cookie

Translate

Visualizzazione post con etichetta UNGASS. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta UNGASS. Mostra tutti i post

mercoledì 27 aprile 2016

MONDO - UNGASS 2016. Il resoconto di Fuoriluogo




La nuova leadership dei latino americani: la guerra alla droga è finita

Corrispondenza da New York – L’unanimismo proibizionista è davvero finito, e l’antiproibizionismo non è più un’eresia: questa è la prima impressione ascoltando il dibattito alle Nazioni Unite. Finita la votazione del documento finale, che riconferma la cornice delle Convenzioni, UNGASS sembrava già finita. E invece i paesi latino- americani hanno preso la parola, riaprendo la discussione a tutto campo. Il Guatemala ha ribadito che il cambiamento è inevitabile: “Con UNGASS 2016 siamo solo all’inizio del percorso- ha concluso il rappresentante”. Più incisivo il Messico:“La guerra alla droga non ha funzionato: il narcotraffico è fiorente e produce morte e violenza. La mia nazione ha pagato, e continua a pagare, un prezzo eccessivo per assecondare il paradigma proibizionista”.

Il nuovo paradigma in campo mette in discussione alla radice l’obiettivo principe del controllo internazionale della droga: “Il problema principale non è di eliminare le droghe, ma di tutelare la salute”- esplicita il rappresentante messicano.
E’ toccato a Milton Romani, segretario della Giunta nazionale uruguayana sulla droga, proprio nella tavola rotonda dedicata alla riduzione dell’offerta di droga e alla criminalità organizzata, il compito di rompere il tabù sulla regolamentazione dei mercati. Il controllo delle droghe deve rientrare nell’ambito degli obiettivi più vasti dello sviluppo sociale e economico: i mercati illegali delle droghe, con la violenza e la corruzione che si portano dietro, costituiscono una minaccia allo sviluppo e non si possono combattere solo con l’arma della repressione. “La regolazione del mercato della cannabis è uno strumento per assicurare uno sviluppo sostenibile”- dice Romani.
Mi torna in mente la prima volta che ho partecipato a un meeting altrettanto importante, il segmento ad alto livello della Commission on Narcotic Drugs a Vienna, nel 2009. Allora fu il leader della Bolivia, Evo Morales, a denunciare l’iniquità della guerra alla droga: una voce coraggiosa di rottura, ma del tutto isolata nel clima di ortodossia proibizionista. A distanza di sette anni, chi parla di fallimento della guerra alla droga – e non sono pochi- non è più un outsider, anzi: si sta formando un nucleo di paesi riformatori che costringono anche chi non è d’accordo a confrontarsi con loro.

Pena di morte, pietra dello scandalo di UNGASS 2016


Corrispondenza da New York – Non è certo il meeting di rottura col passato che le ONG si aspettavano e neppure l’occasione per un ripensamento profondo delle politiche antidroga che Messico, Colombia e Guatemala auspicavano. A conferma di ciò, l’Assemblea ha approvato la mediocre risoluzione finale addirittura prima di cominciare il dibattito generale. Nonostante questo paradosso, anzi forse proprio in forza di questo, le differenze di visione politica sono emerse assai chiaramente. Molti paesi hanno espresso senza mezzi termini il loro disappunto perché l’obiettivo del superamento della pena di morte per i reati di droga non è entrato nella risoluzione finale. E il rappresentante dell’Unione Europea ha argomentato come la pena di morte per reati di droga contraddica la Convenzione Internazionale sui diritti civili e politici. La pena di morte è la pietra dello scandalo, che svela come il controllo globale sulla droga non sia in linea con la missione generale delle Nazioni Unite, di protezione dei diritti umani.



Intervento del ministro italiano della Giustizia, Andrea Orlando:

Statement by the Italian Minister of Justice and Head of Delegation, Hon. Andrea Orlando, at the Plenary Session of the UN General Assembly on the World Drug Problem (UNGASS 2016)

Thank you Mr. President, Excellences, Ladies and Gentlemen,
While aligning ourselves with the statement by the European Union, we would also like to make a few remarks in a national capacity.
Addressing the world drug problem is one of the great global challenges of our times. Since the entry into force of the drug conventions and the adoption of the Political Declaration in 2009, we have gained experience and new challenges have emerged. We thus need to adjust our domestic and international policies, strengthening projects that have proved to be effective and modifying those that have not, also in light of the Sustainable Development Goals.
This UNGASS is a unique opportunity to raise awareness of the ultimate goal of the drug conventions: the health and welfare of mankind. We should make the best use of the Conventions’ flexibility so as to implement them in a more balanced, humane and effective way, assuring that our drug policies fully respect human rights and are truly health-oriented.
The international community must fully recognize drug use as a health issue and drug addiction as a chronic and treatable multifactorial health disorder that should be treated, not punished. Our approach should be pragmatic rather than ideological: a result-oriented approach that encourages States to promote public policies motivated by the criterion of effectiveness rather than demagoguery.
The human person must be the center of domestic drug policies. We must guarantee access to the full range of measures, including prevention, treatment, risk and harm reduction, rehabilitation, recovery and social reintegration, with special attention to women, youth, vulnerable groups and underserved populations, also in prison settings.
Prevention is a key investment for society as a whole, and families and schools play a crucial role in this regard. HIV/AIDS is still a huge problem among people who use and inject drugs: risk and harm reduction approaches have proved to be effective.
About three-quarters of the global population does not have access to proper pain relief treatment: this is one of the main shortcomings of the international drug control system, and it needs to be urgently addressed.
We must make sure that domestic criminal justice systems fully reflect the principle of proportionality enshrined in the Conventions. Italian law provides a list of alternatives to detention for minor cases and assures access to health care services, also in prison. Italy decriminalized the use of drugs for personal consumption many years ago. In January 2016 we also decriminalized some violations related to the growing of cannabis for medical purposes.
We are engaged in countering drug trafficking and its many links to other serious crimes, including corruption and terrorism. We encourage all Member States to further promote use of the tools provided for by the 1988 Convention and by the Palermo Convention against Transnational Organized Crime and its Protocols to strengthen international judicial and law enforcement cooperation.
The implementation of Agenda 2030 requires renewed efforts to tackle the socioeconomic roots of the world drug problem in close cooperation with all the relevant stakeholders. Strong cooperation with the scientific community, civil society and the private sector is crucial to the drafting, implementation, monitoring and assessment of drug policies. We encourage all relevant international organizations, including FAO and IFAD, to step up their cooperation with the Commission on Narcotic Drugs.
Italy firmly opposes the use of the death penalty in all circumstances, including drug-related crimes, and we regret that Member States failed to address this crucial issue in the outcome document. We urge all countries that still have capital punishment for such crimes to adopt an immediate moratorium, as a first step toward its final abolition.
Thank you for Mr. President. 

