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mercoledì 29 febbraio 2012

SPAGNA - Coltivazione cannabis. Comune ci scommette per rinascita economica

Un comune rurale catalano, nella provincia di Tarragona, ha previsto fra le misure anticrisi anche di autorizzare la coltivazione di cannabis, riferisce oggi la stampa spagnola.
La giunta di sinistra che governa Rasquera, 900 abitanti che vivono soprattutto del lavoro nei campi e della produzione di olio d'oliva, un debito pubblico di 1,3 milioni, intende accettare l'offerta arrivata dalla Asociacion Barcelonesa Cannabica de Autoconsumo (Abcda), un club 'con fini ludico-terapeutici' con 5mila soci costituito per gestire collettivamente il consumo individuale consentito dalla legge spagnola di cannabis. La Abcda ha proposto di pagare al comune 36mila euro per l'autorizzazione a coltivare a fini non commerciali il cannabis e di iniettare nell'economia locale 550mila euro all'anno per l'affitto e la gestione dei terreni.
Il progetto dovrebbe creare 50 posti di lavoro nel comune. La popolazione di Rasquera 'e' molto invecchiata, e vogliamo fermare la fuga degli abitanti giovani' spiega il sindaco Bernat Pellisa, della Sinistra Repubblicana Catalana di Erc. La proposta, spiega, e' appoggiata anche dall'opposizione, formata dai nazionalisti moderati di Ciu. L'iniziativa e' pero' al vaglio della procura catalana, in quanto l'articolo 368 del codice penale spagnolo proibisce la coltivazione, l'elaborazione e il traffico di droghe. In questo caso pero', si tratterebbe di coltivazione per l'autoconsumo. 'E' complicato giuridicamente, ha spiegato a El Pais il penalista Javier Rodrigalvarez: 'sara' difficile, a meno che si possa dimostrare che ogni appezzamento e' destinata individualmente all'autoconsumo'.

SPAGNA - Coltivazione cannabis. Comune ci scommette per rinascita economica 

USA - Referendum legalizzazione marijuana. Il 6 novembre in Colorado

Il 6 novembre, quando come nel resto degli Stati Uniti saranno chiamati alle urne per le elezioni presidenziali, gli elettori del Colorado si troveranno a dover decidere anche se nel loro stato il possesso di marijuana per uso ricreativo debba essere legalizzato.
Lo hanno reso noto a Denver fonti ufficiali del Colorado, annunciando che il comitato promotore di un referendum ha raccolto firme a sufficienza per sottoporre il quesito al voto popolare, seguendo cosi' la strada gia' intrapresa quest'anno dallo stato di Washington, che a sua volta proporra' il 6 novembre ai suoi elettori un simile quesito.
Il Colorado e' uno dei 16 stati degli Stati Uniti dove la marijuana e' gia' consentita per uso medico, ed e' al suo secondo tentativo di ottenere la liberalizzazione anche per uso ricreativo. Nel 2006 l'iniziativa venne respinta, come in California nel 2010, ma ora i promotori del referendum ritengono che i tempi siano maturi.
Lo scorso ottobre, un sondaggio della Gallup ha mostrato che il 50 per cento degli americani sono a favore della liberalizzazione della marijuana, con un aumento del 10 per cento rispetto al 2006, e del 38 per cento rispetto al 1972. In base alla proposta che sara' sottoposta al voto degli elettori, chi ha piu' di 21 anni potra' possederne fino ad un massimo di un'oncia (poco piu' di 28 grammi), oppure potra' coltivarne sei piante.

