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venerdì 4 novembre 2016

Legalizzazione della cannabis, il senatore Della Vedova a Reggio Emilia

Appuntamento alle 17 di domenica 6 al circolo Gardenia in via Regina Elena. Si parlerà della proposta di legge ora in discussione in parlamento e di processi di regolarizzazione vincenti


REGGIO EMILIA - Questa estate a Reggio Emilia sono state raccolte 2.300 firme a supporto della legge popolare "legalizziamo"; lo scorso ottobre è stato approvato un documento in Consiglio comunale a favore della proposta in discussione in parlamento "cannabis legale", supportata da oltre 130 parlamentari.

I fatti dicono che negli ultimi decenni produzione, traffici e consumatori di stupefacenti sono cresciuti a dismisura, divenendo il terzo business più redditizio al mondo dopo cibo ed energia. Solo in Italia, il giro d’affari della narcomafie è stimato intorno ai 30 miliardi euro.

Delle effetto delle droghe non solo sulla nostra società, ma anche sulle democrazie nel mondo se ne parlerà domenica 6 novembre alle 17 al circolo Arci Gardenia, in viale Regina Elena 14: il Circolo Darwin e Canapaio Ducale Parma propongono un incontro aperto di approfondimento sul tema della legalizzazione della cannabis.

Per l'occasione sarà presente il senatore Benedetto Della Vedova, presidente dell’intergruppo Cannabis Legale, che presenterà la proposta di legge ora in discussione in parlamento; insieme a lui ci sarà anche Luca Marola di Canapaio Ducale, che parlerà di processi di legalizzazione vincenti realizzati nel mondo. Modera il dibattito Dario De Lucia, il consigliere comunale Pd che ha fatto approvare il documento a favore della vendita di Stato della marijuana.

Legalizzazione della cannabis, il senatore Della Vedova a Reggio Emilia

giovedì 10 marzo 2016

ITALIA - Coltivazione cannabis per uso personale resta reato. Corte Costituzionale

La coltivazione di cannabis per uso personale resta punita penalmente. Lo ha deciso oggi la Corte costituzionale che ha dichiarato non fondata la questione di legittimità sollevata dalla Corte di appello di Brescia sul trattamento sanzionatorio della coltivazione di piante di cannabis per uso personale. La decisione è riferita all'art. 75 del testo unico in materia di stupefacenti ed è stata assunta nel solco delle sue precedenti pronunce in materia.
La Corte di Appello di Brescia aveva posto alla Consulta la questione di legittimità delle disposizioni della legge del '90, nella parte in cui esclude tra le condotte suscettibili di sola sanzione amministrativa, qualora finalizzate al solo uso personale dello stupefacente, la condotta di coltivazione di piante di cannabis.  

Cosi' il comunicato ufficiale:
"La Corte costituzionale in data odierna ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale sollevata dalla Corte di appello di Brescia sul trattamento sanzionatorio della coltivazione di piante di cannabis per uso personale. La decisione è riferita all'art. 75 del testo unico in materia di stupefacenti ed è stata assunta nel solco delle sue precedenti pronunce in materia". Lo si legge nel comunicato stampa diffuso dalla Corte Costituzionale.

Dopo che la Consulta ha rigettato il ricorso sulla sanzione penale per la coltivazione di cannabis per uso personale, serve una legge. Lo sostiene Patrizio Gonnella, presidente di Antigone. "Nell'attesa di leggere le motivazioni della sentenza -afferma - la via maestra e' quella legislativa. Vogliamo un Parlamento e un Governo che sulla scia degli Stati Uniti cambino la politica sulle droghe e vadano verso la decriminalizzazione, la depenalizzazione e la legalizzazione. Solo cosi' - conclude Gonella - avremo meno consumi e garantiremo il diritto alla salute, togliendo potere e soldi alle mafie. Soldi da poter reinvesitere nel welfare".

"Per la Consulta la coltivazione di cannabis per uso personale resta un reato. Abbiamo appreso di questa decisione mentre eravamo in piazza Santi Apostoli, a manifestare insieme ai rappresentanti dei movimenti antiproibizionisti. Un diverso pronunciamento avrebbe avuto di sicuro una portata storica, ma quanto accaduto non ci stupisce". Lo affermano, in una nota, Riccardo Magi, segretario di Radicali Italiani, e Filomena Gallo, segretario dell'Associazione Luca Coscioni "Ed è la conferma - aggiungono - del fatto che la legalizzazione della cannabis - anche se non appare più come un risultato impossibile - è ancora un obiettivo il cui raggiungimento è pieno di ostacoli. Ostacoli ideologici, che troppi danni hanno già causato sul piano sociale sanitario e soprattutto della giustizia. Per queste ragioni non ci fermeremo, e anzi, rilanceremo con più forza le nostre iniziative antiproibizioniste: tra qualche settimana saremo di nuovo in strada per raccogliere le firme su una proposta di legge di iniziativa popolare per la legalizzazione della cannabis. E già domani sarà online una petizione rivolta al parlamento europeo per chiedere di assumere politiche comuni sulle droghe, politiche per la legalizzazione della cannabis e per la decriminalizzazione dell'uso e del possesso per uso personale di tutte le droghe. E ancora, promuoveremo iniziative di disobbedienza civile diffusa e un progetto con ricercatori da sei diversi paesi europei per un confronto di best practices". "Insomma - concludono Magi e Gallo -, sarà una primavera antiproibizionista e anche questa volta, come in tutte le grandi battaglie radicali, protagonisti saranno i cittadini che insieme a noi sosterranno queste iniziative".

