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domenica 4 dicembre 2011

19/09/2009 L' ultimo dei problemi

Egregio direttore, dove sta andando l'Italia? Molti dicono che la droga, e'l'ultimo dei problemi. La malavita organizzata si finanzia attraverso il traffico di droga. Tutta l'Italia si droga. Dall'opulento nord al disagiato sud. Se il disagio del sud e'dato dalla malavita che si finanzia dal traffico di droga, si dovrebbe fare qualche cosa a riguardo. Sebbene la "droga", sia l' ultimo dei problemi.
La cultura dell' "ultimo dei problemi", data dall'ignoranza che sia e'diffusa sull'argomento tossicodipendenza
(attraverso gli slogan di facile impatto, ma di assoluta inefficacia come i "dico no alla droga" dietro i quali spesso non si riscontravano ne' dati scientifici "significativi" ne' credibilita' del messaggio), ha permesso ai politici di perpetrare l'inganno sulla gravita'del problema approfittandono due volte. Prendendo i voti delle persone facilmente accalappiabili dallo slogan "no alla droga" e intascando soldi nelle piu'svariate maniere dalla malavita, attraverso il reciclo del denaro provento dal traffico di droga, in attivita'industriali, sia pubblica che privata. Ma la droga resta l'ultimo dei problemi.
Ora il governo sembra non tollerare la diversita'di opinione, censurando qualsiasi parere che si contrappone alla menzogna de "la guerra alla droga funziona". Come puo'funzionare una strategia basata sulla menzogna,l'interesse politico "illegale" e la caccia alle streghe rappresentato dalla "guerra alla droga"?

FInalmente, Beppe! sabato, 15 agosto 2009

Egregio direttore, siamo riusciti a fare parlare anche il caro Beppe Grillo.

Un saluto al simpatico comico genovese :-)

BeppeGrillo.it

Agosto è il mese degli appelli. Dopo quello per la difesa della Rete dalle querele, oggi il nuovo appello riguarda la depenalizzazione delle droghe leggere.
Troppe persone sono arrestate e non tornano più a casa per uno spinello, da Aldo Bianzino a Stefano Frapporti. In molti paesi d'Europa la marijuana è libera. In Italia c'è la libera circolazione delle droghe pesanti e l'arresto di poveri diavoli per un spinello. A Milano i consumatori abituali di cocaina sono stimati in 150.000. Il porto di Gioia Tauro è la porta d'ingresso per ogni tipo di droga in Europa.
Per risolvere il problema dell'affollamento delle prigioni è sufficiente depenalizzare la marijuana. Per risolvere il problema di strani suicidi e di infarti improvvisi in cella è sufficiente depenalizzare la marijuana. Chiedo a tutte le forze politiche e ai movimenti che vogliono sostenere questo appello di farsi vivi al più presto.
Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

25/07/2009

Egregio direttore, le scrivo per informarla del successo della mobilitazione internazionale a favore della legalizzazione della cannabis.
Ad Oakland, in California, e' adesso legale comperare cannabis dopo il si' alla tassazione della marijuana per scopi terapeutici approvato dal consiglio comunale.
In Olanda, al contrario di quanto propaganda l'ignoranza al governo, gli esponenti del partito liberale di centro D66, hanno gia' invitato il ministro delle finanze Wouter Bos a presentare una proposta di tassazione della cannabis sul modello Californiano.
In Italia, si parla ancora di guerra alla droga come della guerra in Iraq o in Afghanistan; di una guerra fallita.

14/03/2009

Aggiungi didascalia
Egregio direttore, in questi giorni si sta tenendo, a Trieste, la conferenza nazionale sulle tossicodipendenze. La conferenza tenuta dal governo, sembra pero'dimostrare l'assenza di una strategia efficace per contrastare la diffusione di stupefacenti e l'assenza di una conoscenza del tema.
In Italia, infatti, da quando e'stata introdotto il decreto Fini-Giovanardi, sono aumentati le morti connesse all'uso di stupefacenti e il consumo di droghe pesanti come conseguenza di un approccio eufemisticamente definibile, insuccesso.
Nonostante l'evidenza brillante di questi dati, il governo intende adottare un approccio ancora piu'severo.
Se nella piccola Parma i casi di bambini che usano droga alle medie, e'stato un caso isolato dall'introduzione di un inasprimento delle pene per i reati connessi alle droghe, in futuro potremo assistere ai bambini che chiamano il proprio spacciatore direttamente dall'asilo.
Sempre nella nostra piccola citta', l'intolleranza verso la droga ha portato al "caso Bonsu" e alle vicende giudiziarie connesse.
La strada piu'difficile da fare e quella giusta da fare spesso coincidono.
Dieci anni fa, l'ONU si era posto l'obbiettivo di "eliminare la droga dal mondo": progetto ambizioso che ha portato ad un aumento a livello mondiale della diffusione della droga e di un abbassamento del suo prezzo.
Nonostante queste evidente si continua ad intraprendere la via sbagliata.  Perche'?

sabato, 24 gennaio 2009 Le (benvenute) dimissioni di Monteverdi

Egregio direttore, le scrissi un tempo sull'inopportunita'di monteverdi alla sicurezza in una lettera mai pubblicata sull agazza, ma reperibile, credo, sul mio blog.
Non sono li, ma ho vinto una battaglia. La vita e' fatta di vittorie e sconfitte e il dolce non e'poi cosi'dolce senza l'amaro.
Un sereno pomeriggio

Storia economica di un fallimento premeditato: il proibizionismo. Capitolo 2, seconda parte


