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martedì 29 agosto 2017
mercoledì 8 aprile 2015
Appello alle Associazioni Antiproibizioniste
Estratto dal DPR 309/90 Decreto del Presidente della Repubblica del 9 ottobre 1990, n. 309, recante: "Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza".
"Titolo II
DELLE AUTORIZZAZIONI
Articolo 17. Obbligo di autorizzazione
1. Chiunque intenda coltivare, produrre, fabbricare impiegare, importare, esportare, ricevere per transito, commerciare a qualsiasi titolo o comunque detenere per il commercio sostanze stupefacenti o psicotrope, comprese nelle tabelle di cui all'articolo 14 deve munirsi dell'autorizzazione del Ministero della sanita'.
2. Dall'obbligo dell'autorizzazione sono escluse le farmacie, per quanto riguarda l'acquisto di sostanze stupefacenti o psicotrope e per l'acquisto, la vendita o la cessione di dette sostanze in dose e forma di medicamenti.
5. Il Ministro della sanita', nel concedere l'autorizzazione, determina, caso per caso, le condizioni e le garanzie alle quali essa e' subordinata, sentito il Comando generale della Guardia di Finanza nonche', quando trattasi di coltivazione, il Ministero dell'agricoltura e delle foreste."
Il prossimo sforzo della lotta antiproibizionista, prima di arrivare a qualsivoglia forma di regolamentazione, deve essere l' immediata possibilità, a chi intenda coltivare "a norma di legge", di ricevere facilmente l' autorizzazione.
Cari amici antiproibizionisti, pensate che sia più veloce applicare la legge in maniera rilassata, o approvare una nuova legge?
Il prossimo passo di spinta che il mondo antiproibizionista deve dare ad un processo di ponderata regolamentazione, è quello di portare il governo a rilasciare facilmente coltivazioni autorizzate.
Questo va esattamente nella direzione di "Impegno di dialogo con le autorità" proposto da Encod nei principi alla base dei Cannabis Social Club.
Tutela la società nel complesso, prevedendo una immediata e temporanea soluzione pacifica alla "guerra alla droga" permettendo da subito la regolarizzazione della coltivazione domestica. Previene la diffusione di canali illegali: una garanzia alla coltivazione regolamentata senza rischi di illegalità, favorisce il clima di dialogo tra autorità e cittadini permettendo uno scambio di dati utile alla valutazione della migliore politica da adottare su base oggettiva.
Il Colorado, ha intrapreso la via della legalizzazione, proprio battendo la strada del controllo della produzione domestica. L' Italia, una volta intrapresa la via di un' affidabile accesso ai dati della diffusione del consumo, potrà valutare con maggiore attenzione, le considerazioni sulle diverse tipologie di strategie da adottare. Sono più diffuse le coltivazioni in piccoli gruppi? Quale è la dimensione media di una coltivazione collettiva? E' possibile individuare un numero massimo di soci?
La scelta Uruguaiana è stata quella di regolamentare per legge i numeri delle coltivazioni collettive; quanti soci e quante piante per associazione.
L' Italia ha già "regolamentato" la coltivazione. E' necessaria l' autorizzazione ministeriale.
Il dialogo aperto dall' intergruppo parlamentare è positivo, ma ha un obbiettivo a lungo termine che non può risolvere i problemi OGGI.
OGGI è necessario affermare la coltivazione "lecita" e permettere, all'intergruppo parlamentare, di accedere alle dimensioni del fenomeno cannabis, per permettere l' elaborazione di un progetto di legge condiviso. I dati sulla diffusione della cannabis dovrebbero essere raccolti dal governo e analizzati per portare il parlamento ad elaborare una decisione basta su riscontri empirici, chiudendo il periodo oscurantista della proibizione.
domenica 2 novembre 2014
URUGUAY - Cannabis legalizzata. Istituiti i 'club della cannabis'
Dopo l'entrata in vigore della legge che regola il consumo di cannabis, l'Uruguay compie un altro passo delle sue politiche di legalizzazione delle droghe leggere varando i cosiddetti "club della cannabis", che potranno essere composti da 45 persone al massimo. Al di là della produzione e della vendita in farmacia, questi club potranno coltivare fino a 99 piante. L'autorizzazione è stata firmata dall'Istituto di regolamentazione e di controllo della cannabis (Ircca).
Approvata nel 2013, la legge approvata in Uruguay è unica al mondo e prevede tre diverse possibilità di acquistare la marijuana: attraverso l'autocoltivazione, l'adesione a un club o la vendita in farmacia. L'autoproduzione casalinga è già stata autorizzata a fine agosto, mentre per la vendita in farmacia - secondo quanto previsto dal presidente Josè Mujica, primo sostenitore della legalizzazione - bisognerà aspettare l'inizio del prossimo anno.
ADUC DROGHE - URUGUAY - Cannabis legalizzata. Istituiti i 'club della cannabis'
Approvata nel 2013, la legge approvata in Uruguay è unica al mondo e prevede tre diverse possibilità di acquistare la marijuana: attraverso l'autocoltivazione, l'adesione a un club o la vendita in farmacia. L'autoproduzione casalinga è già stata autorizzata a fine agosto, mentre per la vendita in farmacia - secondo quanto previsto dal presidente Josè Mujica, primo sostenitore della legalizzazione - bisognerà aspettare l'inizio del prossimo anno.
ADUC DROGHE - URUGUAY - Cannabis legalizzata. Istituiti i 'club della cannabis'
domenica 22 dicembre 2013
Cannabis in Uruguay, un avvenimento storico!
Con un pò di ritardo, a causa degli impegni in Commissione Giustizia, pubblichiamo anche noi la storica notizia della legalizzazione della cannabis in Uruguay.