(sintesi dell'agenzia Askanews)

....
Nel suo discorso al Palazzo di vetro, Orlando ha sottolineato l'importanza da parte della comunità internazionale di "riconoscere pienamente l'uso di droghe come un problema di salute e la dipendenza dalle droghe come un disordine" che "deve essere curato, non punito". Secondo il ministro della Giustizia, "il nostro approccio dovrebbe essere pragmatico, non ideologico: un approccio che punti al risultato, che incoraggi i vari Paesi a promuovere politiche pubbliche motivate dal criterio dell'efficacia e non della demagogia", perché al centro di tutto "dovrebbe esserci l'essere umano".
Per il governo italiano, la prevenzione è fondamentale: è un "investimento per tutta la società, e scuole e famiglia hanno un ruolo importantissimo in questo", ha continuato Orlando ricordando che l'Aids e l'Hiv sono ancora un problema "enorme" e che tre quarti della popolazione non hanno nemmeno accesso a trattamenti per la riduzione del dolore.
Spiegando che il nostro Paese ha da tempo depenalizzato il consumo privato e personale di droga e ricordando che lo scorso gennaio la depenalizzazione è stata estesa anche ad alcuni casi di coltivazione di cannabis per scopi medici, Orlando ha poi ricordato che "l'Italia si oppone fermamente, in ogni circostanza, al ricorso alla pena di morte, anche nei crimini legati alla droga". Per questo il ministro ha fatto pressione su tutte le nazioni che ancora ricorrono alla pena capitale per quei crimini di adottare "immediatamente" una moratoria come primo passo per la sua abolizione finale.

