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giovedì 6 aprile 2017

02 aprile 2017

La discussione della legge è ripresa, ma il testo rischia di essere annacquato. Tra calcoli politici e resistenze del fronte cattolico, Cecconi, presidente di Ascia, spiega perché la cannabis nel nostro Paese è destinata a rimanere un tabù.

di Attilio De Alberi

In Parlamento è da poco ripreso l’esame della legge sulla legalizzazione delle droghe leggere. Ormai è dal maggio del 2013 che si prova a modificare la legislazione sulla cannabis sia per quanto riguarda la coltivazione e l’uso personale per “motivi ricreativi” sia per motivi medici e terapeutici. L’iter è stato così lungo, e rischia continuare a esserlo, a causa dell’ostruzionismo dell’ex-Ncd, ora Alternativa Popolare. La legge era infatti approdata in Aula lo scorso 25 luglio per poi essere rimandata in commissione.

PD TENTATO DAL COMPROMESSO. Favorevoli sono la maggioranza del Pd (al cui interno resiste però una fronda contraria), il M5s e Sinistra italiana. Forza Italia è divisa, con un certo numero di esponenti possibilisti. Nettamente contrari Lega Nord e Fratelli d’Italia. Quindi, teoricamente, la legge avrebbe i numeri per passare. Ma il Pd sembra esser pronto al compromesso per non minare le sue alleanze, alfaniani in primis. Intanto l’Italia rimane indietro sulla legalizzazione della cannabis, almeno rispetto ad altri Paesi europei come Spagna, Belgio, Olanda, Inghilterra, Svizzera e Portogallo.


L’IPOCRISIA DIETRO L’ERBA. Per Giancarlo Cecconi, fondatore e presidente di Ascia, l’Associazione per la Sensibilizzazione alla Canapa autoprodotta in Italia, nata nel 2010 ai tempi della legge fortemente proibizionista Fini-Giovanardi, il problema è sia politico sia ideologico. Senza contare il pregiudizio prevalentemente cattolico nei confronti della cannabis. «Alla fine», spiega Cecconi a Lettera43, «dietro tutto questo c’è una grande ipocrisia».

DOMANDA. A che punto è esattamente l’iter parlamentare sulla legge per la legalizzazione delle droghe leggere?
RISPOSTA. Finalmente la legge è ritornata in commissione Giustizia: questo vuol dire che comincerà la trafila di audizioni, modifiche e accorpamenti vari per poi arrivare in Aula ed essere discussa.

D. Si può prevedere quando arriverà in Aula?
R. Temo sia azzardato fare delle previsioni precise.

D. La maggiore opposizione arriverà dagli alfaniani di Alternativa Popolare…
R. Qui sta il nodo politico: l’opposizione al disegno di legge arriva dalla componente più dichiaratamente cattolica ed è trasversale perché comprende anche una parte del Pd e di Forza Italia. La stessa componente che la fa da padrona in tutte le battaglie per i diritti civili.

D. Cosa si aspetta Ascia?
R. La situazione mi pare chiara: passerà la cannabis terapeutica in nome di una forma di pietas, appunto cattolica, ma continueranno a venire penalizzati gli altri usi.

D. Eppure, almeno stando a uno studio australiano, la cannabis distrugge meno neuroni dell’alcol…
R. È una delle contraddizioni che stiamo cercando di evidenziare da almeno un decennio.

D. In che senso?
R. Crediamo sia necessaria un’educazione a livello sociale per guidare e moderare l’uso non solo della cannabis, ma anche dell’alcol e del tabacco.

D. È possibile?
R. Certo: il tasso di alcolismo, per esempio, è sceso notevolmente rispetto agli Anni 50, proprio grazie a decenni di educazione e prevenzione.

D. Una politica simile potrebbe essere applicata anche all’uso della cannabis?
R. Sì, e questo è uno dei punti fermi della nostra azione: non basta legalizzare la cannabis, bisogna educare i cittadini al suo uso.

D. Quanto pesa la cultura cattolica nel ritardo italiano?
R. Parecchio. Nella cultura cattolica, per esempio, il vino è considerato il sangue di Cristo e quindi è accettato. La cannabis invece no, anche se 2 miliardi e mezzo di persone nel mondo la usano per motivi religiosi e spirituali. Alla fine questa è una forma di fondamentalismo.