"Come si dice ritualmente, aspettiamo le motivazioni" della pronuncia della Consulta che ha confermato reato la coltivazione personale della cannabis. A Parlare è Luigi Manconi, senatore Dem e autore di un disegno di legge in materia di coltivazione e cessione della cannabis indica e dei suoi derivati. "Certamente altre sentenze della Consulta -dice all'Adnkronos Manconi- e numerosissime altre della Cassazione avevano fatto immaginare una possibile diversa valutazione. Ma ovviamente non posso far altro che rispettare la più alta magistratura del Paese".

Per quanti ritengono che la legalizzazione della cannabis sia una urgente misura di buon senso e di buon governo, la sentenza della Corte Costituzionale non smentisce, ma conferma la necessità di procedere rapidamente alla discussione del disegno di legge - sottoscritto da 290 tra deputati e senatori - oggi all'esame delle Commissioni riunite Giustizia e Affari Sociali della Camera"
. Lo scrive su Facebook il senatore e sottosegretario agli Esteri, Benedetto Della Vedova. "D'altra parte - sottolinea - al di là dei ragionevoli auspici dei ricorrenti rispetto alle decisioni della Consulta, è chiaro che per legalizzare (e non solo depenalizzare) la coltivazione per fini personali della cannabis è necessaria una soluzione legislativa, che può approvare o bocciare solo il Parlamento, non la Corte Costituzionale", conclude Della Vedova.

Dichiarazione di Maria Stagnitta, Presidente di Forum Droghe
“La questione è nota, la Corte di appello di Brescia aveva posto alla Consulta la questione di legittimità delle disposizioni della legge 309/90, nella parte in cui esclude che tra le condotte suscettibili di sola sanzione amministrativa, la coltivazione per uso personale di piante di cannabis. mentre le concede per il consumo. Un ricorso assolutamente fondato sia dal punto di vista giuridico che da quello del buon senso, tanto che sono numerose le sentenze di moltissimi tribunali in giro per l'Italia che hanno equiparato le due condotte.” - Dichiara Maria Stagnitta, Presidente di Forum Droghe –"La Corte, evitando di entrare nel merito dichiarando non fondata la questione di legittimità Costituzionale, ha semplicemente richiamato il legislatore ai propri doveri."
“Comunque sia questo ricorso, e l’equivalenza logica fra il consumo e la coltivazione di cannabis per uso personale, riaccendono prepotentemente il faro sulla inadeguatezza di una legge che ha 26 anni.” - continua Stagnitta – “Giacciono da troppo tempo in Parlamento le proposte di legge per una nuova regolamentazione delle sostanze. In primis quelle porposte dal Cartello di Genova “Sulle orme di Don Gallo” per la revisione della 309/90 e quella sulla regolamentazione della coltivazione e del mercato della cannabis in Italia. Inoltre dopo l’entusiasmo, un po’ forzato, dei primi giorni anche la proposta di legge dell’intergruppo parlamentare per la legalizzazione della cannabis - sottoscritta da quasi 300 fra deputati e senatori - galleggia in commissione giustizia e affari sociali del Senato ed ancora non sono iniziate le audizioni. Riteniamo che sia precisa responsabilità del Parlamento e del Governo preoccuparsi di avviare una seria riflessione sul quadro normativo relativo alle droghe in Italia, a partire dalle proposte citate, e nel solco delle numerose recenti sperimentazioni internazionali, per giungere ad una nuova legge che faccia prevalere la ragione ed il buon senso, anche penale, rispetto alla foga proibizionista del passato.”


ITALIA - Coltivazione cannabis per uso personale resta reato. Corte Costituzionale

mercoledì 13 gennaio 2016

Della Vedova: «Ncd sappia che la depenalizzazione entrerà in Italia dalla porta principale»

Eleonora Martini
EDIZIONE DEL12.01.2016
PUBBLICATO11.1.2016, 23:59


Intervista. Parla il Radicale Benedetto Della Vedova, sottosegretario agli Affari esteri: «Il decreto legislativo riguarda solo le strutture autorizzate alla colvitazione della marijuana. E il no del centrodestra alla delega è solo un divieto pavloviano»


Sottosegretario Benedetto Della Vedova, con un Radicale come lei che guida l’intergruppo parlamentare per la cannabis legale, facciamo subito chiarezza: a chi si applica la depenalizzazione dei reati connessi alla coltivazione della marijuana contemplata nella delega parlamentare affidata nel 2014 al governo perché la trasformasse in legge entro il 17 gennaio 2016?

