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lunedì 16 marzo 2015

Cannabis, intesa bipartisan in Parlamento per legalizzazione

L’iniziativa è del sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova e ha riunito 45 deputati e senatori Pd, 5 del Movimento 5 Stelle, 7 del gruppo Misto, 1 di Forza Italia, 1 di Sel e 1 del gruppo Autonomie

Un intergruppo parlamentare per parlare della legalizzazione dei derivati della cannabis in Italia. L’idea è del sottosegretario agli esteri e senatore ex radicale Benedetto Della Vedova che ha già raccolto l’adesione di oltre 60 parlamentari di Pd, M5S, Psi e gruppo Misto. “Si tratta di adesioni bipartisan”, ha spiegato, “da parte di parlamentari di diversa estrazione politica. Ciò dimostra come anche in Italia un approccio pragmatico, ispirato a una rigorosa analisi costi/benefici, sia ormai sempre più diffuso sul piano politico-culturale e decisamente trasversale, non solo fuori ma anche dentro il Parlamento”.
L’obiettivo, dice Della Vedova, è quello di occuparsi del mercato della cannabis e nei prossimi giorni i parlamentari dovranno incontrarsi per cominciare a elaborare una proposta di legge per la legalizzazione. “Il problema”, ha scritto su Facebook il senatore, “non è più dichiararsi favorevole o contrario alla legalizzazione, piuttosto è regolare un mercato che è già libero. Occorre disciplinare, limitare e disincentivare l’uso delle droghe leggere, sul modello di quanto si fa per alcol e tabacco. Perché la repressione, finora, ha avuto costi altissimi. E non è servita a contenere i consumi di hashish e marijuana”.
Questa la lista dei parlamentari che hanno dato la loro disponibilità:
45 parlamentari del Partito democratico (Agostini Roberta, Albanella Luisella, Beni Paolo, Amato Maria, Amoddio Sofia, Bruno Bossio Vincenza, Capozzolo Sabrina, Carella Renzo, Carloni Anna Maria, Civati Pippo, Cominelli Miriam, D’Ottavio Umberto, Della Zuanna Gianpiero, Fabbri Marilena, Fossati Filippo, Galli Carlo, Gandolfi Paolo, Giachetti Roberto, Giacobbe Anna, Giuliani Fabrizia, Gnecchi Luisa, Gribaudo Chiara, Guerini Giuseppe, La Forgia Francesco, Lo Giudice Sergio, Maran Alessandro, Marchetti Marco, Mattesini Donella, Mattiello Davide, Micheloni Claudio, Minnucci Emiliano, Pastorino Luca, Petrini Paolo, Pini Giuditta, Rampi Roberto, Realacci Ermete, Ricchiuti Lucrezia, Sani Luca, Schirò Gea, Sgambato Camilla, Stumpo Nico, Tentori Veronica, Terrosi Alessandra, Tidei Marietta, Tullo Mario); 5 parlamentari del Movimento 5 Stelle (Airola Alberto, Bernini Paolo, Cotti Roberto, De Rosa Felice, Ferraresi Vittorio); 7 del gruppo misto (Di Lello Michele, Iannuzzi Cristian, Locatelli Pia, Margiotta Salvatore, Romani Maurizio, Baldassarre Marco, Bechis Eleonora); Martino Antonio di Forza Italia; Zaccagnini Adriano di Sel; Battista Lorenzo del gruppo Autonomie.

fonte: www.ilfattoquotidiano.it - Cannabis, intesa bipartisan in Parlamento per legalizzazione

giovedì 16 ottobre 2014

L' accordo tra i Ministri della Difesa e Sanità


Il recente accordo tra il Ministro della salute e il Ministro della Difesa “per l’avvio del Progetto Pilota” per la produzione di cannabis in Italia, è un breve documento che pone un obbiettivo, che non è la produzione di cannabis in Italia.

