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lunedì 9 giugno 2014

Risposta al sottosegretario Cosimo Maria Ferri

 Egregio Direttore, cosa è cambiato in Italia con la dichiarazione di incostituzionalità dell' ex decreto Fini Giovanardi? Quanto riportato dal sottosegretario al ministero della GiustiziaCosimo Maria Ferri dalle colonne della Gazzetta, porta alla luce l' ennesimo inganno legislativo italiano.

Con la reintroduzione della Iervolino Vassalli "modificata", l' Italia compie un "ritorno al futuro", tornando ad una normativa che, oltre vent' anni fa anche attraverso un referendum popolare, voleva superare le politiche di repressione che già avevano dato pessimi risultati in termini di prevenzione della diffusione di stupefacenti, prevenzione della diffusione di malattie trasmissibili, diminuzione del crimine, diminuzione delle morti correlate all' uso di stupefacenti.
L' introduzione della Fini Giovanardi, attraverso la forma del decreto legge d' urgenza, "infilata" come modifica della normativa degli stupefacenti all' interno delle norme sulla sicurezza riguardante le Olimpiadi invernali di Torino(!), ha portato ad un disastro annunciato. 
Se nel resto del mondo il dibattito andava nella direzione del dialogo scientifico sull' uso terapeutico della cannabis, in Italia, come ha ben illustrato il Sottosegretario, la direzione intrapresa è stata diametralmente opposta, attraverso l' equiparazione delle droghe "pesanti", alla cannabis. 
Dalla negazione dell' impiego terapeutico della cannabis, all' innalzamento delle pene per chi avesse contatto con le droghe leggere.
In questi oltre vent' anni, i danni di questa normativa degna della peggiore inquisizione spagnola, hanno portato ad un aumento della diffusione degli stupefacenti tra i minori, specialmente la cannabis, nei confronti della quale si è scagliata la peggiore propaganda mistificatrice edisinformativa.
I danni della Fini Giovanardi sono poi ancora più evidenti alla luce dell' emergenza carceri scoppiata in questi anni. Proprio a causa della normativa repressiva sulle droghe. 
A questo proposito è bene dare le dimensioni numeriche del fallimento di Giovanardi e della sua "visione" riguardo la soluzione del problema della 
diffusione degli stupefacenti. 
La popolazione carceraria, prima dell' introduzione della normativa dichiarata incostituzionale, vedeva circa 16.000 detenuti in stato ditossicodipendenza o in violazione alla normativa sugli stupefacenti. A seguito dell' indulto e dell' approvazione della Fini Giovanardi, il numero di tossicodipendenti è aumentato a oltre 23.000 unità. Questa è la vera causa del sovraffollamento carcerario italiano.
La sentenza della Cassazione è avvenuta con un tempismo che potrebbe addirittura sembrare calcolato, per trovare una via d' uscita al problema carceri, prevedendo un ricalcolo delle pene per un numero non precisato di detenuti.
Come si evince dalle parole del Sottosegretario, infatti, l' impatto sulla popolazione carceraria della modifica della normativa suglistupefacenti, e' tutt'altro che certo.
Quello che nessuno però dice, è che si è persa una occasione per discutere ed approvare una normativa "nuova", utile, che circoscriva i problemi. 
Una normativa che punti al problema, evitando ideologie e che faccia tesoro dei fallimenti passati per evitarne il ripetersi.
Presso la Seconda commissione Giustizia del Parlamento Italiano, sono avvenute numerose audizioni di associazioni competenti, tra cui l'associazione ASCIA, con l' intento di portare linfa nuova al dibattito sul superamento di una normativa repressiva.

Peccato che tutti gli sforzi di queste associazioni siano state vanificate dal voto di fiducia che il governo ha affidato al Parlamento e al Senato per la votazione di un nuovo "decreto d' urgenza", senza possibilità di dibattito. Altro comportamento ingiustificabile del Governo è stata la nomina di Carlo Giovanardi a relatore della nuova normativa sugli stupefacenti e i comportamenti ipocriti di alcune forze politiche, a parole a favore della regolamentazione della coltivazione della cannabis per scopi terapeutici e personali, salvo poi votare contro proposte da loro stessi avanzate in questa direzione.
Egregio Direttore, vorrei approfittare delle colonne della Gazzetta per stimolare il dibattito, che, ora più che mai, deve essere aperto ad una nuova revisione della normativa riguardo la cannabis e prendere spunto dai numerosi successi internazionali che politiche diregolamentazione della produzione, vendita e consumo hanno portato nel mondo.


dott. Giorgio Gatti, direttivo ASCIA

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