cookie

Translate

mercoledì 26 febbraio 2014

‘We have to sell more weed!’: Colorado county issues first-ever marijuana tax figures

A recreational marijuana store located in southern Colorado became the first business of its kind in the state to announce the tax totals from the new industry that pot advocates say will be a boon for state education and struggling local economies.

Finance officials in Pueblo County, the tenth most populated county in Colorado, announced that the two marijuana shops there have earned approximately $1 million in sales in January. That sum has produced approximately $56,000 in local sales taxes.

Pueblo County is the only community between Denver, Colorado and the New Mexico state line where recreational marijuana stores are permitted by law. Two shops were opened in January, the first month in which recreational marijuana was legal in Colorado, and three more stores have since opened in February.

Along with the sales tax figure, officials told the Pueblo Chieftain that the county also collected $70,400 in licensing and renewal fees in January alone. County Commissioner Liane McFayden said that $100,000 in the first month is far ahead of the $400,000 in revenue she predicted for the entire year.

“The irony is that the only new revenue we have coming in is in marijuana and yet we have to open a new judicial building,” she said.

County Budget and finance Director Cal Hamler responded by joking, “We have to sell more weed!”

The state taxes recreational marijuana at a 10-percent rate, but then refunds 15-percent of that total back to the counties where the drug was first sold. There are 160 license pot stores throughout Colorado and each has until February 20 to publicize its sales tax totals. Pueblo County was simply the first to do so.

County Clerk Gilbert “Bo” Ortiz told the Associated Press that the marijuana industry could generate as much as $670,000 in new tax revenue for Pueblo County in 2014. If the current pace continues, Gilbert said, the state will earn $11.2 million in marijuana sales this year. That is especially remarkable when considering that the county’s annual budget is $165 million.

“Being really the only real retail marijuana outlet in southern Colorado, the numbers don’t surprise me,” Commissioner McFayden told KRDO-TV in Colorado. “Certainly we have a sheriff and a prosecutor in our district attorney not very excited about marijuana. The likelihood is it’s going to be the best avenue for us to open up our judicial building.”

It’s impossible to predict the total amount of revenue the entire state will receive by the end of the year, yet tax officials have forecast that the additional revenue could amount to $67 million. An estimated $27.5 million will be put aside for education and other regional needs, while a large percentage of the remainder will be recycled and used to regulate the marijuana industry itself.

‘We have to sell more weed!’: Colorado county issues first-ever marijuana tax figures

giovedì 20 febbraio 2014

Festeggiamo, ma la lotta continua!


