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domenica 22 dicembre 2013

Presentazione per l' audizione in Commissione Giustizia

Presentazione portata in "Commissione Giustizia" del Parlamento Italiano, in merito alla revisione della normativa sugli stupefacenti e alla discussione del progetto di legge Gozi-Farina.
La commissione giustizia ha ascoltato l' associazione ASCIA al fine di apportare corrette modifiche al teso unico sulle sostanza stupefacenti, prendendo in considerazione un numero di piante coltivabile.
La presentazione evidenzia come un cambio di approccio verso le sostanze stupefacenti deve essere attuato e come è stato considerato più preferibile un approccio medico verso gli stupefacenti, piuttosto che meramente repressivo.



Cannabis in Uruguay, un avvenimento storico!


Con un pò di ritardo, a causa degli impegni in Commissione Giustizia, pubblichiamo anche noi la storica notizia della legalizzazione della cannabis in Uruguay.
L’Uruguay è il primo Stato al mondo ad aver regolamentato la produzione e la vendita di cannabis , la storica approvazione della legge ha dimostrato il coraggio della piccola nazione sudamericana di uscire dallo status quo internazionale della difesa dell’indifendibile ed assurdo proibizionismo sulla canapa. Fautore e pioniere di questa rivoluzione in presidente José Mujica, 78 enne, ex guerrigiero Tupamaros, e leader del “Frente Amplio” coalizione di sinistra al potere dal 2005, che nel piccolo paese di appena 3 milioni di abitanti ha portato un aria libertaria e rinnovatrice.
Attraverso delle licenze che verranno concesse ai privati, saranno possibili la coltivazione domestica (fino a sei piante con un massimo di produzione di 480 grammi all’anno), la costituzione di associazioni di consumatori sullo stile dei cannabis social club (con un massimo di 45 soci e 99 piante), nonché la produzione che sarà destinata alla vendita controllata dallo stato attraverso le farmacie, che fungeranno da distributori anche per i consumatori a scopo ricreativo. Si potranno acquistare un massimo di 40 grammi mensili a persona, oltre alla possibilità di autocoltivare, e bisogna essere inseriti nel registro consumatori previsto dall’Istituto di regolamentazione della cannabis
Il governo ha dichiarato che la norma entrerà in vigore nel 2014 ed a pieno regime verso metà anno, il prezzo sarà competitivo in modo da scoraggiare l’acquisto dal mercato nero, ed è fissato intorno ad 1 dollaro al grammo (circa 0,75 euro).
Julio Calzada (responsabile nazionale sugli stupefacenti), ha precisato che “le persone che vogliono comprare cannabis devono dimostrare di essere residenti nel nostro Paese” e quindi escluso a priori che la vendita di cannabis possa avere qualche fine ‘turistico’ ed attrarre flussi dai Paesi confinanti.
Infatti sono arrivate alle ambasciate uruguayane sparse per il mondo diverse richieste di residenza come ha dichiarato il ministro degli Esteri Luis Almagro “Ci hanno contattato in diverse rappresentanze nel mondo proprio per avere dettagli sulle possibilità di prendere la residenza nel nostro paese e sui diritti previsti da tale normativa“.
Bisogna ricordare che l’Uruguay in quanto a storia, tradizioni e origine degli abitanti è il paese più europeo dell’intero sud-america e questo potrebbe invogliare moltissimi europei (sopratutto italiani) stanchi dell’inutile repressione, di cercare li ‘rifugio’. Intanto il viceministro agli esteri dell’Uruguay Luis Alberto Porto Rizzo, presente in Italia durante la VI conferenza tra l’Italia e l’America Latina che si è svolta la settimana scorsa ha dichiarato ”Invitiamo i paesi confinanti, e non solo, a osservare questo nostro esperimento. Montevideo punta a che l’esperimento venga osservato dagli altri paesi, in particolare quelli confinanti, e a promuovere lo scambio delle informazioni, anche per correggere eventuali errori. Questa non è una proposta di liberalizzazione ma di regolazione del mercato e del consumo. Oggi a Montevideo molti farmaci piu’ potenti della marijuana si vendono liberamente nelle nostre farmacie”. Nella stessa conferenza il ministro degli esteri italiano Emma Bonino ha plaudito ed apprezzato la spinta riformatrice e pragmatica ed ha dichiarato “Va benissimo, non è totale ma va benissimo“.
Di fatto l’Uruguay è la prima nazione ad essere uscita dai Trattati internazionali ONU che dal 1961 disciplinano la lotta al traffico ed al consumo di sostanze stupefacenti, vietando agli stati aderenti qualsiasi forma di legalizzazione della cannabis: è il primo Stato in cui è prevista la produzione, e vendita controllata dallo Stato, molto differente dalla politica attuata dai Paesi Bassi, in cui la cannabis non è legale me è solo tollerata la vendita entro un certo quantitativo, ed è differente anche dalla legalizzazione via referendum avvenuta in Colorado e Stato di Washington che fanno parte degli USA dove la cannabis a livello federale è illegale.
L’Uruguay potrebbe essere la prima pedina di un effetto domino che potrebbe colpire tutto il mondo, scardinato l’oramai fetido proibizionismo sulla cannabis, e molti Stati sudamericani stanno osservando come si evolverà l’esperimento, sperando che altri si aggiungano alla lista.
Solo un piccolo commento alla luce del decreto “svuota carceri” approvato ieri dal Consiglio dei Ministri: mentre alcuni degli Stati degli USA (non a livello federale), passando per l’America Centrale e Meridionale, arrivando ai Paesi del Nord Africa, stanno ridiscutendo le fallimentari politiche della ‘guerra alla droga’ ed in alcuni casi si è andati addirittura oltre (come in questo caso l’Uruguay) che cerca di limitare il danno del narcotraffico rendendo i consumatori di cannabis liberi dalla dipendenza da esso, in Italia ci inventiamo “nuove pene” (o quasi), come quella approvata ieri dal consiglio dei ministri, per lo “spaccio di lieve entità”, il che vuol dire che da “presunti criminali” siamo diventati un po meno criminali o “presunti birichini”, ma sempre mucche da mungere per poliziotti, avvocati, tribunali e comunità di recupero, che non lesineranno la loro abnegazione per scoprire, difendere, giudicare e guarire questi incorreggibili monelli!
Stanno alle corde, dobbiamo solo continuare a martellare, il fiato gli mancherà molto presto e se non sarà per una scelta politica, se non sarà per il pronunciamento della Consulta sull’incostituzionalità della Fini-Giovanardi, allora sarà inevitabile che verranno semplicemente sommersi dal cambiamento mondiale in atto e inarrestabile.
Giancarlo Cecconi, Davide Corda – ASCIA