Ennesimo caso di corruzione politica e delle forze dell' ordine viene dal Guatemala. Nel Marzo 2010 Baltazar Gomez, capo della polizia guatemalteca, e Nelly Bonilla, zar antidroga, sono stati arrestati con l' accusa di essere coinvolti nel traffico di stupefacenti e complicità nell' omicidio di cinque agenti di polizia. L' arresto è successivo alla dichiarazione dell' ex viceministro degli interni Francisco Cuevas, secondo cui esisterebbero delle squadre della morte in seno alle forze di polizia. Un ricordo di triste memoria nazista. Il quotidiano Guatemala news richiede ora la legalizzazione degli stupefacenti, anche in seguito al precedente accaduto nel 2009 al allora capo della polizia Porfirio Perez sospeso e in seguito arrestato per essersi intascato diverse centinaia di migliaia di dollari sequestrati ai corrieri della droga. L' america osserva e timidamente risponde per voce di Frank O Mora, del Dipartimento di Stato statunitense per gli Affari esteri dell'Emisfero Occidentale , che risponde impacciatamente di “conseguenza imprevista della guerra alla droga nelle americhe”. Forse con imbarazzo, il portavoce americano, informa che, a seguito della crisi economica e delle guerre in iraq e afganistan il dipartimento non ha le risorse per investire in programmi di guerra alla droga in america centrale alla stregua dei miliardi di dollariche ogni anno vengono dati alle autorità colombiane e messicane. Siamo sicuri che sarebbro soldi ben impiegati?
Sfortunatamente il caso del Guatemala non è il primo e non è l' unico caso di corruzione da parte del narcotraffico e dai soldi che questo dispone. Secondo gli allarmi del dipartimento USA gli introiti derivanti dal narco traffico potrebbero influenzare i risultati delle elezioni presidenziali parlamentari e regionali che si terranno a maggio 2010 nelle filippine. Il dipartimento di stato americano, in seguito alla presentazione al congresso del rapporto annuale sul traffico di narcotici a livello globale, ha evidenziato come il traffico di droghe nelle filippine abbia un valore che oscilla tra i 6,5 e gli 8,5 miliardi di dollari l' anno. Le filippine sono diventate un paese produttore di droghe sintetiche le quali, sempre secondo il rapporto, sarebbero contrabbandate in Australia, Giappone Corea e Canada. Il rapporto USA non fa che da eco a quanto affermato dalla Philippine Drug Enforcement Agency, l'agenzia antidroga dell'arcipelago. Un ex generale con passato nei servizi segreti, Dionisio Santiago, ha dichiarato alla stampa internazionale di indicazioni di politici coinvolti a livello nazionale e locale nel traffico di droga, proteggendo e finanziando i contrabbandieri. L' ex militare continua affermando che il traffico di droga risulta più pericoloso per la stabilità del paese di quanto risultino esserlo le rivolte filoislamiche e filocomuniste che affliggono il paese da ormai 3 decenni.
Cambiando continente, passando dalle americhe all' europa, il più recente caso di presunta corruzione istituzionalizzata risulta in Montenegro. Secondo Nebojsa Medojevic, leader del partito di opposizione in montenegro, il premier Milo Djukanovic sarebbe al vertice di una piramide criminale che assicura copertura al latitante Darko Saric, il narcotrafficante in fuga, dalla fine di gennaio scorso, da un mandato di cattura internazionale spiccato a suo carico da Belgrado. Saric è ritenuto il cervello di un potente traffico internazionale di stupefacenti dal sud america all' europa: sulle tracce del narcotrafficante sono finiti gli inquirenti di mezzo mondo a seguito di un sequestro di 2 tonnellate di cocaina effettuato nel ottobre 2009 in un porto uruguaiano nell' ambito di una operazione denominata “Guerriero balcanico”. Medojevic dichiara di avere documentazione di pressioni esercitate dal premier montenegrino sui procuratori affinchè venissero ignorate le informazioni sul conto del sospetto narcotrafficante. Anche secondo l' antimafia serba, sembrerebbe palusibile che Saric si stia nascondendo entro i confini del montenegro.
Sempre sulle sponde più antiche dell' atlantico, per la precisione in Turchia, anche un nipote del premier turco Recep Tayyip Erdogan è stato arrestato per traffico di droga.Il figlio del fratello minore del premier turco sarebbe stato arrestato in seguito al sequestro, nell' ambito dell' operazione, di circa 50 kg di hashish.
Quanto più è spietata la lotta alla droga da parte della politica tanto più sono serie le minacce da parte dei narcotrafficanti qualora non riescano ad infiltrarsi nei gangli dell' amministrazione sociale. Così accade che in serbia Il presidente Boris Tadic, il ministro degli interni Ivica Dacic e altri massimi esponenti statali ricevono continue e serie minacce di morte da parte della criminalità organizzata.
Se in serbia ci si limita alle minacce, in Messico, dove non arriva la corruzione, arrivano le bande armate dei cartelli della droga. Se Ciudad Juarez è la città più pericolosa del messico, con la non incoraggiante statistica di 101 omicidi ogni 100mila abitanti, negli ultimi 3 anni, gli omicidi legati al narcotraffico in messico risultano più di 17000, ossia una media di 15 morti al giorno, mentre sono calcolate in oltre 40000 le vittime della violenza fra cartelli e forze dell' ordine da quando il presidente Felipe Calderon ha dichiarato la guerra alla droga in messico attraverso il dispiegamento di forze militari. L' agenzia di pubblica sicurezza del messico accusa la strategia antidroga degli stati uniti; i “danni imprevisti” da parte degli Stati Uniti, in Messico, riguardano il terrorismo che i cartelli della droga attuano per mettere in ginocchio le autorità locali e costringerle a scendere a patti. Spesso riuscendoci. Un esempio a riguardo è rappresentato dal maxi arresto di 124 poliziotti nello stato di Hidalgo per presunti legami con una banda criminale con l' accusa di avere dato protezione all' organizzazione e informato i suoi membri in cambio di denaro, di avere partecipato a sequestri estorsioni ed esecuzioni di affiliati di altre organizzazioni criminali nemiche.
Altra dimostrazione del potere di influenza del narcotraffico è data dalla rivista Forbes che, nel 2009, nella classifica «World's Most Powerful People» ha piazzato al 41 esimo posto il boss della droga messicano Joaquin Guzman.
Il potere che scaturisce dal traffico di droga può, però, essere sfruttato non solo dalle organizzazioni criminali. Risulta così inquietante che venga richiesta la condanna a 27 anni di carcere, formulata nei confronti del comandante dei ROS, imputato a Milano per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, peculato e falso. Secondo quanto ricostruito dall' accusa, il Comandante e gli altri imputati nel processo «creavano traffici di droga al fine di reprimerli usando le conoscenze investigative e strumentalizzando le risorse dell'Arma, inducendo i trafficanti a importare droga». Il comandante assieme ad un agente del SISDE rispondono tra l' altro di avere importato in Italia a bordo della motonave Bisanzio, salpata da Beirut e approdata a Ravenna il 9 dicembre 1993, "119 kalashnikov, 2 lanciamissili, 4 missili e munizioni", destinati alla malavita organizzata e venduti in cambio di soldi. Secondo gli inquirenti molti miliardi di lire sarebbero finiti nelle casse dei narcos colombiani e libanesi ai quali il nucleo dei Ros si rivolgeva per ordinare la droga da far arrivare ai trafficanti di fiducia in vista di operazioni presentate come blitz importanti contro la criminalità organizzata. Blitz che finivano con l'arresto di personaggi minori e il recupero solo di piccole quantità di droga.