L’Uruguay è il primo Stato al mondo ad aver regolamentato la produzione e la vendita di cannabis , la storica approvazione della legge ha dimostrato il coraggio della piccola nazione sudamericana di uscire dallo status quo internazionale della difesa dell’indifendibile ed assurdo proibizionismo sulla canapa. Fautore e pioniere di questa rivoluzione in presidente José Mujica, 78 enne, ex guerrigiero Tupamaros, e leader del “Frente Amplio” coalizione di sinistra al potere dal 2005, che nel piccolo paese di appena 3 milioni di abitanti ha portato un aria libertaria e rinnovatrice.
Attraverso delle licenze che verranno concesse ai privati, saranno possibili la coltivazione domestica (fino a sei piante con un massimo di produzione di 480 grammi all’anno), la costituzione di associazioni di consumatori sullo stile dei cannabis social club (con un massimo di 45 soci e 99 piante), nonché la produzione che sarà destinata alla vendita controllata dallo stato attraverso le farmacie, che fungeranno da distributori anche per i consumatori a scopo ricreativo. Si potranno acquistare un massimo di 40 grammi mensili a persona, oltre alla possibilità di autocoltivare, e bisogna essere inseriti nel registro consumatori previsto dall’Istituto di regolamentazione della cannabis
Il governo ha dichiarato che la norma entrerà in vigore nel 2014 ed a pieno regime verso metà anno, il prezzo sarà competitivo in modo da scoraggiare l’acquisto dal mercato nero, ed è fissato intorno ad 1 dollaro al grammo (circa 0,75 euro).
Julio Calzada (responsabile nazionale sugli stupefacenti), ha precisato che “le persone che vogliono comprare cannabis devono dimostrare di essere residenti nel nostro Paese” e quindi escluso a priori che la vendita di cannabis possa avere qualche fine ‘turistico’ ed attrarre flussi dai Paesi confinanti.
Infatti sono arrivate alle ambasciate uruguayane sparse per il mondo diverse richieste di residenza come ha dichiarato il ministro degli Esteri Luis Almagro “Ci hanno contattato in diverse rappresentanze nel mondo proprio per avere dettagli sulle possibilità di prendere la residenza nel nostro paese e sui diritti previsti da tale normativa“.
Bisogna ricordare che l’Uruguay in quanto a storia, tradizioni e origine degli abitanti è il paese più europeo dell’intero sud-america e questo potrebbe invogliare moltissimi europei (sopratutto italiani) stanchi dell’inutile repressione, di cercare li ‘rifugio’. Intanto il viceministro agli esteri dell’Uruguay Luis Alberto Porto Rizzo, presente in Italia durante la VI conferenza tra l’Italia e l’America Latina che si è svolta la settimana scorsa ha dichiarato ”Invitiamo i paesi confinanti, e non solo, a osservare questo nostro esperimento. Montevideo punta a che l’esperimento venga osservato dagli altri paesi, in particolare quelli confinanti, e a promuovere lo scambio delle informazioni, anche per correggere eventuali errori. Questa non è una proposta di liberalizzazione ma di regolazione del mercato e del consumo. Oggi a Montevideo molti farmaci piu’ potenti della marijuana si vendono liberamente nelle nostre farmacie”. Nella stessa conferenza il ministro degli esteri italiano Emma Bonino ha plaudito ed apprezzato la spinta riformatrice e pragmatica ed ha dichiarato “Va benissimo, non è totale ma va benissimo“.
Di fatto l’Uruguay è la prima nazione ad essere uscita dai Trattati internazionali ONU che dal 1961 disciplinano la lotta al traffico ed al consumo di sostanze stupefacenti, vietando agli stati aderenti qualsiasi forma di legalizzazione della cannabis: è il primo Stato in cui è prevista la produzione, e vendita controllata dallo Stato, molto differente dalla politica attuata dai Paesi Bassi, in cui la cannabis non è legale me è solo tollerata la vendita entro un certo quantitativo, ed è differente anche dalla legalizzazione via referendum avvenuta in Colorado e Stato di Washington che fanno parte degli USA dove la cannabis a livello federale è illegale.
L’Uruguay potrebbe essere la prima pedina di un effetto domino che potrebbe colpire tutto il mondo, scardinato l’oramai fetido proibizionismo sulla cannabis, e molti Stati sudamericani stanno osservando come si evolverà l’esperimento, sperando che altri si aggiungano alla lista.
Solo un piccolo commento alla luce del decreto “svuota carceri” approvato ieri dal Consiglio dei Ministri: mentre alcuni degli Stati degli USA (non a livello federale), passando per l’America Centrale e Meridionale, arrivando ai Paesi del Nord Africa, stanno ridiscutendo le fallimentari politiche della ‘guerra alla droga’ ed in alcuni casi si è andati addirittura oltre (come in questo caso l’Uruguay) che cerca di limitare il danno del narcotraffico rendendo i consumatori di cannabis liberi dalla dipendenza da esso, in Italia ci inventiamo “nuove pene” (o quasi), come quella approvata ieri dal consiglio dei ministri, per lo “spaccio di lieve entità”, il che vuol dire che da “presunti criminali” siamo diventati un po meno criminali o “presunti birichini”, ma sempre mucche da mungere per poliziotti, avvocati, tribunali e comunità di recupero, che non lesineranno la loro abnegazione per scoprire, difendere, giudicare e guarire questi incorreggibili monelli!
Stanno alle corde, dobbiamo solo continuare a martellare, il fiato gli mancherà molto presto e se non sarà per una scelta politica, se non sarà per il pronunciamento della Consulta sull’incostituzionalità della Fini-Giovanardi, allora sarà inevitabile che verranno semplicemente sommersi dal cambiamento mondiale in atto e inarrestabile.
