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martedì 13 maggio 2014

Droghe leggere, Pizzarotti dà patrocinio del Comune alla festa antiproibizionista

Per la prima volta, l'amministrazione comunale ha deciso di sostenere l'iniziativa dicendosi favorevole ad un confronto e una riflessione costruttiva sull'utilizzo della cannabis e delle droghe leggere. Polemiche da alcuni presidi delle scuole cittadine e da Forza Italia

di Silvia Bia | Parma | 12 maggio 2014


La Festa parmigiana antiprobizionista taglia il nastro della sua undicesima edizione e per la prima volta al suo fianco ci sarà anche il Comune di Parma. Il sindaco Federico Pizzarotti ha detto sì alla richiesta di patrocinio dell’evento che si terrà sabato 17 maggio, dicendosi favorevole a un confronto e a una riflessione costruttiva sull’utilizzo della cannabis e delle droghe leggere, e quindi concedendo agli organizzatori di portare le proprie iniziative in piazzale Picelli, nel cuore del quartiere Oltretorrente.

“Questo non vuol dire che sarà la festa dello sballo e degli eccessi – spiega il sindaco del Movimento 5 stelle – Ma questi temi sono stati per tanto tempo ignorati e quindi è giusto parlarne”. Il primo cittadino ammette di essere sempre stato contrario al fumo di cannabis, ma non chiude alla possibilità di un utilizzo terapeutico o alternativo della sostanza. “Io non ho mai fumato, ma è anche vero che con il divieto si è perso del tutto l’uso terapeutico della canapa e anche qualsiasi altro tipo di utilizzo – continua Pizzarotti – Il fatto che in Paesi come la Svizzera e l’Austria si stiano prendendo posizioni diverse su questi temi, significa che l’utilizzo di droghe leggere va discusso, in modo scientifico e con esperti, anche dal punto di vista medico”.

La giornata parmigiana sull’antiproibizionismo comincerà alle 16 e proseguirà fino a mezzanotte tra incontri, concerti, stand informativi e bancarelle. Si comincerà con la presentazione del romanzo “Guerrilla Plantation” di Gianluca Mantelli, per poi proseguire con la tavola rotonda “Cannabis terapeutica” e infine con il dibattito “Legalizzazione: una buona pratica per la sicurezza urbana”, a cui parteciperà anche un rappresentante dell’amministrazione comunale. “La scelta del Comune di dare il patrocinio alla manifestazione è ineccepibile dal punto di vista etico e amministrativo, a loro va il plauso per il modo laico e intelligente con cui hanno aderito” ha commentato Luca Marola, titolare del negozio Canapaio Ducale e membro dell’organizzazione, che ha presentato il programma spiegando che “l’opinione pubblica in Italia è molto più avanti della legislazione”.

La notizia dell’adesione del Comune all’iniziativa però ha già sollevato un polverone di polemiche. I presidi di alcune scuole hanno alzato la voce per i volantini di invito affissi davanti agli istituti (poi rimossi dagli organizzatori, proprio su indicazione del Comune), e Forza Italia si è unita all’attacco del sindaco, che in un primo momento avrebbe dovuto partecipare a una tavola rotonda, ma che invece sabato non sarà presente per altri impegni istituzionali. Nel mirino, sottolinea Giuseppe Pantano a nome del Club di Forza Italia, c’è “la contraddizione di un Comune di Parma che da una parte firma protocolli per l’educazione alla salute e dall’altra promuove una iniziativa che proprio educazione non può essere considerata. I problemi di questa festa però non finiscono qui, perché a nostro parere ne comporta anche altri attinenti alla sicurezza urbana”. L’attacco non è indirizzato solo all’evento in sé, ma anche alla mancanza di azioni per risolvere i problemi che da tempo ci sono nel quartiere in cui si terrà la Festa antiproibizionista. “La promozione del confronto su un tema così serio va benissimo, indipendentemente dalle idee che si hanno in proposito – continua Pantano – ma non si devono evitare problemi di quiete pubblica in una zona già martoriata per questioni di abbandono e insicurezza come quella di piazzale Picelli e via Imbriani. Il rischio infatti è che questa festa, che prevede anche un concerto, si trasformi in una occasione di sballo creando, grazie proprio al tema a cui è dedicata, una free zone dove è consentito praticamente tutto”.

