cookie

Translate

sabato 26 maggio 2012

ITALIA - Carcere e droga. Denuncia e iniziativa di Franco Corleone

A causa del sovraffollamento 'oggi il carcere fa schifo' e 'la situazione e' drammatica: in Italia siamo sempre a 67-68 mila detenuti. Nel carcere fiorentino di Sollicciano, ad esempio, siamo stabilmente sopra mille', il doppio della capienza regolamentare. Lo ha detto Franco Corleone, garante dei detenuti del Comune di Firenze, che da martedi' ha avviato uno 'sciopero della fame di qualche giorno' con l'intento di formare 'una catena' che veda impegnati anche gli altri garanti ed esponenti del volontariato e delle associazioni. Corleone, che e' anche coordinatore nazionale dei garanti delle carceri, ha inviato una lettera aperta ai suoi colleghi proponendo di cercare insieme soluzioni a questa 'violenza silenziosa'.
'Nel 2011 - ha spiegato - sono entrati in carcere per violazione dell'art. 73 della legge Giovanardi, cioe' per detenzione di stupefacenti, 23 mila persone. Questo spiega il perche' del sovraffollamento'. Secondo il garante di Firenze, - per il quale, tra l'altro, sono 'finora modeste le proposte del ministro Severino' -, attraverso misure alternative per i detenuti tossicodipendenti, la modifica della legge Giovanardi e con 'una 'amnistia specifica' per il quinto comma dell'art. 73 della legge sulle droghe, cioe' per i fatti di lieve entita si potrebbe arrivare ad avere 'nelle carceri circa il 40% in meno degli attuali detenuti'.

ITALIA - Carcere e droga. Denuncia e iniziativa di Franco Corleone

giovedì 24 maggio 2012

ITALIA - Bilancio droghe Polizia 2011

Nell'ambito della lotta al traffico di droga, nel 2011 gli agenti del Servizio centrale operativo della Polizia hanno arrestato 4.342 persone (dei quali meno della metà - 1.899 - stranieri) e sequestrato oltre 10.400 kg di sostanze stupefacenti. Sono alcuni dati che emergono dal bilancio 2011 della Polizia di Stato, diffuso in occasione del 160mo anniversario della fondazione del corpo.
In particolare la Direzione centrale per i servizi antidroga ha sequestrato oltre 7 mila kg di stupefacenti, tra eroina (285 kg), cocaina (710 kg) e cannabis (6 mila kg).
Infine per la detenzione illegale di armi ed esplosivi le persone arrestate sono state 229, mentre sono state sequestrate 222 pistole, 121 fucili, 43 ordigni esplosivi, 24 detonatori e 57 kg di esplosivo.

ITALIA - Bilancio droghe Polizia 2011

6.000 kg di cannabis al prezzo di 10 euro al grammo equivalgono a 60.000.000 di euro. La mia domanda è; quanto ci è costato sequestrare tutta questa erba? Perchè se fosse legale, i 60.000.000 di euro, avrebbero fruttato tasse (con l' iva al 20% ) per 12.000.000 di euro e questo solo sulla quantità sequestrata, non su tutta la cannabis in circolazione. In più si sarebbero risparmiati i soldi in attività di sequestro di circa il 90% e le forze dell' ordine sarebbero potute essere impiegate in attività di contrasto a crimini violenti.
La domanda finale è: tutto questo è servito a non avere droga per le strade? La risposta è scontata.
La politica ha fallito, ma è difficile da ammettere come la sconfitta alle elezioni di Parma. E serpelloni va in Svezia a firmare un trattato contro la legalizzazione delle droghe.

martedì 22 maggio 2012

Casarano, in Puglia cannabis terapeutica

Casarano (Lecce) – In un ospedale della Puglia, quello di Casarano, cinque pazienti, tutti malati di Sclerosi multipla, ricevono ogni mese ‘cannabis terapeutica’. E’ questa la prima e per ora unica sperimentazione del genere in Puglia di somministrazione gratuita di cannabis terapeutica.
I pazienti che ricevono la cannabis terapeutica sono cinque malati di sclerosi multipla, malattia che provoca dolori terribili e irrigidisce fino allo spasmo i muscoli. E la cannabis distribuita gratuitamente dall’ospedale di Casarano serve a rilassare i muscoli contratti e a lenire il dolore.

