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venerdì 15 novembre 2013

Le 'war on drugs' stanno distruggendo tutti e tutto. Lo dice anche l'Onu....

Comunicato di Vincenzo Donvito


13 novembre 2013 13:49

E' di oggi la diffusione, da parte dello specifico ufficio delle Nazioni Unite, dei dati sulle coltivazioni di oppio in Afghanistan. Per il 2013, questo Paese soddisfera' il 90% del mercato mondiale di tutti i derivati del papavero, essenzialmente eroina, la cui produzione e' aumentata del 49% rispetto al 2012.
Sono interessanti e sintomatiche le valutazioni che vengono fatte dall'UNODC:
- la produzione e' aumentata perche' i coltivatori temono che, quando l'anno prossimo le truppe internazionali presenti in Afghanistan andranno via, il tutto tornera' nelle mani di “signori della guerra” che oggi sono tenuti a freno, per l'appunto, dalla presenza internazionale;
- buona parte dei proventi di queste coltivazioni servono a finanziarie i talebani che combattono il governo sostenuto dalle truppe internazionali;
- sempre le truppe internazionali, non hanno agito in modo particolare e sistematico per cercare di debellare il fenomeno droga, se non con alcune iniziative di facciata, tipo qualche falo' di sostanze sequestrate (tra cui anche il vietato alcool).
E i risultati si vedono, aggiungiamo noi. I medesimi risultati che sempre l'UNODC ha registrato per il Marocco, maggior produttore di cannabis al mondo, dove quest'anno le coltivazioni sono anche li' aumentate.
Cosa accade?
Soprattutto il fallimento della cosiddetta “war on drugs” (guerra alla droga) lanciata nel 1971 dall'allora-presidente Usa Richard Nixon. Una regola umana che vale in tutti i contesti: e' fallimento -anche clamoroso- tutto cio' che da' risultati opposti rispetto a quanto ci si prefiggeva.
Ci domandiamo: perche' perseverare?
Ci sono forti componenti ideologiche in chi persevera anche a livello macchiettistico (si vedano -piccolo esempio nostrano- alcuni politici italiani come Carlo Giovanardi e Maurizio Gasparri), ma ci sono -a nostro avviso- forti motivazioni economiche in chi -statisti di alto livello- consentono di continuare questa guerra.
Facciamo alcuni esempi. Se la droga non fosse piu' illegali e le coltivazioni al pari di qualunque altra coltivazione consentita, come vivrebbero i milioni di persone che, direttamente e indirettamente, gravitano su questo mercato? Dai contadini afghani e marocchini, agli spacciatori nelle strade delle nostre citta', fino alla pletora di trafficanti piccoli e grandi e a chi fornisce loro i mezzi per organizzarsi e difendersi. Crediamo che vivrebbero molto male: coltivare -anche cannabis legalizzata- non darebbe mai i medesimi proventi economici di quella illegale, cosi' come vendere cingallerie nelle strade delle ricche citta' occidentali (come fanno molti “extracomunitari” davanti a tutti i luoghi in cui ci sono persone) non darebbe soddisfazione economica al pari delle droghe illegali.
Siamo arrivati, cioe', ad un equilibrio in cui i tutori dell'ordine sono tali fino ad un certo punto, perche' altrimenti dovrebbero nascondersi per non essere linciati dal disordine che deriverebbe dall'assenza di quella illegalita'. Questo lo sanno tutti. I funzionari dell'UNODC come il presidente Usa Obama, il nostro premier Enrico Letta come il premier russo Putin. Tutti, proprio tutti. C'e' da stupirsi, quindi, di quanto hanno ben rapportato quelli dell'UNODC, e cioe' che la lunga presenza delle truppe militari internazionali in Afghanistan per aiutare quel Paese ad essere piu' amico per i suoi amministrati, lascera' lo stesso Paese in condizioni peggiori rispetto a quelle precedenti.
Di cos'altro abbiamo bisogno per renderci conto che le grandi e le piccole “war on drugs” stanno uccidendo le civilta', le economie, l'umanita' e gli individui?