mercoledì 13 aprile 2016

Johann Hari
Once a decade, the United Nations organizes a meeting where every country in the world comes together to figure out what to do about drugs — and up to now, they've always pledged to wage a relentless war, to fight until the planet is “drug-free.” They've consistently affirmed U.N. treaties written in the 1960s and 1970s, mainly by the United States, which require every country to arrest and imprison their way out of drug-related problems.
But at this year's meeting in New York City later this month, several countries are going to declare: This approach has been a disaster. We can't do this anymore. Enough.
The drug war is now the subject of a raucous debate within the U.S. — and if you look at the stories of three influential people who will speak on behalf of their countries for change at the U.N., they might sound strangely familiar. The reasons why U.S. citizens are rejecting the war on drugs are, it turns out, also the reasons why it is being rejected all over the world, from the Caribbean to Europe to South America.
In August 2014, the justice minister for Jamaica, Mark Golding, had to make a phone call no government official ever wants to make. He had to explain to a mother that her son was dead. Mario Deane was picked up on the street because he was smoking a spliff, put into custody and beaten to death.
It was, for Golding, a moment that made him realize he could no longer support his country's drug laws. All over the world, the criminalization of cannabis has been used as an excuse to harass unpopular minorities (in Jamaica's case, the poor), and, he told me, it has “worsened the relationship between those young men and law enforcement.” So he persuaded the Cabinet to decriminalize cannabis for personal possession. “We wanted to take ganja out of the picture,” he says, “as a medium through which the police would use hard or heavy policing against younger men.”
Existing U.N. drug treaties allow decriminalization of drugs in small amounts for personal use. But they don't allow countries to create regulated structures for buying and selling drugs, which would drive the drug-dealing gangs out of business. Jamaica is therefore still required to wage a futile war on people who sell cannabis, and farmers who grow it, meaning there is still an armed conflict between police and the young men whom they accuse of dealing.
“A country should be in a position to design its own regime,” Golding will argue at the U.N. “The eradication of drugs hasn't happened, despite decades of war waged on it.” It is, he believes, unjust: “Why is it that people can buy a bottle of rum or a bottle of wine … but you can't do that for cannabis?”
In the Czech Republic, the official responsible for drug policy is Jindrich Voboril. As a teenager on the streets of communist-controlled Czechoslovakia, Voboril was guzzling opiates and amphetamines and was, he told me, a “hardcore experimenter” with almost any substance he could find.
“I was growing up on the streets, so I was a typical street kid,” he says. He was trying to escape an abusive home life where his father was an alcoholic, and a public life dominated by communist tyranny. “I was on the path of developing a serious drug problem,” he says, and before long, he was watching his friends die of overdoses or suicides.
One thing that pulled Voboril away from addiction was his discovery of the democratic resistance. When he became an activist in the Czech underground he felt a new sense of meaning and purpose, and it saved him.
Soon after the dictatorship fell, he set up the first major drug treatment program in the Czech Republic. He wanted to create practical policies that would help addicts find purpose and save people like his friends — only to find compassionate policies were discouraged, or outright banned, by the global drug war, which is built instead on punishment. The drug war, it seemed to him, was based on ideology, not results, just like the communist system he had fought successfully to overthrow. If you put pledges for a “drug-free world” in a different font, he says, it could be a Stalinist slogan.
He believes that in the real world, addicts are mostly people with mental health problems like depression, or people trapped in terrible environments. Punishing them only makes the problem worse. Accordingly he wants to see a global transfer of resources — from punishing addicts to helping them turn their lives around. Such alternatives work.
In the 15 years since Portugal decided to decriminalize drug use and invest instead in treatment and prevention services, use of injected drugs has fallen by 50%. Since Switzerland legalized heroin for addicts more than a decade ago, nobody has died of anoverdose on legal heroin.
A key figure in shaping Colombia's strategy at the upcoming U.N. conference is Maricio Rodriguez, an economist and diplomat. The drug war, he told me in Cartagena, is “the worst tragedy we have ever lived in, in Colombia and probably all of Latin America.” The combined death toll from the Latin American drug war exceeds even the war in Syria. “Every day that goes by is a day in which we are losing hundreds of people and we are losing hundreds of millions of dollars,” he explains.
Like most Colombians, he has relatives who were murdered when narco-traffickers were taking over the country. “Everybody has a story,” he says.
To explain why this carnage is happening, Rodriguez cited the late Nobel Prize-winning U.S. economist Milton Friedman, who grew up in Chicago under alcohol prohibition, and learned there what happens if you ban a popular substance. It doesn't matter whether the government targets whiskey or cocaine; a ban forces legal businesses out of the market — and armed criminal gangs take it over. They then go to war to control the trade. But once the prohibition ends, so does the violence. (Ask yourself: Where are the violent alcohol dealers today?)
Ranged against reform-minded countries at the U.N. conference will be governments that want to maintain or even intensify the global war, including Russia, Cuba, Saudi Arabia and China. Although the U.S. has historically been the most hard-line country, this time, its representatives will arrive at the conference in breach of U.N. drug treaties. The drug laws require a war on cannabis, but four U.S. states and the District of Columbia have now fully legalized the drug. Nobody knows what the result of this U.N. meeting will be, but nobody will ever be able to say again that the world is united behind the idea of a drug war.
Voboril, the Czech Republic's street user turned government minister, told me he is itching to tell the U.N. a simple truth: “This is reality: This is hundreds of thousands of people dying … for one simple reason — some governments just don't want to change. Nothing else.”

giovedì 21 gennaio 2016

International Prohibition: The Next Battleground

By Alice O’Leary-Randall on January 20, 2016

Recently two U.S. cannabis reformers Steph Sherer of Americans for Safe Access (ASA) and Michael Krawitz of Veterans for Medical Cannabis Access (VMCA) traveled to Geneva to address a committee of the World Health Organization (WHO) about cannabis reform. In the complicated scheme of international drug control, WHO is similar to the U.S. Food and Drug Administration (USFDA). And like the USFDA, WHO has numerous committees and sub-committees that have their fingers in the cannabis control pie. Among them is the Expert Committee on Drug Dependence (ECDD) which had its first meeting in 1949 and, according to its website, “has played a central role in the international drug control system.”

ECDD is rather like a blend of the U.S. National Institute on Drug Abuse (NIDA) with the tonality and thought-processes of the Drug Enforcement Administration (DEA). It’s main task is “to carry out medical and scientific evaluations of the abuse liability of dependence-producing drugs falling within the terms of the 1961 Single Convention on Narcotic Drugs and the 1971 Convention on Psychotropic Substances.”

In November the ECDD held its 37th Open Session and invited comments on drugs under their purview. Of the nine presentations only two, from Sherer and Krawitz, addressed cannabis. The other seven were focused on ketamine. This surprised both Sherer and Krawitz since the UN has announced a Special Session of the General Assembly on the world drug problem in April 2016. The reformers reasoned that this meeting of the ECDD would be a “dress rehearsal” for the upcoming UN meeting which goes by the rather odd acronym, UNGASS. Additionally, in June 2014, the ECDD had been presented with an Information Document entitled “Cannabis and Cannabis Resin” which frequently makes reference to “when the committee reviews” cannabis. It was natural to think that this last scheduled meeting prior to the UNGASS review would be ECDD’s opportunity to discuss cannabis… at least openly.


The committee chairman began the meeting by proudly stating, “Everybody who requested a speaking slot got one.” Krawitz knew that wasn’t the case since two colleagues, one from Czechoslovakia and the other from France, had submitted requests to speak and were turned down. Being able to cherry-pick witnesses is a hallmark of prohibitionists throughout history but there is another, more sinister tactic — censorship.

Both Krawitz and Sherer provided written statements ahead of the meeting and were allowed to orally present those statements in Geneva. Krawitz used part of his precious presentation time to aim some criticism at ECDD member Bertha Madras.

Dr. Madras is a U.S. professor of psychobiology in the Department of Psychiatry at Harvard University Medical School. She served as the Deputy Director for Demand Reduction in the G.W. Bush White House Office of National Drug Control Policy. She believes that marijuana causes a loss of IQ in teenagers, supports random drug testing of students and was the single witnesscalled by the government in 2014 during evidentiary hearings in a California courtroom. She steadfastly maintained that plant-derived medicines were inferior to single-ingredient medications.