USA - Referendum legalizzazione marijuana. Il 6 novembre in Colorado 

domenica 26 febbraio 2012

I cospiratori del tabacco

Se siete convinti che si fuma perche' e' piacevole, cambiate pagina. Non avete nulla da guadagnare in cio' che leggerete in seguito. Ma puo' darsi che siate curiosi di sapere perche' le persone fumano e perche e' cosi difficile per loro smettere. Di sapere perche' alcuni fra questi dovranno morire. E vogliate comprendere perche' tutto questo sembra molto normale. Per saperlo occorre entrare nella sala macchine della piu' grande impresa di ingegneria del consenso che sia mai stata concepita. E' un'impresa complicata. E' un insieme di uomini e istituzioni divenuti ingranaggi di un sottile meccanismo, in grado di infiltrarsi nella cultura e nelle scienze, di stravolgere la medicina e di corrompere a tutti i livelli. E per condurvi in questo dedalo. Robert Prroctor vi portera'' per mano.
Robert Proctor, 57 anni, non e' ne' un cospiratore ne' un igienista estremo. Storico delle scienze, professore alla prestigiosa Universita' di Stanford, in California, e' l'autore di “Golden Holocaust”, un libro che e' uscito in questi giorni in Usa che fa un'accurata inchiesta sull'industria americana del tabacco. Al punto tale che quest'ultima ha fatto ricorso a tutte le vie legali per cercare di metter mano sui manoscritti prima della loro pubblicazione. Senza successo.
Cosa c'e' di tanto eclatante in queste 750 pagine che hanno preoccupato giganti come RJ Reynolds o Philip Morris? Ci sono le loro parole. Loro piccoli e grandi segreti, racchiusi nelle memorie e nei messaggi interni, nei rapporti confidenziali, nei rendiconto delle ricerche dei loro chimici, dei loro medici. Il fatto e' poco conosciuto: questa preziosa ed esplosiva documentazione -i “tobacco documents”- e' pubblica dalla fine degli anni '90. Nel 1998, il Master Settlement Agreement, che raccoglie le procedure portate avanti da 46 Stati americani contro il fumo non include una componente finanziaria (il versamento di 250 miliardi di Usd -180 miliardi di euro- rateizzati in due decenni) ma ordina di rendere pubblici tutti i segreti dell'industria.

INFILTRAZIONE
Milioni di documenti, relativi a piu' di cinquanta anni, sono stati trasferiti dai quartieri generali delle aziende del tabacco all'Universita' della California di San Francisco, incaricata di costruire la “Legacy Tobacco Documents Library, e di mettere tutto sul Web. Tredici milioni di documenti, cioe' piu' di 79 milioni di pagine, sono gia' classificati e quasi ogni giorno se ne aggiungono dei nuovi. E' grazie a questi archivi che “Golden Holocaust” cerca di raccontare una storia globale della sigaretta. Robert Proctor ha spulciato i “tobacco documents” per piu' di dieci anni. Roba da divenirne paranoici. Tra mille altre cose, ha scoperto che il professore che lo ha reclutato a Stanford, da diversi anni, aveva un rapporto segreto con i giganti del tabacco. Il nostro ha anche compreso perche' una delle sue domande di finanziamento era stata rifiutata dalla National Science Foundation (principale agenzia federale di finanziamento della ricerca americana): chi esaminava le domande aveva ricevuto soldi dalle aziende del tabacco...
Tutto il tempo trascorso sui “tobacco documents” e' servito a giungere alle medesime conclusioni. Gli esperti dell'Organizzazione Mondiale della Sanita' (OMS) hanno steso un rapporto esplosivo di 260 pagine, pubblicato a luglio del 2000, che mostra come le aziende del tabacco si erano infiltrate nelle loro organizzazioni grazie ad associazioni di paravento o scienziati segretamente pagati da esse. Il tutto per mettere i bastoni fra le ruote a possibili politiche di controllo sul tabacco. A margine delle iniziative prese nel 1999 dall'amministrazione Clinton, in parte basate sui “documents”, i procuratori federali sono arrivati alla conclusione che le aziende americane del tabacco hanno “organizzato e messo in atto per mezzo secolo -e continuato a organizzare e mettere in atto- un vasto complotto per ingannare il pubblico”.

5,5 MILIONI DI MORTI OGNI ANNO

Continua ...

(articolo di Paul Yeung, per l'agenzia stampa Reuters del 25/02/2012)



venerdì 24 febbraio 2012

GUATEMALA - Presidente Molina: affrontare il dibattito sulla depenalizzazione di alcune droghe

