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Visualizzazione post con etichetta Beatrice Lorenzin. Mostra tutti i post
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sabato 30 luglio 2016

I contatti con il ministero della Salute continuano ....

Oggi ho letto la corrispondenza ricevuta dal Ministero della Salute in merito alla richiesta avanzata per la richiesta di autorizzazione sulla cannabis.

E' passato ormai quasi un anno e mezzo dalla richiesta. E' bello vedere come il Ministero si curi delle relazioni con attori esterni e mantenga vivo il dialogo. E' un peccato la chiusura del Ministro Lorenzin al dialogo.

Gli annunci contro la "cannabis legalizzata" ormai sono solo spot elettorali per cercare di conquistare consensi. Si vedano le elezioni Romane. Dove con triste caparbietà i due esponenti di una destra illiberale, hanno fatto una fine scontata.

Con questo post lancio una richiesta al Ministro Lorenzin per un incontro. Sicuro di non farLe cambiare idea, almeno vorrei provarLe come un confronto nel merito, come richiesto dall'intergruppo parlamentare, sia oggi più che mai una necessità della democrazia. 

E' ancora una maggiore necessità, la capacità che la politica possa affrontare, in maniera matura, il cambiamento che la società richiede.

Per questo, caro Ministro Lorenzin, sarei felice di poterLa  incontrare. La necessità di cambiamento, rende indispensabile la capacità di individuare interlocutori seri ed affidabili. Il cambiamento richiede coraggio ed è il momento di dimostrare il buon senso di averlo.

Cara Ministro, sarei felice di poter ricevere la Vostra autorizzazione e poter collaborare per il rilancio della coltivazione di cannabis, E' possibile cambiare l'Italia e numerose realtà del mondo antiproibizionista sarebbero felici di convincerVi a combattere insieme la diffusione di stupefacenti piuttosto che scontrarsi in un dibattito dove, il rischio di dimostrare una forte mancanza di competenze, è un rischio istituzionale che, i Ministeri, oggi non possono permettersi, per la serietà e professionalità delle figure che li compongono.

sabato 16 gennaio 2016

Cannabis terapeutica depenalizzata? Solo per i soggetti autorizzati alla coltivazione

E’ stato depenalizzato il reato di coltivazione di cannabis a scopo terapeutico per i pazienti? No, assolutamente no. La legge approvata ieri dal governo, e riportata in modo confusionale dalla stampa italiana, riguarda in realtà solo i soggetti autorizzati alla coltivazione, che, tradotto, significa che ad oggi vale solo ed esclusivamente per lo stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze e il CREA-CIN di Rovigo, uniche strutture ad oggi autorizzate dallo Stato a portare avanti una coltivazione di cannabis nel nostro Paese.

In particolare la depenalizzazione riguarda le violazioni dei soggetti autorizzati a coltivare piante da cui ricavare cannabis a scopo terapeutico, che da reato penale diventano illecito amministrativo. Quindi si depenalizzano solo le coltivazioni già autorizzate, quando il proprietario delle coltivazioni avesse trasgredito alle norme previste dall’autorizzazione stessa. In altri termini, se l’ente autorizzato non rispettasse in qualche modo le autorizzazioni, i responsabili andrebbero incontro ad una multa invece che al rischio di finire in carcere.

Quindi per i cittadini non cambia niente, neanche per i malati che utilizzano la cannabis a scopi terapeutici, i quali continueranno ad essere perseguiti anche per la coltivazione di una sola pianta.

“Non c’è nessuna depenalizzazione della coltivazione di cannabis ad uso terapeutico, la cui produzione è stata autorizzata dal ministero lo scorso anno”, ha precisato la ministra della Salute Beatrice Lorenzin. Il Consiglio dei ministri ha “soltanto depenalizzato alcune prescrizioni: se ci sono delle prescrizioni in cui ci sono delle violazioni, alla prima scatta un’ammenda amministrativa molto pesante, mentre se non si ripristina la procedura viene revocata l’autorizzazione”.

