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giovedì 10 marzo 2016

ITALIA - Coltivazione cannabis per uso personale resta reato. Corte Costituzionale

La coltivazione di cannabis per uso personale resta punita penalmente. Lo ha deciso oggi la Corte costituzionale che ha dichiarato non fondata la questione di legittimità sollevata dalla Corte di appello di Brescia sul trattamento sanzionatorio della coltivazione di piante di cannabis per uso personale. La decisione è riferita all'art. 75 del testo unico in materia di stupefacenti ed è stata assunta nel solco delle sue precedenti pronunce in materia.
La Corte di Appello di Brescia aveva posto alla Consulta la questione di legittimità delle disposizioni della legge del '90, nella parte in cui esclude tra le condotte suscettibili di sola sanzione amministrativa, qualora finalizzate al solo uso personale dello stupefacente, la condotta di coltivazione di piante di cannabis.  

Cosi' il comunicato ufficiale:
"La Corte costituzionale in data odierna ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale sollevata dalla Corte di appello di Brescia sul trattamento sanzionatorio della coltivazione di piante di cannabis per uso personale. La decisione è riferita all'art. 75 del testo unico in materia di stupefacenti ed è stata assunta nel solco delle sue precedenti pronunce in materia". Lo si legge nel comunicato stampa diffuso dalla Corte Costituzionale.

Dopo che la Consulta ha rigettato il ricorso sulla sanzione penale per la coltivazione di cannabis per uso personale, serve una legge. Lo sostiene Patrizio Gonnella, presidente di Antigone. "Nell'attesa di leggere le motivazioni della sentenza -afferma - la via maestra e' quella legislativa. Vogliamo un Parlamento e un Governo che sulla scia degli Stati Uniti cambino la politica sulle droghe e vadano verso la decriminalizzazione, la depenalizzazione e la legalizzazione. Solo cosi' - conclude Gonella - avremo meno consumi e garantiremo il diritto alla salute, togliendo potere e soldi alle mafie. Soldi da poter reinvesitere nel welfare".

"Per la Consulta la coltivazione di cannabis per uso personale resta un reato. Abbiamo appreso di questa decisione mentre eravamo in piazza Santi Apostoli, a manifestare insieme ai rappresentanti dei movimenti antiproibizionisti. Un diverso pronunciamento avrebbe avuto di sicuro una portata storica, ma quanto accaduto non ci stupisce". Lo affermano, in una nota, Riccardo Magi, segretario di Radicali Italiani, e Filomena Gallo, segretario dell'Associazione Luca Coscioni "Ed è la conferma - aggiungono - del fatto che la legalizzazione della cannabis - anche se non appare più come un risultato impossibile - è ancora un obiettivo il cui raggiungimento è pieno di ostacoli. Ostacoli ideologici, che troppi danni hanno già causato sul piano sociale sanitario e soprattutto della giustizia. Per queste ragioni non ci fermeremo, e anzi, rilanceremo con più forza le nostre iniziative antiproibizioniste: tra qualche settimana saremo di nuovo in strada per raccogliere le firme su una proposta di legge di iniziativa popolare per la legalizzazione della cannabis. E già domani sarà online una petizione rivolta al parlamento europeo per chiedere di assumere politiche comuni sulle droghe, politiche per la legalizzazione della cannabis e per la decriminalizzazione dell'uso e del possesso per uso personale di tutte le droghe. E ancora, promuoveremo iniziative di disobbedienza civile diffusa e un progetto con ricercatori da sei diversi paesi europei per un confronto di best practices". "Insomma - concludono Magi e Gallo -, sarà una primavera antiproibizionista e anche questa volta, come in tutte le grandi battaglie radicali, protagonisti saranno i cittadini che insieme a noi sosterranno queste iniziative".