Cannabis in Uruguay, un avvenimento storico!

GRAN BRETAGNA - Cannabis legale. The Economist: l'Uruguay Paese dell'anno

Per la prima volta il settimanale britannico “The Economist” ha scelto il “Paese dell'anno”, cosi' come altri designano l'uomo o la donna dell'anno. Mentre il settimanale americano “The Time” ha recentemente scelto il papa Francesco, “The Economist” consacra l'Uruguay come il Paese dell'anno 2013.
Nel suo editoriale, che non manca del tipico british humor, il settimanale spiega e giustifica molto seriamente la propria scelta. Scartando altre opzioni, sottolinea minuziosamente le difficolta' della vicenda.
E alla fine, l'Uruguay, in virtu' della legalizzazione della cannabis, merita il titolo. La nuova legge uruguayna conferisce allo Stato il controllo di produzione e commercializzazione della marijuana.
“Se altri Paesi seguissero questo esempio, e se altre droghe fossero incluse nella lista, i danni che queste provocano nel mondo sarebbero drasticamente ridotti”, scrive “The Economist”. Le autorita' potrebbero concentrare i propri sforzi su fatti piu' gravi che non il consumo di cannabis.
Il settimanale evoca in modo particolare la modestia del presidente uruguayano, José Mujica, che, con sincerita' (virtu' rara per un uomo politico), presenta la legalizzazione della marijuana come “un esperimento”. E conclude, con il miglior spagnolo che si possa parlare a Londra: Felicitaciones!

