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venerdì 20 giugno 2014

Pope Francis Condemns Drug Legalisation: British Policy Expert Slams 'Confused' Pontiff

Pope Francis has come under severe criticism after he denounced the legalisation of recreational drugs.

The pontiff waded into the debate over the war on drugs – which is raging from the US to Uruguay and beyond – at a drug-enforcement conference meeting in Rome on Friday, arguing that even limited attempts to legalise recreational drugs "are not only highly questionable from a legislative standpoint, but they fail to produce the desired effects."

"Drug addiction is an evil, and with evil there can be no yielding or compromise," he said.

But one of the drug policy experts, who advised the Uruguayan government on its landmark decision to become the first country in the world to make the production, sale and possession of cannabis legal, told The Huffington Post UK the Pope's argument is "confused."

Steve Rolles, the Senior Policy Analyst for the Transform Drug Policy Foundation, is calling for a regulated cannabis market under a strict and sensible framework, like the one implemented in Uruguay.

He said the Pope "appears to be confusing his moral view of drug use a sinful or ‘evil’, with the idea of moral policy making."

"For Transform, moral policy making means responding to failed policies that cause great harm, like the war on drugs, by seeking out policies that can do better."

Just last month, Uruguay — next door to Francis' native Argentina — approved the selling marijuana cigarettes in pharmacies.

Rolles told HuffPost UK that the Pope was failing to understand that "the idea of legalising and regulating drugs is not about surrender".

"It is about retaking control from criminal profiteers so we can manage it in a way that makes users and communities safer and healthier," he said.

"Either the Government regulates the market or we leave it with the gangsters - there’s no third option where it can be magically wished away, even by the Pope."

"I suspect if the Pope had a clearer understanding of the arguments and proposals of reformers he might be more sympathetic," he said.

And as recent reform victories reshape the landscape of the oldest debate in drug policy, Rolles advised the Pope to use his position to help people make healthy choices, rather than rely on prohibition.

"The Pope is also confusing his desire to send a message on making healthy choices with the idea that prohibition, the punishment of mostly vulnerable populations, and mass incarceration is an effective way of achieving this.

"In fact this is a job for various public education tools and civil society - including the church - certainly not for the police, army and criminal justice system," he said.

The debate over the legalisation of cannabis has been moving increasingly from the margins into the political mainstream, with multiple cities, states and countries considering, developing or implementing a range of regulated market models.

Many public figures, including some politicians, are in agreement that 50 years later, the war on drugs has failed.

Rolles previously told HuffPost that the battle in the UK is now to try and change the more "old school" political attitude towards cannabis and the steadfast idea that "drugs are bad".

Nearly a century ago cannabis, along with other drugs, was identified as "evil, a threat to be fought in a winnable war that would completely eradicate the non-medical use of these substances," Transform said in their Practical Guide on how to regulate cannabis.

"The experience of the past 50 years demonstrates that prohibitionist policies have not, and cannot, achieve their stated aims."


Huffington post - Pope Francis Condemns Drug Legalisation: British Policy Expert Slams 'Confused' Pontiff

mercoledì 18 giugno 2014

Cambiamo marcia!