Sono passati 8 anni esatti dall’entrata in vigore della Fini-Giovanardi, 8 anni di persecuzioni ingiustificate, che hanno provocato danni irreparabili nella vita quotidiana di decine di migliaia di famiglie e costi esorbitanti per lo Stato, che per avallare la legge più criminogena e liberticida mai apparsa nell’Europa contemporanea, ha speso centinaia di milioni di euro in un utilizzo paranoico delle FF.OO., nell’impiego dei tribunali costretti ad un ritmo da Santa Inquisizione e usando le carceri in modo allegro e spensierato, riempiendole di persone che il carcere nella loro vita non avrebbero mai dovuto incontrarlo, se non fosse stato per una legge che quel tipo di criminalità l’aveva creata a tavolino!
Finalmente la Fini-Giovanardi non esiste più, fa parte di un passato oscuro e sofferto, di quel medio evo culturale dal quale piano piano, con fatica, stiamo uscendo fuori.
Certo, ci rimane un po’ di amarezza nel pensare che molti anni, troppi, sono passati affinché un Organo Istituzionale si accorgesse che qualcosa non andava in quella legge, eppure l’intuizione noi l’avevamo avuta fin dal primo momento della nostra costituzione come Associazione, nel 2010.
Fu il primo quesito che ponemmo agli avvocati presenti all’assemblea costituente: “perché nei processi non solleviamo una questione di illegittimità costituzionale?”, ci fu risposto che “purtroppo era una via impraticabile”;
Ma la via era invece praticabile. Forse noi, assolutamente ignoranti da un punto di vista giurisprudenziale, non potevamo conoscere o suggerire né come e né in virtù di cosa presentare un ricorso, ma l’intuizione l’avevamo avuta, qualcosa non quadrava, bastava però indagare, sezionare, studiarci sopra, e per fortuna qualcuno ha deciso di percorrere un sentiero duro, inesplorato, ma che alla fine ci ha liberato da Fini, da Giovanardi e dalla loro assurda legge.
E ritorniamo quindi alla Jervolino-Vassalli, la cannabis torna in tabella II come “droga leggera” e in virtù di questo molti ospiti delle Comunità di Recupero, trattenuti solo perché assuntori di cannabis, potrebbero lasciare il loro stato coatto e molti pazienti potrebbero trovare un facile accesso alle terapie a base di cannabinoidi nel sistema sanitario nazionale, scompare la “presunzione di reato” e quindi lo spaccio va provato e non solo ipotizzato e tutte le condanne e i processi relativi alla Fini-Giovanardi andranno rivisti e ridimensionati, sarà uno strumento svuotacarceri lento ma molto più efficace del decreto legge governativo.
Ma con la Jervolino-Vassalli è ancora vietata la coltivazione e la detenzione e sono ancora applicate sanzioni amministrative per gli assuntori, per questo, se possiamo festeggiare per aver vinto la prima e forse più importante battaglia, é pur vero che dobbiamo rimanere consapevoli che la guerra è ancora in corso.
In questo momento ci sono 2 proposte di legge in Commissione Giustizia della Camera, una a firma dell’on. Farina di SEL e un’altra a firma Gozi-Giachetti del PD, più, sembra, un’altra a firma di Civati, sempre PD, oltre ad una proposta a firma di Ferraresi e Bernini del M5S che è in discussione sul blog del Movimento per poi essere presentata per l’accorpamento alle due già in discussione.
Premesso che abbiamo già invitato i deputati del M5S a cancellare l’articolo relativo al pagamento di una tassa di concessione per la coltivazione domestica, l’iter di tutto questo dovrebbe portare all’elaborazione di un testo unico da parte della Commissione, da presentare alla discussione parlamentare e da sottoporre alle centinaia di emendamenti che verranno presentati sia da chi è a favore della regolamentazione e sia da chi si opporrà fino a consumarsi.
Noi di ASCIA continueremo a mantenere stretti contatti con tutti i deputati che ci hanno permesso di presentare le proposte dei consumatori in Commissione Giustizia e ci adopereremo al massimo perché da questa confusione legislativa, possa scaturire una legge che tuteli definitivamente i coltivatori e consumatori in proprio, ma in questo momento vogliamo anche festeggiare, in un brindisi virtuale, con tutti i nostri soci e simpatizzanti questa grande vittoria contro Fini e Giovanardi!