"Come si dice ritualmente, aspettiamo le motivazioni" della pronuncia della Consulta che ha confermato reato la coltivazione personale della cannabis. A Parlare è Luigi Manconi, senatore Dem e autore di un disegno di legge in materia di coltivazione e cessione della cannabis indica e dei suoi derivati. "Certamente altre sentenze della Consulta -dice all'Adnkronos Manconi- e numerosissime altre della Cassazione avevano fatto immaginare una possibile diversa valutazione. Ma ovviamente non posso far altro che rispettare la più alta magistratura del Paese".

Per quanti ritengono che la legalizzazione della cannabis sia una urgente misura di buon senso e di buon governo, la sentenza della Corte Costituzionale non smentisce, ma conferma la necessità di procedere rapidamente alla discussione del disegno di legge - sottoscritto da 290 tra deputati e senatori - oggi all'esame delle Commissioni riunite Giustizia e Affari Sociali della Camera"
. Lo scrive su Facebook il senatore e sottosegretario agli Esteri, Benedetto Della Vedova. "D'altra parte - sottolinea - al di là dei ragionevoli auspici dei ricorrenti rispetto alle decisioni della Consulta, è chiaro che per legalizzare (e non solo depenalizzare) la coltivazione per fini personali della cannabis è necessaria una soluzione legislativa, che può approvare o bocciare solo il Parlamento, non la Corte Costituzionale", conclude Della Vedova.

Dichiarazione di Maria Stagnitta, Presidente di Forum Droghe
“La questione è nota, la Corte di appello di Brescia aveva posto alla Consulta la questione di legittimità delle disposizioni della legge 309/90, nella parte in cui esclude che tra le condotte suscettibili di sola sanzione amministrativa, la coltivazione per uso personale di piante di cannabis. mentre le concede per il consumo. Un ricorso assolutamente fondato sia dal punto di vista giuridico che da quello del buon senso, tanto che sono numerose le sentenze di moltissimi tribunali in giro per l'Italia che hanno equiparato le due condotte.” - Dichiara Maria Stagnitta, Presidente di Forum Droghe –"La Corte, evitando di entrare nel merito dichiarando non fondata la questione di legittimità Costituzionale, ha semplicemente richiamato il legislatore ai propri doveri."
“Comunque sia questo ricorso, e l’equivalenza logica fra il consumo e la coltivazione di cannabis per uso personale, riaccendono prepotentemente il faro sulla inadeguatezza di una legge che ha 26 anni.” - continua Stagnitta – “Giacciono da troppo tempo in Parlamento le proposte di legge per una nuova regolamentazione delle sostanze. In primis quelle porposte dal Cartello di Genova “Sulle orme di Don Gallo” per la revisione della 309/90 e quella sulla regolamentazione della coltivazione e del mercato della cannabis in Italia. Inoltre dopo l’entusiasmo, un po’ forzato, dei primi giorni anche la proposta di legge dell’intergruppo parlamentare per la legalizzazione della cannabis - sottoscritta da quasi 300 fra deputati e senatori - galleggia in commissione giustizia e affari sociali del Senato ed ancora non sono iniziate le audizioni. Riteniamo che sia precisa responsabilità del Parlamento e del Governo preoccuparsi di avviare una seria riflessione sul quadro normativo relativo alle droghe in Italia, a partire dalle proposte citate, e nel solco delle numerose recenti sperimentazioni internazionali, per giungere ad una nuova legge che faccia prevalere la ragione ed il buon senso, anche penale, rispetto alla foga proibizionista del passato.”


ITALIA - Coltivazione cannabis per uso personale resta reato. Corte Costituzionale

venerdì 25 dicembre 2015

Decreto cannabis: interrogazione del M5S e impugnazione dei Radicali all’orizzonte

Non si placano le polemiche sul decreto del ministro della Salute Lorenzin in tema di sostanze e preparazioni di origine vegetale a base di ‪‎cannabis‬. Secondo il senatore del Movimento 5 Stelle Afonso Ciampolillo il decreto “segna una nuova triste pagina della politica incoerente ed ipocrita di questa maggioranza di governo”, motivo per cui sulle diverse criticità del decreto il senatore ha depositato un’interrogazione urgente al ministro della Salute.