It can be safely said that Dr. Madras’ mind is made up when it comes to medical cannabis.

Aware of Dr. Madras’ stance on cannabis, Krawitz was appalled at her presence on the ECDD committee and he wrote:

“Finally I just have to make a note that in the United States we have been making efforts for years to reschedule cannabis at the national level and one of our key opponents, speaking for the United States government in opposition to us in our efforts was Dr. Madras and I would ask the committee to look into this relationship between the United States government and Dr. Madras.”

Krawitz must have struck a nerve. When the committee published the presented papers from the meeting there were only eight. Krawitz’s paper was nowhere to be found. He immediately contacted the ECDD, asking that his paper be included in the list. Several days later he asked again.

When Krawitz’s statement was finally added to the online list of presentations the 68 words on Dr. Madras were missing.

Had Krawitz’s words been inflammatory or derogatory it might make sense that they would be redacted. But when a citizen requests a review of one of the policy makers and that request is eliminated from a written statement there can be only one word — censored.

The writing may already be on the wall with regard to the UN’s long awaited “Critical Review” of drug control policy.

Have you ever been censored when speaking about cannabis? Tell us in the comments below.
Alice O’Leary-Randall is the widow of Robert C. Randall, the acknowledged founder of the medical cannabis movement. She lives in Sarasota, Florida and is a retired hospice nurse. Since retirement, she has returned to the fight for medical cannabis on many fronts. She serves as the medical cannabis ambassador for Mary’s Medicinals and on the Board of Directors for Mary's Foundation of Caring. Additionally she is on the Board of Directors for the American Cannabis Nurses Association. She is the executive editor for Mary's Cannabis Primer and a frequent contributor to Cannabis Now Magazine and Huffington Post. She is the author of two books on the medical cannabis issue. Medical Marijuana in America:Memoir of a Pioneer is an autobiography published in 2014. In 1998 she and her late husband co-authored Marijuana Rx: The Patients' Fight for Medicinal Pot.



International Prohibition: The Next Battleground

martedì 12 gennaio 2016

Droghe, l’Onu è ancora in mezzo al guado

Articolo di Marco Perduca * 23 dicembre 2015 18:28

Dall’otto all’undici dicembre s’è tenuta nella sede dell’Onu di Vienna l’ultima sessione della Cnd (Commission on Narcotic Drugs) del 2015 dedicata alla preparazione della sessione speciale dell’Assemblea generale (Ungass 2016), che dal 19 al 21 aprile prossimi si terrà a New York per affrontare il tema del controllo mondiale delle droghe. Il fronte conservatore del modello proibizionista comprende i paesi che fanno parte della Conferenza islamica, gli stati asiatici e la Russia: questi ritengono che Ungass 2016 debba semplicemente ratificare i documenti in fase di definizione a Vienna che, sostanzialmente, riaffermano gli obiettivi tradizionali presenti nella dichiarazione politica del 2009: la riduzione, fino all’eliminazione, dell’offerta e della domanda di droga attraverso la repressione penale e la lotta al narcotraffico.

Il fronte aperturista, che raccoglie la stragrande maggioranza dei paesi latino-americani e, in teoria, gli europei, vuole invece che il dibattito di New York sia vero, aperto, e che includa punti di vista e riflessioni anche di altre agenzie dell’Onu: in questa luce, i documenti finali dovrebbero essere messi a punto all’Assemblea per riflettere le conclusioni del dibattito al Palazzo di Vetro. E’ previsto che il dibattito affronti cinque temi chiave, dai diritti umani, agli aspetti socio-sanitari, allo sviluppo alternativo nei paesi produttori.

La Cnd ha una presidenza che varia ogni dodici mesi, dopo la Tailandia toccherà alla Repubblica Ceca, e le sessioni dedicate alla definizione dell’agenda dell’Ungass sono state affidate a una giunta coordinata dall’ambasciatore egiziano, che non sempre aiuta l’emergere di compromessi al rialzo. Comunque sia siamo anni luce avanti rispetto all’Ungass del 1998.

Dall’Oms, all’Undp ( programma Onu per lo sviluppo), da Unaids all’Alto Commissario per i diritti umani, passando per tutti gli speciali Rapporteur, si sono consolidate posizioni che pongono al centro il rispetto dei diritti umani e le ripercussioni negative dell’aver affidato al diritto penale il governo del fenomeno della circolazione e del consumo delle sostanze contenute nelle tre Convenzioni. Rispetto al passato, si arriva a riconoscere un “margine di manovra” interpretativo delle tre Convenzioni sulle droghe: la Convenzione del 1961 afferma infatti che “il possesso personale può esser considerato come reato” e non “deve” e che comunque ciò verrà stabilito dal singolo stato sulla base della propria Costituzione, delle caratteristiche del sistema penale nazionale, rispettando i principi basilari secondo cui non può esserci reato senza vittima e la pena deve essere proporzionale alla gravità del reato.

Se all’Unodc, l’ufficio per le droghe e il crimine, esiste un dibattito in merito alle priorità e agli approcci da perseguire, lo Incb, l’organismo di controllo sull’applicazione delle Convenzioni, resta sostanzialmente ancorato a posizioni di retroguardia, da depositario unico dell’interpretazione autentica delle Convenzioni che non riconosce alcun approccio alternativo a quello proibizionista. Da notare che il sistema creato con le Convenzioni del 1961, 1971 e 1988 non prevede un regime sanzionatorio in caso lo Incb ritenga che non siano rispettati gli obblighi assunti al momento della ratifica.