E’ stata abolita la Fini-Giovanardi, il parlamento ha varato il DL Lorenzin (dove tra le numerose contraddizioni almeno per la cannabis è stata strutturata una tabella ad hoc) e la Corte di Cassazione si è espressa sul ricalcolo delle pene, ma continuiamo a rimanere confusi per come procedono le cose e con una consistente quantità di quesiti in testa che ancora rimangono senza risposte soddisfacenti.
Siamo ormai abituati a vedere i nostri politici lottare con le unghie e coi denti per difendere l’indifendibile e sicuramente sia il nostro Giovanardi che la ministra Lorenzin, nell’arte di dire tutto e il contrario di tutto pur di mantenere un ruolo chiave nella tematica stupefacenti secondo la loro visione, sono indubbiamente dei campioni insuperabili.
Ne abbiamo viste di tutti i colori: dal tentativo di reinserire la cannabis tra le sostanze pesanti (pericolo non cessato), fino alla pubblicazione del decreto sulla Gazzetta Ufficiale con i parametri di condanna presi dalla Fini-Giovanardi e molto ancora dovremo vederne prima che riesca a passare una legge a tutela dei consumatori e della società tutta.
Ma a parte tutte le questioni tecniche relative a pene e tabelle, sulle quali logica e buonsenso non incidono, vogliamo soffermarci un attimo sulle argomentazioni sistematicamente trattate dai proibizionisti e da Giovanardi in primis, che ancora permettono a costoro di avere credito e millantare la verità rigirando in continuazione la frittata.
Sono tre le questioni in ballo di prioritaria importanza e sulle quali il fronte proibizionista riesce sempre a far breccia in gran parte dell’opinione pubblica grazie all’ignoranza e alla confusione, tre argomenti che qualsiasi persona dotata di buonsenso e coerenza potrebbe controbattere facilmente:
- Il problema dell’uso per gli adolescenti
Stiamo parlando di regolamentazione per la popolazione adulta, per gli adolescenti varranno le stesse norme limitative contemplate per l’alcol e il tabacco
- Il presupposto tasso elevato nelle nuove qualità di cannabis
Attraverso la regolamentazione si potrebbero acquistare semi con percentuali di THC ben indicate e sicuramente lontane dal famoso 60% di Serpelloni
- Gli incidenti stradali causati dal suo uso
Omettendo che in larga misura gli incidenti sono provocati da un mix dove l’alcol è sicuramente l’elemento di maggior destabilizzazione e che il test retroattivo determina solo l’uso pregresso e non l’effetto in atto.
Risposte semplici, ma che fino ad ora non abbiamo mai sentito, né nei dibattiti parlamentari né nei talk shows e di questo ci meravigliamo, come ci continuiamo a meravigliare quando viene affermato che in Italia il consumo è depenalizzato e quindi si suppone sia “lecito” procurarsi marijuana, senza che ci sia qualcuno a controbattere: “…ma dove se non dalla Camorra?”
Sarebbe ora, secondo noi, che sia il dibattito parlamentare che le notizie diffuse attraverso i media, vengano orientati per risolvere il problema obiettando con la logica all’ideologia proibizionista, ma fino a che anche dalla parte di chi lotta per la legalizzazione ci sarà la tendenza a controbattere a suon di codicilli e comma o esaltando inutilmente sterili slogan, dal pantano sarà difficile muoversi!
Sabato 21 giugno all’interno di Indica Sativa Trade si svolgerà un dibattito con i parlamentari 5 Stelle e SEL proprio per capire a che punto siamo con le varie proposte di legge presentate nei due rami del parlamento e a loro porremo la più semplice delle domande: ma quanto ci vorrà ancora per sconfiggere l’idiozia proibizionista?
Vi aggiorneremo al ritorno dalla Fiera, cogliendo intanto l’occasione per invitare tutti quelli di voi che verranno a Fermo a visitare il nostro stand.
Giancarlo Cecconi – ASCIA

venerdì 13 giugno 2014

U.E. - Sesso e droga in PIL. WSJ: Italia +1-2%, Gb +3-6%

Sesso e droga cambiano il Pil europeo: i nuovi sistemi di misurazione del Pil dell'Unione Europea includono le droghe, la prostituzione e altre attivita'. E La Gran Bretagna, l'Irlanda e l'Italia sono fra i primi paesi che le adotteranno, includendo nella misurazione delle loro economie anche alcuni affari illeciti. Per l'Italia questo potrebbe tradursi in un aumento del valore del Pil dell'1-2%. A fare i conti e' il Wall Street Journal, secondo il quale non tutti gli economisti sono d'accordo perche' misurare l'economia sommersa e nascosta potrebbe rendere il dato sul pil meno accurato. Altri osservatori, invece, ritengono l'inclusione di droga e prostituzione un bene: se le vendite di droga non sono incluse, si potrebbe erroneamente giungere alla conclusione che la popolazione risparmi i soldi spesi invece in sostanze stupefacenti. ''Alcuni paesi europei potrebbero avere degli incentivi extra a gonfiare la taglia della loro economia: un pil maggiore aiuta infatti il debito e il deficit a restare nei limiti dell'Unione Europea'' afferma il Wall Street Journal, sottolineando che il Bureau of Economic Analysis, che calcola il pil americano, ''non ha al momento intenzione di includere la spesa in attivita' illecite''. L'economia americana sarebbe il 3% piu' grande se le regole europee fossero adottate. La Gran Bretagna vedrebbe il valore del suo pil aumentare di 9 miliardi di dollari includendo la prostituzione e 7,4 miliardi di dollari includendo le droghe illegali, con una spinta del 3-6%.