“Mentre il sottosegretario Della Vedova percorre l’Italia millantando una epocale riforma sulla liberalizzazione della cannabis”, scrive il senatore, “che in realtà RENZIE & co. non voteranno mai illudendo tanti colleghi anche dell’opposizione, il Ministro Lorezin emana questo decreto con cui va fortemente a limitare l’uso della cannabis per finalità terapeutica, cosi danneggiando le legittime aspettative di tanti malati che si sono trovati da un giorno all’altro in una situazione di assoluta incertezza”.

“E così”, continua il senatore, “gli impieghi di Cannabis ad uso medico sembrano ammessi solo dopo l’esito negativo delle terapie tradizionali. Il testo sul punto e’ volutamente ambiguo e di fatto rischia di bloccare il sistema. Gli impieghi dei Cannabinoidi ad uso medico, nella cultura medica internazionale, riguardano Parkinson, epilessia, trattamento delle malattie infiammatorie croniche intestinali, trattamento della depressione, trattamento dell’insonnia. E’ quindi assurdo ritener tassativa l’elencazione contenuta nell’ allegato tecnico del decreto lorenzin, non ostando all’impiego ad uso medico della cannabis in ipotesi di utilità cosi ritenute dal medico quale trattamento sintomatico di supporto al trattamento standard, in presenza comunque di esperienza clinica, studi clinici controllati, studi osservazionali, revisioni sistematiche e nella metanalisi della letteratura internazionale indicizzata”.
“Le ragioni di tale urgenza – continua Ciapolillo – le troviamo nel drama di tanti cittadini vittime di malattie gravissime che, oggi, alla pena delle loro sofferenza devono aggiungere il disagio indegno provocato da questo Governo al loro diritto alla cura. Il M5S con sempre e’ vicino ai cittadini normali e ad i loro bisogno e denuncia ipocrisia di un governo pronto a salvare con decreto i parenti dei propri componenti ed amici e al contempo, schiavo delle lobby del farmaco in danno delle persone comuni e delle loro sofferenze”.

Intanto anche i Radicali hanno annunciato battaglia: per bocca del segretario Rita Bernardini, segretario del partito e presidente onorario di LapianTiamo, associazione con cui ha portato avanti diverse disobbedienze civili coltivando cannabis da distribuire ai malati ed autodenunciandosi, hanno annunciato che impugneranno il decreto.
Redazione cannabisterapeutica.info


Decreto cannabis: interrogazione del M5S e impugnazione dei Radicali all’orizzonte

domenica 13 dicembre 2015

Cannabis terapeutica: un decreto tra divieti e proteste

Il decreto del ministero della Salute per regolare la coltivazione, la lavorazione e l’uso terapeutico della cannabis, dopo l’approvazione della Conferenza Stato-Regioni è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale ed entrerà ufficialmente in vigore a partire dal 15 dicembre. Come già detto è un decreto necessario, perché previsto dalla Convenzione sugli stupefacenti del 1961. Quello che invece non è stato detto è che si tratta di un decreto che, invece che favorire e aiutare malati e professionisti del settore sanitario verso una normalizzazione della cannabis in medicina, fa dei giganti passi indietro sia rispetto alle battaglie portate avanti da malati, associazioni e medici, sia rispetto alla prassi attuale nella quale i malati, pur tra mille difficoltà, riuscivano ad ottenere il tanto agognato farmaco e ad alleviare o curare le patologie che li affliggono.

