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domenica 4 maggio 2014

ITALIA - Cannabis terapeutica. Iniziative dei Radicali di Torino

L’Associazione Radicale Adelaide Aglietta di Torino ha avviato una raccolta firme su una petizione popolare che richiede al Comune di Torino di avviare un “progetto pilota” per la coltivazione di cannabis a fini terapeutici. Servono almeno 300 firme di cittadini residenti a Torino. Ai banchetti allestiti nel centro citta' firmare anche una petizione generale antiproibizionista e la petizione della campagna di Radicali Italiani “Sbanchiamoli! Fuori i partiti dalle banche!”. L’iniziativa è stata presentata ­in una conferenza stampa l'altro giorno. A seguire gli interventi dei dirigienti radicali torinesi:
Igor Boni: “Molto spesso, anche nel campo antiproibizionista, si fanno grandi dichiarazione di principio che rimangono senza conseguenze pratiche. Noi radicali, da sempre, vogliamo arrivare al risultato. Il 13 gennaio scorso il Consiglio Comunale di Torino ha approvato due ordini del giorno a sostegno rispettivamente della cannabis terapeutica e della legalizzazione delle droghe. Ora si tratta di passare dalle parole ai fatti, nel rispetto delle competenze di ciascuno e delle leggi esistenti. I radicali non hanno mai avuto un approccio ideologico; dopo la sentenza della Consulta che ha giustamente cassato la famigerata legge “Fini-Giovanardi” – nascosta in un  decreto-legge concepito per finanziare le Olimpiadi Invernali di Torino del 2006 – siamo ritornati alla situazione esistente dopo il referendum radicale del 1993; ora chiediamo al governo di andare avanti, passo dopo passo, ma di andare avanti comunque. Se sarò eletto consigliere regionale, porterà le tematiche e le proposte antiproibizioniste nel Palazzo, come ha fatto Silvio Viale in Comune”
Silvio Viale: “Non ci basta più il fumo, vogliamo l’arrosto. Sull’efficacia terapeutica della cannabis si è già espressa la letteratura scientifica. In Italia non siamo all’anno zero ma in una situazione molto simile a quella relativa alla pillola abortiva RU486 prima della sua registrazione in Italia: si possono importare farmaci contenenti cannabinoidi dall’estero, ma con procedure lunghe e farraginose e con costi (o a carico del paziente o a carico del servizio sanitario nazionale cioè a carico di tutti i contribuenti) che sono almeno 5/6 volte maggiori di quelli che sarebbero sostenuti se la materia prima fosse prodotta e confezionata in Italia. A Torino abbiamo sia l’Istituto Bonafous sia l’IPLA (Istituto per le Piante da Legno e l’Ambiente) – società partecipate dal Comune di Torino – che sono perfettamente in grado di attuare la coltivazione sperimentale a fini terapeutici di piante di cannabis.”
Giulio Manfredi: “Non essendo mai stati per il “tanto peggio tanto meglio”, salutiamo con favore l’approvazione ieri alla Camera del decreto-legge del governo che prevede una diminuzione delle pene per il piccolo spaccio ma diciamo anche che la politica sulle tossicodipendenze non puo’ essere fatta a colpi di decreti-legge (come la triste vicenda della “Fini Giovanardi” insegna!). Abbiamo anche apprezzato che Matteo Renzi si sia tenuto le deleghe sulle dipendenze e abbia dato il benservito al Prof. Serpelloni, il bastone tecnocratico del proibizionismo. Ora, però, bisogna cambiare verso anche in questo campo. Con la nostra petizione generale chiediamo al governo di convocare entro fine anno la “sesta conferenza nazionale sulla droga” (per legge dovrebbe essere convocata ogni tre anni, l’ultima è stata nel 2009), per appurare il fallimento delle politiche proibizioniste in tutto il mondo e per iniziare a incardinare politiche di legalizzazione delle droghe. Chiediamo anche al Parlamento di discutere ed approvare una legge nazionale che consenta la produzione, distribuzione e vendita di farmaci a base di cannabis, per evitare disparità di trattamenti fra i cittadini abitanti in regioni che hanno già approvato leggi ad hoc e gli altri cittadini.

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