A gennaio e febbraio prossimi ci saranno ulteriori incontri informali per la definizione dell’agenda. La prossima riunione della Cnd si terrà dal 14 al 22 marzo e solo allora si capirà se il Palazzo di Vetro sarà solo un palcoscenico per interventi rituali dei governi o se si potrà davvero discutere nel merito: per prefigurare un futuro in discontinuità piuttosto che riaffermare le fallimentari ricette del passato.

Tutta la documentazione su Ungass on line sul sito ungass.fuoriluogo.it 

* rappresentante all'Onu per il Partito Radicale Transnazionale

(intervento pubblicato sul quotidiano il manifesto del 23/12/2015)

Droghe, l’Onu è ancora in mezzo al guado

venerdì 11 dicembre 2015

Consumatori di tutto il mondo, uniamoci!

Si è svolta nell’ultima settimana di settembre l’Assemblea Generale di ENCOD (European Coalition for Just and Effective Drug Policies) che raccoglie l’adesione di molte associazioni antiproibizioniste di vari Stati europei.
Oltre a dibattere e trovare una condivisione per una strategia di azione univoca in vista dell’assemblea dell’ONU 2016 sulla politica verso gli stupefacenti, la nostra associazione, presente all’incontro insieme ai rappresentanti di Canapa Info Point e di Over Grow, ha voluto sensibilizzare i partecipanti sulla necessità di risvegliare le coscienze dei consumatori e coltivatori in proprio, da troppo tempo investite da un torpore generato dalla discriminazione e dalla diffidenza dell’opinione pubblica. Abbiamo quindi presentato un Manifesto dei Consumatori e Coltivatori in Proprio, attraverso il quale, formulando una base politica e filosofica, vorremmo stimolare gli estimatori della canapa a rivendicare il libero arbitrio sul proprio stile di vita e difendere la propria dignità.

Crediamo che in questo momento di cambiamento delle politiche internazionali e degli sviluppi in corso nella nostra nazione, il denigrato popolo di consumatori debba iniziare ad organizzarsi aderendo alle forme associative già operanti nei relativi Paesi.

Invitiamo quindi i lettori di Dolce Vita ad aderire all’associazione Canapa Info Point, costituita proprio allo scopo di aggregare il più alto numero di consumatori responsabili e consapevoli, per ottenere credito verso le Istituzioni e creare i primi “nuclei” organizzati. Per informazioni: info@canapainfopoint.it.

MANIFESTO EUROPEO DEI COLTIVATORI E CONSUMATORI IN PROPRIO

La battaglia che viene condotta in molti Paesi per la legalizzazione della canapa, non è una lotta marginale e andando a toccare ed interferire con forti interessi economici e difendendo il diritto alle libere scelte, va a fondersi con tutte quelle battaglie che vengono combattute in difesa dell’ambiente, del diritto alla salute e delle libertà individuali.

Rivendichiamo quindi:
– Il riconoscimento come cittadini con pari dignità dei non consumatori.
– Il riconoscimento delle motivazioni del suo uso: terapeutico, alimentare, spirituale e ricreazionale.
– Il diritto all’autoproduzione per uso privato.
– Il diritto ad una libera e corretta informazione sugli usi e benefici della canapa.

In molte nazioni europee è ancora inspiegabilmente perseguitato chi coltiva anche un numero esiguo di piante, se non addirittura perseguitato in quanto consumatore, con questo Manifesto lanciamo un appello a tutti i consumatori o coltivatori in proprio ad organizzarsi a livello nazionale e contribuire nelle realtà associative per ottenere, nel più breve tempo possibile, il rispetto che la canapa e i suoi estimatori rivendicano in nome del nostro pianeta, della libertà e della dignità.

Consumatori di tutto il mondo, uniamoci!