Si applica solo ai soggetti autorizzati alla coltivazione a scopo scientifico o per la produzione di farmaci. Pensiamo per esempio alle strutture dell’esercito dove è stato avviato il programma sperimentale per la produzione statale di cannabis terapeutica. Per affrontare il problema più generale del desolante panorama penitenziario, il parlamento intervenne trasformando l’eventuale violazione di alcune regole a cui l’autorizzazione è subordinata da reato penale in illecito amministrativo, con multe comunque fino a 30 mila euro. Non si tratta di una depenalizzazione complessiva.

Allora Gasparri, Forza Italia, Ncd, e tutta la destra che si oppone a questa depenalizzazione non hanno capito nulla?

È un riflesso pavloviano: di fronte alla sola parola depenalizzazione vedono rosso e partono con i proclami e i divieti. Ma in questo caso stanno sparando con la spingarda a un povero passerotto perché si tratta solo di una razionalizzazione del sistema penale che riguarda pochissimi soggetti autorizzati. Da un punto di vista politico rimane il problema che come si evocano diritti civili, parte fuoco di fila. Non so perché lo fanno: è un connotato, come direbbe Marco Pannella, da coalizione Fanfani-Almirante degli anni ’70.


È il centrodestra, l’area a cui lei è sempre stato più vicino…

Sì, ma il centrodestra che ha dimenticato in fretta la rivoluzione liberale e il garantismo, se non è applicato a Berlusconi (che pure io non disapprovo), quello di Bracardi: più galera per tutti. Perciò molti di noi se ne sono andati in tempi non sospetti. Ed è uno dei motivi per cui il governo fa fatica ad andare avanti nelle riforme strutturali del carcere e della giustizia.


Se il Cdm di venerdì prossimo non approvasse la norma, si troverebbero in difficoltà anche strutture come lo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze dove è avviata la produzione di Stato della cannabis terapeutica?

Che ci sia o meno, questo intervento non interferisce con le autorizzazioni già rilasciate o da dare. Si tratta solo di non gravare ulteriormente sul sistema penale impegnando magistrati, forze dell’ordine, giudici e avvocati.

Come per il reato di clandestinità, il governo si muove in base alla percezione comune e non su dati di realtà…

Chiunque fa politica e si misura con il consenso sa che l’emotività è uno degli elementi con cui bisogna fare i conti. Ma se l’obiettivo è trovare soluzioni allora bisogna avere il coraggio di affrontare le critiche e di fare le scelte che si ritengono giuste, nella convinzione che saranno i risultati a placare le preoccupazioni dell’opinione pubblica.

Il ministro Orlando dice che nel governo «è ancora in corso una valutazione sul testo». Secondo lei, alla fine, prevarrà la spinta liberale o quella bigotta?

Non so, perché spetta al Cdm decidere. Però voglio dire ai colleghi dell’Ncd che noi dell’intergruppo la legalizzazione la vogliamo portare in Italia attraverso la porta principale, cioè con il voto in parlamento. E con un grande dibattito pubblico, a cui stiamo lavorando, nel quale, svincolati da una logica di maggioranza e opposizione come è giusto che sia nell’ambito dei diritti, si confronteranno le ragioni dei proibizionisti e di chi, come noi, crede nella legalizzazione come strumento di sicurezza, di legalità fiscale e di lotta alle mafie. L’iter della legge è già iniziato alla Camera dove le commissioni Giustizia e Affari sociali stanno lavorando e continueranno a farlo, anche questa settimana.

Ma come è possibile che in un Paese in cui le forze dell’ordine dettano legge sul reato di tortura o sui codici identificativi, nessuno dia retta alla relazione dell’Antimafia che parla di «fallimento dell’azione repressiva» sullo spaccio e auspica una «depenalizzazione della materia»?

Io la vedo esattamente al contrario: 220 deputati e 70 senatori hanno firmato il pdl per la legalizzazione della cannabis e la liberalizzazione della coltivazione ad uso personale. Dobbiamo essere consapevoli che si sta andando con forza in quella direzione. Non dobbiamo farci condizionare dalle polemiche strumentali contro il governo: è evidente che la battaglia parlamentare si può vincere. E in termini di legalità, salute e bilancio pubblico sarebbe un passaggio rilevantissimo che per una volta l’Italia potrebbe fare prima degli altri. Perché che si arrivi alla legalizzazione della cannabis è certo, il problema è quando.

Della Vedova: «Ncd sappia che la depenalizzazione entrerà in Italia dalla porta principale»

venerdì 25 dicembre 2015

Decreto cannabis: interrogazione del M5S e impugnazione dei Radicali all’orizzonte

Non si placano le polemiche sul decreto del ministro della Salute Lorenzin in tema di sostanze e preparazioni di origine vegetale a base di ‪‎cannabis‬. Secondo il senatore del Movimento 5 Stelle Afonso Ciampolillo il decreto “segna una nuova triste pagina della politica incoerente ed ipocrita di questa maggioranza di governo”, motivo per cui sulle diverse criticità del decreto il senatore ha depositato un’interrogazione urgente al ministro della Salute.