Le 'war on drugs' stanno distruggendo tutti e tutto. Lo dice anche l'Onu....

giovedì 14 novembre 2013

La revisione della normativa sugli stupefacenti

All' attenzione del Consiglio dei Ministri,
Sull'indagine conoscitiva riguardo l'esame delle proposte di legge di modifica al testo unico sulla disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza.
Onorevoli Ministri, l'attuale indagine, in corso di verifica, riguardo la normativa vigente sugli stupefacenti, non può non tenere in considerazione quanto affermato dal direttore del DPA dott. Giovanni Serpelloni.
Infatti quanto da lui affermato sulla possibilità che malati che usano cannabis per scopi terapeutici non abbiano la possibilità di coltivare canapa, va altamente tenuto in considerazione al fine di essere completamente ignorato.
La posizione del Governo Italiano sul tema degli stupefacenti va completamente rivista.
Il problema del sovraffollamento carcerario è dato, sostanzialmente, dall' attuale normativa sugli stupefacenti. La strenua difesa del direttore Giovanni Serpelloni, per quanto riguarda i principi fondanti questa normativa, su tutti il principio della disapprovazione sociale, sono la prima causa dell'esplosione della popolazione carceraria.
I dati divulgati dal direttore del DPA nella sua audizione sono fuorvianti, incuranti dell'evoluzione del panorama mondiale nella lotta al narco traffico, nella riduzione del danno delle tossicodipendenze e nella limitazione alla diffusione di stupefacenti. I dati sono falsi e la loro interpretazione è data da un punto di vista disinteressato al controllo del fenomeno (la diffusione degli stupefacenti) ed alla sua riduzione, ma interessato solo al controllo della posizione istituzionale acquisita.
I dati, volutamente, tacciono riguardo il disastro riversatosi sul sistema penitenziario a causa di una legge ottusa, anacronistica e ideologica.
Quando Serpelloni afferma "dobbiamo considerare un parametro molto importante: la disapprovazione sociale. Quando essa diminuisce, aumenta l'uso di droghe leggere." Serpelloni mente.
Gli esempi più eclatanti di come tale affermazione sia una menzogna vengono proprio dall' Europa.
Il caso del Portogallo è un caso “scolastico”, che però Serpelloni non conosce, e sarebbe gravissimo vista la sua posizione, o fa finta di non conoscere, e dimostrerebbe dunque malafede nell’ esporre affermazioni come quella sopra riportata. In entrambi i casi, questa sua “ignoranza”, rende la sua persona inadeguata al ruolo istituzionale che ricopre.
Da quando è stato depenalizzato il consumo di stupefacenti, nel 2001, il Portogallo ha assistito ad una diminuzione dell'uso di stupefacenti. Cosa ne è dunque della disapprovazione sociale?
Come è possibile che la persona che dovrebbe essere più informata su questo argomento adduca argomentazioni false a sostegno di una posizione scientificamente infondata?
La posizione che il dott. Serpelloni tenta di difendere, nel silenzio complice dei media italiani sul totale fallimento della "war on drugs", è una posizione che presto scomparirà, come il firmatario della attuale “legge sulla droga” Gianfranco Fini e come presto farà l’“innovatore” Carlo Giovanardi.
Negli Usa sono già diciannove gli stati dove è possibile acquistare cannabis con una semplice prescrizione medica, due sono gli stati che tra poco più di un mese inaugureranno un nuovo capitolo della storia degli USA: la fine del proibizionismo sulla cannabis.
Sono già in atto campagne sulla sensibilizzazione per altri referendum che renderanno legali la vendita, la coltivazione e il consumo della cannabis in altri stati della confederazione nord americana, non solo a scopo terapeutico; a sostegno di questo cambio di rotta basti pensare al recente sondaggio Gallup, che vede favorevoli alla legalizzazione della cannabis il 58% degli americani.
Gli Stati Uniti non sono, però, l'unica nazione che guarda con curiosità a soluzioni alternative al fallimento della proibizione.
L' Uruguay ha dato il via alla produzione di cannabis di stato per eliminare il mercato illegale della cannabis.
In tutto il Sud America c' è fermento per nuove strade che possano finalmente eliminare la violenza legata al narco traffico, di cui la cannabis è la sostanza illegalmente più trattata, essendo la sostanza illegale più diffusa al mondo.