GRAN BRETAGNA - Cannabis legale. The Economist: l'Uruguay Paese dell'anno

sabato 14 dicembre 2013

ASCIA in Commissione Giustizia

ASCIA in Commissione Giustizia: resoconto
Il 12 dicembre 2013, presso la Commissione Giustizia della Camera, dove è in esame la proposta di legge dell’On. Farina (SEL), per una nuova regolamentazione sulle sostanze stupefacenti; sono stati convocati ed auditi i rappresentanti di ASCIA.
L’audizione è stata aperta da Giancarlo Cecconi, Segretario ASCIA, che ha ringraziato l’intera Commissione per la possibilità che ci veniva data. Ha poi passato la parola a Giuseppe Nicosia, Direttivo ASCIA, che con l’ausilio di svariate slide, ha riassunto la storia della canapa, dall’uso che ne faceva l’uomo preistorico, all’avvento del proibizionismo.
A questo punto ha sottolineato quali sono state le vere cause che hanno portato alla demonizzazione di questa pianta, evidenziando che nulla c’entrano con la tutela della salute pubblica. Sono stati portati all’attenzione della Commissione prove inconfutabili in merito a diversi aspetti tra i quali la totale assenza di principi psicoattivi nei semi, l’inesistenza di piante di canapa che producono infiorescenze al 50% di THC e il fatto che la cannabis è tra le sostanze meno tossiche al mondo, avendo una dose letale letteralmente inassimilabile. Tra le slide mostrate da Giuseppe Nicosia, hanno avuto particolare effetto quelle che hanno chiarito la differenza tra una cannabis al 12% di THC ed una al 24%, seguite dalla slide col la foto della piccola Mykayla, affetta da Leucemia, che nell’Oregon si cura grazie all’ Hemp Oil (Olio di Cannabis ad elevato contenuto di cannabinoidi).
Ha ripreso la parola il Segretario di ASCIA, entrando nel merito della “finigiovanardi”, e portando un chiaro quadro dell’attuale situazione giuridica, sociale ed economica, provocata dall’attuale politica repressiva. E’ stato ampliamente dimostrato come, l’inserimento della cannabis in Tabella I delle sostanze stupefacenti, e quindi la comparazione di essa con droghe pesanti come la cocaina e l’eroina, non solo è privo di logica, ma ha anche creato un problema di sovraffollamento carcerario punendo cittadini irreprensibili, di ogni età, estrazione sociale, professione e origine territoriale. Nello specifico sono stati ricordati i dati forniti dal Ministero di Grazia e Giustizia che evidenziano come i detenuti per reati legati agli stupefacenti, siano ben il 36%. A tal proposito è stato anche chiarito il motivo per il quale, tali detenuti, risultano essere tutti spacciatori: avendo ognuno di essi la possibilità di ottenere un cospicuo sconto di pena, “patteggiandolo” con l’ammissione di un reato inesistente. E’ stato inoltre ricordato che, queste persone subiscono condanne previste da 6 a 30 anni di carcere, decisamente maggiori di reati come stupro, pedofilia e sequestro di persona.
Importante anche l’intervento di Markab Giorgini (Direttivo ASCIA) in rappresentanza di coltivatori consumatori, che ha avuto modo di specificare quali potrebbero essere le quantità di cannabis ed il numero di piante non perseguibili dalla legge e relative motivazioni.
E’ stata poi la volta di Giorgio Gatti (Consulente in Economia della Sicurezza pubblica e dello Sviluppo Economico) che ha evidenziato i danni sociali portati dalla legislazione in Gran Bretagna, illustrando i risultati della ricerca "Drug harms in the UK: a multicriteria decision analysis" e mostrando in dettaglio i grafici sulla pericolosità comparata delle sostanza psicotrope legali ed illegali .
A conclusione dell’audizione che sembra aver conquistato il record di durata mai registrato tra i lavori della Commissione, (1 ora e 8 minuti), i membri hanno applaudito complimentandosi per il contributo apportato dalla nostra Associazione. Dobbiamo ringraziare gli On. Ferraresi e Bernini (M5S) e Farina (SEL) per la sensibilità dimostrata nei confronti del problema causato dalla vigente legislatura e per essersi attivati affinché i consumatori venissero ascoltati nelle sedi decisionali.
Riteniamo un traguardo eccellente che siano stati ascoltati i rappresentanti dei consumatori e dei coltivatori di cannabis. Se, fino ad oggi, i consumatori di cannabis erano stati trattati alla stregua di tossici o malati che non potevano avere argomentazioni valide da tenere in considerazioni nella modifica del testo unico sugli stupefacenti, adesso anche gli organi legislativi ammettono l’importanza dell’opinione di chi, in prima persona, subisce gli atti altamente vincolanti della libertà personale perpetuati da un illogica politica repressiva.
Pensiamo di aver portato un contributo concreto nella battaglia antiproibizionista e nell’opera informativa ed educativa nei confronti delle Istituzioni. Adesso non ci rimane che attendere anche il pronunciamento della Corte Costituzionale prevista per il 12 febbraio prossimo. Avendo messo la “finigiovanardi” alle corde, ci auspichiamo di vederla finalmente finire a KO, sostituita da una normativa sugli stupefacenti, più civile e socialmente più evoluta, in linea a ciò che sta avvenendo a livello planetario.

