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venerdì 25 aprile 2014

Decreto Lorenzin, Tragedia sfiorata, occasione mancata

Intervento in Aula nella discussione generale per la “Conversione in legge del decreto-legge 20 marzo 2014, n. 36, recante disposizioni urgenti in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza:

” Signor Presidente, colleghi, membri del Governo, fin dalle nostre prime battute chi avesse l’avventura di ascoltarci ha capito che in questo decreto-legge ne vivono due: uno riguarda, parla la lingua delle droghe al plurale, e l’altro quella dei farmaci. A me per competenza spetta il primo versante, dunque le droghe.
Questo decreto-legge è al tempo stesso una tragedia evitata ma anche un’occasione mancata. La tragedia, vediamo prima la tragedia.
Abbiamo visto il testo che il Ministro Lorenzin ha portato in Consiglio dei ministri, l’abbiamo letto con attenzione. Era un maldestro tentativo di far rivivere la norma dichiarata incostituzionale dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 32 del 2014, più volte richiamata. Si tentava di far rivivere uno sventurato testo del 2006 meglio noto come «legge Fini-Giovanardi»: una legge ideologica e fallimentare, che ha prodotto migliaia di morti, carcere ed enormi costi economici e sociali. Al punto che al relatore di minoranza, che ha posto la sua attenzione sulla sicurezza dei cittadini, si potrebbe rispondere che proprio quella legge ha dato un colpo mortale a quella sicurezza dei cittadini che si vorrebbe difendere a parole, ma che si è in realtà seppellita nei fatti.
Le vittime dei reati sono vittime di quella legge innanzitutto, che si affiancano ad altre migliaia di vittime, migliaia, che sono state l’oggetto diretto di intervento di quella normativa. E dunque ci sarebbe da chiedere, se non quella, la riforma della legge Fini-Giovanardi, qual era il motivo di particolare urgenza del provvedimento del Ministro Lorenzin. Perché, insomma, un decreto-legge ?
A detta del Ministro era la necessità di ritabellare alcune centinaia di sostanze che dopo la sentenza della Corte erano diventate, diciamo, libere e sciolte. Un atto amministrativo, chiosava; io dico, noi diciamo: una truffa al Paese. Perché le tabelle, caro Ministro Lorenzin – le giunga questa eco attraverso la Presidenza della Camera e attraverso i membri del Governo –, non sono un allegato marginale del Testo unico sulle sostanze stupefacenti, sono il cuore del Testo unico ! Sono il luogo dove lo Stato definisce ciò che è illecito e ciò che è lecito, e a cui indirettamente associa delle soglie penalistiche; e sono molto diverse quelle oggi in vigore da quelle previste da legge Fini-Giovanardi, almeno per le sostanze tornate ad essere ritabellate in tabella 2, la cannabis e suoi derivati.
  Quindi, Lorenzin ha tentato di far rivivere attraverso le tabelle, la abnormità sanzionatoria della Fini-Giovanardi riproponendo l’assurdità scientifica e logica che tutte le droghe sono uguali, non si declinano ma si definiscono soltanto al singolare, hanno pari pericolosità e dunque devono essere parimenti sanzionate. Il tentativo è fallito ed ecco qui perché parliamo di tragedia scampata. E per avere un’idea del pericolo che abbiamo corso basta guardare i risultati degli anni di vigenza di quella infausta legge.
L’urgenza semmai che abbiamo visto in Commissione, non erano quelle sostanze, 500 non più tabellate che erano state dichiarate, di cui noi non abbiamo assolutamente parlato; non abbiamo proprio neanche sfiorato il tema delle 500 sostanze, ma abbiamo parlato nei lavori delle due Commissioni riunite di una ed una sola sostanza, di una ed una sola pianta che peraltro, sorpresa, era già perfettamente tabellata.
E, allora, sulla base di questo, sorge un problema perché nelle audizioni – la Commissione giustizia aveva già avuto quell’avventura ma è stato giusto che le altre Commissioni del Parlamento, della Camera dei deputati si assoggettassero a questo atto della fede – si è potuto assistere alla sfilata di un mondo pseudo-scientifico che è cresciuto dentro e ai margini del Dipartimento nazionale delle politiche antidroga. Poche eccezioni di serietà dentro un fiume di argomentazioni dalla più che dubbia validità scientifica che va classificato come ennesimo tentativo di truffa al Parlamento. Perché qui, colleghi, c’è un tema che forse dovremo discutere: il fatto che il rapporto annuale che è stato fornito al Parlamento della Repubblica in materia è certamente fuorviante. Cioè, sostanzialmente, al Parlamento della Repubblica per anni sono stati forniti dati, se non falsi, ampiamente addomesticati. E nella ridefinizione dei compiti di questo organismo, il Dipartimento, nato dalla legge Fini- Giovanardi e istituito nel 2008, l’attendibilità dei dati scientifici e statistici è un fatto fondamentale perché permette al legislatore di non essere cieco rispetto a quei fenomeni dinamici che il consumo e il mercato delle sostanze stupefacenti illecite ha e di cui parlava anche il collega del Partito Democratico che mi ha preceduto: il buon legislatore non può essere cieco. E, invece, abbiamo purtroppo notato che queste cattive abitudini che quella legge del 2006 ha introdotto hanno avuto per anni una lunga e, penso, molto negativa vita.