lunedì 21 maggio 2012

Le elezioni di Parma: la mia risposta al direttore della gazzetta di Parma

Caro Direttore, le sue paure sono infondate e il suo editoriale, schierato, sembra essere molto lontano e incapace di vedere aldilà del proprio tornaconto personale: il scegliere pensando a "me", più che al noi. Questo ballottaggio è ben altro che lo scegliere un "usato sicuro" e un salto nel buio; si tratta di scegliere tra un vecchio e sorpassato modo di fare politica, che guarda agli interessi di pochi gruppi di potere, e  tra il nuovo che è rappresentato da una società orizzontale che lasci da parte i verticalismi di partito nazionale. Si tratta di scegliere una strada che responsabilizzi i cittadini ad informarsi e a scegliere, davvero, con la testa. Il voto contro Bernazzoli è il voto a favore del cambiamento ed è falso affermare che chi vota Pizzarotti sono quelli del «muoia Sansone con tutti i filistei». Sono persone di destra e di sinistra che si sono stancate della partitocrazia, il vero regime sotto il quale siamo da ormai più di 40 anni. La partitocrazia, questo regime di decisioni prese dall' alto, da chi si crede "più esperto", e non da chi è aperto ad ascoltare e valutare soluzioni alternative nell' interesse dei cittadini, ormai deve terminare. L' esperienza, infatti, gioca brutti scherzi come l' arroganza e la presunzione. Infatti sono sia di destra che di sinistra le persone che non vogliono l' inceneritore, così come sono sia di destra e di sinistra le persone che vogliono essere ascoltate e tenute in considerazione, perchè non è il "partito" che decide, ma i cittadini. Credo che Ubaldi in questo senso si sia esperesso, oltre che per opportunismo politico. Vuole vedere anche lui di cosa è capace questo cambiamento, così come lo vogliono vedere le personedella borghesia dei centristi e dei moderati. Il suo editoriale, di chiaro stampo reazionario, rivela la solita paura che già in altri Suoi interventi è emersa; mi auguro una paura derivante dalla incapacità di comprendere, più che dalla convenienza di sponsorizzare una persona che non ha avuto il coraggio di "scendere in campo" da pari, spogliandosi della carica di presidente della provincia, con qualche scheletro nell' armadio e alla quale è stato dimostrato che c'è chi "con capacità" ha speso poco, bene ed è riuscito ad ottenere risultati da "professionista". Mi auguro che pizzarotti vinca perchè lei possa ricredersi; d' altra parte, avere sponsorizzato Ubalidi prima e Vignali poi, ci ha portato in questa situazione. Mi auguro che i parmigiani abbiano capito.


domenica 20 maggio 2012

A Judge’s Plea for Pot

By GUSTIN L. REICHBACH

THREE and a half years ago, on my 62nd birthday, doctors discovered a mass on my pancreas. It turned out to be Stage 3 pancreatic cancer. I was told I would be dead in four to six months. Today I am in that rare coterie of people who have survived this long with the disease. But I did not foresee that after having dedicated myself for 40 years to a life of the law, including more than two decades as a New York State judge, my quest for ameliorative and palliative care would lead me to marijuana.
My survival has demanded an enormous price, including months of chemotherapy, radiation hell and brutal surgery. For about a year, my cancer disappeared, only to return. About a month ago, I started a new and even more debilitating course of treatment. Every other week, after receiving an IV booster of chemotherapy drugs that takes three hours, I wear a pump that slowly injects more of the drugs over the next 48 hours.