Le proposte di legge per la regolamentazione

La Jervolino-Vassalli è una legge meno pericolosa e persecutoria, ma è pur sempre una legge che vieta la coltivazione domestica di cannabis e la detenzione di erba o suoi derivati, continuando quindi nella logica del monopolio concesso alle mafie nel traffico di stupefacenti e costringendo milioni di persone a rivolgersi ad esso per reperire la sostanza.
E’ una legge che in questo momento si rivela comunque un ottimo tappabuchi per la politica, che impegnata com’è nella consueta battaglia di potere tra “feudi” della stessa contea, continua a trattare con distacco e disinteresse un fenomeno ormai non più trascurabile, come quello dell’uso della cannabis fatto dal 15% della popolazione italiana.
Quindi, tutto lascia presupporre che una volta sistemati tutti i giochetti della “casta” e ridistribuite le leve di comando, si dovrà in tutti i casi mettere mano ad una nuova legge che possa superare la vetustà della Jervolino-Vassalli ed adeguarsi ai tempi, come dichiarato anche dalla presidente della Commissione Giustizia della Camera, on. Donatella Ferranti, su Repubblica del 13 febbraio: “ora è necessario rivedere la datata Jervolino” e in ballo ci sono le tabelle, le norme sulla modica quantità e la coltivazione ad uso personale.
In questo momento ci sono quattro proposte di legge che gravitano intorno alla Camera ed una al Senato, tralasciando la proposta Manconi al Senato, ci interessa di più soffermarci sui lavori della Commissione Giustizia della Camera, dove le proposte Farina (SEL) e Gozi-Giachetti (PD) sono già in discussione, mentre la proposta Civati (PD) e quella di Ferraresi e Bernini (M5S), non sono ancora state depositate.
Senza entrare in merito ai vari articoli delle varie leggi, vorremmo evidenziare il punto che a noi interessa maggiormente, la regolamentazione della coltivazione domestica:
Proposta Gozi-Giachetti
Art. 3
comma 2. Non sono punibili la coltivazione per uso personale di cannabis indica e la cessione a terzi di piccoli quantitativi destinati al consumo immediato, salvo che il destinatario sia un minore di anni sedici.
Proposta Farina
Art. 1
b) dopo il comma 3 è inserito il seguente:
“3-bis. Non sono punibili la coltivazione per uso personale di cannabis indica e la cessione a terzi di piccoli quantitativi destinati al consumo immediato, salvo che il destinatario sia un minore”
Proposta Civati
Art. 6
“3-bis. Non sono punibili la coltivazione per uso personale di cannabis indica e la cessione a terzi di piccoli quantitativi destinati al consumo immediato, salvo che il destinatario sia un minore di anni diciotto”
Proposta Ferraresi-Bernini
Art. 2
b) dopo il comma 3 è inserito il seguente : “3- bis. Non sono punibili la coltivazione e la detenzione per uso personale di cannabis indica nel luogo indicato nel provvedimento di autorizzazione alla coltivazione (1), né la detenzione fuori dal suddetto luogo e la cessione a titolo gratuito a terzi di una quantità non superiore ai 2,5g destinati al consumo personale, salvo che il coltivatore ovvero il destinatario siano minori di anni 18. La coltivazione di cannabis indica è consentita al maggiorenne nel limite di 4 piante in fioritura e nessun limite per le piante senza principio attivo (2).L’autorizzazione per la coltivazione di cannabis indica per uso personale è soggetta esclusivamente a tassa di concessione governativa e all’assenza documentata di condanne definitive per i reati di cui all’articolo 416bis del codice penale e dell’articolo 74 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre1990, n. 309 e successive modificazioni (3).
Abbiamo sollevato alcuni dubbi sull’articolo proposto da Ferraresi e Bernini (M5S), sopra in neretto abbiamo evidenziato le cose che secondo noi dovrebbero essere tolte o aggiunte:
(1) togliere nel luogo indicato nel provvedimento di autorizzazione alla coltivazione
(2) aggiungere in fioritura e nessun limite per le piante senza principio attivo
(3) togliere L’autorizzazione per la coltivazione di cannabis indica per uso personale è soggetta esclusivamente a tassa di concessione governativa e all’assenza documentata di condanne definitive per i reati di cui all’articolo 416bis del codice penale e dell’articolo 74 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre1990, n. 309 e successive modificazioni
Possiamo constatare che tutte le proposte di legge concordano quindi e contemplano ad una sola voce la possibilità di legalizzare la coltivazione domestica e se la proposta Civati e quella del M5S dovessero essere depositate nei tempi giusti, andrebbero ad accorparsi alle due già in discussione per la stesura di un testo unico concordato tra e dalle forze politiche e nel quale a questo punto non dovrebbe di certo mancare un articolo che preveda la regolamentazione della coltivazione domestica.
Per tutti i nostri soci e simpatizzanti che possono accedere al blog del Movimento, l’invito è di pronunciarsi evidenziando le mancanze e le parti da eliminare, in particolar modo si chiede di eliminare qualsiasi ipotesi di tassazione e concessione per le coltivazioni domestiche, per rivendicare la possibilità all’autoproduzione come un diritto.
Chiediamo che anche la proposta di legge del M5S si allinei alle altre senza ulteriori orpelli e costrizioni da parte dei consumatori:

https___sistemaoperativom5s.beppegrillo.it_edit_entry_cannabis
 (Riservato agli iscritti al Movimento)
Direttivo ASCIA

