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mercoledì 13 gennaio 2016

Della Vedova: «Ncd sappia che la depenalizzazione entrerà in Italia dalla porta principale»

Eleonora Martini
EDIZIONE DEL12.01.2016
PUBBLICATO11.1.2016, 23:59


Intervista. Parla il Radicale Benedetto Della Vedova, sottosegretario agli Affari esteri: «Il decreto legislativo riguarda solo le strutture autorizzate alla colvitazione della marijuana. E il no del centrodestra alla delega è solo un divieto pavloviano»


Sottosegretario Benedetto Della Vedova, con un Radicale come lei che guida l’intergruppo parlamentare per la cannabis legale, facciamo subito chiarezza: a chi si applica la depenalizzazione dei reati connessi alla coltivazione della marijuana contemplata nella delega parlamentare affidata nel 2014 al governo perché la trasformasse in legge entro il 17 gennaio 2016?

Si applica solo ai soggetti autorizzati alla coltivazione a scopo scientifico o per la produzione di farmaci. Pensiamo per esempio alle strutture dell’esercito dove è stato avviato il programma sperimentale per la produzione statale di cannabis terapeutica. Per affrontare il problema più generale del desolante panorama penitenziario, il parlamento intervenne trasformando l’eventuale violazione di alcune regole a cui l’autorizzazione è subordinata da reato penale in illecito amministrativo, con multe comunque fino a 30 mila euro. Non si tratta di una depenalizzazione complessiva.

Allora Gasparri, Forza Italia, Ncd, e tutta la destra che si oppone a questa depenalizzazione non hanno capito nulla?

È un riflesso pavloviano: di fronte alla sola parola depenalizzazione vedono rosso e partono con i proclami e i divieti. Ma in questo caso stanno sparando con la spingarda a un povero passerotto perché si tratta solo di una razionalizzazione del sistema penale che riguarda pochissimi soggetti autorizzati. Da un punto di vista politico rimane il problema che come si evocano diritti civili, parte fuoco di fila. Non so perché lo fanno: è un connotato, come direbbe Marco Pannella, da coalizione Fanfani-Almirante degli anni ’70.


È il centrodestra, l’area a cui lei è sempre stato più vicino…

Sì, ma il centrodestra che ha dimenticato in fretta la rivoluzione liberale e il garantismo, se non è applicato a Berlusconi (che pure io non disapprovo), quello di Bracardi: più galera per tutti. Perciò molti di noi se ne sono andati in tempi non sospetti. Ed è uno dei motivi per cui il governo fa fatica ad andare avanti nelle riforme strutturali del carcere e della giustizia.


Se il Cdm di venerdì prossimo non approvasse la norma, si troverebbero in difficoltà anche strutture come lo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze dove è avviata la produzione di Stato della cannabis terapeutica?

Che ci sia o meno, questo intervento non interferisce con le autorizzazioni già rilasciate o da dare. Si tratta solo di non gravare ulteriormente sul sistema penale impegnando magistrati, forze dell’ordine, giudici e avvocati.

Come per il reato di clandestinità, il governo si muove in base alla percezione comune e non su dati di realtà…

Chiunque fa politica e si misura con il consenso sa che l’emotività è uno degli elementi con cui bisogna fare i conti. Ma se l’obiettivo è trovare soluzioni allora bisogna avere il coraggio di affrontare le critiche e di fare le scelte che si ritengono giuste, nella convinzione che saranno i risultati a placare le preoccupazioni dell’opinione pubblica.

Il ministro Orlando dice che nel governo «è ancora in corso una valutazione sul testo». Secondo lei, alla fine, prevarrà la spinta liberale o quella bigotta?

Non so, perché spetta al Cdm decidere. Però voglio dire ai colleghi dell’Ncd che noi dell’intergruppo la legalizzazione la vogliamo portare in Italia attraverso la porta principale, cioè con il voto in parlamento. E con un grande dibattito pubblico, a cui stiamo lavorando, nel quale, svincolati da una logica di maggioranza e opposizione come è giusto che sia nell’ambito dei diritti, si confronteranno le ragioni dei proibizionisti e di chi, come noi, crede nella legalizzazione come strumento di sicurezza, di legalità fiscale e di lotta alle mafie. L’iter della legge è già iniziato alla Camera dove le commissioni Giustizia e Affari sociali stanno lavorando e continueranno a farlo, anche questa settimana.

Ma come è possibile che in un Paese in cui le forze dell’ordine dettano legge sul reato di tortura o sui codici identificativi, nessuno dia retta alla relazione dell’Antimafia che parla di «fallimento dell’azione repressiva» sullo spaccio e auspica una «depenalizzazione della materia»?

Io la vedo esattamente al contrario: 220 deputati e 70 senatori hanno firmato il pdl per la legalizzazione della cannabis e la liberalizzazione della coltivazione ad uso personale. Dobbiamo essere consapevoli che si sta andando con forza in quella direzione. Non dobbiamo farci condizionare dalle polemiche strumentali contro il governo: è evidente che la battaglia parlamentare si può vincere. E in termini di legalità, salute e bilancio pubblico sarebbe un passaggio rilevantissimo che per una volta l’Italia potrebbe fare prima degli altri. Perché che si arrivi alla legalizzazione della cannabis è certo, il problema è quando.

