cookie

Translate

martedì 11 febbraio 2014

ITALIA - Cannabis Terapeutica. Lo stato dell'arte al Consiglio comunale di Torino

Ieri mattina in Commissione ambiente del consiglio comunale di Torino, i consiglieri Marco Grimaldi di Sel e Silvio Viale del Pd, hanno un impegno in prima linea del Comune per quanto concerne la cannabis terapeutica. «Facciamo diventare l’Istituto Bonafous un centro sperimentale per la coltivazione della canapa indiana a scopo farmaceutico » hanno proposto i due, che ne hanno già parlato con Assocanapa, l’associazione carmagnolese dei produttori di canapa.
Il Consiglio comunale aveva approvato il 14 gennaio un altro ordine del giorno sull’uso terapeutico dei cannabinoidi. C’è scritto nel documento: «Nonostante sia possibile la prescrizione di terapie dal 2006, in Italia non esistono farmaci a base di cannabinoidi e il loro approvvigionamento da parte dei pazienti è possibile solo attraverso l’importazione». Veneto, Toscana, Liguria e ultima la Puglia stanno cercando strade alternative. L’obiettivo: arrivare a produrre in maniera controllata la cannabis per abbassare i costi dovuti all’importazione dei farmaci dall’Olanda. E per rendere la vita più facile ai malati oncologici e cronici che ne fanno uso. «Chiediamo al governo di autorizzare la produzione in Italia» hanno scritto nella mozione i consiglieri comunali. Ed è con questa idea, e con gli esempi delle altre regioni per la testa, che Grimaldi e Viale hanno fatto la loro proposta.
L’Istituto Bonafous è la “fattoria” di proprietà della città. Si trova in collina: ci sono le serre per
coltivare le diecimila violette che vanno a decorare le aiuole, sempre meno usate perché mancano i soldi. Ma ci sono anche le vigne della cantina sperimentale gestita dalla Facoltà di Agraria, da cui nascono il cosiddetto «vino del sindaco» e i frutteti sperimentali. Un istituto di ricerca agricola pubblica che nelle intenzioni dei due proponenti sarebbe perfetto per candidarsi a diventare il primo centro piemontese per la cannabis a uso farmaceutico. «Potrebbe diventare il luogo — spiega Grimaldi — per una sperimentazione controllata in collaborazione con il sistema sanitario e l’Università. Sarebbe una produzione limitatissima: a Torino ci sono almeno una trentina di malati a cui sono prescritti farmaci a base di cannabinoidi». Certo, servirebbe prima il nulla osta della Regione e poi l’autorizzazione dello Stato.

Nessun commento:

Posta un commento