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Visualizzazione post con etichetta governo Renzi. Mostra tutti i post
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sabato 5 settembre 2015

Si torna dalle vacanze ... si smette di parlare di cannabis

Dopo una estate ricca di chiacchiere a parlare di cannabis ... torna il silenzio. 



Le speranze iniziali sul lavoro dell'intergruppo sulla legalizzazione non sembrano prendere lo slancio travolgente auspicato. Anzi il lavoro dell'intergruppo sembra perdere la forza fomentata dalle istanze della società e si sta dimostrando incapace di consolidare il proprio lavoro e quello delle associazioni da anni impegnate in questa battaglia. L'autoreferenzialità della politica sul tema cannabis, ancora una volta, traduce in fatti il distacco tra politica e cittadini.

I media finalmente si sono resi conto che la proibizione ha fallito, ma la maggioranza dei cittadini attende risposte passivamente più che stimolare il dibattito su un tema ancora tabù. I pochi impegnati, che ora trovano sostegno in un dibattito che sta svelando fallimenti decennali, non trovano nella politica lo stesso sostegno e supporto che ha stimolato i politici a creare un gruppo politico trasversale, ancora minato da interessi particolartisti di fazione.
I gangli del potere ancora non accettano una svolta antiproibizionista. Se negli USA, vengono cercate e remunerate figure quali assaggiatori di cannabis, piuttosto che figure consulenziali nella ricerca sulla produzione di cannabis o a supporto di strategie per politiche efficaci, in Italia, Rita Bernardini viene scartata come candidata da garante dei detenuti perchè antiproibizionista. Ancora una volta, l' intergruppo parlamentare si dimostra distaccato da una battaglia comune contro lo "stigma" di Serpelloniana memoria che traduce in discriminazione la candidatura di una figura di spicco come la Radicale Italiana. Anzichè utilizzare questa discriminazione in un'arma di accusa nei confronti di una politica fallita e da accantonare, non muove parola. E così si è accantonato il dibattito sulla cannabis.

Il dibattito italiano adesso guarda alle "riforme", in primis quella del senato. Una delle tante riforme che, nella più tipica tradizione italiota, minaccia di fare saltare il governo; e dunque se salta il governo che fine fa la riforma sulla cannabis? Soprattutto, che fine farebbero le poltrone degli ultimi saliti sul carro degli "amici della cannabis" raccolti nell'intergruppo? Forse meglio smettere di parlare di cannabis...

Altro tema scottante è il fenomeno incontrollato dell'immigrazione. E' stata fomentata la guerra e ora ci si stupisce che, le popolazioni locali, la guerra non la vogliono e scappano. Da dove scappano? Guarda caso da alcune delle zone dove la produzione di cannabis è storicamente una tradizione. Si veda il Libano.

Quello che mi stupisce maggiormente è come gli occhi siano chiusi di fronte alle potenzialità di una politica internazionale sulla cannabis. Dall'arricchimento di zone povere, all'utilizzo di politiche agricole in favore della coltivazione della cannabis per creare lavoro nel nord dell'Africa e fermare i flussi migratori creando lavoro in quelle zone.

Le politiche di sviluppo che potrebbero partire da una sana collaborazione internazionale sulla delocalizzazione della produzione di cannabis permetterebbe la creazione di ricchezza la dove si è portata distruzione, si costruirebbe un argine di solidarietà dove ora si costruiscono mura di divisione.
La corruzione morale e finanziaria della classe politica italiana non da speranza. Lobby di potere occulte e lobby finanziarie dichiarate marciano sull'impoverimento delle persone; impoverimento che ora come mai negli ultimi cento anni sta pervadendo tutta la società.
Dato questo panorama di incertezza sorgono spontanee domande sul futuro della riforma sulla cannabis:

Quando si attiverà il dibattito nelle camere? 


Si riuscirà a fare capire alle forze più contrarie all'accoglimento degli immigrati, che le politiche sulla cannabis possono fermare il flusso di immigrazioni incontrollate attraverso la creazione di lavoro nel nord dell'Africa?


Si riuscirà a fare cadere il tabù sull'antiproibizionismo?


sabato 8 marzo 2014

Cannabis, Pini E Castorina (Pd): Il Nostro Tempo È Adesso E Noi Attraverso Un Processo Graduale Saremo In Prima Linea In Questa Sfida Di Libertà Ma Soprattutto Di Legalità

