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domenica 4 dicembre 2011

12/03/2008

Egregio direttore, è frustrante leggere dell' ennesimo fallimento della società in campo di prevenzione e contrasto degli stupefacenti. Leggo la Gazzetta e noto di presidi di istituti scolastici che ancora invocano la repressione quale "deterrente" per evitare il consumo di stupefacenti: dopo 30 anni di "repressione" i risultati sono, come recita un articolo della Gazzetta, "Canne tutti i giorni e coca nei week end". Ottimi risultati direi!
Il vero problema è la mancanza di dialogo. Un primo elemento di chiusura al dialogo tra giovani e adulti è il ricorrente uso delle forze dell' ordine per "prevenire" l' uso di stupefacenti. Di fatto le forze dell' ordine non prevengono mai nulla; le persone segnalate sono sempre consumatori abituali o occasionali, non si è mai preso nessuno perchè "aveva l' intenzione di usare droga".
Non si rendono conto "gli adulti" che la "minaccia" è il primo motivo di chiusura dei giovani? Perchè un figlio dovrebbe parlare ai genitori di un problema quando questi potrebbero denunciarlo "per aiutarlo"? Si intende affrontare il problema abbandonando i giovani?
La scuola fa molto in campo di prevenzione attraverso l' informazione, ma potrebbe fare di più. Ad esempio organizzando incontri docenti-studenti-genitori, concedendo ai giovani la totale e massima libertà di esprimersi sull' argomento. I genitori, per una volta, dovrebbero ascoltare e lasciare fuori dalla porta infantili moralismi.
Chi deve veramente affrontare il tabù "droga" sono le generazioni più "vecchie", che non hanno affrontato questo fenomeno e che ancora oggi non sanno affrontarlo. Se gli "adulti" avessero preso decisioni più coraggiose in termini di tolleranza verso certi comportamenti, ad esempio attraverso una legge più tollerante che prevedesse il divieto di vendita di stupefacenti ai minori, sono convinto che non si sarebbe giunti alla situazione tragica che quotidianamente abbiamo sotto gli occhi. Invece, la proibizione, ha reso gli adolescenti, il primo mercato della "droga".
La scuola potrà fare molto nel prevenire la diffusione di stupefacenti, la tolleranza sarà fondamentale, ma senza un dialogo aperto e scevro di luoghi comuni non si potranno prevenire dispiaceri.

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