Giancarlo Cecconi, Davide Corda – ASCIA
Cannabis in Uruguay, un avvenimento storico!
GRAN BRETAGNA - Cannabis legale. The Economist: l'Uruguay Paese dell'anno
Per la prima volta il settimanale britannico “The Economist” ha scelto il “Paese dell'anno”, cosi' come altri designano l'uomo o la donna dell'anno. Mentre il settimanale americano “The Time” ha recentemente scelto il papa Francesco, “The Economist” consacra l'Uruguay come il Paese dell'anno 2013.
Nel suo editoriale, che non manca del tipico british humor, il settimanale spiega e giustifica molto seriamente la propria scelta. Scartando altre opzioni, sottolinea minuziosamente le difficolta' della vicenda.
E alla fine, l'Uruguay, in virtu' della legalizzazione della cannabis, merita il titolo. La nuova legge uruguayna conferisce allo Stato il controllo di produzione e commercializzazione della marijuana.
“Se altri Paesi seguissero questo esempio, e se altre droghe fossero incluse nella lista, i danni che queste provocano nel mondo sarebbero drasticamente ridotti”, scrive “The Economist”. Le autorita' potrebbero concentrare i propri sforzi su fatti piu' gravi che non il consumo di cannabis.
Il settimanale evoca in modo particolare la modestia del presidente uruguayano, José Mujica, che, con sincerita' (virtu' rara per un uomo politico), presenta la legalizzazione della marijuana come “un esperimento”. E conclude, con il miglior spagnolo che si possa parlare a Londra: Felicitaciones!
GRAN BRETAGNA - Cannabis legale. The Economist: l'Uruguay Paese dell'anno
Nel suo editoriale, che non manca del tipico british humor, il settimanale spiega e giustifica molto seriamente la propria scelta. Scartando altre opzioni, sottolinea minuziosamente le difficolta' della vicenda.
E alla fine, l'Uruguay, in virtu' della legalizzazione della cannabis, merita il titolo. La nuova legge uruguayna conferisce allo Stato il controllo di produzione e commercializzazione della marijuana.
“Se altri Paesi seguissero questo esempio, e se altre droghe fossero incluse nella lista, i danni che queste provocano nel mondo sarebbero drasticamente ridotti”, scrive “The Economist”. Le autorita' potrebbero concentrare i propri sforzi su fatti piu' gravi che non il consumo di cannabis.
Il settimanale evoca in modo particolare la modestia del presidente uruguayano, José Mujica, che, con sincerita' (virtu' rara per un uomo politico), presenta la legalizzazione della marijuana come “un esperimento”. E conclude, con il miglior spagnolo che si possa parlare a Londra: Felicitaciones!
GRAN BRETAGNA - Cannabis legale. The Economist: l'Uruguay Paese dell'anno
mercoledì 23 ottobre 2013
Uruguay to sell legal marijuana for $1 a gram
President José Mujica presses on with plan to create government-run legal marijuana industry to combat criminals
Associated Press in Montevideo
theguardian.com, Tuesday 22 October 2013 07.56 BST
Uruguay's drug tsar says the country plans to sell legal marijuana for $1 a gram to combat drug-trafficking, according to a local newspaper.
The plan to create a government-run legal marijuana industry has passed the lower house of Congress, and Uruguay's president, José Mujica, expects to push it through the Senate soon as part of his effort to explore alternatives in the war on drugs.
The measure would make Uruguay the first country in the world to license and enforce rules for the production, distribution and sale of marijuana for adult consumers.
Marijuana sales should start in the second half of 2014 at a price of about $1 a gram, drug chief Julio Calzada told Uruguay's El País, on Sunday – an eighth or less of what it costs at legal medical dispensaries in some US states.
Calzada said one gram would be enough "for one marijuana cigarette or two or three slimmer cigarettes".
He said the idea was not to make money but to fight petty crime and wrench the market away from illegal dealers.
"The illegal market is very risky and of poor quality," he said. The state was going to offer "a safe place to buy a quality product and on top of that, it's going to sell it at the same price".
In August, Calzada had estimated the price would be about $2.50 a gram. Sales would be restricted to locals, who would be able to buy up to 40g a month.
Smoking pot has long been legal in Uruguay, but growing, carrying, buying or selling it has been punishable by prison terms.
About 120,000 Uruguayans consume marijuana at least once a year, according to the National Drug Council. Of these, 75,000 smoke it every week and 20,000 every day.
In the US, the states of Washington and Colorado have legalised marijuana and adopted rules governing its sale. Unlike Uruguay, they will tax marijuana, seeing it as a revenue source, when it goes on legal sale next year.
In Washington, the state marijuana consultant has projected legal pot might cost $13-$17 a gram. Marijuana in the medical dispensaries typically ranges from $8-$14 a gram in Washington depending on quality.
Uruguay to sell legal marijuana for $1 a gram
Associated Press in Montevideo
theguardian.com, Tuesday 22 October 2013 07.56 BST
| The measure would make Uruguay the first country in the world to license and enforce rules for the production and sale of marijuana. Photograph: Anthony Bolante/Reuters |
The plan to create a government-run legal marijuana industry has passed the lower house of Congress, and Uruguay's president, José Mujica, expects to push it through the Senate soon as part of his effort to explore alternatives in the war on drugs.
The measure would make Uruguay the first country in the world to license and enforce rules for the production, distribution and sale of marijuana for adult consumers.