Il Fatto Quotidiano- Droghe leggere, Pizzarotti dà patrocinio del Comune alla festa antiproibizionista

Negare la fiducia a Giovanardi

Dopo l' approvazione del decreto Lorenzin alla Camera attraverso il voto di fiducia, sembra che anche al senato, il decreto, passerà tramite voto di fiducia.
Questa modalità di approvazione di una normativa piena di falle che rischia di creare nuovo caos, sia nelle carceri, ma ancor di più probabilmente nei tribunali, necessità di un moto di orgoglio da parte dei Senatori della Repubblica Italiana: negare la fiducia al decreto.
Le voci a favore di una regolamentazione della coltivazione di poche piante di cannabis per uso personale sono giunte da tutti i versanti politici; dalla Lega, a Fi, al PD per non parlare dei promotori dei DDL di SEL e M5S.
Eppure il governo sembra avere preferito le voci isolate di pochi ottusi, tra cui, il sempre più solo, Carlo Giovanardi. L' infausta scelta di questa persona a relatore in senato del decreto sugli stupefacenti può essere l' occasione perhè il Governo archivi definitivamente come fallita e accantonata la scelta della "repressione senza frontiere", attraverso la negazione del voto di fiducia al decreto.
Al governo, a tutti i partiti politici, la società civile chiede una scelta: il dibattito in parlamento di una legge sugli stupefacenti al passo con i tempi, che prenda atto della situazione di diffusione delle sostanze, per ridurne i danni, attraverso un approccio tollerante ed informato.
Un appello di apertura al dialogo viene chiesta; che se il decreto dovesse passare attraverso il voto di fiducia, che la fiducia venga a mancare. 

APPELLO AI SENATORI PD

Martedì 13 maggio approderà in Senato il DL Lorenzin per l’approvazione finale (dalle 16,30 sul canale web del Senato, sul canale SKY 525 o su http://radioradicale.tv/senato-diretta).
Rivolgiamo ai senatori del PD lo stesso appello rivolto ai loro colleghi deputati e vi invitiamo a partecipare alla MAILBOMBINGindicata di seguito all’appello. #BastaGiovanardi

APPELLO AI SENATORI PD
A seguito dell’OdG presentato dalla senatrice Bianconi che mira al ritorno della cannabis tra le sostanze stupefacenti catalogate in tabella I e la nomina del sen. Giovanardi quale relatore in aula (nonostante sia il diretto responsabile dei devastanti effetti che la sua legge, con questa catalogazione, ha provocato per 7 anni ai danni di semplici consumatori), rivolgiamo anche a voi lo stesso appello rivolto ai vostri colleghi deputati in occasione della discussione alla Camera:
Su voi senatori del PD pesa tutta la responsabilità della scelta tra il buon senso e la salvaguardia degli equilibri politici, tra il sopportare l’anacronismo di Giovanardi e il voler adeguarsi al passo delle trasformazioni in atto a livello globale e ci auguriamo vogliate agire in nome della volontà popolare e non per continuare a tollerare i ricatti del NCD ogni volta si parli di temi legati ai diritti civili.

INVITIAMO TUTTI I NOSTRI SOCI, SOSTENITORI E UTENTI A PARTECIPARE ALLA SEGUENTE MAILBOMBING E A DARLE LA MASSIMA VISIBILITA’ E PROMOZIONE ATTRAVERSO TUTTI I VOSTRI CONTATTI SUI SOCIAL NETWORKS
Oggetto: Decreto Lorenzin
Testo:
Eg. Sen. Luigi Zanda, su Lei e i suoi colleghi di Partito pesa tutta la responsabilità della scelta tra il buon senso e la salvaguardia degli equilibri politici, tra il sopportare l’anacronismo di Giovanardi e il voler adeguarsi al passo delle trasformazioni in atto a livello globale e ci auguriamo vogliate agire in nome della volontà popolare e non per continuare a tollerare i ricatti del NCD ogni volta si parli di temi legati ai diritti civili.
Da inviare a: luigi.zanda@senato.it

APPELLO AI SENATORI PD - legalizziamolacanapa.org

lunedì 12 maggio 2014

Colorado generates over $25M in marijuana revenue since legalization

DENVER, May 9 (UPI) --Marijuana has already generated Colorado nearly $25 million in revenue since legalization, between taxes, licenses, and fees.
Before it even became legal to sell recreational marijuana on Jan. 1 of this year, the state had already collected over $3 million in licensing fees.

And in the first three months of this year alone, Colorado's raked in nearly $22 million -- over $16 million of that was in taxes, the rest in license and application fees -- according to a report from the Colorado Department of Revenue.