L’ accordo tra i Ministri, infatti, “pone le basi” per la creazione di un gruppo di lavoro, entro il 31 ottobre 2014, atto a definire e realizzare un “protocollo operativo” per “la programmazione delle operazioni da compiere, la quantificazione dei fabbisogni in relazione alle patologie da trattare, la fitosorveglianza da esercitare, le verifiche da effettuare, e le tariffe da applicare ai prodotti.”
 Una volta elaborato dal gruppo di lavoro, il protocollo “sulla fase di ricerca e sviluppo del Progetto Pilota, sarà trasmesso al Consiglio Superiore di sanità per ottenere il competente parere in merito alle proposte sullo svolgimento delle attività, sui risultati attesi e sull’appropriatezza prescrittiva, sulle condizioni patologiche che possono essere trattate con tali medicinali, nonché avvertenze e precauzioni d’uso, eventuali interazioni, controindicazioni ed effetti indesiderati”

La produzione di cannabis in Italia non è una realtà così concreta come sembrava.

Nonostante ciò, i presupposti della collaborazione tra i Ministri sono un buon punto di partenza per la soluzione di molti problemi legati alla cannabis.
Se si leggono, per esempio, gli interessi che si aspira a tutelare, spicca per primo “l’interesse della collettività” e la “tutela del diritto alla salute, allo scopo di fornire un appropriato trattamento fitoterapico ai pazienti”. Il documento continua riconoscendo l’importanza delle ricerche effettuate sulla cannabis; infatti la collaborazione tra i Ministri è anche frutto della ricerca scientifica. E’ proprio, anche,” tenuto conto delle più aggiornate evidenze scientifiche in ordine alle condizioni patologiche in cui possono trovare un uso clinico” che i Ministri hanno deciso “di avviare la fase di ricerca e sviluppo, mediante il progetto pilota”.

Alla luce del termine del 31 ottobre, dal 1 novembre non partirà la produzione di cannabis. Dal 1 novembre, quello che succederà, sarà dare il via alla creazione di un protocollo che sarà successivamente valutato, per un parere, dal Consiglio Superiore di sanità.
Alla luce dei recenti mutamenti a livello globale delle politiche sulla cannabis, come si esprimerà il Consiglio Superiore di sanità? Verranno considerate le numerosi voci internazionali che spingono per un cambio di rotta nelle politiche di contrasto agli stupefacenti, che valorizzino l’aspetto di salute pubblica legato al consumo di cannabis? Al fine di favorire politiche di riduzione del danno, di un puntuale monitoraggio del consumo di cannabis, si avrà il coraggio di cambiare l’approccio, da poliziesco-repressivo a sanitario attraverso una maggiore attenzione all’individuo e alla collettività?
Una strada per seguire un nuovo approccio politico internazionale nei confronti della cannabis, sarà possibile tema di dibattito nella prossima Sessione Speciale dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite del 2016. L’ Italia, dopo la dichiarazione di incostituzionalità della Fini Giovanardi, ha, con la definizione di un protocollo per la produzione di cannabis, uno strumento sperimentale per raggiungere un compromesso, che, senza modifiche della normativa attuale, potrebbe risolvere molti, ma non tutti, i problemi legati alle incarcerazioni legate al consumo, la produzione e distribuzione di cannabis a scopo privato.

Se il consumo di cannabis in futuro sarà un problema di salute pubblica, più che di ordine pubblico, questo significherà ridisegnare le politiche di riduzione del consumo di cannabis in una prospettiva che eviti la criminalizzazione del consumo.

Il protocollo e il parere del Consiglio Superiore di sanità, oggi, potrebbero essere lo strumento di riscatto politico dal fallimento tragico della Fini Giovanardi e del conseguente indulto causato dall’emergenza carceri creata dalle incarcerazioni di massa che quella normativa ha prodotto.
Per raggiungere questo obbiettivo, il protocollo potrebbe essere uno strumento per un più semplice accesso alle autorizzazioni per la coltivazione, la produzione e la distribuzione.
Gli strumenti informatici oggi permettono un facile monitoraggio discreto del fenomeno cannabis, rispondendo così alle esigenze di controllo dei flussi di produzione interni al nostro Paese, come espresso nel 2013 nel Report redatto da EMCDDA e Europol sui mercati della droga.

Introdurre un sistema integrato di produzione nazionale di cannabis, dove affianco all’Istituto militare di Firenze possano aggregarsi associazioni che coltivano cannabis collettivamente (come suggerito dall’ On. Daniele Farina nella sua richiesta di impegno del Governo Italiano “a prevedere nel nostro ordinamento la regolamentazione di associazioni che, in generale, abbiano la natura di Cannabis Social Club, con particolare riguardo a quelle composte da pazienti aventi come scopo l'uso terapeutico della cannabis” nella seduta del 30 aprile 2014) sarebbe un passo in avanti nella direzione di un maggiore peso del ruolo sanitario nel futuro impegno del Governo per ridurre la diffusione di cannabis.