“Mentre il sottosegretario Della Vedova percorre l’Italia millantando una epocale riforma sulla liberalizzazione della cannabis”, scrive il senatore, “che in realtà RENZIE & co. non voteranno mai illudendo tanti colleghi anche dell’opposizione, il Ministro Lorezin emana questo decreto con cui va fortemente a limitare l’uso della cannabis per finalità terapeutica, cosi danneggiando le legittime aspettative di tanti malati che si sono trovati da un giorno all’altro in una situazione di assoluta incertezza”.

“E così”, continua il senatore, “gli impieghi di Cannabis ad uso medico sembrano ammessi solo dopo l’esito negativo delle terapie tradizionali. Il testo sul punto e’ volutamente ambiguo e di fatto rischia di bloccare il sistema. Gli impieghi dei Cannabinoidi ad uso medico, nella cultura medica internazionale, riguardano Parkinson, epilessia, trattamento delle malattie infiammatorie croniche intestinali, trattamento della depressione, trattamento dell’insonnia. E’ quindi assurdo ritener tassativa l’elencazione contenuta nell’ allegato tecnico del decreto lorenzin, non ostando all’impiego ad uso medico della cannabis in ipotesi di utilità cosi ritenute dal medico quale trattamento sintomatico di supporto al trattamento standard, in presenza comunque di esperienza clinica, studi clinici controllati, studi osservazionali, revisioni sistematiche e nella metanalisi della letteratura internazionale indicizzata”.
“Le ragioni di tale urgenza – continua Ciapolillo – le troviamo nel drama di tanti cittadini vittime di malattie gravissime che, oggi, alla pena delle loro sofferenza devono aggiungere il disagio indegno provocato da questo Governo al loro diritto alla cura. Il M5S con sempre e’ vicino ai cittadini normali e ad i loro bisogno e denuncia ipocrisia di un governo pronto a salvare con decreto i parenti dei propri componenti ed amici e al contempo, schiavo delle lobby del farmaco in danno delle persone comuni e delle loro sofferenze”.

Intanto anche i Radicali hanno annunciato battaglia: per bocca del segretario Rita Bernardini, segretario del partito e presidente onorario di LapianTiamo, associazione con cui ha portato avanti diverse disobbedienze civili coltivando cannabis da distribuire ai malati ed autodenunciandosi, hanno annunciato che impugneranno il decreto.
Redazione cannabisterapeutica.info


Decreto cannabis: interrogazione del M5S e impugnazione dei Radicali all’orizzonte