Redazione cannabisterapeutica.info

Cannabis terapeutica depenalizzata? Solo per i soggetti autorizzati alla coltivazione

domenica 13 dicembre 2015

Cannabis terapeutica: un decreto tra divieti e proteste

Il decreto del ministero della Salute per regolare la coltivazione, la lavorazione e l’uso terapeutico della cannabis, dopo l’approvazione della Conferenza Stato-Regioni è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale ed entrerà ufficialmente in vigore a partire dal 15 dicembre. Come già detto è un decreto necessario, perché previsto dalla Convenzione sugli stupefacenti del 1961. Quello che invece non è stato detto è che si tratta di un decreto che, invece che favorire e aiutare malati e professionisti del settore sanitario verso una normalizzazione della cannabis in medicina, fa dei giganti passi indietro sia rispetto alle battaglie portate avanti da malati, associazioni e medici, sia rispetto alla prassi attuale nella quale i malati, pur tra mille difficoltà, riuscivano ad ottenere il tanto agognato farmaco e ad alleviare o curare le patologie che li affliggono.

I primi rilievi, nel merito del decreto, erano stati fatti dall’Associazione Cannabis Terapeutica (ACT) insieme alla Società Italiana di Ricerca sulla Cannabis (SIRCA). In una lettera mandata ai ministeri coinvolti nella sperimentazione e, tra gli altri, alla Federazione degli Ordini dei medici, avevano sollevato una serie di criticità che secondo loro sarebbero state “gravemente pregiudiziali all’avvio di una seria applicazione del progetto”. Il decreto proibisce innanzitutto l’uso degli estratti come l’olio e le resine, che permettono la comoda somministrazione in gocce, come qualsiasi altro farmaco. Obbligano le farmacie galeniche a fare esami che comportano l’acquisto di macchinari da centinaia di migliaia di euro come se le farmacie non fossero una garanzia per i pazienti. Sono escluse diverse patologie (epilessia resistente alle altre terapie, il Parkinson, l’Alzheimer), nonostante gli studi scientifici a riguardo e la pratica medica in altri Paesi, ed ad ogni modo rimane l’autorizzazione alla prescrizione per qualsiasi patologia solo dopo la dimostrazione del fallimento delle terapie tradizionali. Infine risulta vietato guidare per almeno 24 ore dopo l’ultima assunzione quando nemmeno con la morfina è previsto una tale proibizione scritta nero su bianco.

Simile la posizione di farmagalenica.it, dove il dottor Marco Ternelli spiega che “si rende (quasi) impossibile preparare in Farmacia estratti di cannabis a base oleosa, alcolica o altro, mentre non ci sono problemi per il paziente a realizzarli a casa. Attenzione: l’olio o altri estratti di cannabis NON sono stati tolti dal commercio e possono essere comunque prescritti dal Medico: è “solo” più difficile trovare una farmacia in grado di prepararli. E che in qualche modo, si riconosce che il lavoro del Farmacista galenista NON è fonte affidabile per la realizzazione di un farmaco ovvero che un paziente non Farmacista ha più capacità di un Farmacista laureato”.

Infine, problema non da poco, i Radicali hanno denunciato come il decreto comporti la nascita di un monopolio per la produzione di cannabis, in contrasto con la Costituzione.


Insomma, si pensava che con l’avvio della produzione sperimentale di cannabis a Firenze, il decreto potesse essere l’occasione per fare in modo che il nostro Paese diventasse leader nella ricerca e nella somministrazione di farmaci a base di cannabis, dando l’esempio a tutta l’Europa. Purtroppo non solo non è stato così, ma a leggere il decreto sembra che la volontà sia quella di azzerare i risultati ottenuti duramente da pazienti e medici che si confrontato ogni giorno con la burocrazia e la superficialità italiane. Insomma, come spesso accade in Italia, fatta una legge (in questo caso un decreto), bisogna ragionare su come cambiarla.

Anche l’associazione LapianTiamo fa sentire la sua voce spiegando che “Nelle comunicazioni intercorse con i ministeri siamo stati ogni volta rassicurati e rimandati a tavoli di discussione mai organizzati presso i quali sarebbero dovute intervenire anche altre associazioni che come noi, ne avevano fatto richiesta con l’intenzione di parteciparvi argomentando sui vari aspetti di un decreto che stava per essere stilato per meglio consentire l’accesso ai farmaci cannabinoidi su tutto il territorio nazionale.