The license and application fees may represent the boom of a new economy, and might eventually slow as that market stabilizes and fewer new shops open. Still, the tax revenue so far continues to climb month to month, as recreational sales jumped to $19 million in March -- up nearly a third from $14 million in February.

But despite the excitement of recreational weed, medical marijuana -- which has been legal in Colorado since 2000 -- still outsells casual pot by a large margin. Medical sales in March were over $34 million, $15 million more than recreational. Taxes are much higher on recreational sales than on medical, so recreational weed could generate more tax revenue for the state than medical as the market continues to grow.

In a report issued in February, Gov. John Hickenlooper (D) predicted a combined $1 billion dollars in sales between medical and recreational cannabis, and estimated the state could stand to bank up to $134 million in taxes and fees during 2014-15 fiscal year.


Colorado generates over $25M in marijuana revenue since legalization

MONDO - Cannabis terapeutica. Gerra (ONU): studiarne potenzialita'

"I principali cannabinoidi contengono 65 diverse componenti, di cui solamente una" da' l'effetto 'spinello'. "Le altre 64 sono tutte promettenti come possibili armi contro varie malattie, dall'autismo alla depressione. Vanno studiate con ricerche serie, altrimenti l'alternativa sara' sempre la cura Di Bella o il metodo Stamina". E' il parere di Gilberto Gerra, responsabile Prevenzione droga e salute, divisione Operazioni dell'Ufficio antidroga e crimine dell'Onu, che ne ha parlato oggi a margine del 'World Medicine Park', incontro multidisciplinare con focus sulla terapia del dolore in corso a Minorca. Secondo Gerra gli studi vanno fatti "attraverso tutti i passaggi previsti dagli enti regolatori, dalla fase preclinica fino alla fase 3", per avere risposte certe e a garanzia dei malati.

MONDO - Cannabis terapeutica. Gerra (ONU): studiarne potenzialita'

domenica 4 maggio 2014

ITALIA - Cannabis terapeutica. Iniziative dei Radicali di Torino

L’Associazione Radicale Adelaide Aglietta di Torino ha avviato una raccolta firme su una petizione popolare che richiede al Comune di Torino di avviare un “progetto pilota” per la coltivazione di cannabis a fini terapeutici. Servono almeno 300 firme di cittadini residenti a Torino. Ai banchetti allestiti nel centro citta' firmare anche una petizione generale antiproibizionista e la petizione della campagna di Radicali Italiani “Sbanchiamoli! Fuori i partiti dalle banche!”. L’iniziativa è stata presentata ­in una conferenza stampa l'altro giorno. A seguire gli interventi dei dirigienti radicali torinesi:
Igor Boni: “Molto spesso, anche nel campo antiproibizionista, si fanno grandi dichiarazione di principio che rimangono senza conseguenze pratiche. Noi radicali, da sempre, vogliamo arrivare al risultato. Il 13 gennaio scorso il Consiglio Comunale di Torino ha approvato due ordini del giorno a sostegno rispettivamente della cannabis terapeutica e della legalizzazione delle droghe. Ora si tratta di passare dalle parole ai fatti, nel rispetto delle competenze di ciascuno e delle leggi esistenti. I radicali non hanno mai avuto un approccio ideologico; dopo la sentenza della Consulta che ha giustamente cassato la famigerata legge “Fini-Giovanardi” – nascosta in un  decreto-legge concepito per finanziare le Olimpiadi Invernali di Torino del 2006 – siamo ritornati alla situazione esistente dopo il referendum radicale del 1993; ora chiediamo al governo di andare avanti, passo dopo passo, ma di andare avanti comunque. Se sarò eletto consigliere regionale, porterà le tematiche e le proposte antiproibizioniste nel Palazzo, come ha fatto Silvio Viale in Comune”
Silvio Viale: “Non ci basta più il fumo, vogliamo l’arrosto. Sull’efficacia terapeutica della cannabis si è già espressa la letteratura scientifica. In Italia non siamo all’anno zero ma in una situazione molto simile a quella relativa alla pillola abortiva RU486 prima della sua registrazione in Italia: si possono importare farmaci contenenti cannabinoidi dall’estero, ma con procedure lunghe e farraginose e con costi (o a carico del paziente o a carico del servizio sanitario nazionale cioè a carico di tutti i contribuenti) che sono almeno 5/6 volte maggiori di quelli che sarebbero sostenuti se la materia prima fosse prodotta e confezionata in Italia. A Torino abbiamo sia l’Istituto Bonafous sia l’IPLA (Istituto per le Piante da Legno e l’Ambiente) – società partecipate dal Comune di Torino – che sono perfettamente in grado di attuare la coltivazione sperimentale a fini terapeutici di piante di cannabis.”
Giulio Manfredi: “Non essendo mai stati per il “tanto peggio tanto meglio”, salutiamo con favore l’approvazione ieri alla Camera del decreto-legge del governo che prevede una diminuzione delle pene per il piccolo spaccio ma diciamo anche che la politica sulle tossicodipendenze non puo’ essere fatta a colpi di decreti-legge (come la triste vicenda della “Fini Giovanardi” insegna!). Abbiamo anche apprezzato che Matteo Renzi si sia tenuto le deleghe sulle dipendenze e abbia dato il benservito al Prof. Serpelloni, il bastone tecnocratico del proibizionismo. Ora, però, bisogna cambiare verso anche in questo campo. Con la nostra petizione generale chiediamo al governo di convocare entro fine anno la “sesta conferenza nazionale sulla droga” (per legge dovrebbe essere convocata ogni tre anni, l’ultima è stata nel 2009), per appurare il fallimento delle politiche proibizioniste in tutto il mondo e per iniziare a incardinare politiche di legalizzazione delle droghe. Chiediamo anche al Parlamento di discutere ed approvare una legge nazionale che consenta la produzione, distribuzione e vendita di farmaci a base di cannabis, per evitare disparità di trattamenti fra i cittadini abitanti in regioni che hanno già approvato leggi ad hoc e gli altri cittadini.