Anche il M5S, attraverso la presentazione di un pdl che prevede la possibilità di creare Cannabis Social Club ha sollevato l’interesse verso quello che è un fenomeno crescente in Europa; la creazione di gruppi collettivi di coltivazione di cannabis senza scopo di lucro e per il sostentamento del fabbisogno dei soli soci.


Questo fenomeno, in futuro, renderà l’aspetto sanitario, l’unico strumento in grado di valutare l’efficacia delle politiche sulla riduzione della diffusione degli stupefacenti. Le carceri sono state già riempite una volta, è giunto il momento di dimostrare di avere compreso i propri errori. 

martedì 13 maggio 2014

APPELLO AI SENATORI PD

Martedì 13 maggio approderà in Senato il DL Lorenzin per l’approvazione finale (dalle 16,30 sul canale web del Senato, sul canale SKY 525 o su http://radioradicale.tv/senato-diretta).
Rivolgiamo ai senatori del PD lo stesso appello rivolto ai loro colleghi deputati e vi invitiamo a partecipare alla MAILBOMBINGindicata di seguito all’appello. #BastaGiovanardi

APPELLO AI SENATORI PD
A seguito dell’OdG presentato dalla senatrice Bianconi che mira al ritorno della cannabis tra le sostanze stupefacenti catalogate in tabella I e la nomina del sen. Giovanardi quale relatore in aula (nonostante sia il diretto responsabile dei devastanti effetti che la sua legge, con questa catalogazione, ha provocato per 7 anni ai danni di semplici consumatori), rivolgiamo anche a voi lo stesso appello rivolto ai vostri colleghi deputati in occasione della discussione alla Camera:
Su voi senatori del PD pesa tutta la responsabilità della scelta tra il buon senso e la salvaguardia degli equilibri politici, tra il sopportare l’anacronismo di Giovanardi e il voler adeguarsi al passo delle trasformazioni in atto a livello globale e ci auguriamo vogliate agire in nome della volontà popolare e non per continuare a tollerare i ricatti del NCD ogni volta si parli di temi legati ai diritti civili.

INVITIAMO TUTTI I NOSTRI SOCI, SOSTENITORI E UTENTI A PARTECIPARE ALLA SEGUENTE MAILBOMBING E A DARLE LA MASSIMA VISIBILITA’ E PROMOZIONE ATTRAVERSO TUTTI I VOSTRI CONTATTI SUI SOCIAL NETWORKS
Oggetto: Decreto Lorenzin
Testo:
Eg. Sen. Luigi Zanda, su Lei e i suoi colleghi di Partito pesa tutta la responsabilità della scelta tra il buon senso e la salvaguardia degli equilibri politici, tra il sopportare l’anacronismo di Giovanardi e il voler adeguarsi al passo delle trasformazioni in atto a livello globale e ci auguriamo vogliate agire in nome della volontà popolare e non per continuare a tollerare i ricatti del NCD ogni volta si parli di temi legati ai diritti civili.
Da inviare a: luigi.zanda@senato.it