lunedì 9 dicembre 2013

ITALIA - Dibattito parlamentare riforma legge droga. Associazione Ascia sara' audita in commissione

L'associazione Ascia (Associazione sensibilizzazione canapa autoprodotta) sara' audita in commissione parlamentare Giustizia che si sta occupando della riforma dell'attuale legge sulla droga., e per l'occasione ha diramato la seguente nota:
Abbiamo seguito con molto interesse le precedenti audizioni, svoltesi in Commissione Giustizia, in relazione alle proposte di legge Farina e Gozi-Giachetti per una revisione dell’attuale normativa sugli stupefacenti.
Ci sono stati pareri concordi, tra la maggior parte dei relatori, sulla necessità di depenalizzare o quanto meno differenziare l’uso di droghe leggere da quello di droghe pesanti e rinnoveremo anche noi l’invito a prendere, seriamente e definitivamente, la decisione di rendere questa differenza un fattore legale, ma dobbiamo constatare che quasi tutte le associazioni ed enti convocati, non hanno potuto evitare di porre il problema dal loro punto di vista esclusivamente tecnico, in virtù delle specifiche conoscenze e competenze.
Riteniamo queste valutazioni e considerazioni assolutamente interessanti, ma non esaustive per comprendere appieno il problema delle inutili carcerazioni e della devastazione che la Fini-Giovanardi ha causato in decine di migliaia di famiglie in questi ultimi sette anni.
Abbiamo appreso solo pochi giorni fa che saremo convocati il prossimo 12 dicembre, per rappresentare proprio coloro che da questa legge hanno pagato un grande prezzo in termini di immagine e di vita sociale, nonché in mesi di prigione e in costi insostenibili per difendere la propria dignità e la propria libertà.
Porteremo il nostro contributo e la vostra voce nel cuore delle Istituzioni, con il proposito di incrinare ancor di più la traballante macchina del proibizionismo nostrano, questo era quanto ci eravamo preposti fin dall’inizio della costituzione di ASCIA e con grande soddisfazione possiamo dire di esserci riusciti.
In anteprima pubblichiamo la relazione che presenteremo ai membri della Commissione Giustizia:Analisi 