Intervista al pentito Calcara: “Così svelai a Borsellino le 5 entità che distruggono l’Italia”

Era l’uomo che aveva ricevuto l’incarico di uccidere Paolo Borsellino: quando lo conobbe, però, decise di pentirsi e collaborare con la giustizia. Da allora è una persona nuova, che si batte affinché trionfi la cultura della legalità, contro le “cinque entità che divorano l’Italia”.


Era l’uomo scelto. Un soldato “riservato” di Cosa Nostra, un killer affidabile e preparato, pronto a tutto. Il suo incarico era eliminare un procuratore scomodo, quello di Marsala, negli anni novanta.

E’ Vincenzo Calcara. L’uomo che avrebbe dovuto uccidere Paolo Borsellino.

A dargli l’ordine era stato Messina Denaro. Non Matteo, il padre: Francesco. D’altra parte, Calcara lo conosceva: era di Castelvetrano. Una volta, da piccolo, aveva difeso Matteo da un gruppo di bulli.
“Di questo ‘Borsalino’ non devono restare neanche le idee”, gli aveva detto il boss.

Nel ’91, però, Calcara venne arrestato. L’attentato sfumò. Trasferito in carcere, decise che era giunta l’ora di dire addio alla mafia e raccontare tutto, proprio a quella che sarebbe dovuta essere la sua vittima. Riconobbe in lui un fattore comune, che li unì più di qualsiasi altra cosa: la morte.

Fu così che Calcara si aprì. Cominiciò un percorso di intima conversione e pentimento. A Borsellino spiegò come Cosa Nostra avesse elaborato due piani diversi per eliminarlo: uno prevedeva l’omicidio tramite un fucile di precisione, l’altro l’utilizzo di un’autobomba. Ma non solo: raccontò quanto sapeva degli intrecci di potere, di quelle che vengono chiamate le “cinque entità”. Protagoniste dei più inquietanti misteri di Italia: dall’attentato a Wojtyla all’omicidio di Calvi: fu proprio lui, Calcara, a consegnare i dieci miliardi della mafia al “Banchiere di Dio”.

Raccontò tutto. Ricorda ancora come Borsellino appuntasse tutte le sue rivelazioni sull’agenda rossa. Era il ’92. Pochi mesi dopo, in via D’Amelio, il magistrato trovò la morte. Il suo taccuino sparì nel nulla, i misteri al riguardo sono tanti, troppi.

Da allora la missione di Vincenzo Calcara è la verità: la racconta, tenta di spiegarla a tutti, gira l’Italia per promuoverla. Presenta libri, come l’ultimo, scritto da Simona Mazza: “Dai Memoriali di Vincenzo Calcara: le 5 Entità rivelate a Paolo Borsellino”.

Nel libro si parla delle cinque entità: può spiegarci cosa siano e come mai anche da parte dei collaboratori di giustizia se ne sente parlare così poco?

Innanzitutto preciso una cosa importante: tra collaboratori di giustizia e pentiti c’è un’enorme differenza, perché il pentimento è una cosa nobile.
Per quanto riguarda le cinque entità, posso assicurare che c’è anche un’intervista della seconda carica dello Stato, Pietro Grasso, in cui si fa riferimento ad esse. Successivamente è toccato parlarne a Walter Veltroni e, ancora dopo, al magistrato Ferrero. Addirittura, recentemente, ne sta parlando Massimo Ciancimino. Questi è il figlio di Don Vito, il fiore all’occhiello di Cosa Nostra, collegato a tutte le entità.
Per cui, finalmente, dopo 22 anni, se ne inizia a parlare e si spiega alla società civile come abbiano distrutto l’Italia  e come continuino a farlo.

Ma quali sono queste cinque entità, e quanto influiscono in Italia oggi?

Le cinque entità sono Cosa Nostra, Massoneria deviata, Vaticano deviato, Servizi segreti deviati e ‘ndrangheta. Queste, come ho spiegato anche nel libro, sono strutturate in maniera tale che ciascuna entità abbia al proprio vertice tre diversi individui, un triumvirato che ne guida le azioni. Sono dunque in tutto 15 persone, in rapporto tra loro, e formano la Grande Mamma Idea, una Supercommissione, che è molto più potente della “cupola” di Cosa Nostra. Bisogna infatti ricordarselo sempre: Cosa Nostra è un’entità, ma le altre quattro lo sono altrettanto.