Il Guatemala insiste: le Americhe devono affrontare il dibattito sulla depenalizzazione di alcune droghe. Dando seguito alla "provocazione" fatta a inizio mese dal presidente Otto Perez Molina, il Paese centroamericano presenta le mosse utili a riaprire un dossier piu' volte evocato ma mai sviscerato fino in fondo. L'obiettivo e' quello di parlarne al prossimo Vertice delle Americhe, che si terra' il 14 e 15 aprile in Colombia. I primi ad essere sensibilizzati sono i Paesi centroamericani, ovvero la schiera di territori che funge da corridoio e trasmissione tra il grande consumo degli Usa e le imponenti produzioni del subcontinente. A questo serve il tour che la vicepresidente Roxana Baldetti compie nei Paesi vicini: "Parlare personalmente con ciascuno dei presidenti", spiegando loro il contenuto della proposta, e portando al Vertice una posizione "non del solo Guatemala ma di tutti i presidenti centroamericani". Ma Ciudad de Guatemala contatta anche Messico e Colombia, pezzi chiave nella lotta al narcotraffico per la loro collocazione -l'uno e' l'imbuto che si rovescia negli States, l'altro e' la porta d'accesso all'America Centrale- e per l'analoga decisione con cui cercano di affrontare la piaga.
Ma la partita non si puo' giocare senza considerare il ruolo e la posizione degli Usa. Alla miccia accesa da Perz Molina, Washington ha reagito con freddezza, ma il Guatemala -pur con diplomazia- insiste. Il ministro degli Esteri Hector Caballero spiega che il suo paese non fara' nessun gesto "unilaterale" e che la discussione non durera' "meno di dieci anni". Ma il "costo della vita e' cosi' alto in termini di vite umane e, ovviamente, in denaro, che e' necessario studiare alternative", sottolinea Caballeros spiegando che la Casa Bianca non ha chiuso le porte, ma solo invitato a maggiore concertazione. D'altro canto, nel preventivo di Bilancio del 2013 che la Casa Bianca ha inviato al Congresso i fondi per la lotta alla narcotraffico nell'America Latina sono calati del 16 per cento. Nel dettaglio, i minori investimenti dovrebbero essere del 20 per cento per le politiche antidroga Messico, dell'11 per cento in Colombia e del 60 per cento in Guatemala. 


GUATEMALA - Presidente Molina: affrontare il dibattito sulla depenalizzazione di alcune droghe

domenica 12 febbraio 2012

La crisi economica? Un opportunità per un cambio di direzione nelle politiche sulla cannabis terapeutica

L' attuale crisi economica ha reso l' Italia un paese “economicamente vulnerabile”, ciò è accaduto a causa dell'incapacità politica di comprendere, anticipare ed agire in maniera attiva ed efficace per ridurre l' impatto della crisi economica che sta colpendo, più che altri paesi europei, l' Italia.
Sono passate “due” repubbliche e il risultato è stato il commissariamento della nostra nazione. In questo periodo, la stessa “ignoranza”, intesa come mancanza di conoscenze e competenze per affrontare una crisi prevedibile e prevista, ha portato all'approvazione in sordina, a soli scopi propagandistici, del decreto Fini-Giovanardi per contrastare la diffusione di sostanze stupefacenti, nullificando un referendum popolare contro la quantificazione minima di sostanze stupefacenti detenibili.
Se il falso in bilancio è stato depenalizzato (la sanzione per questo illecito può essere l' arresto fino a 2 anni), se lo stupro, con una recente sentenza, può prevedere pene diverse dal carcere, se l' associazione per delinquere può essere punita con 10 anni di carcere, la coltivazione di una pianta di cannabis, per scopo terapeutico, in Italia, può essere punita con 6 fino a 20 anni di carcere.