giovedì 8 ottobre 2015

Lettera UNGASS per Presidente del Consiglio

Quale gruppo di associazioni italiane che lavorano nel campo della politica delle droghe e della
dipendenza, vogliamo avviare un confronto in merito alla prossima Assemblea Generale delle
Nazioni Unite sulle Droghe (Ungass), che si terrà a New York nell’aprile 2016.
Innanzitutto, ci preme sottolineare la straordinarietà di questo evento. La scadenza naturale per la
convocazione dell’Assemblea Generale speciale sulle droghe era originariamente il 2019. Come si
ricorderà, Ungass è stata anticipata di tre anni dietro la spinta di alcuni paesi: in particolare
Messico, Guatemala e Colombia, che, sulla base della drammatica situazione vissuta dai loro paesi,
hanno chiesto esplicitamente un dibattito a tutto campo, per valutare con serietà le scelte politiche
in materia di droga fatte a suo tempo ed esaminare tutte le possibili alternative. Questa linea è
peraltro stata condivisa dal segretario generale Onu, Ban Ki Moon, quando ha sollecitato un full and
honest debate.
Per questa ragione, chiediamo che Ungass 2016 non si risolva con una dichiarazione finale che
riaffermi l’obiettivo di “eliminare o significativamente ridurre l’offerta e la domanda di droga entro
dieci anni”, in continuità con la dichiarazione dell’Assemblea Generale del 1998 (poi riconfermata
e spostata avanti di altri dieci anni nel 2009). Non solo per il carattere irrealistico e retorico di tale
obiettivo, ma anche perché l’esperienza di Ungass 1998 insegna che l’enfasi sulla “eliminazione” e
sullo “sradicamento” della droga ha spinto a strategie aggressive di sradicamento delle coltivazioni
illegali nei paesi produttori, con conseguenze nefaste per i territori e le popolazioni più povere. Lo
stesso approccio, nei paesi cosiddetti consumatori, ha portato a concentrare la maggior parte delle
risorse sulla risposta penale, a scapito delle risposte sociosanitarie.
Peraltro, sollecitano a un confronto a tutto campo anche i cambiamenti che stanno avvenendo in
diverse parti del mondo: lo sviluppo di nuove strategie sociosanitarie di riduzione del danno, le
innovazioni legislative di decriminalizzazione dell’uso personale di droga, le sperimentazioni di
regolamentazione legale della cannabis in Uruguay e alcuni stati Usa, la legalizzazione della foglia
di coca in Bolivia. E’ necessario che queste innovazioni siano discusse nella sede di Ungass 2016,
con un occhio alla cornice dei trattati internazionali. Se Ungass 2016 fallisse questo compito, ciò si
tradurrebbe in una perdita di autorevolezza delle istituzioni internazionali. Avanziamo perciò una
proposta precisa: l’Italia sostenga la creazione di un gruppo consultivo di esperti (expert advisory
group), con il compito di esaminare le questioni più scottanti e di stilare raccomandazioni in merito.
Il gruppo consultivo dovrebbe concentrarsi sul rapporto fra i mutamenti in atto e il meccanismo dei
trattati; sull’interscambio fra le diverse agenzie Onu che a vario titolo sono coinvolte nella
questione droga; sul corretto funzionamento del sistema di classificazione delle droghe. Un gruppo
consultivo di questo genere ha dei precedenti, l’ultimo dei quali proprio in occasione di Ungass
1998.
Pensiamo che l’Italia possa contribuire significativamente al confronto in sede internazionale,
specie guardando all’innovazione legislativa del 2014, quando la Corte Costituzionale ha abrogato
gran parte della legge antidroga del 2006. In particolare, sono state abolite le norme che avevano
portato a un considerevole inasprimento delle pene per i reati di cannabis, ed è stato ripristinato il
testo della legge del 1990, con la depenalizzazione del consumo personale per tutte le droghe così
come stabilita dal referendum popolare del 1993. A partire da un’attenta valutazione di esperienze
così diverse, l’Italia può dunque portare una riflessione sull’impatto di diversi orientamenti penali
in tema di droga sui sistemi della giustizia e del carcere. Anche su altri temi chiave, come il
rapporto fra Droghe e salute e Droghe e Diritti Umani, l’Italia può avere un ruolo, riprendendo una
tradizione democratica, umanitaria, di solidarietà sociale: pronunciandosi per un riequilibrio delle
politiche a favore del versante sociosanitario, con particolare attenzione alla riduzione del danno; e
battendosi per l’eliminazione di tutte le pratiche contrarie alla dignità umana e per l’abolizione della
pena di morte per i reati di droga.
Infine un’ultima raccomandazione, ma di fondamentale importanza: in un dibattito onesto ed
esauriente non può mancare la voce della società civile. Chiediamo perciò che, a partire dalla
Conferenza nazionale finalmente in preparazione, siano coinvolte appieno le Ong, i consumatori di
droga, gli utenti dei servizi per le dipendenze. Peraltro la partecipazione di questi soggetti
all’elaborazione delle politiche nazionali e internazionali è richiesta dalla stessa Strategia sulle
droghe dell’Unione Europea 2013-2020, che l’Italia ha sottoscritta. Allo stesso tempo, sollecitiamo
anche il coinvolgimento di tutte le agenzie Onu che insistono sul problema droga, dalla Oms,
all’Unaids, allo Undp, oltre alla Unodc.
Abbiamo scelto questo momento per precisare le nostre richieste al governo e alle istituzioni
italiane perché questo mese di settembre rappresenta una tappa importante nella scelta degli
orientamenti di Ungass 2016. E’ comunque nostra intenzione continuare l’opera di advocacy per
tutta la fase di preparazione dell’evento.

Maria Stagnitta, Presidente di Forum Droghe
Grazia Zuffa, Forum Droghe
Stefano Anastasia, Presidente de La Società della Ragione
Stefano Cecconi, Cgil nazionale
Maurizio Coletti, Presidente Itaca Italia
Riccardo De Facci, Vice Presidente del Cnca (Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza)
Patrizio Gonnella, Presidente di Antigone
Leopoldo Grosso, Portavoce del “Cartello di Genova” e Presidente onorario del Gruppo Abele
Pino di Pino, Itardd (Rete Italiana Riduzione del Danno)
Alessandro Metz, Legacoop sociali
Massimo Oldrini, Presidente Lila (Lega Italiana per la Lotta contro l’Aids)
Marco Perduca, Membro di Giunta dell’Associazione Luca Coscioni
Fabio Scaltritti, Presidente Associazione Comunità San Benedetto al porto

Forum Droghe: Lettera UNGASS per Presidente del Consiglio

martedì 17 marzo 2015

Segnali di fumo da Vienna.....

Il gruppo di lavoro di Encod alla 58ma Commissione sulle droghe narcotiche di Vienna
di Derrick Bergman

Per la prima volta nella storia, un vaporizzatore è stato portato all’interno del palazzo delle Nazioni Unite ,dove la Commissione sulle Doghe Narcotiche (CND) teneva il suo 58mo meeting annuale.Alberto Sciolari, un consumatore terapeutico italiano ed attivista ha fumato un po’ di cannabis Bedrocam,poco prima del secondo evento collaterale di Encod alla CND , ’Prospettive mediche della cannabis rivisitate dal punto di vista dei pazienti’.