Quindi sono autonome tra di loro?

Sono autonome tra loro, ma riunite nella Supercommissione. In questa poi vi è un vertice massimo, formato anche in questo caso da un triumvirato i cui membri vengono eletti, e vi restano a vita, come se fosse una sorta di Parlamento.
Inoltre bisogna tener presente che sì, in tutto sono 15 soggetti, ma ognuno di essi ha a sua volta un’ombra, ovvero una persona pronta a sostituirlo in qualsiasi momento.
Questa è la struttura della forza del male che ha distrutto l’Italia e se la sta mangiando, una forza che ha ingannato la società civile e continua a farlo.
Le cinque entità, inoltre, sono ancora più forti rispetto il passato, di quelle degli anni Ottanta-Novanta, perché gli uomini che le gestivano hanno lasciato degli eredi che sono ancora più potenti, in grado di portare avanti tutto quanto hanno ereditato, un bagaglio enorme di cultura criminale.

Nei suoi memoriali parla anche dell’attentato a Wojtyla e del caso Calvi, che sono entrambe vicende emblematiche rispetto a questo intreccio di poteri…

Esatto: le cinque entità si sono riunite e hanno deciso la condanna a morte di Calvi. Non c’era solo Cosa Nostra: se questa fosse da sola, infatti, sarebbe vulnerabile. La mafia appare invulnerabile perché, accanto a sé ha questi altri poteri, che la rendono potentissima, esattamente come la massoneria: ormai, se non si viene a patti con questa non si fa niente a livello politico, le logge hanno in mano il mondo.
E poi le altre entità…la Chiesa… è una cosa pericolosissima, la Chiesa deviata.
E’ tutto comprovato: ci sono sentenze che dimostrano la verità, anche quella su Francesco Messina Denaro. Matteo ne è l’erede, è lui che possiede tutti i segreti delle cinque entità: è per questo che non verrà mai arrestato. E, anche se fosse, ha comunque la sua ombra.

E’ plausibile dunque supporre che la trattativa Stato-mafia prosegua per coprire la latitanza di Messina Denaro?

“Stato deviato”-mafia. Perché nello Stato italiano, per fortuna, non ci sono solo soggetti criminali, ci sono anche persone pulite e oneste.
Quando si parla di Stato-mafia si fa riferimento a collegamenti e rapporti di cui si parla da centinaia di anni.
E’ come un corpo umano, collegato in ogni sua parte per la propria sopravvivenza: in questo caso economica. Questa è la trattativa Stato-mafia.
Nello stesso modo si rapportano le cinque entità, esattamente come in un organismo vivente.

Lei parlò delle cinque entità anche a Paolo Borsellino…  

Certo, è stato il primo con cui ne parlai. Trovò le prove e le sottopose all’Alto Commissariato Antimafia e, per quanto ho visto io, è stato tradito dal commissario Angelo Finocchiaro. Tanto più che, dopo la morte di Borsellino, lui divenne capo del Sisde.
Paolo Borsellino era riuscito persino a trovare una mia fotografia, in Piazza San Pietro, con Antonov, l’uomo che custodiva Ali Agca -colui che è stato addestrato e consegnato agli uomini di Cosa Nostra- e un altro turco.
Quando si parla di entità, si parla di cose pericolosissime e la società civile ha il dovere di saperle.

E’ questo il motivo per cui la mafia l’ha ritenuto così pericoloso da doverlo uccidere?

Paolo Borsellino, con i suoi canali, ha fatto una breccia ancora più potente di quella di Porta Pia.
Era il periodo in cui i criminali erano liberi, facevano quello che volevano, trattavano con lo Stato deviato. Matteo Messina Denaro era libero di far quello che volesse perché era l’ombra di Riina e Provenzano. Borsellino era un ostacolo immenso per loro.

S’è fatto un’idea di dove si possa trovare l’Agenda Rossa?