19/12/2008

Egregio direttore, leggo la Gazzetta e in prima pagina trovo il titolo: "Droga, il vero cancro della città". Il nostro super-sindaco Vignali l' ha sparata grossa, soprattutto non sapendo di cosa parla e di come parlarne.
Usare termini forti per parlare di "droga" è controproducente. Sono ben due, infatti, gli studi recenti, condotti uno in Australia e uno negli USA, che criticano fortemente le campagne antidroga, addirittura arrivando a dimostrare come siano proprio questi spot ad indurre all' uso di stupefacenti.
Lo studio Australiano pubblicato sulla rivista Prevention Science, condotto da ricercatori della University of Western Australia su migliaia di adolescenti, arriva a sottolinerare come le pubblicita' progresso a forte impatto visivo che mostrano estreme conseguenze dell'abuso di droga, invece di allontanare i ragazzi dal consumo possono ottenere l'effetto opposto; perchè 'Le pubblicita' mostrano reazioni estreme al consumo di droga, con cui i ragazzi non si identificano, perche' le vedono troppo lontane dalla semplice sensazione di euforia associata alle prime volte', scrive David Erceg-Hurn, che ha guidato la ricerca. 'I teenager rifiutano il messaggio, che puo' diventare controproducente', aggiunge.
Allo stesso risultato è giunta una ricerca dell'Universita' della Pennsylvania, che ha effettuato la valutazione di una campagna di prevenzione organizzata dal governo Usa a colpi di spot tv. Lela Jacobsohn, la ricercatrice che ha condotto e presentato la ricerca, commissionata dal Nida (l'istituto nazionale Usa che si occupa di droga) nell'ambito di un seminario, organizzato a Roma dal Ministero della solidarieta' sociale, ha rilevato come secondo lo studio di valutazione, dopo cinque anni dall'inizio della campagna si sono registrati effetti boomerang sulle persone a cui era rivolta. Chi aveva visto piu' spot, infatti, mostrava un livello piu' basso di risultati: molti ragazzi esprimevano giudizi positivi sulla marijuana o addirittura avevano cominciato a consumarla.
Mi sentirei di dare un consiglio al sindaco: se vuole parlare di droga e ridurre davvero il fenomeno, che si informi.

16/12/2008

Civiltà 
Egregio direttore, ho letto la lettera riguardante "l' ordinanza anti-prostituzione" del sig. Federico e mi chiedo come sia possibile credere ancora nell' attuabilità di un simile provvedimento. Senza contare che l' ordinanza non vuole eliminare la prostituzione, ma solo "nasconderla" e spostarla dalle strade agli appartamenti. In somma una ordinanza in piena sintonia con l' idea di citta vetrina; tanto fumo e poco arrosto.
La prostituzione è un fenomeno del quale i cittadini devono prendere coscienza e tollerare. L' unico sistema per arginare e rendere sicura, per la città e per i cittadini, la manifestazione di questo fenomeno è l' apertura di "case di tolleranza" o quartieri a "luci rosse" istituzionalizzati.
Inciviltà

17/11/2008

Egregio direttore, si legge molto, in questi giorni, della bagarre tra destra e sinistra che si è creata attorno al, per ora da accertare, pestaggio ai danni di un ragazzo di colore da parte di forze della polizia municipale.
Sono stupito dall' atteggiamento sia della minoranza sia della maggiornaza facente parte della giunta comunale: la minoranza per l' incoerenza con attacchi che hanno chiaramente intento "elettorale"; la giunta per l' irresponsabilità.
Quello che è successo è grave e la responsabilità è tutta da ricercare nella politica di questa giunta. La finta "tolleranza zero" che il comune ha provato ad adottare per "due giorni", con le multe contro prostitute e clienti e il dispiegamento dei vigili anche in operazioni antidroga, sta avendo un triste epilogo.
Sarebbe ora che la giunta cambi rotta e un segnale forte arriverebbe dalle dimissioni dell' assessore all' (in)sicurezza Monteverdi. Sarebbe ora che il comune adotti una linea tollerante nei confronti della prostituzione adottando provvedimenti quali l' apertura di locali dedicati, come in Germania, o l' istituzione di quartieri a luci rosse, come in Olanda, provvedimenti di buon occhio anche all' interno dell' attuale maggioranza di governo.
Sarebbe anche utile l' istituzione di regole per una coltivazione di droghe leggere sotto autorizzazione comunale; a questo proposito, se un simile provvedimento fosse stato vigente e si tollerasse l' uso di stupefacenti leggeri, il "caso Bonsu" non si sarebbe mai verificato, considerato che è proprio in una operazione di "contrasto alla droga" che il caso è nato.

09/11/2008

Egregio direttore, nonostante la legge più repressiva d' Europa, l' Italia è riuscita a guadagnarsi l' "invidiabile" prima posizione nel consumo di cocaina e cannabis.
A distanza di ormai tre anni dall' introduzione del decreto Fini-Giovanardi (furtivamente e fugacemente approvato all' interno di normative riguardanti la sicurezza delle olimpiadi invernali!), la strategia di contrasto all' uso di stupefacenti adottata è deragliata drammaticamente. Parliamo per esempio delle rilevazioni atmosferiche di Roma, dalle quali sono emerse la presenza di tracce di cocaina nell' aria della capitale; o dalle rilevazioni di stupefacenti nelle acque del Po, che fanno rilevare consumi medi quotidiani "allucinanti"; o ancora dell' aumento dei decessi per overdose in Italia.
Mi porgo alcune domande alla luce di queste evidenze; possibile che la gente comune non si renda conto della inutilità di queste politiche e della loro pericolosità? Come può essere stata rinnovata la fiducia del governo a Giovanardi nel contrasto sugli stupefacenti dopo il disastro che il suo dannosissimo decreto ha causato? Perchè la società non inizia ad interrogarsi seriamente sulla possibilità di intraprendere nuove strade per contrastare un fenomeno ineliminabile?
E' una illusione sperare di eliminare la droga con la proibizione.

Storia economica di un fallimento premeditato: il proibizionismo. Capitolo 2, prima parte