venerdì 25 aprile 2014

Decreto Lorenzin, Tragedia sfiorata, occasione mancata

Intervento in Aula nella discussione generale per la “Conversione in legge del decreto-legge 20 marzo 2014, n. 36, recante disposizioni urgenti in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza:

” Signor Presidente, colleghi, membri del Governo, fin dalle nostre prime battute chi avesse l’avventura di ascoltarci ha capito che in questo decreto-legge ne vivono due: uno riguarda, parla la lingua delle droghe al plurale, e l’altro quella dei farmaci. A me per competenza spetta il primo versante, dunque le droghe.
Questo decreto-legge è al tempo stesso una tragedia evitata ma anche un’occasione mancata. La tragedia, vediamo prima la tragedia.
Abbiamo visto il testo che il Ministro Lorenzin ha portato in Consiglio dei ministri, l’abbiamo letto con attenzione. Era un maldestro tentativo di far rivivere la norma dichiarata incostituzionale dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 32 del 2014, più volte richiamata. Si tentava di far rivivere uno sventurato testo del 2006 meglio noto come «legge Fini-Giovanardi»: una legge ideologica e fallimentare, che ha prodotto migliaia di morti, carcere ed enormi costi economici e sociali. Al punto che al relatore di minoranza, che ha posto la sua attenzione sulla sicurezza dei cittadini, si potrebbe rispondere che proprio quella legge ha dato un colpo mortale a quella sicurezza dei cittadini che si vorrebbe difendere a parole, ma che si è in realtà seppellita nei fatti.
Le vittime dei reati sono vittime di quella legge innanzitutto, che si affiancano ad altre migliaia di vittime, migliaia, che sono state l’oggetto diretto di intervento di quella normativa. E dunque ci sarebbe da chiedere, se non quella, la riforma della legge Fini-Giovanardi, qual era il motivo di particolare urgenza del provvedimento del Ministro Lorenzin. Perché, insomma, un decreto-legge ?
A detta del Ministro era la necessità di ritabellare alcune centinaia di sostanze che dopo la sentenza della Corte erano diventate, diciamo, libere e sciolte. Un atto amministrativo, chiosava; io dico, noi diciamo: una truffa al Paese. Perché le tabelle, caro Ministro Lorenzin – le giunga questa eco attraverso la Presidenza della Camera e attraverso i membri del Governo –, non sono un allegato marginale del Testo unico sulle sostanze stupefacenti, sono il cuore del Testo unico ! Sono il luogo dove lo Stato definisce ciò che è illecito e ciò che è lecito, e a cui indirettamente associa delle soglie penalistiche; e sono molto diverse quelle oggi in vigore da quelle previste da legge Fini-Giovanardi, almeno per le sostanze tornate ad essere ritabellate in tabella 2, la cannabis e suoi derivati.
  Quindi, Lorenzin ha tentato di far rivivere attraverso le tabelle, la abnormità sanzionatoria della Fini-Giovanardi riproponendo l’assurdità scientifica e logica che tutte le droghe sono uguali, non si declinano ma si definiscono soltanto al singolare, hanno pari pericolosità e dunque devono essere parimenti sanzionate. Il tentativo è fallito ed ecco qui perché parliamo di tragedia scampata. E per avere un’idea del pericolo che abbiamo corso basta guardare i risultati degli anni di vigenza di quella infausta legge.
L’urgenza semmai che abbiamo visto in Commissione, non erano quelle sostanze, 500 non più tabellate che erano state dichiarate, di cui noi non abbiamo assolutamente parlato; non abbiamo proprio neanche sfiorato il tema delle 500 sostanze, ma abbiamo parlato nei lavori delle due Commissioni riunite di una ed una sola sostanza, di una ed una sola pianta che peraltro, sorpresa, era già perfettamente tabellata.
E, allora, sulla base di questo, sorge un problema perché nelle audizioni – la Commissione giustizia aveva già avuto quell’avventura ma è stato giusto che le altre Commissioni del Parlamento, della Camera dei deputati si assoggettassero a questo atto della fede – si è potuto assistere alla sfilata di un mondo pseudo-scientifico che è cresciuto dentro e ai margini del Dipartimento nazionale delle politiche antidroga. Poche eccezioni di serietà dentro un fiume di argomentazioni dalla più che dubbia validità scientifica che va classificato come ennesimo tentativo di truffa al Parlamento. Perché qui, colleghi, c’è un tema che forse dovremo discutere: il fatto che il rapporto annuale che è stato fornito al Parlamento della Repubblica in materia è certamente fuorviante. Cioè, sostanzialmente, al Parlamento della Repubblica per anni sono stati forniti dati, se non falsi, ampiamente addomesticati. E nella ridefinizione dei compiti di questo organismo, il Dipartimento, nato dalla legge Fini- Giovanardi e istituito nel 2008, l’attendibilità dei dati scientifici e statistici è un fatto fondamentale perché permette al legislatore di non essere cieco rispetto a quei fenomeni dinamici che il consumo e il mercato delle sostanze stupefacenti illecite ha e di cui parlava anche il collega del Partito Democratico che mi ha preceduto: il buon legislatore non può essere cieco. E, invece, abbiamo purtroppo notato che queste cattive abitudini che quella legge del 2006 ha introdotto hanno avuto per anni una lunga e, penso, molto negativa vita.