Nausea and pain are constant companions. One struggles to eat enough to stave off the dramatic weight loss that is part of this disease. Eating, one of the great pleasures of life, has now become a daily battle, with each forkful a small victory. Every drug prescribed to treat one problem leads to one or two more drugs to offset its side effects. Pain medication leads to loss of appetite and constipation. Anti-nausea medication raises glucose levels, a serious problem for me with my pancreas so compromised. Sleep, which might bring respite from the miseries of the day, becomes increasingly elusive. 
Inhaled marijuana is the only medicine that gives me some relief from nausea, stimulates my appetite, and makes it easier to fall asleep. The oral synthetic substitute, Marinol, prescribed by my doctors, was useless. Rather than watch the agony of my suffering, friends have chosen, at some personal risk, to provide the substance. I find a few puffs of marijuana before dinner gives me ammunition in the battle to eat. A few more puffs at bedtime permits desperately needed sleep.
This is not a law-and-order issue; it is a medical and a human rights issue. Being treated at Memorial Sloan Kettering Cancer Center, I am receiving the absolute gold standard of medical care. But doctors cannot be expected to do what the law prohibits, even when they know it is in the best interests of their patients. When palliative care is understood as a fundamental human and medical right, marijuana for medical use should be beyond controversy. 

Sixteen states already permit the legitimate clinical use of marijuana, including our neighbor New Jersey, and Connecticut is on the cusp of becoming No. 17. The New York State Legislature is now debating a bill to recognize marijuana as an effective and legitimate medicinal substance and establish a lawful framework for its use. The Assembly has passed such bills before, but they went nowhere in the State Senate. This year I hope that the outcome will be different. Cancer is a nonpartisan disease, so ubiquitous that it’s impossible to imagine that there are legislators whose families have not also been touched by this scourge. It is to help all who have been affected by cancer, and those who will come after, that I now speak. 

Given my position as a sitting judge still hearing cases, well-meaning friends question the wisdom of my coming out on this issue. But I recognize that fellow cancer sufferers may be unable, for a host of reasons, to give voice to our plight. It is another heartbreaking aporia in the world of cancer that the one drug that gives relief without deleterious side effects remains classified as a narcotic with no medicinal value.
Because criminalizing an effective medical technique affects the fair administration of justice, I feel obliged to speak out as both a judge and a cancer patient suffering with a fatal disease. I implore the governor and the Legislature of New York, always considered a leader among states, to join the forward and humane thinking of 16 other states and pass the medical marijuana bill this year. Medical science has not yet found a cure, but it is barbaric to deny us access to one substance that has proved to ameliorate our suffering.
Gustin L. Reichbach is a justice of the State Supreme Court in Brooklyn.

A Judge’s Plea for Pot

venerdì 18 maggio 2012

USA - Legalizzazione cannabis. Si' dal 57% dei newyorkesi

Gli abitanti di New York vogliono che la marijuana venga legalizzata: lo rivela un sondaggio condotto dal Siena College, secondo il quale il 57% dei newyorkesi si sono dichiarati favorevoli, soprattutto se l'erba viene usata per scopo medico.
Ad opporsi al via libera alla 'ganja' sono invece il 33% degli intervistati.
Il tema divide democratici e repubblicani: mentre i primi si sono dichiarati a favore, i membri del Gop non hanno ancora raggiunto un'opinione comune.
Secondo il Governatore dello Stato di New York Andrew Cuomo - che il mese scorso si era opposto alla possibilita' della legalizzazione - l'argomento e' piuttosto delicato ed e' necessario valutare sia l'utilita' dell'erba a scopo terapeutico, che gli effetti della droga sulle persone.
'Migliaia di cittadini sono affetti da patologie debilitanti e mortali le cui vite in molti casi potrebbero essere rese migliori e piu' lunghe grazie all'uso medico della marijuana', e' invece il parere di Richard Gottfried, presidente della Assembly Health Committee.