Politica, forze dell' ordine, narcotraffico e corruzione


Tra gli argomenti che la stampa evita o dei quali si tratta marginalmente ci sono le relazioni che legano narcotrafficanti, mondo politico e forze dell' ordine.
Fatta eccezione per alcuni importanti testate giornalistiche internazionali, il tema droga non è mai trattato, specialmente dalla stampa italiana, in maniera aggregata. Si parla di spacciatori, si parla di politica corrotta, non si tratta la relazione sconvolgente tra narcotraffico e politica.Secondo dati di confcommercio, in Italia, la malavita ha un giro di affari di circa 130 miliardi di euro. La cifra è ovviamente una stima. Il profitto delle malavite italiane si aggira attorno ai 70 miliardi di euro. I proventi dal traffico di droga rappresentano “il profitto” della malavita italiana: sempre confcommercio stima in 60 miliardi i proventi dal traffico di stupefacenti illegali. Significa che se le sostanze illegali fossero tassate e regolamentate, la malvita si vedrebbe ridotto del 85% il proprio gfatturato. Potrebbe esserci un modo migliore per ridurre l' influenza economica della malavita in Italia, per esempio destinando più fondi alle forze dell' ordine? La manovra finanziaria di bilancio italiana nel 2009 è stata di 13 miliardi, quella 2010 di 9 miliardi di cui 1,2 miliardi stanziati per la giustizia, 750 milioni per sanità e missioni di pace, 500 milioni per le carceri. Questi sarebbero i numeri con i quali si vorrebbe combattere la diffusione di stupefacenti?
Un aricolo presentato sul wall street journal il 23 febbraio 2009 intitola “The War on Drugs Is a Failure. We should focus instead on reducing harm to users and on tackling organized crime”.
L' articolo è firmato, FERNANDO HENRIQUE CARDOSO, CéSAR GAVIRIA and ERNESTO ZEDILLO.
Fernando Cardoso è stato 2 volte presidente del brasile, eletto nel 1995 e nel 2003. Cesar Gavria presidente della colombia dal 1990 al 1994. Ernesto Zedillo è stato presidente del messico dal 1 dicembre 1994 al 1 dicembre 2000.
La guerra alla droga ha fallito: i tre ex presidenti chiedono la revisione delle politiche ispirate dagli stati uniti alla luce dell crescente livello di violenza e corruzione associata al traffico di narcotici. L' allarmante potere dei cartelli della droga, continuano gli ex presidenti, sta conducendo ad una criminalizzazione della politica e ad una politicizzazione del crimine. Il primo passo alla ricerca di soluzioni alternative è la conoscenza delle disastrose conseguenze delle politiche correnti. In secondo luogo dobbiamo abbattere il taboo che inibisce il pubblico dibattito sulle sostanze stupefacenti nelle nostre società.
La conclusione dei tre ex presidenti sud americani è di facile corroborazione. Come sotto il proibizionismo sugli alcolici, alcapone riuscì a corrompere sindaco, comune e forze dell' ordine con i soldi proventi dei traffici illeciti sugli alcolici, così la storia si sta ripetendo a livello globale in sud america con i cartelli della droga, in afghanistan con i produttori di oppio, in Italia con la malavita del mezzogiorno. Il meccanismo di creazione di montagne di denaro illecito è semplice: le sostanze illegali diventano altamente remunerative a causa della mancanza di controllo da parte dello stato e di assenza di tassazione. Risulta così difficile stabilire l' effettiva dimensione del fenomeno(come dimostrano i dati contestati pubblicati dalle nazioni unite) e il più efficace e corretto approccio per ridurre la dimensione del fenomeno della diffusione di stupefacenti. Come si possono stanziare soldi pubblici per affrontare un tema del quale non ci sono fonti attendibili se non stime spesso valutate per difetto? Così anche le politiche sugli stupefacenti vengono calibrate per difetto.
L' enorme massa di denaro che i traffici illegali fanno girare, sono i primi soldi che finiscono nelle tasche della politica corrotta. E' interessante notare la correlazione positiva tra aumento di produzione di stupefacenti e aumento del tasso di corruzione nelle nazioni. Si veda per esempio il caso Afgano dove dall' insediamento delle forze delle nazioni unite è aumentata la produzione di droga e contestualmente si è assistito ad un aumento della corruzione nella nazione fino ad assumere rilevanza internazionale.

23/08/08

Egregio direttore, leggo e condivido la lettera pubblicata il ventidue Agosto del signor Angelo Martelli in merito alla creazione di quartieri a luci rosse. Vorrei aggiungere un breve appunto sulla questione "multe" accennata dal signor Martelli. Le multe che attualmente in Italia alcune giunte comunali ipocrite stanno applicando per combattere la prostituzione, non sono poi così laute da interessare le casse comunali se si confrontassero con le possibilità che una tassazione e una gestione dei locali per la prostituzione potrebbero generare. Le multe sono saltuarie, le entrate per l' affitto di locali comunali e la tassazione per le "prestazioni di piacere" sarebbero costanti e abbondanti. L' urgenza di cambiare è dettata dalla sicurezza, l' ordine e la salute pubblica e gli amministratori comunali se ne devono fare carico in maniera responsabile, non con provvedimenti inutili e inefficaci come queste multe.

10/08/08

Egregio direttore, l' estate dei bollenti spiriti a Parma viene raffreddata dalle retate notturne a caccia delle prostitute. Nonostante i numerosi pareri favorevoli, a partire da quello del ministro Maroni, all' apertura di quartieri a luci rosse, si continua sulla strada delle strategie inefficaci e dispendiose.
La giunta dovrebbe farsi promotorice dell' apertura di quartieri a luci rosse o case di tolleranza gestite dal comune, con contratti che prevedano chiare e semplici norme di locazione e di controlli sanitari per l' affidamento dei locali. Si risolverebbero così sia i pericoli che possono essere causati dalla prostituzione da strada, sia la possibilità di "danni collaterali" legati all' assenza di assistenza infermieristica. Il tutto andrebbe tassato;i soldi attualmente gestiti dal crimine sarebbero così spendibili in opere di utilità sociale. Le entrate che che un simile procedimento garantirebbe sarebbero sicuramente maggiori delle "quattro multe" che ad oggi sono state emesse e che non hanno minimamente scalfito questo mercato di donne. Invece si spendono soldi in operazioni di facciata che non risolvono il problema. Forti con i deboli (prostitute e clienti) e deboli con i forti (la criminalità) per non risolvere nulla. Complimenti.

Tagliato il pezzo in verde.

In data 22/08/08 è stata pubblicata una lettera in favore dei quartieri a luci rosse dove forse si fa riferimento ai miei scritti. Ho appoggiato e sostenuto con una lettera lo scrittore.

04/08/2008

Egregio direttore, continuano gli arresti per droga e continuano a circolare gli stupefacenti, come prima più di prima. Decisamente sensazionalistici e accattivanti sono i titoli che spesso si leggono sulla Gazzetta; poco incisive o totalmente assenti sono le riflessioni sull' efficacia del contrasto del traffico di stupefacenti delle attuali politiche governative, i cui risultati sono palesemente fallimentari.
Mentre in Italia non si apre alcun dibattito sulla possibilità di depenalizzare o legalizzare quantomeno le droghe leggere, in America i repubblicani in congresso chiedono la legalizzazione della marijuana; ai membri della commissione salute del Parlamento neozelandese e' stato chiesto di legalizzare il consumo terapeutico della cannabis; in Argentina si pensa di depenalizzare il consumo di stupefacenti, soprattutto in seguito ai risultati di una legge sulle droghe che da vent'anni penalizza il possesso per consumo senza che si sia conseguita una riduzione dell'abuso di sostanze psicotrope. In Canada, un sentenza di Maggio della corte suprema, salva la narcosala di Vancouver in quanto "riduce i rischi di overdose e infezioni, fornendo consulenze ai tossicodipendenti, arrivando anche alla disintossicazione".Dopo Vancouver, anche Montreal, Quebec, avra' un luogo simile e ne sono previsti altri in tutta la provincia. In Quebec ci sono circa 800 luoghi per la distribuzione delle siringhe e non si contano le vite salvate da queste strutture sanitarie.
In Italia non si può neppure parlare di safe-injection room come strumento di prevenzione di malattie e di contrasto efficace alla microcriminalità e uscendo di casa trovo le siringhe sotto il portone e l' annuncio di morti per droga sui quotidiani nazionali e regionali. Un dibattito su un cambio di rotta a cento ottanta gradi delle politiche di contrasto al uso di stupefacenti è urgente.