Marijuana sales should start in the second half of 2014 at a price of about $1 a gram, drug chief Julio Calzada told Uruguay's El País, on Sunday – an eighth or less of what it costs at legal medical dispensaries in some US states.
Calzada said one gram would be enough "for one marijuana cigarette or two or three slimmer cigarettes".
He said the idea was not to make money but to fight petty crime and wrench the market away from illegal dealers.
"The illegal market is very risky and of poor quality," he said. The state was going to offer "a safe place to buy a quality product and on top of that, it's going to sell it at the same price".
Smoking pot has long been legal in Uruguay, but growing, carrying, buying or selling it has been punishable by prison terms.
About 120,000 Uruguayans consume marijuana at least once a year, according to the National Drug Council. Of these, 75,000 smoke it every week and 20,000 every day.
In the US, the states of Washington and Colorado have legalised marijuana and adopted rules governing its sale. Unlike Uruguay, they will tax marijuana, seeing it as a revenue source, when it goes on legal sale next year.
In Washington, the state marijuana consultant has projected legal pot might cost $13-$17 a gram. Marijuana in the medical dispensaries typically ranges from $8-$14 a gram in Washington depending on quality.
Uruguay to sell legal marijuana for $1 a gram
martedì 27 agosto 2013
ADUC - Droghe - Articolo - Legalizzazione cannabis Uruguay. Il pensiero del 'Secretario Nacional de Drogas'
Le organizzazioni criminali dell'Uruguay non assomigliano in niente ai Cartelli del Messico o le 'bacrim' (bande criminali) della Colombia. Sono famiglie che si dedicavano al contrabbando e sono ora passate ad un business piu' redditizio, ma non al livello economico, con la capacita' di infiltrazione nelle istituzioni e l'armamento degli altri posti. “Abbiamo notato che l'aumento della violenza e' piu' associato al narcotraffico e non necessariamente al consumo. Per cui ci siamo domandati: quali sono le caratteristiche della marijuana? E' la marijuana una sostanza con danni simili a quelli dell'alcool? Perche', se abbiamo un mercato regolamentato, non e' cosi' anche per l'altro?”.
“Cosi' e' per il nostro Paese. E cio' non puo' essere applicato ad altri come il Guatemala”.
Il modello olandese, con le sue dovute differenze, e' stato un riferimento per elaborare il progetto di legge. “Il concetto e' che per ogni consumatore che riusciamo a portare in un sistema legale, e' un consumatore che leviamo ai narcotrafficanti, e questi ultimi li rendiamo piu' deboli in un punto. Il presidente José Mujica e' convinto che questo business della droga non puo' essere vinto con la repressione”. E' opinione diffusa che se su questo si sono avuti consensi negli ultimi anni -dice Calzada- cio' e' stato possibile grazie all'iniziativa dell'Uruguay che si e' trasformato nel primo Paese latinoamericano che rompe con il paradigma proibizionista. “E' certo che nessun presidente non ha fatto nulla. Pero' oggi Santos (presidente della Colombia), che e' stato ministro della Difesa, o il generale Oscar Naranjo, che ha lottato contro i grandi cartelli della Colombia, ci stanno pensando”.
L'obiettivo del governo di Mujica e' separare il mercato della marijuana -22 tonnellate se ne consumano ogni anno nel Paese-, della pasta base e di altri tipi di droghe. Con questo si levera' al narcotraffico un 80% del guadagno.
La legalizzazione potra' in futuro essere estesa ad altre droghe? “Oggi, nel mondo, non e' all'ordine del giorno. Si parla di legalizzare il consumo della marijuana e noi lo abbiamo fatto fin dal 1974”, risponde Calzada.
Il progetto uruguayano ha sollevato grandi aspettative nei Paesi intorno. Calzada non crede in un effetto contagio. La legge rappresenta una soluzione possibile per l'Uruguay e la sua realta'. “Un Paese che ha questo Stato, che ha una legittimita' del sistema giudiziario, un Paese che risolve il 95% dei crimini che vi sono. Non crediamo che sia una realta' possibile per il Guatemala, che non risolve il 98% dei crimini, per Honduras o Venezuela”. Calzada dubita che una legge del genere, per le sue dimensione e la condizione, abbia un impatto nelle politiche mondiali. “Ma, che cosa succedera' se nel 2016 quattro o cinque Stati degli Usa avranno votato a favore per la legalizzazione di produzione e vendita di marijuana nei propri mercati? Questo si', che avra' un impatto! E' probabile che nei prossimi 20 anni guarderemo al 31 luglio del 2013 (data in cui la Camera uruguayana ha approvato la legge -ndr) come parte della preistoria”.
(articolo di José Luis Pardo e Alejandra S. Inzunza pubblicato sul quotidiano El Pais del 04/08/2013)
ADUC - Droghe - Articolo - Legalizzazione cannabis Uruguay. Il pensiero del 'Secretario Nacional de Drogas'
sabato 15 dicembre 2012
Droga, fine del tabù mondiale
Leonardo Fiorentini presenta il documentario e la campagna Breaking the taboo della Beckley Foundation per la rubrica settimanale di Fuoriluogo sul Manifesto del 12 dicembre 2012.
Discutere pubblicamente della fine della war on Drugs e di una politica internazionale sulle droghe alternativa alla repressione è sin dai tempi di Nixon un vero e proprio tabù. Può un documentario di un’ora, fra interviste, dati e immagini, aiutare a romperlo? E’ quanto tenta di fare il video della campagna Breaking the taboo, lanciata dalla Beckley Foundation insieme a molte altre Ong internazionali.