USA - Legalizzazione cannabis. Si' dal 57% dei newyorkesi 

sabato 12 maggio 2012

USA - Dipendere dall'attivita' fisica? Il corpo produce cannabinoidi

Gli atleti di sport di resistenza come la corsa dicono spesso di essere "dipendenti" dall'attivita' fisica. Ora, un nuovo studio pubblicato sul Journal of Experimental Biology potrebbe confermarlo: non solo il corpo umano sembra essersi adattato evolutivamente per la corsa di resistenza, ma produrrebbe anche cannabinoidi, sostanze chimiche contenute anche nella marijuana, che aumentano la sensazione di piacere e ci spingono a continuare a correre.

USA - Dipendere dall'attivita' fisica? Il corpo produce cannabinoidi

mercoledì 9 maggio 2012

Avanti 5 Stelle

Un post a sostegno del Movimento 5 Stelle. Dopo la mia chicchierata informale con il MoVimento a riguardo del tema cannabis terapeutica, con mia grossa sorpresa e piacevole stupore, sono stato contattato da un consigliere regionale dell' Emilia Romagna, appunto in seguito alla chiacchierata con il "gruppo" di Parma, per eventualmente, discutere assieme di un progetto di legge regionale da presentare.
Sono anni che scrivo e mi batto e questo è il primo vero "atto" compiuto da qualcuno per ascoltare le proposte dal basso in maniera costruttiva.

Forza MoVimento 5 Stelle! Questo è il modo per costruire fiducia e credibilità! Grazie di esistere!

sabato 5 maggio 2012

Good morning, Toscana! La nuova Legge Regionale Toscana sui farmaci a base di cannabis

Articolo di Pazienti Impazienti Cannabis
Finalmente, dopo un faticoso e impegnativo lavoro, durato oltre un anno con la collaborazione di altre realtà sensibili all'argomento, come Pazienti impazienti Cannabis siamo convinti che il 2 maggio 2012 a Firenze si sia scritta una pagina di storia nel nostro Paese. Dopo 5 anni dal Decreto Ministeriale dell'aprile 2007, in cui era stata soddisfatta la nostra richiesta di inserire il Thc nella tab. II b delle sostanze stupefacenti con riconosciute proprietà terapeutiche, è stata infatti approvata la prima legge regionale in grado di facilitare l'accesso concreto dei malati ai farmaci derivati dalla cannabis.
Tutto parte la scorsa primavera, quando, qualche mese dopo che in 8 regioni (ora sono 9) era stata presentata da consiglieri regionali di vari gruppi politici la migliore proposta di legge possibile nel preciso quadro delle norme vigenti, elaborata da pazienti e medici di 3 associazioni (PIC, ACT, ALC), arriva come un fulmine a ciel sereno la notizia della presentazione in Toscana di una proposta di legge del PD che avrebbe limitato l'uso medico dei cannabinoidi alla terapia del dolore e alle cure palliative. Tale pdl, nasceva in buona fede dalla volontà di facilitare l'accesso a quella cura, dopo che la consigliera Alessia Ballini, prima di essere stroncata da un tumore, aveva avuto modo di sperimentare personalmente per i suoi dolori l'efficacia della cannabis (reperita o coltivata illegalmente, ci hanno confermato le persone che la conoscevano bene). Con la collaborazione dei consiglieri del gruppo Fds-Verdi, che hanno poi depositato la pdl 72, abbiamo quindi adattato in tutta fretta alla realtà toscana, la proposta delle altre regioni, cercando intanto di far sentire la nostra voce di pazienti, anche ai firmatari della pdl 58, poi abbiamo organizzato insieme anche un convegno con tutti gli interessati e diverse personalità internazionali.
Dopo le audizioni di associazioni e esperti del settore, la commissione sanità si è impegnata ad unificare le due pdl, con risultati insoddisfacenti ancora poche settimane fa. Poi, la sincera volontà dimostrata da alcuni consiglieri del PD ha permesso di arrivare ad un testo condiviso, dove non ci sono limitazioni a priori ad alcune categorie di malati, ma si da anche la possibilità al servizio pubblico di dispensare preparazioni galeniche, rapidamente disponibili, senza dover aspettare gli attuali tempi delle importazioni dei farmaci esteri tramite la normale procedura. Oltre che nell'ambito di "strutture ospedaliere ed a queste assimilabili" (day-hospitals, ambulatori ecc.), i farmaci potranno essere erogati a domicilio senza spese anche a pazienti in dimissioni assistite, senza che debbano per forza tornare in ospedale per ritirarli. Ecco il testo approvato, che non è la "nostra" pdl72 ma non esclude alcuna modalità di cura già permessa dalle norme nazionali. Oltre alla legge, è stata approvata anche una mozione, che mette al centro i diritti dei malati e preme sul Ministero della Salute, per ulteriori passi semplificativi.
In aula, gli interventi dei consiglieri FdS e PD sono stati caratterizzati dal buon senso e dall'attenzione al malato come persona. E' stato anche ricordato come migliaia di pazienti debbano ricorrere al mercato nero o scelgano l'autocoltivazione, per poter beneficiare dell'effetto terapeutico della cannabis per i loro disturbi. Ed è stata menzionata l'esperienza del Canada, dove lo Stato gestisce proprie coltivazioni di marijuana da distribuire ai malati, dell'Olanda e di Israele, dove viene utilizzata negli ospizi per anziani, con risultati clamorosi. Al contrario gli interventi di PDL, UDC e Lega si basavano su una presunta pericolosità e "mancanza di evidenza scientifica" dell'efficacia dei cannabinoidi, e sulla necessità di un ulteriore nulla osta ministeriale, in spregio assoluto della qualità di vita dei malati, e delle loro necessità. Nonché in totale ignoranza del fatto che, come già ricordato, il Ministero della Salute si è già espresso: sin dal 2007 infatti, il THC per la legge italiana fa parte delle sostanze prescrivibili e dotate di efficacia terapeutica, come ha confermato addirittura il dott. Giovanni Serpelloni, smentendo il solito Gasparri, secondo il quale la nuova legge toscana "è carta straccia". Premettendo che "la politica non ha la competenza di decidere se i cannabinoidi siano utili ed utilizzabili", con una capriola di coerenza aggiungono che la regione non avrebbe dovuto permetterne l'uso anche su ricetta medica, in assenza di certezze.
Antico affresco su una volta dei portici di Bologna