APPELLO AI SENATORI PD - legalizziamolacanapa.org

domenica 4 maggio 2014

ITALIA - Cannabis terapeutica. Iniziative dei Radicali di Torino

L’Associazione Radicale Adelaide Aglietta di Torino ha avviato una raccolta firme su una petizione popolare che richiede al Comune di Torino di avviare un “progetto pilota” per la coltivazione di cannabis a fini terapeutici. Servono almeno 300 firme di cittadini residenti a Torino. Ai banchetti allestiti nel centro citta' firmare anche una petizione generale antiproibizionista e la petizione della campagna di Radicali Italiani “Sbanchiamoli! Fuori i partiti dalle banche!”. L’iniziativa è stata presentata ­in una conferenza stampa l'altro giorno. A seguire gli interventi dei dirigienti radicali torinesi:
Igor Boni: “Molto spesso, anche nel campo antiproibizionista, si fanno grandi dichiarazione di principio che rimangono senza conseguenze pratiche. Noi radicali, da sempre, vogliamo arrivare al risultato. Il 13 gennaio scorso il Consiglio Comunale di Torino ha approvato due ordini del giorno a sostegno rispettivamente della cannabis terapeutica e della legalizzazione delle droghe. Ora si tratta di passare dalle parole ai fatti, nel rispetto delle competenze di ciascuno e delle leggi esistenti. I radicali non hanno mai avuto un approccio ideologico; dopo la sentenza della Consulta che ha giustamente cassato la famigerata legge “Fini-Giovanardi” – nascosta in un  decreto-legge concepito per finanziare le Olimpiadi Invernali di Torino del 2006 – siamo ritornati alla situazione esistente dopo il referendum radicale del 1993; ora chiediamo al governo di andare avanti, passo dopo passo, ma di andare avanti comunque. Se sarò eletto consigliere regionale, porterà le tematiche e le proposte antiproibizioniste nel Palazzo, come ha fatto Silvio Viale in Comune”
Silvio Viale: “Non ci basta più il fumo, vogliamo l’arrosto. Sull’efficacia terapeutica della cannabis si è già espressa la letteratura scientifica. In Italia non siamo all’anno zero ma in una situazione molto simile a quella relativa alla pillola abortiva RU486 prima della sua registrazione in Italia: si possono importare farmaci contenenti cannabinoidi dall’estero, ma con procedure lunghe e farraginose e con costi (o a carico del paziente o a carico del servizio sanitario nazionale cioè a carico di tutti i contribuenti) che sono almeno 5/6 volte maggiori di quelli che sarebbero sostenuti se la materia prima fosse prodotta e confezionata in Italia. A Torino abbiamo sia l’Istituto Bonafous sia l’IPLA (Istituto per le Piante da Legno e l’Ambiente) – società partecipate dal Comune di Torino – che sono perfettamente in grado di attuare la coltivazione sperimentale a fini terapeutici di piante di cannabis.”
Giulio Manfredi: “Non essendo mai stati per il “tanto peggio tanto meglio”, salutiamo con favore l’approvazione ieri alla Camera del decreto-legge del governo che prevede una diminuzione delle pene per il piccolo spaccio ma diciamo anche che la politica sulle tossicodipendenze non puo’ essere fatta a colpi di decreti-legge (come la triste vicenda della “Fini Giovanardi” insegna!). Abbiamo anche apprezzato che Matteo Renzi si sia tenuto le deleghe sulle dipendenze e abbia dato il benservito al Prof. Serpelloni, il bastone tecnocratico del proibizionismo. Ora, però, bisogna cambiare verso anche in questo campo. Con la nostra petizione generale chiediamo al governo di convocare entro fine anno la “sesta conferenza nazionale sulla droga” (per legge dovrebbe essere convocata ogni tre anni, l’ultima è stata nel 2009), per appurare il fallimento delle politiche proibizioniste in tutto il mondo e per iniziare a incardinare politiche di legalizzazione delle droghe. Chiediamo anche al Parlamento di discutere ed approvare una legge nazionale che consenta la produzione, distribuzione e vendita di farmaci a base di cannabis, per evitare disparità di trattamenti fra i cittadini abitanti in regioni che hanno già approvato leggi ad hoc e gli altri cittadini.

martedì 11 febbraio 2014

ITALIA - Cannabis Terapeutica. Lo stato dell'arte al Consiglio comunale di Torino