Ed è anche il motivo per cui l’Italia, che aveva delle buone eccellenze in materia, oggi è considerata in sede europea – e anche, possiamo dirlo, in sede mondiale – poco seriamente su questo terreno perché la validità, la serietà della ricerca scientifica che viene fatta nel Paese e presentata a livello internazionale suscita sorrisi, suscita ilarità. A me è toccato a Bruxelles di dover osservare quel tipo di atteggiamento di altri Paesi europei, di altre comunità scientifiche e io credo che anche questo dovrebbe entrare a far parte della nostra riflessione.
Oggi siamo di fronte, quindi, ad una tragedia scampata e a una occasione mancata. Vediamo un po’ cosa poteva essere questa occasione mancata.
Il mondo sta cambiando ed è anche il motivo per cui oggi ci interroghiamo su queste vicende. Perché, se il mondo non fosse cambiato, è probabile che non ne avremmo parlato in quest’Aula e non avremmo avuto altre occasioni; forse non ci sarebbe stata neanche la sentenza della Corte costituzionale.
Il mondo sta cambiando e sta gradualmente dismettendo, con la giusta lentezza di qualcosa che è durato settanta-ottant’anni, quelle politiche che hanno dimostrato di non funzionare forse anche perché basate su assunti non veritieri.
Le politiche della guerra alla droga validate su scala globale dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite del 1998 non hanno funzionato, non hanno raggiunto nessuno degli obiettivi che dichiaravano, né sul versante della riduzione dell’offerta, né su quello della domanda. Anzi, quelle politiche si sono dimostrate le migliori alleate dell’organizzazione del narcotraffico di ogni sorta e colore, le hanno aiutate e dilatate in ogni parte del globo, e l’ Italia è un esempio ben calzante di questa situazione.
Alcuni Governi, alcune classi politiche lucide e coraggiose si sono assunte la responsabilità di dare forma a questo cambiamento; dal Colorado all’Uruguay, la strada in quel senso sarà lunga ma certamente è tracciata.
Qui è mancata la lucidità e ancor più il coraggio, neppure quello – che da solo avrebbe motivato un provvedimento in forma di decreto, quell’urgenza – di un indirizzo agli uffici giudiziari nei confronti dei condannati definitivi – migliaia – in base alla normativa dichiarata incostituzionale dalla Corte. Neanche quello.
Ancora una volta la magistratura, in questo caso la Corte di cassazione, si dice agirà in supplenza della politica, ma mancando anche solo questo corpo grosso di questione, figuriamoci il resto.
In questo provvedimento non c’è traccia, nonostante i nostri sforzi, di quei frammenti di buonsenso sulla coltivazione ad uso personale che venivano ricordati – stiamo parlando della cannabis – o del venir meno di quelle sanzioni amministrative che rappresentano oggi più uno strumento di tortura che uno strumento di dissuasione e prevenzione.
Allora, il coraggio e la lucidità fuggono conserti e il capolavoro di questo provvedimento sta nel comma 5 dell’articolo 73, dove un accordo politico di maggioranza, pur di non differenziare le sostanze e di ammetterne la differenza in un testo di legge – come peraltro c’è, dopo la sentenza della Corte – preferiscono addivenire a sanzioni dal punto di vista penale uniformi per tutte le sostanze, alla faccia della loro pericolosità. E non credo proprio – l’ho già detto nei lavori di Commissione – che basterà il complesso delle condotte, di cui i fatti di lieve entità, per evitare a quel comma, nel tempo che ci vorrà, un ulteriore giudizio di costituzionalità.
Quindi, in sintesi, poco bene e parecchio male è il giudizio di Sinistra Ecologia Libertà su questo testo. Ci daremo però da fare per cambiarlo, ma – qui vengo al punto – si dice che il Governo porrà su questo provvedimento lunedì la questione di fiducia: io penso che sarebbe un errore perché si sottrarrebbe al Parlamento la possibilità di discutere nel merito, magari di far aprire gli occhi anche a una parte di colleghi che siedono in quest’Aula e che le informazioni le hanno ricevute attraverso quelle relazioni annuali e attraverso le notizie di stampa su cui l’imprecisione regna sovrana, e magari anche il Paese potrebbe avere occasione di riflettere sull’inganno che abbiamo attraversato