sabato 10 ottobre 2015

Fermento antiproibizionista

La proposta di legge sulla legalizzazione, sottoscritta ormai da oltre 270 parlamentari, è stata inserita per la prima volta nel calendario trimestrale dei lavori di palazzo Montecitorio. Si spera dunque che, entro fine anno, inizi una discussione “vera” all’interno della Camera. Certamente la strada è ancora tutta in salita e, non prima del 2016, sapremo se finalmente anche l’Italia imboccherà la via della legalizzazione, già presa da diversi Paesi nel mondo, felici per aver abbandonato l’obsoleto proibizionismo.
Vediamo infatti che, in tutti quegli Stati in cui è stato deciso di passare dal divieto alla regolamentazione, sono aumentati moltissimo gli introiti fiscali grazie alla tassazione della cannabis: Washington, che ha legalizzato la marijuana lo scorso luglio, si aspetta di incassare oltre 600 milioni di dollari entro il 2019. Negli Stati dove è stata resa legale, è diminuita la disoccupazione con la nascita di centinaia di attività legate alla produzione, alla lavorazione e alla trasformazione dei derivati psicoattivi e terapeutici della canapa. Tali notizie non sono certamente pervenute a Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, che chiede alla maggioranza di occuparsi del lavoro dei giovani e non di dare loro “canne”, ignorando totalmente le conseguenze economiche positive già registrate oltreoceano, e quelle di cui beneficia la vicinissima Amsterdam che ha ormai fatto dell’erba la sua attrattiva turistica principale.
Inoltre, dove la cannabis è stata legalizzata, sono diminuiti gli incidenti stradali e i crimini violenti. Questa ultima conseguenza, impensabile per i proibizionisti che erano fermamente convinti di vedere naufragare l’intera società una volta legalizzata la cannabis, ha interessato moltissimi studiosi che hanno iniziato a formulare ipotesi sul perché ciò stia avvenendo. Una delle teorie più accreditate, che sembra confermata dalla riduzione della vendita degli alcolici, è che la gente preferisce fumare cannabis che bere alcol e, mentre l’alcol è una droga eccitante che fa aumentare l’aggressività, la cannabis invece seda; attenuando gli istinti più violenti.
Forza Italia, con Luca Squeri, chiede che il Parlamento si occupi di cose “serie”, come se togliere la principale fonte di guadagno alla criminalità organizzata non sia una priorità. Attualmente il proibizionismo garantisce il monopolio della vendita di cannabis alle narcomafie che fanno affari d’oro. Questo è riconosciuto anche dall’unione europea che impone di inserire i proventi dello spaccio di stupefacenti nel calcolo del PIL (Il Pil misura tutta l’attività economica, sia dichiarata che sommersa), nonostante dallo spaccio di stupefacenti le casse dello Stato non guadagnino nulla ma, anzi, spendono immense somme per tentare quella repressione palesemente fallimentare: siamo tra i primi paesi al mondo per consumo di cannabis, e anche il Dipartimento Nazionale Antimafia ha riconosciuto l’esito negativo delle politiche proibizioniste.
Gasparri dichiara che, chi vuol legalizzare la droga, è responsabile delle vite stroncate. In tale affermazione si evince il totale distacco dalla realtà: le morti per consumo di droghe illegali sono principalmente dovuto all’uso di sostanze tagliate male. La preparazione di queste droghe avviene in ambienti tutt’altro che igienici e privi di ogni controllo. Inoltre nessuno monitorizza il consumo di tali sostanze e l’acquirente ne può trovare quanta ne vuole. Regolamentare l’uso di droga porterebbe inevitabilmente a controlli serrati nelle preparazioni, e a limiti nell’acquisto imposti per legge. Le dichiarazioni di Gasparri sembrano inoltre ignorare i morti per uso di tabacco ed alcol, ancora pubblicizzati, con pochissime campagne di dissuasione al consumo e nessuna campagna informativa al fine di educare all’uso responsabile di certe sostanze. Vorrei inoltre poter informare Gasparri che non è mai stata registrata una sola morte per uso o abuso di cannabis al mondo.
Salvini, favorevole alla legalizzazione della prostituzione, si dichiara contrario alla legalizzazione della cannabis perché “fa male”. Logicamente sorvolo sul tale preistorico pensiero.
Non commento inoltre le dichiarazione dei soliti parassiti responsabili di gravissimi danni al Paese che, ancora aggrappati alle poltrone in Parlamento, persistono sfacciatamente esprimendo il loro stupido pensiero in dichiarazioni riportate da giornali e TV schiavi di regime.
Nell’attesa che i nostri rappresentanti politici discutano e votino la proposta di legge, noi cittadini abbiamo la possibilità di esprimere il nostro parere. Questa volta non si tratta del solito referendum, ma di una richiesta di “autorizzazione alla coltivazione”. L’iniziativa, proposta in un blog il 12 agosto scorso, rappresenta una strada pacifica a sostegno della legalizzazione della cannabis. Nel blog si invitano gli antiproibizionisti a chiedere in massa l’autorizzazione a coltivare cannabis, inclusa nel dpr 309/90 che prevede il rilascio dell’autorizzazione alla coltivazione e ne norma la produzione, la vendita, la distribuzione. Per presentare tale richiesta è previsto il termine del 31 ottobre (art 32 comma 1 dpr 309/90).
Trovate tutte le specifiche al seguente link, dove è anche spiegato come fare richiesta al Ministero: http://scrivialtuodirettore.blogspot.it/2015/08/chiediamo-l-autorizzazione-alla.html?m=1
Sicuramente tali richieste saranno negate ma, se il numero di tali domande sarà elevatissimo, daremo un segnale forte su quella che è la volontà popolare.
Continuando a sognare la legalizzazione, ne iniziamo a vedere la forma e sentire l’odore.
Giuseppe Nicosia – ASCIA
Ulteriori informazioni:

Fermento antiproibizionista

domenica 17 maggio 2015

La festa parmigiana antiproibizionista

Egregio Direttore, l'importanza del dialogo, della comunicazione tra i cittadini e le istituzioni, la possibilità di cambiare opinione sono tra le più grandi conquiste della democrazia.
E' attraverso il dialogo e il dibattito che la società civile evolve sia collettivamente che economicamente; il rapporto simbiotico tra capacità di elaborazione di idee e loro messa in opera è un baluardo fondamentale della libertà economica, oltre che democratica, dell'Occidente.
Proprio lo spirito di dialogo tra istituzioni e cittadini è alla base dei dibattiti, che da oltre dieci anni, animano la Festa Antiproibizionista Parmigiana e fortunatamente, anche quest'anno, la giunta ha dato il proprio benestare, soprattutto ai dibattiti che si terranno alla festa.
Quest'anno parteciperanno, all'annuale dibattito, personalità di spicco della politica Italiana nazionale: saranno presenti il Senatore Benedetto della Vedova, promotore dell'intergruppo parlamentare che lavora ad un progetto di legge trasversale sulla legalizzazione della cannabis.
Parteciperà l'Onorevole Filippo Civati, sostenitore e aderente al progetto interparlamentare.
Parteciperà l' Onorevole Vittorio Ferraresi del Movimento 5 Stelle, promotore di un progetto di legge a suo nome sulla legalizzazione della cannabis e sottoscrittore dell' intergruppo.
Uno spazio particolare verrà dedicato anche a Rita Bernardini dei Radicali Italiani.
Alla luce dei calibri presenti quest'anno alla manifestazione e dell' interessantissimo dibattito che si prospetta, le polemicucce dell' UDC, attraverso le parole del consigliere Giuseppe Pellacini, risultano decisamente provincialotte e di stampo acidamente propagandistico oltre che totalmente irrazionali.
Se per Pellacini "le finalità del Comune devono essere la salvaguardia della popolazione, della sua cultura e soprattutto della salute", invito il consigliere a prendere parte alla manifestazione ed informarsi sui problemi che strettamente legano la sicurezza dei cittadini, la cultura e la salute al tema cannabis.
Le inchieste regolari della Gazzetta sullo spaccio di stupefacenti in città, hanno ormai evidenziato, a qualsiasi lettore, la totale inefficacia dell'attuale approccio nel contrastare la diffusione degli stupefacenti. Di più. I cittadini sono stanchi della totale assenza di risultati di una politica fallimentare da un punto di vista di sicurezza. 
Esistono politiche migliori? Politiche i cui risultati siano stati misurati? La risposta è si e viene dagli Stati Uniti.
Dopo sei mesi di legalizzazione della vendita, produzione ed uso di cannabis, i risultati diffusi dallo stato del Colorado parlano da soli: diminuzione  del 10% dei crimini nelle proprietà, calo del 60% degli omicidi, diminuzione del 5% dei crimini violenti,  risparmiati tra i 12 e i 40 milioni di dollari e creazione di 10.000 posti di lavoro.
Il Governatore del Colorado John Hickenlooper, da oppositore del referendum che avrebbe successivamente legalizzato la cannabis, ora è tra i primi sostenitori del successo di questa linea politica.
Tornando alla nostra città, un mercato che vale 24 milioni di euro l'anno, il dibattito di quest'anno porterà una maggiore consapevolezza nei cittadini nel comprendere il fenomeno cannabis. La speranza è che i primi a prenderne una maggiore comprensione siano i consiglieri comunali, (non solo della minoranza) al fine di dirigere le azioni della giunta verso la cannabis legale a Parma.

martedì 21 aprile 2015

L’Erba voglio, Civati: “Se tenere in mano una canna serve a farne discutere, passatemene un’altra”


“L’erba voglio – Legalizzare è giusto e conviene”: questo il titolo del congresso ha cui ha preso parte ieri sera il deputato Pd Pippo Civati. Un’occasione che ha visto l’auditorio di via Peroni a Milano pieno di gente interessata a discutere sul tema.  Una serata promossa dallo stesso Civati e dalla Nazionale AntiProibizionisti , con ospiti, fra gli altri, Carlo Alberto Zaina (avvocato patrocinante in Cassazione e Magistrature Superiori e storico attivista e membro di antiproibizionisti.it), Achille Saletti (criminologo e presidente di Saman), e Benedetto Della Vedova, tra i promotori proprio con Civati dell’intergruppo parlamentare sulla legalizzazione della cannabis.

«Parleremo di un mercato di molti miliardi di euro di valore, di una sostanza che secondo le più importanti riviste mediche ha una minore pericolosità, individuale e sociale, rispetto ad alcol e tabacco, viene completamente e deliberatamente lasciato nelle mani della criminalità, quando sarebbe sufficiente una normativa di legalizzazione ben fatta perché quei soldi diventassero nuovi posti di lavoro e nuove entrate per lo stato (da destinare alla prevenzione/informazione e alla scuola)» spiegano sulla pagina ufficiale dell’evento.


«Ieri sera in un passaggio della manifestazione degli antiproibizionisti, laici e liberali, mi hanno passato una sigaretta che forse era una ‘canna’ o forse no. – scrive Civati sul suo blog -  Com’è noto, non sono un fumatore di spinelli, per una serie di ragioni che attengono alla mia libertà e alle mie scelte. Mi avessero passato del vino, nessuno se ne sarebbe accorto. Una sigaretta, ancora meno. Eppure possono fare più male della cannabis».

Il deputato monzese ha inoltre aggiunto: «A me piace il modello dell’Uruguay, per dirne una. Leggo che tutto il mondo ne parla con approccio scientifico, da noi hai sempre paura che intervenga qualcuno in divisa, come è capitato a Andrea Trisciuoglio, che si cura con il Bedrocan, insospettendo puntualmente le forze dell’ordine. E non è colpa loro: è una questione culturale, è un punto di vista che fa male, perché alimenta le mafie, lo spaccio, il nero. E fa anche male alla salute, discrimina i malati, rovina la vita delle persone, per ragioni che non riguardano colpe, ma solo scelte. Se tenere in mano una canna serve a farne parlare e discutere, passatemene un’altra. Non la fumerò, ma la terrò in tasca finché non ci sarà una legge sulla legalizzazione. Non è un gioco, è una misura che vale la libertà. E anche miliardi di euro. Alla faccia degli ipocriti e dei conservatori di tutte le specie. Che non la piantano mai».

L’Erba voglio, Civati: “Se tenere in mano una canna serve a farne discutere, passatemene un’altra”

mercoledì 8 aprile 2015

Appello alle Associazioni Antiproibizioniste

Questo è un' appello alle forze antiproibizioniste italiane. Nonostante le visioni divergenti all' interno dello stesso fronte, una cosa è legale ORA: coltivare con l'autorizzazione ministeriale.