Il Manifesto ricorda invece come i decreti siano uno strumento normativo più fragile di una legge spiegando che: “Le possibili azioni mirate a una modifica del decreto Cannabis sono molteplici: per esempio, quelle basate sulla prescrizione ‘off label’, cioè al di fuori delle indicazioni ufficialmente approvate, prassi assai frequente da parte di medici e servizi di buona volontà, di per sé legittima salvo l’accresciuta responsabilità del medico in caso di effetti avversi” tenendo presente che “l’uso medico dovesse dar luogo a sanzioni, allora l’apertura di un fronte giudiziario – magari sino alla Consulta – potrebbe portare a quelle modifiche che paiono irrinunciabili”.

Redazione cannabisterapeutica.info

Cannabis terapeutica: un decreto tra divieti e proteste

sabato 24 ottobre 2015

ITALIA - Cannabis terapeutica e decreto ministro Salute. Radicali: contrasta con le leggi

Giulio Manfredi (Radicali Italiani) e Igor Boni (Coordinatore Associazione radicale Adelaide Aglietta) hano rilascaito la seguente dichiarazione:

La bozza del decreto del Ministero della Salute che norma le funzioni dell’ “Organismo statale per la Cannabis” non tiene assolutamente conto dell’esistenza di una legge dello Stato – superiore, nella gerarchia delle fonti giuridiche, al decreto ministeriale – in particolare dell’art. 17 del D.P.R. n. 309 del 1990 (Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti). Ai sensi di tale articolo, “chiunque” voglia coltivare, produrre e commerciare cannabis lo può fare previa autorizzazione del Ministero della Sanità; il ministro “nel concedere l'autorizzazione, determina, caso per caso, le condizioni e le garanzie alle quali essa e' subordinata, sentito il Comando generale della Guardia di finanza nonché quando trattasi di coltivazione, il Ministero dell'agricoltura e delle foreste”.
Nella bozza del “decreto Lorenzin” non sono minimamente citati né la Guardia di Finanza né tantomeno il Ministero dell’agricoltura e foreste. Ma la cosa più grave è che, mentre il testo del decreto parrebbe consentire a “chiunque”, debitamente autorizzato, di coltivare la cannabis, nell’ “Allegato tecnico” del decreto si prevede una sorta di “monopolio fiorentino”, individuando lo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze quale unico luogo in Italia di coltivazione e produzione della “sostanza attiva”. Il “monopolio fiorentino”, disposto nell’allegato di un decreto, è illegittimo perché contrasta con l’art. 17 del DPR n..309/90.
La sciatteria giuridica con cui è stato redatto il “decreto Lorenzin” costituisce un elemento in più per opporsi al passaggio delle funzioni sulle politiche antidroga al Ministero della Salute, previsto dalla bozza della “legge di stabilità”.

Qui il decreto del ministro della Salute

ITALIA - Cannabis terapeutica e decreto ministro Salute. Radicali: contrasta con le leggi

sabato 28 febbraio 2015

Lettera aperta al Governo Italiano: la necessità di dare un indirizzo alle politiche sugli stupefacenti in Italia

Alla cortese attenzione

del Primo Ministro Matteo Renzi,
del Ministro della Sanità Beatrice Lorenzin,
del Ministro della Difesa Roberta Pinotti,

Gentilissimi Membri del Governo, scrivo alla Vostra illustre attenzione al fine di sottoporVi la necessità di un'evoluzione delle politiche sugli stupefacenti.

Da più parti si leva la necessità che il governo prenda le distanze dalla politica repressiva adottata in precedenza.

Dal primo Presidente della Cassazione, alla Direzione Nazionale Antimafia, arrivando ai malati e alle Associazioni che da anni combattono per un cambio di prospettiva nel contrasto alla diffusione di stupefacenti, si alzano voci univoche su un approccio che punti concretamente ad una riduzione dei consumi evitando l' inasprimento delle pene e riconsiderando il ruolo del legislatore.

