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martedì 13 dicembre 2011

24/06/2010 LaVoce.info: torniamo in argomento

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite è allarmato dallo strapotere che il narco traffico si è guadagnato negli ultimi anni e che sta destabilizzando interi Paesi del Terzo Mondo. Meglio tardi che mai. La conclusione del consiglio di sicurezza a questa riflessione è semplice: il problema è stato finora sottovalutato, ammettono. In un Intervista rilasciata, Antonio Maria Costa, direttore esecutivo di Unodc, l'Ufficio Droga & Crimine delle Nazioni Unite, effettua brevi riflessioni. Parla di stop di crescita dell' offerta di stupefacenti, cresciuta a dismisura negli anni '90, ma soprattutto dell' interesse del narcotraffico per il mercato Africano e Brasiliano. Parla della assenza di strutture "repressive", come causa di un futuro dissesto di questi paesi. Peccato che racconti bugie, le stesse bugie che sono state per 70 anni lo strumento più efficace di propaganda del proibizionismo; le stesse bugie che sono alla base del fallimento della "war on drugs" dichiarata dagli Stati Uniti per primi e dalle Nazioni unite poi. Per quanto riguarda la diminuzione dell' offerta di droga, Costa dice falsità. Dall' occupazione Nato dell' Afghanistan i dati ufficiali riferiscono un costante aumento della produzione di oppio per la produzione di eroina, con il picco raggiunto proprio in questo primo decennio del 2000. La guerra alla droga in Colombia ha portato ad una riduzione della produzione in questo stato, per una delocalizzazione dela coltura della coca nelle nazioni attigue, Venezuela e Boliva, dove è letteralmente esplosa la coltivazione della coca. Come si può pensare che in un paese come l' Africa dove in molte regioni si fatica ad avere acqua potabile e denaro per costruire pozzi, la popolazione si mettera ad usare cocaina ed eroina? La realtà è che sono appena state scoperte, o forse si sono volute divulgare solo ora, le "rotte internazionali" del traffico di droga, le maggiori zone di transito, più facilmente corruttibili e quindi più praticabili dalla malavita organizzata; appunto l' Africa per portare la cocaina dal Sud America all' Europa. Che dire delle riflessioni che Costa riserva alla repressione come strumento per contrastare la diffusione di stupefacenti su scala planetaria? Si sprecano gli studi che evidenziano come ad un maggiore livello di repressione, si associa una maggiore violenza per le strade (emblematico è il caso del Messico dove, dalla scesa in campo dell' esercito nel 2006,la guerra alla droga, ha causato più di 20.000 morti). In Messico, ancora come dichiarato già dall' ex ministro degli esteri Jorge Castaneda, ben prima del impiego dei militari, lo stato era già scacco della corruzione del narco traffico; non è quindi un fenomeno "recente" la destabilizzazione di intere nazioni da parte del narcotraffico. Ma perchè tutto questo è stato "sottovalutato"? La ragione è semplice: il flusso di denaro che coinvolge il traffico di droga. Dal flusso di denaro del narco traffico si sono potute comperare e vendere, molto spesso proprio attraverso lo scambio con la droga, enormi quantitativi di armi. In sud america è facile usare euro dollari o cocaina come moneta di scambio per l' acquisto di armi. Lo stesso discorso vale per il Messico e l' Afghanistan. Addirittura si sono è potuto influenzare, con il denaro del narco traffico, anche elezioni politiche, favorendo proprio i partiti che appoggiavano la guerra alla droga; così facendo questi partit si garantivano, da una parte, flussi "puliti" di denaro derivanti da piani fallimentari come il Plan Colombia e dall' altro i flussi "sporchi" che alimentano la corruzione derivanti dal narcotraffico. La realtà è che il traffico di droga è stato volutamente sottovalutato per garantire il traffico illegale di armi da e verso i paesi del terzo mondo, di cui ora l' Onu sembra preoccuparsi, per garantire profitti ai costruttori di armi e alle nazioni coinvolte nella loro produzione. Parlare ancora di repressione, quando questa è la causa dell' attuale disastro planetario è come buttare benzina sul fuoco. Ma forse ci sono ancora interessi economici da tutelare, sicuramente non dei paesi vittime di questa guerra persa.

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