sabato 15 febbraio 2014

Le sfide in Usa per avviare un business sulla marijuana

Nel 2010, Jake George provo' ad individuare un mercato che aspettava di essere considerato e si concentro' tutto su una nuova impresa: insieme a sua moglie Lydia, venduta la maggior parte dei propri beni, si trasferirono un un appartamento piu' piccolo nello Stato di Washington e investirono 10.000 Usd per finanziare GreenLink Collective.
L'iniziativa ha dato buoni risultati. Le vendite raddoppiavano ogni anno -dice George- e la sua donna apri' una succursale. Sarebbe una classica storia di piccoli negozi, se non fosse che Heorge vende marijuana.
L'erba e' legale in meno della meta' del territorio statunitense pur continuando ad essere illegale per la legge federale. E ammantata di pregiudizi culturali nonche' associata con altro in modo polemico, ma una quantita' crescente di imprenditori in Usa, come George, stanno trasformando la marijuana in un grande business.
Molti sono stimolati da impulsi missionari sui benefici medici di questa droga o da una passione per il suo uso ricreativo. Per altri invece e' come una grande opportunita' imprenditoriale, e sono convinti che nel mercato la domanda crescera' e le preoccupazioni diminuiranno.
I difensori di questa industria stanno gia' facendo previsioni ottime. Il guadagno annuale da marijuana, per il 2018, potrebbe oscillare tra 4.500 e 6.000 milioni di Usd in tutti gli Stati Uniti, un forte aumento rispetto ai 1.300/1.500 milioni di Usd del 2013, secondo alcune proiezioni di MMJ Business Daily, una pubblicazione online che si occupa delle aziende.
ArcView Group, una rete di investitori con sede in San Francisco e che e' specializzata nell'industria della cannabis, stima che il mercato statunitense di marijuana legale crescera' del 64% a 2.340 milioni di Usd nel 2014, e nei successivi cinque anni arrivera' a 10.00 milioni di Usd.
“Senza dubbi si puo' guadagnare soldi”, dice Beau Kilmer, codirettore di RAND – Drug Policy Research Center, un'organizzazione di ricerca senza scopo di lucro che studia temi e tendenze relative alle droghe. Sommando le vendite legali ed illegali, stima che “l'attuale spesa al dettaglio per la marijuana in Usa e' di decine di migliaia di milioni di dollari”, e “si prevede che un mercato completamente legale generera' migliaia di milioni di dollari di introiti”.
Ma Kilmer -e alcuni funzionari statali- sostengono che e' impossibile prevedere un mercato cosi' ancora poco sperimentato. Gran parte del consumo attuale di marijuana illegale riesce a far guadagnare coltivatori e venditori pur col rischio di arresto e carcerazione. E scomparira' se si legalizza -dice Kilmer. E se la marijuana potra' essere coltivata apertamente, come altri prodotti agricoli, i prezzi caleranno di piu' con le economie di scala. “In questo momento, nessuno sa nulla con certezza”.
Nel frattempo, gli imprenditori della cannabis devono affrontare ostacoli che altri business avviati non conoscono. Banche, padroni di casa, leader della comunita' -incluse le famiglie degli imprenditori- spesso disapprovano queste iniziative. E' difficile che questi business trovino i luoghi in cui operare, ottenere il denaro di cui hanno bisogno nonche' sentirsi completamente sicuri nel business stesso.
Attualmente, 20 Stati e il Distretto di Colombia consentono in Usa l'uso della marijuana a fini medici, e ci sono iniziative in corso per la legalizzazione in altri luoghi, incluso lo Stato di New York. Ma in Colorado e Washington sono andati piu' avanti con il progetto di trasformare la cannabis in una industria di massa.
I difensori della marijuana in questi due Stati valutano che ci sara' una gran quantita' di consumatori che rispondera' agli sforzi del mercato. Molte persone estranee a questo ambiente sono gia' entrate nel business, sostengono alcuni impresari industriali. “In realta' e' affascinante la quantita' di investitori che oggi chiedono di esser parte di questo ambito. Molti lo vedono come la prossima grande industria statunitense”, dice Jay Czarkowski, cofondatore del dispensario di marijuana medica Boulder Kind Care e attualmente socio e dirigente di Canna Advisors, un ufficio di consulenza di Boulder, nello Stato del Colorado, che aiuta chi vuole aprire imprese di marijuana.
Brendan Kennedy, cofondatore di Privateer Holdings, un'azienda di investimenti di Seattle che si sta concentrando sulle imprese di cannabis, sostiene che le proposte che riceve di potenziali investimenti, “sono sempre molto piu' professionali negli ultimi tre anni”.
Attualmente Privateer ha un'azienda cartiera: la pagina web e le app mobili Leafly sono a disposizione dei consumatori che possono scegliere tipi e dispensari di marijuana. Quando Privateer compro' Leafly nel 2011, registrava 180.000 visite al mese ed “essenzialmente con reddito zero”. Ora il fatturato mensile e' di 125.000 Usd, e ad agosto ci sono state tre milioni di visite.
Altri esperti e funzionari consigliano cautela per la speculazione sulle prospettice di questa industria. Brian White, portavoce del Consiglio di Controllo sulle Bevande Alcooliche dello Stato di Washington, dice che il proprio Stato spera che la cannabis legale possa convertirsi in una fonte significativa di guadagni. Ma diche che “non c'e' nessuna certezza di quanto si guadagnera' con la vendita di marijuana legale. La nostra legislatura non ha registrato guadagni dalle vendite”.
Molti impresari stanno decidendo che anche se il mercato sara' basso, saranno comunque li' a raccoglierne i frutti. Il caso di George e' un esempio. Originario dello Stato di Washington e rappresentante per la vendita di elettrodomestici, decise di entrare nel settore dopo la visita, nel 2008, ad un dispensario locale per comprare marijuana dietro presentazione di una ricetta medica. George sperava di incontrare un ambiente professionale, ma rimase sorpreso a verificare che “molta gente stava parlando con un medico in un garage”.
L'esperienza lo spinse ad offrire una alternativa migliore. Il business che avvio' -con un giardino per coltivare piante, una vetrina e un panificio per trasformare la droga in cibo per i pazienti che non fumano- era lo stesso di molte piccole imprese. Offriva incentivi come tessere fedelta' e si promuoveva online tramite Leafly.
Ma l'imprenditore affronta ostacoli, soprattutto trovare una banca, un problema che si presenta per chiunque intende avviare un business di cannabis. George dice che il suo business deve andare avanti solo con un guadagno. Nessuna banca gli consente di aprire un conto in virtu' del fatto che il suo business e' con la marijuana -dice- e senza un conto non si possono accettare transazioni con carte di credito o di debito.
Ci sono iniziative politiche in corso che potrebbero rendere meno problematiche le preoccupazioni bancarie. Per esempio, il procuratore generale degli Usa, Eric Holder, ha detto poco tempo fa che il Governo federale stabilira' delle linee guida per consentire che le aziende legali di cannabis ottengano accesso al credito bancario.
Comunque, ci sono molti ostacoli. Riuscire ad avere spazi fisici puo' rappresentare un grande problema: molti sostengono che le citta' sono ostiche di fronte all'apertura di dispensari per questo prodotto.
Alcuni impresari del settore dicono che le proprie aziende sono trattate come qualunque altro business. Dan Williams, presidente di Canna Security America, con sede a Denver, che offre servizi di sicurezza per chi opera con la marijuana, fa sapere che non ha avuto problemi con agenti federali o banche. “Credo perche' siamo un fornitore di servizi e non maneggiamo la cannabis”.
Nel suo business -dice- l'unico problema reale e' stato “mantenere il ritmo di crescita esponenziale di questa industria”.