Ma la partita non finisce con l'approvazione della legge. Saranno infatti prossime delibere applicative della giunta che dovranno dare le disposizioni pratiche per la sua applicazione. Per questa ragione sarà molto importante che le associazioni di pazienti continuino a vigilare sui contenuti di tali delibere, continuando a fornire la necessaria assistenza e consulenza, ci auguriamo che questo clima collaborativo possa crescere. In confronto al desolante panorama nazionale, dove ignoranza ed arroganza la fanno da padroni, e delle vite e delle scelte dei malati non importa a nessuno, sarebbe un bell'esempio di democrazia partecipata. Così come ci auguriamo che si apra il dibattito nelle regioni dove giacciono in qualche cassetto le pdl già depositate e che presto se ne aggiungano di nuove, trovando sempre reti di pazienti pronti a battersi perché il significato delle future leggi regionali non venga stravolto. Sempre consapevoli che la strada è ancora lunga e che siamo di fronte a uno dei piccoli passi verso lo scenario auspicato in cui ogni persona possa essere libera di scegliere come curarsi senza rischiare di finire in galera.
 

venerdì 4 maggio 2012

Million Marijuana March 2012

Domani, come ogni anno, si terrà a Roma la MMM (million marijuana March).

http://www.millionmarijuanamarch.info/

Chi parlerà di questo evento, da sempre mai preso in considerazione dai media? Da anni, migliaia di persone in tutto il mondo prendono parte a questa manifestazione pacifica, ma in Italia non se ne parla. E' una manifestazione globale, forse una delle poche che veramente non guarda in faccia a colori, stili di vita, soldi, ma solo una passione condivisa per una pianta.


