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domenica 4 dicembre 2011

12/10/2007

Egregio direttore,ho letto con estremo interesse la lettera della Sig.ra Venturini riguardo la festa Antiproibizionista tenutasi a Parma.
Non posso che essere in totale disaccordo con quanto scritto dalla signora.
La sigora Venturini parla, a sproposito, di una tranquilla manifestazione che aveva l' intento di informare sul mondo che gira attorno alla cannabis, pianta coltivata intensamente nella nostra pianura fino a settanta anni fa senza alcun problema di sorta. Erano presenti alla festa stand che rappresentavano industrie tessili, quanto alimentari, perchè dalla cannabis si possono ricavare anche alimenti, privi di principio attivo e di alto contenuto nutrizionale. Non voglio, in oltre, soffermarmi sugli innumerevoli impieghi industriali attribuibili alla pianta della canapa, che riguardano tanto il settore energetico, quanto quello farmaceutico o cosmetico.
L' immagine che la signora Venturini ha tratto della festa è quanto di più lontano dalla realtà si possa immaginare. Si è anche tenuto un dibattito tra posizioni più e meno tolleranti in materia di sostanze stupefacenti, proprio al fine di chiarire modi più efficaci per la tutela della salute collettiva quanto per affrontare la diffusione di un fenomeno che, con il proibizionismo, ha avuto la sua più prorompente diffusione.
La signora Venturini parla ancora in sproposito quando parla di disaccordo nel ambito dei profesionisti del settore delle tossicodipendenze. La croce rossa si è detta contraria a politiche di repressione poliziesca del fenomeno; le associazioni di familiari, gli addetti al recupero dei tossicodipendenti, il cartello che raccoglie la quasi totalità delle comunità di recupero, sono tutti unanimemente contrari ad un impianto legislativo proibizionista riguardo le sostanze psicotrope. Solo pochi interessati al profilo di sfruttamento dei tossicodipendenti come mano d' opera a basso costo, hanno espresso pareri contrari ad approcci tolleranti.
La tesi tutta ideologica, cara signora Venturini, è la tesi che "parifica" tutte le sostanze da abuso. Non si permette così, un approccio pragmatico nei confronti di un problema tanto delicato. Vorrei aggiungere anche che, non la cannabis ha generato una "tragedia sociale", bensì il "buon pensiero" di chi, per interesse, ha gettato un pesantissimo manto di ignoranza riguardo il problema droga, proibendo tutto a prescindere. Senza contare che la vera droga d' ingresso alle sostanze illegali è l' alcol, non la cannabis.
Cara signora Venturini, se veramente tiene al suo quartiere, accetti l' integrazione tra culture diverse; i blocchi contrapposti generano solo attrito. Il dialogo è la via per l' evoluzione culturale e il rimpianto di un tempo passato può solo distogliere dall' obbiettivo di migliorare la società.

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