Ed è anche il motivo per cui l’Italia, che aveva delle buone eccellenze in materia, oggi è considerata in sede europea – e anche, possiamo dirlo, in sede mondiale – poco seriamente su questo terreno perché la validità, la serietà della ricerca scientifica che viene fatta nel Paese e presentata a livello internazionale suscita sorrisi, suscita ilarità. A me è toccato a Bruxelles di dover osservare quel tipo di atteggiamento di altri Paesi europei, di altre comunità scientifiche e io credo che anche questo dovrebbe entrare a far parte della nostra riflessione.
Oggi siamo di fronte, quindi, ad una tragedia scampata e a una occasione mancata. Vediamo un po’ cosa poteva essere questa occasione mancata.
Il mondo sta cambiando ed è anche il motivo per cui oggi ci interroghiamo su queste vicende. Perché, se il mondo non fosse cambiato, è probabile che non ne avremmo parlato in quest’Aula e non avremmo avuto altre occasioni; forse non ci sarebbe stata neanche la sentenza della Corte costituzionale.
Il mondo sta cambiando e sta gradualmente dismettendo, con la giusta lentezza di qualcosa che è durato settanta-ottant’anni, quelle politiche che hanno dimostrato di non funzionare forse anche perché basate su assunti non veritieri.
Le politiche della guerra alla droga validate su scala globale dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite del 1998 non hanno funzionato, non hanno raggiunto nessuno degli obiettivi che dichiaravano, né sul versante della riduzione dell’offerta, né su quello della domanda. Anzi, quelle politiche si sono dimostrate le migliori alleate dell’organizzazione del narcotraffico di ogni sorta e colore, le hanno aiutate e dilatate in ogni parte del globo, e l’ Italia è un esempio ben calzante di questa situazione.
Alcuni Governi, alcune classi politiche lucide e coraggiose si sono assunte la responsabilità di dare forma a questo cambiamento; dal Colorado all’Uruguay, la strada in quel senso sarà lunga ma certamente è tracciata.
Qui è mancata la lucidità e ancor più il coraggio, neppure quello – che da solo avrebbe motivato un provvedimento in forma di decreto, quell’urgenza – di un indirizzo agli uffici giudiziari nei confronti dei condannati definitivi – migliaia – in base alla normativa dichiarata incostituzionale dalla Corte. Neanche quello.
Ancora una volta la magistratura, in questo caso la Corte di cassazione, si dice agirà in supplenza della politica, ma mancando anche solo questo corpo grosso di questione, figuriamoci il resto.
In questo provvedimento non c’è traccia, nonostante i nostri sforzi, di quei frammenti di buonsenso sulla coltivazione ad uso personale che venivano ricordati – stiamo parlando della cannabis – o del venir meno di quelle sanzioni amministrative che rappresentano oggi più uno strumento di tortura che uno strumento di dissuasione e prevenzione.
Allora, il coraggio e la lucidità fuggono conserti e il capolavoro di questo provvedimento sta nel comma 5 dell’articolo 73, dove un accordo politico di maggioranza, pur di non differenziare le sostanze e di ammetterne la differenza in un testo di legge – come peraltro c’è, dopo la sentenza della Corte – preferiscono addivenire a sanzioni dal punto di vista penale uniformi per tutte le sostanze, alla faccia della loro pericolosità. E non credo proprio – l’ho già detto nei lavori di Commissione – che basterà il complesso delle condotte, di cui i fatti di lieve entità, per evitare a quel comma, nel tempo che ci vorrà, un ulteriore giudizio di costituzionalità.
Quindi, in sintesi, poco bene e parecchio male è il giudizio di Sinistra Ecologia Libertà su questo testo. Ci daremo però da fare per cambiarlo, ma – qui vengo al punto – si dice che il Governo porrà su questo provvedimento lunedì la questione di fiducia: io penso che sarebbe un errore perché si sottrarrebbe al Parlamento la possibilità di discutere nel merito, magari di far aprire gli occhi anche a una parte di colleghi che siedono in quest’Aula e che le informazioni le hanno ricevute attraverso quelle relazioni annuali e attraverso le notizie di stampa su cui l’imprecisione regna sovrana, e magari anche il Paese potrebbe avere occasione di riflettere sull’inganno che abbiamo attraversato