D. Anche un Papa illuminato come Francesco sembra seguire questa linea.
R. Sì, e infatti poco tempo fa ha lanciato l’ennesimo anatema contro la legalizzazione

D. La coltivazione della canapa a uso industriale però è stata legalizzata.
R. Sì, stiamo parlando di canapa senza Thc e questo, bisogna ammetterlo, è un passo avanti. La nostra associazione ha recentemente distribuito piante di canapa in una Fiera organizzata a Roma.

D. Dietro il traffico delle droghe leggere c’è la mafia. Lo stesso Raffaele Cantone ha bocciato il proibizionismo. Cosa ne pensa?
R. È ovvio che la mafia ha tutto l’interesse a mantenere illegale l’uso e il commercio di queste sostanze: stiamo parlando di un traffico sommerso di diversi miliardi. Questo ormai l’hanno capito in tantissimi, tra cui lo stesso sindacato della Polizia.

D. A livello penale va detto che l’assunzione di cannabis non è più illegale.
R. Sì, ma ne è vietata la coltivazione: ed è su questo che il traffico delle mafie fiorisce, proprio perché l’assuntore di questa sostanza continua a non poterla comprare legalmente o coltivarla. Ripeto: la legalizzazione a 360 gradi, insieme con una seria campagna di educazione renderebbe tutto più semplice e più sano.

D. E lo Stato ci potrebbe persino guadagnare. In Colorado, per esempio, dove la cannabis è legale, nelle casse pubbliche arriva 1 miliardo di dollari l’anno in tasse.
R. Non mi sorprende: in Italia si stima che, se ci fosse la legalizzazione, lo Stato potrebbe incassare tra i 5 e i 7 miliardi di euro.

D. E cosa dice l’Europa?
R. La posizione è sempre la stessa: ogni Stato può legiferare autonomamente anche calpestando i diritti civili.


fonte: http://www.lettera43.it/it/articoli/cronaca/2017/04/02/cannabis-cecconi-boicottare-la-legalizzazione-e-da-fondamentalisti/209596/

martedì 21 aprile 2015

L’Erba voglio, Civati: “Se tenere in mano una canna serve a farne discutere, passatemene un’altra”


“L’erba voglio – Legalizzare è giusto e conviene”: questo il titolo del congresso ha cui ha preso parte ieri sera il deputato Pd Pippo Civati. Un’occasione che ha visto l’auditorio di via Peroni a Milano pieno di gente interessata a discutere sul tema.  Una serata promossa dallo stesso Civati e dalla Nazionale AntiProibizionisti , con ospiti, fra gli altri, Carlo Alberto Zaina (avvocato patrocinante in Cassazione e Magistrature Superiori e storico attivista e membro di antiproibizionisti.it), Achille Saletti (criminologo e presidente di Saman), e Benedetto Della Vedova, tra i promotori proprio con Civati dell’intergruppo parlamentare sulla legalizzazione della cannabis.

«Parleremo di un mercato di molti miliardi di euro di valore, di una sostanza che secondo le più importanti riviste mediche ha una minore pericolosità, individuale e sociale, rispetto ad alcol e tabacco, viene completamente e deliberatamente lasciato nelle mani della criminalità, quando sarebbe sufficiente una normativa di legalizzazione ben fatta perché quei soldi diventassero nuovi posti di lavoro e nuove entrate per lo stato (da destinare alla prevenzione/informazione e alla scuola)» spiegano sulla pagina ufficiale dell’evento.


«Ieri sera in un passaggio della manifestazione degli antiproibizionisti, laici e liberali, mi hanno passato una sigaretta che forse era una ‘canna’ o forse no. – scrive Civati sul suo blog -  Com’è noto, non sono un fumatore di spinelli, per una serie di ragioni che attengono alla mia libertà e alle mie scelte. Mi avessero passato del vino, nessuno se ne sarebbe accorto. Una sigaretta, ancora meno. Eppure possono fare più male della cannabis».