(articolo di Iris Dorbian, pubblicato sul quotidiano The Wall Stret Journal del 14/02/2014)

Le sfide in Usa per avviare un business sulla marijuana

mercoledì 12 febbraio 2014

Disegnare la nuova politica sugli stupefacenti

La bocciatura, da parte della consulta, del decreto fini giovanardi per incostituzionalità, porta l' Italia al 1993. La popolazione, nel mondo, era sensibile alle politiche in materia di stupefacenti; si usciva dall' epidemia mondiale dell' eroina, di cui i media erano pieni le pagine.
Dal 1993 in Italia, si passa al 1996 in California, dove venne legalizzato l' uso medico di cannabis. Da allora gli Stati Uniti iniziarono ad approvare leggi per l' impiego della cannabis nella terapia del dolore neuropatico. Il 2013 è stato l'anno della svolta; due stati Americani (il Colorado e Washington) hanno legalizzato l' uso per scopi ricreativi di cannabis, la sua coltivazione e la sua distribuzione, al pari di alcolici e tabacchi, ritenendo superato l' approccio proibizionista.
Da questa evoluzione pragmatica e concreta nel confrontarsi con la diffusione di cannabis, l' Italia è rimasta fuori.Perchè?
Il ruolo della politica, nell' impiego e sviluppo di nuove strategie nel contrastare la crescita del mercato della cannabis è stato dannoso, perchè guidato dalla "disapprovazione" sociale. E' così, che per uno strano contrappasso, la società abbia iniziato  a "disapprovare" il DPA (Dipartimento per la "Propaganda" Antidroga).


Il fallimento di questo organismo è eclatante. Alcuni "risultati":

- aumento della percentuale dei tossicodipendenti in carcere;
- aumento della diffusione di cannabis tra gli adolescenti;
- il traffico di stupefacenti illegali è la maggiore fonte di finanziamento della criminalità organizzata in Europa.