L’Agenda Rossa è nelle mani di Matteo Messina Denaro, a parer mio. E con quella in suo possesso, non sarà mai arrestato né ucciso. Con quella, è in possesso di segreti enormi: non c’erano dentro solo le mie dichiarazioni, vi erano sue intuizioni, informazioni di altri collaboratori, Leonardo Messina e Gaspare Mutolo.
Borsellino però s’è fidato dell’Alto Commissario Antimafia Finocchiaro, quello che l’ha tradito.
Io l’ho sempre detto: perché non mi ha mai denunciato?
Borsellino aveva trovato delle prove schiaccianti: era il ’91, Riina e Provenzano erano liberi, fiancheggiati dalle altre entità.
Tutte e cinque nutrono gli stessi interessi di sopravvivenza e Borsellino stava facendo un danno enorme nei loro confronti: per questo avevano una paura immensa. Io ho visto e toccato con le mie mani il terrore che aveva Cosa Nostra di Paolo Borsellino, l’uomo che combatteva queste forze del male senza armi, ma con la legalità.

In tanti sostengono che Cosa Nostra stia rialzando la testa e che sia imminente un ritorno allo stragismo. Lei lo ritiene plausibile?

No. Perché hanno avuto la prova che la società civile, in questi anni, è stata in sonno, ma qualora venisse toccato un magistrato, si risveglierebbe. Verrebbero distrutti: le stragi del ’92-’93 sono state un boomerang per le forze del male.
I nuovi capi sono molto più raffinati, sono più potenti, hanno lo Stato in mano, fanno quello che vogliono. Non rischierebbero.
In questo Stato ci sono persone pulite, ma sono bloccate: non possono fare più di quello che fanno, comandano le entità.

Tornando proprio al discorso delle entità, massoneria e Vaticano hanno conosciuto un altro enorme mistero, quello della sparizione di Emanuela Orlandi. Potrebbe aver giocato un ruolo anche Cosa Nostra?

Emanuela Orlandi è sepolta dentro le mura del Vaticano. C’erano personaggi che facevano riti satanici, orge: hanno preso questa ragazza anche a livello di vendetta verso la famiglia e l’hanno sacrificata. Lo dico io perché ho delle fonti sicure.
Inoltre io conosco suo fratello, Pietro: ho presentato il mio libro assieme a lui e Salvatore e Manfredi Borsellino.
La famiglia Borsellino, nei miei confronti, si è sempre esposta, c’hanno messo la faccia: hanno le prove che io dico la verità. Paolo Borsellino parlava di me in famiglia. Insomma, il mio libro è presentato dal suo sangue.

Prende fiato, Vincenzo Calcara. Chiede scusa per aver alzato la voce. L’ha fatto più volte, durante l’intervista: “Sono sanguigno”, spiega. Poi non usa giri di parole e lo dice chiaramente: “E’ che certe cose mi fanno incazzare”.
“La società civile deve conoscere questa forza del male che continua a distruggere l’Italia e ha il diritto di incazzarsi, come faccio io”, prosegue.
Lui oggi gira per le scuole, trasmette l’importanza della legalità. Anche lì si lascia prendere dall’entusiamo, dall’emotività, dai ricordi: “mentre parlo rivivo tutto e non posso fare a meno di arrabbiarmi”.
“Io non sono il Vincenzo Calcara di 25 anni fa”, aggiunge ancora. “io sono il Vincenzo Calcara di oggi, quello che ha promesso e ha dato la sua parola a Paolo Borsellino di portare avanti con lealtà le sue idee. Io ho creduto a lui, un uomo che non era secondo a nessuno come magistrato.”

“Bisogna cacciare i cazzari dell’antimafia”, incalza. “Quelli che si presentano il 23 maggio o il 19 luglio alle commemorazioni, con la scorta. Fanno schifo, ribrezzo: vanno cacciati.” Lui, la scorta, non ce l’ha.

“Si devono svegliare le coscienze, soprattutto dei giovani”, osserva infine. “E’ questa la cosa essenziale. La vera antimafia si fa a scuola. Con l’istruzione. Con la cultura, quella della legalità. Trasmettendo gli insegnamenti degli eroi del passato, come Falcone e Borsellino.”
“Quest’ultimo era un santo”, conclude poi, senza riuscire a nascondere la commozione. L’affetto e la stima.
“Era un santo: il suo primo miracolo l’ha fatto proprio con me”.

Gea Ceccarelli

Fonte: Articolotre.com

lunedì 9 giugno 2014

Risposta al sottosegretario Cosimo Maria Ferri

 Egregio Direttore, cosa è cambiato in Italia con la dichiarazione di incostituzionalità dell' ex decreto Fini Giovanardi? Quanto riportato dal sottosegretario al ministero della GiustiziaCosimo Maria Ferri dalle colonne della Gazzetta, porta alla luce l' ennesimo inganno legislativo italiano.