Questo dato è sostenuto dal EU Drug Markerts Reports 2013 che evidenzia come la cannabis "non solo è la sostanza illecita più consumata al mondo, ma anche prodotta su scala mondiale"1. "L' UNDOC ha stimato che, tra il 2002 e il 2006, le infiorescenze di cannabis erano prodotte in 122 nazioni e la resina in 65"2.
Di fronte al panorama internazionale quale è la posizione del governo Italiano?
Serpelloni afferma: ''Negli ultimi tre anni, il trend europeo dell'uso di droghe leggere e' calato del 25%. Solo nella fascia di eta' tra i 15 e i 18 anni, e solo per quanto riguarda l'uso di canne, esso e' aumentato''
La riforma del testo unico sugli stupefacenti dovrebbe tenere in considerazione i rapporti ufficiali redatti da istituzioni internazionali, non i deliri di un folle abbarbicato sulla sua torre d’avorio. Per esempio, sempre nel EU Drug Markerts Reports 2013, redatto dall’EMCDDA in collaborazione con EUROPOL, si riporta come, riguardo al consumo di cannabis “relativi alti livelli ad inizio del nuovo secolo hanno dato spazio a periodi di stabilizzazione o declino in molti paesi Europei. Questo cammino non è evidente per tutti i paesi e in alcuni, come la Bulgaria, l’Estonia e l’Italia, studi nazionali mostrano un deciso incremento nell’ ultimo anno prevalentemente tra la popolazione più giovane”3.
Dunque, l’uso di “canne” è sì aumentato nelle fasce tra i 15 e i 18 anni, ma solo in Bulgaria Estonia e, guarda caso, l’Italia, mentre è diminuito o si è stabilizzato in qualsiasi altra nazione dell’UE.
Questo a dimostrazione di come l’attuale politica sugli stupefacenti italiana, non solo è inefficace nel diminuire i consumi tra la popolazione, ma espone al rischio di assunzione, in maniera maggiore, le fasce dei più giovani, quelle che andrebbero più tutelate.
Sempre dall’ intervento di Serpelloni: 'Noi non riteniamo che la coltivazione domestica di marijuana possa essere affidata al malato, poiche' ci sono alcuni punti che restano oscuri nella loro definizione: ad esempio, come si accerta la percentuale del 5 o del 55%? E ancora: che uso ne fara' il malato? L'auto-uso non fa parte di alcun codice medico''
Se l’auto uso non fa parte di alcun codice medico, cosa si può dire della ricerca scientifica legata all’ utilizzo di cannabis? L’ attuale normativa impedisce la ricerca e la divulgazione di informazioni a riguardo. Perchè la coltivazione per uso personale non può essere tutelata, al fine di garantire al malato la fornitura a costo zero di un medicinale fondamentale per alcune patologie e sviluppare ricerche mediche in questo campo? Anche L’ EUROPOL e l’EMCDDA riconoscono tra le motivazioni della coltivazione “domestica” la “necessità di fornitura personale o sociale al fine di garantire la qualità e l’integrità del prodotto ed evitare l’esposizione all’ elemento criminale del mercato”4
Con quale credibilità Serpelloni vuole impedire un facile accesso ad un medicinale al momento difficilmente accessibile, per costi, burocrazia e difficoltà nel reperimento (che può avvenire solo per importazione, a fronte di autorizzazione ministeriale, a costi fuori mercato)?
Gentili Ministri, la revisione della normativa sugli stupefacenti potrà diventare davvero efficace solo nel momento in cui si prenderanno seriamente in considerazione l’evoluzione del fenomeno a livello globale e le sue implicazioni sociali e si eviterà di dare fiato alle trombe che hanno causato l’attuale sfacelo sociale.
Gli attuali risultati della normativa vigente sugli stupefacenti sono: l’esplosione della popolazione carceraria, l’aumento della diffusione di stupefacenti tra i minori, l’impossibilità di utilizzo della cannabis come farmaco.
Se questo non è il momento per porre fine alla criminalizzazione dei consumatori di cannabis, la creazione di un industria farmaceutica, la riduzione della diffusione degli stupefacenti tra i giovani e concedere la possibilità della coltivazione per uso personale, quanti danni ancora dovremo sopportare perché si giunga ad una nuova politica che prenda in considerazione l’uso di stupefacenti, un problema sanitario, anziché penale?

1 EU Drug Markerts Reports 2013, Chapter 4, Cannabis, Global Overview, pag 54
2 EU Drug Markerts Reports 2013, Chapter 4, Cannabis, Global Overview, pag 54
3 EU Drug Markerts Reports 2013, Chapter 4, Cannabis, Consumer markets for cannabis in Europe, pag 59
4 EU Drug Markerts Reports 2013, Chapter 4, Cannabis, Growers Motivations, pag 59