Ieri mattina in Commissione ambiente del consiglio comunale di Torino, i consiglieri Marco Grimaldi di Sel e Silvio Viale del Pd, hanno un impegno in prima linea del Comune per quanto concerne la cannabis terapeutica. «Facciamo diventare l’Istituto Bonafous un centro sperimentale per la coltivazione della canapa indiana a scopo farmaceutico » hanno proposto i due, che ne hanno già parlato con Assocanapa, l’associazione carmagnolese dei produttori di canapa.
Il Consiglio comunale aveva approvato il 14 gennaio un altro ordine del giorno sull’uso terapeutico dei cannabinoidi. C’è scritto nel documento: «Nonostante sia possibile la prescrizione di terapie dal 2006, in Italia non esistono farmaci a base di cannabinoidi e il loro approvvigionamento da parte dei pazienti è possibile solo attraverso l’importazione». Veneto, Toscana, Liguria e ultima la Puglia stanno cercando strade alternative. L’obiettivo: arrivare a produrre in maniera controllata la cannabis per abbassare i costi dovuti all’importazione dei farmaci dall’Olanda. E per rendere la vita più facile ai malati oncologici e cronici che ne fanno uso. «Chiediamo al governo di autorizzare la produzione in Italia» hanno scritto nella mozione i consiglieri comunali. Ed è con questa idea, e con gli esempi delle altre regioni per la testa, che Grimaldi e Viale hanno fatto la loro proposta.
L’Istituto Bonafous è la “fattoria” di proprietà della città. Si trova in collina: ci sono le serre per
coltivare le diecimila violette che vanno a decorare le aiuole, sempre meno usate perché mancano i soldi. Ma ci sono anche le vigne della cantina sperimentale gestita dalla Facoltà di Agraria, da cui nascono il cosiddetto «vino del sindaco» e i frutteti sperimentali. Un istituto di ricerca agricola pubblica che nelle intenzioni dei due proponenti sarebbe perfetto per candidarsi a diventare il primo centro piemontese per la cannabis a uso farmaceutico. «Potrebbe diventare il luogo — spiega Grimaldi — per una sperimentazione controllata in collaborazione con il sistema sanitario e l’Università. Sarebbe una produzione limitatissima: a Torino ci sono almeno una trentina di malati a cui sono prescritti farmaci a base di cannabinoidi». Certo, servirebbe prima il nulla osta della Regione e poi l’autorizzazione dello Stato.

domenica 1 settembre 2013

USA - Legalizzazione cannabis. Governo Federale non ricorrera' contro leggi statali

A livello federale il consumo di marijuana resta un reato. Ma il dipartimento di Giustizia non ha alcuna intenzione di contrastare le legislazioni di Stati come Colorado e Washington che hanno invece permesso l'uso della cannabis, in quest'ultimi due casi anche a scopi ricreativi. E' questo l'approccio - ribattezzato "trust but verify", fidati ma verifica - che il ministro della Giustizia, Eric Holder, ha deciso di adottare rispetto ai 20 Stati americani che hanno legalizzato l'uso della marijuana per scopi medici. In un memo diffuso ai procuratori federali di tutto il Paese, sono state descritte otto priorità volte di fatto ad impedire la vendita della marijuana ai bambini, l'attività di cartelli del narcotraffico, la distribuzione della cannabis a livello interstatale e la violenza e gli incidenti che chiamano in causa la droga. Insomma, Holder vuole che i procuratori federali si concentrino su veri e propri crimini legati alla marijuana senza dunque perdere tempo sul suo semplice possesso. Il ministero della Giustizia si riserva però il diritto di rivedere la propria posizione se i singoli Stati non adotteranno misure adeguate per controllare l'uso e la distribuzione della cannabis.

 USA - Legalizzazione cannabis. Governo Federale non ricorrera' contro leggi statali