Questo governo, che può contare su un largo consenso popolare e che ha la possibilità di spiegare le motivazioni delle proprie iniziative, ha una grossa opportunità: quella di rendere la coltivazione di cannabis, per uso terapeutico, più semplice.
L' attuale legislazione italiana permette la coltivazione di cannabis sotto autorizzazione ministeriale. L' art. 17 del Testo Unico sugli Stupefacenti prevede infatti l' autorizzazione del ministero della sanità per “chiunque intenda coltivare, produrre, fabbricare impiegare, importare, esportare, ricevere per transito, commerciare a qualsiasi titolo o comunque detenere per il commercio sostanze stupefacenti o psicotrope “.
Alla luce del recente decreto “svuota carceri”, bisogna, per necessità di cronaca, ricordare che circa il 30% delle persone nelle carceri Italiane sono dietro le sbarre per crimini legati in violazione del testo unico sugli stupefacenti o per crimini legati allo stato di tossicodipendenza. Stando così le cose, il decreto “svuota carceri”, senza un' appropriato intervento legislativo per garantire una normalizzazione della vendita della sostanza stupefacente più diffusa al mondo, la cannabis, rischierà di sortire solo un effetto temporaneo di svuotamento delle patrie galere e porterà ad un nuovo riempimento ed un ritorno alla situazione precedente di emergenza delle carceri Italiane in breve tempo.
Poiché questo governo sembra attento ai messaggi che vuole trasmettere e le dimissioni del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Carlo Malinconico sono state dettate da questa linea di serietà, sarebbero opportuni interventi anche in materia di tossicodipendenza. In questo ambito le dimissioni dell'attuale direttore del Dipartimento Antidroga, Dott. Giovanni Serpelloni, sarebbero un segnale forte e ben promettente, un chiaro segno di svolta per un veloce ed efficace cambio di normativa che permetta accessi facilitati alla coltivazione di cannabis terapeutica e un più snello rilascio delle licenze e autorizzazioni, al fine di evitare un nuovo collasso del sistema carcerario italiano.
Gli effetti positivi di una svolta nell' ambito del rilascio delle autorizzazioni ministeriali per la coltivazione di cannabis terapeutica sono molteplici. Possibilità di sviluppo economico sarebbero date dalla creazione di nuove opportunità di ricerca ed impresa nel campo farmacologico per l' impiego di cannabis e dei suoi principi attivi, come avviene già negli USA, Israele, Olanda. Maggiori entrate sarebbero possibili a seguito dell'introduzione del pagamento di una commissione per il rilascio della licenza; questo provvedimento garantirebbe nuove risorse economiche per il paese. Si assisterebbe ad un più efficace utilizzo delle forze dell'ordine nel contrasto alle organizzazioni criminali e a risparmi duraturi sul fronte delle spese processuali per reati che intasano il sistema giudiziario per violazioni al TU sulle sostanze stupefacenti. La società nel complesso fruirebbe di grossi vantaggi a fronte di minori spese e nuove entrate fiscali.Perchè non fare entrare nell'agenda politica del governo una revisione della normativa sulle sostanze stupefacenti anche alla luce del nuovo tavolo istituzionale che, attraverso il Ministro con delega alle tossicodipendenze Andrea Riccardi, è stato aperto a livello internazionale creando la rete Eranid?