Storia economica di un fallimento premeditato: il proibizionismo. Capitolo 1, terza parte


Sfortunatamente, la realtà dei due esempi citati, sembrerebbe contrastare profondamente con l' ipotesì di maturità delle masse, o con il principio secondo cui la minaccia della libertà come strumento di coercizione a comportamenti individuali autolesionistici possa funzionare. La libertà è infatti un concetto individuale; la libertà di scelta del singolo èprevede anche la possibilità di “sbagliare consapevolmente” ed è alla base del principio di autodeterminazione del singolo.
Alla luce di questi esempi è lecito domandarsi se la proibizione sia stata effettuata nella “maniera sbagliata”, per non escludere che effettivamente proibire sia la soluzione migliore per affrontare determinate sfide. La storia è piena di altri casi di proibizione e forse l' indagine cronologica di altri esempi, può essere utile ad individuare modelli di proibizione efficaci nella riduzione di comportamenti socialmente sconvenienti.
Da quando il proibizionismo sull' alcol è terminato, si è aperta l' era del proibizionismo moderno, la guerra totale alla “droga”, sancita ufficialmente dal presidente americano Richard Nixon nel 1971, quando dichiarò l' abuso di droga il “nemico pubblico n1 dell' america”.
L' era del proibizionismo moderno si è aperta con l' approvazione, nel 1937, del marijuana tax act, negli stati uniti d' america. Nel frattempo, sull' altra sponda dell' Oceano atlantico, ascendeva al potere il partito nazional socialista Hitleriano. Come Hitler ebbe in Goebbels il ministro della propoaganda dell' ideologia nazional socialista, così negli Stati Uniti, il proibizionismo trovò in Harry Jacob Anslinger il portavoce di questa nuova ideologia che avrebbe dovuto incrementare le entrate dell' ufficio del “ neo ministro della propaganda proibizionista”, preposto al controllo delle sostanze illecite.
Fino al 1937, la canapa era conosciuta come tale. Era un materiale dai più diversi impieghi industriali; l' utilizzo della canapa poteva essere impiegato nell' industria tessile, quanto editoriale, cosmetica e farmaceutica, non ultima come fonte di energia alternativa al petrolio. La Ford, costruì una macchina interamente in canapa ad alimentazione di combustibile vegetale prodotto dalla canapa. La cannabis era ampliamente utilizzata in medicina contro nausea, vomito, anoressia, cachessia, disordini del movimento, asma.
Come l' oppio fu proibito per motivi di ordine economico e sociale in cina, così come l' alcol venne bandito per un richiamo alla morigeratezza dei costumi, così fu proibita la canapa per motivi industriali. La nascente industria petrol chimica vedeva nella canapa il maggior concorrente nella corsa al profitto. Dal petrolio era possibile sintetizzare diverse forme di molecole brevettabili e dai più disparati impieghi. Si veda il Nylon nel tessile, il petrolato ( o più comunemente chiamato vaselina) per la produzione di cosmetici o impiegato nell' industria farmaceutica per la produzione di pomate. Gli scarti della produzione del petrolio potevano essere impiegati in un numero così vasto di settori ed essere brevettabili dallo scopritore , che non vi era ragione economica per lasciare che una pianta potesse rovinare i piani industriali e l' ascesa economica dell' industria petrolifera. A proposito di ciò si attribuisce al magnate dell' industra Rockfeller una curiosa e ambigua citazione: "perchè violentare la natura tagliando la canapa, c'è il petrolio".
La cannabis è ormai vietata negli stati uniti d' america dal 1936. Sono passati 74 anni. Se le “brevi esperienze” cinese per l' oppio e americana sull' alcol non avessero potuto dimostrare la loro efficacia solo perchè impiegate per troppo tempo, il proibizionismo sulla canapa, se efficace nel diminuire l' utilizzo dello stupefacente illegale, potrebbe confermare la tesi che la proibizione può ridurre il consumo e la diffusione di stupefacenti.
Al tempo dell'introduzione della proibizione dell' uso “ludico” della cannabis, nel 1936, questa sostanza era un fenomeno marginale che toccava solamente ispanici e popolazione di colore. Quale è la situazione oggi? Secondo un report , del 2006, effettuato da DrugScience.org, la coltivazione della cannabis è la maggiore coltivazione per fatturato in america. E' stimato un raccolto dal valore stimato attorno ai 35.8 miliardi di dollari all' anno e il valore da strada è addirittura superiore. Nella sola california il valore stimato del raccolto di cannabis si aggira attorno a 1,5 miliardi di dollari. Alla luce di questi dati sembrerebbe che neppure il tempo dia ragione alla causa proibizionista. L' articolo fu pubblidato sulla rivista britannica The Indipendent, sulla stampa italiana non ne fu rilevata traccia.
Probabilmente, come si propagandò negli ultimi anni del proibizionismo sull' alcol, i metodi utilizzati sono troppo leggeri. Nonostante gli sforzi impiegati e la politica di zero tollerance gli stati uniti dovetero tornare a legalizzare l' alcol. Ci sono nazioni che impiegano metodi ancora più duri degli stati uniti degli anni '30 per ridurre la diffusione dell' uso di stupefacenti?
In medio oriente e asia le politiche di contrasto sugli stupefacenti sono le più dure applicate e tra le pene inflitte per il traffico di droga risulta la pena di morte. Nonostante le numerose esecuzioni in Iran, arabia saudita e cina, la droga circola e la cina non ha mai smesso di essere produttore di oppio dalla fine del 17esimo secolo.
Alla luce delle evidenze storiche, i motivi che realmente giustificano la proibizione sulle droghe , sembrano sempre essere altri rispetto alla reale efficacia di queste politiche nel contrasto della diffusione dell' uso di stupefacenti illegali.
Questi esempi nazionali di proibizione, potrebbero dunque essere fallimentari per il mancato coordinamento sovranazionale di una politica volta al contrasto della diffusione delle droghe a livello planetario. Eppure non è così.
Nel 1961 il portavoce della guerra alla cannbis negli stati uniti, Harry J. Anslinger, come rappresentante americano della commisione ONU sulle sostanze stupefacenti impose il proibizionismo sugli attuali stupefacenti illegali a livello globale. Negli stati uniti, il risultato, a 40 anni di distanza, è stato l' aumento della produzione e del valore del raccolto di cannabis. Il traffico di cannabis è stimato essere il 60% del valore della produzione del narco traffico messicano, il cui mercato di sbocco principale, sono diventati gli stati uniti d' america. Il messico è diventato il principale crocevia del traffico di cocaina dal sud america al nord america.
Sempre parlando di politiche internazionali per contrastare la diffusione di stupefacenti, nel 1998, a new york, si celebrò la sessione speciale sulle droghe dell' assemblea generale dell Onu, per valutare l' impatto delle politiche di lotta agli stupefacenti in vigore dal 1961. In quell' occasione il governo statunitense era riuscito ad imporre la propria volontà di prolungare la guerra mondiale alla droga per altri 10 anni, con l' esplicito obbiettivo di “eliminare o ridurre sensibilmente produzione, commercio e traffico di sostanze psicotrope nel mondo”. La verifica decennale fu rimandata di un anno, dal 2008 al 2009. Infatti, a ben guardare le statistiche e le cifre dei report annuali sulla produzione e diffusione del consumo di droga, risultò lampante il totale fallimento di questa strategia. Per citare alcuni dei risultati (a dire il vero non proprio positivi) della posizione delle nazioni unite, basti prendere in considerazione, l' esempio forse più significativo di come la militarizzazione di uno stato abbia non solo non impedito l' aumento della prodizione di stiupefacenti, ma la abbia addirittura incrementata.