Decreto Lorenzin, Tragedia sfiorata, occasione mancata

sabato 19 aprile 2014

Il PD sotto il ricatto di Giovanardi

Continuano i lavori sul nuovo disegno di legge che dovrà porre rimedio all’abrogazione della “finigiovanardi” da parte della Consulta e intanto nell’ultima seduta è stato bocciato l’emendamento proposto dal M5S (a firma degli On. Ferraresi, Turco, Bernini, Agostinelli, Bonafede, Businarolo, Colletti e Sarti), che sostanzialmente era una proposta ben strutturata, in linea con ciò che altri Paesi stanno attuando dopo aver constatato il fallimento delle politiche proibizioniste, e in accordo (rivelatosi solo a parole) con la volontà di altri schieramenti politici.
Dopo una lunga discussione, l’emendamento è stato bocciato non ottenendo la maggioranza dei consensi e non stupisce la ferrea opposizione da parte del NCD, che ha minacciato e minaccia di far saltare persino l’equilibrio politico, ma la cosa che invece colpisce è vedere partiti come il PD, che hanno loro stessi presentato proposte di legge per la regolamentazione della coltivazione di cannabis (On. Gozi e Giacchetti – On. Civati – Sen. Manconi), votare contro.
Parole dure giungono dall’On. Ferraresi che su facebook scrive: “Scusate, mi sono fatto prendere dalla delusione e ho perso tempo inutilmente con Giuditta (On. Pini – ndr). E’ che quando lavori tanto su argomenti (come il t.u. sugli stupefacenti) a cui tieni e che magari a parole sono condivisi dai colleghi, vederseli bocciare con il loro voto contrario mette ancora più rabbia.
Non solo lei, ma tutti gli altri colleghi del PD che ho citato sono IPOCRITI (e li ho accusati per ben 3 volte in Commissione prima che su Facebook): ovvero persone che fingono di sostenere battaglie di rivoluzione culturale, al fine di ingannare i propri elettori, come quella per la legalizzazione della Cannabis (solo sui social o sui giornali) e poi quando si votano gli emendamenti M5S e SEL per rendere possibile la coltivazione per uso personale votano NO, come oggi ha fatto Giuditta in Commissione Giustizia. IGNORANTI, perché scrivono e votano non sapendo cosa stanno votando o scrivendo, e quindi disinformano. Basta che ognuno di voi prenda in mano le varie modifiche al t.u. stupefacenti per capirlo. BUGIARDI, perché su alcuni temi rigirano la frittata come successo nel pomeriggio… dicendo che noi non siamo per la depenalizzazione…”
Continua l’On. Ferraresi: “Oggi si è consumata l’ennesima vergogna nata dal “patto di governo” tra NCD e PD. Pur di non differenziare le condotte di lieve entità tra sostanze, il Governo con l’appoggio dei voti della maggioranza ha di fatto abbassato le pene per le condotte di lieve entità senza distinguere tra “cannabis” ed “eroina”. Non hanno differenziato secondo la linea della Iervolino-Vassalli che è tornata in vita dopo la pronuncia della Corte Costituzionale e hanno infine ammesso che l’accordo politico (con NCD – ndr) non lo permetteva (Ermini – PD), che riconosco essere almeno onesto e competente”.