Le immagini di Baltimora, città simbolo degli effetti della tolleranza zero in Usa, sono meno violente e tragiche di quelle che documentano gli effetti della “guerra alla droga” esportata in America Latina, ma non meno agghiaccianti: in quarant’anni, la popolazione della città natale di Frank Zappa si è quasi dimezzata. Oggi, il 10% dei residenti è tossicodipendente e sono circa 50.000 gli edifici abbandonati; nel solo 2007 sono stati 100.000 gli arresti per droga su una popolazione di 600.000 residenti. In tutti gli Stati Uniti, dal 1970 al 2012, i detenuti sono passati da 330.000 a due milioni e trecentomila, con una progressione che ricorda molto da vicino l’effetto sulle carceri italiane della Fini-Giovanardi. Non siamo i soli a seguire pervicacemente il cattivo esempio. Lo Zar antidroga russo Ivanov annuncia di voler trasportare nell’Asia continentale la strategia armata Usa in America Latina, forse non soddisfatto del milione di sieropositivi causato dal rifiuto di minime pratiche di riduzione del danno in madrepatria.
Proprio l’America Latina è il terreno privilegiato su cui si gioca il futuro delle politiche mondiali. Da un lato è sotto gli occhi di tutti il fallimento della war on drugs con la conseguente escalation di violenza (che ha portato a cinquantamila morti in Messico negli ultimi 6 anni); dall’altro, molte sono le voci che oggi si alzano per chiedere una svolta politica (cfr. Amira Armenta, il Manifesto 20.6.12). Svolta già intrapresa in Uruguay, con il progetto di legge governativo per la legalizzazione della marijuana che sta contagiando la gran parte dei paesi latinoamericani. Illuminanti le parole del presidente colombiano Santos: “Abbiamo combattuto la droga e i cartelli per quarant’anni, ma il narcotraffico continua come prima. Oggi mi sento come su una bicicletta bloccata: tu ti sforzi, pedali, guardi a destra e sinistra, ma vedi sempre lo stesso luogo. Ci vuole un nuovo approccio: ci sono molte alternative, inclusa la legalizzazione, ma prima dobbiamo rompere il tabù”.
La campagna Breaking the taboo (col film disponibile su Youtube) rilancia nel dibattito pubblico le conclusioni della Global Commission on Drugs, composta da importanti personalità internazionali fra cui l’ex segretario generale Onu, Kofi Annan. La Global Commission ha chiesto all’Onu di fermare la guerra alla droga. Una lettera aperta all’Onu per rivedere la convenzione unica del 1961 è stata sottoscritta da artisti del calibro di Morgan Freeman (che è anche voce narrante del film), Sting, Kate Winslet, Natalie Imbruglia, Bernardo Bertolucci; ma anche da politici, come alcuni ex presidenti: l’americano Jimmy Carter, il brasiliano Fernando Cardoso, la svizzera Ruth Dreifuss, il colombiano Cesar Gaviria, il messicano Vicente Fox e alcuni “insospettabili“ come Lech Walesa e Javier Solana. Si può aderire on line alla lettera aperta e alla campagna #breakthetaboo.
Discutere pubblicamente della fine della war on Drugs e di una politica internazionale sulle droghe alternativa alla repressione è sin dai tempi di Nixon un vero e proprio tabù. Può un documentario di un’ora, fra interviste, dati e immagini, aiutare a romperlo? E’ quanto tenta di fare il video della campagna Breaking the taboo, lanciata dalla Beckley Foundation insieme a molte altre Ong internazionali.
Proprio l’America Latina è il terreno privilegiato su cui si gioca il futuro delle politiche mondiali. Da un lato è sotto gli occhi di tutti il fallimento della war on drugs con la conseguente escalation di violenza (che ha portato a cinquantamila morti in Messico negli ultimi 6 anni); dall’altro, molte sono le voci che oggi si alzano per chiedere una svolta politica (cfr. Amira Armenta, il Manifesto 20.6.12). Svolta già intrapresa in Uruguay, con il progetto di legge governativo per la legalizzazione della marijuana che sta contagiando la gran parte dei paesi latinoamericani. Illuminanti le parole del presidente colombiano Santos: “Abbiamo combattuto la droga e i cartelli per quarant’anni, ma il narcotraffico continua come prima. Oggi mi sento come su una bicicletta bloccata: tu ti sforzi, pedali, guardi a destra e sinistra, ma vedi sempre lo stesso luogo. Ci vuole un nuovo approccio: ci sono molte alternative, inclusa la legalizzazione, ma prima dobbiamo rompere il tabù”.
La campagna Breaking the taboo (col film disponibile su Youtube) rilancia nel dibattito pubblico le conclusioni della Global Commission on Drugs, composta da importanti personalità internazionali fra cui l’ex segretario generale Onu, Kofi Annan. La Global Commission ha chiesto all’Onu di fermare la guerra alla droga. Una lettera aperta all’Onu per rivedere la convenzione unica del 1961 è stata sottoscritta da artisti del calibro di Morgan Freeman (che è anche voce narrante del film), Sting, Kate Winslet, Natalie Imbruglia, Bernardo Bertolucci; ma anche da politici, come alcuni ex presidenti: l’americano Jimmy Carter, il brasiliano Fernando Cardoso, la svizzera Ruth Dreifuss, il colombiano Cesar Gaviria, il messicano Vicente Fox e alcuni “insospettabili“ come Lech Walesa e Javier Solana. Si può aderire on line alla lettera aperta e alla campagna #breakthetaboo.
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mercoledì 14 novembre 2012
URUGUAY - Legalizzazione marjuana. Presentato ddl
Produzione privata ma distribuzione pubblica, quattro varieta' di
marijuana disponibili per i consumatori registrati, autorizzazione della
coltivazione in case e tetto massimo di 40 grammi al mese: queste le
principali misure contenute nel disegno di legge del governo uruguayano
che portera', se e' approvato in Parlamento, alla legalizzazione dell'
'erba'.