Della Vedova: «Ncd sappia che la depenalizzazione entrerà in Italia dalla porta principale»

domenica 15 novembre 2015

Depenalizzazione, su immigrazione clandestina e coltivazione cannabis vince Alfano. Solo multe per l’ingiuria

Il consiglio dei ministri ha approvato un decreto che riduce alcuni reati al rango di illeciti punti solo con sanzioni pecuniarie. Fuori dalla lista i due reati più delicati per l'Ncd e il disturbo del riposo. Dentro le scritture private falsificate e l'omesso versamento di contribuiti fino a 10mila euro annui. Il magistrato potrà stabilire anche una multa da versare all’erario


Ancora una volta, a indicare la strada al premier Matteo Renzi è stato Angelino Alfano. Il consiglio dei ministri, che aveva all’ordine del giorno anche la depenalizzazione di una serie di crimini “di nullo o scarso allarme sociale“, ha infatti escluso dalla lista esattamente i punti su cui il ministro dell’Interno e leader del Nuovo Centrodestra aveva storto il naso: il reato diclandestinità e quello di” mancato rispetto dell’autorizzazione per coltivazione di piante da cui ricavare sostanze stupefacenti“. Cioè la Cannabis. Troppo delicati per l’elettorato Ncd e troppo esposti all’opposizione della Lega e del resto del centrodestra. Tanto che proprio su quei due punti l’approvazione dei decreti, prevista per la scorsa settimana, si era arenata. Per sbloccare l’impasse, il governo ha deciso che entrambi i reati continueranno ad avere rilevanza penale.

L'articolo completo qui: Depenalizzazione, su immigrazione clandestina e coltivazione cannabis vince Alfano. Solo multe per l’ingiuria

domenica 1 novembre 2015

Incredibile in Friuli: Pd, Forza Italia, Lega e Ncd, tutti d’accordo per coltivare la cannabis

Ci sono particolari che fanno ben sperare per il futuro della canapa in Italia. Certo, il Friuli-Venezia Giulia forse non è rappresentativo per tutta Italia, vero anche che la cannabis terapeutica è politicamente più semplice da sostenere di quella “ludica”. Tutto giusto per carità, però il dato è comunque senza precedenti: all’assemblea regionale si parla della possibilità di chiedere a Roma l’autorizzazione per allestire una coltivazione di cannabis e tutti sono d’accordo.

DEBORA SERRACCHIANI: “LASCIATECI COLTIVARE LA CANNABIS”. A dare il via alla discussione era stata la Presidente della Regione (nonché vice-segretaria del PD) Debora Serracchiani: “Considero giusto e doveroso dal punto di vista morale e politico fare tutto il possibile affinché i farmaci più efficaci siano somministrati ai malati. Se tra questi c’è la cannabis, devono poterla avere senza spendere grandi somme o ricorrere al mercato illegale. C’è una legge che lo consente e va applicata. Stiamo valutando l’ipotesi di chiedere l’autorizzazione alla coltivazione, con tutti i parametri di sicurezza richiesti, e in questo senso vorrei sensibilizzare il Ministro della Salute”.

LEGA, NCD, FORZA ITALIA: TUTTI CON LA CANNABIS MEDICA. Affermazioni nette, che un tempo neanche troppo lontano avrebbero alzato una levata di scudi da parte di una buona metà dell’arco politico. Invece anche dalle opposizioni tutti d’accordo. Alessandro Colautti (Ncd, cioè il partito di Giovanardi): “sto lavorando personalmente, ho parlato con lo staff del ministro Lorenzin per sviluppare la coltivazione in Friuli, dove abbiamo aziende capaci di garantire il processo e sottrarre così i malati allo spaccio”. Rodolfo Ziberna (Forza Italia): “Sono favorevole a tutto ciò che migliora la qualità di vita del malato. È una terapia meno invasiva di altre, che non genera danni e assuefazione come nel caso degli oppiacei. Faremo il possibile per arrivare all’applicazione”. Barbara Zilli (Lega Nord): “Non può rimanere lettera morta una legge che favorisce cure naturali, atte ad alleviare il dolore in presenza di malattie gravi”.

QUANTO TEMPO E’ PASSATO DAL 2012!? Appena tre anni fa le regioni che approvavano leggi per l’accesso alle terapie mediche a base di cannabis si trovavano di fronte una vera battaglia da combattere. Prima a livello interno, dove il centro-destra era quasi sempre contrario (fece eccezione la Lega in Veneto, dove il governatore Zaia approvò una legge per la cannabis terapeutica) e poi nel governo nazionale. Il Consiglio dei Ministri (estate 2012) fece ricorso contro la normativa per la cannabis terapeutica approvata dalla Liguria, accusandola di invadere l’ambito legislativo dello Stato, mentre il governo Monti, tramite il Dpa (Dipartimento politiche antidroga), nel novembre 2012, fece ricorso contro la legge approvata dal Veneto.

RIMANGONO TANTI OSTACOLI, MA IL CLIMA E’ MIGLIORATO. Oggi rimangono ancora tanti ostacoli per garantire un accesso rapido, dignitoso ed economico alle cure a base di cannabis. Ostacoli di tipo politico, visto che ancora tante regioni non riconoscono il rimborso alle cure a base di cannabis, costringendo di fatto a rivolgersi agli spacciatori chi non è benestante, ma anche di tipo culturale, visto che ancora tanti (troppi!) medici – forse per ignoranza, o forse perché “convinti” dagli informatori delle case farmaceutiche – rifiutano di prescrivere i farmaci a base di cannabinoidi pur essendo tenuti a farlo. Rimangono ancora questi ed altri ostacoli, ma è comunque bello constatare come il clima sia cambiato in meglio in pochi anni. Anche in Italia.

Incredibile in Friuli: Pd, Forza Italia, Lega e Ncd, tutti d’accordo per coltivare la cannabis

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