Il deputato monzese ha inoltre aggiunto: «A me piace il modello dell’Uruguay, per dirne una. Leggo che tutto il mondo ne parla con approccio scientifico, da noi hai sempre paura che intervenga qualcuno in divisa, come è capitato a Andrea Trisciuoglio, che si cura con il Bedrocan, insospettendo puntualmente le forze dell’ordine. E non è colpa loro: è una questione culturale, è un punto di vista che fa male, perché alimenta le mafie, lo spaccio, il nero. E fa anche male alla salute, discrimina i malati, rovina la vita delle persone, per ragioni che non riguardano colpe, ma solo scelte. Se tenere in mano una canna serve a farne parlare e discutere, passatemene un’altra. Non la fumerò, ma la terrò in tasca finché non ci sarà una legge sulla legalizzazione. Non è un gioco, è una misura che vale la libertà. E anche miliardi di euro. Alla faccia degli ipocriti e dei conservatori di tutte le specie. Che non la piantano mai».

L’Erba voglio, Civati: “Se tenere in mano una canna serve a farne discutere, passatemene un’altra”

sabato 19 aprile 2014

Il PD sotto il ricatto di Giovanardi

Continuano i lavori sul nuovo disegno di legge che dovrà porre rimedio all’abrogazione della “finigiovanardi” da parte della Consulta e intanto nell’ultima seduta è stato bocciato l’emendamento proposto dal M5S (a firma degli On. Ferraresi, Turco, Bernini, Agostinelli, Bonafede, Businarolo, Colletti e Sarti), che sostanzialmente era una proposta ben strutturata, in linea con ciò che altri Paesi stanno attuando dopo aver constatato il fallimento delle politiche proibizioniste, e in accordo (rivelatosi solo a parole) con la volontà di altri schieramenti politici.
Dopo una lunga discussione, l’emendamento è stato bocciato non ottenendo la maggioranza dei consensi e non stupisce la ferrea opposizione da parte del NCD, che ha minacciato e minaccia di far saltare persino l’equilibrio politico, ma la cosa che invece colpisce è vedere partiti come il PD, che hanno loro stessi presentato proposte di legge per la regolamentazione della coltivazione di cannabis (On. Gozi e Giacchetti – On. Civati – Sen. Manconi), votare contro.
Parole dure giungono dall’On. Ferraresi che su facebook scrive: “Scusate, mi sono fatto prendere dalla delusione e ho perso tempo inutilmente con Giuditta (On. Pini – ndr). E’ che quando lavori tanto su argomenti (come il t.u. sugli stupefacenti) a cui tieni e che magari a parole sono condivisi dai colleghi, vederseli bocciare con il loro voto contrario mette ancora più rabbia.
Non solo lei, ma tutti gli altri colleghi del PD che ho citato sono IPOCRITI (e li ho accusati per ben 3 volte in Commissione prima che su Facebook): ovvero persone che fingono di sostenere battaglie di rivoluzione culturale, al fine di ingannare i propri elettori, come quella per la legalizzazione della Cannabis (solo sui social o sui giornali) e poi quando si votano gli emendamenti M5S e SEL per rendere possibile la coltivazione per uso personale votano NO, come oggi ha fatto Giuditta in Commissione Giustizia. IGNORANTI, perché scrivono e votano non sapendo cosa stanno votando o scrivendo, e quindi disinformano. Basta che ognuno di voi prenda in mano le varie modifiche al t.u. stupefacenti per capirlo. BUGIARDI, perché su alcuni temi rigirano la frittata come successo nel pomeriggio… dicendo che noi non siamo per la depenalizzazione…”
Continua l’On. Ferraresi: “Oggi si è consumata l’ennesima vergogna nata dal “patto di governo” tra NCD e PD. Pur di non differenziare le condotte di lieve entità tra sostanze, il Governo con l’appoggio dei voti della maggioranza ha di fatto abbassato le pene per le condotte di lieve entità senza distinguere tra “cannabis” ed “eroina”. Non hanno differenziato secondo la linea della Iervolino-Vassalli che è tornata in vita dopo la pronuncia della Corte Costituzionale e hanno infine ammesso che l’accordo politico (con NCD – ndr) non lo permetteva (Ermini – PD), che riconosco essere almeno onesto e competente”.
Fortunatamente bocciata anche la proposta di inserire la cannabis con elevata concentrazione di principio attivo (sopra il 4%) nella tabella delle droghe pesanti e ancora una volta si evince l’ignoranza da parte dei politici preposti a decidere sull’argomento nonostante abbiamo fatto presente in sede di audizione che una cannabis a più alto contenuto di cannabinoidi è semplicemente più “concentrata” e non presenta alcuna pericolo reale rispetto ad altre a più basso contenuto di THC.
Questa la reazione dell’On. Farina: “Ci hanno provato fino alla fine – ha dichiarato ad Articolo 73 il parlamentare di Sel e attivista antiproibizionista – anche cercando di introdurre nonsensi scientifici come la differenziazione tra piante coltivate naturalmente e piante sviluppate tramite incroci, ma fortunatamente il pericolo è stato sventato”.
Si discute inoltre, con l’emendamento 1.700, di abbassare le pene per i fatti di lieve entità senza fare alcuna distinzione tra cannabis ed eroina. A tal proposito si esprimono i deputati del M5S della commissione Giustizia promettono opposizione senza sosta: “non lasceremo che questo emendamento vergogna passi, e faremo di tutto per contrastarlo. La nostra proposta prevede la differenziazione anche per i fatti di lieve entità tra droghe pesanti e cannabis”.
E aggiunge l’On. Farina:“La cosa fondamentale per loro era che le pene non venissero differenziate tra droghe leggere e pesanti, per questo piuttosto che far passare questa differenziazione hanno accettato di abbassare le pene anche per quelle pesanti”.
Nonostante il “nulla di fatto”, l’accesa discussione tra i vari partiti e l’interesse che sta suscitando l’argomento, fanno ben sperare.
Probabilmente, a seguito dell’immotivato accanimento contro la cannabis di alcuni deputati e dell’instabilità del governo, dovremo ancora attendere il crollo del muro proibizionista che, comunque, è ormai ricoperto di crepe attraverso le quali filtra già il vento dell’evoluzione sociale e della libertà.
Giuseppe Nicosia – ASCIA