Il ddl e' stato presentato oggi ai legislatori del Frente Amplio -la coalizione di sinistra al governo, che sponsorizza la riforma- e prevede anzitutto la creazione di un Istituto Nazionale del Cannabis (Inca), organismo statale che sara' responsabile di concedere le licenze per le piantagioni di marijuana e controllare il modo in cui sono gestite.
In pratica, la marijuana sara' coltivata da aziende e club privati - anche se la norma non esclude la possibilita' che anche lo Stato si dedichi a questa attivita' - e successivamente venduta a consumatori registrati attraverso una rete di dispensari pubblici, che consegneranno non piu' di 40 grammi per persona, in quattro varieta': cannabis indica, cannabis sativa e due miscele diverse delle due.
I cittadini potranno hanno coltivare a casa loro fino a sei piante di cannabis, per un raccolto annuale che non superi i 480 grammi. In quanto ai club di consumatori, potranno solo coltivare il necessario al proprio consumo, e non potranno vendere a terzi. I consumatori saranno registrati ma la loro identita' sara' protetta dalla legge sulla privacy, e non potra' essere divulgata che in base a un ordine giudiziario.
URUGUAY - Legalizzazione marjuana. Presentato ddl
Il ddl e' stato presentato oggi ai legislatori del Frente Amplio -la coalizione di sinistra al governo, che sponsorizza la riforma- e prevede anzitutto la creazione di un Istituto Nazionale del Cannabis (Inca), organismo statale che sara' responsabile di concedere le licenze per le piantagioni di marijuana e controllare il modo in cui sono gestite.
In pratica, la marijuana sara' coltivata da aziende e club privati - anche se la norma non esclude la possibilita' che anche lo Stato si dedichi a questa attivita' - e successivamente venduta a consumatori registrati attraverso una rete di dispensari pubblici, che consegneranno non piu' di 40 grammi per persona, in quattro varieta': cannabis indica, cannabis sativa e due miscele diverse delle due.
I cittadini potranno hanno coltivare a casa loro fino a sei piante di cannabis, per un raccolto annuale che non superi i 480 grammi. In quanto ai club di consumatori, potranno solo coltivare il necessario al proprio consumo, e non potranno vendere a terzi. I consumatori saranno registrati ma la loro identita' sara' protetta dalla legge sulla privacy, e non potra' essere divulgata che in base a un ordine giudiziario.
URUGUAY - Legalizzazione marjuana. Presentato ddl
domenica 12 agosto 2012
Lettera al Ministro Riccardi
Onorevole Ministro Riccardi,
Vorrei portare alla Sua attenzione alcune riflessioni riguardanti la relazione sulle tossicodipendenze, recentemente presentata al governo, e la Sua apertura ad un dibattito sulla legalizzazione delle droghe leggere. I punti di maggiore interesse della relazione sono due; i dati relativi alla diminuzione dei consumi e le implicazione dell' attuale normativa nel contrasto alla diffusione degli stupefacenti.
Se "il dato sui consumi di sostanza stupefacente indica che la tendenza alla contrazione, in atto ormai da alcuni anni, puo' ritenersi sostanzialmente confermata", come riportato nell'introduzione alla relazione, cosa che ritengo non completamente verosimile, l' unico motivo imputabile ad un simile trend sarebbe quello della crisi economica e le scarse disponibilità economiche della popolazione, perchè le attuali politiche repressive sono del tutto inefficaci, controproduttive e dannose. Tra i danni maggiori della politica della repressione, svolta dall' approvazione del decreto fini-giovanardi (che è bene ricordare, approvato senza discussioni in parlamento tra le norme per la sicurezza sulle olimpiadi invernali tenutesi a Tornino), è da menzionare il drammatico aumento del numero di tossicodipendenti nelle carceri.
Si stima che un 30% della popolazione sia dietro le sbarre in violazione della legge "antidroga"; dati i numeri, con la semplice conversione della pena di questi detenuti in percorsi di recupero, si eliminerebbe il problema di sovraffollamento delle carceri. I danni del decreto criminogeno fini-giovanardi non si esaurirebbero, però, con la semplice conversione della pena per i tossicodipendenti dal carcere a strutture di recupero; le spese legali per i processi e le tempistiche di questi, generano e continueranno a generare ritardi nello svolgimento dell' attività giudiziaria. Anche a seguito dei tagli del governo in questa materia, i problemi sarebbero, dunque, lungi dall' essere risolti se non si incide in maniera significativa sulla legge.
I dati sui sequestri di stupefacenti illegali del 2011 diffusi dalla polizia di stato sono eloquenti: su oltre 7 mila kg di stupefacenti illegali, sono oltre 6 mila kg i sequestri riguardanti la cannabis. Da dove iniziare dunque una nuova politica sulle sostanze stupefacenti che parta dai livelli di pericolosità sociale delle sostanze, dalla loro diffusione e dalle evidenze scientifiche sulla loro pericolosità? Si deve partire dalla discussione della legalizzazione della coltivazione per uso personale di cannabis. Secondo Prevo.Lab dell'Osservatorio regionale dipendenze (Ored) della Lombardia il consumo di cannabis nei prossimi tre anni risulterà stabile a fronte di un aumento della "autocoltivazione" di cannabis. Per questo motivo, ora più che mai che è presente un governo tecnico, sarebbe opportuno un dialogo aperto, lontano dagli allarmismi tipici di certa politica ottusa, desiderosa solo di voti attraverso infondato terrorismo psicologico.