I primi rilievi, nel merito del decreto, erano stati fatti dall’Associazione Cannabis Terapeutica (ACT) insieme alla Società Italiana di Ricerca sulla Cannabis (SIRCA). In una lettera mandata ai ministeri coinvolti nella sperimentazione e, tra gli altri, alla Federazione degli Ordini dei medici, avevano sollevato una serie di criticità che secondo loro sarebbero state “gravemente pregiudiziali all’avvio di una seria applicazione del progetto”. Il decreto proibisce innanzitutto l’uso degli estratti come l’olio e le resine, che permettono la comoda somministrazione in gocce, come qualsiasi altro farmaco. Obbligano le farmacie galeniche a fare esami che comportano l’acquisto di macchinari da centinaia di migliaia di euro come se le farmacie non fossero una garanzia per i pazienti. Sono escluse diverse patologie (epilessia resistente alle altre terapie, il Parkinson, l’Alzheimer), nonostante gli studi scientifici a riguardo e la pratica medica in altri Paesi, ed ad ogni modo rimane l’autorizzazione alla prescrizione per qualsiasi patologia solo dopo la dimostrazione del fallimento delle terapie tradizionali. Infine risulta vietato guidare per almeno 24 ore dopo l’ultima assunzione quando nemmeno con la morfina è previsto una tale proibizione scritta nero su bianco.

Simile la posizione di farmagalenica.it, dove il dottor Marco Ternelli spiega che “si rende (quasi) impossibile preparare in Farmacia estratti di cannabis a base oleosa, alcolica o altro, mentre non ci sono problemi per il paziente a realizzarli a casa. Attenzione: l’olio o altri estratti di cannabis NON sono stati tolti dal commercio e possono essere comunque prescritti dal Medico: è “solo” più difficile trovare una farmacia in grado di prepararli. E che in qualche modo, si riconosce che il lavoro del Farmacista galenista NON è fonte affidabile per la realizzazione di un farmaco ovvero che un paziente non Farmacista ha più capacità di un Farmacista laureato”.

Infine, problema non da poco, i Radicali hanno denunciato come il decreto comporti la nascita di un monopolio per la produzione di cannabis, in contrasto con la Costituzione.


Insomma, si pensava che con l’avvio della produzione sperimentale di cannabis a Firenze, il decreto potesse essere l’occasione per fare in modo che il nostro Paese diventasse leader nella ricerca e nella somministrazione di farmaci a base di cannabis, dando l’esempio a tutta l’Europa. Purtroppo non solo non è stato così, ma a leggere il decreto sembra che la volontà sia quella di azzerare i risultati ottenuti duramente da pazienti e medici che si confrontato ogni giorno con la burocrazia e la superficialità italiane. Insomma, come spesso accade in Italia, fatta una legge (in questo caso un decreto), bisogna ragionare su come cambiarla.

Anche l’associazione LapianTiamo fa sentire la sua voce spiegando che “Nelle comunicazioni intercorse con i ministeri siamo stati ogni volta rassicurati e rimandati a tavoli di discussione mai organizzati presso i quali sarebbero dovute intervenire anche altre associazioni che come noi, ne avevano fatto richiesta con l’intenzione di parteciparvi argomentando sui vari aspetti di un decreto che stava per essere stilato per meglio consentire l’accesso ai farmaci cannabinoidi su tutto il territorio nazionale.

Il Manifesto ricorda invece come i decreti siano uno strumento normativo più fragile di una legge spiegando che: “Le possibili azioni mirate a una modifica del decreto Cannabis sono molteplici: per esempio, quelle basate sulla prescrizione ‘off label’, cioè al di fuori delle indicazioni ufficialmente approvate, prassi assai frequente da parte di medici e servizi di buona volontà, di per sé legittima salvo l’accresciuta responsabilità del medico in caso di effetti avversi” tenendo presente che “l’uso medico dovesse dar luogo a sanzioni, allora l’apertura di un fronte giudiziario – magari sino alla Consulta – potrebbe portare a quelle modifiche che paiono irrinunciabili”.