Estratto dal  DPR 309/90 Decreto del Presidente della Repubblica del 9 ottobre 1990, n. 309, recante: "Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza".



"Titolo II 
DELLE AUTORIZZAZIONI 

Articolo 17. Obbligo di autorizzazione 
1. Chiunque intenda coltivare, produrre, fabbricare impiegare, importare, esportare, ricevere per transito, commerciare a qualsiasi titolo o comunque detenere per il commercio sostanze stupefacenti o psicotrope, comprese nelle tabelle di cui all'articolo 14 deve munirsi dell'autorizzazione del Ministero della sanita'. 

2. Dall'obbligo dell'autorizzazione sono escluse le farmacie, per quanto riguarda l'acquisto di sostanze stupefacenti o psicotrope e per l'acquisto, la vendita o la cessione di dette sostanze in dose e forma di medicamenti. 

5. Il Ministro della sanita', nel concedere l'autorizzazione, determina, caso per caso, le condizioni e le garanzie alle quali essa e' subordinata, sentito il Comando generale della Guardia di Finanza nonche', quando trattasi di coltivazione, il Ministero dell'agricoltura e delle foreste."



Il prossimo sforzo della lotta antiproibizionista, prima di arrivare a qualsivoglia forma di regolamentazione, deve essere l' immediata possibilità, a chi intenda coltivare "a norma di legge", di ricevere facilmente l' autorizzazione.

Cari amici antiproibizionisti, pensate che sia più veloce applicare la legge in maniera rilassata, o approvare una nuova legge?

Il prossimo passo di spinta che il mondo antiproibizionista deve dare ad un processo di ponderata regolamentazione, è quello di portare il governo a rilasciare facilmente coltivazioni autorizzate.

Questo va esattamente nella direzione di "Impegno di dialogo con le autorità" proposto da Encod nei principi alla base dei Cannabis Social Club.

Tutela i coltivatori e consumatori da inutili persecuzioni ed evita il clima da inquisizione spagnola presente sotto la fini giovanardi.

Tutela la società nel complesso, prevedendo una immediata e temporanea soluzione pacifica alla "guerra alla droga" permettendo da subito la regolarizzazione della coltivazione domestica. Previene la diffusione di canali illegali: una garanzia alla coltivazione regolamentata senza rischi di illegalità, favorisce il clima di dialogo tra autorità e cittadini permettendo uno scambio di dati utile alla valutazione della migliore politica da adottare su base oggettiva.

Il Colorado, ha intrapreso la via della legalizzazione, proprio battendo la strada del controllo della produzione domestica. L' Italia, una volta intrapresa la via di un' affidabile accesso ai dati della diffusione del consumo, potrà valutare con maggiore attenzione, le considerazioni sulle diverse tipologie di strategie da adottare. Sono più diffuse le coltivazioni in piccoli gruppi? Quale è la dimensione media di una coltivazione collettiva? E' possibile individuare un numero massimo di soci?

La scelta Uruguaiana è stata quella di regolamentare per legge i numeri delle coltivazioni collettive; quanti soci e quante piante per associazione.

In Colorado si è deciso di tassare la cannabis come l'alcol e il tabacco, aprendo le porte ad una "industrializzazione della cannabis". E' la rivoluzione industriale della cannabis.

L' Italia ha già "regolamentato" la coltivazione. E' necessaria l' autorizzazione ministeriale.

Il dialogo aperto dall' intergruppo parlamentare è positivo, ma ha un obbiettivo a lungo termine che non può risolvere i problemi OGGI.
OGGI è necessario affermare la coltivazione "lecita" e permettere, all'intergruppo parlamentare, di accedere alle dimensioni del fenomeno cannabis, per permettere l' elaborazione di un progetto di legge condiviso. I dati sulla diffusione della cannabis dovrebbero essere raccolti dal governo e analizzati per portare il parlamento ad elaborare una decisione basta su riscontri empirici, chiudendo il periodo oscurantista della proibizione.

mercoledì 1 aprile 2015

Un "progetto e una visione" per il DPA

Alla luce del dibattito sulla cannabis, ripropongo un "modello" immediatamente applicabile di diffusione della cannabis legalizzata.

Chi deve rilasciare il permesso?
Il ministero della Sanità. Che può collaborare con il DPA per delegarlo a supervisionare i flussi di consumo e produzione interni Italiani.