Chiunque, per i prossimi vent' anni di governo, si impegnerà nello sforzo di ridurre la diffusione di stupefacenti, dovrà necessariamente ridisegnare il DPA.
Il futuro di questo organismo, dovrà aprire ad un dibattito serio e lontano dalle ideologie che hanno guidato sino ad oggi il DPA.
Il nuovo "Dipartimento per la Cura , Prevenzione e Trattamento delle Dipendenze" dovrà suggerire indicazioni sulle policy da intraprendere, alla luce degli studi internazionali in termini di costi e benefici per la società e contribuire alla crescita della società e delle conoscenze scientifiche in materia.
Un esempio concretamente realizzabile, è il progetto avanzato da Silvio Viale, radicale eletto nelle file del PD nel consiglio comunale di Torino che, anche nel recente incontro pubblico tenutosi a Parma sulla legalizzazione della cannabis in Italia, ha avanzato la proposta di coltivare cannabis per scopi farmaceutici presso l’Istituto Bonafous di Torino.
La via tracciata dalle politiche a livello internazionale sulla diminuzione della domanda e di offerta di cannabis, sono antiproibizioniste: l' italia ha solo una via. Smantellare il DPA, ottenere le dimissioni di Giovanni Serpelloni e la regolamentazione della cannabis.
Le voci politiche levatesi in coro a favore di politiche più tolleranti sono trasversali. Se c' è un argomento sul quale qualsiasi governo può trovare la maggioranza, quell' argomento e la regolamentazione della cannabis.

Anonymous vs DPA


Con questa operazione Anonymous vuole esprimere la sua più totale solidarietà alle persone che oggi manifestano a Roma per la legalizzazione della cannabis e per la fine della persecuzione poliziesca contro i consumatori e/o produttori di Tetra-Idro-Cannabinolo. Rivendichiamo il diritto di ogni individuo di produrre marijuana e consumarla per scopo ludico su modello di quanto avviene nei Paesi Bassi ed in Uruguay, Corea del Nord e parte degli USA“.
Sono queste le parole con cui il gruppo di hackers, ha aderito, anche con un comunicato, alla “causa dell’antiproibizionismo”.
Ecco cosa ci fa sapere il gruppo di hacker più famoso del mondo dopo aver hackerato il sito web del Ministero della Sanità e del DPA nonché l’indirizzo e-mail dello stesso Serpelloni e da qualche indiscrezione sembra anche il suo telefono cellulare…?!
Succede il 7 di Febbraio, esattamente il giorno prima del corteo a sostegno dell’illeggittimità della legge Fini-Giovanardi. Anonymous hackera l’e-mail di Serpelloni, quella stessa mail dove ad ogni sottoscrizione della petizione ASCIA vengono recapitati i “perchè secondo te Serpelloni dovrebbe dimettersi“, quella petizione che vorremmo portare di persona al DPA e consegnare nelle mani del dottore, corredata di tutti i vostri commenti.
E proprio dal sito “change.org” che ospita la nostra petizione Anonymous ha lasciato la sua impronta e il dott. Serpelloni risponde: “Non posso che essere d’accordo con voi. Mi dimetterò e lotterò per la legalizzazione della marjuana!
#FreeCannabis #8Febbraio #AnonymousItaly #Rome #Legalizziamola #FreeWeed”
Ci fa davvero molto piacere trovare l’interesse di Anonymous per la nostra causa e averli avuti di passaggio sulla petizione che lanciammo mesi fa.
Abbiamo sempre sostenuto che la battaglia antiproibizionista è composta da tanti guerrieri con una freccia sola, e ogni volta che una di queste colpisce il bersaglio, non possiamo che esserne contenti.
Sembra quindi che anche l’attuale catastrofico capo del DPA concordi con la nostra petizione :) e speriamo lasci il suo posto il prima possibile!
Direttivo ASCIA

La Corte Costituzionale boccia la legge Fini-Giovanardi sulle droghe. E ora tutto bene?

