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martedì 3 dicembre 2013

La classifica del sole 24 ore e i risultati sulla sicurezza

Egregio Direttore, la classifica del "Sole 24 ore" sulla qualità della vita, ha evidenziato quello che in tanti cittadini lamentano; un deteriorarsi della posizione di isola felice che la nostra città ha sempre vantato.
Il dato che probabilmente ha attirato maggiormente l'attenzione, riguarda l'ordine pubblico. Se i reati predatori sono il fattore che maggiormente ha inciso sulla posizione di Parma nell' indicatore riguardante la sicurezza, per nulla si è considerato l'impegno delle forze dell'ordine nell' attività di repressione del traffico illecito di stupefacenti.
Se in molti lamentano un sottodimensionamento dell'organico delle forze dell'ordine, nessuno tratta dell'impatto che l'attività di repressione dello "spaccio di droga" ha sulla "sicurezza" dei cittadini.
Alla luce delle attuali audizioni presso la "Commissione giustizia" del governo sulla revisione dell'attuale normativa sugli stupefacenti, è evidente come la coperta sia drammaticamente corta.
Se la popolazione carceraria pre-indulto registrava un numero di tossicodipendenti nelle carceri pari a circa 16.000 detenuti, se la popolazione carceraria e la capacità delle prigioni è rimasta sostanzialmente invariata, a distanza di sette anni, e in pieno di una nuova emergenza carceri, la popolazione tossicodipendente è aumentata a oltre 23.000 unità. Un aumento pari al 43% di questo reato. Il reato di tossicodipendenza. Che secondo i dati del ministero è il primo reato in Italia. La somma della popolazione carceraria per rapina (9473 detenuti), omicidio volontario (9077), estorsione (4.238), rispettivamente il secondo terzo e quarto reato in classifica, non pareggia il numero dei tossicodipendenti in carcere.
Risulta ovvio che, a fronte di un fortissimo impegno nella persecuzione dei tossicodipendenti, in carcere non ci sia più spazio per chi commette reati ben più gravi.
Se l'impegno è fortissimo contro chi viene preso anche con pochi grammi di fumo, magari per uso personale, risulta palese che si sottraggono risorse nella prevenzione di reati più pericolosi e i risultati sono tutto l'opposto dal suggerire di proseguire in questa direzione. In Italia, secondo l'Europol e l'EMCDDA (l'organo europeo a monitoraggio sulle dipendenze), è aumentata la diffusione di cannabis e derivati tra i giovani, proprio la fascia che si dovrebbe maggiormente tutelare. Le risorse destinate alla repressione sono sottratte al resto delle attività delle forze dell'ordine. L' ovvio risultato è un aumento degli altri crimini. Che resteranno impuniti.
Di fronte ad una fotografia simile della situazione dell'ordine pubblico, la revisione della normativa sugli stupefacenti è un atto indispensabile. Il problema è che, la percezione nei confronti di questo problema, è deviata, nell' opinione pubblica, dall' ignoranza sulle reali dimensioni del fenomeno del traffico di stupefacenti, la diffusione delle sostanze e la loro reale pericolosità. Ne deriva una "asimmetria informativa", una informazione distorta, utilizzata dalla politica per giustificare politiche fallimentari, come i numeri dimostrano.
Secondo lo studio "un' analisi strategica dei mercati della droga" condotto dai due organismi europei già menzionati, Europol e EMCDDA, se il mercato della cannabis e dei suoi derivati, la sostanza più diffusa al mondo, in Europa fattura circa 25 miliardi di euro l' anno, di cui quasi un 30% è rappresentato dal mercato Italiano, i dati estrapolati su Parma, danno una dimensione del fenomeno alquanto inquietante; si possono stimare attorno ai 22 milioni di euro l' anno il mercato della cannabis e dei suoi derivati a Parma per una popolazione di circa 22 mila consumatori. Il problema di queste stime "ufficiali" è che potrebbero essere state valutate per difetto.
Quando il sindaco dice che il dato sulla sicurezza è un "campanello d' allarme", in realtà continua a nascondere una situazione dove la politica ha drammaticamente fallito; il suono che il sindaco sente sono le campane a morto di una politica sull' ordine pubblico drammaticamente deviata da interessi elettorali, che il sindaco ascolta comodamente in lontananza lavandosene le mani.
Trovo interessante il punto di vista di Pino Agnetti sulla "città alla ricerca della rotta perduta"; peccato che non si sia accennato alle direttrici che possono tirare fuori la città, come l'Italia, da questa situazione; l'informazione corretta, il coraggio e la volontà di cambiare.

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