sabato 8 marzo 2014

Cannabis, Pini E Castorina (Pd): Il Nostro Tempo È Adesso E Noi Attraverso Un Processo Graduale Saremo In Prima Linea In Questa Sfida Di Libertà Ma Soprattutto Di Legalità

Giuditta Pini
Aprire una nuova compagine di Governo per rilanciare la credibilità del nostro
Paese, riacquisire la fiducia degli italiani, la speranza di realizzare fatti
concreti discutendo dei bisogni delle fasce sociali deboli, dimenticate da una
politica troppo autoreferenziale è l’approccio necessario che dovrà vederci
protagonisti nel prossimo futuro di una fase diversa ma innovativa, tale da
caratterizzare l’agenda politica del nostro paese con un governo
propriamente socialdemocratico che sia forte e credibile anche agli occhi
dell’Europa. Il tema delle riforme è al centro di questa discussione che non può
ammettere ne frenate ne occhi bendati dinnanzi a determinate questioni che
concretamente riguardano il nostro paese. Il problema dell’utilizzo, della
produzione e della vendita delle droghe leggere non può essere sottaciuto e
va affrontato con il coraggio di una forza politica che ambisce ad aprire un
ciclo politico di cambiamento. Serve avviare un percorso innovativo e
riformista di conoscenza e informazione del tema in oggetto partendo dai
primi gradi di istruzione; parimenti sarebbe opportuno normare tutti i processi
che attengono la legalizzazione delle droghe leggere in modo da colpire al
cuore le cosche che proprio tramite lo smercio clandestino di queste sostanze
foraggiano le loro attività criminose. Secondo gli studi del prof Marco Rossi
circa 5.5 miliardi di Euro sarebbe il ricavato da imposte che si genererebbe
dalla vendita della Cannabis, numeri importanti che in un periodo di crisi
economica internazionale sarebbero un tocca sana per le nostre tasche.
Dobbiamo ammettere in modo chiaro che oggi le politiche di repressione e
criminalizzazione hanno nei fatti fallito. Il fallimento di questo tipo di approccio
è stato certificato anche da quanto emerso dal “Global Commission on Drug
Policy”, pool di esperti guidato da Kofi Annan che ha esaminato la questione a
livello internazionale.Non possiamo bendarci gli occhi e pensare ad un mondo
immaginario, serve essere pratici e concreti e credo che un approccio
legislativo coraggioso potrebbe essere la via maestra per avviare un percorso
di riforme valorose che potrebbe riguardare importanti settori del nostro
paese.
Eludere e temporeggiare su questo tema significherebbe cadere nel gioco di
chi, attraverso il traffico illecito di stupefacenti costruisce il proprio percorso
di sostentamento ai danni dell’intera collettività. I dati in nostro possesso, che
derivano da una ricerca dell’Onu descrivono l’Europa come il continente dove
Antonino Castorina
l’uso di droghe si è maggiormente intensificato negli ultimi anni. Jeffrey Mirron
dell’Università di Harvard insieme ad altri 300 economisti ad esempio rinforza
la campagna contro la criminalizzazione delle droghe leggere stimando
addirittura in 13,7 miliardi di dollari tra risparmi e tasse. L’Eurispes ci fornisce
un quadro tragico con entrate derivanti dal traffico di droga, di cui un terzo
esclusivamente dal traffico di marijuana, che tocca cifre che si aggirano
intorno ai 30 miliardi di euro. La pronuncia di incostituzionalità della Corte
Costituzionale della Repubblica Italiana relativamente alla Fini/Giovanardi,
nonostante sia stata la Giurisprudenza e non la politica a fermare questo
disastro, ci fornisce un enorme assist relativamente alla necessità di
intervenire subito su questa delicata questione.
Relativamente a questo è palese che bisogna intervenire : serve un
intervento normativo che colpisca in modo forte i profitti del narcotraffico ma
che consenta , regolamentato dallo Stato, produzione e consumo delle
droghe leggere in modo tale da restituire ai cittadini e agli operatori sanitari
piena libertà terapeutica e diritto alle cure. L’Italia, potenzialmente, visto il suo
ambiente e paesaggio sarebbe tra i paesi più indicati alla coltivazione il che
regolamenterebbe, se previsto dalla legge, un mercato in netta espansione e
che viene stimato nel totale a 2.34 miliardi di dollari. Per cambiare gli assetti
sociali ed essere realmente riformisti va concretizzata una rivoluzione
generazionale che ci porti a pensare a processi di liberalizzazione che se ben
governati possono produrre un utile sociale ed economico. Serve reintrodurre
la distinzione tra droghe leggere e droghe pesanti, serve potenziare le
strutture di prevenzione e terapia. Alla legalizzazione delle droghe leggere,
con lo Stato che garantisca il monopolio delle stesse, in modo tale da evitare
speculazioni ,attraverso un controllo mirato della vendita solo ai cittadini
maggiorenni ed in luoghi adatti e con licenza, va affiancato un percorso di
informazione, sensibilizzazione e una cultura di prevenzione dall’utilizzo delle
droghe pesanti e dagli effetti nefasti che possono produrre. Il nostro tempo è
adesso e noi attraverso un processo graduale saremo in prima linea in questa
sfida di libertà ma soprattutto di legalità.