Decreto Lorenzin, Tragedia sfiorata, occasione mancata

sabato 19 aprile 2014

Il PD sotto il ricatto di Giovanardi

Continuano i lavori sul nuovo disegno di legge che dovrà porre rimedio all’abrogazione della “finigiovanardi” da parte della Consulta e intanto nell’ultima seduta è stato bocciato l’emendamento proposto dal M5S (a firma degli On. Ferraresi, Turco, Bernini, Agostinelli, Bonafede, Businarolo, Colletti e Sarti), che sostanzialmente era una proposta ben strutturata, in linea con ciò che altri Paesi stanno attuando dopo aver constatato il fallimento delle politiche proibizioniste, e in accordo (rivelatosi solo a parole) con la volontà di altri schieramenti politici.
Dopo una lunga discussione, l’emendamento è stato bocciato non ottenendo la maggioranza dei consensi e non stupisce la ferrea opposizione da parte del NCD, che ha minacciato e minaccia di far saltare persino l’equilibrio politico, ma la cosa che invece colpisce è vedere partiti come il PD, che hanno loro stessi presentato proposte di legge per la regolamentazione della coltivazione di cannabis (On. Gozi e Giacchetti – On. Civati – Sen. Manconi), votare contro.
Parole dure giungono dall’On. Ferraresi che su facebook scrive: “Scusate, mi sono fatto prendere dalla delusione e ho perso tempo inutilmente con Giuditta (On. Pini – ndr). E’ che quando lavori tanto su argomenti (come il t.u. sugli stupefacenti) a cui tieni e che magari a parole sono condivisi dai colleghi, vederseli bocciare con il loro voto contrario mette ancora più rabbia.
Non solo lei, ma tutti gli altri colleghi del PD che ho citato sono IPOCRITI (e li ho accusati per ben 3 volte in Commissione prima che su Facebook): ovvero persone che fingono di sostenere battaglie di rivoluzione culturale, al fine di ingannare i propri elettori, come quella per la legalizzazione della Cannabis (solo sui social o sui giornali) e poi quando si votano gli emendamenti M5S e SEL per rendere possibile la coltivazione per uso personale votano NO, come oggi ha fatto Giuditta in Commissione Giustizia. IGNORANTI, perché scrivono e votano non sapendo cosa stanno votando o scrivendo, e quindi disinformano. Basta che ognuno di voi prenda in mano le varie modifiche al t.u. stupefacenti per capirlo. BUGIARDI, perché su alcuni temi rigirano la frittata come successo nel pomeriggio… dicendo che noi non siamo per la depenalizzazione…”
Continua l’On. Ferraresi: “Oggi si è consumata l’ennesima vergogna nata dal “patto di governo” tra NCD e PD. Pur di non differenziare le condotte di lieve entità tra sostanze, il Governo con l’appoggio dei voti della maggioranza ha di fatto abbassato le pene per le condotte di lieve entità senza distinguere tra “cannabis” ed “eroina”. Non hanno differenziato secondo la linea della Iervolino-Vassalli che è tornata in vita dopo la pronuncia della Corte Costituzionale e hanno infine ammesso che l’accordo politico (con NCD – ndr) non lo permetteva (Ermini – PD), che riconosco essere almeno onesto e competente”.