ASCIA

Ascia (Associazione sensibilizzazione canapa autoprodotta)

ADUC - ITALIA - Dibattito parlamentare riforma legge droga. Associazione Ascia sara' audita in commissione

venerdì 6 dicembre 2013

Leaked paper reveals UN split over war on drugs

Latin American nations call for treatment strategy, claiming UN's prohibition stance plays into hands of paramilitary groups
Saturday 30 November 2013 19.50 GMT


Major international divisions over the global "war on drugs" have been revealed in a leaked draft of a UN document setting out the organisation's long-term strategy for combating illicit narcotics.

The draft, written in September and seen by the Observer, shows there are serious and entrenched divisions over the longstanding US-led policy promoting prohibition as an exclusive solution to the problem.

Instead, a number of countries are pushing for the "war on drugs" to be seen in a different light, which places greater emphasis on treating drug consumption as a public health problem, rather than a criminal justice matter.

It is rare for such a document to leak. Normally only the final agreed version is published once all differences between UN member states have been removed.

The divisions highlighted in the draft are potentially important. The document will form the basis of a joint "high-level" statement on drugs to be published in the spring, setting out the UN's thinking. This will then pave the way for a general assembly review, an event that occurs every 10 years, and, in 2016, will confirm the UN's position for the next decade. "The idea that there is a global consensus on drugs policy is fake," said Damon Barrett, deputy director of the charity Harm Reduction International. "The differences have been there for a long time, but you rarely get to see them. It all gets whittled down to the lowest common denominator, when all you see is agreement. But it's interesting to see now what they are arguing about."

The current review, taking place in Vienna at the UN Commission on Narcotic Drugs, comes after South American countries threw down the gauntlet to the US at this year's Organisation of American States summit meeting, when they argued that alternatives to prohibition must be considered.

Countries such as Colombia, Guatemala and Mexico have become increasingly critical of the UN's prohibition stance, claiming that maintaining the status quo plays into the hands of the cartels and paramilitary groups.

The draft reveals that Ecuador is pushing the UN to include a statement that recognises that the world needs to look beyond prohibition. Its submission claims there is "a need for more effective results in addressing the world drug problem" that will encourage "deliberations on different approaches that could be more efficient and effective".

Venezuela is pushing for the draft to include a new understanding of "the economic implications of the current dominating health and law enforcement approach in tackling the world drug problem", arguing that the current policy fails to recognise the "dynamics of the drug criminal market".

Experts said the level of disagreement showed fault lines were opening up in the globally agreed position on drug control. "Heavy reliance on law enforcement for controlling drugs is yielding a poor return on investment and leading to all kinds of terrible human rights abuses," said Kasia Malinowska-Sempruch, director of the Open Society Global Drug Policy Program. "The withdrawal from the most repressive parts of the drug war has begun – locally, nationally and globally."

Attacking the status quo is not confined to South American countries, however. Norway wants the draft to pose "questions related to decriminalisation and a critical assessment of the approach represented by the so-called war on drugs". Switzerland wants the draft to recognise the consequences of the current policy on public health issues. It wants it to include the observation that member states "note with concern that consumption prevalence has not been reduced significantly and that the consumption of new psychoactive substances has increased in most regions of the world". It also wants the draft to "express concern that according to UNAids, the UN programme on HIV/Aids, the global goal of reducing HIV infections among people who inject drugs by 50% by 2015 will not be reached, and that drug-related transmission is driving the expansion of the epidemic in many countries".

The EU is also pushing hard for the draft to emphasise the need for drug-dependence treatment and care options for offenders as an alternative to incarceration.

"Drug users should be entitled to access to treatment, essential medicines, care and related support services," the EU's submission suggests. "Programmes related to recovery and social reintegration should also be encouraged."