Articolo di Pietro Yates Moretti 12 febbraio 2014 16:48

Dopo aver demolito la legge elettorale nota come Porcellum, e prima ancora l'impianto generale della liberticida legge 40/2004 sulla procreazione assistita, la Corte Costituzionale ha annullato anche la legge Fini-Giovanardi sugli stupefacenti. Se andiamo avanti di questo passo, prima o poi verrà suggerita l'abolizione anche della Camera dei Deputati, oltre a quella del Senato, per lasciare che alle «riforme» ci pensi la Corte Costituzionale.
La decisione della Consulta è inattaccabile: l'introduzione di norme eterogenee in sede di conversione in legge di un decreto legge viola l'art.77 della Costituzione che regola la decretazione d'urgenza. Questo è orientamento ormai consolidato della Corte che difficilmente poteva essere rinnegato.
La violazione di questa (importantissima) formalità ha però tolto le castagne dal fuoco ai giudici della Consulta, che così non hanno dovuto (almeno pare) esprimersi sulla ragionevolezza e la conformità con il diritto europeo di una legge sbagliata, criminogena e perfino inefficace nel raggiungere gli stessi obiettivi per cui era stata scritta: i consumi di sostanze stupefacenti, ed in particolare della cannabis, non sono diminuiti.
Si torna però alla legge precedente, la cd. Iervolino-Vassalli, una norma non così diversa da quella appena bocciata. Infatti è pessima. Se non fosse per il referendum promosso dai Radicali nel 1993 che l'ha modificata, con il ritorno di questa legge anche il mero consumo di cannabis sarebbe punito con il carcere.
Ma una buona notizia, comunque. La politica dovrebbe ora farsi carico di riscrivere una nuova legge al passo coi tempi. Ed i tempi ci dicono, ormai anche attraverso organismi internazionali quali l'Onu, che l'attuale approccio agli stupefacenti ha fallito. Ce lo dicono anche i genitori del proibizionismo e suoi massimi fautori nel mondo, gli Stati Uniti, dove due Stati hanno legalizzato la marijuana per uso ricreativo. E lo stesso ha fatto l'Uruguay. Non possiamo più permetterci di combattere una finta guerra al narcotraffico che serve innanzitutto a garantire la prosperità del narcotraffico e delle grandi organizzazioni criminali, col risultato di punire solo i consumatori e piccoli spacciatori.
Se però il legislatore va avanti di questo passo, come detto, sarà la Corte Costituzionale a doversi far carico di riformare pure questa nuova vecchia legge. Con una non indifferente limitazione: per riscriverla non potrà usare una penna, ma solo delle forbici. Ci accontentiamo?

La Corte Costituzionale boccia la legge Fini-Giovanardi sulle droghe. E ora tutto bene?

martedì 11 febbraio 2014

ITALIA - Cannabis Terapeutica. Lo stato dell'arte al Consiglio comunale di Torino

Ieri mattina in Commissione ambiente del consiglio comunale di Torino, i consiglieri Marco Grimaldi di Sel e Silvio Viale del Pd, hanno un impegno in prima linea del Comune per quanto concerne la cannabis terapeutica. «Facciamo diventare l’Istituto Bonafous un centro sperimentale per la coltivazione della canapa indiana a scopo farmaceutico » hanno proposto i due, che ne hanno già parlato con Assocanapa, l’associazione carmagnolese dei produttori di canapa.
Il Consiglio comunale aveva approvato il 14 gennaio un altro ordine del giorno sull’uso terapeutico dei cannabinoidi. C’è scritto nel documento: «Nonostante sia possibile la prescrizione di terapie dal 2006, in Italia non esistono farmaci a base di cannabinoidi e il loro approvvigionamento da parte dei pazienti è possibile solo attraverso l’importazione». Veneto, Toscana, Liguria e ultima la Puglia stanno cercando strade alternative. L’obiettivo: arrivare a produrre in maniera controllata la cannabis per abbassare i costi dovuti all’importazione dei farmaci dall’Olanda. E per rendere la vita più facile ai malati oncologici e cronici che ne fanno uso. «Chiediamo al governo di autorizzare la produzione in Italia» hanno scritto nella mozione i consiglieri comunali. Ed è con questa idea, e con gli esempi delle altre regioni per la testa, che Grimaldi e Viale hanno fatto la loro proposta.
L’Istituto Bonafous è la “fattoria” di proprietà della città. Si trova in collina: ci sono le serre per
coltivare le diecimila violette che vanno a decorare le aiuole, sempre meno usate perché mancano i soldi. Ma ci sono anche le vigne della cantina sperimentale gestita dalla Facoltà di Agraria, da cui nascono il cosiddetto «vino del sindaco» e i frutteti sperimentali. Un istituto di ricerca agricola pubblica che nelle intenzioni dei due proponenti sarebbe perfetto per candidarsi a diventare il primo centro piemontese per la cannabis a uso farmaceutico. «Potrebbe diventare il luogo — spiega Grimaldi — per una sperimentazione controllata in collaborazione con il sistema sanitario e l’Università. Sarebbe una produzione limitatissima: a Torino ci sono almeno una trentina di malati a cui sono prescritti farmaci a base di cannabinoidi». Certo, servirebbe prima il nulla osta della Regione e poi l’autorizzazione dello Stato.

