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martedì 19 gennaio 2016

Arriva la marijuana di stato: a Rovigo il centro per la cannabis terapeutica

Una novantina di piante madri della cannabis riposano in uno stanzone m ambiente controllato al terzo piano del Crea-Cin di Rovigo, unico centro italiano deputato alla selezione della marijuana per uso medicinale, esposte al calore artificiale di lampade gialle al sodio da mille watt. I rametti poi vengono donati, impiantati in lana di roccia e trasferiti in un incubatore nella stanza di fianco, alla temperatura di 25 gradi e a un’umidità del 90%. Da qui le piantine prenderanno la via dello stabilimento chimico-farmaceutico militare di Firenze, che le coltiverà fino a raccoglierne le infiorescenze, essiccarle e a confezionare le dosi di farmaco.

A Rovigo il centro ricerche che seleziona la cannabis terapeutica


Se il prossimo giugno l’Aifa darà la sua approvazione a tutto il procedimento, sarà possibile passare alla produzione vera e propria: «In Europa l’uso medico della cannabis è consentito finora in Austria, Belgio Finlandia, Francia, Germania, Paesi Bassi (per anni in prima fila nella ricerca), Portogallo, Spagna, Svizzera e Regno Unito. Il prezzo della cannabis per uso terapeutico, che viene importata interamente dall’Olanda, si aggira fra i 30 e i 36 euro al grammo, perché agli 8 euro iniziali si sommano le spese di trasporto, assicurazione, Iva, grossista e del farmacista, che ne raddoppia il prezzo in quanto prodotto galenico magistrale – spiega il dottor Gianpaolo Grassi, primo ricercatore del Crea-Cin, Centro ricerca colture industriali del ministero delle Politiche agricole -. È una cifra che potrebbe essere dimezzata se la producessimo qui in Italia, dato che si eliminerebbero i passaggi del grossista e le spese di trasporto e assicurazione».

La cannabis di stato è stata voluta fortemente dal Governo Renzi

La sede del centro è una palazzina Anni 50 alle porte di Rovigo, con sistema d’allarme e porte blindate. È qui – si legge su “la Stampa” – che, dopo 10 anni di studi e fra qualche inconveniente come la visita della Finanza che sigillò temporaneamente le piante alcuni anni fa, e qualche furto nella serra esterna, gli esperti hanno selezionato due varietà di cannabis, ribattezzate CinBo e CinRo. La prima è a più alta concentrazione di The, il principio attivo della canapa, la seconda è un ibrido con The e Cbd, il cannabidiolo, studiato per i suoi effetti antìepilettici.


sabato 16 gennaio 2016

Cannabis terapeutica depenalizzata? Solo per i soggetti autorizzati alla coltivazione

E’ stato depenalizzato il reato di coltivazione di cannabis a scopo terapeutico per i pazienti? No, assolutamente no. La legge approvata ieri dal governo, e riportata in modo confusionale dalla stampa italiana, riguarda in realtà solo i soggetti autorizzati alla coltivazione, che, tradotto, significa che ad oggi vale solo ed esclusivamente per lo stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze e il CREA-CIN di Rovigo, uniche strutture ad oggi autorizzate dallo Stato a portare avanti una coltivazione di cannabis nel nostro Paese.

In particolare la depenalizzazione riguarda le violazioni dei soggetti autorizzati a coltivare piante da cui ricavare cannabis a scopo terapeutico, che da reato penale diventano illecito amministrativo. Quindi si depenalizzano solo le coltivazioni già autorizzate, quando il proprietario delle coltivazioni avesse trasgredito alle norme previste dall’autorizzazione stessa. In altri termini, se l’ente autorizzato non rispettasse in qualche modo le autorizzazioni, i responsabili andrebbero incontro ad una multa invece che al rischio di finire in carcere.

Quindi per i cittadini non cambia niente, neanche per i malati che utilizzano la cannabis a scopi terapeutici, i quali continueranno ad essere perseguiti anche per la coltivazione di una sola pianta.