D'altra parte in Colorado esite The Marijuana Enforcement Division (MED). Perchè non avere anche in Italia un "Ufficio per il monitoraggio della normativa sulla cannabis"? Lo scopo? Facilitare la diffusione della coltivazione di cannabis autorizzata e poter serenamente lavorare ad un dibattito che regoli questo nuovo "mercato".


lunedì 16 marzo 2015

Cannabis, intesa bipartisan in Parlamento per legalizzazione

L’iniziativa è del sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova e ha riunito 45 deputati e senatori Pd, 5 del Movimento 5 Stelle, 7 del gruppo Misto, 1 di Forza Italia, 1 di Sel e 1 del gruppo Autonomie

Un intergruppo parlamentare per parlare della legalizzazione dei derivati della cannabis in Italia. L’idea è del sottosegretario agli esteri e senatore ex radicale Benedetto Della Vedova che ha già raccolto l’adesione di oltre 60 parlamentari di Pd, M5S, Psi e gruppo Misto. “Si tratta di adesioni bipartisan”, ha spiegato, “da parte di parlamentari di diversa estrazione politica. Ciò dimostra come anche in Italia un approccio pragmatico, ispirato a una rigorosa analisi costi/benefici, sia ormai sempre più diffuso sul piano politico-culturale e decisamente trasversale, non solo fuori ma anche dentro il Parlamento”.
L’obiettivo, dice Della Vedova, è quello di occuparsi del mercato della cannabis e nei prossimi giorni i parlamentari dovranno incontrarsi per cominciare a elaborare una proposta di legge per la legalizzazione. “Il problema”, ha scritto su Facebook il senatore, “non è più dichiararsi favorevole o contrario alla legalizzazione, piuttosto è regolare un mercato che è già libero. Occorre disciplinare, limitare e disincentivare l’uso delle droghe leggere, sul modello di quanto si fa per alcol e tabacco. Perché la repressione, finora, ha avuto costi altissimi. E non è servita a contenere i consumi di hashish e marijuana”.
Questa la lista dei parlamentari che hanno dato la loro disponibilità:
45 parlamentari del Partito democratico (Agostini Roberta, Albanella Luisella, Beni Paolo, Amato Maria, Amoddio Sofia, Bruno Bossio Vincenza, Capozzolo Sabrina, Carella Renzo, Carloni Anna Maria, Civati Pippo, Cominelli Miriam, D’Ottavio Umberto, Della Zuanna Gianpiero, Fabbri Marilena, Fossati Filippo, Galli Carlo, Gandolfi Paolo, Giachetti Roberto, Giacobbe Anna, Giuliani Fabrizia, Gnecchi Luisa, Gribaudo Chiara, Guerini Giuseppe, La Forgia Francesco, Lo Giudice Sergio, Maran Alessandro, Marchetti Marco, Mattesini Donella, Mattiello Davide, Micheloni Claudio, Minnucci Emiliano, Pastorino Luca, Petrini Paolo, Pini Giuditta, Rampi Roberto, Realacci Ermete, Ricchiuti Lucrezia, Sani Luca, Schirò Gea, Sgambato Camilla, Stumpo Nico, Tentori Veronica, Terrosi Alessandra, Tidei Marietta, Tullo Mario); 5 parlamentari del Movimento 5 Stelle (Airola Alberto, Bernini Paolo, Cotti Roberto, De Rosa Felice, Ferraresi Vittorio); 7 del gruppo misto (Di Lello Michele, Iannuzzi Cristian, Locatelli Pia, Margiotta Salvatore, Romani Maurizio, Baldassarre Marco, Bechis Eleonora); Martino Antonio di Forza Italia; Zaccagnini Adriano di Sel; Battista Lorenzo del gruppo Autonomie.

fonte: www.ilfattoquotidiano.it - Cannabis, intesa bipartisan in Parlamento per legalizzazione

lunedì 9 marzo 2015

ITALIA - Legalizzazione cannabis. Della Vedova invita parlamentari a costituire intergruppo

"Oggi ho inviato una lettera a tutti i parlamentari, con la quale li invito ad aderire all'intergruppo per la legalizzazione della cannabis. L'obiettivo e' quello di creare uno strumento non partitico, che raccolga i tantissimi che la pensano come me, per arrivare a formulare una proposta di legge trasversale, che sia un'operazione di legalita'. Lo faccio a titolo individuale, come semplice parlamentare e non come membro del governo, per creare un momento di catalizzazione e riflessione sulla materia. L'Intergruppo e' lo strumento ideale per togliere tutti gli elementi 'partisan' alla proposta". Lo afferma il sottosegretario agli Esteri, Benedetto Della Vedova, in un'intervista all'Huffington Post. "La Direzione Nazionale Antimafia, nella sua relazione annuale - sottolinea Della Vedova - scolpisce nel marmo considerazioni lucidissime sul fallimento della strada della repressione" e contiene un richiamo "al legislatore, perche' valuti di intraprendere una strada diversa da quella che oggi reprime l'uso e il consumo. L'obiettivo deve essere la legalizzazione. Il 27 agosto del 1995 - ricorda Della Vedova - venni arrestato dopo un atto di disobbedienza civile. Con Marco Pannella e Rita Bernardini simulammo la cessione gratuita di marijuana. Allora, per tutti quelli che non sanno come funziona quel mercato, sembro' una provocazione. Ma vent'anni dopo basta vedere l'esperienza di molti degli stati americani per capire che quella era ed e' la direzione giusta", conclude.

ADUC - ITALIA - Legalizzazione cannabis. Della Vedova invita parlamentari a costituire intergruppo

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