Il gruppo di lavoro di Encod ha portato le voci dei cittadini direttamente coinvolte dalle politiche portate avanti in nome dei trattati delle Nazioni Unite a Vienna. Lo scorso lunedì, il primo evento collaterale si è concentrato sulla criminalizzazione dei consumatori di cannabis in Europa.

Maja Kohek e Janko Belin hanno spiegato le grandi differenze regionali presenti in Slovenia, con severe pene per piccole quantità di cannabis in alcune regioni e la relativa tolleranza in altre. Periodicamente la polizia si occupa di coltivatori e dei negozi che vendono materiali collegabili alla coltivazione domestica e li mettono sotto accusa per crimine organizzato. C’é bisogno di cambiare:la cannabis medica dovrebbe esser resa accessibile e i consumatori di droghe dovrebbero essere trattati come liberi cittadini.

Maja ha terminato la sua presentazione con una citazione di Graham Hancock: E’ inutile indulgere in tutti i tipi di auto-congratulazione su come siamo liberi, su come le nostre democrazie sono un modello di libertà, se siamo pronti a mandare della gente in prigione per il fatto di esplorare le più intime, le più preziose, le più sapienti parti di noi stessi qual è la lo propria coscienza.’

Il veterano attivista francese Farid Ghehiouèche ha rivisitato la situazione in Francia. CI sono alcune organizzazioni che fanno campagna e che diffondono l’informazione sulla cannabis e il modello dei cannabis social club, con Chanvres & Libertés in particolare sta facendo dei progressi. Il. Sativex è stato recentemente approvato per utilizzo medico, aggiungendo un altro argomento al dibattito sulla legislazione sulla cannabis.

Mercoledì mattina, il gruppo di lavoro di Encod ha preso parte ad una manifestazione contro la pena di morte per delitti di droga in Indonesia, organizzata da INPUD(la rete internazionale di persone che usano droghe). Il 18 gennaio sei persone sono state uccise da un plotone di esecuzione in Indonesia, inclusi cittadini dei Paesi bassi, Brasile, Nigeria e Vietnam.Ci sono attualmente oltre 60 persone nel tratto della morte in Indonesia, con il presidente Joko Widodo che si rifiuta di dare la grazia a tutti i responsabili di delitti per droga.

Per salutare i delegati Giovedì li abbiamo salutati all’ingresso con una enorme bandiera Libertà di Coltivare ed abbiamo distribuito i flyer degli eventi collaterali di Encod.Il secondo si è tenuto nella seconda parte della giornata e si è concentrato sull’utilizzo terapeutico della cannabis medica in Austria, Italia e nei Paesi bassi. La maggior parte dei posti disponibili nella stanza MOE79 erano occupati,con la presenza in sala della delegazione francese e kenyota come pure un rappresentante della compagnia olandese produttrice del Bedrocan, di Mike Krawitz della ONG americana Veterans For Medical Cannabis Access.

Enrico Fletzer ha introdotto gli oratori: Toni Straka dell’ Hanf-Institut dell’Austria, io stesso in rappresentanza di Encod e della VOC Nederland (Unione per la abolizione della proibizione della cannabis ) ed Alberto Sciolari dei Pazienti Impazienti Italiani. Noi abbiamo portato un vaporizzatore Volcano all’interno della stanza per dimostrare che una piccola importantissima parte era assente.Invece di utilizzare il vaporizzatore durante la sua presentazione, Alberto si è medicato sulla terrazza per fumatori del palazzo M, rollando e fumando una canna con la cannabis prodotta dalla Bedrocan ,poco prima dell’inizio dell’evento collaterale alle 13.10.

Nella mia presentazione ho rivisitato la storia della cannabis terapeutica nei Paesi bassi, dove è stata legamente disponibile nelle farmacie a partire dal 2003 (la presentazione completa è consultabile qui).

Toni Straka ha fornito una panoramica informativa della situazione austriaca. Fino al 1920,le cosiddette sigarette turche contenenti hashish erano piuttosto comuni in Austria UN altro fatto sorprendente è il fatto che il governo permette ad una compagnia privata di produrre legalmente della cannabis di qualità medica, che è trasformata in prodotti come il Dronabinol. Purtuttavia, il prodotto naturale non è legalmente disponibile per i pazienti. Sulla base di dati del Colorado, più di 200.000 austriaci potrebbero qualificarsi come pazienti di cannabis medica.

La presentazione finale di Alberto Sciolari, rappresentante di Pazienti Impazienti, ha letteralmente inchiodato i presenti alle loro poltrone. Alberto ha spiegato eloquentemente come ogni giorno la cannabis non è legalmente disponibile per i pazienti,il che significa più sofferenza e più morti.Lui ha spiegato come il vaporizzatore, della ditta Volcano, solitamente utilizzato dai consumatori terapeutici di cannabis ed ha mostrato della cannabis Bedrocam alla platea. Una prima volta nella storia per quanto ne sappiamo.

La seconda parte dell’evento si è trasformata in un dibattito accesso tra gli oratori e il pubblico. Il rappresentante della Bedrocan ha spiegato come le più grandi compagnie assicurative nei Paesi bassi, come la Achmea,ora rimborsano completamente le spese del farmaco la cannabis medica se prescritta da un medico.Addirittura i pazienti vengono rimborsati per l’acquisto di un vaporizzatore Volcano. Lui annunciava anche che secondo gli ultimi dati il numero di persone che acquistano la cannabis in farmacia nei Paesi bassi è salita ad oltre 3000.