Fortunatamente bocciata anche la proposta di inserire la cannabis con elevata concentrazione di principio attivo (sopra il 4%) nella tabella delle droghe pesanti e ancora una volta si evince l’ignoranza da parte dei politici preposti a decidere sull’argomento nonostante abbiamo fatto presente in sede di audizione che una cannabis a più alto contenuto di cannabinoidi è semplicemente più “concentrata” e non presenta alcuna pericolo reale rispetto ad altre a più basso contenuto di THC.
Questa la reazione dell’On. Farina: “Ci hanno provato fino alla fine – ha dichiarato ad Articolo 73 il parlamentare di Sel e attivista antiproibizionista – anche cercando di introdurre nonsensi scientifici come la differenziazione tra piante coltivate naturalmente e piante sviluppate tramite incroci, ma fortunatamente il pericolo è stato sventato”.
Si discute inoltre, con l’emendamento 1.700, di abbassare le pene per i fatti di lieve entità senza fare alcuna distinzione tra cannabis ed eroina. A tal proposito si esprimono i deputati del M5S della commissione Giustizia promettono opposizione senza sosta: “non lasceremo che questo emendamento vergogna passi, e faremo di tutto per contrastarlo. La nostra proposta prevede la differenziazione anche per i fatti di lieve entità tra droghe pesanti e cannabis”.
E aggiunge l’On. Farina:“La cosa fondamentale per loro era che le pene non venissero differenziate tra droghe leggere e pesanti, per questo piuttosto che far passare questa differenziazione hanno accettato di abbassare le pene anche per quelle pesanti”.
Nonostante il “nulla di fatto”, l’accesa discussione tra i vari partiti e l’interesse che sta suscitando l’argomento, fanno ben sperare.
Probabilmente, a seguito dell’immotivato accanimento contro la cannabis di alcuni deputati e dell’instabilità del governo, dovremo ancora attendere il crollo del muro proibizionista che, comunque, è ormai ricoperto di crepe attraverso le quali filtra già il vento dell’evoluzione sociale e della libertà.
Giuseppe Nicosia – ASCIA

Una nuova politica sugli stupefacenti e le necessità di cambiamento.

Le recenti affermazioni del Presidente della commissione Affari Sociali ad evitare scontri ideologici sul tema della cannabis e l' invito a risolvere problemi concreti, sono affermazioni che vanno in contrasto alla votazione effettuata per l'approvazione della coltivazione personale di cannabis.

L' apertura della II Commissione Giustizia al dialogo verso una politica sugli stupefacenti, ha portato all'audizione dell' Associazione ASCIA, alla consegna di documentazione sul fallimento del proibizionismo e la richiesta di politiche tolleranti nei confronti dei coltivatori di cannabis per uso personale.

La richiesta avanzata dall' On. Daniele Farina e sostenuta dal On. Ferraresi, per il superamento delle politiche disegnate dal DPA nella persona del dott. Giovanni Serpelloni e di Carlo Giovanardi, sono state discusse con interesse dalla commissione di cui fanno parte.




In questo panorama politico Italiano, è ancora forte il baluardo oscurantista dell' ipocrisia.