Giuditta Pini
Parlamentare Partito Democratico
Antonino Castorina
Responsabile Esteri e Legalità – Segreteria Naz ionale Giovani
Democratici

giovedì 20 febbraio 2014

Festeggiamo, ma la lotta continua!


Sono passati 8 anni esatti dall’entrata in vigore della Fini-Giovanardi, 8 anni di persecuzioni ingiustificate, che hanno provocato danni irreparabili nella vita quotidiana di decine di migliaia di famiglie e costi esorbitanti per lo Stato, che per avallare la legge più criminogena e liberticida mai apparsa nell’Europa contemporanea, ha speso centinaia di milioni di euro in un utilizzo paranoico delle FF.OO., nell’impiego dei tribunali costretti ad un ritmo da Santa Inquisizione e usando le carceri in modo allegro e spensierato, riempiendole di persone che il carcere nella loro vita non avrebbero mai dovuto incontrarlo, se non fosse stato per una legge che quel tipo di criminalità l’aveva creata a tavolino!
Finalmente la Fini-Giovanardi non esiste più, fa parte di un passato oscuro e sofferto, di quel medio evo culturale dal quale piano piano, con fatica, stiamo uscendo fuori.
Certo, ci rimane un po’ di amarezza nel pensare che molti anni, troppi, sono passati affinché un Organo Istituzionale si accorgesse che qualcosa non andava in quella legge, eppure l’intuizione noi l’avevamo avuta fin dal primo momento della nostra costituzione come Associazione, nel 2010.
Fu il primo quesito che ponemmo agli avvocati presenti all’assemblea costituente: “perché nei processi non solleviamo una questione di illegittimità costituzionale?”, ci fu risposto che “purtroppo era una via impraticabile”;
Ma la via era invece praticabile. Forse noi, assolutamente ignoranti da un punto di vista giurisprudenziale, non potevamo conoscere o suggerire né come e né in virtù di cosa presentare un ricorso, ma l’intuizione l’avevamo avuta, qualcosa non quadrava, bastava però indagare, sezionare, studiarci sopra, e per fortuna qualcuno ha deciso di percorrere un sentiero duro, inesplorato, ma che alla fine ci ha liberato da Fini, da Giovanardi e dalla loro assurda legge.
E ritorniamo quindi alla Jervolino-Vassalli, la cannabis torna in tabella II come “droga leggera” e in virtù di questo molti ospiti delle Comunità di Recupero, trattenuti solo perché assuntori di cannabis, potrebbero lasciare il loro stato coatto e molti pazienti potrebbero trovare un facile accesso alle terapie a base di cannabinoidi nel sistema sanitario nazionale, scompare la “presunzione di reato” e quindi lo spaccio va provato e non solo ipotizzato e tutte le condanne e i processi relativi alla Fini-Giovanardi andranno rivisti e ridimensionati, sarà uno strumento svuotacarceri lento ma molto più efficace del decreto legge governativo.
Ma con la Jervolino-Vassalli è ancora vietata la coltivazione e la detenzione e sono ancora applicate sanzioni amministrative per gli assuntori, per questo, se possiamo festeggiare per aver vinto la prima e forse più importante battaglia, é pur vero che dobbiamo rimanere consapevoli che la guerra è ancora in corso.
In questo momento ci sono 2 proposte di legge in Commissione Giustizia della Camera, una a firma dell’on. Farina di SEL e un’altra a firma Gozi-Giachetti del PD, più, sembra, un’altra a firma di Civati, sempre PD, oltre ad una proposta a firma di Ferraresi e Bernini del M5S che è in discussione sul blog del Movimento per poi essere presentata per l’accorpamento alle due già in discussione.