“Non c’è nessuna depenalizzazione della coltivazione di cannabis ad uso terapeutico, la cui produzione è stata autorizzata dal ministero lo scorso anno”, ha precisato la ministra della Salute Beatrice Lorenzin. Il Consiglio dei ministri ha “soltanto depenalizzato alcune prescrizioni: se ci sono delle prescrizioni in cui ci sono delle violazioni, alla prima scatta un’ammenda amministrativa molto pesante, mentre se non si ripristina la procedura viene revocata l’autorizzazione”.

Redazione cannabisterapeutica.info

Cannabis terapeutica depenalizzata? Solo per i soggetti autorizzati alla coltivazione

domenica 13 gennaio 2013

ITALIA - Cannabis medica. Toscana verso la produzione del farmaco?

Discutere di aspetti legati all'accesso e alla produzione di farmaci a base di cannabis, utili nel trattamento del dolore e di gravi patologie, ma ancora non presenti sul mercato italiano. E' l'obiettivo di un incontro che il consigliere regionale della Toscana Enzo Brogi, promotore della legge regionale sui farmaci a base di cannabis, avra' lunedi' prossimo a Roma con il senatore Ignazio Marino, medico e membro della Commissione Sanita' del Senato.
La mancata presenza di questi farmaci sul mercato, secondo Brogi, ha la conseguenza che solo poche decine di persone riescono a farne uso, mentre molte altre 'sono costrette a ricorrere al mercato clandestino o all'autoproduzione, con conseguenti rischi di legalita' e qualita''. Dalla Toscana, prima Regione in Italia a regolamentare per legge l'uso e l'accesso ai cannabinoidi, parte la sollecitazione a fare un ulteriore passo in avanti per la loro produzione.
'Attualmente in Italia acquistiamo i farmaci importandoli dall'estero a un prezzo elevato - sottolinea Brogi - Allo stesso tempo, a Rovigo, un istituto pubblico, il Centro di ricerca per le colture industriali (CRA), sottoposto a rigorosi controlli e con l'autorizzazione del ministero della Salute, coltiva cannabis a scopo di ricerca, ma dato che in Italia nessuno e' autorizzato alla produzione e commercializzazione dei farmaci cannabinoidi, le piante coltivate a Rovigo vengono bruciate.
Tutto questo mentre in Toscana, a Firenze, c'e' un altro istituto statale, lo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare, che tra l'altro attraversa una fase di difficolta', che potrebbe utilizzarle per produrre i farmaci'. Secondo il consigliere toscano, cio' 'permetterebbe di evitare le procedure per l'importazione e un notevole risparmio per l'approvvigionamento.
Con il senatore Marino discuteremo dell'opportunita' di adottare strumenti, da affidare al prossimo Parlamento, che permettano di produrre i farmaci a base di cannabis in Toscana'.

 ITALIA - Cannabis medica. Toscana verso la produzione del farmaco?

domenica 12 agosto 2012

Lettera al Ministro Riccardi

Onorevole Ministro Riccardi,

Vorrei portare alla Sua attenzione alcune riflessioni riguardanti la relazione sulle tossicodipendenze, recentemente presentata al governo, e la Sua apertura ad un dibattito sulla legalizzazione delle droghe leggere. I punti di maggiore interesse della relazione sono due; i dati relativi alla diminuzione dei consumi e le implicazione dell' attuale normativa nel contrasto alla diffusione degli stupefacenti.

Se  "il dato sui consumi di sostanza stupefacente indica che la tendenza alla contrazione, in atto ormai da alcuni anni, puo' ritenersi sostanzialmente confermata", come riportato nell'introduzione alla relazione, cosa che ritengo non completamente verosimile, l' unico motivo imputabile ad un simile trend sarebbe quello della crisi economica e le scarse disponibilità economiche della popolazione, perchè le attuali politiche repressive sono del tutto inefficaci, controproduttive e dannose. Tra i danni maggiori della politica della repressione, svolta dall' approvazione del decreto fini-giovanardi (che è bene ricordare, approvato senza discussioni in parlamento tra le norme per la sicurezza sulle olimpiadi invernali tenutesi a Tornino), è da menzionare il drammatico aumento del numero di tossicodipendenti nelle carceri.