I dati risportati nei documenti scritti e redatti da Europol e EMCDDA, "Relazione europea sulla droga 2013", "Eu serious and organised crime threat assessment 2013" ed " EU Drug Markets Report: a strategic analysis" sono chiari:

- "Una valutazione comparata di costi e benefici dei possibili percorsi d' azione alternativi, può costituire un importante elemento di valutazione politica"

- "Il mercato della cannabis rimarrà ampio e complesso senza alcuna prevista diminuzione della domanda"

- " E' urgente il miglioramento del monitoraggio della produzione ed i flussi di traffico di cannabis all' interno e tra gli stati dell UE e migliorare il monitoraggio della produzione domestica"

Alla luce di queste necessità viene da domandarsi su quali basi l' attuale governo ha intenzione di procedere.
Quali sono le necessità a cui rispondono queste votazioni contraddittorie sulla reale volontà di superamento del problema.

La scienza ha espresso il suo parere sulla pericolosità della cannabis esfortunatamente nessuna di queste è stata tenuta in considerazione 
dagli organi preposti a ridurre la diffusione di stupefacenti negli ultimi otto anni.
I recenti report redatti dagli organismi europei hanno tratteggiato linee guida da considerare per ridurre la diffusione di stupefacenti in Europa.

La cannabis, in Italia, è un problema senza colore politico, ma basato solo su principi ideologici.
La politiche fino ad oggi adottate, che hanno portato ad un' aumento della diffusione delle sostanze tra la popolazione, hanno infatti portato alla dichiarazione allarmistica del ministro Lorenzin che "Il consumo di droga e' un'emergenza nazionale".
E' quindi necessario un cambio di rotta nell' affrontare il tema della riduzione della diffusione di stupefacenti. E' necessario che lo si 
risolva con metodi che siano riuscita a dare risultati. 

Il Portogallo è risucito a diminuire l' uso di stupefacenti, depenalizzandolo e prevedendo percorsi di recupero. Le forze dell' ordine sono estranee ai fenomeni di consumo personale.
In Spagna è tollerata la coltivazione di cannabis ed è possibile associarsi ad un Cannabis Social Club per potere coltivare fino a 3 piante ed avere accesso alla cannabis.
Negli Stati Uniti, negli stati dove è stata regolamentata la produzione, il consumo e la vendita di cannabis attraverso dispensari autorizzati, ha visto ridurre il crimine.

Di fronte a rappresentati delle più svariate forze politiche e a loro auspici al superamento di politiche repressive, si è potuta notare una chiara intenzione alla tolleranza verso la cannabis e all' accesso regolamentato alla sostanza.

Viene da domandarsi, cosa ha portato a queste votazioni dove l' uso di cannabis e la coltivazione personale debbbano ancora essere considerate un reato?

Da questo Governo, ci sono sette milioni di italiani che vogliono avere delle risposte. La prima di queste è la accettazione della coltivazione personale di cannabis.  

sabato 12 aprile 2014

ITALIA - Droghe e DPA. Radicali a primo ministro: sostituire Serpelloni e convocare conferenza nazionale

Durante il Consiglio dei Ministri del 8 aprile, il premier Matteo Renzi non ha conferito le deleghe per le funzioni relative alle Politiche Antidroga, riservandole dunque a se stesso.
Cosi' un comunicato di Rita Bernardini (segretaria di Radicali Italiani) e Giulio Manfredi (Direzione RI), che continua:
Ci rivolgiamo, pertanto, direttamente a lui per richiedere due provvedimenti: la rimozione del Prof. Giovanni Serpelloni dalla carica di capo del Dipartimento Antidroga, per segnare una reale soluzione di continuità, dopo l’ “era Giovanardi” (supportata in tutto e per tutto da Serpelloni), sconfessata dalla recente sentenza della Corte Costituzionale; l’indizione entro il 2014 della “Sesta Conferenza nazionale sulle politiche antidroga”, che abbia come base di discussione la revisione delle politiche proibizioniste sulle droghe, visto il loro totale fallimento. Ricordiamo a Renzi, ma anche a Serpelloni, che tale Conferenza nazionale dovrebbe essere convocata per legge (art. 1, comma 15, DPR 309/90) ogni tre anni; l’ultima Conferenza si tenne a Trieste nel marzo 2009.
Aggiungiamoi infine, che l' EMCDDA (Osservatorio Europeo Droghe e Tossicodipendenze), Agenzia del Consiglio d'Europa con sede a Lisbona, giudica in modo del tutto inattendibile i dati raccolti e trasmessi dal Dipartimento Antidroga Italiano, tanto che suggerisce di interpretarli con cautela. E' ora, dunque che, anche da questo punto di vista, l'Italia inizi a fare indagini sul fenomeno che abbiano attendibilità scientifica, come più volte sollecitato dalla Prof.ssa Carla Rossi, ordinario di statistica medica all'Università di Roma Tor Vergata.

martedì 8 aprile 2014

Il M5S a Parma e la cannabis ..?!?!?!