domenica 3 febbraio 2013

Una nuova lettera al direttore

Egregio direttore, vorrei trarre spunto da due articoli della Gazzetta per riportare l'attenzione dei cittadini parmigiani su un tema sempre sottovalutato, sempre trattato con superficialità, difficilmente affrontato con
pacato distacco per semplice ipocrisia.
Gli articoli riguardano il caso della ragazza che è uscita dal tunnel della tossicodipendenza e l' evasione dal carcere di due detenuti.
L' articolo sulla ragazza tossicodipendente, alla quale va tutto il mio sostegno, mi ha colpito per la retorica giornalistica tipica della serie "cronache del tossicodipendente" degli anni '80 (senza che il giornalista abbia mosso una riflessione sull' efficacia dell' approccio punitivo nei confronti dei consumatori di sostanze psicotrope dagli anni 80 ad oggi, nè scendendo nel merito della effettiva capacità di riduzione del consumo di stupefacenti di questa politica). Mi ha colpito anche l' enfasi mostrata per la serie di luoghi comuni che caratterizzano la via crucis della tossicodipendenza  dall' inizio con gli spinelli, all' escalation di sostanze, alla morte dei cari (cosa purtroppo comune a chiunque abbia a che fare con le droghe pesanti, sia per chi è tossicodipendente, sia per i familiari loro accanto), al carcere.
Il secondo articolo, quello dell' evasione, mi ha colpito per l' allarme del Sappe, sulle condizioni delle carceri italiane e come una riforma sia necessaria per superare l' emergenza nella quale ci troviamo.
Un sottile filo rosso collega i due articoli: l' emergenza carceri, sottolineata dall' intervento del Sappe, e l' inadeguatezza della politica di repressione sugli stupefacenti come strumento per evitare la diffusione di sostanze illegali e gli effetti perversi che la proibizione delle sostanze ha sulla società civile, manifestatasi con il sovraffollamento delle carceri e le conseguenze che ciò comporta.
L' appello del Sappe non è il primo: già ad ottobre 2012, Donato Capece, segretario del sindacato di polizia, riferiva come 'Nelle carceri italiane piu' del 25% circa dei detenuti e' tossicodipendente e anche il 20% degli stranieri ha problemi di droga.' Capece continuava sottolineando come, fatti di cronaca dimostravano che la droga riesce comunque ad entrare nelle carceri. Questo spesso accade per evitare inutili torture da crisi di astinenza ai detenuti tossicodipendenti.
E' la prima volta che si solleva un appello all' indirizzo di una revisione dell' approccio sul tema tossicodipendenza? Nel 2006 a più di un anno dall' approvazione del decreto Fini-Giovanardi, l' unione delle camere penali si lamentò dell' “immobilismo sul tema tossicodipendenza”: “da un lato la logica ideologica e punitiva della legge Fini Giovanardi continua inspiegabilmente a dispiegare i suoi effetti criminogeni, dall' altro il timido tentativo di modifica delle tabelle sulle quantità delle sostanze ha subito un brusco arresto.” Così recitava un documento dell' Osservatorio carceri Ucpi (unione camere penali italiane) oltre 6 anni fa.
In questo arco di tempo tutto è peggiorato. Le carceri si sono riempite di tossicodipendenti, la situazione nelle carceri è peggiorata ed è peggiorata la condizione di lavoro della polizia penitenziaria e le risorse economiche per fare fronte a questa emergenza sono sempre meno, con il risultato di una minore sicurezza per i cittadini.
A Parma, i risultati tragici di questa politica perversa, "ideologica e punitiva", sono ancora più evidenti anche alla luce delle politiche sulla sicurezza della precedente giunta; sono ormai evidenti le uniche motivazioni che hanno portato i militari in città e a fare dichiarare all' ex sindaco Vignali parole come "la droga è il cancro della città", nonostante gli scandali successivamente emersi: pura propaganda politica volta ad accogliere consenso, senza alcun interesse alla reale garanzia della tutela dei cittadini.
Tornando ai due articoli sopra menzionati, mi ha stupito come il giornalista abbia ignorato l' inefficacia del carcere per "combattere" la tossicodipendenza e la diffusione di stupefacenti in 40 anni e come l' assenza di supporto da parte della comunità sia stata fonte di fallimento delle politiche di recupero; questa assenza di supporto è il frutto dell' isolamento che il decreto Fini Giovanardi (sul quale è stato sollevata la questione di illegittimità costituzionale) ha voluto creare attraverso lo "stigma sociale" da attribuire alle persone in difficoltà per dipendenze da stupefacenti, dichiarata in più documenti firmati Dipartimento per le politiche antidroga.
A fronte di questi risultati disastrosi, nonostante il passare degli anni e il peggiorare della situazione, esisterebbero soluzioni. Un cambio di rotta sarebbe possibile.
All' attuale giunta, in più occasioni, tra assemblee pubbliche e incontri del movimento 5 stelle, più volte sono state portati all' attenzione nuovi approcci per affrontare il problema. Anche alla minoranza, in un assemblea pubblica sulla sicurezza di Parma Unita, è stato portato all' attenzione la necessità di una nuova direzione da intraprendere. Anche da un punto di vista sanitario, l' attenzione è stata portata a membri delle istituzioni, come il prefetto, durante un assemblea pubblica indetta dal Rotary club sul tema della sanità; la necessità di un nuovo approccio che sappia garantire efficacia ed efficienza anche da un punto di vista di reperimento delle risorse finanziarie per garantire maggiore sicurezza attraverso la distribuzione di cannabis terapeutica nelle farmacie è una realtà perseguibile. A tutto questo è sempre seguito un imbarazzante silenzio della classe dirigente italiana, "vecchia" e "nuova", uno scarso interesse di difficile motivazione alla luce delle problematiche evidenti.
Vorrei dunque rivolgere una domanda ai cittadini di Parma: siete contenti della situazione in cui siamo e di come ci siamo arrivati? Siete contenti dell' immobilismo e dei suoi effetti?

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