La guerra in Afghanistan contro i “terroristi” talebani, la cui maggiore fonte di finanziamento per l' attività terroristica risulta essere proprio il traffico di droga, è stata l' emblema del fallimento della repressione militare della diffusione dell' oppio nel mondo. A seguito della occupazione militare, la produzione di oppio ha registrato picchi nella produzione del papavero.
In un rapporto dalla Giunta internazionale per il controllo degli stupefacenti (INCB) del 2006 è stato stimato che nell'anno 2005 la produzione illegale di oppio in Afghanistan abbia superato le 6.100 tonnellate - un incremento del 50% rispetto al 2005. La totalità del raccolto è impiegata nella produzione di eroina pari al 93% delle produzione mondiale per un totale stimato intorno a 2,7 miliardi di dollari per il solo 2006.
L’Ufficio per le droghe e il crimine delle Nazioni unite (UNODC) di Vienna, riporta che nel 2006, in Afghanistan, la superficie, dedicata alla coltura illecita del papavero ha raggiunto la superficie record di 165.000 ettari, registrando un incremento del 59% rispetto al 2005 e un aumento maggiore del doppio di quanto registrato nel 2003. Le autorità afgane riportano che le aree in cui le colture illecite di papavero sono state eradicate dai governatori locali, pari a 5000 ettari nel 2005, è triplicata per il 2006 (15.300) e che questa rappresenta poco meno del 10% della superficie totale dedicata alla produzione dell’oppio. Il giro d’affari mondiale generato dall’eroina afgana viene stimato tra i 400 e i 500 miliardi di dollari mentre è impossibile quantificare quale sia l’ammontare che interessa attività di riciclaggio di danaro che le Nazioni unite stesse ritengono interessare tra il 3 e il 5% del commercio globale (tra i 590 e i 1500 miliardi di dollari).
Nel 2007 i dati non furono migliori; la produzione di oppio in Afghanistan crebbe in un anno del 34% arrivando a 8.200 tonnellate. Lo rivela un rapporto dell'Ufficio Onu contro la droga e il crimine (Unodc) che definisce "spaventosi" i livelli raggiunti. Il rapporto evidenzia come l'estensione delle piantagioni sia cresciuta dal 2006 al 2007 del 17%, pari a 193.000 ettari, rispetto ai 165.000 del anno precendete con una produzione media di 42,5 kg per ettaro nel 2007, contro i 37 kg del 2006.
"L'Afghanistan può praticamente considerarsi l'esclusivo fornitore mondiale di oppio: oggi la sua produzione copre il 96% del mercato mondiale degli oppiacei" - commentò Antonio Maria Costa, Direttore dell'Unodc sottolineando che "escludendo la Cina nel XIX secolo, nessun altro paese ha mai prodotto narcotici a un tale livello". Dall' occupazione militare, l' afghanistan ha consolidato la propria leadership nella produzione mondiale di oppio.
I danni della strategia dell ONU non si sono così dispiegati solo in campo sociale (attraverso il mancato raggiungimento degli obbiettivi posti e dai danni causati dalla guerra), ma anche in campo ambientale. Tornando in sud america, l' impiego dell' esercito finalizzato alla eradicazione delle piantagioni di coca attraverso l' uso di diserbanti chimici, ha minato la flora e la fauna delle zone agricole degli altipiani colombiani, le zone agricole e con esse lo sviluppo economico e sociale di quelle zone senza scalfire minimamente il traffico e la produzine di piante da coca. I narcotrafficanti per garantirsi il proseguimento delle loro attività hanno semplicemente spostato le piantagioni dalla colombia alle nazioni confinanti, come la bolivia e il venezuela.
Secondo i dati riportati dal dipartimento della pubblica sicurezza – direzione centrale per i servizi antidroga del ministero dell' interno, nel 2004, l' area globale coltivata a coca in colombia perù e bolivia è aumentata del 3% passando a 158000 ettari dai 153.800 del 2003. La produzione era stata valutata in 687 tonnellate per il 2004 rispetto alle 674 tonnellate del 2003. Il rapporto cita che i progressi conseguiti, a partire dal 1995 sotto pressione degli stati uniti, dalla attività di eradicazione effettuata da parte delle forze governative nella regione andina nell' arginare le coltivazioni di piante di coca non sembrano avere avuto un impatto significativo sulla disponibilità della cocaina a livello globale. Se nel 2004 la superficie coltivata in colombia ha subito un calo del 7% e la produzione di cocaina colombiana e scesa dell' 11%, Si è assistito ad un aumento dei terreni coltivati in bolivia pari all' 8% e la produzione di cocaina e cresciuta del 35% tra il 2003 e il 2004. In perùL' area coltivata a coca è aumentata del 14% dal 2003 al 2004, pasando da 44.200 ettari a 50300; la produzione di coca è aumentata del 23% passando da 155 tonnelate nel 2003 a 190 nel 2004. E' utile affermare che secondo i dati UNDOC datati 2006 se nel 1994 in perù si coltivavano 435 tonnellate di coca, in colombia 201 e in bolivia 255, a distanza di 10 anni a fronte di una diminuzionedella produzione in perù e bolivia, rispettivamente 190 tonnellate e 107 tonnellate, è aumentato significativamente la produzione in colombia a 390 tonnellate, zona maggiormente colpita dalle politiche di eradicazione.
Questi numeri però sembrerebbero nascondere i dati reali sul traffico di cocaina. Questa è la denuncia della associazione italiana antimafia Libera. Spiega, l'associazione italiana,che l' undoc stimò per il 2004 una produzione di 649 tonnellate di cocaina. Secondo i dati raccolti dalle forze di polizia e militari impegnate in colombia contro la produzione di stupefacenti in un solo mese furono scoperti
311 laboratori di raffinazione; per 152 di essi le autorità hanno stimato una produzione complessiva di 600 tonnellate, mentre per le altre non hanno formulato una stima, ma, sottolinea Libera, a voler fare una valutazione decisamente riduttiva, si puó parlare di almeno di altre 200 tonnellate. Insomma, conclude l'organizzazione, la sproporzione tra i numeri forniti dalle Nazioni unite e quelli stimati dalle forze di polizia è estremamente evidente.
Redatto nel dicembre 2005, il rapporto “plan Colombia-elements for success" redatto da una commissione di indagine del senato usa, ammetteva la probabilità che le cose non fossero poi andate così bene. La relazione affermava che "La mancanza di prove evidenti nei progressi documentati nella guerra contro la droga e nella neutralizzazione dei paramilitari è sconcertanti", afferma il report, spiegando che "nel 2005 le eradicazioni hanno raggiunto i 196.000 ettari. Ció nonostante la cocaina sequestrata nel 2004 è quasi triplicata e si prevede che sarà ancora maggiore nel 2005. Nel frattempo la Colombia continua a fornire il 90% della cocaina che giunge negli Stati Uniti". Tra i firmatari della relazione è utile notare le firme del ex candidato alla presidenza democratico John Kerry e dall'appena insediato presidente degli Stati Uniti, Barack Obama.