Redazione cannabisterapeutica.info

Cannabis terapeutica: un decreto tra divieti e proteste

martedì 27 ottobre 2015

Carceri: Legnini (Csm), Quella di Rita Bernardini a garante detenuti Abruzzo e' una bella candidatura. E' persona capace,competente e appassionata. Sarebbe un bel segnale

"Nel pieno rispetto delle prerogative della libertà di scelta, che spetta al Consiglio regionale dell'Abruzzo,che lo ricordo è la mia regione e alla quale voglio molto bene, penso che la candidatura di Rita Bernardini sia una bella candidatura e mi auguro che ciascuno dei consiglieri rifletta sulla necessità di affidare a una persona capace, competente e appassionata su questi importanti temi, perché si possa fare in modo che quella  aspirazione venga soddisfatta. Sarebbe un bel segnale per la condizione carceraria in Italia  e anche per l'Abruzzo". Lo ha detto il vicepresidente del Csm Giovanni Legnini, intervistato a Bari da Radio Radicale, a margine dei lavori del congresso dell'Anm, sulla candidatura di Rita Bernardini, segretaria di Radicali Italiani, alla carica di garante dei detenuti della Regione Abruzzo.
Legnini si è poi soffermato sullo sciopero della fame che la tessa Bernardini ha avviato dalla mezzanotte scorsa per la drammatica situazione degli organici nei tribunali di sorveglianza e degli uffici per la esecuzione esterna della pena. "Condivido le preoccupazioni, le forti sollecitazioni di Radicali Italiani - ha detto Legnini- all'indirizzo di un necessario rafforzamento dei ruoli della magistratura di Sorveglianza e per consentire per tale via un più effettivo esercizio dei diritti dei detenuti italiani e una maggiore attenzione per le condizioni del sistema carcerario italiano, che pure in questi anni e in questi mesi ha registrato un netto miglioramento, per esempio con un drastico abbassamento del sovraffollamento. Mi auguro che le risposte possano arrivare subito, so che il ministro della Giustizia si sente molto impegnato a conseguire questo obiettivo, ugualmente lo è il Csm, e mi auguro che Rita Bernardini voglia desistere dallo sciopero della fame".


Carceri: Legnini (Csm), Quella di Rita Bernardini a garante detenuti Abruzzo e' una bella candidatura. E' persona capace,competente e appassionata. Sarebbe un bel segnale

sabato 24 ottobre 2015

ITALIA - Cannabis terapeutica e decreto ministro Salute. Radicali: contrasta con le leggi

Giulio Manfredi (Radicali Italiani) e Igor Boni (Coordinatore Associazione radicale Adelaide Aglietta) hano rilascaito la seguente dichiarazione:

La bozza del decreto del Ministero della Salute che norma le funzioni dell’ “Organismo statale per la Cannabis” non tiene assolutamente conto dell’esistenza di una legge dello Stato – superiore, nella gerarchia delle fonti giuridiche, al decreto ministeriale – in particolare dell’art. 17 del D.P.R. n. 309 del 1990 (Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti). Ai sensi di tale articolo, “chiunque” voglia coltivare, produrre e commerciare cannabis lo può fare previa autorizzazione del Ministero della Sanità; il ministro “nel concedere l'autorizzazione, determina, caso per caso, le condizioni e le garanzie alle quali essa e' subordinata, sentito il Comando generale della Guardia di finanza nonché quando trattasi di coltivazione, il Ministero dell'agricoltura e delle foreste”.
Nella bozza del “decreto Lorenzin” non sono minimamente citati né la Guardia di Finanza né tantomeno il Ministero dell’agricoltura e foreste. Ma la cosa più grave è che, mentre il testo del decreto parrebbe consentire a “chiunque”, debitamente autorizzato, di coltivare la cannabis, nell’ “Allegato tecnico” del decreto si prevede una sorta di “monopolio fiorentino”, individuando lo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze quale unico luogo in Italia di coltivazione e produzione della “sostanza attiva”. Il “monopolio fiorentino”, disposto nell’allegato di un decreto, è illegittimo perché contrasta con l’art. 17 del DPR n..309/90.
La sciatteria giuridica con cui è stato redatto il “decreto Lorenzin” costituisce un elemento in più per opporsi al passaggio delle funzioni sulle politiche antidroga al Ministero della Salute, previsto dalla bozza della “legge di stabilità”.

