Egregio direttore, nonostante la legge più repressiva d' Europa, l'
Italia è riuscita a guadagnarsi l' "invidiabile" prima posizione nel
consumo di cocaina e cannabis.
A distanza di ormai tre anni dall' introduzione del decreto
Fini-Giovanardi (furtivamente e fugacemente approvato all' interno di
normative riguardanti la sicurezza delle olimpiadi invernali!), la
strategia di contrasto all' uso di stupefacenti adottata è deragliata
drammaticamente. Parliamo per esempio delle rilevazioni atmosferiche di
Roma, dalle quali sono emerse la presenza di tracce di cocaina nell'
aria della capitale; o dalle rilevazioni di stupefacenti nelle acque del
Po, che fanno rilevare consumi medi quotidiani "allucinanti"; o ancora
dell' aumento dei decessi per overdose in Italia.
Mi porgo alcune domande alla luce di queste evidenze; possibile che la
gente comune non si renda conto della inutilità di queste politiche e
della loro pericolosità? Come può essere stata rinnovata la fiducia del
governo a Giovanardi nel contrasto sugli stupefacenti dopo il disastro
che il suo dannosissimo decreto ha causato? Perchè la società non inizia
ad interrogarsi seriamente sulla possibilità di intraprendere nuove
strade per contrastare un fenomeno ineliminabile?
E' una illusione sperare di eliminare la droga con la proibizione.
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