11/06/08

Egregio
direttore, ho trovato molto interessante il "botta e risposta", a proposito di
quello che è il fenomeno droga e tossicodipendenza, tra Villani e Motta.
Peccato che entrambi non siano usciti dai soliti luoghi comuni e si sia caduti
come al solito nel "politicamente corretto", nascondendo la verità.
Se Villani
ha dimostrato di non sapere di cosa parla, la Motta ha dimostrato di non avere
il coraggio neccessario per dire quello che andava detto: proibire è inutile e
dannoso. Non solo; la Motta ha affermato che leggi permissive non hanno frenato
la diffusione del consumo di stupefacenti. Se le falisità me le potevo
aspettare da Villani, aspettativa puntualmente confermata, non mi aspettavo una
simile assurdità dalla Motta. La tolleranza e leggi che assecondano i costumi
acquisiti, sono le uniche leggi che possono permettere il rientro dall'
emergenza droga, come dimostrano tutti gli esempi europei di contrasto alla
diffusione di stupefacenti attraverso la comprensione (Svizzera, Spagna,
Olanda, Germania). Addirittura in Olanda i tassi di diffusione degli
stupefacenti illegali è tra i più bassi in Europa nonostante la legislazione
più "permissiva" del continente.
E' un vero peccato che ai politici piacciano
le falsità.

In realtà la lettera era indirizzata all' assessore Mozzoni, non all' on Motta alla quale colgo nuovamente l' occasione per porgerle le mie scuse per l' errore.

07/06/2008

Egregio direttore, si continua a parlare di droga, come dimostra l' intervento del sig. Luigi Villani, ma, come al solito, a sproposito.
Ho letto con interesse dell' "attento osservatore" Agnetti e dei commenti che Villani riserva agli scritti del "critico acuto". Peccato che quello che ne emerga sembra solo demagogia e falsità.
Trovo infatti interessante come ad un "attento osservatore" sia sfuggita la particolare situazione sociale e legislativa italiana; siamo infatti giunti alla attuale situazione di "emergenza droga", dove la diffusione di attività legate al consumo di stupefacenti fiorisce, in barba a leggi ultra proibizioniste e ad una politica intollerante che va avanti da trent' anni (30!). Se siamo giunti a questo punto lo si deve solo all' intollernaza, irresponsabilità politica di destra e sinistra e all' ignoranza espressa dalla facile demagogia.
La tolleranza delle stanze del buco, ad esempio, ha avuto ottimi risultati in campo preventivo e di contrasto all' uso di oppiacei in molti paesi occidentali, dalla Svizzera alla Spagna, dalla Germania all' Olanda fino al Canada. Ovviamente in Italia si è scelta la strada opposta e in seguito all' approvazione del decreto farsa Fini Giovanardi i morti per droga sono aumentati, come rilevano gli ultimi dati diramati dalla polizia di stato.
L' irresponsabilità politica è un altra delle cause dell' attuale emergenza droga ed è strettamente connessa all' ignoranza diffusa riguardo la reale dannosità degli stupefacenti. Affermare infatti che le droghe sono tutte uguali annulla la percezione del rischio derivante dall' assunzione delle diverse sostanze. La dipendenza da eroina non è paragonabile a quella da cocaina, come quella da alcol non è paragonabile a quella da tabacco. Anche la mortalità delle sostanze e differente. Infatti delle quattro droghe citate, le due legali uccidono più di cento mila (100.000) persone all' anno, secondo gli ultimi dati del istituto superiore della sanità, mentre quelle illegati nel 2007 hanno causato circa cinquecento ottanta morti (580), secondo i dati della polizia di stato italiana pubblicati nella relazione annuale della Direzione centrale servizi antidroga. A fronte di questi dati come ha deciso di muoversi il governo? La risposta ci arriva dal attuale ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali: ha affermato, infatti, che "Il mantenimento del Fondo comunitario del tabacco per ulteriori quattro anni rispetto all'attuale limite fissato per il 2009 costituisce una priorita' per la tabacchicoltura italiana".
L' ultima causa che ho citato come fonte delle attuali problematiche che emrgono dal problema droga, riguarda la facile demagogia. E' infatti semplicistico e facile affermare come possa essere utile usare disincentivi penali per contrastare la droga, se al contempo non si ricorda anche che questa strategia ha fatto esplodere il consumo oggi. A riguardo, il rapporto 2007 dell'Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze (Oedt) afferma che l' Europa, per quanto riguarda la diffusione di massa della cocaina, delle amfetamine e della cannabis, sembra ancora "star meglio" del Nord America e questo— sostengono gli esperti dell'Oedt — può essere attribuito alle politiche di riduzione del danno (legalizzazione delle cosiddette «droghe leggere», ambulatori e nuclei mobili che distribuiscono siringhe sterili, terapie al metadone, ecc.), cioè a quelle politiche che negli Usa non vengono praticate.
Condivido, dell' opinione di Villani, solo la neccessità di una maggiore senso di responsabilità. Responsabilità che non traspare mai dalle parole di nessuna istituzione italiana.

Storia economica di un fallimento premeditato: il proibizionismo. Capitolo 1, seconda parte