NELLO STESSO GIORNO A ROMA E IN ALTRE 420 CITTA' NEL MONDO PER ESIGERE:
1) LA FINE DELLE PERSECUZIONI PER I CONSUMATORI.
2) ACCESSO IMMEDIATO ALL'USO TERAPEUTICO PER I PAZIENTI.
3)DIRITTO A COLTIVARE LIBERAMENTE LA CANNABIS, PATRIMONIO DELL'UMANITA'.

SABATO 5 MAGGIO 2012, DODICESIMA EDIZIONE ITALIANA M.M.M.

DEDICATA A TUTTE LE VITTIME DEL PROIBIZIONISMO, MASSACRATE DI BOTTE IN GALERA O ANCORA PRIMA DI ARRIVARCI,
E IN PARTICOLARE A ALDO BIANZINO, DI CUI ESIGIAMO LA RIAPERTURA DEL PROCESSO PER OMICIDIO.


Prendere il business ai narcos

Araceli Manjón-Cabeza, ex-magistrato ed ex “numero due” di Baltasar Garzon nel “Plan Nacional sobre Drogas” prende posizione nel suo libro “La solucion” per la legalizzazione di tutti i tipi di droghe.

Contro la legalizzazione di tutte le droghe si dice che i benefici che ne deriverebbero levando il business al crimine organizzato, non sarebbero maggiori rispetto ai problemi che ne deriverebbero dall'aumento dei consumi. Credo che queste affermazioni oggi siano chiaramente dubbiose. Ammettendo, come possibile, un aumento iniziale dei consumi di droghe una volta che le stesse siano state legalizzate, nel contempo ci sarebbero altri effetti benefici: controllo della qualita' delle sostanze, evitando cosi' i danni collegati al consumo di porcherie che oggi sono in vendita; calo dei prezzi, e questo ridurrebbe drasticamente la delinquenza legata al fenomeno droga; separare i consumatori da specifici ambienti particolarmente insalubri e pericolosi, per indirizzarli verso un mercato legale e controllato (...)

Gli effetti sul consumo che ci sarebbero in un cambio dell'approccio, si giustificherebbero da soli per il fatto di pensare seriamente e senza pregiudizi ad un processo di legalizzazione e controllo statale, con o senza imposte particolarmente elevate per la produzione, medicalizzando alcune sostanze, ma non tutte (dovrebbero essere poste in libera vendita agli adulti solo le droghe ricreazionali), con maggiore impegno nelle politiche di riduzione della domanda (educazione, prevenzione e riabilitazione) e con un risparmio spettacolare negli enormi sforzi economici che oggi vengono fatti con la repressione in cambio di risultati debilitanti. Insisto che la guerra alla droga e' fallita, ma non e' questa l'unica ragione per rifiutarla; ce n'e' un'altra: la sua ingiustizia, soprattutto per quei Paesi che trasformano i consumatori in delinquenti. Mi rifaccio alle tesi di Douglas Husak che, riferendosi agli Usa, evidenzia come l'uso del diritto penale contro chi usa droga e' ingiusto e rimarrebbe tale anche se fosse un misura che riducesse il consumo.
La sua accusa contro l'ingiustizia di incarcerare un consumatore e non contro l'inefficacia di un tale provvedimento, serve a ricordarci che stiamo vivendo il momento in cui si comminano piu' pene nella storia del suo Paese; con una spesa carceraria negli Stati maggiori che supera quella per l'insegnamento superiore; con un 28% della popolazione in galera per possesso o consumo di droghe, con due su tre condannati per la marijuana (...).

I maggiori problemi della droga, considerando che hanno origine nel fatto che il traffico e' proibito, spariscono o si minimizzano enormemente nell'ambito di un mercato legale. A partire dal crimine organizzato la cui attivita' prevalente e piu' lucrativa e' il traffico di droghe. La proibizione ha regalato il business ai narcos e la legalizzazione glielo allontanera' in larga misura (...).