Ann Fordham, executive director of the International Drug Policy Consortium, said the draft revealed there was growing tension over the global drugs policy. "We are starting to see member states break with the consensus about how we should control drugs in the world. Punishment hasn't worked. All the money spent on crop eradication hasn't had the impact we would like to see."

Leaked paper reveals UN split over war on drugs

giovedì 5 dicembre 2013

Proibizionismo. Gli Usa celebrano 80 anni dalla fine di quello sull'alcool... e le altre droghe il cui proibizionismo oggi fa danni maggiori?

Comunicato di Vincenzo Donvito 
5 dicembre 2013 12:39

 Il "National Constitution center" (Usa) ha dato vita ad una grande mostra itinerante dal titolo 'Spiriti americani: nascita e crollo del proibizionismo', per ricordare al Paese che nel 1933 fu approvato il 21mo emendamento alla Costituzione con cui si pose fino al proibizionismo sull'alcool che era stato istituito nel 1919. Venti anni durante i quali in Usa accadde di tutto: dalla criminalita' che gestiva i traffici (Al Capone e' per noi italiani il piu' noto, viste anche che era originario del nostro Paese) in lotta fra di loro e con le polizie, agli oltre 10.000 morti per la pessima qualita' di una bevanda che continuava ad essere diffusissima tant'e' che quasi ogni americano era un criminale in merito, alla corruzione, al deterioramento delle istituzioni, etc..
Viene spontanea una domanda. Ma questa lezione americana non e' servita a nulla? Cos'e' e come agisce oggi il proibizionismo sulle droghe che, tra l'altro, non riguarda solo gli Usa ma tutto il mondo? Quel proibizionismo che vede in prima fila la delinquenza organizzata italiana (mafia, 'ndrangheta, camorra, etc)? Quel proibizionismo che sta facendo molte piu' vittime di quelle per l'eccesso del consumo di droghe: 
- vittime per la guerra tra delinquenze per i controlli dei territori e dei mercati,
- vittime per la guerra delle delinquenze contro le forze dell'ordine,
- vittime per la corruzione che le delinquenze diramano in ogni istituzione, dalla piu' piccola alla piu' grande,
- vittime per il consumo di sostanze di cui non si nulla di certo sulla loro composizione,
e poi: tribunali intasati, carceri strabordanti, collusione di milioni di consumatori con i loro fornitori, degrado istituzionale, polizie sovraccaricate di lavoro, miliardi e miliardi di denaro per arginare una situazione che ad ogni cosiddetto successo delle autorita' vede raddoppiare nuove criminalita' connesse a questo business.
Su questo noi di Aduc cerchiamo quotidianamente di documentare la folle politica di quasi tutti i Paesi del mondo (Usa, Russia e Italia in prima fila) con un notiziario che e' anche luogo di approfondimento e dibattito fra lettori.
L'occasione che ci viene offerta oggi con i festeggiamenti Usa per ricordare la fine del proibizionismo sull'alcool in quel Paese, crediamo possa essere utile per una ampia riflessione e valutazione sulle attuali politiche. Che, a nostro avviso, sono una folle corsa che, per soddisfare le ideologie di chi reputa non sano il consumo di droghe, mentre ha alimentato danni maggiori di quelli che si volevano arginare, ha gia' compromesso gli equilibri e le stabilita' istituzionali di tutti i Paesi del mondo.