Come prima guerra alla droga, i risultati che i “proibizionisti” cinesi avevano auspicato non sembrano essere stati ottenuti; anzi i problemi della semplice diffusione di stupefacenti tra la popolazione sono stati ampiamente aggravati dalla cessione della sovranità imperiale cinese alle potenze colonizzatrici occidentali. L' importazione di oppio dall' india britannica in cina finì solamente quando l 'impero asiatico sviluppo una propria produzione interna nel 1890.
Secondo e molto conosciuto esperimento di proibizione nella moderna storia della civiltà, è quello adottato negli stati uniti d' america nel periodo fra il 1919 e il 1933. In questo periodo tramite il XVIII emendamento e il Volstead Act, entrati in vigore nel 1920, negli stati uniti si dichiarò ufficialmente la proibizione della fabbricazione, vendita importazione e trasportodi alcolici.
Il “noble experiment” come viene ricordato, nacque sotto le forti pressioni di gruppi fortemente moralisti e fondamentalisti. Per dare una idea della estremità delle posizioni assunte la "New York Society for the Suppression of Vice" , una di queste “società di temperanza”, riuscì a fare bandire L' Ulisse, l' opera di james joyce, dagli stati uniti, in quanto il protagonista si masturbava nel corso della storia. Questa società riusci a proibire la spedizione tramite posta di stampe erotiche di qualsivoglia genere. Nell' era del porno on-line queste sembrano storie di altri mondi, ma accadde solo 90 anni fa.
I risultati della proibizione sugli alcolici non furono felici: le persone che vollero continuare a bere, continuarono, pagando prezzi più alti di quanto il vecchio mercato legale poteva fornire. Ciò permise la nascita del contrabbando transfrontaliero tra messico e stati uniti, canada e stati della confederazione. La qualità degli alcolici distribuiti calò per effetto della volontà dell' industria illegale di aumentare il proprio margine sui profitti illeciti e si assistette alla nascita del gangsterismo.
Il nome di Al Capone è infatti giunto fino ai giorni nostri proprio in seguito alla dichiarazione di illegalità degli alcolici, che permise al gangster di accumulare una ingente fortuna economica dal traffico illegale del alcol. Nel 1929 si inasprì la battaglia sugli alcolici, stabilendo pene detentive anche per i consumatori di alcol. Inizio così il periodo più repressivo nei confronti del neo stupefacente illegale: la “tolleranza zero” vide nelle operazioni di facciata, quali frequenti conflitti a fuoco tra forze dell' ordine e bande criminali e bande criminali stesse, l' esempio più drammatico dell' impotenza della proibizione su un costume sociale. Vi furono molte vittime in questa guerra all' alcol, tra le forze di polizia tanto quanto tra civili inermi, ai quali serviva poco, in regime ultra repressivo, per finire sotto i proiettili della polizia. Sotto il presidente Hoover, la commissione Wickersham si occupò della documentazione dei “risultati della proibizione” tra cui i casi di vittime civili. Solo con l' elezione del presidente Roosvelt nel 1933 venne sancita la fine del proibizionismo, l' alcol venne legalizzato e regolarmente tassato e le entrate del governo registrarono una fortissima impennata, senza contare i posti creati dalla “nuova industria” legale.
I proventi del traffico di alcolici erano così cospicui che servirono ad al capone nella promozione elettorale del allora candidato sindaco di chicago William "Big Bill" Hale Thompson, Jr e il controllo che costui poteva esercitare sul municipio e la polizia. La legalizzazione degli alcolici servì a ripristinare prima di tutto la legalità, ossia il potere della legge, che il proibizionismo avevava puritanamente abdicato in favore di un ideale di “morigeratezza dei costumi” inapplicabile nella realtà quotidiana, soprattutto non imponibile per legge sul singolo individuo.
L' esempio cinese, come quello americano, sebbene temporalmente e spazialmente distanti hanno parecchi punti in comune. In entrambi i casi si parte da un presupposto ideologico di eliminazione del problema semplicemente bandendolo. I risultati sono stati disastrosi in entrambi i casi. Sia in cina che in america, le nazioni sono state sovverchiate da forze economiche al di fuori del contesto legislativo statale, in cina con gli inglesi, negli stati uniti con i gangster. Le vittime di queste due guerre, sono state prima di tutto i cittadini normali, vittima di soprusi economici da parte delle potenze occidentali nel impero asiatico, vittime di vere e proprie angherie da parte di stato e organizzazioni criminali negli USA. In entrambi i casi le forze politiche non sono riuscite a contrastare il fenomeno, anzi ne sono risultate fagocitate. La cina a dovuto scrificare porti commerciali e dazi doganali nonchè la sovranità politica; analogamente in america i cittadini sono rimasti vittime di un sistema che corrompeva la politica in barba alle leggi federali risultando addirittura complici dei criminali.
Alla luce di questi esempi storici, noti ai più, ma dimenticati da molti, resta da chiedersi se il proibizionismo abbia fallito in questi due casi per ragioni non ben definite o se, proibire, possa rappresentare l' approccio più sbagliato per affrontare il problema della diffusione di comportamenti soggettivi. Perchè di fatto, l' uso di stupefacenti, è un problema che riguarda il singolo individuo che ne fa uso. Il proibizionismo, rendendo illegale un comportamento individuale, colpisce non la diffusione di droga, ma il consumatore. L' utilzzo della paura di sanzioni o pene severe come deterrente, per determinati comportamenti, non sembra essere efficace. Come un genitore con il proprio bambino, lo stato, si è dimostrato un papà severo che, con le minacce cerca di ammansire i propri figli. Se con i bambini, spesso , questo approccio non funziona, con le persone mature, dato il maggior grado di intelletto, si potrebbe presupporre che la minaccia possa risultare un buon deterrente; perchè una persona matura minacciata della privazione della libertà si dovrebbe comportare, incoerentemente, rischiandola? Questo è in genere il principio sul quale si basa la proibizione delle droghe.

Storia economica di un fallimento premeditato: il proibizionismo. Capitolo 1, prima parte

«Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità.»

Joseph Goebbels

Capitolo 1

Storie di proibizione
La proibizione sulle droghe, è storia più vecchia di quello che si possa credere e, farla risalire agli ultimi decenni del ventesimo secolo, può risultare riduttivo per una trattazione degli improbabili successi della proibizione e dei numerosi danni che i divieti sulla vendita, produzione ed uso delle sostanze stupefacenti hanno creato.
La civiltà sembra avere dimenticato la prima guerra alla droga moderna, che vide opposte due imperi economici; l' impero Cinese da una parte, cui guerra alla droga segnò l' inizio del declino, e l' Inghilterra dell' 1800, che permise all' occidente di aprirsi le porte del oriente.
Questa guerra, ricordata ormai solo nei libri di storia delle superiori e spesso trascurata, trovò contrapposti due imperi che, oggi, immemori delle guerre passate, si vedono impegnati nella repressione della droga con risultati decisamente scadenti. La guerra si svolse in due periodi distinti e vide impegnate Cina ed Inghilterra nel periodo tra il 1839 e il 1860.
Nel 1729, l' imperatore Yongzheng, sancì il divieto di vendita e di uso dell' oppio, data la crescente diffusione della sostanza, ma ne consentì l' importazione solo per uso medico.
A seguito del assunzione del controllo del Bengala nel 1757 da parte della corona brittannica, le potenze occidentali videro nel commercio d' oppio una opportunità economica che sarebbe potuta servire a bilanciare le forti importazioni di the, seta e porcellana che dall' asia finivano in europa e che creavano forti deficit commerciali.
In questo periodo il commercio d' oppio era fiorente e assicurò all' occidente, attraverso il controllo della produzione dello stupefacente da parte della Compagnia delle indie orientali il monopolio della produzione.
La prima guerra dell' oppio scoppiò nel 1839 e terminò il 1842 con il trattato di nanchino che vide la vittoria della potenza importatrice di “droga”, gli Inglesi, e l' imposizione delle loro condizioni: apertura di nuovi porti alle potenze occidentali, il libero accesso all' oppio e altri prodotti con basse tariffe doganali e la cessione di Hong Kong all' impero inglese. Iniziò da allora il declino del potere cinese . Si aprìrono per l' occidente le porte alla asia e le mire espansionistiche occidentali si concretizzarono nella seconda guerrda dell' oppio del 1856 che terminò con il trattato di pechino. In questa occasione si costrinse la cina a pagare un indennità più pesante rispetto alla precedente guerra e dovette aprire altri porti e garantire l' accesso e la libera circolazione a mercanti e missionari stranieri; le potenze occidentali ottennero anche l' esenzione doganale e il libero accesso alla rete fluviale.

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