A livello internazionale, specialmente negli Stati Uniti, l' attenzione della politica al fine di valutare gli indirizzi da seguire, si è concentrata sulla valutazione dei costi e dei benefici e, soprattutto, sulla reale efficacia dei risultati ottenuti.


L' Italia, ora, ha la possibilità di "rincorrere" le politiche che si sono rivelate più efficaci nella reale riduzione della domanda di stupefacenti soprattutto alla luce dell' impegno internazionale della Sessione Speciale dell' Assemblea delle Nazioni Unite sugli stupefacenti del 2016.

L' Italia ha la possibilità di ridisegnare una politica che punti soprattutto alla prevenzione. Una integrazione del protocollo di produzione della cannabis firmato dai Ministri Sanità e Difesa è una grande opportunità.

L' Italia ha la possibilità di puntare ad una politica che guardi alle persone, specialmente ai malati e ad un loro supporto sulla base di una reale collaborazione tra cittadini e istituzioni.

domenica 5 ottobre 2014

Parte la produzione di cannabis terapeutica

Accordo tra i ministeri della Salute e della Difesa

Parte la produzione di cannabis terapeutica nel nostro Paese. Lo prevede un accordo tra i ministeri della Salute e della Difesa. Già nel 2015 sarà possibile ai pazienti italiani poter accedere ai farmaci a base di cannabis terapeutica, utilizzata soprattutto nella terapia del dolore.
La produzione nazionale di cannabis terapeutica presso lo stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze "abbatterà i costi in modo notevole per il Sistema Sanitario Nazionale", ha spiegato il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, presentando il Protocollo con il Ministero della Difesa per l'avvio della produzione nazionale di cannabis ad uso terapeutico.
L'accordo siglato dai ministri della Salute e della Difesa, Beatrice Lorenzin e Roberta Pinotti,  prevede l'avvio di un progetto pilota per la produzione di cannabis terapeutica in Italia da parte dello Stabilimento chimico farmaceutico militare (Scfm) di Firenze.  Questo stabilimento effettuerà le operazioni di coltivazione, fabbricazione della sostanza attiva a base di cannabis e il confezionamento della stessa in imballi da distribuire, su richiesta delle Regioni, alle farmacie territoriali ed ospedaliere per l'allestimento di preparazioni magistrali, da dispensare dietro presentazione di ricetta medica non ripetibile.
Entro il 31/10, ha spiegato Lorenzin, verrà costituito un gruppo di lavoro per definire in un protocollo operativo operazioni, verifiche e tariffe da applicare al prodotto. Il documento sarà quindi trasmesso al Consiglio Superiore di Sanità. Si prevede che i primi prodotti a base di cannabis terapeutica italiana arriveranno entro il 2015.
Il primo vantaggio sarà quello di abbattere i costi: ''Attualmente - ha spiegato Lorenzin - il fabbisogno di cannabis terapeutica è stato calcolato in 80-100 chilogrammi l'anno e l'importazione del principio attivo costa 15 euro al grammo allo Stato. Con l'avvio della produzione in Italia, tale principio attivo entrerà nei Lea e le regioni si accorderanno sui ticket. Lo scopo è quello di ridurre i costi diventando autosufficienti''.

Il ministro Pinotti ha tenuto a sottolineare le eccellenze della Difesa, come questo Stabilimento militare, ''si aprano sempre di più ai bisogni della società civile''. Quanto alla prossima produzione di cannabis, Pinotti ha precisato che nello Stabilimento c'è "spazio sufficiente per poter effettuare una coltivazione in grado di soddisfare il fabbisogno nazionale" e ciò, ha concluso, ''senza costi aggiuntivi''.
Oggi metà delle Regioni prevede l'erogazione di farmaci a base di cannabis terapeutica nell'ambito dei Lea, ed il costo è di 450 euro al mese per paziente. Mentre l'erogazione gratuita avviene in Friuli Venezia Giulia, Toscana, Veneto, Liguria, Emilia Romagna, Marche, Umbria, Abruzzo, Puglia, Basilicata e Sicilia.


sabato 19 aprile 2014

Una nuova politica sugli stupefacenti e le necessità di cambiamento.