In Uruguay è stato presentato un disegno di legge sulla legalizzazione della cannabis. In Italia, data la forte opposizione di alcune minoranze tra la popolazione, sfortunatamente rappresentate come ex maggioranza di governo, a politiche sulla legalizzazione della cannabis (regolamentazione della vendita per i maggiorenni, regolamentazione della produzione, magari attraverso rilascio di licenza per privati o per collettivi), sarebbe opportuno che si inizi a parlare della coltivazione per uso personale e approvare misure che alleggeriscano il sistema giudiziario e penale e che possano liberare nuove risorse per il paese.
Anche gli Stati Uniti, negli anni passati, hanno dimostrato una apertura verso i dispensari di cannabis terapeutica. E' un peccato che l' attuale amministrazione abbia però disilluso le aspettative di tolleranza nei confronti dei distributori legali attraverso un aumento della repressione, in totale contrasto con quanto dichiarato ad inizio mandato, portando ad una maggiore attività della DEA negli ultimi 5 anni di governo democratico che in otto di amministrazione repubblicana, ignorando un sempre maggiore consenso sull' opportunità della distribuzione controllata della cannabis.
Nella direzione di una pericolosità sociale bassa della sostanza, vanno anche i numerosi DDL regionali che si stanno diffondendo in Italia sulla distribuzione di cannabis terapeutica, ma questo non basta. E' necessario avviare un dialogo chiaro ed aperto e dare la possibilità di esperessione anche a quelle voci che, per motivi di mera propaganda, sono state tacciate o volutamente ignorate dal "Dipartimento per la Propaganda antidroga"(il vero nome attribuibile all' acronimo DPA) negli ultimi anni di questa triste e fallimentare "guerra alla droga".
Lettera aperta al Ministro Riccardi. Legalizzazione della cannabis: è ora di parlarne
Vorrei portare alla Sua attenzione alcune riflessioni riguardanti la relazione sulle tossicodipendenze, recentemente presentata al governo, e la Sua apertura ad un dibattito sulla legalizzazione delle droghe leggere. I punti di maggiore interesse della relazione sono due; i dati relativi alla diminuzione dei consumi e le implicazione dell' attuale normativa nel contrasto alla diffusione degli stupefacenti.
Se "il dato sui consumi di sostanza stupefacente indica che la tendenza alla contrazione, in atto ormai da alcuni anni, puo' ritenersi sostanzialmente confermata", come riportato nell'introduzione alla relazione, cosa che ritengo non completamente verosimile, l' unico motivo imputabile ad un simile trend sarebbe quello della crisi economica e le scarse disponibilità economiche della popolazione, perchè le attuali politiche repressive sono del tutto inefficaci, controproduttive e dannose. Tra i danni maggiori della politica della repressione, svolta dall' approvazione del decreto fini-giovanardi (che è bene ricordare, approvato senza discussioni in parlamento tra le norme per la sicurezza sulle olimpiadi invernali tenutesi a Tornino), è da menzionare il drammatico aumento del numero di tossicodipendenti nelle carceri.
Si stima che un 30% della popolazione sia dietro le sbarre in violazione della legge "antidroga"; dati i numeri, con la semplice conversione della pena di questi detenuti in percorsi di recupero, si eliminerebbe il problema di sovraffollamento delle carceri. I danni del decreto criminogeno fini-giovanardi non si esaurirebbero, però, con la semplice conversione della pena per i tossicodipendenti dal carcere a strutture di recupero; le spese legali per i processi e le tempistiche di questi, generano e continueranno a generare ritardi nello svolgimento dell' attività giudiziaria. Anche a seguito dei tagli del governo in questa materia, i problemi sarebbero, dunque, lungi dall' essere risolti se non si incide in maniera significativa sulla legge.
I dati sui sequestri di stupefacenti illegali del 2011 diffusi dalla polizia di stato sono eloquenti: su oltre 7 mila kg di stupefacenti illegali, sono oltre 6 mila kg i sequestri riguardanti la cannabis. Da dove iniziare dunque una nuova politica sulle sostanze stupefacenti che parta dai livelli di pericolosità sociale delle sostanze, dalla loro diffusione e dalle evidenze scientifiche sulla loro pericolosità? Si deve partire dalla discussione della legalizzazione della coltivazione per uso personale di cannabis. Secondo Prevo.Lab dell'Osservatorio regionale dipendenze (Ored) della Lombardia il consumo di cannabis nei prossimi tre anni risulterà stabile a fronte di un aumento della "autocoltivazione" di cannabis. Per questo motivo, ora più che mai che è presente un governo tecnico, sarebbe opportuno un dialogo aperto, lontano dagli allarmismi tipici di certa politica ottusa, desiderosa solo di voti attraverso infondato terrorismo psicologico.
In Uruguay è stato presentato un disegno di legge sulla legalizzazione della cannabis. In Italia, data la forte opposizione di alcune minoranze tra la popolazione, sfortunatamente rappresentate come ex maggioranza di governo, a politiche sulla legalizzazione della cannabis (regolamentazione della vendita per i maggiorenni, regolamentazione della produzione, magari attraverso rilascio di licenza per privati o per collettivi), sarebbe opportuno che si inizi a parlare della coltivazione per uso personale e approvare misure che alleggeriscano il sistema giudiziario e penale e che possano liberare nuove risorse per il paese.
Anche gli Stati Uniti, negli anni passati, hanno dimostrato una apertura verso i dispensari di cannabis terapeutica. E' un peccato che l' attuale amministrazione abbia però disilluso le aspettative di tolleranza nei confronti dei distributori legali attraverso un aumento della repressione, in totale contrasto con quanto dichiarato ad inizio mandato, portando ad una maggiore attività della DEA negli ultimi 5 anni di governo democratico che in otto di amministrazione repubblicana, ignorando un sempre maggiore consenso sull' opportunità della distribuzione controllata della cannabis.