Questo significa che la criminalita' organizzata sarebbe scomparsa? Naturalmente no. I delitti e l'organizzazione degli stessi continueranno ad esistere, e le mafie, come accade ora, continueranno esplorando altri settori di illegalita', ma la legalizzazione delle droghe li privera' del loro mercato piu' redditizio. E questo mercato e' lucrativo per almeno due motivi.
In primo luogo, siamo di fronte ad un domanda garantita per rigidita' e non elastica rispetto all'aumento dei prezzi delle dosi, il tossicodipendente la seguira' disposto a qualunque cosa pur di ottenere le dosi: rubare alla propria madre, assaltare un supermercato, prostituirsi o schiavizzarsi come avesse preso “una cotta per un cammello” (letterale: como machaca de un camello). Cio' che e' accaduto fino ad ora ha dimostrato che la minima elasticita' che puo' rappresentare la domanda di droghe non coinvolge il consumatore che, di fronte all'aumento del prezzo, non abbandona la droga o la sostituisce con altri prodotti legali, ma passa da una droga piu' cara ad una piu' economica e, sicuramente, piu' dannosa. Per esempio, se abbandona la cocaina, passa ad un veleno piu' economico come il crack. In definitiva, la dipendenza gioca a favore di chi commercia con la droga. (...)

In secondo luogo, c'e' da considerare i bassi costi per la produzione: la droga e' un bene economico se si compara con altri beni che vengono trattati dal crimine organizzato (automobili, armi, opere d'arte), ma il prezzo finale e' altissimo grazie all'illegalita'.
Le parole di Juan Carlos Hidalgo, famoso analista in materia di narcotraffico del Cato Institute, “il prezzo di una sostanza illegale si determina piu' per il costo della distribuzione che per quello della produzione... Per quanto riguarda la droga, il 90% o anche di piu' del prezzo base dello stupefacente deriva soprattutto dalla proibizione”. La conclusione e' evidente: la droga illegale offre un margine commerciale superlativo; e' un buon business e sta nelle mani del crimine organizzato.
Lo Stato ha tre possibilita': prima, relazionarsi con la produzione in regime di monopolio, controllando la qualita' e i prezzi; seconda, dare la produzione nelle mani dell'industria farmaceutica, a cui potrebbe imporre qualita' e prezzi; terza, regalare il business ai narcos senza alcun controllo. Le prime due possibilita' sono ammissibili, sensate, indipendentemente se si opta per l'una o per l'altra; la terza e', senza dubbio, la peggiore -con quei risultati che conosciamo per averla avuta durante un secolo-, ma e' quella che predomina e non e' la sola.
Dunque la legalizzazione farebbe miracoli e ci farebbe stare nell'ambito della legge: per cui non sarebbero richiesti strumenti eccezionali di indagine e persecuzione come quelli che oggi si applicano per combattere le droghe. Pensiamo alla Spagna, dove tali norme esistono soprattutto per il traffico di droghe e il terrorismo. La legge si libererebbe di molti aspetti di eccezionalita' e disproprozioni che oggi sono dominanti e sarebbe piu' limitato il permanente debordamento coi principi costituzionali. (...)

Tre sono le idee che dovrebbero essere evidenziate:
Prima: il proibizionismo e' fallito. Non solo non si e' raggiunta la chimera di porre fine alle droghe, ma ogni volta abbiamo sempre avuto piu' droghe e piu' consumatori: offerta e domanda sono in forte crescita, e la proibizione ha generato molti altri problemi non connessi al consumo di droga, problemi che sono figli della proibizione.
Seconda: deve cambiare il paradigma perche' continuare con il proibizionismo planetario e' una follia siderale.
Terza: negli ultimi anni, e particolarmente nel 2010 e 2011, si sono moltiplicate circostanze ed eventi che ci mettono al primo posto il fatto che la legalizzazione, come alternativa, e' l'unica alternativa.

La solución. Araceli Manjón-Cabeza. Editorial Debate. Prezzo: 18,90 euro.

(articolo pubblicato sul quotidiano EL Pais del 29/04/2012)


Prendere il business ai narcos