Articolo inviato alla redazione Aduc e pubblicato!!! ;-) 
Cannabis terapeutica, il Governo renda subito la coltivazione più semplice

sabato 11 febbraio 2012

Weed Wars

TV Takes a Close Look at a Marijuana Haven, Just Before the Law Does

Orange County and Beverly Hills have “The Real Housewives.” The San Francisco Giants had “The Franchise” on Showtime last summer.



Now, Oakland is getting ready for a reality television close-up. Naturally, it is a show about marijuana.
The Discovery Channel will broadcast the first episode of “Weed Wars” on Thursday. The four-part series offers an inside look at the medical marijuana business at Harborside Health Center in Oakland, the largest dispensary on the West Coast. The show stars the colorful crew that runs the dispensary: Steve DeAngelo, the silver-pigtailed co-founder and executive director; Luigi Zamarra, the nervous accountant; and Dave Wedding Dress, the bearded, dress-wearing co-founder, among others.
The day-to-day routine, it turns out, is a mix of the achingly mundane and the risky. In one episode, as Terryn, a Harborside “bud tender,” frets about aphids killing his plants, Mr. DeAngelo stares into the camera lens and says, “At any moment federal agents could break through these doors and lock me up for the rest of my life.” In fact, the Justice Department announced a big crackdown on medical marijuana dispensaries across California soon after the series finished its scheduled shooting, though Harborside remains open.
“Weed Wars” is not the first marijuana reality show. It is not even the first featuring Oakland. That honor goes to “I’m in the Marijuana Business,” an episode of the MTV “True Life” series that was broadcast last summer. While “Weed Wars” is straightforward, “True Life” was more typical reality TV fare, with a cast of volatile individuals prone to fighting, crying and flashing money.
MTV followed a friendly 20-something named Chris who moved to Oakland to pursue his lifelong dream of growing marijuana. But “he’s been afraid to tell his family for fear they’ll disown him,” the announcer intones dramatically. It also features a Colorado hippie couple, Gemma and Pa, as they struggle to make marijuana bars in between stoner ruminations and screaming matches.
Mr. DeAngelo wanted to avoid this type of portrayal. He said that before the Discovery Channel offer, he turned down 10 other companies because “I could tell they had some sort of agenda.”
“We have been stereotyped as slackers, profiteers and criminals,” Mr. DeAngelo said. “With this show, they will see that we are decent people who are providing medicine for patients in a responsible way.”
The first episode of “Weed Wars” centers on a tax-bill fight between Harborside and Oakland’s Business Tax Board of Review (in what is undoubtedly the television debut for the solemn and obscure entity).
To cope with the stress of the ordeal, Mr. DeAngelo turns to his own form of relief. The camera cuts to a darkened room. “I don’t want to forget how to relax, and cannabis really helps me remember how to relax,” said Mr. DeAngelo as he lovingly inhaled.
At another point, Mr. DeAngelo, who has a medical marijuana card, rips into a marijuana-laced piece of gingerbread to calm his nerves as he drives across the Bay Bridge to a speaking engagement. It does not take effect for 45 minutes, he tells the camera in an effort to explain that he is not driving while high.
Although Discovery could not know it at the time, the dispensary’s skirmish with the tax board was a precursor to much more serious weed wars. Soon after the crew turned off its cameras, Harborside was hit with a $2.5 million bill from the Internal Revenue Service. The Department of Justice crackdown on California dispensaries came the following week.
In an interview this week, Mr. DeAngelo acknowledged that when he opened his doors to the cameras last year, the legal climate was decidedly sunnier. The Obama administration had indicated that it would not go after medical marijuana dispensaries.
“I wasn’t expecting to find us in the middle of a huge reversal of federal policy when we made this,” Mr. DeAngelo said.
Indeed, after the announcement from the United States attorneys, the Discovery crew returned to collect more video. When asked if it added more drama to the show, Mr. DeAngelo deadpanned, “Just a touch.”
Some people in the medical marijuana industry were alarmed by Mr. DeAngelo’s decision to open up his operation to the cameras.
“I think they’re absolutely nuts,” said William Panzer, a criminal lawyer who represents medical marijuana dispensaries in the Bay Area. “I think they risk getting shut down. They risk getting raided.”
The Discovery producers, however, seem careful with the dispensary’s image.
“With this show in particular, because there’s a lot on the line for Steve and his business, we wanted to make sure we were getting it right,” said Nancy Daniels, executive vice president of production and development at Discovery.
Mr. DeAngelo is hoping for the best. “There’s no question in my mind that the show will help the movement,” he said, though the dispensary still faces some harsh realities. “Whether or not it is going to protect Harborside from the wrath of the federal government, I don’t know.”
zelinson@baycitizen.org

sabato 4 febbraio 2012

DIMISSIONI DEL DOTTOR SERPELLONI E CANDIDATURA A NUOVO DIRETTORE DPA

Gentilissimo Primo Ministro Mario Monti, gentilissimo Ministro Andrea Riccardi

Alla luce delle ultime dichiarazioni del primo ministro sulla monotonia del posto fisso, vorrei candidarmi alla dirigenza del Dipartimento alle politiche Antidroga, chiedendo le dimissioni del attuale direttore, per incapacità nel contrasto alla diffusione di stupefacenti.

Al momento, pur trovandomi felicemente impiegato, sfortunatamente tramite agenzia e con contratto a tempo determinato, sarei ben lieto di poter servire lo stato Italiano nel elaborazione di una strategia nazionale da concordare con gli altri partner europei per la riduzione del fenomeno della tossicodipendenza. Mi piacerebbe molto lavorare a tempo indeterminato nella società presso la quale sono impiegato, ma sarei altrettanto disponibile a seguire il suo consiglio sulla "mobilità" se potessi servire lo stato come direttore del DPA ben consapevole del successo che potrei portare nell' ambito della riduzione del consumo di stupefacenti.

Alla luce del nuovo tavolo Europeo al quale il ministro Riccardi si è , metaforicamente, seduto, credo che un cambio alla direzione del DPA sarebbe un segnale, oltre che auspicabile, anche di chiaro indirizzo di cambio di rotta con il fallimentare passato quarantennale di "guerra alla droga" che ha portato ad una diffusione endemica delle sostanze stupefacenti illegali arricchendo in maniera mostruosa i criminali.

La mia proposta è seria e sarei lieto se venisse presa in considerazione.