Giuditta Pini
Aprire una nuova compagine di Governo per rilanciare la credibilità del nostro
Paese, riacquisire la fiducia degli italiani, la speranza di realizzare fatti
concreti discutendo dei bisogni delle fasce sociali deboli, dimenticate da una
politica troppo autoreferenziale è l’approccio necessario che dovrà vederci
protagonisti nel prossimo futuro di una fase diversa ma innovativa, tale da
caratterizzare l’agenda politica del nostro paese con un governo
propriamente socialdemocratico che sia forte e credibile anche agli occhi
dell’Europa. Il tema delle riforme è al centro di questa discussione che non può
ammettere ne frenate ne occhi bendati dinnanzi a determinate questioni che
concretamente riguardano il nostro paese. Il problema dell’utilizzo, della
produzione e della vendita delle droghe leggere non può essere sottaciuto e
va affrontato con il coraggio di una forza politica che ambisce ad aprire un
ciclo politico di cambiamento. Serve avviare un percorso innovativo e
riformista di conoscenza e informazione del tema in oggetto partendo dai
primi gradi di istruzione; parimenti sarebbe opportuno normare tutti i processi
che attengono la legalizzazione delle droghe leggere in modo da colpire al
cuore le cosche che proprio tramite lo smercio clandestino di queste sostanze
foraggiano le loro attività criminose. Secondo gli studi del prof Marco Rossi
circa 5.5 miliardi di Euro sarebbe il ricavato da imposte che si genererebbe
dalla vendita della Cannabis, numeri importanti che in un periodo di crisi
economica internazionale sarebbero un tocca sana per le nostre tasche.
Dobbiamo ammettere in modo chiaro che oggi le politiche di repressione e
criminalizzazione hanno nei fatti fallito. Il fallimento di questo tipo di approccio
è stato certificato anche da quanto emerso dal “Global Commission on Drug
Policy”, pool di esperti guidato da Kofi Annan che ha esaminato la questione a
livello internazionale.Non possiamo bendarci gli occhi e pensare ad un mondo
immaginario, serve essere pratici e concreti e credo che un approccio
legislativo coraggioso potrebbe essere la via maestra per avviare un percorso
di riforme valorose che potrebbe riguardare importanti settori del nostro
paese.
Eludere e temporeggiare su questo tema significherebbe cadere nel gioco di
chi, attraverso il traffico illecito di stupefacenti costruisce il proprio percorso
di sostentamento ai danni dell’intera collettività. I dati in nostro possesso, che
derivano da una ricerca dell’Onu descrivono l’Europa come il continente dove
Antonino Castorina
l’uso di droghe si è maggiormente intensificato negli ultimi anni. Jeffrey Mirron
dell’Università di Harvard insieme ad altri 300 economisti ad esempio rinforza
la campagna contro la criminalizzazione delle droghe leggere stimando
addirittura in 13,7 miliardi di dollari tra risparmi e tasse. L’Eurispes ci fornisce
un quadro tragico con entrate derivanti dal traffico di droga, di cui un terzo
esclusivamente dal traffico di marijuana, che tocca cifre che si aggirano
intorno ai 30 miliardi di euro. La pronuncia di incostituzionalità della Corte
Costituzionale della Repubblica Italiana relativamente alla Fini/Giovanardi,
nonostante sia stata la Giurisprudenza e non la politica a fermare questo
disastro, ci fornisce un enorme assist relativamente alla necessità di
intervenire subito su questa delicata questione.
Relativamente a questo è palese che bisogna intervenire : serve un
intervento normativo che colpisca in modo forte i profitti del narcotraffico ma
che consenta , regolamentato dallo Stato, produzione e consumo delle
droghe leggere in modo tale da restituire ai cittadini e agli operatori sanitari
piena libertà terapeutica e diritto alle cure. L’Italia, potenzialmente, visto il suo
ambiente e paesaggio sarebbe tra i paesi più indicati alla coltivazione il che
regolamenterebbe, se previsto dalla legge, un mercato in netta espansione e
che viene stimato nel totale a 2.34 miliardi di dollari. Per cambiare gli assetti
sociali ed essere realmente riformisti va concretizzata una rivoluzione
generazionale che ci porti a pensare a processi di liberalizzazione che se ben
governati possono produrre un utile sociale ed economico. Serve reintrodurre
la distinzione tra droghe leggere e droghe pesanti, serve potenziare le
strutture di prevenzione e terapia. Alla legalizzazione delle droghe leggere,
con lo Stato che garantisca il monopolio delle stesse, in modo tale da evitare
speculazioni ,attraverso un controllo mirato della vendita solo ai cittadini
maggiorenni ed in luoghi adatti e con licenza, va affiancato un percorso di
informazione, sensibilizzazione e una cultura di prevenzione dall’utilizzo delle
droghe pesanti e dagli effetti nefasti che possono produrre. Il nostro tempo è
adesso e noi attraverso un processo graduale saremo in prima linea in questa
sfida di libertà ma soprattutto di legalità.

Giuditta Pini
Parlamentare Partito Democratico
Antonino Castorina
Responsabile Esteri e Legalità – Segreteria Naz ionale Giovani
Democratici

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