Premesso che abbiamo già invitato i deputati del M5S a cancellare l’articolo relativo al pagamento di una tassa di concessione per la coltivazione domestica, l’iter di tutto questo dovrebbe portare all’elaborazione di un testo unico da parte della Commissione, da presentare alla discussione parlamentare e da sottoporre alle centinaia di emendamenti che verranno presentati sia da chi è a favore della regolamentazione e sia da chi si opporrà fino a consumarsi.
Noi di ASCIA continueremo a mantenere stretti contatti con tutti i deputati che ci hanno permesso di presentare le proposte dei consumatori in Commissione Giustizia e ci adopereremo al massimo perché da questa confusione legislativa, possa scaturire una legge che tuteli definitivamente i coltivatori e consumatori in proprio, ma in questo momento vogliamo anche festeggiare, in un brindisi virtuale, con tutti i nostri soci e simpatizzanti questa grande vittoria contro Fini e Giovanardi!

martedì 11 febbraio 2014

ITALIA - Cannabis Terapeutica. Lo stato dell'arte al Consiglio comunale di Torino

Ieri mattina in Commissione ambiente del consiglio comunale di Torino, i consiglieri Marco Grimaldi di Sel e Silvio Viale del Pd, hanno un impegno in prima linea del Comune per quanto concerne la cannabis terapeutica. «Facciamo diventare l’Istituto Bonafous un centro sperimentale per la coltivazione della canapa indiana a scopo farmaceutico » hanno proposto i due, che ne hanno già parlato con Assocanapa, l’associazione carmagnolese dei produttori di canapa.
Il Consiglio comunale aveva approvato il 14 gennaio un altro ordine del giorno sull’uso terapeutico dei cannabinoidi. C’è scritto nel documento: «Nonostante sia possibile la prescrizione di terapie dal 2006, in Italia non esistono farmaci a base di cannabinoidi e il loro approvvigionamento da parte dei pazienti è possibile solo attraverso l’importazione». Veneto, Toscana, Liguria e ultima la Puglia stanno cercando strade alternative. L’obiettivo: arrivare a produrre in maniera controllata la cannabis per abbassare i costi dovuti all’importazione dei farmaci dall’Olanda. E per rendere la vita più facile ai malati oncologici e cronici che ne fanno uso. «Chiediamo al governo di autorizzare la produzione in Italia» hanno scritto nella mozione i consiglieri comunali. Ed è con questa idea, e con gli esempi delle altre regioni per la testa, che Grimaldi e Viale hanno fatto la loro proposta.
L’Istituto Bonafous è la “fattoria” di proprietà della città. Si trova in collina: ci sono le serre per
coltivare le diecimila violette che vanno a decorare le aiuole, sempre meno usate perché mancano i soldi. Ma ci sono anche le vigne della cantina sperimentale gestita dalla Facoltà di Agraria, da cui nascono il cosiddetto «vino del sindaco» e i frutteti sperimentali. Un istituto di ricerca agricola pubblica che nelle intenzioni dei due proponenti sarebbe perfetto per candidarsi a diventare il primo centro piemontese per la cannabis a uso farmaceutico. «Potrebbe diventare il luogo — spiega Grimaldi — per una sperimentazione controllata in collaborazione con il sistema sanitario e l’Università. Sarebbe una produzione limitatissima: a Torino ci sono almeno una trentina di malati a cui sono prescritti farmaci a base di cannabinoidi». Certo, servirebbe prima il nulla osta della Regione e poi l’autorizzazione dello Stato.