Fortunatamente bocciata anche la proposta di inserire la cannabis con elevata concentrazione di principio attivo (sopra il 4%) nella tabella delle droghe pesanti e ancora una volta si evince l’ignoranza da parte dei politici preposti a decidere sull’argomento nonostante abbiamo fatto presente in sede di audizione che una cannabis a più alto contenuto di cannabinoidi è semplicemente più “concentrata” e non presenta alcuna pericolo reale rispetto ad altre a più basso contenuto di THC.
Questa la reazione dell’On. Farina: “Ci hanno provato fino alla fine – ha dichiarato ad Articolo 73 il parlamentare di Sel e attivista antiproibizionista – anche cercando di introdurre nonsensi scientifici come la differenziazione tra piante coltivate naturalmente e piante sviluppate tramite incroci, ma fortunatamente il pericolo è stato sventato”.
Si discute inoltre, con l’emendamento 1.700, di abbassare le pene per i fatti di lieve entità senza fare alcuna distinzione tra cannabis ed eroina. A tal proposito si esprimono i deputati del M5S della commissione Giustizia promettono opposizione senza sosta: “non lasceremo che questo emendamento vergogna passi, e faremo di tutto per contrastarlo. La nostra proposta prevede la differenziazione anche per i fatti di lieve entità tra droghe pesanti e cannabis”.
E aggiunge l’On. Farina:“La cosa fondamentale per loro era che le pene non venissero differenziate tra droghe leggere e pesanti, per questo piuttosto che far passare questa differenziazione hanno accettato di abbassare le pene anche per quelle pesanti”.
Nonostante il “nulla di fatto”, l’accesa discussione tra i vari partiti e l’interesse che sta suscitando l’argomento, fanno ben sperare.
Probabilmente, a seguito dell’immotivato accanimento contro la cannabis di alcuni deputati e dell’instabilità del governo, dovremo ancora attendere il crollo del muro proibizionista che, comunque, è ormai ricoperto di crepe attraverso le quali filtra già il vento dell’evoluzione sociale e della libertà.
Giuseppe Nicosia – ASCIA

Una nuova politica sugli stupefacenti e le necessità di cambiamento.

Le recenti affermazioni del Presidente della commissione Affari Sociali ad evitare scontri ideologici sul tema della cannabis e l' invito a risolvere problemi concreti, sono affermazioni che vanno in contrasto alla votazione effettuata per l'approvazione della coltivazione personale di cannabis.

L' apertura della II Commissione Giustizia al dialogo verso una politica sugli stupefacenti, ha portato all'audizione dell' Associazione ASCIA, alla consegna di documentazione sul fallimento del proibizionismo e la richiesta di politiche tolleranti nei confronti dei coltivatori di cannabis per uso personale.

La richiesta avanzata dall' On. Daniele Farina e sostenuta dal On. Ferraresi, per il superamento delle politiche disegnate dal DPA nella persona del dott. Giovanni Serpelloni e di Carlo Giovanardi, sono state discusse con interesse dalla commissione di cui fanno parte.




In questo panorama politico Italiano, è ancora forte il baluardo oscurantista dell' ipocrisia.