Con la reintroduzione della Iervolino Vassalli "modificata", l' Italia compie un "ritorno al futuro", tornando ad una normativa che, oltre vent' anni fa anche attraverso un referendum popolare, voleva superare le politiche di repressione che già avevano dato pessimi risultati in termini di prevenzione della diffusione di stupefacenti, prevenzione della diffusione di malattie trasmissibili, diminuzione del crimine, diminuzione delle morti correlate all' uso di stupefacenti.
L' introduzione della Fini Giovanardi, attraverso la forma del decreto legge d' urgenza, "infilata" come modifica della normativa degli stupefacenti all' interno delle norme sulla sicurezza riguardante le Olimpiadi invernali di Torino(!), ha portato ad un disastro annunciato. 
Se nel resto del mondo il dibattito andava nella direzione del dialogo scientifico sull' uso terapeutico della cannabis, in Italia, come ha ben illustrato il Sottosegretario, la direzione intrapresa è stata diametralmente opposta, attraverso l' equiparazione delle droghe "pesanti", alla cannabis. 
Dalla negazione dell' impiego terapeutico della cannabis, all' innalzamento delle pene per chi avesse contatto con le droghe leggere.
In questi oltre vent' anni, i danni di questa normativa degna della peggiore inquisizione spagnola, hanno portato ad un aumento della diffusione degli stupefacenti tra i minori, specialmente la cannabis, nei confronti della quale si è scagliata la peggiore propaganda mistificatrice edisinformativa.
I danni della Fini Giovanardi sono poi ancora più evidenti alla luce dell' emergenza carceri scoppiata in questi anni. Proprio a causa della normativa repressiva sulle droghe. 
A questo proposito è bene dare le dimensioni numeriche del fallimento di Giovanardi e della sua "visione" riguardo la soluzione del problema della 
diffusione degli stupefacenti. 
La popolazione carceraria, prima dell' introduzione della normativa dichiarata incostituzionale, vedeva circa 16.000 detenuti in stato ditossicodipendenza o in violazione alla normativa sugli stupefacenti. A seguito dell' indulto e dell' approvazione della Fini Giovanardi, il numero di tossicodipendenti è aumentato a oltre 23.000 unità. Questa è la vera causa del sovraffollamento carcerario italiano.
La sentenza della Cassazione è avvenuta con un tempismo che potrebbe addirittura sembrare calcolato, per trovare una via d' uscita al problema carceri, prevedendo un ricalcolo delle pene per un numero non precisato di detenuti.
Come si evince dalle parole del Sottosegretario, infatti, l' impatto sulla popolazione carceraria della modifica della normativa suglistupefacenti, e' tutt'altro che certo.
Quello che nessuno però dice, è che si è persa una occasione per discutere ed approvare una normativa "nuova", utile, che circoscriva i problemi. 
Una normativa che punti al problema, evitando ideologie e che faccia tesoro dei fallimenti passati per evitarne il ripetersi.
Presso la Seconda commissione Giustizia del Parlamento Italiano, sono avvenute numerose audizioni di associazioni competenti, tra cui l'associazione ASCIA, con l' intento di portare linfa nuova al dibattito sul superamento di una normativa repressiva.

Peccato che tutti gli sforzi di queste associazioni siano state vanificate dal voto di fiducia che il governo ha affidato al Parlamento e al Senato per la votazione di un nuovo "decreto d' urgenza", senza possibilità di dibattito. Altro comportamento ingiustificabile del Governo è stata la nomina di Carlo Giovanardi a relatore della nuova normativa sugli stupefacenti e i comportamenti ipocriti di alcune forze politiche, a parole a favore della regolamentazione della coltivazione della cannabis per scopi terapeutici e personali, salvo poi votare contro proposte da loro stessi avanzate in questa direzione.
Egregio Direttore, vorrei approfittare delle colonne della Gazzetta per stimolare il dibattito, che, ora più che mai, deve essere aperto ad una nuova revisione della normativa riguardo la cannabis e prendere spunto dai numerosi successi internazionali che politiche diregolamentazione della produzione, vendita e consumo hanno portato nel mondo.


dott. Giorgio Gatti, direttivo ASCIA