Cannabis, rischio illegittimità per la legge Fini-Giovanardi: domani la decisione della Consulta

La Consulta in aiuto del Governo nella battaglia per ridurre il sovraffollamento delle carceri ed evitare così una nuova censura della Corte Ue dei diritti dell'uomo. Domani, ad affiancare decreti e proposte di legge "svuotacarceri" promossi negli ultimi mesi dall'Esecutivo, potrebbe arrivare una sentenza di illegittimità costituzionale della legge sulla disciplina penale sugli stupefacenti, piu' conosciuta come Fini-Giovanardi, nella parte in cui eleva le pene rispetto alla precedente, la Iervolino-Vassalli. L'eventuale bocciatura delle norme che nel 2006 hanno equiparato le droghe pesanti e quelle leggere, aumentando le pene per lo spaccio di cannabis o hashish e parificandole a quelle per cocaina o eroina avrebbe conseguenze pressoché immediate su circa 10mila detenuti. 10mila detenuti per droga tra i possibili beneficiari dell'incostituzionalità .

Cannabis, rischio illegittimità per la legge Fini-Giovanardi: domani la decisione della Consulta

lunedì 3 febbraio 2014

CANNABIS: a che punto siamo? - Incontro pubblico

Alla luce del vivace dibattito sulla modifica del testo unico sugli stupefacenti, si terrà venerdì 7 Febbraio alle ore 17.00 presso il circolo Zerbini a Parma un' incontro pubblico dal titolo: "Cannabis: a che punto siamo? Contributo al dibattito sulla legalizzazione in Italia"

L' incontro è organizzato dal "Canapaio Ducale". L' iniziativa si inserisce nel contesto delle manifestazioni che stanno scuotendo l' Italia riguardo al discorso economico, giuridico e medico che riguarda la cannabis e il superamento della Fini-Giovanardi, in attesa del parere di costituzionalità della Consulta del 11 Febbraio.

L'interesse attivo a riguardo non è una scelta di schieramenti, ma diffusione di una giusta e corretta informazione, che tocca soprattutto chi non assume la sostanza.

Introduce:
- Giorgio Gatti, portavoce ASCIA, che illustrerà l' analisi condotta sulla economicità di politiche tolleranti nei confronti della cannabis;

Interviene:
- Silvio Viale, Dottore Ginecologo, consigliere comunale Radicale di Torino eletto nelle liste del PD, primo firmatario dell' ordine del giorno che invita la Regione Piemonte a concedere l'utilizzo di farmaci a base di cannabinolo e che invita anche il ministero della Sanita' ad autorizzare la produzione di tali farmaci, sia su base naturale, sia su base sintetica, che attualmente possono solo essere importati;

- Fabrizio Dentini, autore del libro "canapa medica:Viaggio nel pianeta del farmaco "proibito", che parlerà degli effetti medici della canapa;

- Rocco Caccavari, dottore di Parma che ha ricoperto il ruolo di Primo responsabile nel 1976 del Servizio per le Tossicodipendenze di Parma dopo la legge 685/75. Primario di Medicina interna, ha collaborato per molti anni con il Ministero dell'Interno e della Sanità in qualità di consulente e presidente dell'ass. Mario Savini.

L' iniziativa è volta alla raccolta firme per sottoscrivere una petizione popolare per la legalizzazione della cannabis che sarà presentata al consiglio comunale di Parma.

domenica 2 febbraio 2014

Enrico Letta, almeno una cannetta!

Al grido di "Enrico Letta, almeno una cannetta!" si è tenuta in piazza Garibaldi, a Parma, Sabato 01/02/14, una manifestazione organizzata da UniOn e ArtLab.
L' evento si inserisce in una serie di manifestazioni nazionali al fine di sollevare il dibattito sul superamento della Fini Giovanardi.
A Parma inizierà una raccolta di firme per portare un documento al primo cittadino di Parma, il sindaco Federico Pizzarotti, da votare in consiglio comunale.
La richiesta è chiara: la normativa sugli stupefacenti deve essere modificata.
L' uso personale è riconosciuto ormai in tutto il mondo. Così come è riconosciuta la necessità di superare la cosiddetta "war on drugs" e valutare approcci che incidano concretamente nella riduzione della diffusione di stupefacenti e che rendano efficace l' intervento di queste politiche.
Pur sembrando un ragionamento contro-intuitivo, è proprio negli stati dove si è assisitito ad una reale attenzione del problema dell' uso e abuso di stupefacenti che si sono ottenuti i risultti migliori. Attraverso politiche tolleranti.