Infine, problema non da poco, i Radicali hanno denunciato come il decreto comporti la nascita di un monopolio per la produzione di cannabis, in contrasto con la Costituzione.
Insomma, si pensava che con l’avvio della produzione sperimentale di cannabis a Firenze, il decreto potesse essere l’occasione per fare in modo che il nostro Paese diventasse leader nella ricerca e nella somministrazione di farmaci a base di cannabis, dando l’esempio a tutta l’Europa. Purtroppo non solo non è stato così, ma a leggere il decreto sembra che la volontà sia quella di azzerare i risultati ottenuti duramente da pazienti e medici che si confrontato ogni giorno con la burocrazia e la superficialità italiane. Insomma, come spesso accade in Italia, fatta una legge (in questo caso un decreto), bisogna ragionare su come cambiarla.
Il Manifesto ricorda invece come i decreti siano uno strumento normativo più fragile di una legge spiegando che: “Le possibili azioni mirate a una modifica del decreto Cannabis sono molteplici: per esempio, quelle basate sulla prescrizione ‘off label’, cioè al di fuori delle indicazioni ufficialmente approvate, prassi assai frequente da parte di medici e servizi di buona volontà, di per sé legittima salvo l’accresciuta responsabilità del medico in caso di effetti avversi” tenendo presente che “l’uso medico dovesse dar luogo a sanzioni, allora l’apertura di un fronte giudiziario – magari sino alla Consulta – potrebbe portare a quelle modifiche che paiono irrinunciabili”.
Redazione cannabisterapeutica.info
Cannabis terapeutica: un decreto tra divieti e proteste