martedì 3 dicembre 2013

La classifica del sole 24 ore e i risultati sulla sicurezza

Egregio Direttore, la classifica del "Sole 24 ore" sulla qualità della vita, ha evidenziato quello che in tanti cittadini lamentano; un deteriorarsi della posizione di isola felice che la nostra città ha sempre vantato.
Il dato che probabilmente ha attirato maggiormente l'attenzione, riguarda l'ordine pubblico. Se i reati predatori sono il fattore che maggiormente ha inciso sulla posizione di Parma nell' indicatore riguardante la sicurezza, per nulla si è considerato l'impegno delle forze dell'ordine nell' attività di repressione del traffico illecito di stupefacenti.
Se in molti lamentano un sottodimensionamento dell'organico delle forze dell'ordine, nessuno tratta dell'impatto che l'attività di repressione dello "spaccio di droga" ha sulla "sicurezza" dei cittadini.
Alla luce delle attuali audizioni presso la "Commissione giustizia" del governo sulla revisione dell'attuale normativa sugli stupefacenti, è evidente come la coperta sia drammaticamente corta.
Se la popolazione carceraria pre-indulto registrava un numero di tossicodipendenti nelle carceri pari a circa 16.000 detenuti, se la popolazione carceraria e la capacità delle prigioni è rimasta sostanzialmente invariata, a distanza di sette anni, e in pieno di una nuova emergenza carceri, la popolazione tossicodipendente è aumentata a oltre 23.000 unità. Un aumento pari al 43% di questo reato. Il reato di tossicodipendenza. Che secondo i dati del ministero è il primo reato in Italia. La somma della popolazione carceraria per rapina (9473 detenuti), omicidio volontario (9077), estorsione (4.238), rispettivamente il secondo terzo e quarto reato in classifica, non pareggia il numero dei tossicodipendenti in carcere.
Risulta ovvio che, a fronte di un fortissimo impegno nella persecuzione dei tossicodipendenti, in carcere non ci sia più spazio per chi commette reati ben più gravi.
Se l'impegno è fortissimo contro chi viene preso anche con pochi grammi di fumo, magari per uso personale, risulta palese che si sottraggono risorse nella prevenzione di reati più pericolosi e i risultati sono tutto l'opposto dal suggerire di proseguire in questa direzione. In Italia, secondo l'Europol e l'EMCDDA (l'organo europeo a monitoraggio sulle dipendenze), è aumentata la diffusione di cannabis e derivati tra i giovani, proprio la fascia che si dovrebbe maggiormente tutelare. Le risorse destinate alla repressione sono sottratte al resto delle attività delle forze dell'ordine. L' ovvio risultato è un aumento degli altri crimini. Che resteranno impuniti.
Di fronte ad una fotografia simile della situazione dell'ordine pubblico, la revisione della normativa sugli stupefacenti è un atto indispensabile. Il problema è che, la percezione nei confronti di questo problema, è deviata, nell' opinione pubblica, dall' ignoranza sulle reali dimensioni del fenomeno del traffico di stupefacenti, la diffusione delle sostanze e la loro reale pericolosità. Ne deriva una "asimmetria informativa", una informazione distorta, utilizzata dalla politica per giustificare politiche fallimentari, come i numeri dimostrano.
Secondo lo studio "un' analisi strategica dei mercati della droga" condotto dai due organismi europei già menzionati, Europol e EMCDDA, se il mercato della cannabis e dei suoi derivati, la sostanza più diffusa al mondo, in Europa fattura circa 25 miliardi di euro l' anno, di cui quasi un 30% è rappresentato dal mercato Italiano, i dati estrapolati su Parma, danno una dimensione del fenomeno alquanto inquietante; si possono stimare attorno ai 22 milioni di euro l' anno il mercato della cannabis e dei suoi derivati a Parma per una popolazione di circa 22 mila consumatori. Il problema di queste stime "ufficiali" è che potrebbero essere state valutate per difetto.
Quando il sindaco dice che il dato sulla sicurezza è un "campanello d' allarme", in realtà continua a nascondere una situazione dove la politica ha drammaticamente fallito; il suono che il sindaco sente sono le campane a morto di una politica sull' ordine pubblico drammaticamente deviata da interessi elettorali, che il sindaco ascolta comodamente in lontananza lavandosene le mani.
Trovo interessante il punto di vista di Pino Agnetti sulla "città alla ricerca della rotta perduta"; peccato che non si sia accennato alle direttrici che possono tirare fuori la città, come l'Italia, da questa situazione; l'informazione corretta, il coraggio e la volontà di cambiare.