La discussione è continuata oltre i limiti stabili.

Come nota finale: Twitter si è rivelato uno strumento ideale per seguire questo genere di grandi conferenza. Utilizzando l’ hashtag #CND2015 si può avere accesso ad una grande fonte di informazione e di link a storie più estese e a dei rapporti. Il membro francese di Encod Kenzi di Chanvres & Libertés ha fatto un gran lavoro sui tweet : basta confrontare @ungass_on_drugs. I miei sono disponibili su @vocnederland.

sabato 7 marzo 2015

Encod brings peace proposals to UN drug summit in Vienna

Side events feature perspectives from those directly affected by the drug war

Encod press release March 6, 2015

VIENNA - Between March 9 and 17, Encod, the European coalition for just and effective drug policies, will attend the 58th session of the UN Commission on Narcotic Drugs (CND) in Vienna. At this UN summit on the course of drug policies worldwide, Encod will present first hand testimonies on the impact of drug prohibition on the lives of citizens.

On Monday, March 9th, a side event will present the results of studies carried out in Slovenia and France into the impact on human rights and public health of the criminalization of cannabis users in these countries. The event will focus on crucial arguments that will help to avoid harmful effects of drug policy and contribute to a more evidence-based and humane approach.

On Thursday, March 12th, the second side event will highlight the review made by patients themselves on the medicinal values of the cannabis plant and the importance of installing a legal framework to facilitate the use of cannabis for these purposes.

Encod is grateful to the United Nations for the opportunity to present the delegates at the UN summit with a rare chance to listen directly to people whose lives have been seriously affected by drug prohibition. We believe it’s crucial that governments take into account the voices of those citizens whose lives have been ruined due to 60 years of global mismanagement of the drug issue.

As Encod we believe that the freedom to farm i.e. the protection of the right of any adult to possess and grow any plant they choose is a crucial element of an effective alternative system to the war on drugs, which has, as we know today, been an utter failure. In this alternative system the priority should be on the protection of people, not profits. The concept of harm reduction is in principle incompatible with drug prohibition, as prohibition itself causes the majority of drug related harms.

Janko Belin, one of the Encod delegates for the UN CND, explains: “Since the introduction of the Harm Reduction concept in the late eighties, we can see how the paradigm has changed from outright repression towards a medical treatment orientated approach. But we want to live in a world where traditional plants and extracts can be used by any adult without fear of being considered or treated as a criminal.”

Encod welcomes all delegates and journalists to attend these side events. The following Encod members will speak: from Slovenia Maja Kohek, Andrej Kurnik and Janko Belin, from Italy Enrico Fletzer and Alberto Sciolari, from Austria Toni Straka and from the Netherlands Derrick Bergman.

Monday March 9, 13.10-14.00, Conference Room MOE100:

Report on the criminalization of cannabis users in Europe

(in partnership with ONEJ! - Association of Prekmurje Initiative Slovenia and Cannabis Sans Frontières France)

Thursday March 12, 13.10-14.00, Conference Room MOE79:

Medical perspectives of cannabis: a patients review

(in partnership with Pazienti Impazienti Cannabis Italy and Hanf-Institut Austria)

For further information please contact:

Janko Belin (Encod, Drustvo Areal) phone +386 70 133 804

belinjanko@gmail.com

Toni Straka (Encod, Hanf-Institut) phone +43 676 69 66664

toni.straka@hanfinstitut.at

Joep Oomen (Encod) phone +32 495 122 644 info@encod.org


Encod brings peace proposals to UN drug summit in Vienna

sabato 28 febbraio 2015

Lettera aperta al Governo Italiano: la necessità di dare un indirizzo alle politiche sugli stupefacenti in Italia

Alla cortese attenzione

del Primo Ministro Matteo Renzi,
del Ministro della Sanità Beatrice Lorenzin,
del Ministro della Difesa Roberta Pinotti,

Gentilissimi Membri del Governo, scrivo alla Vostra illustre attenzione al fine di sottoporVi la necessità di un'evoluzione delle politiche sugli stupefacenti.

Da più parti si leva la necessità che il governo prenda le distanze dalla politica repressiva adottata in precedenza.

Dal primo Presidente della Cassazione, alla Direzione Nazionale Antimafia, arrivando ai malati e alle Associazioni che da anni combattono per un cambio di prospettiva nel contrasto alla diffusione di stupefacenti, si alzano voci univoche su un approccio che punti concretamente ad una riduzione dei consumi evitando l' inasprimento delle pene e riconsiderando il ruolo del legislatore.

A livello internazionale, specialmente negli Stati Uniti, l' attenzione della politica al fine di valutare gli indirizzi da seguire, si è concentrata sulla valutazione dei costi e dei benefici e, soprattutto, sulla reale efficacia dei risultati ottenuti.


L' Italia, ora, ha la possibilità di "rincorrere" le politiche che si sono rivelate più efficaci nella reale riduzione della domanda di stupefacenti soprattutto alla luce dell' impegno internazionale della Sessione Speciale dell' Assemblea delle Nazioni Unite sugli stupefacenti del 2016.

L' Italia ha la possibilità di ridisegnare una politica che punti soprattutto alla prevenzione. Una integrazione del protocollo di produzione della cannabis firmato dai Ministri Sanità e Difesa è una grande opportunità.

L' Italia ha la possibilità di puntare ad una politica che guardi alle persone, specialmente ai malati e ad un loro supporto sulla base di una reale collaborazione tra cittadini e istituzioni.

Archivio blog