Le recenti affermazioni del Presidente della commissione Affari Sociali ad evitare scontri ideologici sul tema della cannabis e l' invito a risolvere problemi concreti, sono affermazioni che vanno in contrasto alla votazione effettuata per l'approvazione della coltivazione personale di cannabis.

L' apertura della II Commissione Giustizia al dialogo verso una politica sugli stupefacenti, ha portato all'audizione dell' Associazione ASCIA, alla consegna di documentazione sul fallimento del proibizionismo e la richiesta di politiche tolleranti nei confronti dei coltivatori di cannabis per uso personale.

La richiesta avanzata dall' On. Daniele Farina e sostenuta dal On. Ferraresi, per il superamento delle politiche disegnate dal DPA nella persona del dott. Giovanni Serpelloni e di Carlo Giovanardi, sono state discusse con interesse dalla commissione di cui fanno parte.




In questo panorama politico Italiano, è ancora forte il baluardo oscurantista dell' ipocrisia.

I dati risportati nei documenti scritti e redatti da Europol e EMCDDA, "Relazione europea sulla droga 2013", "Eu serious and organised crime threat assessment 2013" ed " EU Drug Markets Report: a strategic analysis" sono chiari:

- "Una valutazione comparata di costi e benefici dei possibili percorsi d' azione alternativi, può costituire un importante elemento di valutazione politica"

- "Il mercato della cannabis rimarrà ampio e complesso senza alcuna prevista diminuzione della domanda"

- " E' urgente il miglioramento del monitoraggio della produzione ed i flussi di traffico di cannabis all' interno e tra gli stati dell UE e migliorare il monitoraggio della produzione domestica"

Alla luce di queste necessità viene da domandarsi su quali basi l' attuale governo ha intenzione di procedere.
Quali sono le necessità a cui rispondono queste votazioni contraddittorie sulla reale volontà di superamento del problema.

La scienza ha espresso il suo parere sulla pericolosità della cannabis esfortunatamente nessuna di queste è stata tenuta in considerazione 
dagli organi preposti a ridurre la diffusione di stupefacenti negli ultimi otto anni.
I recenti report redatti dagli organismi europei hanno tratteggiato linee guida da considerare per ridurre la diffusione di stupefacenti in Europa.

La cannabis, in Italia, è un problema senza colore politico, ma basato solo su principi ideologici.
La politiche fino ad oggi adottate, che hanno portato ad un' aumento della diffusione delle sostanze tra la popolazione, hanno infatti portato alla dichiarazione allarmistica del ministro Lorenzin che "Il consumo di droga e' un'emergenza nazionale".
E' quindi necessario un cambio di rotta nell' affrontare il tema della riduzione della diffusione di stupefacenti. E' necessario che lo si 
risolva con metodi che siano riuscita a dare risultati. 

Il Portogallo è risucito a diminuire l' uso di stupefacenti, depenalizzandolo e prevedendo percorsi di recupero. Le forze dell' ordine sono estranee ai fenomeni di consumo personale.
In Spagna è tollerata la coltivazione di cannabis ed è possibile associarsi ad un Cannabis Social Club per potere coltivare fino a 3 piante ed avere accesso alla cannabis.
Negli Stati Uniti, negli stati dove è stata regolamentata la produzione, il consumo e la vendita di cannabis attraverso dispensari autorizzati, ha visto ridurre il crimine.

Di fronte a rappresentati delle più svariate forze politiche e a loro auspici al superamento di politiche repressive, si è potuta notare una chiara intenzione alla tolleranza verso la cannabis e all' accesso regolamentato alla sostanza.

Viene da domandarsi, cosa ha portato a queste votazioni dove l' uso di cannabis e la coltivazione personale debbbano ancora essere considerate un reato?

Da questo Governo, ci sono sette milioni di italiani che vogliono avere delle risposte. La prima di queste è la accettazione della coltivazione personale di cannabis.  

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