Approfitto per salutarVi cordialmente

USA - Palazzo di cinque piani usato per coltivare cannabis nel Bronx

Una vera e propria industria della marijuana nel cuore del Bronx e' stato scoperto dalla polizia di New York in un raid all'interno di un edificio di cinque piani, tutti utilizzati per il "business".
Un business basato su un elaborato sistema di coltivazione, che richiedeva l'utilizzo di diversi piani, ognuno dei quali corrispondeva a uno stadio della crescita delle piantine.
Al momento del raid la polizia si e' trovata davanti una sorta di giungla al coperto, con piantine che spuntavano ovunque, alcune delle quali alte oltre due metri. Hanno sequestrate quasi 600 piante, oltre a 35 chili della sostanza stupefacente gia' tagliata, essiccata e impacchettata.
Gli agenti hanno scoperto che ogni piano era attrezzato con un sofisticato sistema di ventilazione e umidificazione che consentiva di produrre ogni mese dai 25 ai 30 chili di marijuana, per un valore di circa 250.000 dollari. Il totale delle piantine e dei pacchetti sequestrati ammonta a oltre 700 chili. Un business che lo scorso anno, secondo una stima approssimativa, potrebbe aver fruttato almeno tre milioni di dollari. In manette sono finiti tre giovani poco piu' che ventenni.
Gli inquirenti hanno rivelato che hanno cominciato a tenere sott'occhio l'edificio circa due mesi fa in seguito alle lamentele di alcuni residenti che avevano notato attivita' sospette.

Lasciamo la coltivazione di erba nell' illegalità ...?!?!?!??!

ITALIA - Dpa. Gonella e Corleone: cambiare dirigenza

Come non condividere un appello che ho già lanciato e al quale ho già personalmente scritto al primo ministro e al ministro con delega sulle tossicodipendenze?

Questa volta la voce non è mia, ma la condivido in pieno. A me non ascolta nessuno speriamo ascolino loro.
 
La situazione delle carceri italiane e' sempre piu' grave e fatte le nuove nomine al Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria si metta mano a quello antidroga 'il cui capo e' responsabile della svolta repressiva che ha portato in cella tanti tossicodipendenti'. A sottolinearlo sono Patrizio Gonnella, presidente dell'associazione Antigone, e Franco Corleone, coordinatore dei garanti per i detenuti.
"La situazione nelle carceri e' tragica. Ieri altri due morti suicidi - dicono Gonnella e Corleone - Le nuove nomine al Dap, di esperienza, apertura e grande professionalita', speriamo portino a una stagione di riforme coraggiose nel segno della Costituzione'. Secondo Gonnella e Corleone 'vanno rilanciate, infatti, le misure alternative e va contrastata ogni forma di violenza'. Inoltre, dicono 'l'affollamento penitenziario va combattuto non con l'edilizia ma cambiando le leggi sulla recidiva e le droghe. A tal fine e' necessario anche un cambio al dipartimento per le politiche antidroga, il cui attuale capo tanta responsabilita' ha avuto nell'aver creato le premesse di una svolta repressiva sulle droghe'. 'Ci attendiamo dal ministro della giustizia - concludono - provvedimenti governativi diretti a istituire il garante dei detenuti e a introdurre il crimine di tortura nel codice penale'.

Dpa. Gonella e Corleone: cambiare dirigenza

giovedì 2 febbraio 2012

Svizzera: legale possedere fino a 4 piante dal 1° gennaio

Ai fumatori di cannabis in Svizzera sarà presto concesso di crescere in casa fino a 4 piante di marijuana ciascuno per impedire loro di comprare la droga al mercato nero.

Un po’ bizzarra la nuova legge, quattro persone che condividono casa possono coltivare fino a 16 piante, ma solo se ciascuno è responsabile della propria produzione.
La regolamentazione della Svizzera già lassista nelle leggi sulla cannabis è stata concordata da 4 regioni limitrofe nella parte francofona del paese alpino.
Svizzera: legale possedere fino a 4 piante dal 1° gennaioUn portavoce della regione di Neuchatel ha detto: “Abbiamo concordato queste nuove regole per impedire il turismo della droga tra le regioni dove le regole sono diverse e per impedire loro di acquistarlo nelle strade.”
“Ma una persona non può crescere più di 4 piante semplicemente sostenendo che vive con altre persone. In questo caso queste persone devono essere effettivamente coloro che coltivano le piante stesse. Questo significa partecipare alla pianta in modo da farla crescere.
Il quotidiano svizzero ha scherzato: “Questo fondamentalmente significa che si possono crescere 4 piante in più per ogni coinquilino che avete, basta che sappiano come tenere un annaffiatoio.
Le regole si applicano nei cantoni di Vaud, Neuchatel, Geneva e Fribourg dal 1° gennaio del prossimo anno.
fonte: dailymail.co.uk
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