Qui il decreto del ministro della Salute

ITALIA - Cannabis terapeutica e decreto ministro Salute. Radicali: contrasta con le leggi

domenica 9 agosto 2015

A sostegno di Rita! Forza Rita, Scrivi al tuo direttore è con te!

Pubblichiamo un comunicato della lista Amnistia, Giustizia e Libertà Abruzzi:

Rita Bernardini, vera Leader! Forza Rita!
L'esperta deputata e storica militante radicale Rita Bernardini, che più di chiunque altro in Italia porta quotidianamente all'attenzione della politica e dell'opinione pubblica le condizioni in cui versano le carceri italiane, è stata dichiarata ineleggibile come Garante dei Detenuti abruzzesi.
La segretaria di Radicali Italiani ha subito infatti il respingimento della candidatura per via dei suoi precedenti penali dovuti alle azioni di disobbedienza civile per la legalizzazione della cannabis. Le battaglie per i diritti umani e civili diventano così un impedimento per combatterne altre a fianco di chi vive ogni giorno in condizioni disumane. La speranza dei detenuti abruzzesi di vedere la parlamentare (XVI legislatura) soprannominata “Santa Rita delle Carceri” incaricata di vigilare affinché i loro diritti umani fondamentali siano rispettati è stata inghiottita dall'applicazione di una legge proibizionista, che punisce le battaglie antiproibizioniste. Per la legge vigente Rita Bernardini può essere eletta garante nazionale ma non regionale, così come può candidarsi al Parlamento nazionale ed europeo, ma non al consiglio regionale e comunale.
Insomma, quando Rita Bernardini disobbedisce coltivando pubblicamente piantine di marijuana sul suo terrazzo nessuno applica la legge per timore che il suo arresto apra un dibattito sulla legalizzazione; ma se la stessa Bernardini si candida a Garante dei Detenuti, immediatamente la legge viene applicata per depennare la sua candidatura. Uno spaccato dell'Italia in cui viviamo, secondo l'avvocato Vincenzo Di Nanna, segretario di Amnistia, Giustizia e Libertà Abruzzi, che ha già annunciato ricorso dichiarando a Radio Radicale: “Riteniamo di dover impugnare questo provvedimento sollevando questioni di legittimità su una legge assurda, che diventa ancor più tale se si considera che l'esclusione non ci sarebbe stata per altro tipo di reati e che le condanne sono state riportate per disobbedienza civile”.


ITALIA - Garante detenuti Abruzzo. No a Bernardini perche' militante antiproibizionista sulle droghe

sabato 23 giugno 2012

ITALIA - Cannabis terapeutica. Trisciuoglio a Giovanardi: do you remember?