Nella direzione di una pericolosità sociale bassa della sostanza, vanno anche i numerosi DDL regionali che si stanno diffondendo in Italia sulla distribuzione di cannabis terapeutica, ma questo non basta. E' necessario avviare un dialogo chiaro ed aperto e dare la possibilità di esperessione anche a quelle voci che, per motivi di mera propaganda, sono state tacciate o volutamente ignorate dal "Dipartimento per la Propaganda antidroga"(il vero nome attribuibile all' acronimo DPA) negli ultimi anni di questa triste e fallimentare "guerra alla droga".
Lettera aperta al Ministro Riccardi. Legalizzazione della cannabis: è ora di parlarne
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URUGUAY - Legalizzazione marijuana. Governo deposita disegno di legge
Il segretario alla Presidenza uruguayana, Diego Canepa, ha precisato che il ddl - che conta di un solo articolo - non prevede l'abolizione delle norme vigenti che proibiscono la vendita di marijuana fra privati, e che ogni riferimento nel testo all'importazione si riferisce invece all'acquisto all'estero dei semi di cannabis necessari per la coltivazione.
Canepa ha ricordato che la riforma parte da un pacchetto di misure annunciate il mese scorso dal governo del presidente Jose' Mujica per lottare contro la criminalita'.
Secondo il segretario alla Presidenza, la riforma punta a ridefinire il mercato delle droghe legali ed illegali, per permettere allo Stato di concentrare le sue risorse nella lotta alle sostanze dagli effetti piu' nocivi, come la 'pasta base', droga fabbricata in base a scarti nella produzione della cocaina che rappresenta la principale emergenza in materia di narcotraffico per l'Uruguay.
URUGUAY - Legalizzazione marijuana. Governo deposita disegno di legge
giovedì 21 giugno 2012
URUGUAY - Legalizzazione marijuana. Il Governo si appresta a farlo
L'Uruguay è pronto ad adottare una legge che autorizzi la vendita di
marijuana, nell'ambito di una serie di misure volte a contrastare la
criminalità.
"Riteniamo che il divieto imposto su certe droghe crei più problemi alla società di quelli legati a queste sostanze", ha detto il ministro della Difesa, Eleuterio Fernandez Huidobro, in conferenza stampa. L'obiettivo è quello di arrivare a un "rigido controllo statale sulla distribuzione e sulla produzione" della cannabis.
Al momento in Parlamento sono state presentate tre proposte per autorizzare la produzione di marijuana per uso personale, ma il governo si è opposto per il timore che il Paese possa "essere accusato di essere un centro internazionale per la produzione e la distribuzione di droghe".
Secondo le stime del governo, il mercato interno della marijuana illegale vale fino a 75 milioni di dollari l'anno. Il ministro della Difesa ha quindi rilevato come l'aumento del numero di omicidi tra bande criminali sia "un chiaro sintomo" di un aumento dei crimini legati al narcotraffico, fino a qualche tempo fa completamente assenti nel piccolo Paese del Sud America.
Solo tra gennaio e maggio ci sono stati 133 omicidi, su una popolazione di 3,2 milioni di abitanti, con un incremento del 70% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
Oltre a gestire il traffico della cannabis, il governo intende anche aumentare le pene detentive nei casi di corruzione delle forze di polizia, così come quelle per i giovani criminali.
Secondo una ricerca del governo, l'8,3% della popolazione ha consumato marijuana nell'ultimo anno, mentre l'1% ha fatto uso di cocaina. In Uruguay la detenzione e il consumo di cannabis non sono vietati dalla legge, che invece proibisce lo spaccio. Spetta però ai giudici stabilire se la quantità sequestrata corrisponde al consumo di una persona o a spaccio.
URUGUAY - Legalizzazione marijuana. Il Governo si appresta a farlo
"Riteniamo che il divieto imposto su certe droghe crei più problemi alla società di quelli legati a queste sostanze", ha detto il ministro della Difesa, Eleuterio Fernandez Huidobro, in conferenza stampa. L'obiettivo è quello di arrivare a un "rigido controllo statale sulla distribuzione e sulla produzione" della cannabis.
Al momento in Parlamento sono state presentate tre proposte per autorizzare la produzione di marijuana per uso personale, ma il governo si è opposto per il timore che il Paese possa "essere accusato di essere un centro internazionale per la produzione e la distribuzione di droghe".
Secondo le stime del governo, il mercato interno della marijuana illegale vale fino a 75 milioni di dollari l'anno. Il ministro della Difesa ha quindi rilevato come l'aumento del numero di omicidi tra bande criminali sia "un chiaro sintomo" di un aumento dei crimini legati al narcotraffico, fino a qualche tempo fa completamente assenti nel piccolo Paese del Sud America.
Solo tra gennaio e maggio ci sono stati 133 omicidi, su una popolazione di 3,2 milioni di abitanti, con un incremento del 70% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
Oltre a gestire il traffico della cannabis, il governo intende anche aumentare le pene detentive nei casi di corruzione delle forze di polizia, così come quelle per i giovani criminali.
Secondo una ricerca del governo, l'8,3% della popolazione ha consumato marijuana nell'ultimo anno, mentre l'1% ha fatto uso di cocaina. In Uruguay la detenzione e il consumo di cannabis non sono vietati dalla legge, che invece proibisce lo spaccio. Spetta però ai giudici stabilire se la quantità sequestrata corrisponde al consumo di una persona o a spaccio.
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