresti per droga su una popolazione di 600.000 residenti. In tutti gli Stati Uniti, dal 1970 al 2012, i detenuti sono passati da 330.000 a due milioni e trecentomila, con una progressione che ricorda molto da vicino l’effetto sulle carceri italiane della Fini-Giovanardi. Non siamo i soli a seguire pervicacemente il cattivo esempio. Lo Zar antidroga russo Ivanov annuncia di voler trasportare nell’Asia continentale la strategia armata Usa in America Latina, forse non soddisfatto del milione di sieropositivi causato dal rifiuto di minime pratiche di riduzione del danno in madrepatria.
Proprio l’America Latina è il terreno privilegiato su cui si gioca il futuro delle politiche mondiali. Da un lato è sotto gli occhi di tutti il fallimento della war on drugs con la conseguente escalation di violenza (che ha portato a cinquantamila morti in Messico negli ultimi 6 anni); dall’altro, molte sono le voci che oggi si alzano per chiedere una svolta politica (cfr. Amira Armenta, il Manifesto 20.6.12). Svolta già intrapresa in Uruguay, con il progetto di legge governativo per la legalizzazione della marijuana che sta contagiando la gran parte dei paesi latinoamericani. Illuminanti le parole del presidente colombiano Santos: “Abbiamo combattuto la droga e i cartelli per quarant’anni, ma il narcotraffico continua come prima. Oggi mi sento come su una bicicletta bloccata: tu ti sforzi, pedali, guardi a destra e sinistra, ma vedi sempre lo stesso luogo. Ci vuole un nuovo approccio: ci sono molte alternative, inclusa la legalizzazione, ma prima dobbiamo rompere il tabù”.
La campagna Breaking the taboo (col film disponibile su Youtube) rilancia nel dibattito pubblico le conclusioni della Global Commission on Drugs, composta da importanti personalità internazionali fra cui l’ex segretario generale Onu, Kofi Annan. La Global Commission ha chiesto all’Onu di fermare la guerra alla droga. Una lettera aperta all’Onu per rivedere la convenzione unica del 1961 è stata sottoscritta da artisti del calibro di Morgan Freeman (che è anche voce narrante del film), Sting, Kate Winslet, Natalie Imbruglia, Bernardo Bertolucci; ma anche da politici, come alcuni ex presidenti: l’americano Jimmy Carter, il brasiliano Fernando Cardoso, la svizzera Ruth Dreifuss, il colombiano Cesar Gaviria, il messicano Vicente Fox e alcuni “insospettabili“ come Lech Walesa e Javier Solana. Si può aderire on line alla lettera aperta e alla campagna #breakthetaboo.

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