giovedì 9 gennaio 2014

ITALIA - Legalizzazione cannabis. Gozi-Manconi (Pd): Italia prigioniera di visione antiquata

''Il nostro Paese è prigioniero di una visione antiquata e antiscientifica che tende a uniformare ogni tipo di droga. Non è così''. Lo affermano Sandro Gozi e Luigi Manconi, il primo deputato e l'altro senatore del Pd, in un intervento congiunto sull'Unità. ''E' un preciso dovere di ogni Stato combattere il traffico criminale di droghe pesanti e trovare soluzioni pragmatiche e razionali per ridurne le conseguenze sulla vita e sulla salute di chi ne fa uso'', sottolineano. Ma quanto alla Cannabis ''coltivare una o più piantine in casa, esclusivamente per il consumo privato, non ha - sostengono entrambi - alcun impatto negativo sulla salute di chi lo fa e non crea danni a terzi''. In un'intervista sul Manifesto Manconi sottolinea come sia per un sistema ''di legalizzazione, che significa regolamentazione della produzione, del commercio e del consumo delle sostanze stupefacenti a partire dai derivati della canapa indiana. Questo significa sottoporre hashish e marijuana a un sistema di tassazione e controllo, regole e limiti''. 

domenica 21 ottobre 2012

ITALIA - Arrestato consigliere comunale Pd dell'aretino. Aveva 2 kg di marijuana in casa

Detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Questa l'accusa che ha portato in carcere Leonardo Simoni, consigliere comunale (Pd) e presidente della Commissione bilancio del Comune di Montevarchi (Arezzo). L'uomo, 46 anni, nel corso di alcuni controlli dei carabinieri di San Giovanni Valdarno e di Arezzo e' stato trovato in possesso di circa due chili di marijuana. Simoni ha gia' rassegnato le dimissioni dall'incarico, depositando la lettera presso il comune di Montevarchi.
Il consigliere Pd lo scorso febbraio aveva presentato una mozione per contrastare l'uso della droga. A darne notizia il capogruppo Pdl al Comune di Montevarchi Mauro Bindi e il consigliere regionale Stefano Mugnai che si dicono 'senza parole'.
Nella mozione Simoni chiedeva al Sindaco e alla Giunta di 'ampliare il contrasto alle droghe, attraverso politiche giovanili piu' attive'. Simoni, secondo quanto appreso, si e' dimesso oggi dalle responsabilita' istituzionali e di partito ed e' stato sospeso cautelativamente da iscritto al Pd.
'Diversamente da quanto diffuso dagli organi di stampa non e' in carcere, non spacciava stupefacenti, ne' ha fatto del male a nessuno'. Lo scrive in una nota la famiglia del consigliere comunale. La famiglia precisa che Simoni e' ai domiciliari, non in carcere: 'Leonardo e' a casa'.
'Diversamente da quanto riferisce la cronaca quotidiana riguardo ad altri esponenti politici - continua la nota - Leonardo non si e' dimesso da tutti i suoi incarichi e responsabilita' per aver recato danno alla comunita', ma per problemi personali. Le indagini sono in corso. Siamo fiduciosi che la magistratura, quando le indagini saranno concluse, sapra' accertare la verita''.
'Leonardo e' un padre affettuoso e protettivo, adorato dai figli, dedito al lavoro, sempre pronto ad offrire il proprio sostegno agli anziani genitori con generosita' e dedizione - conclude la nota - Siamo addolorati come e piu' di quanto una famiglia possa esserlo in un momento come questo. Gli siamo vicini in ogni modo'.

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