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domenica 4 dicembre 2011

23/11/2007

Egregio direttore, leggo con molto piacere la risposta della Dott.ssa Venturini alla mia lettera e vorrei replicare alle affermazioni dalla signora espresse.
La Dott.ssa Venturini, afferma che velerei "il verbo della droga leggera": ringraziando il direttore della Gazzetta per lo spazio spesso concessomi negli ultimi due anni, posso affermare di avere sempre espresso più che chiaramente la mia posizione antiproibizionista e di averla sempre argomentata approfonditamente, anche con dati, se richiesti, a sostegno della mia tesi.
Per quanto riguarda la divisione di pareri tra gli operatori riguardo i metodi per combattere la diffusione di droga, sono tutti concordi nel evitare la criminalizzazione dei consumatori; solo tre comunità sono contro, perchè hanno interessi economici alla base della loro posizione. Come ho già scritto, tanto la Croce Rossa internazionale, quanto la quasi totalità delle comunità di recupero (fatta eccezione per le tre sopra citate), nonchè numerose associazioni di individui che hanno direttamente o indirettamente a che fare con il problema droga (un  esempio per tutte: il cartello "Non incarcerate il nostro crescere" che riunisce un ampio ventaglio di forze - operatori del pubblico e del privato sociale, volontari, educatori, magistrati e operatori del diritto, insegnanti, singoli cittadini) sono assolutamente contrarie a semplicistiche politiche proibizioniste.
Secondo dati Eurispes, le mafie italiane percepiscono proventi dal traffico di droga per: Cosa nostra 8005 milioni di euro l’anno dal traffico di droga; Camorra, 7230 milioni di euro l’anno dal traffico di droga; nel 2004 la ‘Ndrangheta si stima abbia “guadagnato” 22 miliardi e 340 milioni di euro dal traffico di droga (primato sulle altre mafie); Sacra corona unita, 878 milioni di euro l’anno dal traffico di droga. Per un totale di poco meno di 40 miliardi di euro l' anno. La manovra finanziaria approvata nel 2007 dal governo è stata di circa 33 miliardi di euro e solo una minima parte e devoluta al contrasto del traffico di droga; neppure se si congelasse l' intero sviluppo economico e sociale dell' Italia, devolvendo una intera manovra finanziaria si potrebbe contrastare efficacemente il problema e la malavita godrebbe ancora dei proventi derivanti da tutti gli altri traffici. Insomma è una battaglia persa in partenza.
La droga non è il "punto di arrivo della crescita criminale", è il core business dall' impresa mafia s.p.a. cresciuto proprio a causa della mancanza di regole sulla vendita di stupefacenti; ciò ha altresì reso più facile l' accesso dei minori agli stupefacenti, sempre a causa della mancanza di "regole"; l' accesso alla droga è proibito, ma chiunque si può avvicinare. La colpa è soltanto del proibizionismo. A riguardo, il rapporto 2007 dell'Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze (Oedt) afferma che l' Europa, per quanto riguarda la diffusione di massa della cocaina, delle amfetamine e della cannabis, sembra ancora "star meglio" del Nord America e questo— sostengono gli esperti dell'Oedt — può essere attribuito alle politiche di riduzione del danno (legalizzazione delle cosiddette «droghe leggere», ambulatori e nuclei mobili che distribuiscono siringhe sterili, terapie al metadone, ecc.), cioè a quelle politiche che negli Usa non vengono praticate.
Alla luce di queste considerazioni mi piacerebbe comprendere come si possa affermare l' acriticità del mio punto di vista e accusarmi di disinteressarmi alla trasformazione sociale. Mi piacerebbe altresì comprendere, alla luce di questi dati, come si possa ancora considerare pragmatico il proibizionismo.

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