Egregio Direttore, a due mesi di distanza dalla bocciatura della consulta del decreto Fini Giovanardi, la politica sugli stupefacenti, in Italia, è cambiata; è tornata a vent' anni fa.
Questo, però, non vuol dire che siamo tornati indietro. Vuol dire che, negli ultimi otto anni, è stata perseguita una politica incostituzionale. 
Sfortunatamente, non si può neppure dire che sia stato l'unico "errore incostituzionale" degli ultimi dieci anni, come è stato anche per la legge elettorale bocciata a Dicembre 2013.
Torniamo al decreto Fini-Giovanardi. La sua bocciatura ha ristabilito la distinzione tra droghe leggere e pesanti. Fine della storia.
Nel resto del mondo si parla di legalizzazione della cannabis; l' ONU ha messo in discussione le politiche proibizioniste, soprattutto visti i risultati disastrosi che le politche di repressione hanno avuto in Sud America e di come gli aiuti economici e militari statunitensi, abbiano aumentato la violenza nelle strade di paesi come il Messico, Guatemala, El Salvador, Nicaragua, Honduras e Costa Rica, oltre ai già più noti Colombia, Bolivia e Venezuela.
L' Uruguay, deciso ad intraprendere una via di riduzione del consumo di stupefacenti più efficace, ha deciso di nazionalizzare la produzione di cannabis. 
Negli Stati Uniti, nel 2013, ben due stati hanno dichiarato legale la coltivazione, il consumo, la vendita di cannabis. Oltre agli stati del Colorado e Washington, sono diciassette altri stati degli USA che hanno deciso di non perseguire e di rendere facilmente accessibile la cannabis per scopi terapeutici.
In Italia, il decreto Fini Giovanardi, dichiarato incostituzionale, ha portato l' Italia ad una caccia alle streghe medioevale. Le nuove "streghe" sono stati i tossicodipendenti.
In Italia, questo "ritorno al passato", ha riportato l' Italia allo stesso punto di oltre vent'anni fa, quando con un referendum, venne abolita la "dose personale".
In questo periodo è utile tirare le somme della politica repressiva che il decreto Fini Giovanardi ha portato.
I risultati della politica repressiva condotta dai governi in carica negli ultimi otto anni e dal Dipartimento per le Politiche Antidroga (DPA), vanno ora pesati; è necessario un giudizio su questo fallimento.
La popolazione carceraria è scoppiata a seguito del decreto Fini Giovanardi. Il principio della "disapprovazione sociale", propagandato come un mantra dal DPA ha portato ad un aumento della diffusione di stupefacenti tra i minori.
La malavita Italiana è arrivata ad accrescere il suo potere di influenza attraverso il ricco mercato illegale degli stupefacenti, al punto di diventare la sua prima fonte di profitto.
Risultati peggiori erano difficili da immaginare?
Non alla luce del dibattito internazionale che, la politica Italiana, ha deciso di non ascoltare e al quale togliere voce.
Oggi, dopo la bocciatura del decreto Fini Giovanardi, è ripreso un dibattito vivace sulla legalizzazione della cannabis.
A Parma è stata aperta una raccolta firme, per chiedere alla giunta comunale di approvare un ordine del giorno che impegni la città a superare i principi fallimentari della proibizione.
A livello nazionale, il Movimento 5 Stelle, si è fatto portatore di una revisione della normativa sulla cannabis.
Che fine ha fatto il dibattito sulla legalizzazione della cannabis nel M5S a Parma? 
Quale è la posizione della giunta in merito alla richiesta di portare in consiglio comunale un dibattito sulla produzione di cannabis per scopi medici, come per esempio è avvenuto a Torino, dove sono stati approvati due ordini del giorno sull'argomento e la richiesta di impegno del comune di attivare una collaborazione con un istituto di ricerca della città per la coltivazione di cannabis?
Che dire della votazione che, a Roma, ha impegnato il sindaco e la giunta "ad attivarsi presso il Parlamento affinché sia iniziato il confronto sul passaggio da un impianto di tipo proibizionistico ad un impianto di tipo legale della produzione e della distribuzione delle droghe cosiddette 'leggere'"?
I cittadini attendono risposta.