Gentile sig. Giovanardi, sono sicuro si ricorda di me: sono il paziente affetto da sclerosi multipla a cui il 29 giugno 2010 una pattuglia di carabinieri perquisiva l'abitazione per aver comprato on-line semi di canapa. Cercavano droga ma trovarono solo flaconi finiti di bedrocan…  ma se i carabinieri non hanno trovato nulla è solo perché ero l’unico paziente in Puglia ad avere legalmente la canapa. Ma se fossi stato uno dei tantissimi altri che non ce l’hanno fatta, la vicenda avrebbe preso tutt’altra piega. E sono venuti dopo avermi iscritto nel registro degli indagati per l’Art. 73 della legge che porta la sua firma. Vado a leggere cos’è questo art. 73 e vedo che parla di spaccio… esiste la presunzione di reato: compri semi, ergo coltivi, ergo spacci. Il riscontro – popolare, mediatico e perfino politico – che questa assurda vicenda creò, mi fece comprendere ancor di più quanto fosse necessario fermare la follia del proibizionismo. Non si può prevedere per nessuno la criminalizzazione per chi utilizza la canapa per il proprio benessere. E’ ancora più infame quando si va a criminalizzare un malato che magari ha già altri 100mila pensieri causati dalla propria patologia e non può vedersi piombare la mattina all’alba 5 carabinieri in casa. Facile come fece lei ad alzare il telefono e chiamarmi per esprimere solidarietà. Dal 29 giugno 2010 (data della perquisizione) vedo molto meno quello splendido sorriso che m’ha fatto innamorare sul viso di mia moglie. Perché sono entrati prepotentemente nella nostra vita. Sono stati gentilissimi, è pur vero ma dovevano fare il loro lavoro e cercavano ovunque piante di canapa (addirittura nelle federe del cuscino di mio figlio neonato)…. Ho ancora in testa la voce del bambino (8 mesi all’epoca) che chiamava “papà” quando i carabinieri mi portarono in caserma per verbalizzare il tutto. Da quel 29 giugno ho ribadito più volte il mio “mai più”…….. ed è questo ciò che noi non chiediamo ma pretendiamo dalla politica Una riforma non urgente ma IMMEDIATA della legge Fini-Giovanardi. E ricordo bene le sue parole in cui affermava che mai nessun malato sarebbe stato perseguitato. Non è così! Non serve un'interrogazione parlamentare per conoscerne i nomi (molti son diventati amici). Non avevo dubbi di trovare una sua reazione con i vari Lepanto, Militia Christi e altri alla nostra disobbedienza civile a Montecitorio. E' giunto il momento di variare una legge mal-scritta. Ora!!!!!!!!!!!!

Andrea Trisciuoglio
Associazione Luca Coscioni


ITALIA - Cannabis terapeutica. Trisciuoglio a Giovanardi: do you remember?  

lunedì 18 giugno 2012

ITALIA - Cannabis terapeutica. Conferenza stampa dei Radicali

Il Parlamento "affronti il problema della legalizzazione ad uso terapeutico dei derivati della cannabis, regolamentando la materia a favore dei pazienti in un contesto di legalita' e sicurezza". Lo hanno chiesto oggi i Radicali che, durante una conferenza stampa a Montecitorio nella quale con un'azione dimostrativa hanno anche piantato alcuni semi di cannabis in dei vasetti, hanno sottolineato la necessita' del riconoscimento del diritto dei malati di curarsi con i derivati della cannabis.
In Italia, invece, ha detto la deputata radicale Rita Bernardini, "il cammino dei malati affetti da patologie che possono essere curate con la cannabis, dalla Sclerosi multipla all'Aids, e' invece un percorso ad ostacoli che a volte diviene un vero calvario e che trova ragione solo nella follia proibizionista". Ad oggi, hanno ricordato i Radicali, solo la Regione Toscana, la Provincia di Bolzano ed alcune Asl consentono ai malati di accedere a farmaci a base di cannabinoidi, ma spesso con enormi difficolta' e iter procedurali molto lunghi. Alla conferenza stampa e' intervenuto anche il leader Radicale, Marco Pannella, che ha sottolineato la necessita' che il governo affronti questa tematica al piu' presto: "La sostanza di questo Regime - ha commentato - e' invece purtroppo quella di impedire strutturalmente qualsiasi forma di dibattito che possa raggiungere effettivamente l'opinione pubblica".
Al Senato giace da anni un progetto di legge presentato proprio dai Radicali che introduce la possibilita' per persone affette da alcune gravi patologie di accedere sia alla cannabis in forma naturale sia ai farmaci derivati da estratti di cannabis, mentre alla Camera e' stata da poco calendarizzata la proposta di legge (a prima firma Bernardini) che propone di depenalizzare la coltivazione domestica della marijuana.
'Chiediamo - ha detto Bernardini - un rapido iter parlamentare di questi progetti di legge, approvando misure concrete che non costringano, come oggi accade, i cittadini ed i pazienti, spesso affetti da gravissime patologie, a rivolgersi al mercato nero delle mafie e delle camorre'. Infatti, hanno spiegato i Radicali, oggi in Italia il medico puo' prescrivere alcuni farmaci cannabinoidi sulla base del decreto ministeriale del 18 aprile 2007, ma la realta' 'e' che vi e' una grande ignoranza in materia, e comunque anche con la prescrizione i tempi per ottenere tali farmaci sono lunghissimi'. Anche perche', sottolinea Bernardini, 'noi importiamo tali farmaci dall'Olanda e non facciamo ricerca in questo settore'. Per questo, in una lettera inviata a tutti i parlamentari e che ha gia' raccolto varie adesioni, i Radicali ed Emma Bonino si appellano al governo perche', tra l'altro, si consideri l'opportunita' di 'una produzione in Italia di medicinali a base di cannabis tramite il centro di ricerca per le colture industriali di Rovigo e lo stabilimento farmaceutico militare di Firenze'.