I dati risportati nei documenti scritti e redatti da Europol e EMCDDA, "Relazione europea sulla droga 2013", "Eu serious and organised crime threat assessment 2013" ed " EU Drug Markets Report: a strategic analysis" sono chiari:

- "Una valutazione comparata di costi e benefici dei possibili percorsi d' azione alternativi, può costituire un importante elemento di valutazione politica"

- "Il mercato della cannabis rimarrà ampio e complesso senza alcuna prevista diminuzione della domanda"

- " E' urgente il miglioramento del monitoraggio della produzione ed i flussi di traffico di cannabis all' interno e tra gli stati dell UE e migliorare il monitoraggio della produzione domestica"

Alla luce di queste necessità viene da domandarsi su quali basi l' attuale governo ha intenzione di procedere.
Quali sono le necessità a cui rispondono queste votazioni contraddittorie sulla reale volontà di superamento del problema.

La scienza ha espresso il suo parere sulla pericolosità della cannabis esfortunatamente nessuna di queste è stata tenuta in considerazione 
dagli organi preposti a ridurre la diffusione di stupefacenti negli ultimi otto anni.
I recenti report redatti dagli organismi europei hanno tratteggiato linee guida da considerare per ridurre la diffusione di stupefacenti in Europa.

La cannabis, in Italia, è un problema senza colore politico, ma basato solo su principi ideologici.
La politiche fino ad oggi adottate, che hanno portato ad un' aumento della diffusione delle sostanze tra la popolazione, hanno infatti portato alla dichiarazione allarmistica del ministro Lorenzin che "Il consumo di droga e' un'emergenza nazionale".
E' quindi necessario un cambio di rotta nell' affrontare il tema della riduzione della diffusione di stupefacenti. E' necessario che lo si 
risolva con metodi che siano riuscita a dare risultati. 

Il Portogallo è risucito a diminuire l' uso di stupefacenti, depenalizzandolo e prevedendo percorsi di recupero. Le forze dell' ordine sono estranee ai fenomeni di consumo personale.
In Spagna è tollerata la coltivazione di cannabis ed è possibile associarsi ad un Cannabis Social Club per potere coltivare fino a 3 piante ed avere accesso alla cannabis.
Negli Stati Uniti, negli stati dove è stata regolamentata la produzione, il consumo e la vendita di cannabis attraverso dispensari autorizzati, ha visto ridurre il crimine.

Di fronte a rappresentati delle più svariate forze politiche e a loro auspici al superamento di politiche repressive, si è potuta notare una chiara intenzione alla tolleranza verso la cannabis e all' accesso regolamentato alla sostanza.

Viene da domandarsi, cosa ha portato a queste votazioni dove l' uso di cannabis e la coltivazione personale debbbano ancora essere considerate un reato?

Da questo Governo, ci sono sette milioni di italiani che vogliono avere delle risposte. La prima di queste è la accettazione della coltivazione personale di cannabis.  

sabato 12 aprile 2014

ITALIA - Droghe e DPA. Radicali a primo ministro: sostituire Serpelloni e convocare conferenza nazionale

Durante il Consiglio dei Ministri del 8 aprile, il premier Matteo Renzi non ha conferito le deleghe per le funzioni relative alle Politiche Antidroga, riservandole dunque a se stesso.
Cosi' un comunicato di Rita Bernardini (segretaria di Radicali Italiani) e Giulio Manfredi (Direzione RI), che continua:
Ci rivolgiamo, pertanto, direttamente a lui per richiedere due provvedimenti: la rimozione del Prof. Giovanni Serpelloni dalla carica di capo del Dipartimento Antidroga, per segnare una reale soluzione di continuità, dopo l’ “era Giovanardi” (supportata in tutto e per tutto da Serpelloni), sconfessata dalla recente sentenza della Corte Costituzionale; l’indizione entro il 2014 della “Sesta Conferenza nazionale sulle politiche antidroga”, che abbia come base di discussione la revisione delle politiche proibizioniste sulle droghe, visto il loro totale fallimento. Ricordiamo a Renzi, ma anche a Serpelloni, che tale Conferenza nazionale dovrebbe essere convocata per legge (art. 1, comma 15, DPR 309/90) ogni tre anni; l’ultima Conferenza si tenne a Trieste nel marzo 2009.
Aggiungiamoi infine, che l' EMCDDA (Osservatorio Europeo Droghe e Tossicodipendenze), Agenzia del Consiglio d'Europa con sede a Lisbona, giudica in modo del tutto inattendibile i dati raccolti e trasmessi dal Dipartimento Antidroga Italiano, tanto che suggerisce di interpretarli con cautela. E' ora, dunque che, anche da questo punto di vista, l'Italia inizi a fare indagini sul fenomeno che abbiano attendibilità scientifica, come più volte sollecitato dalla Prof.ssa Carla Rossi, ordinario di statistica medica all'Università di Roma Tor Vergata.

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