Si stima che un 30% della popolazione sia dietro le sbarre in violazione della legge "antidroga"; dati i numeri, con la semplice conversione della pena di questi detenuti in percorsi di recupero, si eliminerebbe il problema di sovraffollamento delle carceri. I danni del decreto criminogeno fini-giovanardi non si esaurirebbero, però, con la semplice conversione della pena per i tossicodipendenti dal carcere a strutture di recupero; le spese legali per i processi e le tempistiche di questi, generano e continueranno a generare ritardi nello svolgimento dell' attività giudiziaria. Anche a seguito dei tagli del governo in questa materia, i problemi sarebbero, dunque, lungi dall' essere risolti se non si incide in maniera significativa sulla legge.

I dati sui sequestri di stupefacenti illegali del 2011 diffusi dalla polizia di stato sono eloquenti: su oltre 7 mila kg di stupefacenti illegali, sono oltre 6 mila kg i sequestri riguardanti la cannabis. Da dove iniziare dunque una nuova politica sulle sostanze stupefacenti che parta dai livelli di pericolosità sociale delle sostanze, dalla loro diffusione e dalle evidenze scientifiche sulla loro pericolosità? Si deve partire dalla discussione della legalizzazione della coltivazione per uso personale di cannabis. Secondo Prevo.Lab dell'Osservatorio regionale dipendenze (Ored) della Lombardia il consumo di cannabis nei prossimi tre anni risulterà stabile a fronte di un aumento della "autocoltivazione" di cannabis. Per questo motivo, ora più che mai che è presente un governo tecnico, sarebbe opportuno un dialogo aperto, lontano dagli allarmismi tipici di certa politica ottusa, desiderosa solo di voti attraverso infondato terrorismo psicologico.

In Uruguay è stato presentato un disegno di legge sulla legalizzazione della cannabis. In Italia, data la forte opposizione di alcune minoranze tra la popolazione, sfortunatamente rappresentate come ex maggioranza di governo, a politiche sulla legalizzazione della cannabis (regolamentazione della vendita per i maggiorenni, regolamentazione della produzione, magari attraverso rilascio di licenza per privati o per collettivi), sarebbe opportuno che si inizi a parlare della coltivazione per uso personale e approvare misure che alleggeriscano il sistema giudiziario e penale e che possano liberare nuove risorse per il paese.

Anche gli Stati Uniti, negli anni passati, hanno dimostrato una apertura verso i dispensari di cannabis terapeutica. E' un peccato che l' attuale amministrazione abbia però disilluso le aspettative di tolleranza nei confronti dei distributori legali attraverso un aumento della repressione, in totale contrasto con quanto dichiarato ad inizio mandato, portando ad una maggiore attività della DEA negli ultimi 5 anni di governo democratico che in otto di amministrazione repubblicana, ignorando un sempre maggiore consenso sull' opportunità della distribuzione controllata della cannabis.

Nella direzione di una pericolosità sociale bassa della sostanza, vanno anche i numerosi DDL regionali che si stanno diffondendo in Italia sulla distribuzione di cannabis terapeutica, ma questo non basta. E' necessario avviare un dialogo chiaro ed aperto e dare la possibilità di esperessione anche a quelle voci che, per motivi di mera propaganda, sono state tacciate o volutamente ignorate dal "Dipartimento per la Propaganda antidroga"(il vero nome attribuibile all' acronimo DPA) negli ultimi anni di questa triste e fallimentare "guerra alla droga".


Lettera aperta al Ministro Riccardi. Legalizzazione della cannabis: è ora di parlarne

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