sabato 5 aprile 2014

ITALIA - Legalizzazione cannabis. Comune Roma approva mozione

L'assemblea capitolina ha approvato a maggioranza una mozione che impegna il sindaco Ignazio Marino e la giunta "ad attivarsi presso il Parlamento affinché sia iniziato il confronto sul passaggio da un impianto di tipo probizionistico ad un impianto di tipo legale della produzione e della distribuzione delle droghe cosiddette 'leggere'". "Legalizzare le droghe leggere - spiega il primo firmatario della mozione, il capogruppo Sel Gianluca Peciola - E' questo il contenuto della mozione presentata dal Gruppo Sel del Campidoglio e approvata oggi in Assemblea capitolina. Il 12 febbraio scorso la Consulta ha dichiarato l'incostituzionalità della legge Fini-Giovanardi che dal 2006, equipara le droghe leggere a quelle pesanti. La legge Fini-Giovanardi ha provocato nel nostro Paese conseguenze irreparabili sia sotto il profilo della repressione penale e del sovraffollamento delle carceri sia sotto il profilo della riduzione del danno e della prevenzione del diffondersi delle tossicodipendenze. Sono circa 24mila persone, il 40 per cento del totale, le persone recluse per imputazioni che riguardano la normativa dichiarata illegittima dalla Corte Costituzionale. E' arrivato il momento di superare la legislazione repressiva e proibizionista voluta dal centrodestra in tema di sostanze stupefacenti".

ITALIA - Legalizzazione cannabis. Comune Roma approva mozione

Svuotacarceri e depenalizzazione della coltivazione

Pochi giorni fa è passato il decreto svuotacarceri in cui è prevista la depenalizzazione della coltivazione di cannabis, non di certo ad uso personale, ma solo per gli istituti universitari e laboratori pubblici di ricerca che hanno ottenuto l’autorizzazione ministeriale alla coltivazione per scopi scientifici, sperimentali o didattici. Ancora non è chiaro esattamente cosa preveda la norma nel suo insieme e più di una voce si è levata per smorzare gli inevitabili entusiasmi che la notizia aveva generato soprattutto a causa di titoli sensazionalistici e fuorvianti.
Aspettiamo che uno dei nostri avvocati ci chiarisca che cosa potrebbe cambiare con l’approvazione dello ‘svuotacarceri’ per le numerose vittime del proibizionismo che ancora si trovano a scontare pene salatissime a causa di una legge ormai dichiarata incostituzionale, e per il momento vi rimandiamo ad alcuni link che hanno trattato la questione negli ultimi giorni, iniziando con quelli che per fortuna si sono subito preoccupati di smentire le notizie date con estrema superficialità da alcune note testate nazionali.
Sono inoltre riprese le audizioni in relazione alle nuove proposte di legge sulla regolamentazione della coltivazione domestica di fronte alle Commissioni Giustizia e Affari Sociali, dove è stato ascoltato di nuovo il dott. Serpelloni che, con non poca sorpresa da parte nostra, in quanto ci fa piacere che inizi a parlare di ‘naturalità’ della pianta di cannabis, sottolinea però la distinzione tra cannabis ‘naturale’ e cannabis ‘geneticamente modificata’, e vorremmo ricordare al dottore che semmai si può parlare di cannabis ‘potenziata’ ma non certo di un Organismo Geneticamente Modificato, perché la cannabis OGM semplicemente: non esiste!