ITALIA - Cannabis terapeutica. Conferenza stampa dei Radicali

martedì 27 marzo 2012

ITALIA - Antiproibizionisti droghe: stop alla caccia dei consumatori di cannabis

'In Italia e' in atto una vera e propria caccia al consumatore di cannabis'. Ogni giorno, in media, vengono arrestati 'circa 10 consumatori' e tra questi 'almeno uno e' fermato per aver superato di pochissimo la dose massiva consentita'. Lo affermano le associazioni Luca Coscioni, Radicali antiproibizionisti, Sensibilizzazione Canapa autoprodotta (Ascia) e il movimento Liberali antiproibizionisti, che oggi, in occasione di una conferenza stampa al Senato, hanno invitato il ministro con delega alle politiche antidroga, Andrea Riccardi, il Governo, il Dpa e il Parlamento a 'rivedere la Fini-Giovanardi, cancellare la presunzione di reato, giungere a una regolamentazione della coltivazione domestica e della detenzione a scopo personale e a non introdurre, in caso di incidente stradale, l'esame delle urine per il conducente, poiche' si potrebbe riscontrare la presenza della sostanza anche se consumata un mese prima'.
'Ognuna delle nostre organizzazioni ha chiesto un incontro a Riccardi - ha spiegato Giancarlo Cecconi (Ascia) - ma il ministro non ci ha ancora risposto. Non vogliamo altro che evitare la 'criminalizzazione' dei 5 milioni di consumatori occasionali o abituali di cannabis'. 'Viviamo in uno Stato di polizia, quando le richieste che giungono dai social network e dalla rete vanno in direzione opposta' ha puntualizzato Edoardo De Blasio (movimento Liberali antiproibizionisti). Per le associazioni 'non e' corretto che chi consuma cannabis, magari nella propria abitazione, venga criminalizzato, a differenza di chi beve o fuma'.
'Per quanto si continuino a depositare in Parlamento disegni di legge - ha commentato la senatrice radicale Donatella Poretti - non si riesce a modificare in positivo la Fini-Giovanardi. Da questo Governo tecnico ci aspettavamo iniziative piu' pragamatiche, meno ideologiche'. 'Preoccupa', ha sottolineato infine Claudia Sterzi (Radicali antiproibizionisti), la risoluzione proposta dal Dipartimento antidroga ai lavori dell'Unodc (organizzazione dell'Onu contro la droga e il crimine) di Vienna a tutela delle donne e dei minori: 'Questa risoluzione, in Italia, si trasformera' in un accanimento verso le donne e le giovani mamme: vogliamo affermare la facolta' di far uso di cio' che vogliamo senza essere chiamati criminali'.

ITALIA - Antiproibizionisti droghe: stop alla caccia dei consumatori di cannabis 

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